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Riassunto esame Teoria e tecnica dei nuovi media, prof. Poli, libro consigliato Memoria e Conoscenza, Maldonado Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Teorie e tecniche dei nuovi media della professoressa Poli, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Memoria e Conoscenza, Maldonado . Gli argomenti trattati sono i seguenti: filosofi della mente e gli esperimenti mentali, Wittgstein e il bicchiere-trappola.

Esame di Teoria e tecnica dei nuovi media docente Prof. A. Poli

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ESTRATTO DOCUMENTO

La memoria a breve termine viene identificata a partire da Brown con la

memoria di lavoro. Tuttavia c’è stata una divisione più sistematica con il

modello di Baddley che suddivide la memoria di lavoro in due tipologie:

memoria di lavoro generale e memoria di lavoro specifica. In quest’ultima

l’autore individua tre funzioni:

Loop fonologico: responsabile del mantenimento dell’informazione

• verbale

Taccuino visuospaziale: responsabile del mantenimento

• dell’informazione visiva

Sistema esecutorio centrale: responsabile del controllo e

• dell’esecuzione di tutte le attività che si svolgono nella MBT

Il controverso piccolo uomo

L’ultima parte del modello di Baddeley viene molto spesso identificato con la

teoria dell’homunculus, una specie di folletto che svolge una funzione di

supervisione e gestione complessiva della memoria.Ogni qualvolta una teoria

si affida ad una formulazione che presenta i tratti della intenzionalità li si

nasconde un piccolo uomo. Questa teoria si collega con quella dello

schematismo proposto da Kant. Negli anni 40 viene riproposta nell’ambito

della psicologia cognitivista e della neuropsicologia. Per schema si intende

una struttura di raccolta in cui si accumulano le esperienze passate di

interscambio con l’ambiente esterno. Da questo processo dipenderebbe il

processo costruttivo della memoria.

La ricerca sperimentale

Gli studi condotti in Germania sulla memoria sono il risultato di un nuovo

modo di intendere lo studio scientifico. Lo sviluppo delle teorie sulla memoria

si deve a Hering, Ebbinghaus e Schuman. Un ruolo importante viene svolto

anche da James avviando la strada del gestaltismo. Non va sottovalutato il

ruolo del comportamentismo nello sviluppo della psicologia sperimentale

contemporanea.

Comportamentismo e memoria

Secondo il comportamentismo, apprendimento e memoria coincidono, perché

un soggetto che apprende è in grado di rispondere alla sollecitazione di uno

stimolo modificando il proprio comportamento. Nel comportamentismo

statunitense vi è un requisito unico che non si riscontra nelle altre teorie

comportamentiste ovvero il concetto della diretta osservabilità, cioè sia lo

stimolo che la risposta devono essere direttamente osservabili. Un altro

fenomeno è quello della psicologia delle differenze individuali che ha

sviluppato strumenti antropometrici e psicometrici per la valutazione delle

capacità degli individui. In particolare Goddard, Terman e Yerkes inaugurano

l’uso dei test mentali.

Cognitivismo e test mentali

Il cognitivismo ha saputo trarre profitto dai test mentali applicandoli alle

tematiche di suo interesse, infatti è stato possibile misurare processi mentali

relativi all’apprendimento e alla memoria. Alcuni esempi di test sono: test di

rievocazione, riconoscimento e apprendimento, span di cifre, span di

memoria. Questi test usati per valutare soggetti cerebrolesi in ambito clinico

hanno un legame con i test mentali. L’oggettività dei test cognitivi è fuori

discussione. Molti dei teorici comportamentisti svolgono tutt’ora un ruolo

importante nel campo degli studi sull’apprendimento, si tratta di suscitare

risposte di tipo non associativo, come l’abituazione e la sensibilizzazione.

Neisser e l’ecologia della memoria

Neisser inaugura una fase che si distacca dalla linea dominante, egli sostiene

che la memoria non va studiata su casi ad hoc e in laboratorio. L’oggetto

della ricerca dovrebbe essere la memoria allo stato brado, usando l’approccio

ecologico, partendo dal presupposto che l’ambiente è memoria e la memoria

è ambiente. Questo concetto era stato precedentemente definito da Gibson, il

quale affermava che la percezione è inscindibile dalla memoria, ma anche

dell’ambiente di cui fa parte. L’espressione ecologico quindi assume una

accezione di studio dei fenomeni in condizioni naturali, cioè in un ambiente

non artificialmente rarefatto dai vincoli imposti dalla ricerca di laboratorio,

quindi si propone uno studio della memoria allo stato brado.

I Fenomeni quotidiani della memoria

Il contributo di Neisser riesuma degli aspetti della teoria pragmatico-

funzionalista. La certezza su cosa sia da osservare e non osservare non è

più fonte di certezza attualmente. La cosiddetta immagineria biomedica ha

reso maggiormente osservabili alcuni processi che hanno reso osservabili

vaste aree dell’organismo tra cui il cervello. Attualmente sembra esserci una

unione tra il comportamentismo e l’approccio ecologico, in particolare per

quello che riguarda la memoria semantica,autobiografica ed episodica. Altro

aspetto importante è l’influenza delle emozioni in queste tre memorie. Un

altro aspetto ancora è correlato alla funzione della memoria negli atti del

parlare, ascoltare, scrivere, leggere. Tulving afferma che la memoria è una

astrazione biologica, che non ha rappresentazione ma che comunque include

tutte le attività e i cambiamenti(molecolare, attività cellulare). Il problema

dunque non è la localizzazione delle aree del cervello, ma i criteri con cui

questo avviene. Una delle difficoltà riscontrate sta proprio nel cervello, in

quanto esso è un organo complesso. La secondo difficoltà si ha quando

osservatore e osservato sono la stessa persona. Un problema ancora più

grande si rileva nel fatto che non vi è omogeneità nei risultati ottenuti nei vari

ambiti di ricerca, in particolare in quelli in cui veniva usato il computer per

spiegare i processi mnestici.

Capitolo 5: Memoria e luoghi dell’abitare

Vi è una parte rilevante della memoria personale che è strettamente legata al

ricordo visivo dei luoghi del proprio abitare, della propria casa e del

microambiente domestico. Questo evidenzia che la memoria a lungo termine

conserva dei ricordi ricchi di riferimenti e oggetti materiali. Questo assunto è

stato confermato anche da sociologi, psicologi, storici e antropologi che

hanno riconosciuto l’importanza degli spazi di vita e degli oggetti quotidiani

nella costruzione di identità. Nella letteratura ci si riferisce a espressioni

classiche, tuttavia in epoca moderna la memoria narrata prende corpo solo

con l’emergere della forma letteraria dei romanzi moderni. L’io che narra è un

Io che richiama ai propri vissuti o a quelli degli altri, o meglio al proprio

vissuto integrato con il vissuto degli altri. Narrare è decidere il momento del

racconto, la freccia del tempo e la struttura dello spazio narrato. Nel romanzo

esso viene definito cronotipo.

Esplorare l’esterno

La letteratura ottocentesca definisce lo spazio interno, ovvero la privacy come

rifugio e lo spazio esterno come nemico. In particolare autrici come

Eyre,Brontè e Austen che esprimono nei loro scritti un desiderio di

emancipazione. Esplorare liberamente l’esterno non era concesso, quindi

queste scrittrici rendevano la stanza del soggiorno come luogo del loro

esercizio letterario e in particolare del racconto della dimensione sociale della

dimora borghese. La stanza è al tempo stesso il luogo della sociabilità ma

anche di negazione della loro intimità.

Il buon abitare

L’idealizzazione della vita privata ha radici storico-culturali e deriva

dall’irruzione nella storia dell’individuo consapevole della propria identità e

singolarità e del proprio ruolo a livello sociale. Questi due modi di essere

corrispondono a due diversi modi di guardare il mondo, rendendolo memoria.

Alcuni esempi di questa seconda categoria, sono Cervantes e Rabelais altri

personaggi all’opposto sono quelli di Montaigne, i quali però rappresentano

una tensione restrittiva verso le fattezze dell’interno. Nei romanzi del XVIII

secolo gli interni sono articolati come luoghi nei quali l’identità viene creata o

perduta, ma senza descrizioni degli ambienti, ci si concentra maggiormente

sulle fortune e misfortune dei protagonisti.

Un nuovo modo di viaggiare nel mondo

De Maistre introduce un nuovo tema nella letteratura, ovvero quello del

trascorrere del tempo, evidenziando una consapevolezza della propria

identità. Si tratta di un tentativo di mettere insieme passioni, emozioni e

riflessioni personali in un luogo fisico circoscritto ma che fa parte della

quotidianità.

Il secolo interiore

Nel corso del XIX secolo nel romanzo francese, russo e tedesco si sviluppa il

concetto di realismo letterario e la rappresentazione dei personaggi è una

causa e un effetto dell’interno in cui essi alloggiano. Talvolta l’interno è più

importante dei personaggi stessi, trasformandosi nel vero e proprio eroe del

racconto. La memoria è legata alla permanenza delle cose, alla loro stabilità

nel tempo, gli uomini passano, le cose rimangono.

Il poeta e il detective

Allan Poe e Baudelaire propongono due modi di descrivere l’interno, il primo

mediante l’atmosfera del detective, ovvero descrivendo dei modelli di

abitazioni molto semplici, ma cupi. Egli critica anche la mancanza di gusto

degli americani e la loro dipendenza servile alle cose, in particolare al denaro.

Baudelaire invece descrive una casa da sogno, cercando di contrastare

oniricamente la tirannia di quei tempi, la stanza sembra spirituale con tinte

rosa e blu. Entrambi cercano di correggere, regolare e contenere la

sovrabbondanza dell’interno nei romanzi.

La rubrica delle cose

Balzac a differenza di Poe e Baudelaire nei suoi scritti ci propone una

elencazione delle cose presenti nell’ambiente. Questo modo di scrivere è

stato chiamato la rubrica delle cose, in quanto è un tipo di descrizione molto

completa e dettagliata. Da altri autori esso viene definito come sociologia

descrittiva. Proust usa un nuovo modo di narrare l’interno, gli oggetti che ne

fanno parte, sono imbevuti della soggettività dei personaggi, come se fossero

dei loro prolungamenti. Un altro aspetto della scrittura di Proust è la

presenza-assenza degli oggetti, nel momento in cui i personaggi si lasciano

prendere dai ricordi, gli oggetti si reintegrano nel nostro interesse, mediante

odori, associazioni visive e tattili. Fontane invece fa un percorso inverso,

partendo dal momento affettivo/commemorativo per giungere ad un

momento descrittivo che ha come visione di base un ambiente benevolo che

rappresenta gli affetti incarnati da mobili, oggetti e persino dal vuoto.

Fuga dalle cose

Il rapporto tra pieno e vuoto per alcuni autori diventa come una filosofia di

vita, una traccia di mondi contrapposti. Alcuni autori per rappresentare il

vuoto usano nella descrizione dei luoghi semplicità e mancanza di

arredamento, tuttavia esso ha una funzione rigenerativa. Per rappresentare il

pieno invece viene rappresentato pieno di mobili e ornamenti, tuttavia esso

viene visto da alcuni autori in particolare Thoreau come trappola. Un altro

tema connesso è quello del viaggio erratico in cui vi è una liberazione dagli

oggetti.Thoreau propone anche l’importanza della vita a contatto con la

natura e critica l’avidità e il senso di possesso dato dalle cose. Hawtorn

condivide l’idea di Thoreau presentando la casa come archetipo della

famiglia, della sua ascesa e decadenza. Verne presenta il personaggio

dell’individuo farfalla che si libera dalle memorie e dal peso degli oggetti.

Montaigne invece vede i libri come mediatori del rapporto con se stessi.

Secondo Benjamin interno ed esterno hanno un rapporto alienante, la

malinconia della città impedisce il rapporto con le cose.

Horror vacui

La letteratura tra fine ottocento e inizi 900 ci dà versioni diverse, da un lato la

risposta al disordine interno viene ricercata nel rafforzamento e irrigidimento

delle norme, ma anche dell’apparenza. La casa diviene quindi l’arido scrigno

della convenzione. Dall’altro lato la risposta proviene da una repulsione del

vuoto che si traduce in una essenza erotica, vicina all’estetismo. L’individuo

mette in campo la propria curiosità e la propria immaginazione per fare fronte

alla noia esistenziale. Un autore che rispecchia molto questo concetto è

D’Annunzio.

Il vuoto e l’inconscio

La letteratura novecentesca, fa emergere un altro concetto importante legato

al vuoto, l’assenza di punti di riferimento, la nuda mancanza di cose familiari

rivelano le paure dell’uomo. Un esempio eclatante è il Processo di Kafka in

cui l’interno assume un aspetto ostile, angoscioso, in cui il protagonista si

interroga sulla sua esperienza di vita. Anche Faulkner presenta degli interni

spogli e aperti all’esterno, che spesso sono carichi dei drammi dei

personaggi. Gli interni vengono trasferiti nella persona attraverso processi di

coscienza. Brigge invece presenta delle case rappresentative di un soffio

ostinato di vita, queste case sono oramai vuote dei mobili e dei suppellettili.

La Woolf invece crea un legame tra protagonista, casa e ricordo che si rivela

pienamente con la morte della protagonista del libro Al faro. Infatti nella

seconda parte del libro, il vento irrompe nella casa incontrando pochi reperti

della vita di un tempo. Tuttavia è con la Coscienza di Zeno che vengono

introdotte le tematiche dell’inconscio, l’interno come spazio-tempo diventa

memoria della psicoanalisi.

Le cornici di vita

Sartrè critica il concetto ormai largamente diffuso, che la memoria sia legata

alle cose. Egli afferma che l’unica vera libertà è la libertà dalle cose. Il

richiamo di Sartè al lusso dei proprietari è una critica nei confronti del

possesso di beni materiali, che diventerà uno degli argomenti presenti nella

letteratura novecentesca. Perec inoltre evidenzia nei suoi romanzi un altro

aspetto importante ovvero che gli oggetti sono delle cornici di vita, sono esse

stesse dei personaggi. Negli interni di Perec gli oggetti sono inseparabili

dall’itinerario di vita dei loro presenti o passati utenti. Inoltre in un altro

romanzo evidenzia che le cornici di vita sono vuote se la casa non è piena di

ricordi. Kertesez invece assegna alle cose il compito di creare certezza, come

se fossero tracce di senso da attecchire alle pareti.

Tracce, memoria e comfort

Secondo Benjamin abitare, vuol dire lasciare tracce, e le tracce sono

impronte della memoria. Tuttavia il mondo moderno impone che gli interni

domestici rispondano alla logica dell’ordine e del confort. L’ossessione del

pulito è un modo per far perdere le tracce, non si vuole lasciare tracce di se e

del proprio presente. Questo aspetto evidenzia che l’ossessione di non voler

lasciare tracce di se finisce per corrompere il ruolo della memoria e svilire il

ruolo del tempo nella costruzione della realtà.

Tecnologie del quotidiano e memoria

La crescente acquisizione dei valori di ordine e igiene all’interno del proprio

microambiente domestico si è accentuata con l’invenzione delle tecnologie.

Con l’avvento della via Taylorista hanno cambiato radicalmente la

distribuzione degli spazi e degli assetti domestici, fino al punto che si è

parlato di una rivoluzione industriale. In particolare ci si riferisce alle

tecnologie come sostitutive delle azioni umane, nella letteratura

fantascientifica la casa diventa essa stessa organismo dando corpo all’idea

che la tecnologia prende il controllo.

Flaneur della rete?

Le ipotesi che ci vengono suggerite dai teorici delle nuove tecnologie

evidenziano un tipo di casa che diverrà sempre più “intelligente”, e il ricordo e

le memorie verranno affidati a memorie elettroniche. La casa quindi non sarà

più il sacrario della memoria e identità. Una possibile soluzione è quella di

attuare una memoria topografica e consiste nella scelta di disposizione delle

cose, questo tipo di memoria è anche sociale perché la famiglia diventa una

parte essenziale della strutturazione della casa. Tuttavia questa memoria è

anche individuale, perché l’individuo sceglie come disporre le cose, ed è una

memoria che si permea della vita quotidiana dell’individuo. Ci si chiede allora

quale sarà il futuro dei nostri interni se le tecnologie digitali sono in grado di

spogliarle? Quello che ci suggeriscono i fautori del cyber spazio è che

l’individuo si potrebbe trasformare da flaneur dell’interno in fleneur della rete.

Capitolo 6: Computer, infanzia e sviluppo cognitivo

Scuola formale, scuola parallela

L’uso sempre maggiore del computer nelle scuole ha creato due tipi di

scuole: Scuola formale e scuola parallela. La prima si riferisce alla scuola

comunemente conosciuta in cui si impartiscono concetti, la seconda è una

scuola maggiormente attrattiva per i bambini e i ragazzi perché essi vivono

immersi nel mondo dei media e di internet. Una soluzione potrebbe essere

trasferire la scuola formale all’interno della scuola parallela. Comenio nel

1993 afferma che sarebbe necessario trasformare in campi di divertimento,

quei campi di lavoro forzato che sono le scuole.

La proposta di una alfabetizzazione informatica

Attualmente molti pensano che la presenza del computer nelle scuole sia un

ottimo metro educativo per i bambini. Maldonado è parzialmente contrario

all’uso massiccio dei computer in quanto ritiene che occorrerebbe fare prima

una valutazione sui pro e i contro di questa decisione. L’autore sostiene che

in realtà si voglia far entrare l’uso dei pc non da una via principale ma

mediante sotterfugi. Vi è inoltre il fatto che la maturità dei sistemi tecnologici

non corrisponde alla maturazione concettuale, ci si chiede quindi come e a

quale scopo usare i mezzi informatici nell’educazione. Maldonado evidenzia

ancora una volta che non è la tecnologia a cambiare la società, ma la società

che modifica la tecnologia. Un approccio improntato sulla oggettività e la

verifica empirica ha permesso di ponderare rischi e potenzialità dell’uso delle

tecnologie informatiche nell’educazione. Altri hanno proposto di usare il

computer già dall’asilo nido, tuttavia questo potrebbe recare dei danni

irreversibili allo sviluppo intellettivo.

Prima infanzia e sviluppo cognitivo

Negli ultimi 20 anni gli psicologi cognitivisti hanno ampiamente preso le

distanze dalla teoria piagetiana, non sul modello degli schemi che egli ha

proposto, ma sul modo in cui lo ha affrontato. In particolare gli psicologi

cognitivisti gli criticano il fatto che Piaget non abbia minimamente considerato

la presenza di competenze innate, già presenti alla nascita. Piaget quindi

ritiene il bambino privo di competenze, questo assunto è stato smentito da

molti studi i quali hanno rilevato che il bambino ha delle precompetenze che

vanno attivate, richiamate, sollecitate. Se ciò non avviene esse vengono

perse. Secondo alcuni autori, in particolare Mehler quindi le precompetenze

sono mortali e i neonati perdono molte competenze innate durante lo

sviluppo, perché il cervello “sacrifica” i neuroni poco adoperati, per dare più

spazio a quelli maggiormente adoperati.

Il bambino è competente?

E’ stato confermato da innumerevoli studi che il bambino è competente, la

critica a Piaget non si riferisce solo all’assunto che il bambino sia

incompetente ma anche alle sue nozioni centrali ovvero equilibrio,

adattamento, accomodamento e assimilazione. Piaget riserva un ruolo

fondamentale alla dimensione tattilo-chinestesica, per lui toccare è quasi

vedere, solo dopo vedere diventa anche toccare. Infatti è il tatto che

orchestra anche gli altri sensi, Tornando all’ipotesi che l’uso del computer

possa danneggiare lo sviluppo intellettivo del bambino, essa è stata

confermata, anche se ritenuta esagerata perché ciò produrrebbe un danno a

livello di interazione ambiente/bambino.

Lo scudo protettivo

I bambini di due anni hanno un forte scudo protettivo su qualsiasi schema

formativo, in particolare ci si riferisce all’irrequietezza, quindi all’incapacità del

bambino di stare fermo. Tuttavia è un errore credere che lo scudo protettivo

funzioni in ogni circostanza, perché ci sono dei prodotti multimediali che

catturano l’attenzione del bambino per mezz’ora o anche più ovvero i cartoni

animati. Queste sono le prime esperienze in cui l’attenzione viene disciplinata

e appare un filtro selettivo che viene attivato per un periodo di tempo

relativamente lungo. Quindi ci sarà da un lato un mondo in cui l’attenzione è

ipoattiva e vi è un distanziarsi dalla realtà sensomotoria, dall’altro un mondo

in cui l’attenzione è iperattiva. A partire dai quattro anni vi è una progressiva

crescita nella capacità di prestare attenzione. L’iperattività del bambino verrà

gradualmente condizionata dal mondo virtuale, producendo disturbi

dell’attenzione o in alcuni casi aggressività e violenza.

Il videogioco

In particolare sembra che i videogiochi abbiano una enorme influenza nel

bambino, in particolare quelli in cui il soggetto narrato è dinamico e vi è un

coinvolgimento emotivo dell’utente, come ad esempio i videogiochi di azione,

in cui il miglior giocatore è colui che è in grado di prevedere le azioni

dell’avversario. Un esempio è il First Person Shooter in cui il miglior giocatore

viene premiato con la sopravvivenza, il secondo con la morte. Questo tipo di

giochi possono portare a socio fobia, irritabilità e aggressività.

Il transfer

La tesi della compensazione per trasferimento è stata formulata nei primi

decenni del 900 da Thorndike. Secondo l’autore l’apprendimento del

latino,greco e calcolo una volta fissato poteva essere di aiuto per tutto il resto

dell’apprendimento. Poiché alcuni dati empirici smentirono questa teoria

l’autore ideo il concetto di transfer cioè della presenza di vincoli in un

processo che ha una affinità ai suoi estremi ad esempio sapere il greco può

essere di aiuto per imparare il tedesco, perché vi è una affinità grammaticale

tra le due lingue. Lo stesso vale per tutte le abilità cognitive acquisite con il

computer, in particolare la conoscenza del mondo virtuale può essere

trasferita al mondo reale, in particolare la conoscenza percettiva. Una teoria a

favore di q uesto aspetto è la teoria della percezione diretta, egli afferma che

l’ambiente ossia l’insieme degli oggetti è legato da in termini di mezzi,

sostanze e superfici. Tuttavia l’autore ignora il fatto che le percezioni dirette

derivino spesso da quelle indirette.

Capitolo 7: Pensare la tecnica, oggi

I filosofi della tecnica

Zschimmer e Dessauer affermano che le risposte vanno cercate all’interno

della tecnica stessa. La tecnica è una realtà chiusa e autonoma che si spiega

senza ricorrere a fattori esogeni. Dessaeur lascia intendere che le forme degli

oggetti tecnici derivano da forme già preesistenti. Egli accanto alle tre critiche

di Kant propone una quarta critica, quella all’agire tecnico che media tra gli

oggetti in noi e gli oggetti in se. Heidegger sostiene che la tecnica debba

essere dominata. Winogrand e Flores affermano che le tecnologie non

confermano la tradizione naturalistica ma la relativizzano.

Tecnica mediata e tecnica immediata

Occorre dunque una revisione sul modo di pensare la tecnica. Occorre

tuttavia fare una distinzione tra tecnica mediata, ovvero la tecnica vissuta

come discorso e la tecnica immediata, cioè quella vissuta nell’uso e contesto

quotidiano. Munford evidenziò il ruolo sociale e culturale nella tecnica

immediata. Giedion ha inserito, mediante la ricerca empirica elementi di

immediatezza nella tecnica mediata. Fino a poco tempo fa la storia della

tecnica è stata la storia della tecnica immediate, che vantava le tecniche di

successo e screditava quelle che non avevano avuto successo. Febvre

propone uno studio critico della tecnica che doveva essere condotto da più

figure, tuttavia questa proposta venne travisata perché alcuni intesero che

questo implicasse l’abbandono del proprio campo di studi. Tuttavia Gille e i

suoi collaboratori hanno messo in pratica il progetto di Febvre facendo

confluire le due tecniche nello stesso ambito di riflessione.

Simondon e l’oggetto tecnico

Simondon ha il merito di aver ideato i processi generativi e costitutivi

dell’oggetto tecnico. Per lui l’oggetto tecnico è un punto di partenza e non di

arrivo di ogni ragionamento sulla tecnica, poiché egli è convinto che

nell’oggetto tecnico la cultura diviene tecnica e la tecnica cultura. L’interesse

per questo autore si può riassumere in 3 motivazioni:

L’attualità del concetto di acculturamento dei processi tecnici

• Sostenibilità della teoria

• Ambiguità dell’autore nei confronti della tecnica

In particolare diverse figure tra cui ingegneri e tecnici hanno contribuito a

rendere maggiormente credibile che i prodotti dell’industria possano avere un

valore pratico e culturale, fino a quando a partire dagli anni 30 essi sono stati

pienamente integrati nel patrimonio culturale.

La metafora biologica

Ritornando al principio biologico dell’individuazione si riferisce a 3 ambiti: 1)

individuazione oggetti tecnici, 2) individuazione fisico-biologica, 3)

individuazione psichica e collettiva. L’autore infatti si serve di assunti biologici

nella dinamica evolutiva degli oggetti, in particolare di quelli della teoria di

Lamark. Secondo alcuni studiosi Sindomon non è riuscito nel suo intento, per

alcuni motivi:

Forzatura della ontogenesi degli oggetti e degli esseri umani

• Disomogeneità funzionale nella struttura tra esseri viventi e non

• Tempo della vita diverso dal tempo della tecnica

Contro una visione autocratica della tecnica

Secondo alcuni autori ci sarebbe una forte ambiguità nella tecnica in alcuni

punti l’autore sarebbe ottimista, in altri pessimista. Sidomon giudica anche

l’evoluzione della tecnica, tuttavia denuncia i rischi di poter cadere in una

filosofia autocratica delle tecniche. Schumper per uscire da questa visione

propose la distinzione tra invenzione e innovazione. La prima è possibile solo

se fa parte della vita economica, la seconda non ha bisogno

necessariamente dell’invenzione. Rosenberg enfatizza i processi che portano

dall’invenzione all’innovazione cercando di capire le ragioni per cui può

essere sfruttata economicamente. Egli ideò tre categorie: traiettoria

tecnologia, regime tecnologico e corridoio tecnologico, per spiegare la

difficoltà del passaggio da invenzione a innovaizione.

L’approccio sociologico

Latour dimostra come sia possibile esaminare da vicino la pratica quotidiana

di scienziati e ingegneri, poiché per l’autore quello che si fa nei laboratori non

è qualcosa che avviene fuori dalla società ma attraverso essa.

L’attraversamento riguarda gli apparati che rendono un sistema funzionale.

Mediante questo aspetto l’autore critica la modernità, ritenendola una finzione

perché non è reale, e va oltre ciò che non è mai esistito. Egli afferma anche

che noi non saremo mai moderni. L’autore si è anche dedicato a studi di

sociantropologia della scienza e della tecnica occupandosi della materia

stessa della società e non ai loro fenomeni.

Simmetria, rete, traduzione

Latour si è ispirato a Bloor e Serres per i concetti di simmetria, rete,

traduzione. Per quanto riguarda la simmetria egli sostiene che vi è una forte

ibridazione tra simmetrico e non simmetrico, quindi tra due realtà opposte,

esso si riferisce in particolare al processo generativo della rete. Per Latour la

rete è un collettivo ibrido che racchiude la rete sociale, quella comunemente

conosciuta e le reti dei sociologi. Per quanto riguarda il concetto di

traduzione, che egli prende in prestito da Serres, si intende una

riproposizione dei concetti, in particolare la rete sostituirebbe il concetto di

sistema. Maldonado partendo da quest’ultimo aspetto parla di large tecnica

system, cioè la rete fa parte di un macrosistema, questo porta a: 1)

impedimento di assunzioni parafilosofiche sulla rete, 2) impedisce la visione

della rete come ambito di riflessione autosufficiente. Huges esprime un

approccio sistemico alla storia della tecnica. Law invece evidenzia come

costruttivismo e teoria dei sistemi abbiano dei punti comuni in particolare:

La tecnologia non dipende solo dalla natura

• Essa non ha un rapporto invariabile con la scienza

• La stabilizzazione tecnologica deriva da fattori sociali

Passando al concetto di simmetria è importante ricordare che la simmetria, a

differenza dell’ibridazione, è incorporata nel linguaggio comune, inoltre la

simmetria si definisce come una commisurabilità delle parti di un insieme.

Inoltre secondo Bloor la sociologia della conoscenza scientifica deve essere

simmetrica nel tipo di spiegazione, cioè deve essere in grado di spiegare allo

stesso modo le credenze vere e le credenze false. Questo concetto viene

usato anche da Latour.

Capitolo 8: Gli occhiali presi sul serio

Vi è oggi l’idea sempre più diffusa che la tecnica sia un fattore esogeno che

pervade il mondo. Questo modo di pensare apre la strada al determinismo

tecnologico, cioè la credenza che la tecnica sia la causa di tutti i cambiamenti

nella società, ma allo stesso tempo la tecnica è condizionata da fattori

economici, sociali e culturali. Quindi non è la tecnica che cambia la società

ma il contrario. I cambiamenti della tecnica dovuti alla società vengono

enfatizzati anche dagli storici e filosofi della scienza e della tecnica, i quali

evidenziano che la molla dei cambiamenti della società, va ricercata nella

società stessa e non nella tecnica. La società è la causa, la tecnica è solo

l’agente dei cambiamenti. Secondo i sostenitori del determinismo tecnologico

invece è la tecnica che spinge e la società che tira. Questi due risultati

contrapposti hanno tuttavia un errore comune e cioè quello di considerare

causa ed effetto come lineari. Ci sono stati degli studi negli ultimi decenni che

hanno cercato di confermare il fatto che è la società che cambia la tecnica. I

macrosistemi tecnici sono allo stesso tempo ottimi e pessimi esempi, ottimi

perché non si può arguire che la società faccia parte di macrosistemi tecnici,

pessimi perché non consentono valutazioni immediate. Un esempio è quello

degli occhiali da vista che pur essendo di piccole dimensioni ci consentono di

percepire il mondo circostante. L’invenzione delle lenti ha portato allo

sviluppo di altri strumenti per l’ottica. Essendo noi abituati all’uso degli

occhiali ci riesce difficile immaginare come fosse la vita di miopi e presbiti

prima dell’invenzione di questo strumento. I miopi in quel periodo storico

erano presenti in tutti quei mestieri che richiedevano una buona visione,

mentre i presbiti sceglievano mestieri che richiedevano una lunga o media

distanza di visione. L’invenzione degli occhiali si è divisa in due fasi, nel 1200

sono state inventate le lenti convesse, nella seconda metà del 1400 gli

occhiali con lenti concave-divergenti. Questo ha condotto a dei miglioramenti

nelle linee di pensiero e nella scrittura, ma anche nella forza lavoro.

L’invenzione degli occhiali ha anche portato ad avanzamenti

nell’alfabetizzazione tra giovani e università. Questo aspetto conferma ancora

una volta che la società spinge e la tecnica tira, quindi è la società che

influenza il cambiamento della tecnologia.

Capitolo 9: Sulla scrittura stereotipica e antistereotipica

La letteratura può essere considerata come un fattore di destereotipizzazione

linguistica, in particolare la letteratura definita trasgressiva, cioè quella che ha

condotto ad una innovazione nel linguaggio, sfuggendo alla rigidità delle

regole stilistiche. Un esempio moderno è quello del gergo cyber, cioè quel

tipo di scrittura presente nelle pratiche colloquiali online. Questo tipo di

linguaggio corre il rischio di essere soggetto ad una generale stereo

tipizzazione contaminando vasti settori dell’universo comunicativo. In

particolare ci si riferisce a frasi preconfezionate, abbreviazioni, faccine,

acronimi e sigle. Alcuni autori hanno azzardato che il gergo cyber possa

essere un contributo alla letteratura sperimentale, poiché entrambe hanno

come obiettivo cancellare la funzione logico-cognitiva del linguaggio. I filosofi

del passato ipotizzano due modi di accedere alla conoscenza: una cognitio

clara e obscura, un modus aesteticus e un modus logicus. Attualmente si

distingue tra linguaggio come mezzo artistico e linguaggio come mezzo di

conoscenza. Alcuni autori sostengono che il linguaggio abbia un significato

profondo, in particolare ci si riferisce al linguaggio assertivo e al linguaggio

espressivo. Tuttavia poiché questi due linguaggi hanno un correlazione

reciproca alcuni autori hanno evidenziato che il linguaggio è incerto e ha una

vaghezza di riferimento. Questo porta ancora ad analizzare uno dei maggiori

problemi sulla natura del linguaggio e cioè il tema della stabilità/instabilità

semantica del linguaggio. Questa tematica ha spesso portato alla formazione

di due visioni contrapposte: quella degli analogisti e degli animalisti. I primi

sostengono che tra parola e cosa ci sia un legame di analogia, i secondi

sostengono che ci sia un legame di incongruenza. Occorre approfondire

quindi la questione della indeterminatezza del linguaggio, le caratteristiche

dell’indeterminatezza possono essere riassunte in 3 aspetti:

Caduta di valore comunicativo causata dall’uso frequente di parole o

• frasi, che porta ad una desemantizzazione (Whatamough)

Dinamica formativa dei processi di sinonimia e omonimia poiché

• esprimono un nesso tra espressioni che hanno dei significati


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r.greco

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in comunicazione interculturale
SSD:
Docente: Poli Anna
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher r.greco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e tecnica dei nuovi media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Poli Anna.

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