Capitolo 1: Identità personale e memoria
I filosofi della mente e gli esperimenti mentali
Locke lega l’identità personale alla memoria. Egli afferma che memoria e identità personale hanno un rapporto lineare. Tuttavia, secondo alcuni autori del Settecento, l’autore non tiene conto del fatto che la memoria presuppone l’esistenza di un’identità. Questa teoria è stata ampiamente criticata anche nel Novecento da filosofi di formazione analitica e logica. Questi filosofi teorizzano l’esistenza di puzzle cases, cioè dei rompicapi che hanno una soluzione improbabile, e degli esperimenti mentali.
Alcuni autori evidenziano la distinzione tra esperimenti mentali nella ricerca scientifica e nella espressione filosofica, in particolare la differenza sta nel fatto che gli esperimenti mentali usati in campo filosofico non mirano a dare una verità certa a una conclusione. Un altro tipo di esperimenti che sono usati da tempo nella pratica filosofica sono i paradossi (Paradosso di Achille e la tartaruga, paradossi di Zenone).
L’associazione tra esperimenti mentali e paradosso non è arbitraria perché gli esperimenti mentali hanno un forte legame a livello logico e semantico. Infatti, in ogni esperimento è possibile trovare un paradosso. Viceversa, anche nel paradosso è presente un esperimento mentale. Entrambi si basano sulla trasgressione reale o apparente di un principio logico e sulla sfida ai paradigmi di certezza. I paradossi hanno anche un ruolo fondamentale nelle strategie conoscitive. Quine individua diversi tipi di paradosso:
- Veridical or truth or telling paradoxes
- Falsidical paradoxes
- Antinomie
- Esperimento maieutico di Socrate
I primi due sono dei paradossi in cui la proposizione oltre a contenere una fallacia deve sembrare assurda per sembrare falsa. La quarta è una categoria distinta rispetto alle prime tre individuate da Quine, essa è un rompicapo simile ad un indovinello didattico che è pervaso dalla teoria della reminiscenza. Altri autori che si sono avvalsi dell’uso dei paradossi sono La Fontaine e Condillac. Il primo si avvalse delle favole di Esopo, il secondo, pur essendo lockiano, basa i suoi paradossi sul sensismo, cioè mediante uno solo dei cinque sensi è possibile avere rapporti con il mondo.
Tuttavia, il vero precursore è proprio Locke, in quanto nel racconto del pappagallo egli evidenzia che pur potendo dare, a livello intellettivo, le prestazioni di un umano, egli rimarrà sempre un pappagallo, non è possibile considerarlo un umano e tantomeno una persona. Secondo Locke, infatti, l’uomo è un animale dotato di una forma, ma ha una consapevolezza di se stesso e del suo corpo e una consapevolezza di essere intelligente e pensante.
Il bisturi in metafisica
I filosofi della mente sembrano avere un debole per gli esperimenti di vivisezione del corpo umano, questo spesso viene interpretato come omaggio implicito a Cartesio e al suo scetticismo metodologico. Un ruolo importante, nella controversia dell’identità personale, viene dato al trapianto parziale o totale di cervello. Altri filosofi hanno scelto altri esempi molto più realisti come per esempio i gemelli siamesi con un solo cervello, soggetti con sindrome di personalità multipla o soggetti che sostengono di essere la reincarnazione di qualcuno con prove incontrovertibili. Altri esempi sono quelli del cambiamento di identità personale a fronte dei cambiamenti somatici e psichici che avvengono nel corso della vita di un individuo.
Due esperimenti mentali che non hanno nulla a che vedere con quelli precedenti sono il test di Turing e la camera cinese, questi due esperimenti si pongono la questione sulla legittimità o meno di assegnare al computer identità proprie dell’essere umano. Gli esperimenti mentali hanno come vantaggio il fatto di agevolare la risoluzione di quesiti e problemi difficilmente abbordabili, tuttavia essi non possono sfuggire alla domanda sulla loro validità come metodo di indagine.
Wittgenstein e il bicchiere-trappola
L’uso della metafora di Wittgenstein ha come significato quello di chiedersi se l’uso ricorrente di esperimenti mentali ha portato al raggiungimento di uno scopo, fornendo delle risposte soddisfacenti alle questioni di Locke della fine del Seicento sulla correlazione tra memoria e identità. Secondo Wilkes, il tema dell’identità personale ha condotto a esperimenti mentali fuorvianti e inconcludenti. Anche Baille afferma che gli esperimenti mentali sono stati troppo estranei e troppo vaghi per portare a una conclusione affidabile.
Maldonado afferma che il tentativo di chiarire il rapporto tra identità personale e memoria è stato fallimentare per alcuni motivi:
- Uso poco parsimonioso e rigoroso degli esperimenti mentali
- Non considerazione da parte dei filosofi, della complessità delle categorie da loro trattate
- Memoria esaminata come entità unica senza tenere conto degli sviluppi nelle neuroscienze
Mach afferma infatti che non esiste una memoria, ma molteplici memorie parziali, questo implica che bisognerebbe ignorare un fatto scientificamente riconosciuto e cioè che la memoria è composta da processi mnestici, inoltre questi processi non sono chiusi e isolati, né tantomeno localizzati in una singola area del cervello. Lashley, mediante la teoria dell’azione di massa, affermò che tutte le aree della corteccia cerebrale si attivano in ugual modo durante l’esecuzione di compiti complessi. Phribram ipotizzò un’architettura olografica del cervello, mentre Penrose afferma che le prestazioni del cervello umano possono essere spiegate con la meccanica quantistica e la teoria della relatività. Negli ultimi decenni, tuttavia, ci sono state delle conferme a riguardo della teoria di Mach.
Il più grande errore dei filosofi sta nel considerare la memoria come frantumata e impoverita, senza dire quale sia il tipo di memoria che viene sottoposta a manipolazione, ciò lascia presupporre che si parli di memoria autobiografica. Ci sono stati molti tentativi di classificare la memoria autobiografica, il più noto è quello di Brewrer che propone quattro tipi di memoria autobiografica:
- Personal memory: rappresentazione visiva del ricordo di un episodio del passato di un individuo
- Autobiographical facts: rappresentazione non visiva di informazioni relative al sé
- Generic personal memory: rappresentazione di un evento che incorpora più eventi reiterati
- Self schema: rappresentazione non visiva di se stessi in base ad un largo arco di eventi
Altri autori propongono esperimenti mentali in cui vengono eseguiti trapianti di cervello, poiché si ipotizza che i cervelli trapiantati siano in grado di trasferire completamente la memoria autobiografica della sede di origine ed essa non subirebbe nessuna alterazione.
Trapianti di testa: una avventata proposta
Robert White affermò che a breve sarebbe riuscito ad effettuare trapianti di testa o di corpo. Lo scienziato ha sperimentato fino ad ora solo sulle scimmie, canidi e roditori, tuttavia con risultati irrilevanti. Egli è persuaso che dopo il trapianto la personalità, la memoria e l’intelligenza rimangano invariate. Tuttavia, Dausset esprime le proprie perplessità a livello bioetico e tecnico-scientifico, in quanto alcune sostanze del cervello influiscono sull’identità della persona. Anche Rose è in disaccordo con White evidenziando le atrocità dell’intervento proposto, oltre il modo in cui è descritto, come se si trattasse solo di mettere insieme dei pezzi di una macchina e non di esseri umani.
Un altro aspetto importante è la relazione tra il cervello trapiantato e il nuovo corpo, è importante considerare che il nostro sistema anatomico-funzionale ha una forte configurazione unitaria che può portare ad un completo scoordinamento del sistema di interazioni che assicura al nostro organismo l’unità funzionale. Ad esempio, encefalo e midollo spinale sono collegati in quanto appartengono allo stesso sistema, il sistema nervoso centrale. Il sistema nervoso centrale è assistito a sua volta da sistema cardiocircolatorio, sistema nervoso periferico, sistema endocrino e sistema nervoso autonomo.
Secondo White, le previsioni sul post-intervento sono irrilevanti e non ci saranno sorprese, anzi il nuovo corpo potrebbe essere più sano del vecchio. Secondo White, il trapianto di cervello consentirebbe il trasferimento in toto delle funzioni cerebrali, memoria inclusa, da un individuo ad un altro.
Molecole di memoria?
Nella ricerca scientifica è stato già affrontato l’argomento del trasferimento della memoria. I primi esperimenti vennero fatti sugli animali, la tecnica impiegata consisteva nell’iniezione in un animale non addestrato di materiale estratto dal cervello di un animale addestrato. Questi esperimenti si basano sulla teoria della rappresentazione macromolecolare, ovvero la possibilità di decodificare determinate memorie specifiche mediante delle macromolecole.
Gli esperimenti mentali postulati dai filosofi hanno evidenziato che essi hanno avuto un’idea semplicistica della memoria, non mostrando una comprensione sulla natura della memoria. Si ha l’impressione che per loro la memoria sia un qualcosa di già finito e confezionato. Tuttavia, la memoria è un processo di rappresentazione mentale in continuo interscambio con il corpo, un corpo che è quello che ospita e genera tale processo. Secondo Locke, la consapevolezza quotidiana della nostra identità corporale fa parte della memoria e allo stesso tempo l’immagine che noi abbiamo del nostro corpo influenza la memoria.
Memoria, identità personale e contesto sociale
È importante tenere conto dell’influenza del contesto sociale nei processi mnestici, in particolari in quelli autobiografici. Il ricordare dipende dal narrare qualcosa agli altri, la presenza degli altri infatti contribuisce a modificare la natura del racconto. Infatti, le memorie autobiografiche risultano fortemente condizionate durante le relazioni interpersonali, è importante comunque che ci sia un rapporto di complicità tra noi e il destinatario del nostro racconto.
Quando cerchiamo di ricordare episodi del nostro passato siamo soggetti e oggetti del nostro racconto, se il racconto ci coinvolge non possiamo essere neutrali. Infatti, alcuni episodi si ricordano perfettamente, altri vagamente, altri ancora si preferisce cancellarli. Questo perché le memorie sono in perenne costruzione, aperte alle contaminazioni degli altri. Proprio per questo non si può considerare la memoria autobiografica come autonoma, perché essa risente delle influenze degli altri in particolare se gli eventi evocati sono lontani nel tempo.
Per quanto riguarda l’identità personale, i filosofi la considerano come unità vicina alla memoria, all’origine di questo concetto vi è una forte influenza dei fattori socioculturali nella formazione dell’identità, ciò ha portato alla crisi del concetto di identità come entità monolitica. Attorno all’identità anagrafica vi sono i diversi ruoli che noi rivestiamo in ambito sociale; ruoli primari (madre, nonna, figlia), ruoli culturali (italiano, europeo, cattolico), ruoli sociali (medico, avvocato, docente, studenti, imprenditore).
Ciò ha portato alcuni filosofi a considerare la pluralità dell’identità personale evidenziando che essa dipende dalle interazioni interpersonali. Ameliè Oksenburg Rorty fornisce una nuova concettualizzazione dell’identità come proprietà privata della persona, e implicitamente come capitale accumulato. Tuttavia, questo capitale è discontinuo e si accumula male, questo evidenzia ancora una volta la pluralità della memoria, che potrebbe essere soggetta a ulteriori suddivisioni. La memoria autobiografica, infatti, può essere considerata come patchwork, ovvero come un sistema dinamico di molteplici sé che portano ad una molteplicità di personalità. Questo porta alla visione dell’identità personale come problema cruciale nella nostra epoca.
Nuove tecnologie e privacy
Il problema della preoccupazione per le sorti della nostra identità dipende da una molteplicità di fattori. Il più evidente è l’uso sempre più diffuso e pervasivo di nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Sebbene questi strumenti ci aiutino ad accrescere i rapporti interpersonali e a risolvere molte delle nostre incombenze, portano ad una vanificazione di tutti quei processi per la protezione della privacy.
Sul concetto di privacy, Garfinkel afferma che il nostro diritto di privacy riguarda la nostra vita pubblica e privata, tuttavia al momento attuale siamo più minacciati nella sfera pubblica che in quella privata. Sebbene l’identità si basi sulla relazione con gli altri, essa si basa anche sulla nostra capacità di tracciare un confine tra noi e gli altri, in particolare dalla loro invadenza. Questo aspetto è evidenziato dal fenomeno diffuso delle intercettazioni, in particolare quelle sistematiche gestite dai servizi segreti. Tuttavia, il controllo sociale non riguarda solo il controllo delle persone ma anche il controllo delle cose. Questo aspetto del controllo delle cose e delle persone evidenzia il rapporto tra trasparenza e opacità, accessibilità e inaccessibilità.
Opacità e trasparenza
Nella nostra epoca, dove la privacy è sotto assedio, la trasparenza se legata alla vita privata non è un traguardo da inseguire. Il traguardo sarebbe quindi quello dell’opacità della vita privata di fronte ai tentativi di renderla trasparente. Rousseau sostiene che la persona apparente sottrae allo sguardo la persona autentica, quindi dietro l’individuo che si esibisce ci sarebbe la persona autentica non contaminata dalla società.
Secondo l’autore, liberarsi dal vincolo delle convenzioni sociali significa restituire all’individuo la sua autenticità. Rousseau quindi sostiene che nella persona ci siano due livelli di identità: una naturale, una artificiale, tuttavia non è possibile stabilire realmente cosa sia autentico, questo potrebbe portare alla conclusione che, spogliate dai vincoli sociali, queste due identità potrebbero essere pressoché identiche. L’impossibilità di tutelare la propria privacy porta alla nascita del cosiddetto uomo di vetro, perché in ogni momento siamo costretti a rinunciare a quelle forme di opacità che assicurano alla nostra vita privata una relativa autonomia.
Altro aspetto è la difficoltà a livello giuridico di creare un modello coerente di protezione della privacy, ma con risultati fallimentari poiché, dopo l’aumento della minaccia terroristica, è diventato sempre più difficile separare la privacy dalla sicurezza. Tuttavia, questo sembra un altro modo per creare un sovrappiù di controllo di tutti gli aspetti della nostra vita portando una forte destabilizzazione tra memoria e identità personale, che può portare alla cosiddetta crisi di identità, che viene considerata il nuovo male del secolo. La crisi di identità infatti si configura come una straziante incertezza sulla posizione, ossia sul luogo che la persona occupa a livello sociale. Questo può portare alla perdita di orientamento che è una delle cause e degli effetti della crisi di identità.
Il declino dell’uomo privato
La crisi di identità può essere definita come crisi del senso di appartenenza, chi ne soffre è convinto che il mondo non gli appartiene, ma anche che egli stesso non appartiene al mondo, e si sente accerchiato da eventi che mettono a repentaglio la sua identità come persona. Molto spesso le crisi di identità sono immaginarie, ma negli ultimi tempi ci sono stati molti casi attendibili dovuti a minacce reali. Alcuni esempi di minacce reali sono quelli dovuti al controllo telematico che negli anni aumenterà portando al declino dell’uomo privato.
Sennet evidenzia questo aspetto nella sua teoria dei caratteri sociali in cui distingue tra auto diretto ed etero diretto, affermando che la società si sarebbe allontanata da un modello etero diretto, cioè da quello che il soggetto intimamente prova a quello che la gente crede siano obblighi e passioni altrui. In realtà, la società auto diretta sta diventando sempre più etero diretta portando ad una colonizzazione dell’uomo privato da parte dell’uomo pubblico, quindi il suo privato è sempre più di dominio pubblico. Generalmente per pubblico si intende tutto ciò che non è privato.
Nell’antichità il privato aveva attinenza con la sfera privata dell’individuo, il pubblico con quella dello stato. Tuttavia, con il passare dei secoli si ha una unificazione dei concetti di Stato e Società. Fichte tuttavia separa le due cose, anche se afferma che lo sviluppo della società potrebbe vanificare la presenza dello stato. Hegel pur ammettendo la differenza tra stato e società, assegna al primo il ruolo di guardiano, lo stato ha una funzione di controllo sulla società civile. Attualmente, invece, il significato di società civile evidenzia la contrapposizione tra l’individuo che ha un ruolo rilevante nei confronti dello stato e che può anche criticarlo se sbaglia. Occorre tuttavia chiedersi chi sono i responsabili di questo controllo, certamente lo stato, ma non solo.
Capitolo 2: Parlare, scrivere, leggere
Lo sviluppo delle tecnologie digitali ha avuto un destabilizzante impatto per quanto riguarda le comunicazioni portando dei cambiamenti nel linguaggio, nella scrittura e nella lettura. Tuttavia, questi cambiamenti stanno avvenendo...
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