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soggetto entra in debito di ossigeno. Le premesse per incontrare tale debito sono quasi inesistenti

nelle corsette a ritmo naturalmente costante. Negli spostamenti a trotto costante è possibile per il

bambino correre in condizioni di steady-state. Il discorso cambia invece nelle corse veloci. Infatti, la

rapidità e l'intensità dello sforzo richiedono un quantitativo di ossigeno molto maggiore di quello

assunto dalla ventilazione polmonare durante il lavoro muscolare; il bambino deve quindi far

ricorso alla sua potenza anaerobica che presto si esaurisce. Nelle corse veloci eseguite in forma di

gara entra in gioco anche il fattore emotivo che mobilita, grazie all'adrenalina messa in circolo, le

riserve energetiche del soggetto rendendone più facile il rapido consumo.

Dal punto di vista del dispendio energetico, si può dire che il bambino sia un buon trottatore che

consuma poco nell'unità di tempo rendendo molto e a lungo. Egli prende conoscenza della realtà

attraverso il movimento. Per conoscere tutto avrà dunque bisogno di tempo e molto moto con un

adeguata distribuzione delle energie disponibili.

Comportamento sociale

Il ruolo più importante nella formazione del senso sociale nei bambini è il gioco, in special modo il

gioco di squadra, che viene seguito ed apprezzato a partire dai 6-7 anni. Nel gioco le regole e

l'abitudine alla collaborazione addestrano a quella solidarietà da cui nascerà la limitazione di sé a

favore degli altri appartenenti al gruppo o alla squadra.

Dominanza E Schema Corporeo

Dominanza e lateralizzazione

Considerazioni teoriche

La scelta dell'arto dominante avviene verso i 10 mesi di vita ed è in relazione a fattori ereditari,

l'altra mano viene detta complementare. Tuttavia non si deve credere che le funzioni complementari

siano secondarie, sembra infatti che alcune funzioni di tipo sensoriale siano più localizzate e

differenziate nell'emisfero complementare mentre, in quello dominante sono rappresentate più

diffusamente.

Questa dominanza è un processo che nel tempo avanza e conquista, tappa dopo tappa, tutto un

emicorpo. Dalla dominanza di una mano si passa infatti a quella dell'arto superiore, poi

all'emitronco corrispondente ed infine all'arto inferiore. Cosi si arriva alla lateralizzazione cioè, alla

scissione dei due emicorpi, per cui in una metà si stabiliscono le funzioni di difesa e di appoggio

(complementare) mentre nell'altra si stabiliscono le funzioni di slancio ed attacco (dominante).

Se la lateralizzazione non è ben strutturata non si lancia bene, non si è capaci di eseguire uno stacco

che per un salto, non si maneggia bene una racchetta o un arma bianca, non si può neanche mirare

bene o centrare un oggetto, in quanto esiste anche l'organizzazione di una dominanza occhio-mano.

Anche l'equilibrio è dipendente dalla lateralizzazione.

Riguardo alla cronologia delle acquisizioni relative alla dominanza e alla lateralizzazione si può dire

che: 10 mesi. Si stabilisce una dominanza della mano.

• 3/4 anni. Il bambino inizia a saltellare su di un solo piede.

• 4/6 anni. Lateralizza in movimento il tronco eseguendo un abbozzo di torsione nei lanci.

• 6/8 anni. È una tappa molto importante poiché inizia a manifestarsi quella doppia

• lateralizzazione che consente un discreto equilibrio in movimento e una relativa stabilità

delle funzioni di appoggio e stacco nell'arto inferiore complementare e di attacco e slancio

nell'arto dominante.

11/12 anni. Viene raggiunto un completo controllo della lateralizzazione e degli equilibri in

• movimento.

Considerazioni pratiche

In genere un soggetto “destro” che inizia a salire una rampa di scale, esegue il primo appoggio sul

primo gradino con il piede sinistro; l'inizio della marcia ginnica avviene con l'avanzamento ed

appoggio dell'altro inferiore sinistro. Al contrario, la partenza dai blocchi avviene con un veloce

avanzamento dell'arto inferiore destro. Nel girare in corsa attorno ad una meta, un soggetto destro

tenderà a porre, preferibilmente, l'arto inferiore sinistro all'interno e il destro all'esterno.

In altre parole, dove vi è una successione di appoggi, di supporti, l'arto complementare svolge un

ruolo ritmico preponderante, dove invece vi è una successione di spinte veloci o di slanci o di

attacchi, il ruolo principale viene svolto dall'arto dominante.

La didattica

Il processo della dominanza non è completo né a sette né a otto ne a dieci anni. Infatti in molti

bambini di queste età si possono notare degli ambidestrismi spontanei, soprattutto negli arti

inferiori, nelle esecuzioni dei salti e relativamente nello stacco. Esistono inoltre dei casi di

dominanza crociata (arto superiore destro con arto inferiore sinistro e viceversa) che nel tempo

possono evolversi verso una dominanza monolaterale o rimanere tali. Per tutte queste ragioni è

indispensabile che l'istruttore annoti fin dall'inizio quale è la dominanza che si manifesta

spontaneamente nei bambini. Lo si può fare con due semplici prove:

1) arto superiore. Invitato l'allievo ad assumere una posizione eretta e a porre le mani dietro la

schiena, porgergli, perché lo afferri, un piccolo oggetto. La mano con la quale lo afferrerà

sarà quella dell'arto dominante.

2) Arto inferiore. Fatta assumere all'allievo la posizione eretta, gli si richiederà di dare un

calcio ad una palla o di eseguire la stessa azione in direzione del palmo della mano

dell'istruttore. L'arto che eseguirà il calcio sarà quello dominante.

Sarà utile ripetere ad ogni inizio d'anno queste prove per annotare i progressi nella maturazione o i

cambi che si susseguono nei casi dubbi.

Se un bambino di 6-7 anni, che ha rivelato la dominanza completa a destra, pur usando abitualmente

l'arto superiore destro nel lanciare un oggetto, non ha ancora del tutto acquisito né l'orientamento né

la translazione del peso corporeo dall'arto dominante a quello complementare, l'istruttore può lui

stesso invitare il piccolo ad assumere una adatta posizione laterale e fargli acquisire l'esatto gesto. È

sempre di fondamentale importanza non forzare mai le naturali tendenze del bambino.

Un addestramento che precorre i tempi ed anticipa le tappe del normale sviluppo, normalmente non

dà in soggetti sani alcun risultato pratico o, in soggetti precoci, pure sani, porta a degli ipermorfismi

dannosi, la repressione provoca serie conseguenze sia sul piano psicologico-emotivo che in quello

sociale.

Lo schema corporeo

considerazioni teoriche

Lo schema corporeo inizia ad essere costruito nel bambino a partire da una primitiva

discriminazione tra il sé e l'ambiente. Questa discriminazione verrà sempre più differenziandosi da

uno stato iniziale di confusione e nebulosità, grazie alla kinestesia e alla esterocettività.

Con il termine kinestesia si tende a fondere in un solo nome i due tipi di sensibilità corpoporea: la

sensibilità enterocettiva, o viscerale, e la sensibilità propriocettiva, o posturale. Di queste due la più

primitiva è quella propriocettiva e ad essa vengono fatti risalire i movimenti arcaici che si avvertono

nel feto e la mobilità dei primi momenti di vita. La seconda inizia ad esercitare la sua funzione nel

periodo neonatale, con il primo atto respiratorio, con la deglutizione e la peristalsi intestinale.

Ma perché possa avere inizio un processo di distinzione tra il me e l'altro, tra l'io fisico e il mondo

esterno, è necessario che prenda posto una terza attività sensoriale, la sensibilità esterocettiva, la

quale regola le impressioni che si sovrappongono al proprio corpo.

Quindi sin dall'inizio lo scema corporeo appare come il frutto di una costruzione dinamica che si

evolve e si struttura a partire dalla attività motoria del soggetto e ne condiziona l'espressione

gestuale. Nella sua costruzione perciò riveste una grande importanza, durante la prima infanzia, la

selezione dei particolari movimenti volontari relativi alla prensione. L'attività manuale assume un

ruolo indispensabile nella strutturazione dello spazio: grazie all'uso delle mani il bambino passa ad

estendere i vari spazi soggettivi: dallo spazio orale egli giunge a quello manipolativo che è

strettamente collegato con quello visivo.

Inoltre il bambino con l'autopalpazione esplora sé stesso portando dapprima le mani alla bocca, poi

al petto e successivamente agli arti inferiori. Dalla delimitazione dello spazio propriocettivo si passa

quindi alla iniziale differenziazione fra l'io e l'ambiente.

Considerazioni pratiche

Lo schema corporeo è una necessita che si costituisce secondo i bisogni dell'attività, esistono stanti

schemi corporei quante sono le possibili attività che richiedono una tale costruzione. È infatti una

costruzione che ha le sue basi nel movimento volontario, tuttavia non deve essere confuso con lo

schema motorio, in quanto, per schema motorio, si intende la strutturazione psico-motoria di cui lo

scema corporeo è parte. La Corsa

La strutturazione della corsa

La corsa è alla base di gran parte delle attività di moto ed è anche il punto dolente delle attività

motorie infantili poiché fino ai 10 anni è carente il controllo dell'azione di corsa.

La corsa si divide in due fasi:

L'avvio o partenza.

• L'accelerazione dopo l'avvio.

L'adulto ed il bambino

Possiamo evitare di fare un confronto tra l'adulto ed il bambino durante la fase di partenza poiché

questa comprende azioni che non rientrano nelle possibilità motorie dei fanciullo e quindi non è

possibile fare un paragone. Possiamo però considerare la seconda fase, quella dell'accelerazione

dopo l'avvio. Se esaminiamo la corsa dell'adulto dal punto di vista meccanico, la velocità

raggiungibile dal soggetto impegnato in uno sprint è data dalla lunghezza del passo per la frequenza

dei passi nella unità di tempo (numero di passi al secondo). L'optimus è raggiunto quando la

massima lunghezza del passo e la massima frequenza vengono realizzate e fuse nella stessa azione.

Ma come mai un atleta migliora con l'allenamento la sua velocità di base? Tra la corsa dell'atleta

non allenato e quella dello stesso dopo un periodo di allenamento l'incremento di velocità non è

dato dalla maggiore frequenza dei passi ma da una più ampia fase aerea del passo, ovvero ad una

maggiore forza acquisita. Ed è questa la principale differenza tra l'azione di corsa del bambino e

quella dell'adulto. Queste differenze sono principalmente di due ordini: meccanico e neurologico.

Infatti, sviluppare una forza presuppone la capacità fisiologica di acquisirla. Da un punto di vista

meccanico significa avere delle leve ed apparati idonei a compiere quel determinato esercizio, dal

punto di vista neurologico significa invece, essere capaci di far buon uso del controllo motorio.

Nel bambino la corsa nasce come differenziazione della deambulazione quando il soggetto, tra i 2 e

i 3 anni, è capace di effettuare la “fase aerea”.

Tra i 3 e i 4 anni il bambino non solo è in grado di deambulare, ma sa già correre, saltellare su di un

solo piede ed andare in triciclo. Ma è solo a 5 anni che tutti gli elementi dinamici dei componenti di

corsa dell'adulto sono presenti nel bambino. A circa 10 anni, invece, si raggiunge un certo ordine del

controllo motorio.

Fattore meccanico

Dal punto di vista meccanico si può dire che nella corsa, durante l'infanzia, il controllo dei piedi è il

più difficile e frazionato nel tempo perché:

la velocità del piede è maggiore rispetto a quella dell'anca, perciò risulta più difficile da

• controllare.

Il momento di inerzia dell'anca è minore rispetto a quello del piede, perciò il governo

• dell'anca è più facile rispetto a quello del piede.

Fattore neurologico

Nell'azione di corsa del bambino le difficoltà relative ad una carenza di controllo motorio sono

senza dubbio le più evidenti poiché manca una adeguata coordinazione tra le segnalazione che

giungono dalla periferia e gli impulsi effettori centrali.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie, sportive e della salute
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tommserra di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e metodologia del movimento umano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Bensi Roberto.

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