Patologia generale
Parte di oncologia
- Nomenclatura e classificazione dei tumori
- Caratteristiche generali delle neoplasie:
- Grado di differenziazione delle neoplasie.
- Velocità di crescita delle neoplasie.
- Invasività di una neoplasia locale o metastasi.
- Meccanismi di crescita e proliferazione di una neoplasia:
- Fattori di crescita GF.
- Teoria genica delle neoplasie.
- Oncogeni e oncosoppressori.
- Neoplasie associate ad alterazione dei geni oncosoppressori:
- E-caderina, gene P53, WT1, BCRA-1 e 2, recettore per il TGF-β, proteina F1 ed F2, gene APC.
- Neoplasie da alterazione dei geni che regolano l’apoptosi.
- Neoplasie da alterazione dei geni deputati alla riparazione del DNA.
- Proliferazione delle cellule neoplastiche e progressione della neoplasia:
- Cinetica della proliferazione cellulare.
- Angiogenesi tumorale.
- Progressione tumorale.
- Fasi della cancerogenesi: invasione locale e metastasi (4 tappe).
- Cancerogeni:
- Chimici, fisici, virali (papilloma virus, EBV, HBV, retrovirus).
- Rapporti tra tumore ed ospite:
- Antigeni tumore specifici e aspecifici.
- Stadiazione dei tumori:
- Grading e staging (TNM).
Parte di patologia cellulare
- Iperplasia fisiologica e patologica.
- Ipertrofia fisiologica e patologica.
- Ipotrofia o atrofia.
- Metaplasia: squamosa, ghiandolare, dei tessuti connettivi, mixedema, metaplasia ossea.
- Cause del danno cellulare.
- Ischemia.
- Degenerazioni cellulari reversibili: rigonfiamento torbido, degenerazione idropica, steatosi.
- Morte cellulare: necrosi (coagulativa, colliquativa, caseosa, grassa, gangrenosa), apoptosi.
- Alterazione degli organelli cellulari: R.E., mitocondri, nucleo, citoscheletro.
- Accumulo o depositi intracellulari:
- Accumulo di lipidi.
- Accumulo di proteine.
- Accumulo di glicogeno e derivati. Glicogenosi, diabete mellito.
- Accumulo di pigmenti esogeni o endogeni.
Oncologia
Nomenclatura e classificazione dei tumori
Il termine neoplasia deriva dal latino "tumor", cioè rigonfiamento di un tessuto o organo (rappresenta anche uno dei 5 segni dell’infiammazione). Il termine cancro deriva dal latino "cancer", cioè granchio, perché si attacca strettamente al tessuto colpito e si riferisce sempre a neoplasie maligne. Una neoplasia è una massa che origina da un tessuto sano, la cui crescita è indipendente dai meccanismi che regolano la crescita dei tessuti normali e sostanze nutrienti e non si ferma se si blocca lo stimolo scatenante.
Ricordiamo che esistono anche le forme paraneoplastiche come le displasie, cioè alterazioni cellulari che possono evolvere verso le neoplasie, come il polipo intestinale benigno. Le neoplasie possono essere benigne o maligne e in base ai tessuti che colpiscono possono essere classificate in:
- Neoplasie benigne dei tessuti connettivi: fibroma, condroma, linfoma, osteoma.
- Neoplasie maligne dei tessuti connettivi: fibrosarcoma, condrosarcoma, linfosarcoma, osteosarcoma.
- Neoplasie benigne dei tessuti endoteliali: emangioma (vasi sanguigni), linfoangioma (vasi linfatici), meningioma (meningi).
- Neoplasie maligne dei tessuti endoteliali: angiosarcoma, linfosarcoma, mesotelioma, meningioma maligno, sarcoma della sinovia.
- Neoplasie dei tessuti muscolari lisci: leionioma (benigno), leiomiosarcoma (maligno).
- Neoplasie dei tessuti muscolari striati: rabdomioma (benigno), rabdomiosarcoma (maligno).
- Neoplasie dei tessuti epiteliali di rivestimento: papilloma e polipo (benigni), carcinoma (maligno).
Il papilloma origina dalle papille del derma o delle mucose, con base di impianto ampia e peduncolo corto, e presenta molti assi vascolari all’interno che lo nutrono, mentre il polipo protrude all’interno di un organo cavo (intestino), con base di impianto molto stretta e peduncolo molto lungo, per cui è molto mobile, presenta un unico asse vascolare da cui originano altri vasi che lo nutrono. Si parla di carcinoma papillare quando il carcinoma si sviluppa nel papilloma mentre si parla di polipo carcinomatoso se il carcinoma origina dalla degenerazione del polipo.
Tra i carcinomi ricordiamo quello polmonare, epatico, gastrico, intestinale, renale (tumore di Wilms dell’infanzia). Tra le neoplasie dell’epitelio ghiandolare abbiamo l’adenoma (benigno) e l’adenocarcinoma (maligno). Se la neoplasia impedisce il deflusso del secreto ghiandolare si può sviluppare una cisti o cistoadenoma. Inoltre, sono importanti le neoplasie della cute o nevi, cioè neoplasie benigne che originano dal colletto neuroectodermico che devono essere tenuti sotto controllo perché possono evolvere nei melanomi (maligni).
Le neoplasie della placenta sono rarissime, come il mole (benigno), pindartome (maligno). Anche le neoplasie dei testicoli sono rare, come il seminoma e il carcinoma embrionale.
Neoplasie miste, epiteliali e connettivali: fibroadenoma mammario (benigno), cistoadenoma fibroide della mammella (maligno).
Caratteristiche generali delle neoplasie
- Grado di differenziazione delle cellule neoplastiche: le neoplasie benigne presentano un grado di differenziazione molto alto, mentre le neoplasie maligne presentano un grado di differenziazione molto basso, forme anaplastiche indifferenziate, dove è impossibile distinguere un tessuto sano da uno colpito da neoplasia, ecco perché spesso la diagnosi delle neoplasie maligne è tardiva.
- Velocità di crescita delle neoplasie: le neoplasie benigne crescono lentamente con fasi stazionarie in cui la crescita si blocca. Le neoplasie maligne hanno una velocità di crescita variabile.
- Invasione locale, metastasi linfonodali e a distanza.
Neoplasie da alterazione dei geni che regolano l’apoptosi
Tra i geni che attivano l’apoptosi abbiamo il gene BAX, BCLX corto, caspasi (proteasi), mentre tra i geni che inibiscono l’apoptosi abbiamo il gene BCL2 e BCLX lungo. Il gene BAX si attiva in seguito al legame col gene BCL2. Normalmente i geni BAX e BCL-2 sono prodotti nella stessa quantità, per cui si ha un equilibrio tra proliferazione cellulare e apoptosi.
In caso di sovraespressione del gene BAX si ha la formazione dell’eterodimero BAX-BCL2 mentre i geni BAX residui si legano tra loro formando omodimeri BAX-BAX che favoriscono l’apoptosi cellulare. In caso di sovraespressione del gene BCL2 si formano omodimeri BCL2-BCL2 che favoriscono la resistenza della cellula all’apoptosi perché il gene BAX viene inibito e la cellula vive più a lungo, come succede nei linfomi a cellule B.
La sovraespressione del gene BCLX lungo favorisce la resistenza della cellula all’apoptosi cellulare, mentre la sovraespressione del gene BCLX corto favorisce l’apoptosi. È stato dimostrato che l’apoptosi si verifica in seguito all’attivazione delle caspasi, soprattutto la caspasi 9 in seguito all’attivazione del gene BAX da parte della proteina P53.
Nota Bene: consulta la dispensa di "Oncologia Clinica".
Cancerogeni
I cancerogeni possono essere chimici, fisici e biologici.
Cancerogeni chimici
La cancerogenesi chimica avviene in 2 fasi, cioè si ha prima la fase di iniziazione con danni del DNA e poi la fase di promozione per intervento dei promoters che stimolano la riproduzione delle cellule che presentano errori di replicazione in seguito all’interessamento di 2 oncogeni, oppure di 1 oncogene e 1 oncosoppressore, che è la condizione necessaria per avere la trasformazione in senso neoplastico.
I cancerogeni chimici sono distinti in:
- Cancerogeni ad azione diretta: provocano direttamente il danno del DNA, come il dimetilsolfato e la ciclofosfamide.
- Cancerogeni ad azione indiretta: si ha prima la formazione di prodotti chimici intermedi e poi i danni del DNA, come gli idrocarburi aromatici che vengono attivati da enzimi a livello epatico o polmonare.
Normalmente i cancerogeni raggiungono il fegato dove si ha l’intervento di enzimi detossificanti che legano la sostanza tossica all’acido glicuronico per essere escreta, ma si possono formare dei prodotti intermedi elettrofili fortemente reattivi che possono danneggiare il DNA, sviluppando la neoplasia. Ricordiamo le sostanze cancerogene prodotte dal fumo di sigaretta, carne e pesce affumicati e conservati sotto sale, sostanze tossiche reattive presenti sui bordi bruciati della pizza.
Tra i cancerogeni chimici ad azione indiretta abbiamo anche:
- Ammine aromatiche come la naftialmina, usata per colorare il cuoio delle scarpe, responsabile dei carcinomi vescicali, perché viene glucoronata a livello epatico ed escreta con le urine.
- Azocomposti coloranti usati nell’industria alimentare-dolciaria: (burro giallo).
- Sostanze naturali come l’aflatossina β1 dall’Aspergillus flavus presente nelle derrate alimentari, soprattutto le graminaceae conservate male, al caldo umido, del...