Appunti sul mito greco dalle origini
Il mito greco dalle origini
Civiltà micenea 1600 a.C. – 1200 a.C.; è una delle civiltà egee [l’altra è la civiltà insulare cretese 2200 a.C. – 1400 a.C.] della più remota storia ellenica. I micenei (detti anche achei da Omero) sono i primi Greci. Si stanziarono nel Peloponneso già dal 2000 a.C., divenendo civiltà egemone dal 1600 a.C. Essi combatterono la famosa Guerra di Troia nel 1250/1230 a.C. circa (anche se è una data tradizionale; solitamente si indica il 1184 a.C.), contro appunto i Troiani. A lungo si pensò che Omero inventò la guerra e Troia, ma l'archeologo Schliemann scoprì i resti dell'antica città su una collina non lontana dai Dardanelli (oggi Hisarlik). La città esistette ed è probabile che ci sia stata anche la guerra. Agamennone, capo della spedizione greca, fu re di Argo e Micene e di quest'ultima Schliemann trovò i resti.
Fin dall’epoca micenea c’era una tradizione orale di poesia che aveva come soggetto gli dèi, gli eroi, i re e i personaggi famosi. I cantori sono gli aèdi e usavano accompagnarsi con lira o cetra ai banchetti o durante le cerimonie. Queste poesie si tramandavano oralmente. La parte più fiorente di queste leggende si ha nell’ultimo periodo di questa civiltà, tra 1400 a.C. e 1200 a.C. Dopo la guerra di Troia si formarono molte leggende su quell'avvenimento e gli aèdi cominciarono a darne forma poetica e cantarli nelle corti. Per quattro secoli la leggenda troiana e delle avventure sul ritorno in patria degli achei si arricchivano e si perfezionavano.
Queste leggende per molti secoli non furono scritte (scrittura conosciuta in età micenea ed è la LINEARE B, ma poco diffusa e non veniva usata per opere poetiche) ma tramandate oralmente affidandole alla memoria di cantori-poeti (aèdi) e soggette ad ampliamenti e modifiche.
Il periodo successivo alla civiltà micenea è storiograficamente chiamato Medioevo ellenico o Dark Ages: 1200 a.C. – 700 a.C.; quello precedente corrisponde all’Età del Bronzo: III e II millennio a.C. Nella periodizzazione della storia greca si fa seguire al medioevo ellenico l’età arcaica dall’800 a.C. – al 476 a.C. (non deve trarre in errore che un secolo si possa accavallare in un periodo così antico, sono cesure non nette su cui gli storiografi dibattono ancora). Segue infine l’età classica (dal 476 a.C. al 336 a.C.) e quella ellenistica (336 a.C. – 31 a.C.).
È verso la fine del medioevo ellenico che si inizia a mettere per iscritto questo patrimonio mitologico, soprattutto dall’800 a.C. in poi. La forma scritta ci rende noti i poemi epici. L’autore più famoso di questo periodo è Omero; non si sa se sia realmente esistito; nel tempo si è dibattuto sulla questione omerica; si pensa che sia esistito anche se non si è certi del suo nome. Si pensa sia nato dopo l’850 a.C., che fosse un aèdo e che mise in forma scritta le varie leggende tramandate sulla Guerra di Troia, formando un corpus unitario e dalla qualità altissima.
Quella di Omero però è poesia d'arte perché è l'erede di una lunghissima tradizione poetica che aveva già elaborato un ricco linguaggio epico e un verso (l'esametro) di eccezionale musicalità e flessibilità. È considerato autore anche dell’Odissea. In ordine di eventi abbiamo prima la Guerra di Troia cantata nell’Iliade (Ilio è uno dei nomi di Troia dato dal suo fondatore Ilo) e successivamente l’Odissea che è la storia del ritorno (con molte disavventure) di Ulisse dalla suddetta guerra. Nell’800 a.C. era presente la scrittura alfabetica. I due poemi furono fatti conoscere in epoca post-omerica dai continuatori degli aèdi, i cosiddetti rapsòdi.
Omero ebbe molto influsso nella cultura greca = fu un collante = infatti coi suoi poemi rappresenta lo spirito greco e quello dell’unità greca nonostante i Greci non furono mai una nazione ma avevano stessa civiltà e stessi valori.
Protagonisti dei poemi omerici sono eroi e dèi, che spesso intervengono nell'azione umana per indirizzarla, favorirla, contrastarla. Questi interventi non sono semplici espedienti ma riflettono convinzioni reali di tutti i popoli antichi. I Greci furono politeisti. Immaginavano che gli dèi abitassero sul monte Olimpo; a ciascuno di essi attribuivano dominio su qualche parte del mondo o particolare potere, in genere corrispondente ad un aspetto della natura o attività umana.
Non tutti gli dèi erano ugualmente potenti: Zeus è il più forte, giusto e saggio; è figlio di Crono, signore del cielo e della terra, padre degli dèi e degli uomini. Anche su di lui sovrastava una divinità invincibile: Moira (Fato o Destino) a cui nessuno poteva opporsi o sfuggire. Dividevano con Zeus il dominio del mondo i fratelli Poseidone (signore del mare), Ades (re del mondo sotterraneo e dell'inferno). Era è la sorella e sposa di Zeus, la più potente tra le dee. Figli di Zeus: Apollo (dio del sole e della poesia), Atena (dea della sapienza, delle arti e della guerra), Ares (dio della guerra), Efesto (dio del fuoco e dei metalli), Ermes (messaggero degli dèi), Afrodite (dea dell'amore e della bellezza), Artemide (dea della caccia).
Spesso dèi e dee non disdegnavano di sposare donne e uomini mortali; il frutto di queste unioni erano uomini di eccezionale valore e forza (semidei o eroi) e donne di straordinaria bellezza. A tutte le divinità i Greci attribuivano virtù e difetti tipici degli uomini rappresentandoli con aspetto umano (antropomorfismo). Sui fatti degli dèi ed eroi nacquero meravigliose favole o leggende che compongono la mitologia greca.
La mitologia greca fu accolta e modificata dai Romani che finirono con l'identificare le loro maggiori divinità con quelle dei Greci, conservando però il nome latino. Per questo si parla di mitologia greco-romana. Il corpus della mitologia greca nasce tra IX e VIII sec. a.C. (nel periodo post miceneo).
Iliade
Situzione al tempo della guerra di Troia (mitologia e trama)
Ci sono due fazioni contrapposte: Achei e Troiani.
Gli Achei
I Greci sono divisi in vari regni e sono chiamati Achei. L’eroe presente è Achille; è figlio di Teti e Peleo. I re sono: Agamennone, di Argo e Micene (è fratello di Menelao e Ulisse); Aiace d’Oileo re della Locride; Diomede re di Argo; Menelao re di Sparta (è fratello di Agamennone e Ulisse); Ulisse re è di Itaca (è fratello di Menelao e Agamennone).
Elena è moglie di Menelao ed è regina di Sparta; sotto l'incantesimo di Afrodite amerà Paride. Le divinità a favore degli Achei sono: Atena, Poseidone, Era, Efesto, Ermes, Teti.
I Troiani
L’eroe presente è Enea; è figlio di Anchise e Afrodite. Priamo è re di Troia, ha per figli Cassandra, Ettore (Ettore è il primo figlio ed è capo dell'esercito troiano), Paride, Polidoro. Ecuba è la seconda moglie di Priamo.
Divinità a favore dei Troiani: Eris, Afrodite, Apollo, Ares, Artemide, Dione, Latona, Scamandro.
Nell’Iliade sono narrati solo alcuni fatti che si verificano tra il nono (Achille si ritira dalla guerra a causa di Agamennone) e il decimo anno della guerra che si svolsero nell’arco di 51 giorni (dalla lite tra Achille ed Agamennone fino ai funerali solenni di Ettore).
L’Iliade è narrata in oltre 15mila versi divisi in 24 canti. Il proemio è quello in cui Omero incita la Musa a cantargli l’ira di Achille (l’ira è elemento cardine che spinge Achille a ritirarsi dalla guerra: è arrabbiato perché Agamennone gli aveva rubato la schiava Briseide; questa ira provoca molte sconfitte ai Greci; la stessa ira porterà Achille a combattere per vendicare la morte dell’amico Patroclo; la stessa ira lo farà infierire sul cadavere di Ettore dopo averlo ucciso). L’ira non è l’unico sentimento, anzi Achille è descritto anche come tenero ed è tenero anche l’eroe Ettore, descritto come amorevole marito e padre. Il dolore viene mostrato come eguale per tutti.
Cosa rappresentava davvero Troia durante l’epoca micenea?
All'epoca Troia era importante per i traffici commerciali visto che si trovava sull'Ellesponto (oggi tale stretto si chiama Stretto dei Dardanelli) e su tale stretto fa pagare il pedaggio. I Greci guidati da Sparta l'avevano già distrutta in passato e per questo Troia nel tempo si è rinforzata con mura possenti. C’era pace prima di quest’ultima guerra.
La guerra di Troia secondo la storia
Dopo le scoperte di Schliemann nessuno dubita della realtà storica di Troia; si ammette che fu distrutta verso il 1200 a.C. (dagli scavi è risultato che fu distrutta e ricostruita 9 volte, la città omerica corrisponderebbe al settimo strato partendo dal basso). Nessuno studioso pensa che questa guerra si sia davvero svolta come la immagina Omero: l'Iliade è un'opera di fantasia, non storica; di storico c'è il fatto della guerra.
Troia esiste ma non era una grande città: i suoi abitanti erano poche migliaia. Era però molto importante per la sua posizione vicino allo Stretto dei Dardanelli che le permetteva di controllare i traffici marittimi tra Mar Egeo e Mar Nero, e questo impensieriva i Greci, che erano in un periodo di grande espansione. Per avere libero transito dai Dardanelli bisognava quindi eliminare Troia. Le genti greche si allearono, organizzarono una spedizione, sbarcarono nella Troade, conquistarono le città alleate dei Troiani e posero l'assedio a Troia. Durò davvero 10 anni l'assedio? Non lo sappiamo, è un fatto che però fu conquistata e distrutta col ferro e col fuoco e che, anche se fu ricostruita, da allora non fu più di grande importanza.
Se leggiamo l'Iliade, quell'avvenimento appare come guerra gigantesca, a cui parteciparono uomini e dèi. La causa della guerra (secondo Omero) fu il rapimento di una donna. Non una qualunque ma quella più bella del mondo e per giunta regina. È Elena, moglie del re di Sparta, Menelao. Trent’anni prima si era celebrato un matrimonio: il re della Tessaglia Peleo, aveva sposato la dea marina Teti. Alle nozze avevano partecipato tutti gli dèi tranne Discordia (non invitata); decide di vendicarsi: si presentò e gettò sulla tavola imbandita una mela d'oro, su cui era scritto: "Alla più bella". Se la contesero Era, Atena e Afrodite, litigando. Per non rovinare la festa Zeus ordinò che a giudicare dovesse essere il più bello degli uomini, Paride (figlio di Priamo, re di Troia). Le tre si presentarono a lui per ricevere il giudizio e ciascuna gli promise doni straordinari. Paride era vanesio: l'offerta di Afrodite che gli prometteva in sposa la donna più bella del mondo sembrò la più attraente e vinse la mela. Era ed Atena giurarono vendetta a costo di far ricadere la vendetta su tutti i Troiani. Tale giuramento venne mantenuto.
Ecco perché un giorno arrivò a Sparta Paride. Quando Elena lo vide si innamorò subito di lui (e viceversa).
Narrazione degli antefatti che portarono alla guerra di Troia fino alla guerra di Troia inclusa
Gli achei volevano estendere il loro dominio fino al Mar Nero (all'epoca si chiamava Ponto Eusino). Ma incontrarono un grosso ostacolo lungo il loro cammino: la città di Troia. Questa città sorgeva proprio all'imbocco dello stretto che immetteva nel Mar Nero. I Troiani impedivano a chiunque il passaggio dallo stretto. Ecco perché gli achei le fecero guerra, guerra che durerà dieci anni. Alla fine fu vinta dagli achei tramite l'inganno escogitato da Ulisse: il "Cavallo di Troia".
Enea, nipote di Priamo, va alla reggia dove è riunito il Consiglio per decidere sulle sorti di Troia. Paride vuole andare a Sparta per un trattato. Egli adora solo Afrodite ma Priamo gli fa presente che questa sua ammirazione non andava bene perché non era certo la dea della bellezza che insegnò loro a combattere ma bensì Atena e che ad Atena non piaceva questa sua adorazione e tantomeno ch’egli intraprendesse una missione di pace. Polidoro non vuole che si vada a Sparta. La nave stava per partire e Cassandra non vuole; ella ha un cattivo presagio e lo esterna, nonostante gli altri auspici siano favorevoli.
Il viaggio inizia ugualmente e durante il viaggio la barca viene funestata da una tempesta. Paride cerca di arrampicarsi sull'albero maestro ma cade in mare e naufraga su una spiaggia, dove verrà trovato da Elena ed egli, quando la vide, fu subito colpito dalla sua bellezza. Stavano sopraggiungendo i soldati Spartani. Gli spartani cercavano Elena perché era insicuro stare lì (era stata avvistata una nave troiana). Elena vuol però rimanere con la nutrice e dice di riferire al marito (re Menelao) che lì era al sicuro. Poco dopo fa ricoverare in casa della nutrice lo straniero, Paride. Elena interroga Paride; lui crede che lei sia Afrodite e pensa sia tenuta in schiavitù. Si presenta come Paride e dice di essere lì per un trattato di pace con Sparta. Non ha più con sé i beni in dono, (nave naufragata). Elena gli dice di scappare e gli fa credere che sia schiava. Lui però vuole andare al Palazzo Reale per chiedere aiuto a Menelao. Elena, finta schiava della regina, tornò a Palazzo assieme ad un'altra schiava. Dice a Paride di scappare e gli dà dei doni, ma lui voleva andare a Palazzo e lei gli dice che non era possibile perché il re voleva fare guerra a Troia; lui rimarca di essere lì per impedirla e per questo deve parlare con Menelao.
Nel frattempo, al palazzo di Menelao, parlano di Ulisse, Achille e ogni guerriero da poter usare per la questione della guerra troiana che definiscono difensiva, perché temono le mura troiane, cioè credono che siano i Troiani a voler fare guerra. Poco dopo Achille e Agamennone litigano perché si odiano. Trovano un lembo troiano reale e pensano che i Troiani vogliono attaccare perché pensavano che Troia volesse la guerra; allora spunta Paride che spiega di essere lì per l'opposto. È vestito di stracci e sono dubbiosi sia Paride.
Il re propone una sfida. Paride si batte con Aiace. Elena assiste non vista da Paride; ha paura che possa perdere. Paride però vince e può vincere una schiava. Lui voleva scegliere Elena, ma scoprirà in quel momento (prima di fare il suo nome) trattarsi della regina di Sparta. Elena finge di odiare Paride e si ritira nelle sue stanze dove poi la raggiunge Menelao. Quest’ultimo crede che Elena stia mentendo su Paride, che lo abbia già visto prima e quindi scoppia di gelosia verso di lei. Menelao furente con Paride = fu dunque imprigionato a palazzo. La cameriera di Elena è lì per farlo scappare su richiesta di Elena. Grazie alla ragazza e ad un altro ragazzo che aggredisce le guardie i tre scappano. Alla capanna spera di vedere Elena, ma non c'è. Lascia un messaggio: "Dite alla regina che sarà sempre presente nei miei sogni".
La mattina dopo in attesa della nave trova Elena e la cameriera della regina; quest'ultima viene fatta scappare. Elena vorrebbe la pace ed ama Sparta, ma non la piega di Sparta presa da Menelao. Elena e Paride si innamorano; lui le chiede di fuggire con lui a Troia, ma lei rifiuta perché poi ci sarebbe stata la guerra e lascia perdere: si salutano. Arriva Arfeo che vuole bloccarlo; la regina dice di lasciarlo scappare, ma Alfeo non vuole sentire ragioni = Paride si getta in mare con Elena per poter scappare insieme.
Menelao non crede ad Arfeo; apre la porta della stanza di Elena, chiusa da dentro, ma scopre che non c'è più. Arfeo ribadisce che è stato Paride ad averla rapita. Menelao vuole partire per riportarla indietro, chiede aiuto anche a Ulisse. Ulisse è d'accordo ma vuole pazientare. Agamennone vuole prendere il comando, ma lo vuole anche Achille. È una guerra di onore. Vogliono anche prendere le riserve di oro di Troia. Elena e Paride sono in viaggio. Elena è preoccupata per le ripercussioni. Vorrebbe andare sull'isola di Pelago, ma Paride no. Alla fine Paride decide di andare a Pelago; Elena colpita da ciò dice di proseguire verso Troia. A Troia ci sono cornamuse di trionfo per l'arrivo di Paride ed Elena. Paride presenta a Elena, Ettore e Polidoro. Paride racconta le avventure ma omettendo la parte di Elena. Le chiedono il suo nome, sta per pronunciarlo e arriva Cassandra dicendo:" Il suo nome è morte" (profezia: è stata Afrodite a rendere Elena amabile a Paride). Elena dice di essere regina di Sparta: il re e la regina di Troia capiscono il guaio.
Paride racconta la storia e che Elena gli ha salvato la vita. Priamo invita Paride a rispedire Elena a Sparta, ma si rifiuta. Priamo rinnega Paride e dice che non lo vorrà più vedere. Paride va nella stanza di Elena per farla tornare a Sparta. Alla fine però dice che la porterà a Pelago. Fuori la folla è in tumulto (in negativo verso Paride); Paride dice ad una persona vicina di portare Elena al sicuro. Paride va sul balcone = viene linciato = rientra nel palazzo. Folla sedata con poche parole di un fratello di Paride.
Greci pronti a salpare; giunta la notizia ai Troiani, quest’ultimi si preparano alla guerra. I Troiani vedono al largo centinaia di navi greche; (è sera) e le vedono grazie alle torce sulle navi. Sono tantissime (molte centinaia). Le navi arrivano sulle coste.
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