Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

2. PERCEZIONI (cap.2 pag.19- 66) - L’orecchio intelligente, sintesi

Introduzione

Ogni processo di interpretazione parte da un oggetto esterno, materiale, percepibile. C’è sempre il

rischio di interpretare in amniera impropria, di non cogliere fino in fondo tutti gli elementi che

possono entrare in gioco comunicativo, oppure di sopravvalutarne alcuni o sottovalutarne altri in

modo non ponderato.

L’interpretazione aperta si riferisce a un insieme di scelte effettuate e non ad una scelta unica

predeterminata: alle scelte creative decise da chi ha composto quella musica devono corrispondere

scelte interpretative di chi quella musica ascolta, e le due scelte sono entrambe libere e non

necessariamente tra loro corrispondenti.

C’è un modo di salvaguardarsi: consiste nel presentare particolare attenzione ai suoni cha hanno

suggerito la nostra interpretazione.

la natura e la disposizione degli elementi e delle parti che costituiscono un oggetto.

Strutture:

Anche gli elementi e le parti che costituiscono l’oggetto sonoro devono essere noti e riconoscibili:

un insieme di componenti sonore che non siano identificabili come elementi ammessi da qualche

convenzione culturale, non può essere definito come musica. Per di più devono essere disposti nel

tempo secondo un ordine determinato. Nasce una convenzione solo se la proposta di un musicista

viene ascoltata e riconosciuta da un gruppo di ascoltatori. Potrà trattarsi di una convenzione più

significativa se la sua accettazione verrà riconosciuta da altri gruppi di ascoltatori e avrà maggior

durata. Sarà nata una nuova entità strutturale. Ogni genere di musica, ogni stile musicale, adotta un

certo numero di categorie strutturali e le organizza secondo sue proprie regole, cioè dà alle

strutture una tipica e specifica grammatica.

La cosa più importante è riuscire a percepire con chiarezza gli elementi strutturali implicati. Il

riconoscimento delle strutture è un’esperienza comune che si forma quasi inconsapevolmente in

ciascuno di noi dal momento in cui cominciamo ad ascoltare musica.

Ogni struttura rappresenta una precisa categoria sonora, distinguibile da altre e anche nominabile:

nell’ascolto si tratterà di sviluppare quella che gli psicologi chiamano appunto percezione

categoriale.

Qualsiasi percezione ha a che fare con categorie cognitive. Ogni categoria percepita corrisponde a

un concetto e perciò è distinta con un nome. La percezione categoriale ci permette di individuare

strutture musicali ma per arrivare ad usarle occorre anche capire la loro funzione di comunicazione.

Ogni struttura agisce come strumento comunicativo e può essere interpretata. I sistemi strutturali

vengono accettati in musica proprio perché si riconoscono ad essi particolari facoltà espressive. Il

senso di un episodio musicale è dato dalla presenza di varie categorie strutturali (ritmi, altezze,

sonorità), mescolate tra loro e dosate in modo opportuno.

Si possono ricondurre quattro sistemi di organizzazione: altezze, ritmi, sonorità, forme. La parola

“sistema” allude al fatto che ciascuno di questi modi di organizzare il suono è al suo interno

riccamente articolato.

Chi ascolta è abituato a entrare in contatto con la globalità degli eventi ascoltati, con il flusso sonoro

nella sua interezza. Un ascolto analitico è una prassi artificiosa che non corrisponde alla naturalità

dell’ascolto.

In musica c’è l’uso di distinguere le varie categorie percettive, o sistemi strutturali, con il termine

si parla dell’altezza e del ritmo. Parametro indica di norma una delle proprietà di

parametri:

qualsiasi oggetto, astratta dal suo contesto e utilizzata per studiarne qualche caratteristica. Ognuno

dei tratti parametrici che in una nota si possono distinguere e percepire, si collega, nel tempo

musicale, al’intero sistema parametrico di cui fa parte. Ogni tratto musicale è legato ad altri tratti

della stessa natura da regole che organizzano le loro connessioni. Da cultura a cultura le regole

cambiano.

Col termine parametro intendiamo non un signolo tratto sonoro bnsì il sistema dei tratti sonori

dello stesso tipo, che chiamiamo sistema proprio perché i tratti che vi prendono parte sono

organizzati sulla base di regole che li legano l’un l’altro. Un sistema parametrico può articolarsi al

suo interno in sottoparametri anch’essi organizzati da regole. Ogni organizzazione parametrica

infatti convive con tutte le altre e deve tener conto di esse. Oltre alle regole riguardanti i tratti,

all’interno dei singolo parametri esistono dunque regole riguardanti i rapporti tra parametri.

I compositori tendono a rispettare in linea di massima tutte queste regole e gli ascoltatori abituano

il loro orecchio a riconoscerle. Gli ascolti continuati di un certo tipo di musica retto da certe regole

creano abitudini e le abitudini creano attese. È solo all’interno di questo sistema di regole che si

fanno strada le capacità espressive della musica. Il linguaggio musicale è un’entità dinamica in

continuo movimento. Le tendenze espressive dei compositori e la voglia di novità degli ascoltatori

tendono a mutarne continuamente le regole.

2.1 RITMO

il ritmo musicale ha a che fare col problema di misurare le durate temporali. Ma mentre la parola

durata si riferisce ad un’entità singola, la parola ritmo è un termine che si riferisce ad una

successione di eventi. Solo la successione di più fenomeni sonori può possedere un ritmo. Il termine

indica quindi il rapporto che esiste tra più durate successive.

Pulsazione

Pulsazione isocrona: serie di impulsi che cadono a distanza di tempo sempre uguale.

Il sistema delle pulsazioni nella musica europea è di natura gerarchica:

I livello * * * * * * * * * * * * *

II livello * * * * * *

*

III livello * * *

*

IV livello * *

Ogni due pulsazioni minori ce n’è una maggiore.

I musicisti europei sono abituati a dividere il tempo in durate proporzionali, ciascuna uguale alla

metà dell’altra. L’intervallo di tempo minimo tra due pulsazioni dipende solo dal poterle percepire

con l’orecchio. L’intervalli di tempo massimo dipende dalla possibilità di sentire la pulsazione

successiva come legata a quella precedente.

La pulsazione che intuiamo come naturale è tale anche perché corrisponde agli accenti che risaltano

con maggior evidenza nel testo musicale.

Le pulsazioni in musica possono anche essere definite come sequenze di ordinate

accenti

gerarchicamente.

Una volta individuata la pulsazione principale non sarà difficile interpretarla collocandola nel suo

contesto espressivo. Una pulsazione principale lenta viene sentita come tranquilla e può venir

connessa ad esempio con situazioni di serenità, mentre una veloce implica agitazione e dispendio

energetico sia positivamente orientato verso l’euforia o l’allegria, sia negativamente verso l’ansia o

la collera.

Metro

La parola metro ha due significati, uno deriva dalla presenza delle pulsazioni e degli accenti, l’altro

ha a che fare col concetto di misura. Si parla di metro quando si prende in considerazione il

rapporto tra due serie di pulsazioni, quella principale e quella di livello appena inferiore. Si parla di

metro binario quando il rapporto tra le due serie di pulsazioni è di 1 a 2, e di metro ternario quando

è di 1 a 3. Gli accenti della pulsazione più lenta coincidono sempre con uno degli accenti più rapidi.

L’istante in cui avviene questa coincidenza si chiama accento principale o anche “tempo forte”.

L’idea di battere il tempo ha dato origine al termine Una battuta è dunque l’insieme degli

battuta.

eventi sonori compresi tra due accenti principali. Ogni battuta ha un tempo forte che è il suo inizio e

una serie di successivi tempi deboli.

In culture musicali diverse dall’europea classica esistono anche metri più complessi con suddivisioni

della pulsazione superiore, non solo di due, tre o quattro parti ma anche in cinque o sette.

Esistono e

polimetrie poliritmie.

Ma la parola metro significa anche misura: il sistema metrico in uso in Occidente serve non solo a

regolare le pulsazioni ma anche a misurare la delle note. Se infatti una pulsazione ampia

durata

viene divisa in due pulsazioni più brevi e poi in quattro pulsazioni ancor più brevi, e poi otto, sedici,

ecc., ciò significa che il tempo può essere misurato e suddiviso con precisione utilizzando appunto la

suddivisione regolare delle pulsazioni.

Le durate delle note si chiamano un intero, un mezzo, un quarto, un ottavo, un sedicesimo, un

trentaduesimo, un sessantaquattresimo: ciò significa che in una pulsazione di un intero sono

comprese 64 pulsazioni brevissime di un sessantaquattresimo l’una. Il tempo musicale è suddiviso

dunque matematicamente.

Per calcolare quanto dura un brano di musica basta ascoltare le sue pulsazioni e numerarle

battendo il tempo.

Le frasi musicali tendono a organizzarsi in forme proporzionate e razionalmente organizzate, e che

questo deriva dal senso dell’ordine proprio della cultura del Settecento.

Metro e durate

Rapporto tra la durata del tempo esistente fra due pulsazioni e la durata delle singole note: ogni

musica possiede una struttura metrica, ma possiede anche una serie di note di diversa durata

collocate all’interno delle sue regolari pulsazioni.

Mentre le pulsazioni metriche sono tutte di durata uguale, le durate delle note sono varie. Ci sono

casi n cui nella stessa griglia metrica possono essere collocate note lente e note rapide. Un altro

aspetto importante del parametro durata è la sua possibilità di creare piccole che a

cellule ritmiche

volte caratterizzano anche un intero brano.

Agogica

In un brano il tempo tra una pulsazione e l’altra è di norma costante, tuttavia può anche

gradualmente aumentare o diminuire.

Se aumenta: ritardando o rallentando.

Se diminuisce: accelerando.

Le modificazioni nella durata tra pulsazioni prendono il nome di varianti agogiche.

Il tempo musicale non è misurato con l’orologio, ma con i ritmi della fisiologia e dipende più dalla

sensazione psicologica di durata che non dall’effettiva durata cronologica.

Le varianti agogiche sono sempre determinate da intenzioni espressive e devono essere

opportunamente interpretate.

Musiche a-metriche

Esistono musiche le cui durate non sono misurate attraverso il sistema metrico delle pulsazioni e

degli accenti, ma sono libere. Non si riesce a battere il tempo perché non esistono pulsazioni

isocrone, regolari. Es. Canto gregoriano, canti di stile recitativo, musica d’avanguardia.

Possono esistere al loro interno fluttuazioni agogiche, possono inserirsi anche episodi ametrici di

sospensione momentanea della regolarità del flusso temporale, perché anceh dove le scansioni

metriche esistono non sempre sono sottolineate da accenti che le mettono in rilievo.

Esistono musiche chiare e limpide, ritmicamente determinate, ma esistono anche musiche che

cercano invece l’imprecisione, che tendono a nascondere la loro struttura metrica.

2.2 TONALITA’

la tonalità è una relazione fra altezze, così come il ritmo è una relazione fra durate. Ma mentre il

concetto di ritmo non è solo strettamente musicale, il concetto di tonalità è esclusivamente

musicale.

La parola tonalità viene usata anche nel linguaggio corrente ma si tratta di una coincidenza

puramente lessicale.

Concetto di i termini alto e basso hanno in musica uno statuto ambiguo e quasi

altezza:

imbarazzante, sono modi di dire, non sono legati a fenomeni acustici ma sono metafore tratte dal

campo spaziale, infatti il suono di un fischietto non va più in alto di quello di un trombone. I suoni

alti sono acuti e quelli bassi sono gravi. Nonostante la loro natura metaforica, i due termini alto e

basso sono entrati anche nel linguaggio tecnico della musica e la parola altezza sta ad indicare un

fenomeno preciso: se io intono una nota con la voce quella nota ha un’altezza tanto ben

determinata che la posso indicare con un nome.

Scala

Ogni musica si basa normalmente su un certo repertorio di altezze che chiamiamo note. L’altezza

però è uno dei tratti di una nota.

Nel nostro sistema musicale le note sono sette, quando dovremmo dire che le altezze sono sette.

Ogni musica si basa su un certo repertorio di altezze.

Se i nomi di queste note li mettiamo in ordine di altezza a partire dalla nota Do, otterremo la

successione ascendente Do Re Mi Fa Sol La Si Do, e relativa discendente. Quando le note sono

collocate in ordine di altezza parliamo di scala.

La musica occidentale si basa su sette altezze e le altezze di una scala si chiamano Nella scala

gradi.

di Do, Do è il primo grado, Re il secondo e così via.

Alcune culture musicali del mondo usano le stesse nostre scale oppure scale diverse o scale che

contengono un numero ridotto di suoni. Molto diffusa in Africa e in Oriente è la scala pentafonica,

basata su cinque note.

la nota abbassata di una frazione d’altezza detta

Bemolle: semitono.

Il termine di semitono si usa per distinguerlo dal termine tono che indica la differenza di altezza fra

una nota e l’altra.

L’abbassamento di una nota si chiama bemolle, ma esiste anche la possibilità di innalzare la nota di

un semitono, on una l’alterazione che prende il nome di diesis.

Do re mi fa sol la si do : scala diatonica

Do do# re re# mi fa fa# sol sol# la la# si do o Do reb re mib mi fa solb sol lab la sib si do : scale

cromatiche

In questo caso le altezze sono 12 il loro nomi tuttavia restano sette.

Alcune musiche possono utilizzare alcuni suoni non appartenenti ad una scala (musica

d’avanguardia, emissioni vocali non intonate, strumenti a percussione). Nel medioevo si usavano

scale parzialmente diverse dalle nostre. Si trattava di otto scale che si sono ridotte a due (che oggi

chiamiamo maggiore e minore), le scale antiche si chiamavano “modi” e l’organizzazione musicale

basata sulle scale modali viene chiamata anziché tonalità.

modalità

Il sistema modale è stato spesso ripristinato anche in musiche recenti di carattere arcaizzante

oppure ispirate a culture altre.

Intervallo

Si chiama intervallo la distanza fra due altezze misurata in gradi di scala. Se le due altezze sono

vicine l’intervallo si chiama tono o semitono, ma anche intervallo di seconda; se le due altezze sono

più lontane l’intervallo si chiama terza, quarta quinta ecc. a seconda del numero di gradi della scala

che si trovano fra la prima e la seconda altezza (intervallo do sol = quinta).

L’intervallo di ottava ha una natura particolare perché le due altezze che lo compongono hanno lo

stesso nome, poiché i suoni sono molto simili. Ogni intervallo può essere intonato in due modi:

ascendente e discendente.

Melodie e profilo melodico

Per melodia si intende una successione di note prodotte una dopo l’altra. Una melodia può

diventare espressiva grazie agli aspetti del suo ritmo, ma può acquistare un carattere emotivo

anche grazie al suo profilo, cioè con il suo procedere verso l’alto o verso il basso per gradi (con note

vicine della scala) o per salti (con note a distanza intervallare ampia). Il termine profilo indica che

una melodia può essere resa graficamente con una linea che ne indica i movimenti nel tempo.

Canto, prosodia, rapporto con la parola

La musica cantata rispetta di solito le regole prosodiche della pronuncia verbale. Per prosodia si

intendono tutti gli aspetti non scritti e non scrivibili della pronuncia delle parole: gli aspetti ritmici

accentuativi di forza e di altezza non sono casuali e astratti ma determinano un senso preciso.

Una melodia cantata può potenziare certi aspetti prosodici. Questo modo espressivo di cantare è

nato solo agli inizi del 600 soprattutto in relazione con l’invenzione e la fortuna dello spettacolo

d’opera, e venne chiamato recitativo.

Altro modo di organizzare il rapporto fra musica e parole è quello che si trova nella tradizione

popolare: organizzare la poesia in strofe di un numero limitato di versi e di ripetere sempre a stessa

melodia strofa per strofa.

Gradualmente s è pero l’uso dei canti epici perché la poesia epica non la si canta più ma la si legge,

tuttavia l’usanza d ripetere la stessa melodia in ogni strofa poetica è rimasta in vita sia nella musica

popolare che in quella colta. in questi casi la linea melodica non cerca di riprodurre o potenziare la

prosodia verbale, si limita ad utilizzare frasi verbali in cui gli accenti della musica non siano

contradditori con quelli del verso. Canto espressivo e canto epico sono due modalità estreme.

Nota tonica

Nella musica occidentale ogni melodia di solito si conclude su una nota che l’ascoltatore

implicitamente sa prevedere: tonica

Quando una melodia conclude con una tonica si ha la sensazione che abbia raggiunto il suo naturale

punto di arrivo; se invece si ferma ma non tocca la tonica dà un impressione di sospensione.

La nota tonica ha quindi la funzione di dare stabilità e conclusività alla melodia. Naturalmente

questo senso di conclusività è dato anche da aspetti ritmici.

Di norma in una melodia tradizionale si prevede sempre una relazione dialettica di rinvio fra la

tonica e la nota che sta una quinta sopra la tonica che si chiama . se una frase non

dominante

finisce sulla tonica, il risultato è quello di melodie prive di direzionalità.

La dominante non ha una specifica funzione conclusiva ma piuttosto quella di collegarsi con una

successiva tonica e in un certo senso di farla presagire.

In na musica tonale cioè dotata di nota tonica, di conclusività, di appoggi e di tensioni, esiste una

gerarchia di stabilità fra i gradi della scala. Il più stabile e conclusivo è il primo grado; altri gradi

meno conclusivi ma dotati di funzioni di appoggio intermedio sono il terzo e il quinto; gli altri gradi

hanno specifiche funzioni i gradi tensivi o gradi di passaggio.

Armonia

Il linguaggio della musica ha anche un’altra dimensione: quella dei suoni eseguiti

contemporaneamente sovrapposti. Si parla di dimensione orizzontale (segni sulle note uno dopo

l’altro, da sinistra verso destra) e verticale (per scrivere più suoni da eseguirsi contemporaneamente

si usano segni messi uno sotto l’altro).

La pratica degli ha la specifica funzione di regolare gli aspetti tonali della dimensione

accordi

verticale. Lo studio degli accordi prende il nome di La pratica dell’accordo ha alla sua base

armonia.

l’effetto sonoro della (unione di più suoni contemporanei che si fondono fra loro in

Consonanza

maniera gradevole). I consonanti sono suoni a distanza di ottava, di quinta, di terza, dissonanti sono

suoni a distanza di seconda o di settima. Il più importante degli accordi è però basato su tre altezze,

le quali producono un suono più pieno e più ricco anche se altrettanto consonante. L’accordo

perfetto è formato di due terze contenute in una quinta (es. Do-Mi-Sol, dove Do-Mi è una terza, Mi-

Sol è una terza e Do-Sol è una quinta). Gli intervalli di terza e quinta, quando le loro note vengono

eseguite contemporaneamente, risuonano fondendosi bene tra loro. Per questa ragione l’accordo

perfetto, o triade, è fatto da intervalli di questo tipo. L’aggiunta di altre note dello stesso nome non

produce conseguenze sensibili sulla natura del’accordo ascoltato. Accordi con note duplicate

all’ottava continuano a venir chiamati triadi. Su ogni nota della scala si possono costruire accordi

perfetti: nel sist. Music. Occid. Vengono usati due tipi di triade, maggiore e minore. La triade

minore rispetto a quella maggiore ha la seconda nota abbassata di un semitono. La differenza non si

riferisci solo a due tipi di accordo, ma anche alle scale che si distinguono in maggiori e minori. Alla

scala maggiore corrisponde una scala minore. La scala minore è più mobile di quella maggiore (nella

scala minore ascendente cambia solamente il III grado, in quella discendente si abbassano anche il

VII e il VI).

Nella musica colta europea tra ‘700 e ‘800 si era instaurata la tradizione di attribuire caratteri

affettivi a brani costruiti sulla scala maggiore o minore. Il carattere dei primi era considerato

estroverso, gioioso, luminoso, quello dei secondi introverso, turbato, oscuro.

La triade maggiore e quella minore sono i principali modelli di accordo nella tradizione europea.

Esistono accordi di quattro note (quadriadi) contenenti fra l’altro parziali aspetti di dissonanza.

Polifonie

Sovrapposizioni tra suoni avvengono anche nel caso della polifonia: sovrapposizioni non fra suoni

singoli ma fra più melodie. Nella musica occ. la sovrapposizione tra melodie crea per lo più sonorità

consonanti, si tratta di polifonia e non di armonia nella misura in cui ciò che prevale all’ascolto è il

gioco dei rapporti fra le varie melodie che si sovrappongono.

Fra le infinite varietà che può assumere il rapporto fra le varie voci di una polifonia, le più comuni

sono l’omoritmia e la polifonia imitativa. Per omoritmia si intende quel particolare tipo di

sovrapposizione tra voci in cui tutte cantano melodie diverse ma allo stesso ritmo, facendo

coincidere le sillabe delle parole.

Per polifonia imitativa si intende invece quel tipo di sovrapposizione in cui una voce inizia e le voci

successive entrano gradualmente imitando la voce precedente, cioè riprendendo lo stesso spunto

melodico con cui quella iniziava. Si chiama canone perché segue una regola molto più precisa: le

varie voci che entrano una dopo l’altra non si accontentano di imitare l’inizio della voce che le ha

precedute ma ne imitano l’intera melodia.

Perché si possa parlare di imitazione occorre che ciascuna voce entri mentre le voci precedenti

continuano a cantare. Quando la seconda voce entra imitando la prima, ma questa ha già finito di

cantare, non si parla di imitazione ma di dialogo o eco. In altri casi le voci non hanno rapporti così

precisi: semplicemente ciascuna canta la sua diversa melodia.

Potremmo parlare però di contrasto quando la loro differenziazione è particolarmente voluta e

accentuata.

Non necessariamente la polifonia è vocale. La somiglianza tra polifonia vocale e strumentale è così

evidente che normalmente nella terminologia in uso si parla di rapporto tra voci anche quando la

polifonia è eseguita da strumenti. La polifonia è stata per secoli legata alla chiesa.

La relazione fra una melodia e gli accordi che l’accompagnano si presenta come quella di una figura

col suo sfondo: non si può parlare di polifonia perché la sovrapposizione non è fra pure e semplici

melodie (il canto è una melodia ma non lo è l’accompagnamento). Si può parlare in questo caso di

strati sonori che hanno continuità nel tempo e che sono sovrapposti l’uno all’altro.

L’accompagnamento di una melodia è dunque uno dei possibili casi d stratificazione. In epoca

barocca l’accompagnamento di voci o strumenti in primo piano era affidato a un corposo gruppo di

strumenti bassi che prendeva il nome di basso continuo. Altri casi di stratificazione sonora sono

costituiti da musiche in cui intervengono costantemente gruppi strumentali diversi (es. concerto). In

molti altri casi nella concezione sinfonica della musica, quando è eseguita da un’intera orchestra,

non siamo di fronte né ad una pura e semplice melodia con accompagnamento né a una polifonia in

senso stretto, né ad una vera e propria stratificazione, ma piuttosto a un magma strumentale in cui

ogni tanto qualche frammento melodico emerge sugli altri.

Talora le varie forme di verticalità hanno anche acquistato caratteri propri e nomi specifici: valga

per tutti il caso dell’eterofonia (uso di cantare o suonare in gruppo una stessa melodia in modo tale

che ogni musicista non si senta obbligato a uniformarsi esattamente a ciò che fanno gli altri ma

possono introdurre in essa varianti libere, a volte anche improvvisate). Il linguaggio musicale non

usa solo altezze intonate ma anche suoni non intonati.

Tonalità

Anche le armonie come le melodie sono inserite in un sistema tonale, cioè hanno come punto di

riferimento una situazione tonica. La serie degli accordi che esistono all’interno di un brano

musicale di norma si conclude sull’accordo di tonica (l’accordo perfetto costruito a partire dalla nota

tonica, la più bassa dell’accordo). Sulla successione delle note più basse si basa il procedere verso,

l’attenzione verso la fine. Anche per le successioni armoniche vale come relazione essenziale quella

fra la nota tonica e la dominante. Il momento in cui una successione di accordi raggiunge la tonica

viene chiamato Il passaggio di andata da una tonica verso una dominante può venire

cadenza.

articolato dalla presenza di altri accordi intermedi, soprattutto dell’accordo costruito sul IV grado,

che ha acquisito la funzione di antecedere la dominante, e che per questa ragione si chiama accordo

di sottodominante.

Ogni successione armonica può essere caratterizzata da aspetti di tensione oppure di distensione.

Per tonalità si intende l’organizzazione complessiva delle funzioni sintattiche melodiche e

armoniche, ossia l’insieme delle regole che organizzano le relazioni di tensione-distensione fra i vari

gradi della scala e fra gli accordi costruiti su tali gradi. Per sintassi tonale non si intende solo il modo

di concatenare successioni di accordi di I, IV, V, I (giro armonico). Questa successione si esaurisce

spesso in pochi secondi, ciò significa che in brani di musica abbastanza lunghi, sarebbe insufficiente

a creare il necessario sistema di attese e tensioni. Il sistema tonale si è creato una organizzazione

basata sui mutamenti delle note toniche. All’interno di un brano di musica tonale le tonalità

cambiano; il mutamento di tonalità, il passaggio da una tonica all’altra, prende il nome di

modulazione. In un brano tonale la tonica iniziale e quella finale sono sempre uguali. Le

modulazioni, cioè i passaggi fra una tonalità e l’altra, non sono mai lasciate al caso, ma seguono

sempre una logica precisa, che è la stessa logica dei rapporti tonica-sottodominante-dominante con

cui le relazioni fra accordi sono regolate all’interno di una tonalità singola. Spostarsi in un’altra

tonalità significa ovviamente cambiare i rapporti interni fra accordi. Questo meccanismo ricicla e

rinnova continuamente il senso e il sapore delle note.

Concezione allargata di tonalità

Perché esista qualche forma tonale di organizzazione delle altezze occorrono almeno due condizioni

minime: la presenza di una scala e la presenza più o meno definita di una nota che assume una

funzione di punto di riferimento o di stabilità all’interno di questa scala.

Nelle musiche etniche si trovano quasi sempre esempi di organizzazione tonale abbastanza evidenti

ma non massimamente organizzata (composizione di polifonia vocale quattrocentesca). Le note

toniche sono poco stabili e poco certe. La funzione tonica passa frequentemente a gradi diversi

della scala senza che questo passaggio sia formalizzato e sentire come vera e propria modulazione.

In testi di origini blues o jazz dominano scale diverse da quelle tradizionali maggiore e minore, e

connessioni armoniche in cui la successione I-IV-V-I non è così evidente. La presenza di note

attrattive con funzione di conclusività tonale è quasi sempre ben percepibile. Un’altezza più

importante delle altre spesso emerge e si avverte. Esistono tuttavia anche esempi in cui per ragioni

diverse la percezione di dominanza di un’altezza non è percepibile, anzi non è affatto presente. Il

caso più evidente è quello di alcune musiche d’avanguardia; parliamo di musica non tonale, cioè al

di fuori dei limiti di una qualche forma di tonalità.

2.3 SONORITA’

elementi di sonorità sono meno facilmente definibili, meno razionalmente organizzati. L’orecchio

percepisce assai meglio queste caratteristiche che non le qualità accordali o tonali della musica.

Suono

Il suono è prodotto da una serie di fenomeni in parte fisici e in parte psicologici.

1. un oggetto materiale, un corpo elastico, è messo in vibrazione da un qualche tipo di

sollecitazione, quando è sollecitato si sposta in due direzioni opposte, dalla sua situazione di

stati o riposo, e tende a raggiungerla di nuovo.

2. La vibrazione del corpo sposta le molecole dell’aria circostante e queste trasmettono il

proprio spostamento alle molecole vicine. Si tratta della cosidetta onda sonora.

3. I moti delle molecole d’aria arrivano al timpano dell’orecchio, che viene sollecitato e mosso

da questi continui e regolari mutamenti di pressione.

4. Il nervo acustico registra i movimenti del timpano e li manda al cervello, che li trasforma in

sensazioni di suono.

5. Per essere udibili le vibrazioni dell’aria devono raggiungere una certa frequenza (almeno 20

in un minuto secondo) ma non devono superarne un’altra (15/20 mila per minuto secondo).

Il suono possiede un’altezza e un’intensità: più aumenta il numero di vibrazioni (frequenza con cui

avviene la vibrazione) più aumenta la sensazione acustica di altezza. In una corda la frequenza

vibratoria aumenta man mano che la corda si accorcia. Dunque l’altezza del suono dipende dalla

frequenza del moto vibratorio. Ma frequenza è un concetto fisico, altezza è un concetto psico-

acustico: è il modo con cui il cervello elabora e ci fa percepire la frequenza del moto vibratorio. La

forza del suono dipende invece dall’ampiezza della vibrazione, in altri termini dall’energia fisica con

cui il suono viene prodotto.

Se il corpo che vibra è uno solo noi percepiamo la vibrazione sotto forma di altezza ma se il moto

che vibra mette in moto parti diverse, ciascuna dotata di un suo proprio moto vibratorio e una sua

propria frequenza, il risultato che ne deriva è quella di una somma irregolare di vibrazioni, cui non è

possibile assegnare un’altezza precisa, fenomeno che viene chiamato rumore. Si potrebbe

distinguere fra suoni intonati e non intonati, cioè suoni cui è difficile attribuire un’altezza precisa.

Non esiste una distinzione netta fra suono e rumore, un accordo di chitarra produce certamente un

suono ma produce anche rumore e la sensazione globale è quella di un suono legato al rumore del

corpo che l’ha prodotto.

Suoni armonici: negli strumenti musicali intonati il suono prodotto non è mai uno solo ma è sempre

un insieme di suoni. Le loro frequenze vibratorie stanno fra loro in relazioni matematiche molto

precise e per questo si chiamano suoni armonici. La lunghezza di una corda è inversamente

proporzionale al numero delle sue vibrazioni. Ogni corda produce una nota fondamentale vibrando

in tutta la sua lunghezza, ma produce anche altre note più alte suddividendosi in due, tre,

quattro,..parti; queste vibrazioni hanno un’altezza maggiore ma un’ampiezza molto minore di quella

della nota fondamentale e per questo si percepiscono molto più debolmente e sono difficili da

isolare con l’orecchio. Si percepisce solo il loro insieme globale.

Ogni suono infine per diventare ben percepibile ha bisogno di essere rinforzato da una cassa di

risonanza, cioè da un contenitore le cui pareti e l’aria in esso contenuta siano messe in moto dal

corpo vibrante. Per la voce umana le casse di risonanza sono interne al corpo: la cassa toracica

produce la voce di petto, mentre le cavità delle ossa facciali producono risonanze dette di testa.

La mescolanza di frequenza fondamentale, rumori, suoni armonici, viene percepita dal nostro

orecchio in maniera globale. L’orecchio riesce a riconoscere la qualità del loro insieme: essa prende

il nome di timbro.

Dinamica

Si riferisce alla forza del suono all’energia con la quale il suono è emesso. La dinamica va dal

pianissimo al fortissimo con tutte le varianti che vengono indicate con i termini di crescendo e

diminuendo. Attraverso le sue proprietà dinamiche la musica può suscitare impressioni di dolcezza

come di violenza, …

Per ottenere effetti espressivi di questa natura, il parametro dinamica e le sue varianti nel tempo si

associano di norma con la presenza di altri parametri che lo potenziano e lo affiancano.

Timbro

Il timbro è la voce particolare dello strumento che produce il suono: la stessa nota suonata da un

flauto, da un pianoforte o da un violino ha qualità sonore diverse.

Nell’orchestra classica del 700 e 800 il timbro predominante è quello degli archi, in gruppi numerosi

e compatti, che convivono di solito con gli strumenti a fiato, in numero più ridotto e usati più spesso

come solisti e a volte in piccoli gruppi. Gli strumenti a fiato si dividono in due tipologie: i legni

(anticamente si costruivano in legno, flauti oboi,clarinetti e fagotti) e gli ottoni (nati come strumenti

per l’aria aperta, tromba trombone corni).

Esistono poi gli strumenti a percussione (di metallo, come piatti e triangolo o di pelle come tamburi

e timpani), infine alcuni strumenti particolari come l’arpa. Nel 900 l’orchestra classica continua a

esistere, ma la sua sonorità è affidata in maniera più decisa anche algi strumenti a fiato e alle

percussioni.

Ciascuno strumento ha caratteristiche proprie che gli derivano sia dalla sua voce, sia dal’uso che

ogni cultura ne ha fatto (pastorali, militari…) .

Se l’orchestra classica è l’insieme più tipico della musica occidentale, esistono infiniti altri

agglomerati timbrici: in Occidente il timbro della musica rinascimentale era affidato alle voci, ma

comprendeva anche gruppi strumentali. Di solito si trattava di pochi strumenti di suono dolce e

leggero per ambienti di ridotte dimensioni. Il loro uso era lasciato alla prassi degli esecutori. Altri

raggruppamenti strumentali tipici sono quelli ben noti dei complessi jazz. Anche il rock ha una sua

timbricità inconfondibile, in parte affidata a strumenti acustici, in parte a strumenti elettronici,

fortemente potenziati dagli amplificatori.

Anche l’emissione della voce ha proprietà timbriche specifiche che variano da cultura a cultura e da

genere a genere.

Inflessioni intonative

In quasi tutte le musiche non europee una delle principali caratteristiche del suono è costituita dal

fatto che i suoni emessi possono essere modificati nel corso della loro emissione. I modi di rendere

espressivo il suono si basano su diverse tecniche di emissione, ad esempio modulazioni d’altezza. I

cantanti e i suonatori di strumenti a fiato e di strumenti ad arco non emettono mai un suono fisso,

fermo ma utilizzano sempre un suono vibrato: il suono ha delle oscillazioni periodiche uguali, che

possono essere d’altezza ma anche di intensità e che si ripetono costantemente.

Articolazione

È Il modo con cui un suono viene preso e lasciato emesso e abbandonato. Successioni di più suoni

possono essere emesse staccate oppure legate: nel primo caso alla fine di un suono, prima di

attaccare l’altro si fa una brevissima pausa e l’attacco del suono successivo è dotato di un piccolo

accento; nel secondo caso i suoni vengono fusi uno con l’latro riducendo al minimo possibile

qualsiasi forma di pausa o di accento. La presa del suono è in grado di carattere fortemente il senso

musicale e così la su estinzione. Un suono ha in genere tre fasi: l’attacco che dura una frazione di

secondo, la prosecuzione (fase in cui il suono viene tenuto) e la conclusione (fase di estinzione).

Esistono dunque attacchi duri o morbidi, violenti o lievi, e le estinzioni possono essere secche o

prolungate.

Registro

È la collocazione dei suoni nello spazio acustico disponibile. Intendiamo l’acuto e il grave non come

fenomeni di natura intervallare ma come qualità sonore.


ACQUISTATO

32 volte

PAGINE

22

PESO

222.72 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Musica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente L'Orecchio Intelligente, Baroni. Gli argomenti trattati sono: produzione e interpretazione della musica, il carattere effettivo della musica, il metalinguaggio, l'empatia, Franz Schubert, l'ascolto creativo, le percezioni, il ritmo, il metro, l'agogica.


DETTAGLI
Esame: Musica
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in musicologia
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ectoplasmon di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Musica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze letterarie Prof.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Musica

Musica - la pratica ritmica
Appunto
Musica - la definizione di handicap
Appunto
Musica - fare musica e giocare
Appunto
Musica - fare musica e giocare
Appunto