Estratto del documento

• Ha catturato l’immagine del figlio che ballava, accompagnato dal sottofondo di Prince. Una persona ha spedito una

lettera a Youtube chiedendo che quella riproduzione non autorizzata della musica di Prince fosse rimossa dal sito.

Youtube ha soddisfatto la sua richiesta. Nel video la qualità della registrazione era orribile. Nessuno scaricherebbe quella

clip per evitare di pagare Prince. Pertanto, non è plausibile che Prince venga danneggiato in alcun modo dal fatto che

Stephanie Lenz condividesse quella clip con i suoi amici/famigliari. La EFF si occupa di molti casi di questo tipo. Gli

avvocati di Universal hanno insistito sul fatto che la condivisione di quel video domestico rappresentasse una violazione

intenzionale del copyright. Visualizzate quell’incontro: sette/otto mila dollari? Trentacinquemila? Che cosa ha fatto si che

questi avvocati e dirigenti prendessero così seriamente un caso come questo, che si convincessero che esistesse un

motivo importante di natura sociale?

• 25 fan di John Lennon, che si erano proposti di cantare un tributo Working Class Hero (A Portrait Of John Lennon). “L’idea

è spostare il focus dalle persone che in genere vengono considerate i creatori, in modo tale da dare un po’ di spazio a quelle

che assorbono i prodotti culturali e di riflettere un po’ su ciò che accade una volta che siano stati distribuiti: fino a che punto

possono essere assorbiti?” Viviamo in un mondo infuso di cultura commerciale, eppure vediamo raramente come essa ci

tocca e come noi la elaboriamo mentre lo fa. “Mi sono resa conto che dovevo girare la telecamera di 180° per orientarla

verso le persone che si trovano dall’altro lato degli schermi, cioè il pubblico. Verso quelli in cui in genere si pensa che non

faccia altro che assorbire la cultura.”

Un anno dopo la formulazione della prima richiesta il problema non era ancora stato risolto. I detentori dei diritti non

hanno ancora raggiunto un accordo definitivo.

• Gregg Gillis ha una band: Girl Talk. Produce una miscela di sample, ovvero campioni, tratti da tanti altri artisti. In un

brano ha fuso Elton John, Notorius B.I.G. e le Destiny’s Child nell’arco di 30 secondi. Se consultassi qualunque avvocato

citerebbe la Ono: “L’autorizzazione è indispensabile dal punto di vista legale.” Dunque, Girl Talk equivale a un crimine.

Il problema sta svanendo. Ciò che Gills fa così bene, presto lo faranno tutti. “Per ogni singolo successo della top 40 che viene

trasmesso alla radio, un sacco di ragazzini lo prende e ne realizza dei remix. Il software diventerà sempre più facile da usare.

Ma perché è una cosa positiva?

Perché si tratta di cultura gratuita. Penso che sia semplicemente meraviglioso a livello creativo che tutti si lascino

coinvolgere così tanto dalla musica.”

E’ una cosa positiva anche per l’industria che potrà prostrare in futuro. Questa interattività (abitudine a) considerarli più

come un gioco e meno come un prodotto. La gente sarà costretta –gli avvocati- a prendere atto di questa realtà. Tutta la

musica viene creata a partire dal materiale di altra gente. E questa non è una cosa negativa. Non significa che non si

possano realizzare contenuti originali. Ciò significa che non si può produrre tali contenuti nel rispetto della gente.

L’autorizzazione è indispensabile dal punto di vista legale, malgrado oggigiorno sia impossibile ottenerla.

• Il brano di SilviaO era una bella cover di una canzone cantata in spagnolo. Pochi giorni dopo un membro di ccMixter, l’ha

remixato, tagliuzzando in testo fino a trasformarlo in un linguaggio totalmente incomprensibile. SilviaO non ha espresso

alcuna condanna. Ha spiegato che quell’esperienza aveva totalmente cambiato la sua visione della creazione musicale. Il

testo non aveva più senso. Il suono, però, aveva assunto un nuovo significato. Se “L’autorizzazione è indispensabile” dal

punto di vista legale, nel caso di quest’opera l’autorizzazione era già stata concessa. Le licenze di Creative Commons

avevano trasformato il fondamento stesso del diritto d’autore, attraverso gli atti volontari della persona che deteneva

il copyright. 1. Culture del nostro passato. Cultura RW VS Cultura RO.

Nel gergo attuale dei geek potremmo definire la cultura celebrata da Sousa una “cultura RW”: nel mondo di Sousa la

cultura è orizzontale: viene condivisa da persona a persona. Il timore di Sousa era che tale cultura RW svanisse, rimossa

da una cultura più RO: meno avvezza alla creatività amatoriale.

Read/Write: può leggere il file e anche modificarlo.

Read/Only: può soltanto leggere il file.

Il XX secolo, fu un’epoca di concorrenza virtuosa tra le tecnologie RO. Ogni ciclo diede vita a una tecnologia migliore. I

dischi furono esposti alla concorrenza delle audiocassette e dei CD. La radio ha quella della televisione e dei

videoregistratori; i videoregistratori a quella dei DVD e di Internet. La cultura RO aveva dato lavoro a milioni di persone.

Aveva forgiato superstar capaci di influenzare milioni di persone. Aveva finito per equivalere alla definizione che la

maggior parte di noi attribuiva alla cultura popolare.

Sousa trovava ridicolo l’immaginare un mondo in cui fosse illegale riunirsi a cantare. Tale area delle cultura doveva essere

lasciata libera da qualunque normativa, mentre al tempo stesso, bisognava disciplinare maggiormente, quella nel cui

ambito, una serie di entità commerciali traevano profitto dalle opere creative. L’importanza della creatività “amatoriale”,

l’importanza di imporre limiti al raggio d’azione delle norme relative al copyright.

2. Culture del nostro futuro.

Le guerre del copyright hanno portato molti a pensare che le alternative che abbiamo a disposizione siano solo 2: tutto o

niente. Vincerà Hollywood oppure la Rete? In realtà, non esiste un’alternativa tra il passato e il futuro, questo futuro non

deve per forza essere meno RO o più RW: potrebbe essere entrambe le cose. Questo futuro potrebbe veder emergere

ciò che chiamo: ibrido. 3. L’ampliamento della cultura RO.

C’è una parte della cultura che ci limitiamo a consumare. Ascoltiamo della musica. Guardiamo un film. Principalmente la

cultura di questo tipo viene fruita attraverso l’atto del consumo. Una volta terminato, mettiamo da parte l’opera. Ciò

rappresenta il nucleo della cultura RO. Per il momento incentrerò il ragionamento sulla cultura RO di cui Sousa si

lamentava. Vale a dire che gli emblemi che vengono elaborati ed eseguiti da una serie di macchine che catturarono e

diffondono la musica, tali emblemi furono analogici: avevano tutti in comune determinati limiti. Per il fruitore qualunque,

però, le riproduzioni della cultura RO andavano soltanto eseguite, non manipolate. La natura di tale tecnologia limitava

l’opportunità da parte dei fruitori di fare concorrenza ai produttori (attraverso la condivisione).

La trasformazione della natura.

La tecnologia digitale trasformò questa natura. Il codice di una videocassetta analogica limitava il numero di riproduzioni

finchè il nastro non si logorava. Il codice di una copia digitale di quel film non lo fa. Ciò che in precedenza era impossibile e

illegale, oggi è soltanto illegale. Alla metà degli anni 90, l’industria capì pienamente il nemico che aveva di fronte. Verso la

fine di quel decennio, produsse una strategia volta a combatterlo. Fu così che nacquero le guerre del copyright. La RIAA

inviò circa 2mila500 lettere a 23 atenei sparsi in tutti gli USA minacciandoli di intentare cause basate sullo scaricamento

illegale di contenuti coperti da diritto d’autore da parte degli studenti. Le cifre per lo meno, stavolta erano in linea con

questa tesi, mentre la prima metà del 2002 le vendite di prodotti discografici registrate in tutto il globo erano scese. Le

etichette incolparono la pirateria della perdita stimata da 5miliardi di dollari. I più credevano che l’industria dovesse

compiere una scelta: spingere al margine il digitale e salvare il mercato, o consentire che diventasse un fenomeno di

massa e restare a guardare il fallimento totale del settore.

Un altro remake della natura.

ITunes, negozio online di musica digitale, lanciato nel 2003. Il segreto è stato il raggiungimento di un equilibrio tra

accesso e controllo che soddisfacesse tanto i consumatori, quanto i creatori. A mano a mano che il costo

dell’inventario diminuiva il mix dello stesso aumenta: la coda lunga.

Ricodificare noi stessi.

L’idea che dobbiamo adeguare i nostri orari a quelli di un distributore sembrerà sempre più ridicola. Sembra incredibile

anche alla gente della mia età ricordare un’epoca in cui per guardare un programma televisivo dovevi sincronizzare i tuoi

orari con quelli dell’emittente.

• Ho aperto YouTube e nel giro di 5 minuti ho trovato dei video con entrambi gli amici. Molte persone hanno preso quelle

clip e le hanno citate nei loro blog. L’ho fatto anch’io. Poi ho letto che stava per essere un’azione legale contro i blogger e

gli utenti di YouTube che avevano distribuito spezzoni della cerimonia. In qualità di avvocato capivo le rivendicazioni dei

proprietari dei contenuti, ma in qualità di cittadino sono rimasto sbalordito.

Le tecnologie digitali cambieranno le aspettative relative all’accesso. Pensate all’Ipod, che integra tutte le forme della

cultura RO in un unico dispositivo: questa integrazione ci porterà a considerare il dispositivo non come un lettore

musicale o un riproduttore di video, ma come un accesspoint universale che agevola l’accesso a tutto ciò che vogliamo, in

qualunque momento lo vogliamo. Quando gli spot venivano trasmessi ogni mezz’ora, per molte persone rappresentava

una gradita pausa. Oggi che il 25% del tempo di trasmissione è occupato dalla pubblicità, gli spot rappresentano un

disturbo continuo. Così come i limiti della cultura RO analogica sono stati eliminati dalle tecnologie digitali, quelli della

pubblicità del XX secolo possono essere eliminati dalle tecnologie digitali del XXI secolo. L’accesso gratuito è un mezzo

per raccogliere dati di estremo valore sullo spettatore e questi possono tradursi in tecniche pubblicitarie molto più

efficaci. Questo risulta evidente se si pensa ad Amazon. Amazon vede ciò che compro. Ha sviluppato un profilo delle mie

preferenze e io lo ascolto volentieri quando mi suggerisce qualcosa a cui potrei essere interessato. Limitare l’accesso

significa limitare il valore. Una norma scaturita dall’idea che l’unico modo per proteggere la cultura RO sia rendere

illegale la cultura RW è una falsa scelta. 4. La resurrezione della cultura RW.

Ben scriveva con uno stile particolare. Se si fosse trattato di pittura sarebbe stato etichettato come collage. Se si fosse

trattato di digitale, l’avremmo chiamato remix. Ogni paragrafo veniva costituito da una serie di citazioni. Se Ben avesse

scritto agli eredi di Hemingway per chiedere l’autorizzazione a inserire una citazione, i loro avvocati sarebbero stati più

che altro infastiditi. Quale folle, si sarebbero chiesti, pensa che ci sia bisogno di un’autorizzazione per inserire una

citazione in un saggio? La scrittura, rappresenta la forma più pura di creatività democratica, ove democratica significa

che tutti gli esponenti di una società hanno accesso ai mezzi necessari a scrivere. Sarebbe impossibile svolgere questa

attività (scrivere) se ci volesse un’autorizzazione per ogni citazione. La libertà che Ben dava per scontata è perfettamente

naturale in un mondo nel quale la scrittura è aperta a tutti.

La scrittura al di la delle parole.

Se possiamo riprendere una parte del testo di una canzone di Bob Dylan in un articolo dedicato alla guerra del Vietnam,

possiamo inserire parte di una ripresa in cui Bob Dylan canta questi versi in un video riferito a tale conflitto. L’atto è lo

stesso, solo la fonte è diversa. Le norme che governano tali forme di espressione sono molto più restrittive di quelle che

regolano la parola scritta. La realizzazione dei film e quella dei dischi fu, per gran parte del XX secolo, appannaggio dei

professionisti, ciò implicò che fosse più facile immaginare un regime che obbligava a chiedere il permesso per trarre

citazioni da film e dalla musica. E’ opportuno che le norme che tutti diamo per scontate in relazione alla scrittura vengano

applicate ai video? Oppure è il caso che le norme relative ai film vengano applicate ai testi? Alcuni insisteranno sul fatto

che la distinzione non è fra i testi da una parte e film/musica dall’altra, ma, fra rappresentazione commerciale o pubblica

di testi/film/musica, e utilizzo privato o non commerciale di testi/film/musica. Tutte le major hollywoodiane hanno

sostenuto con insistenza che un padre non ha il diritto di inserire una scena tratta da un grande film in un video fatto in

casa -anche se tale video non viene mai mostrato a nessuno oltre che hai famigliari- senza pagare migliaia di dollari per

essere autorizzato a farlo. La libertà di riprendere delle citazioni non è universale nella sfera non commerciale, allo stesso

tempo non credo che la libertà di riprendere delle citazioni debba essere estesa universalmente solo all’interno della sfera

non commerciale. Dovrebbe andare ben oltre. Il fondamentale di cui prendere atto è che la creatività RW non fa

concorrenza al mercato delle opere creative che vengono remixate, ma lo indebolisce. Questi due mercati sono

complementari.

Il remix del testo.

La scrittura si è evoluta passando attraverso due vite. .

• La prima era Usenet: messaggi a buon mercato fra migliaia di computer in tutto il mondo. Divenne la sede di una

cultura RW sempre più interattiva. Usenet divenne sempre meno un ambiente in cui poteva aver luogo un dialogo e

sempre più un ghetto riservato agli annunci pubblicitari.

L’inventore del Web, Lee, era convinto che fosse un mezzo RW, ma i suoi sviluppatori pensavano sarebbero state le

imprese a divulgare contenuti al mondo intero. RO, non RW.

• La seconda è il blog. Quando sono nati i blog, benchè essi esprimessero una creatività RW, il loro carattere in questo

senso era limitato. Questo è stato il primo strato della cultura RW. Preso da solo, tuttavia, varrebbe ben poco. I due

strati successivi hanno contribuito alla risoluzione di questo problema.

- Il primo ha dato un po’ di ordine alla blogosfera: folksonomia. I tag e i sistemi di raking. Se leggete un articolo dedicato a

Obama potete attribuirgli un tag corrispondente a una breve descrizione “Obama”: via via che milioni di lettori fanno la

stessa cosa il sistema di tagging inizia a dare un ordine ai contenuti: più numerosi sono i tag più utili e significativi di

ventano. Quando il lettore scrive attribuendo dei tag o un voto, l’importanza dello scritto originale cambia.

- Il secondo strato tratta di una serie di strumenti che cercano di quantificare la rilevanza di una conversazione contando i

link con i quali altri si collegano ad essa. Il lider di quest’area è Technorati (classifica i blog più pubblicizzati attraverso i

link e la quantità di conversazioni).

Questi 2 strati agiscono di concerto. In aggiunta al contenuto una serie di contenuti relativi al contenuto si sono uniti in un

set di strumenti volti a misurare l’influenza dei contenuti: un ecosistema della reputazione.

Benkler elenca casi in cui i blogger hanno ottenuto risultati migliori dei media di massa nella caccia alla verità.

Dobbiamo concentrarci su, non tanto la qualità del discorso che genera ma, l’effetto che esercita sulla persona che

produce il discorso. Nei primi 10 anni della mia carriera scrivevo testi sapendo che nessuno li leggeva e ciò che i 4 gatti

che leggevano i miei testi pensavano al riguardo restava una loro opinione privata. La blogosfera è diversa. Puoi vedere

quanta gente legge ciò che scrivi, puoi leggerne i commenti.

• In una serie di fax iniziai ad inviargli commenti sempre più oltraggiosi, criticando quella parte del testo. Dopo aver

inviato una di quelle lettere la rilessi e rimasi scioccato dal suo tono offensivo. Ne scrissi un’altra piana d’imbarazzo

chiedendogli scusa. Posner, non rispose accettando le mie scuse, bensì gridandomi. “L’ultima cosa al mondo di cui ho

bisogno è che filtri i tuoi commenti in base ai miei sentimenti”.

• Ho assistito mentre il ministro della cultura brasiliano discuteva con un pubblico affezionato ma critico. Gil apprezzava

moltissimo quello scambio di idee. Non era imbarazzato per la durezza delle critiche.

Tutta questa apertura è il prodotto di una forma di democrazia messa in pratica attraverso la scrittura. Fra 10 anni la

gente potrà scaricarne copie consultabili tramite un “accesso aperto”; chiunque potrà commentare, votare e criticare gli

scritti che leggerà. Il testo rappresenta solo una piccola parte di quella cultura RW che è la Rete. A questo punto

occupiamoci del suo cugino più grande.

Il remix dei media.

Il testo rappresenta il latino di oggi. E’ attraverso il testo che comunicano le élite. Per le masse la maggioranza delle

informazioni viene raccolta attraverso altre forme mediatiche: TV, film, musica e video musicali. Tali forme di “scrittura”

rappresentano le lingue volgari di oggi. Non è stato Internet a rendere significative queste altre forme di scrittura,

Internet e le tecnologie digitali hanno messo questi media a disposizione delle masse. Come nel caso del testo RW, si sta

sviluppando un’ecologia dei media RW. Questi media RW appaiono simili al modo di scrivere di Ben. Tali citazioni hanno

luogo a diversi livelli. I media remixati possono citare suoni sovrapponendoli alle immagini, o video sovrapponendoli al

testo, o testi sovrapponendoli a suoni. E’ il mix a produrre il “remix”. Come dovremmo considerare questo fenomeno?

Semplicemente un c

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Theladyfromshanghay di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e tecnica dei nuovi media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Pescatore Guglielmo.
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