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Oncologia - Patologia

Gli appunti contengono i seguenti argomenti:
- definizione di tumore
- caratteristiche delle cellule neoplastiche: immortalità, perdita di inibizione da contatto, anaplasia, caratteristiche strutturali, alterazioni funzionali e biochimiche
- classificazione dei tumori: per comportamento biologico (benigni/maligni) e per criterio istogenico (con cenni sui principali tipi di tumori... Vedi di più

Esame di Patologia docente Prof. P. Mancini

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ESTRATTO DOCUMENTO

Le leucemie prendono origine da una cellula staminale del midollo osseo che ha

subito la trasformazione neoplastica. In particolare essa subisce un blocco durante il

suo processo maturativo (quindi non va incontro a differenziazione) e inizia a

moltiplicarsi formando una progenie di cellule immature. Le leucemie vengono distinte

in due categorie principali: mieloidi e linfoidi:

le leucemie mieloidi vengono classificate in base alla linea di differenziazione

• le leucemie linfoidi derivano dalla trasformazione neoplastica di un progenitore

• dei linfociti T e B

I linfomi invece prendono origine dai linfociti maturi e possono essere divisi in due

gruppi principali:

linfomi di tipo Hodgkin, caratterizzati dalla presenza di cellule multinucleate

• dette cellule di Reed-Sternberg

linfomi non Hodgkin o linfocitici di cui si conoscono diverse varietà

Infine i tumori plasmacellulari, o mieloma multipli, rappresentano un gruppo

eterogeneo di neoplasie delle cellule della linea B. Sono costituiti dalla progenie di una

plasmacellula che ha subito la trasformazione neoplastica e hanno la caratteristica di

secernere in eccesso anticorpi evidenziabili nel sangue.

C TNM

LASSIFICAZIONE

Per definire le varie tappe dello sviluppo neoplastico si usa il sistema di classificazione

TNM, così definito perché prende in considerazione tre variabili:

tumore primario

il (T)

• linfonodi regionali

i (N)

• metastasi

le (M)

• Il parametro T indica le dimensioni del tumore primario. Può essere accompagnato

• dai numeri 1, 2, 3, 4 a seconda della grandezza crescente (1 piccolo, 4 grande). Si

usa inoltre T accompagnato da is per indicare il carcinoma in situ (tumore così

piccolo da non essere in grado di diffondersi ai linfonodi né tantomeno a organi

distanti)

Il parametro N indica lo stato dei linfonodi vicino al tumore. Se accompagnato da 0

• vuol dire che sono indenni, altrimenti si utilizzano i numeri 1, 2, 3 per indicare il

coinvolgimento progressivo dei linfonodi regionali con gravità crescente

Il paramentro M indica la presenza di metastasi e può valere solo 0 (nessuna

• metastasi) o 1 (presenza di metastasi).

L’importanza dei tre parametri T, N, M non è uguale. Il parametro più importante di

tutti è M, al secondo posto vi è N e poi infine T. Se ad un parametro viene affiancata la

x, vuol dire che sono necessari ulteriori esami per arrivare a valutarlo.

Un altro parametro utilizzato è la gradazione. Per gradazione si intende la valutazione

del grado di malignità di un tumore, effettuata tramite esame istologico in base a

determinate caratteristiche: grado di differenziazione, attività proliferativa, aspetto

morfologico. Il giudizio viene espresso in 4 gradi che vengono indicati in numeri

romani; si indica con I i tumori ben differenziati e con IV quelli molto indifferenziati.

Con il grado x si indicano i tumori il cui grado di differenziazione non è definibile.

COSA CAUSA IL CANCRO

I fattori di rischio possono essere generali o specifici.

Generali Specifici

età: all’aumentare dell’età aumenta il rischio virus e batteri

• •

sesso: alcuni ormoni sono correlati allo radiazioni ionizzanti e ultraviolette

• •

sviluppo di neoplasie (mammella, prostata) fumo

razza alcool

• •

geografia intossicazioni

• •

ambiente (inquinamento delle aree urbane)

• dieta

• familiarità

Radiazioni:

ultraviolette: di origine solare o artificiale giocano un ruolo importante nella

• formazione dei tumori cutanei (carcinomi e melanomi). Si stima che gli UV causino

circa 600.000 tumori della pelle ogni anni, in particolare in soggetti con carnagione

chiara nella cui cute è presente una minor quantità di pigmento melaninico che

esercita un’azione di schermo sulla penetrazione di essere

ionizzanti: costituiscono una grave fonte di rischio per la comparsa di tumori, in

• particolare leucemie e linfomi, ma anche mammella, polmone, esofago e ovaio

Tabagismo:

nel fumo sono presenti più di 3000 composti con potenziale cancerogeno tra cui

benzene, catrame, aldeidi, idrocarburi aromatici, arsenico. È quindi responsabile del

40% dei tumori nell’uomo e nel 20% nella donna. Il rischio rimane maggiore fino a 20

anni dopo l’astensione. La patogenesi dei tumori correlati al tabagismo è correlata a

flogosi acuta, aumento della produzione di radicali liberi, riduzione di antiossidanti.

Alcool:

è la causa del 3% di tutti i tumori. È associato in modo particolare ai tumori della

cavità orale, del tratto gastrointestinale (esofago, stomaco, colon-retto), del fegato,

del pancreas e della mammella.

Dieta:

la dieta ricca in grassi e povera di vegetali, tipica dei Paesi occidentali e soprattutto

del Nord, contrapposta a quella mediterranea è associata al cancro. Tra il 40-60% dei

tumori potrebbe essere evitato con una dieta congrua. I principali tumori dieta

correlati sono quelli a: stomaco, colon, fegato, pancreas, mammella, utero e prostata.

C ANCEROGENESI

L’insorgenza e la formazione del tumore viene detta “cancerogenesi” ed è un processo

che si manifesta in più stadi. Si definiscono agenti cancerogeni tutti quegli agenti

chimici, fisici e biologici la cui somministrazione è in grado di produrre una neoplasia.

Sono invece agenti mutageni tutti quegli agenti fisici, chimici e biologici in grado di

produrre un’alterazione del materiale genetico delle cellule; si differenziano dai primi

in quanto non tutte le mutazioni sono correlate alla trasformazione neoplastica e

quindi non tutti gli agenti mutageni sono necessariamente da considerare

cancerogeni.

Nel corso delle ricerche sperimentali sulla cancerogenesi venne dimostrato che ogni

dose soglia

cancerogeno è caratterizzato dalla cosiddetta cioè dalla quantità minima

di questo che, somministrato agli animali da esperimento, determina la comparsa di

un tumore. La dose soglia è una quantità caratteristica di ogni composto e può essere

raggiunta anche se la somministrazione del cancerogeno è protratta nel tempo.

Esistono poi composti, detti promoventi, che di per sé non sono cancerogeni ma

possono comunque favorire la crescita tumorale. La formazione del tumore si ottiene

soltanto se l’animale viene trattato prima con un agente iniziatore (che è un

cancerogeno) e successivamente con l’agente promovente. Quest’ultimo deve essere

somministrato in più dosi ripetute nel tempo. Non si induce quindi la comparsa del

tumore se:

si tratta l’animale solo con un agente o con l’altro

• si cambia l’ordine dei trattamenti (prima P e poi I)

• se tra un’applicazione e l’altra dell’agente P intercorre molto tempo

Le principali differenze tra agente I e agente P sono quindi che:

gli agenti I sono per lo più mutageni, sono cancerogeni, la loro azione è cumulativa

• e irreversibile

gli agenti P non sono mutageni, di per sé non sono neanche cancerogeni e la loro

• azione è reversibile e non cumulativa (sono necessarie più dosi)

In base ai risultati ottenuti tramite questi esperimenti è stata quindi formulata la teoria

della cancerogenesi multifasica. Vengono distinte 3 fasi:

iniziazione: il cancerogeno induce modificazioni irreversibili al DNA cellulare e

• trasforma una cellula normale in una neoplastica latente

promozione: processo lento e reversibile, nel corso del quale a seguito di ulteriori

• danni genomici o di stimoli proliferativi, la cellula trasformata comincia a

moltiplicarsi formando un clone di cellule con le sue stesse alterazioni

progressione: le cellule tumorali acquisiscono caratteri biologici tipici come

• l’invasività e la capacità di metastatizzare a distanza

B

ASI MOLECOLARI DEL CANCRO

Quasi tutti i tumori hanno un’origine monoclonale, cioè originano da una singola

cellula che va incontro a trasformazione neoplastica quando accumula nel proprio

genoma una serie di danni e mutazioni e subisce poi uno stimolo proliferativo. Perché

una cellula normale vada incontro a trasformazione tumorale è necessario che vada

incontro ad almeno 6 mutazioni specifiche. In particolare i geni alterati sono coinvolti

nella regolazione della crescita cellulare (fenomeni di proliferazione, differenziamento

e morte) e nel controllo della stabilità del genoma (corretta duplicazione, riparazione

del DNA). Queste alterazioni possono essere indotte da fattori endogeni o esogeni

Cause esogene: Cause endogene:

agenti fisici mutazioni ereditarie trasmesse dai genitori

• •

agenti chimici alla prole

• mutazioni di nuova comparsa

agenti biologici •

• squilibri ormonali

I geni interessati sono di due tipi: oncogeni e geni oncosoppressori.

Sia gli oncogeni che i geni oncosoppressori derivano da proto- oncogeni ovvero geni

normalmente espressi nelle nostre cellule che controllano la proliferazione e la

differenziazione cellulare:

gli oncogeni sono geni il cui prodotto proteico promuove un aumento del numero di

• acceleratori della divisone cellulare

cellule ->

gli oncosoppressori sono geni il cui prodotto proteico induce una riduzione del

• freni della divisione cellulare

numero di cellule -> ; inoltre mantengono l’integrità del

genoma e riparano il DNA

Mutazioni a livello dei proto-oncogeni possono alterare la struttura o l’espressione dei

loro prodotti:

gli oncogeni diventano quindi alleli mutati di geni normalmente funzionanti che, a

• aumentata e non regolata attività,

causa della loro spingono le cellule verso la

crescita incontrollata e quindi favoriscono la crescita tumorale. Hanno inoltre la

caratteristica di codificare per proteine che esercitano in eccesso la loro funzione

le mutazioni negli oncosoppressori comportano invece la perdita dei sistemi di

• mancata attività,

controllo del patrimonio genetico. A causa quindi della loro i danni

al DNA possono aumentare esponenzialmente e possono accumularsi nuove

mutazioni

I NVASIVITÀ E METASTASI

Per invasività tumorale si intende la migrazione di cellule neoplastiche al di fuori del

loro tessuto di origini verso tessuti adiacenti di tipi diversi. Il processo prevede 5 fasi:

distacco dal tumore primario

• degradazione della matrice

• migrazione

• inibizione da contatto

• angiogenesi

Le cellule di un tessuto sono generalmente tenute insieme da molecole di adesione.

omotipica

Questa interazione può essere se avviene tra molecole simili (ad opera delle

eterotipica

caderine) o se avviene tra molecole di adesione diverse (ad opera delle

integrine). Nei tumori maligni si ha innanzitutto una riduzione dell’adesività cellulare

omotipica a causa della ridotta o mancata sintesi di caderine. Di ciò sono responsabili

mutazioni inattivanti o il silenziamento del gene che codifica per esse.

Contemporaneamente l’adesività eterotipica delle cellule neoplastiche subisce un

incremento dovuto all’aumentata espressione di molecole di adesione. Le cellule

tumorali sono inoltre in grado di sintetizzare e rilasciare in eccesso una serie di enzimi

proteolitici, ad esempio le metalloproteasi. Questi degradano i costituenti della

matrice extracellulare rendendo le cellule libere di muoversi. A questo punto le cellule,

che non aderiscono più alle cellule contigue, riorganizzano il proprio citoscheletro e

grazie alla contrazione di proteine che lo costituiscono si distaccano dal tumore

primario e migrano in tessuti adiacenti.

Il processo di invasione è necessario affinché si formino le metastasi.

Per processo metastatico si intende la diffusione di cellule dal tumore primitivo e la

formazione di un tumore secondario in altra sede. È particolarmente importante

perché è la principale causa di fallimento terapeutico e di mortalità per tumore. Alla

diagnosi infatti circa un terzo dei pazienti ha metastasi già rilevabili clinicamente e un

altro terzo ha metastasi ancora occulte.

Cascata metastatica

Il processo metastatico si sviluppa attraverso una sequenza di fasi ben definite e

interdipendenti. Le cellule neoplastiche devono:

superare i confini del tessuto di origine

• penetrare nel torrente circolatorio e sopravvivere agli insulti meccanici e alle difese

• immunitarie

arrestarsi negli organi bersaglio

• superare la loro parete vascolare e invadere i tessuti

• proliferare e creare nuovi vasi

Il trasporto delle cellule tumorali dal sito in cui si è sviluppato il tumore primario può

avvenire attraverso diverse vie, definite vie di disseminazione metastatica, che

sono:


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DESCRIZIONE APPUNTO

Gli appunti contengono i seguenti argomenti:
- definizione di tumore
- caratteristiche delle cellule neoplastiche: immortalità, perdita di inibizione da contatto, anaplasia, caratteristiche strutturali, alterazioni funzionali e biochimiche
- classificazione dei tumori: per comportamento biologico (benigni/maligni) e per criterio istogenico (con cenni sui principali tipi di tumori epiteliali, mesenchimali e del tessuto emolinfopoietico)
- classificazione TNM
- principali fattori di rischio
- processo di cancerogenesi: agenti cancerogeni e mutageni e fasi principali (iniziazione, promozione e progressione)
- basi molecolari: oncogeni e oncosoppressori
- invasività e metastasi: fasi principali e cascata metastatica


DETTAGLI
Esame: Patologia
Corso di laurea: Corso di laurea in logopedia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher minni.1221 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Patologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Mancini Patrizia.

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