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Riassunto esame Teoria e tecnica dei nuovi media, prof. Pescatore, libro consigliato Remix: Il futuro del copyright (e delle nuove generazioni), Lessig

Riassunto per l'esame di Teoria e tecnica dei nuovi media del professor Pescatore, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Remix: Il futuro del copyright (e delle nuove generazioni), Lessig . Gli argomenti trattati sono i seguenti: il futuro del copyright e delle nuove generazioni, le culture del nostro passato. Cultura RW VS Cultura RO.

Esame di Teoria e tecnica dei nuovi media docente Prof. G. Pescatore

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5. Confronto fra culture.

Una RO è alimentata da professionisti. L’altra, RW, è alimentata da professionisti quando da dilettanti.

Differenze in termini di valore e “valori”.

Queste 2 culture incarnano valori diversi. La cultura RO ci parla di professionalità. La cultura RW viene offerta come se

fosse una “bozza”. Invita a una risposta. Quando gli studenti arrivano alla facoltà di giurisprudenza provengono da

un’educazione RO. Se ne sono stati seduti in aule di fronte a un prof che leggeva ad alta voce. L’aula di giurisprudenza è

una sede di discussione. Il docente fornisce le fonti di tale discussione. Gli studenti non ascoltano lezioni impartite dalla

cattedra. Aiutano a creare la lezione. La struttura pretende che gli studenti creino mentre partecipano alla discussione.

• Da quando il più grande ne aveva due gli abbiamo raccontato storie di mostri. Assistere alla ferdita attenzione con cui

seguiva ogni colpo di scena era splendido. Ma il momento in cui ha protestato per la prima volta per un determinato

sviluppo della trama, spiegando quello che avrebbe preferito sentirsi raccontare, è stato uno dei più belli della mia vita.

Ciò che vogliamo aiutarvi a sviluppare è una volontà ben articolata. Voglio vederla espressa in ogni forma di significato

culturale. Questa è la prima differenza tra cultura RO e cultura RW. La prima pone l’enfasi sull’apprendimento. La

seconda pone l’enfasi sull’apprendimento attraverso il discorso.

Differenze in termini di valore “monetario”.

Tale cultura stimola anche la creazione di valore economico. Pensate ai dispositivi necessari per far funzionare la cultura

RO. Sono dappertutto. Sempre più piccoli, sempre più economici. Non guardo più la televisione. Piuttosto guardo sempre

più il mio Ipod collegato ad un monitor. Spendo fin troppi soldi per farlo. All’interno di un’economia è probabile che il

valore scaturisca da una serie di monopoli protetti dallo Stato. E’ oltremodo probabile che sia generato attraverso la

concorrenza. I copyright rappresentano vincoli a questa concorrenza. Io sono convinto che tali vincoli siano

necessari; però, dovrebbero essere limitati il più possibile. Dovremmo fornire una protezione alla concorrenza solo

quando vi sia un’ottima ragione per farlo. Nel proteggere la cultura RO non dovremmo azzerare il potenziale di quella

RW.

Differenza in termini di valore qualitativo.

Keen ha sferrato un attacco: la “cultura amatoriale” starebbe uccidendo la “nostra cultura”. Molte persone hanno espresso

timori analoghi.

Sims: “Se hai dei giovani interessati alla produzione cinematografica dovresti incoraggiarli a fare film, invece di limitarsi a

dedicare tutto il loro tempo libero a giocherellare con quelli che altre persone hanno realizzato con grosse spese, per creare

cose che non sono molto interessanti. C’è un fallimento basilare dell’immaginazione”. Questa critica è valida. La grande

maggioranza dei remix, dei video fatti in casa, delle foto scattate da non professionisti o dei blog, è semplicemente

spazzatura. La grande maggioranza di ciò che scrivono gli studenti non è altro che spazzatura. Per quale motivo

dovremmo sprecare il loro tempo affinchè producano robaccia come quella? Chiunque pensi che i remix o i mashup non

siano ne originali, ne creativi, sa ben poco di come vengono realizzati.

I migliori remix risultano avvincenti tanto la prima quanto la centesima volta. Anzi, è solo la centesima volta che si inizia a

capirli abbastanza affinchè abbiano un senso.

Voglio che i miei figli ascoltino il remix, voglio che lo ascoltino un migliaio di volte. Tale ascolto è attivo, è coinvolgente,

molto più di quanto non accada con le melodie affetti da “morte cerebrale” di Britney Spears. La sua musica non attinge ad

alcunchè. Si mostra il rispetto nei confronti della tradizione, incorporandola, ma la si rende avvincente

incorporandola in modo tale da far venire voglia a tutti di capirla di più.

Stone: “Questo dibattito sarà finito tra 10 o 20 anni, a mano a mano che i baby boomer moriranno. La generazione seguente

non è affatto interessata a questo dibattito. Da per scontato che il remix sia una componente della musica e che sia parte de l

processo. E lo difenderà finchè nascerà una nuova forma di creatività che a quel punto cercherà di fermare. Tutti noi

diventiamo esattamente come i nostri genitori.”

Differenza a livello legale (ovvero, è permesso?).

La legge sul copyright regola qualunque opera creativa per un termine massimo equivalente all’arco di vita dell’autore più

altri 70 anni. Questa norma ha un rapporto diverso con la cultura RO e quella RW. In parole povere, promuove le pratiche

della prima e contrasta quelle della seconda.

• Iniziamo dal rapporto del diritto d’autore con la cultura RO. L’essenza di tale cultura è che l’utente è autorizzato

unicamente a fruire.

Il fair use è una clausola presente nel copyright che stabilisce la lecita citazione di materiale protetto da copyright

nell’opera di un altro autore, sotto alcune condizioni. Gli usi consentiti sono i fini di critica, insegnamento, commento,

informazione, ricerca.

Nel mondo materiale la legge sul diritto d’autore non fornisce a chi detiene il copyright relativo a un libro alcun controllo

legittimo. Nel mondo materiale la legge sul copyright scatta quando porti il libro in una copisteria il che rappresenta un

utilizzo possibile, ma non comune. Gli utilizzi comuni del libro non sono soggetti alla norma della legge. Nel mondo

digitale, gli stessi identici atti sono regolamentati in modo diverso. Per condividere un libro ci vuole l’autorizzazione. Per

leggere un libro ci vuole l’autorizzazione. Per copiare un paragrafo ci vuole l’autorizzazione. La tecnologia può

regolamentare più efficacemente. L’uso delle opere soggette al diritto d’autore nell’ambiente digitale può essere

controllato alla perfezione. In questo senso la legge supporta la cultura RO più che mai.

• Il rapporto della legge con la cultura RW è diverso. L’utilizzo in chiave RW viola la legge sul diritto d’autore. La cultura

RW è presumibilmente illegale. Con l’andar del tempo la parola iniziò ad essere riferita a tutte le tecnologie che generano

una copia. Così, a mano a mano che la gamma di tecnologie consentivano alla gente di copiare, aumentava anche la portata

effettiva della normativa si applicava.

Il loro timore era che l’utilizzo di tali tecnologie soppiantasse un mercato che ritenevano di loro proprietà. La tecnologia

stava facendo concorrenza alla protezione garantita dal copyright. La tecnologia, in altre parole, stava facendo

concorrenza alla cultura RO. Oggi che la cultura RW si è trasferita in Internet le tecnologie digitali fanno esplodere la

domanda relativa alla cultura RW.

La minaccia relativa alle possibili violazioni del copyright è enorme, di conseguenza anche il prezzo da pagare per

risolvere le controversie è enorme. Perché proprio oggi che la tecnologia incoraggia la creatività, la legge dovrebbe

essere più restrittiva che mai? La legge favorisce la cultura RO, ma sfavorisce quella RW. Dovremmo stabilire se questa

discriminazione nei confronti della creatività RW abbia senso e se debba continuare o meno.

Lezioni dalle culture.

Che cosa possiamo apprendere da queste due culture? Quali lezioni possiamo trarre dalla loro interazione?

La cultura RO è valida e importante.

Il primo passo per apprendere è ascoltare. La cultura RO è essenziale ai fini di compiere questo primo passo.

La cultura RO prospererà nell’era digitale.

La cultura RO prospererà: più contenuti culturali saranno accessibili a un prezzo più conveniente che mai.

Anche la cultura RW è valida e importante.

Fin dagli albori della cultura umana abbiamo insegnato ai nostri figli la creatività RW. Abbiamo insegnato loro a basarsi

sulla cultura che ci circonda. Le parole erano l’unica forma di espressione a cui tutti quanti avevano accesso. Il XX secolo ci

offrì una straordinaria gamma di nuove tipologie di scrittura. Fino agli ultimi anni di quel secolo nessuna di esse godette

della stessa democratizzazione che era toccata al testo. Solo poche persone potevano frequentare un’accademia

cinematografica. La rivoluzione digitale è stato l’abbattimento di tali barriere. Oggi tutte le forme significative di scrittura

sono state democratizzate.

Vi siete mai fatti dei problemi a citare Bob Dylan in un saggio sulla guerra? La risposta è no. Siamo cresciuti dando per

scontate le libertà di cui avevamo bisogno per praticare la nostra forma di scrittura. I nostri ragazzi vogliono godere delle

stesse libertà nei riguardi delle loro forme di scrittura. Non solo delle parole ma anche d’immagini, film e musica.

Il fatto che la cultura RW prosperi o meno dipende almeno in parte dalla legge.

Nelle sua forma attuale, la legge sul copyright impedisce queste nuove forme di cultura. La legge ostacolerà lo sviluppo

delle istituzioni culturali che devono entrare in gioco se si vuole che tale cultura si diffonda. Le scuole ne staranno alla

larga dato che questa forma di remix è illegale.

L’impostazione attuale della legge è al tempo stesso distruttiva e controproducente nei confronti di valori molto

più importanti del profitto delle industrie culturali.

Circa 10 anni fa i teorici e gli attivisti iniziarono a invocare una risposta legislativa a quello che avremmo finito per

chiamare file sharing p2p. La guerra al file sharing è stata un fallimento totale. Sui siti peer-to-peer sono stati scambiati

più di 5 miliardi di canzoni, mentre le vendite dei CD continuano a calare.

Se avessimo avuto un sistema di licenze obbligatorie non avremmo una generazione di ragazzi cresciuti violando la legge.

L’ultimo decennio non ha posto freno al file sharing; non ha aiutato concretamente molti artisti; non ha stimolato

un’ampia gamma di innovazioni. L’unica cosa incontroversibile che ha fatto è stata dar vita a una generazione di “pirati”.

Se vi fosse stata una licenza obbligatoria, gli artisti avrebbero ricevuto più soldi; il mondo del business avrebbe avuto

maggiori opportunità di innovare e i nostri ragazzi non sarebbero stati dei pirati.

E’ davvero il caso che i prossimi 10 anni siano un altro decennio di guerra contro i nostri ragazzi? E’ opportuno che

spendiamo altre risorse per assoldare avvocati e tecnologi affinchè fabbrichino armi migliori tramite cui possiamo

sferrare guerra a chi pratica la cultura RW?

“Non è solo l’attuale calo delle vendite a preoccuparmi, ma anche le abitudini prese all’università. Questo è un momento in

cui si può ancora insegnare qualcosa, un’opportunità per educare questi studenti riguardo all’importanza del rispettare la

musica in quanto proprietà intellettuale.”

Quali sono le norme che dovremmo sforzarci così tanto di far rispettare?

Non esiste alcuna tesi che dimostri che permettere ai ragazzi di remixare la musica faccia del male a qualcuno.

Finchè qualcuno non riuscirà a dimostrarlo la legge dovrebbe togliersi di torno.

Nella prima parte ho descritto 2 culture: quella fatta per essere usata RO e quella fatta per essere… rifatta RW.

Entrambe faranno parte del nostro futuro: Internet darà luogo a una cultura RO più esuberante, ma anche una cultura RW

più espansiva. Mentre gli incentivi allo sviluppo della cultura RO sono chiari, quali sono quelli relativi alla cultura RW? Chi

investirà nel suo sviluppo?

In questa seconda parte descriverò 2 economie della produzione sociale –l’economia commerciale e quella di

condivisione- per arrivare a descrivere una miscela tra le 2, un’economia che chiamerò “l’ibrido”.

6. 2 economie: commerciale e di condivisione.

Un’economia è una pratica di scambio. A da qualcosa a B. B da in cambio qualcosa ad A. Questo “qualcosa” può avere un

valore economico, oppure può essere intangibile: amicizia, oppure l’aiuto che si da a qualcuno.

La gente calcola il rapporto tra ciò che da e ciò che riceve, e dobbiamo aspettarci che continui a prendervi parte

fintantochè riceve a sufficienza in relazione a ciò che da.

• Per “economia commerciale” intendo un’economia in cui il denaro o il “prezzo” costituisce una condizione

fondamentale. L’ultimo CD di Lyle Lovett. Lo comprate in cambio di 13 euro. Lo scambio è definito in termini di prezzo.

• Un’”economia di condivisione” è diversa. Potete chiedere ad un amico che passi più tempo con voi, e il rapporto

rimane di amicizia. Se gli chiedete di pagarvi in cambio del tempo che passate con lui, il rapporto non è più di amicizia.

Nell’economia di condivisione, il denaro è inappropriato. Esse si completano fra loro. Nessuna società potrebbe

sopravvivere solo con una o con l’altra. Internet offre molti esempi di economie commerciali e di condivisione.

Economie commerciali.

La Rete ha scatenato un boom di opportunità di fare soldi facendo funzionare meglio le imprese della vecchia guardia. Ha

reso possibile la nascita di nuove imprese. Che cosa fa funzionare l’economia commerciale su Internet?

Netflix.

Nel 1979 l’industria cinematografica statunitense dichiarò guerra al videoregistratore.

Copiare opere coperte da copyright senza l’autorizzazione di chi lo deteneva era, sostennero Universal e Disney, un

crimine. Nei 30 anni che sono passati da quando Hollywood perse quella causa, si è capito quanto sia stata fortunata a

perderla. Il fatturato generato attraverso la vendita e il noleggio dei video supera quello registrato dall’industria

cinematografica nelle sale. Blockbuster aveva degli inconvenienti: c’era più scelta che in tv, ma non era infinita e il sistema

aveva comunque dei costi. Nel 1997 Hastings ebbe un’idea migliore: lanciò Netflix. I clienti pagavano al sito una quota

fissa mensile; in cambio avevano diritto di noleggiare i DVD dei loro film preferiti, che venivano spediti per posta.

L’unico inconveniente era che dovevi pianificare il tutto con un certo anticipo, ma se lo facevi, avevi i film pronti in casa

quando ti veniva voglia di vederli.

Amazon.

Lasciato nel 1995 Amazon partì con l’idea di vendere libri. Invece di perlustrare un superstore, il cliente usava il proprio

computer per esplorare il catalogo dei libri in vendita. E invece di usare la macchina per andarli a prendere, era Amazon a

usare il servizio postale. Nel 2007 è nata Amapedia: un wiki collaborativo volto alla pubbliczione di contenuti generati

dagli utenti i relazione ai “prodotti che vi piacciono di più”. Ciò è mirato a stimolare le vendite dei suoi prodotti con

maggiore efficienza. E’ l’azienda in realtà ad avere in mano il controllo della piattaforma. Ciò che gli altri aggiungono,

Amazon può eliminarlo. In certa misura, però, la piattaforma invita gli altri ad innovare. Tali innovazioni beneficiano

tanto i loro creatori quanto la stessa azienda.

Google.

Google, fondata presso la Stratford University da due studenti, ha migliorato l’efficacia delle ricerche online. I primi

algoritmi usati da Google ordinavano i risultati sulla base dei link indirizzati ai siti emersi dalla ricerca: processo chiamato

PageRank: riferimento a Larry Page. Se molti siti web contenevano link a un determinato sito, esso otteneva una

posizione più alta nell’elenco dei risultati rispetto a quelli meno “linkati”.

Tutto ciò che l’azienda offre, la aiuta a sviluppare uno straordinario database di conoscenze relative a ciò che la

gente desidera e la relazione fra tali desideri. Ogni clic che effettuate nell’universo di Google arricchisce questo database.

A ogni clic, Google diventa più intelligente.

Tre fattori chiave dei successi descritti.

Questi casi rivelano tre principi fondamentali per aver successo in quest’economia.

Le code lunghe.

Il Principio della coda lunga afferma che via via che il costo dell’inventario diminuisce, la gamma efficiente

dell’inventario si amplia. Quando il costo si riduce a zero l’inventario efficiente aumenta all’infinito. La dinamica della

coda lunga beneficia le persone che si occupano di nicchia. Il basso costo dell’inventario implica una scelta più ampia. La

disponibilità di una scelta più ampia è un grosso beneficio per le persone che hanno gusti diversi dalla massa.

Lulu è un modello di business Internet-based, che non prende in considerazione ciò che fa l’industria editoriale. Lulu non

pone il focus su tutti quegli autori che vengono respinti dal mercato dell’editoria. Lo pone su quelli che hanno

effettivamente qualcosa di importante da dire che dovrebbero avere un mercato. Su quelli che: “Stanno scrivendo per un

mercato troppo piccolo. L’editore ammette che si tratta di un buon libro. E’ solo che non lo vuole perché ha già in catalogo

altri 2 libri sulla programmazione in Java (per esempio).”

La coda lunga da parole a una gamma più ampia di persone.

Piccolo fratello.

Il principio della coda lunga non basta a spiegare il grande successo degli Amazon/Netflix/Google. Non basta che i

prodotti siano semplicemente disponibili. Deve anche esserci un modo efficace per far incontrare ai clienti i prodotti che

appartengono a quell’area. Ciascuna di queste aziende lo fa ottimamente spiegando ogni mia mossa. Il Piccolo fratello

(imparentato con il Grande fratello di Orweel) apprende ciò che con ogni probabilità desidero, dopodichè mi

raccomanda nuovi prodotti sulla base di ciò che ha imparato.

Servizio CD database (CDDB): utilizzando tecnologie crittografiche è semplice attribuire una firma a ogni traccia di

qualunque CD; attraverso la quale un database online può identificare i brani inseriti nel vostro CD. Se la firma

corrispondente è già stata inserita nel database assieme alle info relative al titolo del brano, all’artista e così via. Oggi

ITunes di Apple fa esattamente questo: se Itunes è collegato a Internet confronta le info ricavate dal CD con il database di

cui abbiamo parlato, che oggi si chiama Grancenote CDdatabase. Se trova il CD, sostituisce track 01 con le info relative ai

brani e agli artisti.

• Mp3.com è un modo per promuovere nuovi gruppi presso i clienti esistenti. Essendo convinto dell’efficacia del

Piccolo fratello, pensò che il modo migliore per fare promozione fosse capire alla perfezione i clienti e vedere le cose di cui

sono già in possesso. Il servizio che diede loro era chiamato My.mp3.com consentiva ai clienti di accedere alla loro musica

dovunque fossero. Il cliente indicava un CD in suo possesso a Beam-it che identificava il CD a Mp3.com. Così, se vedeva che

mi piace Lyle Lovett e poi si accorgeva che apprezzavo anche uno dei suoi nuovi artisti, avrebbe avuto buoni motivi per

cercare di promuovere quel nuovo artista presso altri fan di Lyle Lovett. Tutti e 2 i casi di successo su Internet che ho

citato sono basati su il Piccolo fratello. Tutti i prodotti di Google sono studiati per dare all’utente ciò che vuole e, al

tempo stesso, raccogliere dati di cui Google ha bisogno. La nostra ricerca è un dono che facciamo all’azienda,

oltre ad avere un valore per noi.

Innovazione “LEGOizzata”.

Le funzionalità avvengono LEGOizzate: vengono trasformate in un mattoncino che altri possono aggiungere al proprio

sito web o al proprio business.

- Netflix ha condiviso “una gran quantità di dati anonimi relativi ai voti relativi ai film”.

- Amazon lo fa attraverso i suoi Amazonservervices.

- Google, grazie alla googleAPI che incoraggiano il processo di Googlemash up.

“Housingmaps è stato uno dei primi mash up della Rete. I mash up basati su Google maps offrono servizio di ogni genere.

Evidenziano il luogo in cui sono stati commessi crimini, misurano quanta strada hanno fatto durante la loro corsetta e per

chi cerca di risparmiare c’è CheapGas, che fonde Googlemaps con GasBuddy per individuare le pompe di benzina che offrono i

prezzi più bassi.” Innovazione LEGOizzata non è che una delle componenti di ciò che O’reilly ha battezzato Web 2.0.

Democratizzazione.

La piattaforma consente che l’innovazione avvenga democratizzata. L’accesso alle risorse è stato reso più dipendente dal

fatto di appartenere a questa o quella comunità. Amazon e Google democratizzano l’innovazione quando aprono i loro

servizi web alle persone esterne all’azienda.

Le caratteristiche del successo commerciale.

Google e Yahoo! erano un nonnulla quando si diceva che Microsoft dominasse il mercato. Questa vittoria del nuovo sul

potere del vecchio è stata resa possibile da un impegno, a livello dell’architettura del network, volto alla democrazia

dell’innovazione. La coda lunga, il Piccolo fratello e l’innovazione LEGOizzata, spiegano parzialmente il successo

dell’economia online. Spiegano i motivi per cui nell’economia online, il commercio, può funzionare meglio (ovvero più

efficientemente) del commercio nel mondo reale. In realtà esiste una fonte di valore più sorprendente che non ha nulla a

che vedere con il commercio.

Economie di condivisione.

Un rappresentante della gioventù americana ha tirato fuori un’enorme collezione di DVD. In base alle leggi degli USA, era

un ladro. Ciò che quel ragazzo faceva stava rendendo più complicato il mio lavoro. Io mi batto per una “cultura libera”. La

mia posizione è indebolita dai ragazzi che pensano che tutta la cultura della essere libera, nel senso di gratuita.

“Potrei noleggiarne uno per 5 dollari?” “Gliene presto uno volentieri ma non voglio soldi in cambio.”

La sua risposta mi ha ricordato un’economia diversa: non esiste solo l’economia commerciale, ma anche un’economia di

condivisione, ove l’accesso alla cultura è regolato da un complesso set di relazioni sociali.

Avete degli amici. Quest’amicizia vive nell’ambito di una determinata economia. Se non fate altro che chiedere e non date

mai, l’amicizia svanisce. Come ogni economia, quella basata sulla condivisione ruota attorno allo scambio e deve

beneficiare chi rimane al suo interno. Se non lo fa la gente l’abbandona. Tanto la letteratura o quanto la vita sono colme di

esempi e riflessioni relative alle differenze fra l’economia commerciale e quella basata sulla condivisione.

Il dono di Lewis Hyde, descrive l’espressione indian giver, che indica una persona che da qualcosa, ma si aspetta di

riprenderselo. La sua origine evoca l’idea di un’economia di condivisione, ovvero la persona non intende riprendersi la

stessa cosa che ha dato, ma capisce di far parte di una pratica di scambio che deve risultare equa.

“La differenza fra il dono e lo scambio dei beni comuni è che il dono instaura un legame emotivo fra 2 persone, mentre la

vendita di un bene non lascia necessariamente nessun rapporto.”

E’ un rapporto basato sul dono, ovvero un’economia di condivisione, a definire la vostra vita insieme al coniuge o al

partner. L’economia commerciale e quella di condivisione coesistono. La band dei Wilco non si oppone ai cori delle

parrocchie, anche se diffondono gratuitamente le loro opere, mentre i Wilco fanno pagare un bel po’ di soldi di biglietto di

uno dei loro concerti. Definirò “economie di condivisione sottili” quelle in cui la motivazione è principalmente egoistica,

ed “economie di condivisione spesse” quelle in cui le motivazioni sono ambigue in termini dell’appartenenza alla

categoria egoistica o a quella altruistica.

• Nelle economie di condivisione sottili la gente non basa uno scambio sul prezzo o sui soldi, lo effettua semplicemente

perché ne trae un beneficio. Non ci da necessariamente fastidio che le nostre azioni possono aiutare qualcun altro,

tuttavia non abbiamo un desiderio indipendente di aiutarlo. Pensate a Skype. Possiamo effettuare chiamate gratuite ad

altri utenti Internet. Quando tenete aperto Skype esso utilizza il vostro computer per far funzionare meglio il network.

Quando qualcuno partecipa a questa “economia di condivisione” delle risorse computazionali, però, qual è la motivazione

più saliente? Oppure semplicemente un desiderio di effettuare chiamate a basso prezzo? Il che rende quest’economia di

condivisione, sottile.

• Per un’economia di condivisione spessa le motivazioni sono più complesse. Immaginiamo un padre che dedichi la

mattina della domenica a impartire lezioni sulla Bibbia. La sua motivazione, in parte, è riferita a lui, in parte è mirata al

miglioramento della sua comunità, ovvero è una motivazione altruistica.

Economie di condivisione su Internet.

Queste economie di condivisione fioriscono in parte grazie alla loro architettura. Ad esempio, le migliori seguono un

principio analogo a quello di Bricklin: la gente contribuisce al bene comune come corollario allo svolgimento di una

serie di attività che vorrebbe svolgere comunque. Certe comunità online, però, pretendono qualcosa di più.

L’economia di condivisione su Internet più importante dei giorni nostri è Wikipedia.

Il caso paradigmatico: Wikipedia.

Wales lanciò Nupedia. Un wiki è una piattaforma che consente a chiunque di scrivere o modificare i contenuti all’interno

di un ambiente condiviso. L’obiettivo era dar vita a un’enciclopedia. Ciò significava che le voci dovevano essere scritte a

partire da un “punto di vista neutrale” (PVN) e il progetto doveva essere scritto da una community di volontari.

Nessuno deteneva la proprietà di Wikipedia a titolo esclusivo. Il contenuto di Wikipedia veniva creato in base a una

licenza del copyright che garantiva che rimanesse liberamente riproducibile da parte di chiunque per sempre, e che le

modifiche fossero libere: copyleft di Richard Stallman.

Il lavoro che viene svolto nel contesto di Wikipedia non è esclusivamente dedicato alla stesura di voci originali. La grande

maggioranza del lavoro riguarda la modifica dei contenuti, per correggere gli errori di ortografia, riscrivere i testi affinchè

siano conformi alla norma del PVN. Questa divisione non è imposta dall’alto. In Wikipedia non esiste alcuna regola sulla

quantità di lavoro da svolgere. Si tratta di volontari che si comportano come vogliono. Perché lo fanno? Semplicemente

perché ciò le piace più di tutte le altre cose che potrebbe fare in quel momento? In parte esiste anche una motivazione di

tipo altruistico attorno al progetto.

Tale obiettivo rende i “Wikipediani” una community nel senso assai significativo di un gruppo di persone che collaborano

alla risoluzione di un problema comune. Sorprendentemente Wikipedia funziona bene anche in analisi di eventi come il

massacro perpetrato presso l’università Virginia Tech e l’uragano Katrina. Wikipedia è divenuta il punto di riferimento

per la verifica delle informazioni dettagliate relative all’evento. Wikipedia rientra nell’economia di condivisione benchè la

licenza su cui si basa permette a chiunque di copiarne i contenuti e qualunque fine, compresa la vendita di copie. L’unica

limitazione imposta dalla licenza è che, se si effettuano delle modifiche a Wikipedia, bisogna attribuire alla nuova versione

la stessa licenza di quella vecchia. Nessuno è autorizzato a perfezionare i contenuti per poi “bloccare” le migliorie

introdotte. Anch’esse devono restare libere. Wikipedia rimane parte dell’economia di condivisione perché l’accesso non

viene concesso attraverso un pagamento di denaro. Dato che è uno dei 10 siti web più visitati al mondo, la decisione di

non inserire annunci comporta che Wikipedia rinunci a 100 milioni di dollari all’anno. Perché mai? Evitare gli annunci è

un modo per ottenere credibilità.

Oltre Wikipedia.

Internet ha imparato a condividere molto tempo prima di Wikipedia. Il codice che diede vita alla Rete scaturì da

un’economia di condivisione. Un software open-suorce, ovvero gratuito e liberamente modificabile, fu distribuito per

consentire il funzionamento dei server e dei protocolli Internet. Il più famoso fu GNU, lanciato da Stallman allo scopo di

sviluppare un sistema operativo gratuito, ma mancava il nucleo.

Uno studente finlandese attribuì al khernel il nome di Linux. Una schiera di volontari sparsi in tutto il mondo contribuì a

perfezionarlo ad un livello tale che, una volta aggiunto alle altre componenti del sistema GNU, esso diede vita a un sistema

operativo solido: GNU/ Linux che fu sviluppato da migliaia di persone che si offrirono volontariamente di scrivere

un codice. La licenza di base del free software autorizza gli sviluppatori a vendere il loro codice; essi però, non possono

assolutamente cedere a pagamento il diritto di modificare o cambiare il codice che sviluppano a partire dal free software.

Tale economia è destinata a rimanere per sempre un’economia di condivisione.

Perché questa modalità di software funziona più del software proprietario? E’ facile che un progetto open-source

(caratterizzato da una maggiore eterogeneità degli sviluppatori) batta un progetto proprietario.

• ProjectGutenberg è un’economia di condivisione. Hart lancia il progetto. La sua mission: “incoraggiare la creazione e la

distribuzione di EBook”. Le opere vengono aggiunte alla raccolta da volontari. La gente le scarica regolamente. Il prezzo o il

denaro, non regolano l’accesso. I contributi offerti a questi progetti sono volontari. Il prezzo non misura l’accesso ai

progetti ne ai risultati che ne emergono.

“Le tecnologie web stanno trasformando il carattere della Rete da quello di una grande biblioteca verso un ambiente di

lavoro collaborativo governato dagli utenti. 10 anni fa l’astronomia era ancora appannaggio di gruppi di lavoro che

mantenevano riservati i dati. Oggi è strutturata sulla base di grandi set di dati, che vengono condivisi, codificati e messi a

disposizione dell’intera comunità.”

• Open-sourcefood è un’economia di condivisione. Gli utenti inseriscono le loro ricette nel database del sito. Il denaro non

misura l’accesso al sito. Tutti i contributi sono sulla base volontaria. Internet è colma di economie di condivisione,

nell’ambito delle quali la gente contribuisce per motivi diversi dai soldi. Il risultato è una serie di economie di

condivisione più vitali.

Che cosa condividono le economie di condivisione?

Le persone che partecipano alla creazione di qualcosa di valore non vuol dire che non lo facciano per il proprio

tornaconto. Indubbiamente non vuol dire che lo facciano unicamente a beneficio di qualcun altro. Perché lo fanno? Che

cosa ne ricavano? Tali interrogativi sono stati studiati ampiamente nel contesto del free software e dell’open-source. La

gente fa cose che vorrebbe fare comunque. Nel caso del free software e dell’open-source, la domanda non è: perché

scrivono il codice?, ma piuttosto: perché forniscono gratuitamente la soluzione agli altri?

La persona deve risolvere comunque il problema per se. Sempre nel campo del software, vi sono numerosi individui che li

condividono ed è probabile che alcune di essi siano motivati a perfezionarli.

La gente partecipa per le attività che svolge: o perché le piace darsi da fare o perché le piace svolgere quelle determinate

attività. In entrambi i casi sono ambienti felici. La gente si trova al loro interno perché lo vuole.

7. Economie ibride.

Le economie commerciali cercano il valore basandosi sui soldi. Le economie di condivisione creano valore ignorando i

soldi. Fra queste 2 economie ve n’è una terza che è basata tanto sull’economia di condivisione quanto su quella

commerciale e da un valore aggiunto a entrambe. L’ibrido dominerà l’architettura del commercio sul web. L’ibrido

crea un legame fra 2 economie più semplici. Questo legame, dura nel tempo solo se viene preservata la distinzione fra le 2

economie. Internet rappresenta l’era dell’ibrido. Se le economie di condivisione promettono di creare valore, è l’economia

commerciale ad avere la vocazione giusta per sfruttarlo.

Il free software: Yong decise di approfondire il tema. Si tratta di un drappello di persone che hanno un interesse in

comune. Un desiderio di veder sfondare i software open-source.

• Redhat, un esempio di ibrido: quest’azienda specializzata nel free software ha reso il proprio sofware open source. Yong

capì che l’unico modo in cui la sua azienda avrebbe potuto competere con Microsoft sarebbe stato dare ai clienti l’accesso

totale al codice. Rimane sorpreso quando gli dissero che stavano usando Linux per far funzionare la centrale di

commutazione dell’azienda. “Non abbiamo scelta! Se usiamo SunOS o NT dobbiamo aspettare mesi! Se usiamo Linux

possiamo farlo da soli se è davvero urgente.”

Il punto sarebbe stato vendere benefici, non funzionalità. Redhat è un ibrido. Yong se ne occupava per i soldi. L’unico

modo in cui Redhat avrebbe potuto sfondare, però, sarebbe stato assicurarsi che migliaia di persone continuassero a

contribuire –gratuitamente- ha sviluppo nel sistema operativo GNU/Linux.

Un’ecologia di entità commerciali create allo scopo di estrarre valore da un’economia di condivisione. Ora bisogna

raggiungere un’equilibrio tra entità commerciale e di condivisione. L’azienda è riuscita a preservare la fedeltà della

community grazie al modo in cui si è comportata. Affinchè una simile collaborazione funzioni, bisogna rispettare la

community; responsabilizzarla, cioè conferirle per davvero l’autorità che gli si attribuisce a parole. Fare in modo che la

gente si senta parte di un progetto significativo. Le persone che contribuiscono a questa community sentono di aver

l’opportunità di dedicarsi alle cose a cui vogliono realmente dedicarsi. E questo da molte soddisfazioni.

Oltre il free software.

Il free software è l’ibrido in cui una serie di entità commerciali estraggono valore da un’economia di condivisione. Alcuni

ibridi creano spazi comunitari, altri creano collaborazioni, altri ancora creano community.

Dogster.

Un ibrido che ha reso più facile il contatto fra le persone che hanno un rapporto intenso con i cani. E’ un sito progettato

con l’obiettivo di far diventare questo spazio comunitario, il punto di riferimento in rete per gli amanti degli animali.

Dogster non offre tuttociò a titolo gratuito, lo spazio comunitario garantisce il proprio sostentamento attraverso la

pubblicità. Fa leva sulla comunità di passioni e di conversazioni che si sviluppa attorno agli animali domestici al fine di

generare il fatturato che ne permette il sostentamento. In poche parole è un ibrido.

Craigslist: “peace and love”.

Newmark lanciò Craigslist. Gli utenti potevano pubblicare annunci gratuiti relativi ad ogni tipo di categoria. Il 99%

del contenuto del sito è gratuito. Craigslist li mette nelle condizioni di condividere una serie di informazioni in qualità di

membri della community. Il potere di giudicare i contenuti è in mano alla community. Se vedi qualcosa che non va viene

rimosso. Però c’è l’aspetto più interessante in vista della comprensione di questo ibrido. 2 categorie di annunci non

vengono pubblicate gratuitamente. Questi introiti finanziano le spese del sito e i suoi fondatori ne traggono un profitto. La

community non pretende uno spazio completamente privo di aspetti commerciali. Non richiede che i suoi fondatori

facciamo la fame. Fintantochè la richiesta monetaria rimane modesta, continua a frequentare il sito.

Flickr.

Butterfield e Fake decisero di creare Flickr. Il loro non fu il primo sito che consente alle persone di pubblicare fotografie in

Internet. Ofoto, acquisito da Kodak, era smaccatamente commerciale. Il fallimento di Ofoto fu dovuto al fatto che tutto

ruotava intorno all’acquisto di fotografie: album, t-shirt ecc… Kodak non capiva le community. Flickr era tutta un’altra

cosa. All’epoca non esisteva l’idea delle fotografie pubbliche. Flickr incoraggiava l’idea che le licenze che offriva avessero

l’obiettivo di consentire agli utenti di condividere le loro creazioni. I membri possono attribuire alla foto un vlag che

le segnala come inappropriate. Lo stesso vale per le recensioni. La gente non scrive recensioni solo perché le piace,

piuttosto, lo fa perché si sente parte di una community.

Nel marzo 2005 Flickr è stato acquisito da Yahoo!. Esso doveva servire da modello per l’ibrido che Yahoo! vuole diventare.

Finora l’azienda ha avuto aspirazioni modeste. Yahoo! continua a lasciarla andare avanti come un’economia di

condivisione, facendo qualche piccolo, ma sempre più significativo sforzo per estrarne valore.

Youtube.

Hurley, Chen e Karim hanno iniziato a sviluppare un servizio di condivisione di video. Usando Flash come formato video

hanno avuto la garanzia che chiunque avesse un browser potesse vedere le clip. Ogni giorno venivano visti 100 milioni

di video. Nel 2007 è stato acquistato da Google. Questo valore viene scaturito direttamente dalla community. Nessuno ha

assunto così rapidamente un ruolo fondamentale nella cultura popolare.

Come nel caso di craigslist, la community degli utenti di Youtube contribuisce al pattugliamento del sito per verificarne i

contenuti. Come vicini di un quartiere ben tenuto, gli utenti fanno le pulizie e sono fieri dell’ambiente che hanno

contribuito a costruire.

UGC (User-Generated-Content): il contenuto dev’essere condiviso affinchè rappresenti un valore.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Theladyfromshanghay di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e tecnica dei nuovi media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Pescatore Guglielmo.

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