Tumori
Il termine “tumore” significa letteralmente tumefazione, rigonfiamento; si riferisce all’aspetto macroscopico del tumore che, nella maggior parte dei casi, si presenta come una massa rilevata sul sito anatomico di origine (benigno o maligno). Sinonimi di tumore sono neoplasia e cancro.
Con il termine “neoplasia” si indica una popolazione cellulare di nuova formazione, non preesistente. Il termine “cancro” o carcinoma (dal latino “cancer”, granchio) indica invece un tumore maligno. Il termine è stato coniato proprio per indicare l’aspetto infiltrante del tumore: le cellule neoplastiche in posizione periferica formano propaggini che invadono il tessuto circostante.
Storia naturale dei tumori
La storia naturale dei tumori può essere suddivisa in un periodo preclinico e uno postdiagnostico. Il periodo preclinico è il periodo di latenza che precede la comparsa della sintomatologia; la durata è difficilmente valutabile ma è sicuramente molto lunga. Infatti, perché un tumore sia rilevabile clinicamente, è necessario che si formi una massa costituita da almeno 109 - 1010 cellule tumorali che equivalgono ad un peso di almeno 1 g (è quello che avviene dopo 30 duplicazioni dell’originaria cellula trasformata). Continuando a duplicarsi, la massa tumorale accresce ulteriormente le sue dimensioni. In particolare, con altre 10 duplicazioni può arrivare a pesare fino a 1-2 Kg (1012 cellule), la più grande massa compatibile con la vita.
Caratteristiche delle cellule neoplastiche
Tutti i citotipi dell’organismo possono andare incontro a trasformazione neoplastica e presentare caratteristiche comuni:
- Immortalità: nelle cellule normali, alle estremità di ogni cromosoma sono presenti telomeri, sequenze nucleotidiche che ad ogni divisione si accorciano e non possono essere ricostituite perché manca o è scarsamente espresso l’enzima telomerasi. A mano a mano che i telomeri si esauriscono, le cellule non possono più replicarsi e vanno incontro a invecchiamento o a morte. Nelle cellule tumorali, invece, il gene che codifica per l’enzima telomerasi è iperespresso. Ad ogni divisione mitotica, le estremità telomeriche perdute vengono risintetizzate con la conseguenza che le cellule neoplastiche possono continuare a replicarsi e a crescere in modo indefinito. Ne sono un esempio le cellule HeLa.
- Perdita di inibizione da contatto: le cellule normali tendono a crescere in modo lineare e regolare; nel momento in cui vengono a contatto le une con le altre, la loro crescita si arresta. Le cellule neoplastiche continuano invece a crescere le une sulle altre in maniera disordinata e incontrollata.
- Mancata differenziazione o anaplasia: per anaplasia si intendono le caratteristiche di minore differenziazione di una cellula neoplastica rispetto ad una cellula normale ed è una caratteristica costante dei tumori maligni. Maggiore è il grado di anaplasia tanto più è elevata la malignità di un tumore. Le cellule anaplastiche assumono una morfologia simile a quella degli elementi staminali da cui derivano per cui è difficile stabilire quale sia il loro tessuto di origine. In realtà si pensa che la differenziazione sia un processo irreversibile per cui le cellule anaplastiche non deriverebbero da una reversione verso lo stato embrionale di cellule già differenziate ma nascerebbero come cellule poco differenziate o non differenziate.
- Caratteristiche strutturali: il nucleo risulta più grande e in fase mitotica perché le cellule si dividono più frequentemente e può essere irregolare sia in forma che dimensioni. Si ha inoltre pleomorfismo cellulare, ovvero variazioni di grandezza e forma delle cellule.
- Alterazioni funzionali e biochimiche: le cellule trasformate sono più mobili rispetto a quelle normali e questa caratteristica spiega l’invasività (più mobili = più invasive).
- Comportamento dopo il trapianto: se si hanno cellule in vitro e si vuole avere la conferma che si tratta di cellule tumorali è possibile iniettare queste cellule sottocute in animali opportuni che non rigettino il trapianto. Le cellule normali muoiono o sopravvivono senza crescere, cellule trasformate danno luogo a tumori.
Classificazione dei tumori
I tumori possono essere classificati in base a due criteri:
- Comportamento biologico
- Istogenesi
Comportamento biologico
Per comportamento biologico si intende il grado di differenziazione del tessuto coinvolto e la velocità di crescita e di morte delle cellule. In base ad esso è possibile distinguere tumori benigni e maligni:
- Tumori benigni sono costituiti da cellule che mantengono inalterate le loro caratteristiche morfologiche e funzionali. Sono quindi ben differenziate e il tessuto di origine è ben riconoscibile. Si accrescono lentamente, aumentando di dimensioni con una certa regolarità fino ad arrivare ad uno stadio limite o regredire. La massa tumorale è compatta, spesso circondata da capsula, e rimane localizzata nel sito di insorgenza senza invadere i tessuti confinanti, che possono però subire fenomeni di compressione. Per questa ragione il loro sviluppo è definito di tipo espansivo. Inoltre non metastatizzano, possono essere asportati per via chirurgica e se asportati bene non recidivano.
- Tumori maligni, al contrario, sono caratterizzati da un’atipia morfologica. La struttura del tessuto di origine è perduta in vario grado così come il differenziamento delle singole cellule. L’accrescimento è più rapido rispetto ai tumori benigni. Le cellule tumorali non avvolte da capsula sono in grado di infiltrare i tessuti limitrofi e distruggerli. Sono quindi invasivi a livello locale mentre a distanza possono dar luogo a metastasi. Se rimossi chirurgicamente possono recidivare e se non curati sono mortali. Danno luogo a cachessia, cioè ad un progressivo e rapido decadimento dell’organismo, che va incontro ad una notevole perdita di peso e a gravi fenomeni di apatia e astenia.
Criterio istogenetico
Il criterio istogenetico si basa sull’identificazione istologica del tessuto da cui ha preso origine la neoplasia.
Tumori epiteliali
Sono tra i più comuni e in particolare i carcinomi (tumori maligni) rappresentano l’85-90% delle neoplasie. Possono originare dall’epitelio di rivestimento o dall’epitelio ghiandolare.
Epitelio di rivestimento
Benigni:
- Polipi: si presentano come protuberanze che aderiscono al tessuto di origine direttamente o per mezzo di un peduncolo.
- Papillomi: simili ai polipi ma si distinguono da essi perché il peduncolo con cui aderiscono al tessuto epiteliale di origine si ramifica in varie direzioni e presenta lunghe e sottili digitazioni (papille).