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Obbligazioni - privato I

Rielaborazione di appunti presi in classe e manuale, molto accurata sulle obbligazioni, molto utile alla preparazione dell'esame orale basati basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Di Paolo dell’università degli Studi di Genova - Unige. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto Privato docente Prof. M. Di Paolo

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COS’E’ L’OBBLIGAZIONE….

L’OBBLIGAZIONE è un vincolo giuridico in forza del quale, un soggetto è tenuto ad eseguire una

determinata prestazione in favore di un altro soggetto.

Alla base dell’obbligazione, vi è il RAPPORTO OBBLIGATORIO, ossia la relazione che sorge tra le

parti del creditore e del debitore, detto OBBLIGATO.

LE PARTI DELL’OBBLIGAZIONE…

Il CREDITORE, nel rapporto obbligatorio, è il titolare del diritto di credito, e rappresenta quindi il

lato attivo del rapporto. Il DEBITORE invece, è colui sul quale grava il dovere di agire in modo

conforme all’interesse del creditore; dovere che prende il nome di OBBLIGAZIONE, e rappresenta

il lato passivo del rapporto obbligatorio.

Un concetto che sta alla base del rapporto obbligatorio, stabilito dall’art. 1175, è il PRINCIPIO

DELLA BUONA FEDE, ossia che il creditore e il debitore, devono comportarsi secondo le regole di

correttezza reciproca, imponendo ad entrambi il dovere di comportarsi in modo da non ledere gli

interessi altrui, al di fuori della legittima tutela dei propri interessi.

LE FONTI DELL’OBBLIGAZIONE…

L’art. 1173, individua come fonti dell’obbligazione:

- IL CONTRATTO,

- IL FATTO ILLECITO,

- OGNI ALTRO ATTO O FATTO, IDONEO A PRODURLE IN CONFORMITA’

DELL’ORDINAMENTO GIURIDICO.

Il fatto illecito, è qualunque fatto doloso o colposo che arreca un danno ingiusto ad altri che fa

sorgere un’obbligazione che è quella del risarcimento del danno causato. È un’obbligazione

imposta dall’ordinamento giuridico.

La terza categoria di fonti dell’obbligazione, che sono citate nell’art. 1173, sono:

- LE PROMESSE UNILATERALI, producono effetti obbligatori solo nei casi espressamente

previsti dalla legge (art. 1987cc) e solo in tali casi sono vincolanti. In questo si differenziano

dai contratti in quanto le clausole contrattuali sono sempre vincolanti per le parti. Tra le

promesse unilaterali ricoprono una particolare importanza le PROMESSE AL PUBBLICO

che consistono in una promessa fatta dal PROMITTENTE di eseguire una determinata

prestazione al verificarsi di una situazione o al compimento di una determinata azione. La

promessa al pubblico diventa vincolante dal momento in cui è resa pubblica e può essere

revocata solo per giusta causa qualora non si sia ancora verificata la situazione o compiuta

l’azione posta a condizione per l’esecuzione della prestazione da parte del promittente,

purché la revoca avvenga con la stessa pubblicità con cui è avvenuta la promessa. La

promessa è invece irrevocabile qualora la situazione prevista o l’azione si sono già

realizzate. Il cc individua tra le promesse unilaterali anche la RICOGNIZIONE DEL DEBITO

e LA PROMESSA DI PAGAMENTO ma in realtà queste non producono un vero e proprio

rapporto obbligatorio tra le parti; hanno una natura puramente processuale ed hanno come

effetto quello di comportare un inversione dell’onere della prova. Infatti nei processi è al

titolare del diritto di credito che compete l’onere della prova per vedersi riconosciuto il

proprio diritto. Con la RICOGNIZIONE DEL DEBITO o la PROMESSA DI PAGAMENTO da

parte del debitore si trasferisce a quest’ultimo l’onere di provare l’inesistenza

dell’obbligazione per la quale il creditore pretende l’adempimento.

- I TITOLI DI CREDITO, sono anch’essi sostanzialmente delle promesse di eseguire una

determinata prestazione in favore del titolare del diritto di credito. I titoli di credito

incorporano nel documento cartaceo il diritto stesso destinato a circolare con le modalità

delle cose mobili. La differenza sostanziale rispetto alla circolazione dei crediti tramite la

cessione del credito consiste nel fatto che nei titoli di credito la proprietà del diritto si

presume sia stata acquisita a titolo originario e pertanto non sarà possibile opporre

nessuna eccezione relativa al precedente possessore/titolare. Infatti il rapporto

fondamentale rimane estraneo alla circolazione del titolo di credito e pertanto non potrà

opporsi nessuna eccezione inerente il rapporto fondamentale almeno che i soggetti del

rapporto fondamentale siano gli stessi del rapporto cartolare oppure nel caso in cui l’attuale

possessore nell’acquisire il titolo abbia agito intenzionalmente a danno del debitore.

- LA GESTIONE DI AFFARI ALTRUI, il nome deriva dal latino “negotiorum gestio”, si ha

quando un soggetto (GESTORE) senza esserne legittimato si intromette nella sfera degli

affari altrui, ossia quando spontaneamente svolge un’attività nell’interesse di un’altra

persona (GERITO) senza essere da quest’ultima incaricato ed ammesso che l’interessato

non possa provvedervi direttamente. Questa azione dà origine ad obbligazioni reciproche

sia da parte del gestore che è tenuto a condurre l’attività intrapresa sino a quando il gerito

non possa provvedervi autonomamente sia da parte del gerito che invece è tenuto a

rimborsare tutte le spese intraprese dal gestore per l’attività svolta per suo conto. Tali

obbligazioni sorgono a patto che sussistano due condizioni:

1) Che l’avvio di tale attività sia giustificato secondo i normali canoni della ragionevolezza,

2) Che non vi sia stato un esplicito divieto da parte dell’interessato almeno che tale divieto

non sia contrario all’ordine pubblico o al buon costume.

- IL PAGAMENTO DELL’INDEBITO, si ha quando un soggetto (SOLVENS) esegue una

prestazione non dovuta al favore del beneficiario (ACCIPIENS). Quando ciò si verifica il

beneficiario è tenuto a restituire al “solvens” la prestazione ricevuta indebitamente, qualora

non provveda è consentito al solvens di intraprendere un’AZIONE, detta DI RIPETIZIONE,

per ottenere la restituzione di quanto gli spetta. Esistono però due eccezioni alla ripetibilità

dell’indebito:

1) Quando trattasi di adempimenti di OBBLIGAZIONI NATURALI ossia quelle obbligazioni

non sorrette da un dovere giuridico (es. il pagamento di un debito prescritto),

2) Quando trattasi di OBBLIGAZIONI CONTRARIE ALLE REGOLE DEL BUON

COSTUME (es. il compenso pagato ad una prostituta).

- L’ARRICCHIMENTO SENZA CAUSA, si ha quando un soggetto, senza una giusta causa,

si sia arricchito a danno di un’altra persona. Quando ciò accade sorge l’obbligo da parte

della persona che si è arricchita senza causa di corrispondere all’altra una INDENNITA’

corrispondente alla diminuzione patrimoniale subita da quest’ultima. Tale azione potrà

essere utilizzata solo qualora chi ha subito il danno non disponga di un altro più specifico

strumento di tutela.

Dire che un’obbligazione nasce da una certa fonte, equivale a dire che nasce per un certo

TITOLO.

L’OGGETTO DELL’OBBLIGAZIONE…

L’oggetto dell’obbligazione è la PRESTAZIONE, ossa il comportamento dovuto dal debitore

nell’interesse del creditore. La prestazione dell’obbligazione, deve avere natura patrimoniale,

quindi come specificato nell’art. 1174, deve essere suscettibile di valutazione economica, e deve

corrispondere a un interesse anche non patrimoniale, del creditore.

GLI ELEMENTI ESSENZIALI DELL’OBBLIGAZIONE…

L’obbligazione, è uno strumento giuridico che serve a realizzare l’interesse del creditore, quindi

l’INTERESSE ALLA PRESTAZIONE, è un requisito essenziale della prestazione. La prestazione

però deve possedere anche altri requisiti, senza i quali non può esserci obbligazione:

- Deve essere POSSIBILE, sarebbe altrimenti insensata,

- LECITA, sarebbe altrimenti inammissibile,

- DETERMINATA o DETERMINABILE, sarebbe altrimenti assurda, se non ci fosse modo di

capire qual è il comportamento dovuto dal debitore e il risultato atteso dal creditore.

- PATRIMONIALE, deve essere suscettibile di valutazione economica. La patrimonialità della

prestazione, costituisce un elemento essenziale, per consentire al giudice in caso di

inadempimento, di determinare in modo oggettivo l’ammontare del danno da parte del

debitore.

Esistono anche prestazioni patrimoniali, che seppur potenzialmente possono produrre delle

obbligazioni, non danno luogo a nessuna obbligazione. È il caso, delle PRESTAZIONI DI

CORTESIA, che sono sempre gratuite basate sul presupposto che non siano dovute per obbligo,

ma per cortesia o amicizia.

Le OBBLIGAZIONI PERFETTE invece, sono le obbligazioni vere e proprie, a cui corrispondono

due effetti giuridici:

1) Valgono come GIUSTA CAUSA della prestazione eseguita, e del conseguente

trasferimento di ricchezza dal debitore al creditore. Eseguita la prestazione, il debitore non

può chiederne la restituzione, e il perché è giustificato proprio dall’obbligazione.

2) L’obbligazione dà al creditore, IL POTERE DI AZIONE IN GIUDIZIO CONTRO IL

DEBITORE, quindi se il debitore non paga spontaneamente, il creditore può agire contro di

lui, rivolgendosi al giudice facendo valere i suoi diritti.

Si hanno inoltre OBBLIGAZIONI NATURALI, quando il debitore è tenuto ad adempiere non

giuridicamente, ma soltanto moralmente o socialmente, in questo caso, il vincolo non è giuridico e

il creditore non è munito di un’azione con cui far valere il proprio diritto davanti al giudice, tuttavia

se il debitore adempie spontaneamente, ed è capace di agire, non ha alcun diritto di chiedere la

restituzione di quanto ha pagato, ciò è specificato all’art. 2034.

L’esistenza di un dovere morale e giuridico, consente anche di distinguere il pagamento dalla

donazione: nell’obbligazione naturale c’è un dovere da eseguire viceversa nella donazione si dà

attuazione unicamente ad un intento di liberalità (animus donandi). Altra distinzione riguarda la

forma; per l’adempimento delle obbligazioni naturali non è richiesta la forma pubblica con la

presenza dei due testimoni, necessaria per la donazione, ma occorre solo la forma scritta quando

oggetto della prestazione da adempiere sia un immobile. Per quanto concerne gli effetti, seppur

l’obbligazione naturale ha ad oggetto l’adempimento di un dovere morale, non è assoggettata, non

essendo atto di liberalità, alla disciplina delle donazioni e pertanto non è oggetto di collazione, non

è revocabile per ingratitudine e per sopravvenienza di figli, non può essere ridotta per lesione di

legittima, non è fondamento di una obbligazione alimentare.

COME SI DISTINGUONO LE OBBLIGAZIONI…

In base ai possibili CONTENUTI DELLA PRESTAZIONE, che possono essere liberamente

determinati dai soggetti, si distinguono tre categorie:

1) OBBLIGAZIONI DI DARE, consistono nel consegnare una cosa, nelle sue sottocategorie,

la più importante è l’obbligazione pecuniaria, in cui la cosa da consegnare è una somma di

denaro.

2) OBBLIGAZIONI DI FARE, consistono in un comportamento attivo del debitore, diverso

dalla consegna di una cosa, che può riferirsi o meno a una cosa. Ad esempio la

realizzazione di un’opera.

3) OBBLIGAZIONI DI NON FARE, consistono in un comportamento di astensione del

debitore, obbligato a non compiere determinati atti o attività. Ad esempio i patto di

inalienabilità.

In base ai SOGGETTI del rapporto obbligatorio, le obbligazioni possono classificarsi in

OBBLIGAZIONI SOGGETTIVAMENTE COMPLESSE, che a seconda che vi siano più creditori o

più debitori, possono essere:

- SOLIDALI, che consentono al creditore di rivolgersi ad uno solo dei debitori, per ottenere

l’intera prestazione, liberando quindi il resto dei debitori dal vincolo obbligatorio. In caso di

insolvenza di un debitore, la perdita viene ripartita in modo uguale o proporzionale su tutti i

debitori. Il debitore che ha eseguito l’intera prestazione, intraprenderà l’AZIONE DI

REGRESSO, nei confronti degli altri condebitori, ma può ripetere da ciascuno solamente la

parte di debito spettante. La solidarietà, è la regola generale e si applica ogni qual volta

un’obbligazione fa capo a più debitori, si esclude invece nei casi in cui sia previsto per

volontà delle parti o da una norma di legge, ad esempio i coeredi che subentrano tutti

insieme nel patrimonio del defunto, non rispondono per i suoi debiti in solido, ma ciascuno

in proporzione alla sua quota. Le obbligazioni solidali si distinguono in:

RAPPORTI FRA CREDITORE E CONDEBITORI, nei quali si pongono due problemi:

o uno riguardante la scelta, da parte del creditore, del condebitore cui rivolgersi per

ottenere l’intera prestazione, poiché di regola il creditore può rivolgersi a chi crede,

senza ordine di precedenza, ma a volte per accordo fra le parti o in casi particolari

per legge, può essere stabilito che il creditore debba rivolgersi prima a uno dei

condebitori, e solo nel caso non ottenga il pagamento da questo, possa chiederlo

agli altri, che hanno quindi il BENEFICIO DI ESCUSSIONE. L’altro problema, è

sapere se le vicende riguardanti un singolo condebitore, producono effetti solo

rispetto a lui, o se invece si estendono a tutti gli altri. Per questo problema, si

individua un criterio generale:

Gli effetti favorevoli per la parte passiva, giovano a tutti i condebitori,

 Gli effetti sfavorevoli, invece, colpiscono solo il condebitore direttamente

 toccato.

Applicando questo criterio:

Se il creditore, rimette li debito a uno solo dei condebitori, come indicato

 nell’art. 1301, la remissione libera anche tutti gli altri,

La transazione fatta da un condebitore con il creditore, non impegna gli altri

 condebitori. Produce effetti nei loro confronti, solo se questi, come

specificato nell’art. 1304, ritenendola vantaggiosa dichiarano di volerne

profittare.

La rinuncia della prescrizione fatta da un condebitore, come specificato

 nell’art. 1310, non pregiudica gli altri. Tuttavia il criterio incontra una deroga,

se il creditore fa un atto di interruzione della prescrizione nei confronti di un

condebitore, la prescrizione è interrotta nei confronti di tutti.

RAPPORTI INTERNI FRA I VARI CONDEBITORI. In base all’art. 1298, il debito si

o divide fra in diversi debitori. E come specificato nell’art. 1299, il condebitore che ha

pagato l’intero debito, può richiedere tramite un’azione di regresso, che ciascuno

degli altri lo rimborsi in proporzione alla sua quota. Ciò non vale se l’obbligazione è

stata assunta nell’interesse esclusivo di un solo condebitore.

- PARZIARIE, che consentono al creditore di esigere da ciascun debitore, solo la parte di

debito spettante, e quindi per ottenere l’intera prestazione dovutagli, dovrà agire nei

confronti di tutti i debitori. In caso di insolvenza di un debitore, il creditore perde la quota

corrispondente, poiché come specificato nell’art. 1314, non può chiederla agli altri.

In base all’OGGETTO del rapporto obbligatorio, le obbligazioni possono classificarsi in:

- OBBLIGAZIONI OGGETTIVAMENTE COMPLESSE, che prevedono più prestazioni

anziché una sola, e possono essere:

ALTERNATIVE, quando hanno per oggetto non una sola prestazione, ma più

o prestazioni, e il debitore si libera dal vincolo obbligatorio, eseguendo una di esse.

Generalmente la scelta di quale prestazione eseguire spetta al debitore, salvo che

non sia concordato di riservare tale scelta al creditore. Se in seguito alla scelta, la

prestazione diventa impossibile, l’obbligazione si estingue. Se invece una delle

prestazioni risultava impossibile già da prima della scelta, l’obbligazione resta ferma,

avendo come oggetto l’altra prestazione.

FACOLTATIVE, quando hanno per oggetto una sola prestazione, ma il debitore ha la

o facoltà di liberarsi estinguendo una prestazione diversa, che sostituisce quella

originale.

PECUNIARIE, sono quelle che hanno ad oggetto la corresponsione di una somma di

o denaro, e si distinguono in:

DEBITI DI VALUTA, aventi ad oggetto una somma di danaro, fin dal

 momento della loro costituzione, per la quale si applica il principio

nominalistico.

DEBITI DI VALORE, aventi ad oggetto un valore che sarà tradotto in moneta

 solo al momento del pagamento. Un debito di valore non ancora tradotto in

moneta, si dice NON LIQUIDO, e diventa LIQUIDO, non appena tradotto in

una somma di denaro. L’operazione necessaria a questo fine, si dice

LIQUIDAZIONE DEL DEBITO. Nel momento in cui l’oggetto del debito si

cristallizza in una quantità di moneta precisamente determinata, il debito di

valore, diventa debito di valuta. Per i debiti di valore il principio nominalistico

non trova applicazione, ed il debito è rivalutabile per compensare la

svalutazione che la moneta può aver subito dal momento in cui è sorta

l’obbligazione fino a quello dell’adempimento.

Un problema delle obbligazioni pecuniarie, è l’INFLAZIONE. L’art. 1277, pone come vincolo

sulle obbligazioni pecuniarie che i debiti ad oggetto somme di denaro, si estinguono con

moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento, e per il valore nominale. Il

PRINCIPIO NOMINALISTICO enunciato in quest’articolo, comporta la necessità di dover

prevedere strumenti idonei, per evitare la perdita del potere di acquisto della moneta nel

corso del tempo. Uno di questi, può essere quello di inserire le CLUSOLE DI

INDICIZZAZIONE, ossia rapportare il valore del denaro oggetto dell’obbligazione al valore

di un diverso bene, suscettibile dell’andamento dell’economia reale, come ad’ esempio

l’oro. Lo strumento più utilizzato per evitare la perdita del potere di acquisto della moneta, è

l’applicazione sulla somma di denaro oggetto dell’obbligazione di un TASSO DI

INTERESSI. Gli interessi rappresentano la naturale produttività del denaro, pertanto sono

sempre dovuti almeno che non sia stato stabilito dalle parti il contrario. L’individuazione

della percentuale di interessi da applicare alla somma di denaro, spetta alle controparti

tenendo conto che qualora sia superiore al tasso legale, deve essere scritta, pena

l’applicazione di quest’ultimo, e non deve superare la soglia massima definita dal Ministro

del Tesoro, oltre la quale il tasso viene definito USURARIO, pena il mancato

riconoscimento al creditore dell’intera percentuale di interessi.

Il superamento del principio nominalistico, può realizzarsi per accordo fra le parti, che nel

titolo da cui nasce l’obbligazione pecuniaria, possono inserire vari meccanismi di

rivalutazione della somma dovuta:

CLAUSOLA ORO, stabilisce che alla scadenza il debitore pagherà una somma

o corrispondente al valore che una certa quantità di oro avrà in quella data,

CLAUSOLA NUMERICA, stabilisce una somma che tenga conto degli aumenti del

o costo della vita, registrati nel corso di un periodo definito, oppure una somma

espressa in moneta straniera, pagando la corrispondente quantità in €, calcolata al

corso del cambio del giorno della scadenza, come stabilito dall’art. 1278.

GLI INTERESSI…

Si dividono in:

- INTERESSI CORRISPETTIVI, si trovano nell’art. 1282 e sono quegli interessi che formano

oggetto di un’OBBLIGAZIONE ACCESSORIA, che nasce a carico del debitore di pieno

diritto, cioè automaticamente, senza il bisogno che le parti l’abbiano prevista. In base al

TASSO DI INTERESSE, gli interessi corrispettivi si dividono in:

INTERESSI LEGALI, che maturano automaticamente, quando le parti non hanno

o previsto nulla a riguardo, e si calcolano in base al TASSO LEGALE, che è di regola

del 3% all’anno.

INTERESSI CONVENZIONALI, che sono eventualmente stabiliti dalle parti, e può

o essere inferiore o superiore al tasso legale e deve essere fissato per iscritto, se

questa forma non viene rispettata o le parti non hanno stabilito il tasso si applica

quello legale.

- INTERESSI MORATORI, sono quelli dovuti dal debitore che sia in ritardo nel pagamento

della somma dovuta, e perciò risulti costituito in mora. La loro funzione è risarcire il

creditore per il danno causatogli dal ritardo del debitore.

- INTERESSI COMPENSATIVI, vengono utilizzati per la quantificazione del risarcimento del

danno nella responsabilità extracontrattuale.

Gli interessi prodotti dalla somma di capitale, sono, a loro volta una somma di denaro dovuta dal

debitore. Se questa somma, rappresentata dagli interessi maturati, produce a sua volta interessi, si

ha il fenomeno dell’ANATOCISMO, che viene limitato dalla legge all’art. 1283, che ne limita la

possibilità, per tutelare il debitore contro un eccessivo incremento del suo debito complessivo. Ciò

accade solo se:

- Sono interessi SCADUTI,

- Sono interessi maturati per almeno sei mesi,

- C’è un atto espressamente diretto a ottenerli, come una domanda giudiziale del creditore, o

una convenzione fra debitore e creditore successiva alla scadenza degli interessi base.

COME DEVE ESSERE ESEGUITA LA PRESTAZIONE…

La prestazione deve essere eseguita tenendo conto di tutte le modalità:

- QUANTITATIVE, la prestazione deve essere eseguita integralmente anche se divisibile,

- QUALITATIVE, la prestazione eseguita deve essere proprio la stessa che forma oggetto

dell’obbligazione, il debitore non può liberarsi offrendone una diversa,

- DI TEMPO, va eseguita nei tempi prestabiliti,

- DI LUOGO, va eseguita nei luoghi prestabiliti.

Una prestazione eseguita senza l’osservanza di qualcuna di queste modalità, dà luogo a un

ADEMPIMENTO INESATTO.

IL TERMINE…

A seconda che il titolo dell’obbligazione, indichi o meno il termine per l’esecuzione della

prestazione, si distingue:

- Se il titolo FISSA il termine, la prestazione va eseguita in tale termine,

- Se il titolo NON indica alcun termine, la regola è che l’adempimento può essere richiesto

IMMEDIATAMENTE, se questo viene escluso dalla natura della prestazione, o le parti

concordano fra loro il termine, o viene fissato dal giudice (art. 1183).

Il termine si distingue:

- Se stabilito a favore del debitore, questo non può adempiere oltre quel termine, e non è

tenuto ad adempiere prima, ma nel caso lo facesse, il creditore non può rifiutare

l’adempimento anticipato. Se il debitore, incorre nella scadenza dal termine e diventa

insolvente o fa venire meno le garanzie che aveva dato, il creditore può esigere

l’adempimento immediato (art. 1186).

- Se stabilito a favore del creditore, questo può esigere il pagamento prima della scadenza

(art. 1185), mentre il debitore non può liberarsi offrendo l’adempimento anticipato, che il

creditore può rifiutare.

- Se stabilito a favore di entrambi, sia il debitore che il creditore, hanno diritto che la

prestazione sia eseguita non prima della scadenza del termine, e possono rifiutare un

adempimento anticipato.

In base all’art. 1184, In mancanza del titolo o della legge, il termine si considera a favore del

debitore.

I DEBITI COMMERCIALI, sono i debiti di un’impresa o di una pubblica amministrazione, verso

un’altra che le ha fornito beni e servizi, nel caso l’impresa creditrice riceverà il pagamento in un

tempo troppo lungo, avrà a sua volta, difficoltà a pagare i propri debiti e rischierà di entrare in crisi

finanziaria. Per evitare che ciò si verifichi, il d.Lgs. 231/2002 fissa:

- I termini di pagamento ragionevolmente brevi, in 30 giorni dal ricevimento del bene o

servizio, o dalla relativa fattura,

- Fa scattare, per il caso di mancato rispetto, interessi di mora a un tasso prefissato,

- Stabilisce che gli accordi in deroga, peggiorativi per il creditore, devono essere provati per

iscritto, e sono nulli se risultano gravemente iniqui a danno del creditore.

IL LUOGO…

In mancanza di indicazioni quanto al LUOGO dell’adempimento, valgono i criteri fissati all’art.

1182: Il criterio generale è che l’obbligazione si adempie al DOMICILIO DEL DEBITORE, che però

subisce deroghe per:

- L’obbligazione di consegnare una cosa certa e determinata, che si adempie nel luogo in cui

si trovava la cosa alla nascita dell’obbligazione,

- L’obbligazione di pagare una somma di denaro, che si adempie presso il domicilio del

creditore.

LE MODIFICAZIONI DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO…

Durante il ciclo vitale di un’obbligazione, può accadere che i soggetti del rapporto obbligatorio,

subiscano delle modifiche, senza che ciò comporti l’estinzione dell’obbligazione stessa:

- La modificazione del CREDITORE, avviene mediante la CESSIONE DEL CREDITO, che è

generalmente un contratto con il quale il creditore, detto CEDENTE, cede a titolo oneroso,

quindi con una COMPRAVENDITA, o a titolo gratuito, quindi con una DONAZIONE, un

CONFERIMENTO (attribuito da un socio al patrimonio della società), una TRANSAZIONE

(ceduto allo scopo di comporre una lite) o dato in pagamento di un debito, realizzando una

DAZIONE IN PAGAMENTO Il proprio credito ad un altro soggetto, detto CESSIONARIO. La

cessione del credito prescinde dalla volontà del debitore ceduto, infatti può avvenire anche

contro la sua volontà. Per il debitore non è rilevante eseguire l’obbligazione assunta in

favore di un altro creditore, ma la legge prevede che la cessione del credito tra cedente e

cessionario, sia notificata al debitore. La notificazione serve per rendere opponibile la

cessione al debitore, in modo da evitare che il debitore esegua la prestazione in favore del

creditore precedente. La cessione del credito può essere:

PRO SOLVENDO, quando il cedente si assume il rischio di insolvenza del debitore.

o Dopo che il cessionario ha escusso senza successo il debitore insolvente, è tenuto

a corrispondere al cessionario l’importo ricevuto per la cessione del credito oltre che

gli interessi e le spese sostenute per l’escussione, sempre che il cessionario non

abbia agito con negligenza nei confronti del debitore, tale da compromettere

l’esecuzione della prestazione.

PRO SOLUTO, quando il rischio di insolvenza del debitore rimane a totale carico

o del cessionario.

La cessione è ESCLUSA:

Per i crediti strettamente personali,

o Per i crediti che la legge dichiara incedibili in assoluto o in relazione a determinati

o cessionari.

Due particolari tipi di cessione sono:

1) Il FACTORING, è un contratto stipulato quando il cedente ed il cessionario sono

imprenditori, e riguarda crediti futuri e di massa ed è coperto dalla garanzia della solvenza

pro solvendo almeno che il cessionario vi rinunci.

2) La CARTOLARIZZAZIONE, con la quale un cedente di un alto numero di crediti, li cede a

un cessionario in cambio di quote di partecipazione o titoli negoziabili sui mercati finanziari.

- La modificazione del CREDITORE invece, è rilevante per il creditore in quanto può

cambiare il grado di solvibilità del debitore. Infatti tutti i casi di mutamento del debitore,

sono sottoposti alla preventiva accettazione da parte del creditore. Può avvenire per:

DELEGAZIONE DEL DEBITO: il debitore, detto DELEGANTE, assegna al proprio

o creditore, detto DELEGATARIO, un nuovo debitore, detto DELEGATO, il quale si

assume le obbligazioni derivanti da tale rapporto nei confronti del creditore. La

delegazione presuppone l’esistenza di tre manifestazioni di volontà:

1) Quella del delegante nei confronti del delegato,

2) Quella del delegato di assumersi le obbligazioni nei confronti del delegatario,

3) Quella del delegatario di accettare il nuovo debitore.

Queste manifestazioni di volontà possono essere rappresentate in tre contratti separati, oppure in

un unico contratto plurilaterale. Il rapporto tra delegante e delegato è definito RAPPORTO DI

PROVVISTA, mentre il rapporto tra delegante e delegatario, è definito RAPPORTO DI VALUTA.

La mancanza o il difetto dei rapporti di valuta o di provvista, hanno delle conseguenze giuridiche

sulla delegazione, che si differenziano a seconda che la delegazione sia:

TITOLATA o CAUSALE, perché indica la causa che dà fondamento e senso

 all’operazione, si verifica quando il delegato, nell’assumere l’obbligazione

verso il delegatario, fa riferimento ai sottostanti rapporti di provvista e di

valuta. Quando la delegazione è titolata, se uno dei rapporti base risulta

mancante o difettoso, il delegato può opporre al delegatario la relativa

eccezione, e rifiutare di adempiere l’obbligazione assunta verso di lui con la

delegazione.

PURA o ASTRATTA, si verifica quando il delegato, nell’assumere

 l’obbligazione verso il delegatario, non menziona né il rapporto di provvista,

né il rapporto di valuta. In tal caso i rapporti base non incidono

sull’obbligazione assunta e il delegato non può rifiutarsi di pagare il

delegatario, poiché non può eccepire il difetto di uno dei due rapporti.

In base ai suoi effetti la delegazione, si distingue in:

CUMULATIVA, si verifica quando il delegante resta obbligato verso il

 delegatario, il delegato si aggiunge come nuovo debitore al debitore

originario. Il delegante ha il BENEFICIO DI ESCUSSIONE, per cui il

creditore deve chiedere l’adempimento prima al delegato, e solo se rimane

insoddisfatto da questo può rivolgersi al delegante.

LIBERATORIA, si verifica quando tramite espressa dichiarazione del

 delegatario diretta a liberare il delegante, il debitore originario esce di scena

e resta come unico obbligato il delegato.

ESPROMISSIONE, è una manifestazione di volontà rappresentata da un terzo,

o detto ESPROMITTENTE, il quale si rivolge al creditore, detto ESPROMISSARIO,

per assumersi l’obbligazione del debitore originario, detto ESPROMESSO. Anche in

questo caso, come per la delegazione del debito può essere privativa o cumulativa,

a seconda se l’espromissario nell’accettazione dell’espromittente liberi o meno dal

vincolo obbligatorio l’espromesso, ossia il debitore originario. Si differenzia però

dalla delegazione, perché l’assunzione del debito, avviene per iniziativa spontanea

del terzo che si obbliga, ma non su invito del debitore originario. Le eccezioni

opponibili dall’espromittente al creditore, si distinguono:

ECCEZIONI RELATIVE AI RAPPORTI FRA ESPROMITTENTE E

 DEBITORE ORIGINARIO, che di regola non sono opponibili. Lo sono solo

se l’opponibilità, è stata convenuta nell’atto di espromissione.

ECCEZIONI RELATIVE AI RAPPORTI FRA DEBITORE ORIGINARIO E

 CREDITORE, che sono opponibili, tranne sul preteso debito originario

inesistente.

ACCOLLO, è l’accordo fra il debitore e un terzo, per effetto del quale il terzo, detto

o ACCOLLANTE, si assume un debito che il debitore, detto ACCOLLATO, ha verso il

creditore, detto ACCOLLATARIO. Si differenzia dall’espromissione, perché consiste

in un accordo del terzo con il debitore, invece che con il creditore. L’accollo può

essere:

INTERNO, è quello a cui il creditore resta estraneo, perché non vi partecipa

 né vi aderisce, e in tal caso l’impegno preso dall’accollante può sempre

essere revocato.

ESTERNO, il creditore aderisce all’accordo fra debitore e terzo, e l’impegno

 dell’accollante non può essere revocato, in modo che l’accollante diventa

definitivamente debitore dell’accollatario.

CUMULATIVO, il debitore originario non viene liberato, ma rimane obbligato

 in solido con l’accollante che si aggiunge a lui come nuovo debitore.

LIBERATORIO, quando il debitore originario viene liberato, e può verificarsi:

 • Se il creditore dichiara espressamente di voler liberare il debitore

originario,

• Se la liberazione del debitore originario è una previsione espressa

dell’accordo di accollo, cui il debitore ha aderito.

Il codice detta alcune regole che si applicano a tutti i casi in cui delegazione, espromissione e

accollo, sono di tipo liberatorio, tali regole riguardano:

- L’ESTINZIONE DELLE GARANZIE ANNESSE AL CREDITO, che è l’effetto normale della

liberazione del debitore originario, salvo che il garante acconsenta espressamente a

mantenerle (art. 1275).

- La conseguenza dell’EVENTUALE INVALIDITA’ DELLA NUOVA OBBLIGAZIONE, ossia

rivive la vecchia obbligazione del debitore originario (art. 1276).

- EVENTUALE INSOLVENZA DEL NUOVO DEBITORE, che non fa rivivere l’obbligazione

del debitore originario, salvo che il creditore ne avesse fatto espressa riserva, o che

l’insolvenza preesistesse all’assunzione del debito. La regola non si applica

all’espromissione (art. 1274).

COME ESTINGUERE L’OBBLIGAZIONE…

Con l’ADEMPIMENTO, cioè il pagamento, l’interesse del creditore viene soddisfatto, e

l’obbligazione si ESTINGUE liberando il debitore. Il debitore che adempie, ha interesse che il

pagamento risulti in modo chiaro e certo, può quindi chiedere al creditore di lasciargli una

QUIETANZA, cioè la dichiarazione scritta con cui il creditore riconosce di aver ricevuto dal debitore

una determinata prestazione riferita a un determinato credito. Anche se fatto da un debitore

incapace di agire, l’adempimento è regolare ed efficace. L’adempimento di un’obbligazione

naturale invece, fatto da incapace può essere impugnato, con possibilità di ripetere la prestazione

eseguita, poiché quell’adempimento non è un atto legalmente dovuto, ma una scelta spontanea

del soggetto. Per tutelare il creditore, la legge all’art. 1190, parte dal presupposto che il pagamento

fatto al creditore incapace di riceverlo, non libera il debitore, che si può liberare, solo se prova che

ciò che fu pagato, è stato rivolto a vantaggio dell’incapace.

Di regola l’adempimento è fatto dal debitore, ma talvolta può accadere sia fatto da un terzo, che

potrebbe essere come no un collaboratore del debitore, che esegue la prestazione per suo conto.

L’adempimento del terzo è efficace, ed estingue l’obbligazione, anche se il creditore vi si oppone. Il

creditore può rifiutare l’adempimento del terzo solo se:

- Ha interesse che la prestazione sia eseguita personalmente dal debitore,

- Anche il debitore si oppone all’adempimento del terzo.

L’adempimento del terzo, può avvenire per SURROGAZIONE, ossia la sostituzione del creditore

con un'altra persona. Il creditore soddisfatto esce dal rapporto obbligatorio ma questo non si

estingue nonostante il pagamento perché continua tra il terzo ed il debitore. Può avvenire in due

modi: 1) SURROGAZIONE VOLONTARIA, che può avvenire per volontà del creditore che,

ricevendo il pagamento da un terzo, può dichiarare espressamente di volerlo far

subentrare nei propri diritti verso il debitore. In tal caso la surrogazione deve essere

fatta in modo espresso e contemporaneamente al pagamento. Oppure può avvenire

per volontà del debitore che, prendendo a mutuo (in prestito) una somma di denaro

al fine di pagare il debito può surrogare, anche senza il consenso del creditore, il

mutuante nella posizione del creditore.

2) SURROGAZIONE LEGALE, si produce automaticamente, quando ricorre uno dei

casi elencati dall’art. 1203.

In certi casi, il destinatario dell’adempimento, non coincide con il creditore, ma viene fatto da un

terzo, ciò può accadere quando se l’adempimento viene fatto direttamente al creditore,

rischierebbe di essere inefficace, e di non liberare il debitore, ad esempio quando il creditore è

incapace, conviene pagare al suo rappresentante legale.

Nei casi in cui il terzo non è legittimato a ricevere l’adempimento, la regola generale, dettata

nell’interesse del creditore, è che il pagamento a un terzo estraneo, non libera il debitore, e il

creditore conserva il diritto di ricevere da lui la prestazione. Come dettato dagli art. 1188; 1189,

esistono delle eccezioni:

- Se il creditore ratifica il pagamento fatto al terzo, o ne approfitta il debitore è liberato.

- Se si tratta di pagamento a creditore apparente, come detta l’art. 1189, sempre che il

debitore fosse in buona fede, il debitore è liberato.

Oltre all’adempimento l’obbligazione si estingue:

- Con la DAZIONE IN PAGAMENTO, il debitore si libera dall’obbligazione eseguendo una

prestazione diversa da quella formante oggetto dell’obbligazione, ma ci sono due

condizioni, dettate all’art. 1197:

1) Che il creditore accetti di ricevere la prestazione diversa al posto di quella dovuta,

2) Che la diversa prestazione sia effettivamente eseguita.

Se il debitore, ha verso il creditore, più debiti dello stesso genere, e il pagamento fatto non basta

ad estinguerli tutti, si deve individuare il debito a cui si riferisce un determinato pagamento, è

quindi l’IMPUTAZIONE DEL DEBITO, è ha diversi criteri:

- La SCELTA DEL DEBITORE, che, quando paga ha facoltà di dichiarare quale debito

intende soddisfare con quel pagamento (art. 1193, c. 1).

- In mancanza di scelta del debitore, come dettato dall’art. 1193, il creditore potrà imputare il

pagamento ad uno dei debiti secondo un ordine progressivo:

A quello scaduto,

o A quello meno garantito,

o A quello più oneroso,

o A quello più antico.

o

Se l’ADEMPIMENTO risulta IMPOSSIBILE per il debitore, a causa della mancanza di

cooperazione del creditore, l’impossibilità di adempiere, può pregiudicare i legittimi interessi del

debitore:

- L’interesse a evitare spese e danni,

- L’interesse a non dare al creditore pretesti per lamentare di non aver ricevuto la

prestazione, o averla ricevuta in ritardo chiedendo così un risarcimento

- L’interesse a liberarsi dell’obbligazione, normalmente possibile solo con l’adempimento

- In casi eccezionali, il debitore potrebbe anche avere un più specifico interesse a eseguire la

prestazione, della cui esecuzione si attende vantaggi indiretti. Come regola il creditore, non

ha un vero e proprio obbligo di ricevere la prestazione del debitore.

Ci sono altri modi diversi dall’adempimento, con cui si estingue comunque l’obbligazione, tali modi

si possono classificare in base al loro grado di soddisfacimento dell’interesse del creditore in:

- MODI SATISFATTORI, che danno al creditore qualche utilità anche se diverse dal

conseguimento della prestazione attesa, e sono:

La COMPENSAZIONE, si ha quando tra il creditore e il debitore vi sono crediti e

o debiti reciproci. Esistono tre tipi di compensazione:

1) LEGALE, è quella che opera autonomamente: l’adempimento è estinto

perché si è compensato con un contro-debito, di una parte verso l’altra. Il

giudice non può rilevare d’ufficio la compensazione avvenuta, ma deve

essere la parte a prendere l’iniziativa. Per far sì che la compensazione

legale funzioni, i debiti devono presentare alcune caratteristiche:

a. Avere per oggetto prestazioni fungibili e omogenee fra loro,

b. Essere entrambi liquidi ed esigibili.

2) GIUDIZIALE, si verifica quando uno dei due debiti non è liquido, ma è di

facile e pronta liquidazione, allora il giudice su richiesta dell’interessato,

può liquidarlo e dichiararlo compensato con l’altro.

3) VOLONTARIA, avviene quando i due creditori/debitori si accordano per

considerare estinti debiti reciproci.

La CONFUSIONE, si ha quando il debitore ed il creditore diventano la stessa

o persona, come può accadere ad esempio quando il debitore diventa erede del

creditore.

- MODI NON SATISFATTORI, che sono:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinanet di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Di Paolo Massimo.

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