Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

ta e che viene condizionato dalle esperienze di movimento. La padronanza degli schemi motori di base

(SMB) consente all’uomo la costruzione e l’automatizzazione dei gesti e delle abilità motorio-sportive più

complesse.

Capitolo Quarto – Le capacità motorie

1. Correlazione tra sistemi biologici, funzioni e capacità

Jean Le Boulche sostiene che l’intervento motorio-educativo contribuisce all’evoluzione dei sistemi bio-

logici: a) vegetativo: garantisce la sopravvivenza dell’individuo; b) di relazione: consente all’uomo di re-

lazionarsi ed interagire con l’ambiente attraverso le due polarità informativo-sensoriale e motoria o di ri-

sposta; c) nervoso: fin dalla nascita coordina i sistemi precedenti; d) della sessualità: per la procreazione.

Le capacità caratterizzano e misurano l’efficienza di una funzione.

2. Classificazione delle capacità motorie

Le capacità motorie influenzano l’intensità e la qualità di risposta all’ambiente. Quella più attuale è stata

proposta da Gundlach (1967). Innanzitutto si suddividono in condizionali e coordinative. Le capacità con-

dizionali determinano la durata, la quantità e l’intensità della risposta motoria ed incidono in modo deter-

minante sulla prestazione motorio-sportiva; direttamente influenzate dai processi metabolici che conduco-

no alla produzione di energia indispensabile per muoverci. Le capacità coordinative sono determinate dai

processi che organizzano, controllano e regolano il movimento e dipendono dal grado di maturazione del

sistema nervoso centrale e periferico; si suddividono in generali e speciali. Speciali: a) accoppiamento e

combinazione del movimento; b) differenziazione cinestetica; c) equilibrio; d) orientamento; e) ritmo; f)

reazione; g) trasformazione del movimento. Generali: I) direzione e controllo del movimento [a) ÷ e)]; II)

adattamento motorio [c) ÷ g)]; III) apprendimento motorio [a) ÷ g)]. Sono capacità strutturali elastiche

quelle di mobilità articolare e di elasticità muscolare. Martin (1991) ha proposto un modello delle fasi

sensibili, dimostrando come ogni capacità abbia, tra i 6 ed i 15 anni, momenti o fasi favorevoli per essere

sviluppata ed allenata.

3. Capacità di reazione

Quella che ci consente, dato uno stimolo, di reagire motoriamente ad esso il più velocemente possibile. Si

compone di un tempo totale (TT), necessario per percepire, identificare, elaborare uno stimolo esterno e

rispondere motoriamente, ed ha due componenti parziali che sono il tempo di reazione (TR), che rappre-

senta la velocità nella presa di decisione e s’identifica con l’intervallo di tempo tra la percezione dello

stimolo non preceduto da un preavviso e l’inizio della risposta motoria, ed il tempo di movimento (TM),

identificabile come l’intervallo di tempo tra l’inizio e la fine di un movimento in reazione ad uno stimolo.

3.1. Classificazione dei tempi di reazione TR semplice: quando ad uno stimolo sensoriale viene asso-

ciata un’unica risposta motoria; è il TR più veloce, 190 millisecondi. TR complesso o di scelta: quando le

alternative stimolo-risposta sono più di una; è il tempo che un soggetto impiega per percepire ed identifi-

care lo stimolo, per scegliere e programmare la risposta giusta; con l’aumento delle possibili coppie sti-

molo-risposta, aumenta il tempo richiesto per rispondere.

3.2. Fattori che influenzano i tempi di reazione a) Legge di Hick: esiste correlazione lineare tra il TR

di scelta e il logaritmo dei numeri delle coppie di stimolo-risposta, questa incide prevalentemente sul se-

condo stadio di elaborazione dell’informazione perché riguarda la quantità d’informazione con cui l’ese-

cutore ha a che fare prima di decidere che cosa fare e quindi lo stadio della scelta; b) quando esistono

compatibilità e naturalezza tra stimolo e risposta i TR sono più veloci; c) la ripetizione dell’esercizio e

quindi l’allenamento incidono sulla reattività dell’uomo; d) la velocità dei TR di scelta aumenta quando la

tipologia della reazione viene ripetuta.

3.3. Capacità attentiva e reattività Il tempo di reazione viene influenzato anche dall’identificazione

dello stimolo esterno, ovvero dal grado di attenzione focalizzata verso quello stimolo che si è in grado di

attivare. Una limitata capacità di attenzione può essere dannosa. Gli uomini si possono concentrare in

prevalenza in modo seriale.

3.4. Identificazione dello stimolo, selezione e programmazione della risposta Vi può essere un’elabo-

razione efficace di più stimoli esterni nel primo stadio, quello di identificazione dello stimolo. Due o più

flussi d’informazione possono entrare contemporaneamente nel sistema attentivo ed essere elaborati nello

stesso istante; quando due stimoli sono tra loro contrastanti fanno aumentare i tempi di elaborazione della

risposta. Effetto Stroop: risultati sperimentali che dimostrano come l’elaborazione parallela possa esistere

ma aumenti i tempi di elaborazione. Nel momento della selezione della risposta due sono i meccanismi

principali per coordinare due azioni contemporanee: a) elaborazione controllata, è lenta, richiede attenzio-

ne, viene spesso messa in difficoltà dalla competizione tra i compiti, è seriale e faticosa; b) elaborazione

automatizzata, frutto dell’apprendimento motorio basato sulla ripetizione dell’esercizio e sull’allenamen-

to, è il meccanismo di controllo che sta alla base di un movimento di coordinazione fine o di maestria

(Meinel, 1984). ISI (Inter Stimulus Interval): intervallo di tempo tra due stimoli abbastanza ravvicinati. In

presenza di una doppia stimolazione ravvicinata (TR2) esiste un periodo refrattario psicologico (ritardo

della reazione al secondo dei due stimoli) che è inversamente proporzionale all’ISI. I raggruppamenti

dell’output del movimento (risposte motorie coordinate agli stimoli) sono seriali e possono essere circa 3

al secondo.

4. Capacità di equilibrio

Quella che ci consente, attraverso aggiustamenti riflessi, automatizzati o volontari di mantenere una posi-

zione statica o di eseguire un movimento senza cadere anticipando o reagendo prontamente ai possibili

fattori di squilibrio. Due tipi: a) statico: capacità del corpo o di un suo segmento di mantenere una posi-

zione statica; b) dinamico: capacità di mantenere durante la gestualità e le traslocazione i segmenti corpo-

rei in una condizione di stabilità, particolare situazione quando riusciamo a mantenere il controllo e la pa-

dronanza del nostro corpo in situazione di volo. La condizione fisica fondamentale è che la proiezione a

terra del baricentro cada all’interno del poligono di appoggio. Fattori che incidono su questo: a) posizione

del baricentro del nostro corpo, nell’uomo adulto di costituzione si trova all’incirca al 56% dell’altezza

totale; b) un corpo sarà tanto più stabile quanto più il baricentro è basso; c) dimensione ed orientamento

della base d’appoggio, quanto più è ampia ed orientata verso la direzione del possibile squilibrio tanto più

ci consente un mantenimento della condizione fondamentale; d) allineamento, posizione e movimenti del-

le parti del corpo, abbiamo stabilità quando i segmenti corporei ed il loro allineamento sono vicini alla li-

nea di proiezione del baricentro; e) linea di proiezione del baricentro a terra, quanto più è centrata e tanto

più siamo stabili.

4.1. Riflessi innati e riflessi condizionati di equilibrio L’integrità delle strutture nervose afferenti, cere-

brali ed efferenti è la condizione fondamentale che ci aiuta a mantenere il senso di equilibrio. Possediamo

dei riflessi di equilibrio che compaiono nei primi anni di vita e si manifestano in due forme: a) reazioni

segmentarie: del capo, del tronco, degli arti superiori; b) reazioni combinate: di più segmenti del corpo,

es. reazioni a paracadute. In seguito compaiono i cosiddetti aggiustamenti automatici, spostamento di

segmenti corporei o in un piazzamento efficace della base d’appoggio: a) arti superiori e tronco; b) un

arto inferiore; c) compensazione d’anca; d) compensazione di caviglia. Gli interventi neuromuscolari

automatici e volontari sono attivati dalle afferenze sensoriali, informatori di un’eventuale situazione di

squilibrio.

4.2. Componenti neurofisiologiche della capacità di equilibrio

Analizzatore vestibolare: localizzato nell’orecchio interno e composto dall’utricolo, dal sacculo e dai

canali semicircolari; i primi due rilevano la posizione del capo rispetto all’asse delle spalle, il terzo infor-

ma sugli improvvisi cambi di direzione e ci permette di prevedere la perdita di equilibrio.

Analizzatore tattile: attraverso le vie della sensibilità somatica informa il sistema nervoso centrale sulla

distribuzione del peso del corpo sugli appoggi a terra e sulle variazioni della superficie.

Analizzatore cinestetico: attraverso i fusi e gli organi di Golgi informa il sistema nervoso sulle possibili

variazioni di contrazione e di stiramento provocate da una situazione di sbilanciamento ed attiva gli inter-

venti di aggiustamento muscolare.

Analizzatore visivo: a) consente di anticipare e prevenire la condizione di squilibrio operando inter-

venti di aggiustamento consci e volontari basati sulla variazione di allineamento delle parti del corpo, sul-

l’allargamento della basi di appoggio, sull’abbassamento del baricentro; b) attiva compensazioni posturali

velocissime che avvengono con un tempo di latenza di 100 millisecondi.

Il sistema nervoso ha due vie di intervento per equilibrare: a) prevenire le perdite di equilibrio che potreb-

bero verificarsi grazie ad aggiustamenti automatici costruiti e perfezionati grazie alle esperienze prece-

denti ed immagazzinati nella memoria cinestetica; b) fornire automaticamente gli impulsi nervosi neces-

sari ai muscoli posturali per il mantenimento e l’aggiustamento delle condizioni di stabilità attraverso una

variazione di tono posturale.

4.3. Strategie per il miglioramento della capacità a) riduzione della base d’appoggio; b) instabilità della

base d’appoggio; c) elevazione della base d’appoggio; d) variazione volontaria nell’allineamento dei

segmenti corporei; e) preclusione dell’uso della vista; f) combinazione di questi fattori.

5. Capacità di combinazione

Permette di integrare efficacemente in un’unica struttura motoria i movimenti parziali o segmentari se-

condo i criteri temporali di successione e/o di simultaneità; ordina e collega tutti gli atti parziali che con-

corrono alla progettazione ed all’esecuzione di un’azione che può raggiungere l’obiettivo per cui è stata

pensata. La precisione del movimento dipende dall’organizzazione e dalla combinazione delle azioni dei

diversi gruppi muscolari in ordine a precise scelte di: a) contrazione sinergica degli agonisti e decontra-

zione degli antagonisti; b) timing per l’inizio, la durata e la fine di ogni intervento; c) differenziazione ci-

nestetica o dissociazione dei differenti gradi di tensione relativi ad ogni singolo muscolo che si riflette an-

che sull’orientamento spaziale dei movimenti.

5.1. Fattori che influenzano la capacità Un gesto o un atto motorio sarà tanto più difficile da eseguire

in dipendenza di: a) numero degli atti parziali da combinare; b) numero di accoppiamenti contemporanei

e/o successivi degli atti parziali; c) esperienze passate e grado di automatizzazione del gesto combinato.

Si possono accoppiare atti parziali secondo il criterio temporale della contemporaneità (combinazione as-

sociata) o secondo quello della successione (combinazione dissociata).

5.2. Tipologie di combinazione a) Combinazione parziale ed indipendenza segmentaria: combinazione

di movimenti parziali tra alcune parti del corpo ed i rapporti associativi tra componenti pari o tra due parti

differenti; può essere associata (le parti si muovono sullo stesso piano, nella stessa direzione, allo stesso

ritmo esecutivo) o dissociata (le parti si muovono su piani, direzioni, ritmi differenti). Indipendenza seg-

mentaria: capacità di muovere i vari segmenti del corpo in modo indipendente associandoli o dissociando-

li con estrema naturalezza. b) Combinazione globale: appartengono a questa categoria tutte le forme di

motricità spontanea dell’uomo come gli schemi motori di base e tutti i gesti motorio-sportivi. c) Combi-

nazione percettivo-motoria: avvengono grazie ad un costante ed indispensabile controllo visivo, sono ge-

sti che implicano precisione, timing, controllo di un oggetto esterno; nel caso di un lancio e di una rice-

zione si parla di coordinazione o combinazione oculo-muscolare (manuale o podale).

5.3. Strategie di miglioramento a) variazioni esecutive di attività usuali; b) svolgimento di attività, gesti,

esercizi, giochi inusuali; c) variazione delle condizioni spaziali; d) variazione delle condizioni temporali;

e) variazione delle regole di situazioni giocate; f) cambiamento del ruolo abituale di un giocatore; g) svol-

gimento di attività di combina-zione automatizzate ma in condizioni di affaticamento.

6. Capacità di differenziazione cinestetica

Definibile come la presa di coscienza del tono muscolare e la relativa capacità di dosarlo al fine di coordi-

nare il giusto grado di tensione negli interventi segmentari o parziali. Più semplicemente la si può imma-

ginare come quella capacità che ci permette di graduare la forza. In ogni nostra azione avviene un’alter-

nanza di contrazioni e rilasciamenti muscolari effettuati in modo automatizzato se il gesto è ripetuto, ed in

modo controllato se il gesto è nuovo e siamo in fase di apprendimento.

6.1. Sensibilità cinestetica L’informazione cinestetica assume un ruolo rilevante per il controllo del

movimento in quanto trasmette informazioni sul grado di apertura/chiusura delle nostre articolazioni e sul

grado di contrazione/rilasciamento muscolare in situazione dinamica e quindi ci dà il senso muscolare ed

articolare del movimento. Essa ci permette di percepire, riconoscere e memorizzare le sensazioni musco-

lari ed articolari interne che, integrate col nostro schema corporeo, ci danno il senso della posizione e di

occupazione dello spazio.

6.2. Il tono muscolare Vengono distinte tre tipologie: tono basale, minimo grado di tensione presente

nel muscolo anche quando è a riposo; tono posturale, atto al mantenimento di posizioni; tono funzionale,

ci serve per realizzare movimenti.

6.3. Il rilasciamento muscolare Il nostro sistema locomotore alterna alle fasi di contrazione fasi suc-

cessive di rilasciamento muscolare. Possedere una buona capacità di differenziazione cinestetica significa

anche rimanere “decontratti” quando serve, in quanto un’eccessiva presenza di tono posturale e funziona-

le è spesso deleteria alla prestazione motoria. La capacità di decontrazione ha influenza su altre capacità

motorie quali la forza, la rapidità e la resistenza.

6.4. Strategie per la scoperta e la presa di coscienza della sensibilità cinestetica e del tono muscolare a)

esperienze di descrizione della posizione del corpo ad occhi chiusi; b) esecuzione di attività, ad occhi

chiusi, segmentarie e di precisione; c) esperienze motorie segmentarie basate sul contrasto contrazione-

decontrazione muscolare; d) esperienze motorie globali basate sul contrasto staticità-dinamicità.

7. Capacità di orientamento spazio-temporale

Permette di organizzare i movimenti nella dimensione spazio-temporale. Spazio e tempo sono definibili

come le “coordinate” nelle quali avviene il rapporto tra il sé ed il mondo. La percezione è il punto di par-

tenza della consapevolezza di queste due dimensioni.

[ . . . ]

7.3. Orientamento spazio-temporale Tutti i concetti spaziali e temporali semplici o complessi hanno una

componente spazio-temporale e non limitata ad uno solo dei due contesti. L’uomo è in grado di orientarsi

nelle due dimensioni di spazio e tempo e pertanto può valutare: a) situazione spaziale in rapporto agli altri

ed agli oggetti; b) orientamento del proprio corpo in situazioni sia statiche sia dinamiche; c) spazio neces-

sario per realizzare un gesto; d) distanze, confrontare le lunghezze, scegliere le parabole; e) timing per in-

cominciare un’azione; f) velocità esecutiva di un movimento; g) durata di un evento motorio e distribu-

zione del carico motorio per portarlo a termine.

7.4. Strategie di miglioramento Applicabili a: a) distanza; b) durata; c) velocità; d) traiettoria.

8. Capacità di ritmizzazione

In campo motorio corrisponde all’organizzazione del movimento nel tempo, determinandone la periodici-

tà, l’intensità, la velocità, le pause e la durata. Il ritmo caratterizza: a) le funzioni cardiocircolatoria e re-

spiratoria; b) la funzione relativa al nostro accrescimento; c) la funzione motoria. Secondo Bucher (1986),

il ritmo è “l’articolazione regolata dei movimenti nel loro svolgimento temporale”; secondo Meinel è:

“l’ordine cronologico e la ripartizione dell’accento caratteristici di ogni atto motorio”. La capacità di rit-

mizzazione ci consente di organizzare le sequenze e le successioni di un determinato movimento. La rit-

mizzazione diventa importante anche nella prestazione: definisce l’alternanza delle decontrazioni musco-

lari negli sport ciclici ove statisticamente le prestazioni più elevate si ottengono quanto più la distribuzio-

ne dello sforzo e dunque la periodicità degli atti parziali è regolare.

8.1. Tipologie di ritmo Ritmi regolari, o cadenze: composti da successione di battute che si ripetono ad

intervalli regolari. Ritmi irregolari: formano una struttura ritmica, sono costituiti da battute intervallate da

periodi di durate differenti.

8.2. Strategie di miglioramento a) presa di coscienza e riproduzione dei ritmi del proprio corpo; b) sco-

perta, ascolto e riproduzione di cadenze esterne; c) associazione del movimento a cadenze differenti per

velocità, durata, periodicità; d) scoperta e riproduzione della struttura ritmica dei gesti e delle forme di

motricità più conosciute; e) apprendimento o consolidamento di movimenti attraverso il ritmo; f) libera

espressività corporea di un brano musicale.

9. Capacità di trasformazione

Permette di modificare un’azione motoria in atto in funzione dell’evoluzione delle situazioni, in modo che

ne risulti un’azione più appropriata ed efficace. Condizione necessaria è la non-soluzione di continuità tra

la situazione motoria di partenza e la situazione dopo la trasformazione.

9.1. Tipologia e classificazione Trasformazione parziale: capacità che utilizziamo in modo abituale

quando siamo portati o costretti a variare uno o più parametri esecutivi. Trasformazione globale: quando

cambiano le caratteristiche esecutive globali in un atto cioè quando passiamo da un movimento ad un al-

tro senza interrompere e senza precludere la continuità dell’azioni.

9.2. Condizioni e fattori della capacità di trasformazione Grado di automatizzazione delle situazioni

motorie di partenza e di arrivo: diventa più difficile trasformare il movimento quando la situazione moto-

ria di partenza o quella di arrivo non sono ancora automatizzate e dunque oggetto di elaborazione mentale

controllata. “Timing” o scelta di tempo: il soggetto con capacità di tempismo (reattività + ritmizzazione)

avrà maggiori possibilità di riuscita nell’efficacia di un atto di trasformazione. Capacità di anticipazione:

l’anticipazione è frutto di un processo intellettivo-motorio che ci consente di tener pronta l’attivazione di

un pattern o programmi di movimento precostituiti anche in ordine di successione temporale e di trasfor-

mazione degli atti parziali e degli schemi motori; questa capacità può essere temporale e spaziale.

Capitolo Quinto – Il controllo del movimento

1. Il modello di controllo a circuito chiuso

Sistema a circuito chiuso: spiega il funzionamento ed il controllo della motricità umana attraverso un mo-

dello circolare o cibernetico; introdotto da Bernstein (1957), ripreso da Anochin, teorizzato da Adams

(1970), Meinel ha dimostrato l’importanza delle informazioni di ritorno o feedback nell’apprendimento

motorio. Vi sono quattro componenti fondamentali (1.1 ÷ 1.4). Vista la sua struttura, si tratta di un siste-

ma lento, adatto a giustificare ad es. le fasi di apprendimento di un gesto motorio.

1.1. La sintesi afferente Sintesi e integrazione di diverse afferenze che giungono alla nostra corteccia

cerebrale; esse sono ambientali, motivazionali, della memoria cinestetica, attivanti. Grande importanza

hanno le reafferenze.

1.2. La programmazione del movimento Ci creiamo la prassia del movimento da compiere, elaborazio-

ne mentale del compito da svolgere, essa sarà tanto più efficace e veloce quando il compito sarà semplice,

segmentario, svolto in precedenza, quasi automatizzato. Il programma motorio costituisce il valore richie-

sto del movimento.

1.3. Il confronto tra il programma ed il valore reale Momento di confronto tra il valore richiesto ed il

valore reale del movimento che si sta compiendo derivante dai feedback, attraverso il canale reafferente.

1.4. Controllo, regolazione e guida del movimento Si concretizza la trasmissione dell’impulso efferente

ai motoneuroni per realizzare e regolare il movimento vero e proprio; le reafferenze proprio- ed esterocet-

tivi fungono da feedback consentendo il mantenimento o la variazione e la regolazione, del movimento.

Nell’elaborazione di Adams, Schmidt e Wrisberg, a livello teorico la sintesi afferente ha meno im-

portanza. Questo modello ha portato nella pratica sportiva la nozione che è possibile influenzare e svilup-

pare l’aspetto coordinativo del gesto sportivo attraverso i feedback o informazioni reafferenti.

2. Il modello di controllo a circuito aperto

Sistema a circuito aperto: implica l’uso di pattern o programmi motori che, attraverso l’esperienza, si

strutturano nella nostra memoria motoria; alla comparsa di uno stimolo esterno o propriocettivo, i pattern

vengono attivati ed eseguiti senza feedback. Questo sistema è chiamato anche sistema a feed-forward e si

presta a giustificare un modello teorico di controllo della motricità veloce reattiva. Si crede che affinché

vi sia una reazione in tempi brevissimi, debba esserci una pre-organizzazione del movimento e che quindi

la rapidità dipenda da questi programmi pianificati ed anticipati. I movimenti segmentari vengono orga-

nizzati e memorizzati secondo un ordine sequenziale (sequencing) ed uno temporale (timing). Una volta

appresi, questi programmi vengono immagazzinati nella LTM, per poi essere richiamati al bisogno nella

fase della programmazione della risposta.

3. Il sistema integrato di controllo della motricità umana

Schmidt e Wrisberg propongono un modello concettuale integrato della prestazione umana. Vi sono: a) le

componenti a circuito aperto coinvolte nel controllo della motricità veloce, reattiva ed automatizzata; b) le

componenti oggetto della modulazione riflessa M1 e M2; c) il feedback proveniente dalla visione ambien-

tale; d) le componenti classiche del circuito chiuso che controllano la motricità volontaria tipica delle fasi

di apprendimento motorio. Il circuito open sarebbe responsabile per l’inizio dei movimenti sia lenti sia ra-

pidi e per l’esecuzione completa dei movimenti rapidi, al circuito closed è affidato lo svolgimento con-

trollato dei movimenti lenti.

Capitolo Sesto – Abilità e riuscita dell’apprendimento motorio

1. Definizione di abilità

Abilità: coincide con il concetto di compito, di saper fare, di saper agire con efficacia. L’essere umano

sviluppa capacità prevalentemente: a) motorie, si manifestano attraverso il movimento; b) intellettive, è

evidente il coinvolgimento cognitivo; c) sociali e comunicative, si evidenziano nelle capacità di stare con

gli altri. Il concetto di abilità oltre al concetto di saper fare contiene in sé anche un presupposto implicito

di riuscita del compito e dunque di qualità dell’agire. Competenze motorie: abilità che hanno un’elevata

percentuale di efficacia e di riuscita del compito.

2. Le abilità motorie

Abilità motorie: tutti gli schemi motori di base che costituiscono i gesti globali tipici della specie umana e


ACQUISTATO

77 volte

PAGINE

13

PESO

140.12 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie e dello sport (Facoltà di Medicina e Chirurgia di Roma e di Scienze della Formazione di Milano) (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dylan.tasinato di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e metodologia del movimento umano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Casolo Francesco.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Teoria e metodologia del movimento umano

Teoria del movimento umano
Appunto
Teoria e Metodologia del Movimento Umano - miglioramento della ritmizzazione nel salto con la funicella
Appunto
Teoria e Metodologia del movimento umano - esercitazione
Esercitazione
Appunti lineamenti di Teoria e Metodologia del Movimento Umano
Appunto