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Presupposti per la nascita del cinema

Cinque fondamentali requisiti tecnici

I cinque requisiti tecnici che permisero la sperimentazione del cinema furono i seguenti:

Ricerche sull'occhio umano

L'occhio umano percepisce il movimento quando gli vengono messe davanti una serie di immagini leggermente diverse fra loro a una velocità di almeno 16 immagini al secondo. Vennero messi in commercio numerosi strumenti ottici: ricordiamo il fenachitoscopio e lo zootropio (1833).

Capacità di proiettare immagini

Nacquero le lanterne magiche: si proiettavano lastre di vetro, ma ancora non si riuscì a mettere in successione molte immagini abbastanza velocemente tali da creare l'illusione del movimento.

Fotografia sequenziale

Possibilità di usare la fotografia per riprendere le immagini una successivamente all'altra su una superficie chiara. Il tempo di esposizione doveva essere abbastanza breve, tale da poter scattare 16 fotogrammi al secondo. Innovazioni delle lastre: nel 1839 William Henry Fox Talbot introdusse i negativi di carta.

Invenzioni di George Eastman

Nel 1888 George Eastman ideò un apparecchio che impressionava rulli su carta sensibile; l'invenzione dell'apparecchio fotografico Kodak nasce dalla necessità di trovare un dispositivo che potesse far scorrere rapidamente la pellicola e questa macchina fotografica semplificò i processi fotografici al punto di diventare ampiamente utilizzata dai dilettanti. L'anno seguente Eastman introdusse il rullo di celluloide trasparente, concepito per le macchine fotografiche, ma altri inventori poterono usarlo per la creazione di una macchina che effettuasse riprese e proiezione di film.

Meccanismi ad intermittenza

Per consentire alla pellicola di essere impressionata era necessaria un'esposizione di una frazione di secondo e un otturatore per dare il tempo al fotogramma successivo di giungere in posizione: ispirandosi alla macchina da cucire inventata nel 1846, si ideò un meccanismo ad intermittenza adatto alle macchine da presa e ai proiettori.

Precusori del cinema

Inventori e analisi del movimento

Nel 1878, su richiesta di Leland Stanford, Eadward Muybridge fotografò dei cavalli durante la corsa per permettere lo studio del loro passo. Muybridge posizionò in fila dodici macchine fotografiche ciascuna con il tempo di esposizione di un millesimo di secondo. Questa trovata ispirò altri esperimenti scientifici come il fucile ottico.

Nel 1888 Agustine Le Prince arrivò quasi ad inventare il cinema con sei anni d'anticipo rispetto ai primi spettacoli commerciali di immagini in movimento. In Inghilterra, riuscì a realizzare alcuni brevi film girati a circa 16 fotogrammi al secondo, utilizzando il rullo di carta Kodak, ma non riuscì a proiettarli per mancanza dei rulli in celluloide flessibile. Un mistero aleggia sulla sua morte: scomparve in Francia nel 1890 con una valigia piena di brevetti.

Invenzione del cinema

USA

Nel 1888 Thomas Edison, l'inventore del fonografo e della lampadina elettrica, insieme al suo assistente Dickson, utilizzando il materiale Eastman-Kodak, cominciarono ad elaborare un nuovo tipo di macchina; nel 1891 nacque il kinetografo e il kinetoscopio. Il Kinetoscopio è un apparecchio con uno spioncino all'interno del quale la pellicola scorre intorno ad una serie di rulli: si aziona inserendo una monetina.

Dickson tagliò la pellicola Eastman in nastri larghi un pollice (circa 35 mm) e fece 4 perforazioni su entrambi i lati di ogni fotogramma in modo che delle ruote dentate potessero trascinare la pellicola attraverso la macchina da presa e il Kinetoscopio; ancora oggi è utilizzata la pellicola 35 mm con quattro perforazioni. La pellicola veniva impressionata a circa 46 fotogrammi al secondo.

Edison costruì il primo teatro di posa, il Black Maria, nel New Jersey; i primi film furono pronti nel gennaio 1893 e duravano circa 20 secondi, tempo che corrispondeva alla lunghezza massima di pellicola che il Kinetoscopio poteva contenere. La maggior parte dei film erano brevi estratti da numeri di personaggi di varietà, sportivi, ballerini e acrobati. Questo strumento venne premiato a Londra nel 1894.

Francia

La nascita del cinema in Europa si deve ai fratelli Lumière. La famiglia Lumière possedeva la più grande azienda europea di apparecchi fotografici. Nel 1894 un concessionario del Kinetoscopio chiese loro di realizzare pellicole meno costose di quelle vendute da Edison. Studiando il Kinetoscopio, i Lumière idearono il cinematografo, un apparecchio che utilizzava la pellicola 35 mm e un meccanismo ad intermittenza ispirato a quello della macchina da cucire; questo apparecchio poteva anche stampare una volta realizzate le copie positive. Diversamente dagli altri apparecchi, il cinematografo dei Lumière era piccolo e maneggevole; inoltre, le pellicole erano girate a una velocità di 16 fotogrammi al secondo, questa misura divenne la velocità standard dei film in tutto il mondo per circa 25 anni.

Il primo film girato dai Lumière fu La Sortie des usines Lumière (L'uscita dalle fabbriche Lumière) nel 1895; la prima proiezione pubblica avvenne il 22 marzo presso la Società per l'Industria Nazionale di Parigi. La prima proiezione pubblica e popolare avvenne il 28 dicembre 1895 al Gran Café di Parigi: lo spettacolo durò 25 minuti e furono proiettati dieci film, ciascuno lungo circa un minuto. Fra questi film, uno riprendeva in primo piano Auguste Lumière e sua moglie mentre davano da mangiare al loro bambino, un altro consisteva in una scena comica in cui un ragazzo teneva premuta con il piede la canna dell'acqua di un giardiniere che, preso alla sprovvista, finiva per rivolgere il getto su di sé (successivamente questo film fu intitolato Arroseur et arrosé, Innaffiatore e innaffiato), un altro ancora era costituito da un panorama del mare e naturalmente il famosissimo L'arrivée d'un train à La Ciotat.

I fratelli Lumière si specializzarono nella realizzazione di film i cui soggetti erano temi di cronaca, e non di finzione, che potevano essere “vedute” e “panorami”, brevi resoconti di viaggio che offrivano visioni di terre lontane, “filmini familiari.” Notizie di avvenimenti potevano essere descritte in brevi “attualità.” I programmi dei cinematografi riguardavano avvenimenti accaduti nelle località dove si trovano i teatri. La maggior parte dei film delle origini era composta da una sola inquadratura. La macchina da presa rimaneva sempre nella stessa posizione e l'azione si svolgeva nel tempo di un'unica ripresa.

George Méliès

A contrastare il “realismo sterile” della produzione Lumière, un illusionista francese, proprietario del Theatre Robert Houdin, George Méliès costruì una macchina da presa e un proiettore, cominciando a realizzare film da proiettare nel suo teatro. Sebbene venga ricordato principalmente per i suoi incantevoli film fantastici, pieni di trucchi realizzati con la macchina da presa e di fondali dipinti, Méliès girò film di tutti i generi in voga in quei tempi. Nel primo anno della sua attività girò sessantotto film, incluso il primo film in cui fa uso di trucchi, Escamotage d’une dame chez Robert-Houdin (Sparizione di una signora al Robert Houdin, 1896), in cui Méliès interpreta un mago che trasforma una donna in uno scheletro. Il trucco consisteva nel fermare la ripresa e sostituire la donna con uno scheletro.

Méliès usò il fermo macchina e altri effetti speciali per creare scene fantastiche e di magia più complesse. Tutti i suoi trucchi erano realizzati in fase di ripresa, poiché, prima della metà degli anni Venti, erano pochissime le manipolazioni che potevano essere fatte in laboratorio. I film di Méliès, in particolar modo quelli di argomento fantastico, erano molto popolari in Francia e all’estero e furono ampiamente imitati quando non addirittura distribuiti abusivamente al punto che Méliès dovette aprire un ufficio vendite negli Stati Uniti per proteggere i suoi interessi. Uno dei suoi film più famosi, Le voyage dans la lune (Viaggio nella luna, 1902), è un film comico di fantascienza su un gruppo di scienziati a bordo di una navetta spaziale in orbita per la luna, che scappano dopo essere stati fatti prigionieri da una strana razza di creature sotterranee. Méliès spesso abbelliva le sue elaborate messe in scena colorandole a mano.

A parte quelli realizzati nei primi anni di attività, molti dei suoi film presentavano complicati effetti di fermo macchina; studi recenti dimostrano che i suoi effetti di fermo macchina furono realizzati anche dopo le riprese: tagliando la pellicola egli aveva la possibilità di unire perfettamente il movimento dell’oggetto con quello della cosa in cui si stava trasformando. Questi tagli erano realizzati in modo che lo spettatore non se ne accorgesse e provano che Méliès fu maestro di un certo tipo di montaggio. I suoi film continuarono ad avere successo fino al 1905, quando la sua fortuna cominciò lentamente a declinare; nel 1912, coperto di debiti, Méliès fu costretto a smettere, dopo aver girato circa 500 film, e morire in miseria.

Necessità di un linguaggio cinematografico

La maggior parte dei film delle origini erano composti da una sola inquadratura, la macchina da presa rimaneva sempre nella stessa posizione e l’azione si svolgeva nel tempo in un’unica ripresa; spesso il pubblico non riusciva a capire il film, a seguire la narrazione, nacque così la necessità di rendere comprensibile i rapporti di causa-effetto, di spazio-tempo.

Didascalie

Prima del 1905 la maggior parte dei film non aveva didascalie, solitamente i titoli davano tutte le informazioni riguardanti la trama. Le didascalie erano di due tipi: quelle descrittive e i dialoghi. Il tipo descrittivo inizialmente fu il più usato: il testo era redatto di solito in terza persona e riassumeva l’azione che stava per iniziare o semplicemente la presentava, ma soprattutto potevano segnalare salti temporali tra le scene: le espressioni “il giorno dopo”, “un mese dopo” divennero frequenti.

I registi cercarono anche un tipo di didascalia che potesse comunicare un’informazione narrativa in maniera meno concisa. Le informazioni presentate nelle didascalie attraverso i dialoghi sembravano provenire direttamente dall’azione. Inoltre, siccome i film si basavano sempre di più sulla psicologia del personaggio, questo tipo di didascalie poteva suggerire i suoi pensieri in maniera più precisa di quanto non potessero fare i gesti. La didascalia del dialogo, dopo vari esperimenti, venne inserita a metà della sequenza, subito dopo che il personaggio aveva cominciato a parlare; questa soluzione divenne norma nel 1914: lo spettatore capiva meglio la scena se la didascalia coincideva con il momento della conversazione nell’immagine.

Colore

Il colore poteva fornire informazioni utili alla narrazione e di seguito rendere la storia, il racconto più comprensibile. Si ricordano tre tipi di colorazione:

  • Sistema di colorazione a pennello e/o tampone, introdotto dalla Pathé, casa di produzione francese.
  • Imbibizione: si immerge la pellicola già sviluppata nella tinta che colora le parti più chiare delle immagini, mentre quelle più scure rimangono nere.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiologia del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Scarafile Giovanni.
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