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Paul Ginsborg: Il movimento operaio in Italia nel secondo dopoguerra

Le condizioni di vita durante e dopo la guerra

Le condizioni di vita della classe operaia, sia in città che in campagna, erano peggiorate durante la guerra. Si registrava una penuria di generi di prima necessità e una temporanea sovrappopolazione delle aree rurali a causa dell'esodo dalla città alla campagna in seguito ai bombardamenti.

L'inflazione aveva eroso i salari operai cittadini. Il costo della vita a livello nazionale era cresciuto di quasi 23 volte tra il 1938 e il 1945, mentre il ritmo di crescita dei salari era inferiore della metà. I braccianti meridionali erano il settore più povero di tutta la forza lavoro.

La disoccupazione e il ritorno degli ex internati

La condizione dei disoccupati era ancora peggiore: decine di migliaia di ex internati nei campi di lavoro tedeschi ed ex prigionieri di guerra tornarono a casa e si aggiunsero alla massa in cerca di un lavoro che non esisteva.

La resistenza e le modificazioni nel nord

Nel Nord vi era la posizione di forza che gli operai avevano conquistato durante la Resistenza. Laddove le commissioni interne o i Cln di fabbrica svolgevano un ruolo fondamentale nella gestione delle aziende, ebbero luogo modificazioni sostanziali: il cottimo fu abbandonato perché incrinava l'unità dei lavoratori, i ritmi di produzione vennero modificati andando incontro alle richieste della base. Molti dirigenti industriali, come Valletta alla Fiat o Rosini all'Ansaldo, furono dichiarati persone non grate e sottoposte ad una commissione d'inchiesta.

La diversità delle esperienze operative

Sarebbe un errore parlare per quel periodo di una coscienza rivoluzionaria diffusa a livello nazionale tra gli operai: i comportamenti prevalenti nel Nord non erano gli stessi al Centro o al Sud. La Resistenza fu un fenomeno centro-settentrionale ed interessò una minoranza rispetto all'intera popolazione.

Mentre alcuni settori delle classi subalterne rurali potevano gareggiare in attivismo con la classe operaia del Nord, vasti strati della popolazione lavoratrice, come gli impiegati di Roma, i sottoccupati di Napoli, i contadini del Veneto e di molte parti del Sud, rimasero ostili o indifferenti agli appelli politici formulati su base di classe.

La strategia del PCI e il contesto internazionale

Anche se molti operai attendevano una nuova era di socialismo, l'esperienza della Seconda Guerra Mondiale aveva abituato il proletariato settentrionale a considerare il futuro dell'Italia come risultato di conflitti che si svolgevano su scala mondiale (la rivoluzione sarebbe giunta con i carri armati di Stalin).

Sulla carta, la strategia del PCI sembrava rispondere ai bisogni di riforme economiche e sociali del movimento operaio. I comunisti continuavano a sostenere l'impossibilità della rivoluzione, perché le truppe alleate erano presenti al Nord e vi rimasero fino al 1947. Il PCI sperava che, perdurando l'alleanza del tempo di guerra con socialisti e democristiani...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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