Capitolo Primo – Il movimento umano
1. Definizione
Il movimento è una tra le più importanti funzioni organiche dell’uomo, vera e propria medicina naturale
senza effetti collaterali. Gli effetti di un’attività motoria costante porta effetti positivi su: ossa (vs osteo-
porosi), articolazioni (vs artrite), cuore (vs infarto), se stessi (autostima). Nell’età dello sviluppo le attività
di movimento producono effetti positivi anche sull’intelligenza, sull’interazione sociale, sullo sviluppo
del carattere e dell’affettività. Possiamo considerare il movimento come una vera e propria medicina natu-
rale e senza effetti collaterali. Il movimento è dunque una grande funzione organica che consente all’uo-
mo di crescere, mantenere un buono stato di salute, interagire con l’ambiente.
2. Funzioni
2.1. Movimento e sviluppo intellettivo Favorisce sin dalla nascita lo sviluppo di capacità percettive e
cognitive. L’attività degli analizzatori sensoriali sviluppa processi cerebrali, costruendo la memoria ed al-
tre capacità mentali. L’organizzazione e la coordinazione sollecitano le capacità di combinazione, succes-
sione temporale, organizzazione spaziale. Anche la strutturazione delle competenze linguistiche ed e-
spressive viene influenzata dalle esperienze di movimento. Influenza dell’attività motoria sugli aspetti
emotivo, affettivo, morale. Giugni: “Le esperienze motorie creano stabilmente nel soggetto un rilevante
patrimonio psichico e mnemonico, che arricchisce l’immaginazione, il pensiero, l’intelligenza.” Piaget:
“Motricità e azione come punto di partenza per lo sviluppo delle funzioni cognitive del bambino.” Le
Bouche: prassia o “schema ideo-motorio”: filmato mentale dell’azione che stiamo per compiere; è stata
individuata un’area cerebrale premotoria che viene attivata poco prima dell’esecuzione del movimento ed
utilizzata per costruire la prassia. Effetti sull’intelligenza in sintesi: a) maggior quantità e qualità d’infor-
mazioni; b) aumento di opportunità di elaborazione delle informazioni e maggiore capacità di gestione; c)
strutturazione di capacità cognitive elementari, intermedie, superiori; d) sviluppo di capacità come legge-
re, scrivere, contare; e) gestire le esperienze affettive legate al successo e all’insuccesso; f) passaggio da
una morale eteronoma ad una autonoma e consapevole.
2.2. Sviluppo, conservazione della funzionalità dell’organismo umano e ritardo del processo involutivo
Apparato scheletrico Legge di Wolf: “ogni stimolo funzionale porta ad una modificazione dell’osso.”
Legge di Roux: “ogni aumento di forza pressoria costituisce una stimolazione per la formazione di un
nuovo tessuto osseo, mentre la diminuzione della forza applicata causa un esaurimento della produzione
di osso.” Legge di Delpech: “ogni volta che un osso è messo in una posizione abituale anormale, la sua
crescita diventa anormale e tende a deformarlo; pressioni costanti e sproporzionate rallentano la crescita
dell’osso.” Legge di Arnolt-Schulze: “deboli eccitamenti danno origine ad attività vitale, eccitamenti medi
la stimolano, quelli forti la danneggiano, quelli violenti l’arrestano.” Durante l’attività fisica sulle ossa si
depositano nuove fibre collagene e sali minerali. Altri effetti di sviluppo: in larghezza (favorito dalle tra-
zioni dei muscoli), in lunghezza (favorito da un aumento di produzione di nuove cellule ossee a livello
epifisario. L’attività fisica produce tre ormoni: a) GH (allungamento); b) paratormone (rigenerazione); c)
calcitonina (metabolismo calcio e fosforo: effetti positivi sugli osteoblasti). Altri fattori: ereditarietà, ali-
mentazione, igiene ambientale, regime di vita, sistema ormonale.
Apparato articolare Benefici sulle articolazioni in sintesi: a) mantenimento fisiologico; b) irrobustimen-
to e maggiore stabilità; c) aumento o recupero; d) prevenzione dei processi degenerativi. Durante l’età
evolutiva bisogna intervenire con una metodologia della mobilizzazione attiva, attuata con lo stiramento e
l’autoallungamento dei muscoli agonisti. Meinel: “unica capacità motoria nella quale le ragazze sono su-
periori ai ragazzi in tutta l’età scolare e nell’adolescenza, ad eccezione dei movimenti con direzione dor-
sale dell’articolazione scapolo-omerale.
Apparato muscolare Il tono posturale (grado di tensione muscolare che consente di assumere e mantene-
re le posizioni del corpo nello spazio ed i rapporti articolari tra i segmenti corporei in opposizione alla
forza di gravità) viene mantenuto in allenamento dai movimenti del corpo, carente solo nelle fasi di pro-
creritas (fase di allungamento staturale dove i muscoli subiscono ipoplasia o eccessivo allungamento). Ef-
fetti sulla muscolatura in sintesi: a) mantenimento del tono posturale; b) ipertrofia (fenomeno che porta
all’ingrossamento delle fibre e ad un conseguente aumento della sezione trasversale del muscolo) funzio-
nale ed incremento di forza, lavoro, potenza; c) mantenimento della lunghezza fisiologica; d) manteni-
mento e miglioramento della morfologia del corpo; e) aumento della funzionalità muscolare grazie ad una
maggiore capillarizzazione e ossigenazione, ad un aumento di sostanze ergastiche e di glicogeno.
Apparato cardiocircolatorio Si viene ad avere il cuore di atleta, di conformazione sferica, che consente di
ospitare più sangue (ipercardiovolume) e di spingerlo con maggior efficacia grazie all’irrobustimento del
miocardio. Questa condizione consente inoltre di inviare una maggior quantità di sangue ad ogni sistole
(aumento della gittata sistolica). Benefici sul cardio in sintesi: a) miglioramento dei tempi di recupero do-
po lo sforzo; b) miglioramento del nutrimento del cuore in seguito alla vascolarizzazione miocardia; c) ri-
duzione della pressione sanguigna. Delp: “il movimento permette ad una sostanza emessa dall’endotelio
(EDRF) di essere più efficace nel favorire la vasodilatazione arteriosa e specialmente delle coronarie di-
minuendo il rischi di infarto.
Apparato respiratorio Benefici in sintesi: a) riduzione dei tempi di recupero; b) scomparsa o comparsa
ritardata del fiatone; c) diminuzione della frequenza respiratoria; d) aumento del tempo di apnea; e) minor
dispendio energetico a carico dell’apparato muscolare addetto agli atti respiratori; f) aumento dell’effi-
cienza del diaframma e degli altri muscoli respiratori.
Ipocinesi ed analfabetismo motorio Le malattie ipocinetiche stanno aumentando e sono dovute a diversi
fattori: sistema scolastico, carenza di strutture e di ambienti, sistema del lavoro, fattori ereditari negativi.
Wellness Equilibrio tra attività della mente ed attività del corpo, conduce alla cenestesi individuale
positiva (senso individuale di benessere). Bisogna muoversi per star bene, nel modo più naturale e più vi-
cino agli interessi ed alle capacità individuali.
2.3. Movimento e funzione comunicativa La comunicazione non verbale comprende tutti i messaggi
che provengono dal nostro corpo. Attraverso essa riusciamo ad avere un riscontro sull’attendibilità delle
parole dette. La comunicazione verbale è estrinseca in quanto impersonale ed oggettiva; quella non verba-
le è intrinseca in quanto personale e soggettiva.
2.4. La crescita motoria L’educazione fisica ha la finalità di concorrere in modo precipuo allo svi-
luppo della componente fisica e motoria della persona. Quest’ultima è condizionata da: a) patrimonio ge-
netico; b) ambiente; c) esperienze di movimento. E’ invece favorita in età evolutiva quando l’individuo si
trova in condizioni di: a) affrontare serenamente tutte le tappe ontogenetiche; b) sviluppare gli schemi
motori di base; c) migliorare le capacità motorie condizionali e coordinative; d) affrontare un avviamento
sportivo; e) acquisire e mantenere abitudini di movimento.
3. Componenti e strutture del movimento
Il movimento umano è composto dalle seguenti unità fondamentali: a) posture del corpo, posizioni che un
individuo assume, esse sono infinite e si differenziano stazioni, dagli atteggiamenti e dalle attitudini che
sono le categorie a cui possono essere rapportate le singole posture individuali; b) schemi posturali o “atti
motori segmentari”, coinvolgono solo alcune parti e avvengono senza modificare sostanzialmente la posi-
zione del corpo; c) schemi motori o “atti motori globali”, quando avvengono comportano una variazione
di postura o una traslocazione nello spazio; quelli più usuali prendono il nome di schemi motori di base.
4. Movimento ed educazione globale
Il movimento può essere considerato un mezzo di formazione globale della personalità umana. In età
evolutiva lo sviluppo della personalità procede a stadi e lo sviluppo motorio può influenzarli
positivamente. Lo sviluppo motorio non può e non deve essere trattato in modo disgiunto dagli altri
aspetti della personalità del bambino.
[ . . . ]
Capitolo Secondo – Forme e classificazione del movimento
1. La motricità riflessa o automatica
1.1. La motricità primitiva La motricità primitiva dal punto di vista neurofisiologico è riflessa, si fonda
su movimenti innati legati alla sopravvivenza. Meinel parla di movimenti massivi incontrollati (nei primi
tre mesi di vita ed in stato di veglia, ci fanno sembrare il neonato come un piccolo essere agitato, disordi-
nato e goffo nella sua motricità, specialmente quando muove in modo scoordinato gli arti superiori assie-
me a quelli inferiori) ed atetotici (realizzati in forma segmentaria ed in una condizione di rilassamento e
di calma).
1.2. La motricità riflessa Si basa appunto sull’azione riflessa (ogni risposta di adattamento che avviene
senza il controllo della coscienza o senza l’intervento della volontà), che è presente quando l’impulso per-
corre almeno due neuroni; questo sistema di neuroni prende il nome di arco riflesso. Quando si percepisce
uno stimolo sensoriale, l’impulso nervoso raggiunge il nevrasse e qui si trasmette ad un’altra cellula ner-
vosa, la quale a sua volta lo porta alla periferia.
1.3. Riflessi monosinaptici e polisinaptici I riflessi si possono suddividere in riflessi monosinaptici e ri-
flessi polisinaptici. Quelli del primo tipo sono molto rari, quelli del secondo molto più frequenti. RM: av-
vengono quando la cellula nervosa proveniente dalla periferia si articola direttamente con quella che dal
centro porta verso la periferia; sul neurone efferente (cellula nervosa che porta l’impulso dal centro al-la
periferia) arrivano fibre da tutte le parti del nevrasse, motivo per cui esso prende anche il nome di via fi-
nale comune. RP: si hanno quando tra il neurone afferente e quello efferente si trovano interposti da de-
gli interneuroni, neuroni che attenuano e modulano l’automatismo del movimento globale, assicurando la
diffusione o irradiazione della risposta che potrà essere eccitatoria o inibitoria.
1.4. Classificazione in base al tipo di stimolo a) propriocettivi, provocati da afferenze interne mu-
scolari, articolari e vestibolari; b) esterocettivi, derivano da afferenze di recettori del tatto e del gusto; c)
telecettivi, indotti da stimolazioni acustiche, visive ed olfattive; c) enterocettivi, provocati da afferenze
della muscolatura liscia; d) nociocettivi, l’impulso attivante è di tipo dolorifico.
1.5. Riflessi da stiramento o di flessione RS: avvengono con un aumento di tensione, arrivando alla
contrazione vera e propria, sono importanti per la stazione eretta, per l’equilibrio, per la regolazione del
tono muscolare; si tratta principalmente dei riflessi tendinei, contrazione brusca e breve di un muscolo in
risposta alla percussione del suo tendine; es.: riflessi rotuleo ed achilleo, riflessi bicipitale e tricipitale.
RF: vi è l’allontanamento della parte stimolata dalla sorgente dello stimolo, hanno significato come rea-
zione di difesa; es.: riflesso cutaneo-plantare.
1.6. Ontogenesi della motricità riflessa Tra i più importanti riflessi innati: a) riflesso di prensione o
grasping (chiusura della mano quando avviene il contatto tattile del palmo con un oggetto esterno); b) ri-
flesso posturale labirintico del capo (tentativo di estendere la testa da posizione prona). Quest’ultima è la
prima delle reazioni di raddrizzamento (movimenti automatici che servono per fissare o ripristinare la po-
sizione del capo nello spazio e rispetto al corpo, nonché per mantenere l’allineamento capo-tronco e tron-
co-arti inferiori). La motricità riflessa di raddrizzamento viene via via integrata dalle reazioni di equilibrio
(servono per evitarci di cadere e per aiutarci a controllare le posizioni del corpo nello spazio in opposizio-
ne alla forza di gravità). La motricità riflessa innata viene via via condizionata, appunto da riflessi condi-
zionati, studiati a lungo da Pavlov.
1.7. Riflessi condizionati o acquisiti Creano nuovi legami tra gli stimoli provenienti dal mondo esterno
e i processi fisiologici. Nasher è stato in grado di dimostrare sperimentalmente quattro modalità di reazio-
ne condizionata ad uno squilibrio: a) spostamento di arti e tronco in direzione opposta allo squilibrio; b)
spostamento di un arto inferiore nella direzione dello squilibrio; c) compensazione d’anca in direzione op-
posta allo squilibrio; d) compensazione di caviglia in opposizione allo squilibrio.
1.8. Il riflesso miotatico o “stretch-reflex” Si tratta di una contrazione del muscolo scheletrico in forma
di motricità automatica quando esso viene sottoposto ad eccessivo allungamento: i motoneuroni alfa rice-
vono continue afferenze sinaptiche da parte dei muscoli formando l’arco riflesso miotatico monosinapti-
co, quelli gamma vanno ad innervare le fibre intrafusali contenute all’interno del fuso neuro-muscolare. I
principi che governano i sistemi di controllo della risposta enunciano che: a) viene determinato un punto
fisso; b) le deviazioni da quel punto fisso sono captate da un sensore; c) tali deviazioni vengono compen-
sate da un sistema effettore; d) il sistema ritorna al punto fisso. Questo circuito è chiamato catena gamma.
Il riflesso miotatico inverso è dato principalmente dall’azione delle efferenze Ib; esso protegge il musco-
lo: a) evitando che debba sopportare un’eccessiva tensione di carico, b) riducendo la contrazione musco-
lare quando la forza di contrazione aumenta.
1.9. Funzione e ruolo degli interneuroni spinali La loro funzione primaria consiste nel mediare e fun-
gere da interfaccia tra le afferenze sensoriali e propriocettive, le vie discendenti del controllo motorio ed i
motoneuroni alfa e gamma. Il processo per il quale si ha la contrazione di un gruppo di muscoli accompa-
gnato dal rilasciamento dei muscoli antagonisti prende il nome di inibizione reciproca.
1.10. Riflesso estensorio crociato Avviene quando ritraendo un arto inferiore in seguito ad uno stimolo
che ha provocato il riflesso flessorio, vengono attivati i muscoli estensori ed inibiti i muscoli flessori del-
l’arto opposto. Ha la funzione di eccitare la muscolatura estensoria del lato opposto per consentire a que-
sto di sostenere totalmente il peso del corpo che prima era distribuito su entrambi i lati.
1.11. La velocità della modulazione riflessa La modalità più attendibile per la misurazione dell’attività
riflessa è l’elettromiografia (EMG), che consente di misurare l’attività elettrica di un muscolo o di un
gruppo di muscoli.
2. L
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