GENE PATOLOGIA GENETICA
mRNA
PROTEINA PATOGENESI
DANNO CELLULARE
CELLULA INFIAMMAZIONE, ONCOLOGIA,
RISPOSTE MULTICELLULARI IMMUNOLOGIA
(Tessuti)
ORGANI FISIOPATOLOGIA GENERALE
MALATTIA
DANNO E MORTE CELLULARE
ADATTAMENTO
(ipertrofia, atrofia)
CELLULA NORMALE
CELLULA CON DANNO REVERSIBILE
MORTE CELLULARE
(necrosi, apoptosi)
CAUSE DI DANNO CELLULARE
Tipo Esempi
Genetico Difetti genici, difetti cromosomici
Nutrizionale Deficienze o eccessi di sostanze nutritive, ad
es. ferro, vitamine
Immunologico Danni causati dal sistema immunitario, ad
es. autoimmunità
Endocrino Attività ormonale carente o eccessiva
Agenti fisici Traumi, danno termico, radiazioni
Agenti chimici Metalli pesanti, solventi, farmaci
Agenti infettivi Virus, batteri, parassiti, funghi
Anossia Secondaria ad alterazioni dell’apporto
ematico
DANNO CELLULARE:
PRINCIPI
La risposta cellulare a stimoli dannosi dipende dal tipo di
danno, dalla sua durata e dalla sua gravità.
Le conseguenze del danno cellulare dipendono dal tipo, dallo
stato e dall’adattabilità della cellula danneggiata.
I meccanismi d’azione di molti stimoli si possono ricondurre a
quattro sistemi intracellulari:
• mantenimento dell’integrità delle membrane cellulari
• respirazione aerobica
• sintesi proteica
• conservazione dell’integrità del genoma
Indipendentemente dal preciso punto d’attacco, il danno in una
sede porta ad un ampio spettro di effetti secondari
1) DEPLEZIONE DI ATP
L’ATP è richiesto in:
• sintesi proteica
• trasporto di membrana
• lipogenesi e ricambio di fosfolipidi
FOSFORILAZIONE OSSIDATIVA DELL’ADP
con riduzione di ossigeno molecolare ad acqua
GLICOLISI
Tipica del danno ischemico e tossico
2) OSSIGENO E RADICALI LIBERI DELL’OSSIGENO
(ROS = reactive oxygen species)
Le specie reattive dell’ossigeno si formano in seguito a
diversi stimoli 3) PERDITA DELL’OMEOSTASI DEL CALCIO
mM
++ ++
Ca i: 0,1 Ca e: 1,3 mM
La maggior parte del calcio intracellulare è sequestrata all’interno
dei mitocondri e del reticolo endoplasmico
Il gradiente del calcio è modulato da ATPasi di membrana
dipendenti da ioni calcio e magnesio ed energia
4) PERDITA DI PERMEABILITA’ DI MEMBRANA
E’ un evento precoce nel processo di danno cellulare
• Danno diretto alla membrana plasmatica:
- tossine batteriche
- proteine virali
- componenti litiche del complemento
- prodotti dei linfociti (perforine)
- agenti fisici e chimici
Può essere dovuto ad eventi che portano a:
- deplezione di ATP
- attivazione di fosfolipasi modulate dal calcio
5) DANNO MITOCONDRIALE
I mitocondri possono essere danneggiati:
• direttamente da tossine e ipossia
• indirettamente mediante
++
-aumento del Ca citosolico
- stress ossidativo
- degradazione di fosfolipidi
- prodotti derivati dalla degradazione di lipidi, acidi grassi liberi
e ceramide
Il danno mitocondriale si esprime mediante la formazione di
canali ad alta conducibilità (transizione di permeabilità
mitocondriale) a livello della membrana mitocondriale interna
con perdita del potenziale di membrana e rilascio di citocromo c
nel citosol.
Genoma: la completa sequenza genica. Le basi azotate che la
compongono sono quattro (A, T, C, G). Il DNA umano è
disposto su 23 coppie di cromosomi e contiene circa tre
miliardi di basi. Sono circa 30.000 i geni strutturali, che
cioè codificano per proteine.
Transcriptoma: il set completo di RNA trascritti dal genoma
in una determinata cellula o in un determinato tessuto ad un
dato momento.
Proteoma: il set completo di proteine codificate dal genoma
in una determinata cellula o in un determinato tessuto ad un
dato momento.
Genomica funzionale
Preparazione del campione cellulare
2D gel
spettrometria di massa
bioinformatica
marker
ESEMPIO:
ESPRESSIONE GENICA INDOTTA DA
FUMO E H2O2 IN CELLULE EPITELIALI BRONCHIALI
Yoneda et al., J Am Soc Nephrol 2003
Fase immediata (entro 1 ora): induzione di geni antiapoptotici
(bcl2 e mdm2) e di una fosfatasi che regola negativamente
il pathway delle chinasi regolate da mitogeni.
Fase precoce (fino a 5 ore): induzione di proteine di stress
cellulare (HSP40, HSP70, HSP90) e di ubiquitina.
Fase tardiva (fino a 10 ore): induzione di geni coinvolti nel
metabolismo degli ossidanti e nel rimodellamento (MMP1).
DANNO ISCHEMICO/IPOSSICO
Nell’ipossia la via glicolitica non è compromessa
Nell’ischemia anche la via glicolitica è bloccata per mancato
apporto di substrati metabolici e per accumulo di metaboliti
l’ischemia porta a un danno tessutale più velocemente dell’ipossia
DANNO ISCHEMICO/IPOSSICO
Danno cellulare reversibile: modificazioni patologiche che sono
in grado di ripristinare una situazione normale qualora i substrati
per la sintesi di ATP si rendano nuovamente disponibili
Punto di non ritorno: danneggiamento irreparabile dell’apparato
energetico della cellula;
segnali: livelli ATP
consumo O 2
pH
Danno cellulare irreversibile: modificazioni irreparabili del genoma
e delle membrane cellulari
DANNO ISCHEMICO/IPOSSICO
Il momento fondamentale del danno è rappresentato dalla
riduzione della fosforilazione ossidativa mitocondriale con
passaggio alla glicolisi anaerobia
Il secondo momento fondamentale è rappresentato dal
danno di membrana
DANNO DA ISCHEMIA/RIPERFUSIONE (I/R)
In seguito al ripristino di flusso ematico in un organo, e
a seconda dell’intensità e della durata dell’insulto ischemico,
un numero variabile di cellule andrà incontro a necrosi o
apoptosi con infiltrazione di neutrofili del tessuto colpito.
Il danno ischemico determina la produzione di citochine ed
aumento dell’espressione di molecole di adesione
La riossigenazione porta ad un aumento di ROS da
parte delle cellule parenchimali, dell’endotelio e dei
leucociti reclutati in situ.
L’aumento dei ROS innesca la transizione di permeabilità
mitocondriale e la perossidazione lipidica.
DANNO DA ISCHEMIA/RIPERFUSIONE (I/R)
La produzione di ROS è dovuta a:
catena respiratoria nei mitocondri
l’ipossia stimola la degradazione di gruppi fosfati ad alta energia
ad AMP e ipoxantina.
durante la riperfusione, la xantina ossidasi catalizza la
formazione di acido urico e di anione superossido
nei neutrofili: acido ipoclorico (HOCl) si forma da H O per mezzo
2 2
della mieloperossidasi
DANNO DA RADICALI LIBERI DELL’OSSIGENO
I ROS sono specie chimiche che hanno un singolo elettrone
spaiato in un orbitale esterno. Reagiscono con molecole di membrana
e con acidi nucleici iniziando una reazione autocatalitica.
La produzione di ROS può essere innescata da:
• energia radiante
. .
H O OH e H
2
• metabolismo di sostanze tossiche
• reazioni ossido-riduttive: fosforilazione ossidativa, burst ossidativo
DANNO DA RADICALI LIBERI DELL’OSSIGENO
EFFETTI SULLA CELLULA
Perossidazione dei lipidi di membrana
Modificazioni ossidative delle proteine
• formazione di legami crociati tra proteine
• ossidazione delle catena proteica con frammentazione
Lesioni del DNA
• la reazione con la timina porta a rottura del filamento singolo
DANNO DA RADICALI LIBERI DELL’OSSIGENO
MECCANISMI ANTIOSSIDANTI
Antiossidanti scavanger
Proteine che legano metalli di transizione
Sistemi enzimatici
• catalasi
• superossido dismutasi
• glutatione perossidasi
DANNO DA RADICALI LIBERI DELL’OSSIGENO
DANNO DA AGENTI CHIMICI
DIRETTO: legandosi ad una componente cellulare critica o ad
un organello cellulare
Es.: il cloruro di mercurio si lega ai guppi sulfidrilici di diverse
proteine di membrana, causando inibizione del trasporto ATP-
dipendente ed aumento della permeabilità di membrana
INDIRETTO: molti agenti chimici devono essere prima convertiti
in metaboliti reattivi
La modificazione è di solito effettuata dal sistema P-450 a livello
del reticolo endoplasmico liscio del fegato
Il meccanismo principale è la formazione di ROS
Es.: tetracloruro di carbonio (CCl )
4
DANNO DA TETRACLORURO DI CARBONIO
QUADRI MORFOLOGICI DEL DANNO E
DELLA MORTE CELLULARE
Danno reversibile: al microscopio ottico è possibile osservare
il rigonfiamento cellulare e la degenerazione grassa
Rigonfiamento cellulare: appare quando la cellula è incapace di
mantenere l’omeostasi dei liquidi e dei sali
Degenerazione grassa: si manifesta con la comparsa di piccoli o
grandi vacuoli di lipidi nel citoplasma in seguito a ipossia e danno
tossico RIGONFIAMENTO CELLULARE
E’ la prima manifestazione in quasi tutte le forme di danno
cellulare.
Piccoli vacuoli chiari all’interno del citoplasma che rappresentano
segmenti del reticolo endoplasmico distesi ed estroflessi =
rigonfiamento vacuolare o degenerazione idropica
Al microscopio elettronico:
1) alterazioni della membrana plasmatica: estroflessione, distensione
e distorsione dei microvilli, formazione di figure mieliniche e
distacco delle giunzioni cellulari;
2) modificazioni mitocondriali: rigonfiamento e comparsa di corpi
densi, amorfi ricchi di fosfolipidi;
3) reticolo endoplasmico: dilatazione e distacco dei polisomi;
4) alterazioni nucleari: disaggregazione degli elementi fibrillari e
granulari NECROSI
La necrosi rappresenta il corrispettivo morfologico della morte cellulare
irreversibile
La sua manifestazione più comune è la necrosi coagulativa con
denaturazione delle proteine, rottura degli organelli e rigonfiamento
cellulare
L’aspetto morfologico della necrosi è il risultato di due processi:
1) digestione enzimatica della cellula,
- autolisi: enzimi dei lisosomi della cellula
- eterolisi: enzimi dei leucociti richiamati
2) denaturazione delle proteine
MORFOLOGIA DELLA NECROSI
Aumento della eosinofilia per
perdita della normale basofilia legata all’RNA citoplasmatico
ed aumento del legame dell’eosina alle proteine denaturate.
Nel caso di digestione enzimatica il citoplasma diviene vacuolato.
Al microsocopio elettronico: evidenti discontinuità della membrana
plasmatica e degli organelli, marcata dilatazione dei mitocondri
con grandi corpi densi amordi, figure mieliniche, resti osmiofili e
aggregati di materiale soffice che rappresentano proteine denaturate.
Modificazioni nucleari:per rottura non specifica del DNA
1) cariolisi: perdita della basofilia della cromatina;
2) picnosi: riduzione delle dimensioni del nucleo e aumento della
basofilia
3) carioressi: il nucleo picnotico va incontro a frammentazione
TIPI DI NECROSI
Necrosi coagulativa
Implica la preservazione della struttura di base delle cellule
coagulate per qualche giorno.
Il tessuto è asciutto e compatto e opaco. La necrosi è bene circoscritta.
E’ determinata da ipossia brusca che non consente il processo di
adattamento che porta alla glicolisi anaerobia.
TIPI DI NECROSI
Necrosi coagulativa (II)
La diminuzione del pH denatura non solo le proteine strutturali ma
anche quelle enzimatiche, bloccando la proteolisi della cellula.
La denaturazione comporta la perdita della struttura terziaria della
molecola e la conseguente esposizione delle catene laterali.
Le proteine denaturate
diventano più reattive (eosinofilia)
tendono ad aggregarsi (flocculi)
emettono nel visibile se irradiati con luce ultravioletta
(autofluorescenza) TIPI DI NECROSI
Necrosi coagulativa (III)
Caratteristica della morte cellulare da ipossia di tutti i tessuti ad
eccezione del cervello.
Es.: infarto del miocardio in cui le cellule coagulate, eosinofile e
prive di nucleo persistono per settimane.
In seguito vengono rimosse per azione dei leucociti “spazzini”.
TIPI DI NECROSI
Necrosi caseosa
E’ una forma di necrosi coagulativa che si riscontra in foci di infezione
tubercolare. E’ bianco-giallastra (ricorda il formaggio) a causa di un
fenomeno postmortale, la lipofanerasi: dai fosfolipidi strutturali si
separa la componente proteica e la componente lipidica viene
smascherata.
Non è dovuta a ischemia in quanto il granuloma tubercolare è poco
vascolarizzato, ma è dovuta ai linfociti T che producono danni tessutali
(corrispettivo del fenomeno di Koch).
A differenza della necrosi coagulativa, l’architettuta tessutale è
irriconoscibile. TIPI DI NECROSI
Necrosi colliquativa
Comporta la completa digestione enzimatica delle cellule morte.
Il tessuto è ridotto a una raccolta di materiale fluido e viscoso che ne
ha distrutto la struttura.
E’ caratteristica delle infezioni focali batteriche e talvolta di quelle
dei funghi: sono un potente st
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