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Lez. 25/10

LE CORBUSIER (1887 – 1965)

Le Corbusier, pseudonimo di Charles-Edouard Jeanneret-Gris, è il maestro del Movimento Moderno. Pioniere

nell'uso del cemento armato in architettura e uno tra i padri fondatori dell'urbanistica contemporanea.

Seppe fondere l'architettura con i bisogni sociali dell'uomo medio, rivelandosi geniale pensatore della realtà

del suo tempo.

I cinque punti dell'architettura moderna:

– i pilotis (piloni) sostegni molto esili che sostituiscono i voluminosi setti in muratura e che trovano

appoggio su plinti in fondazione e su cui trovano posto poi i solai in cemento armato. L'edificio risulta

così retto da piloni puntiformi (in c.a.) che lo elevano, separandolo dal terreno e dall'umidità. L'area

formata viene utilizzata come giardino, garage o per far passare strade

– il plan libre (pianta libera) è resa possibile dalla creazione di uno scheletro portante in cemento

armato che elimina la funzione delle murature portanti che 'schiavizzavano' la pianta dell'edificio,

permettendo all'architetto di costruire l'abitazione in tutta libertà e disponendo le pareti a

piacimento.

– la facciata libera, derivazione anch'essa dello scheletro portante in calcestruzzo armato. Consiste

nella libertà di creare facciate non più costituite di murature aventi funzioni strutturali, ma

semplicemente da una serie di elementi orizzontali e verticali i cui vuoti possono essere tamponati a

piacimento, sia con pareti isolanti che con infissi trasparenti

– la fenêtre en longueur o finestra a nastro è un'altra grande innovazione permessa dal calcestruzzo

armato. La facciata può infatti ora essere tagliata in tutta la sua lunghezza da una finestra che ne

occupa la superficie desiderata, permettendo una straordinaria illuminazione degli interni ed un

contatto più diretto con l'esterno.

– il tetto giardino restituisce all'uomo il verde che non trova posto solo sotto l'edificio ma anche e

soprattutto sopra. Tra i giunti delle lastre di copertura viene messo il terreno e seminati erba e

piante, che hanno una funzione coibente nei confronti dei piani inferiori e rendono lussureggiante e

vivibile il tetto, dove si può realizzare anche una piscina. Il tetto giardino è un concetto realizzabile

grazie all'uso del cemento armato: questo materiale rende infatti possibile la costruzione di solai

particolarmente resistenti

(questi canoni verranno applicati in una delle sue più celebri realizzazioni: la villa Savoye a Poissy, nei dintorni

di Parigi)

Il principale contributo di Le Corbusier all'architettura moderna consiste nell'aver concepito la costruzione di

abitazioni ed edifici a misura d'uomo, "solo l'utente ha la parola", afferma in Le Modulor, l'opera in cui

espone la sua grande teorizzazione (sviluppata durante la II guerra mondiale), il modulor appunto.

Il modulor è una scala di grandezze, basata sulla Sezione Aurea, riguardo alle proporzioni del corpo umano:

queste misure devono essere usate da tutti gli architetti per costruire non solo spazi ma anche ripiani,

appoggi, accessi che siano perfettamente in accordo con le misure standard del corpo umano.

Albert Einstein elogiò l'intuizione di Le Corbusier affermando, a proposito dei rapporti matematici da lui

teorizzati: «È una scala di proporzioni che rende il male difficile e il bene facile». La produzione

standardizzata, basata su un modulo replicabile all'infinito, è un concetto che domina tutta la produzione di

Le Corbusier.

Nel 1925 egli, insieme al cugino, in meno di un anno edifica il quartiere Pessac di Bourdeaux voluto da Henry

Frugès, un industriale che trova in Le Corbusier la sintesi del taylorismo e dell'edificio a misura dell'abitante,

dell'utente. Gli edifici di Pessac vengono costruiti a tempo di record poiché la loro pianta si basa su un

modulo replicabile: le abitazioni sono costruite allo stesso modo di un'auto in una catena di montaggio.

Stessa cosa con le case "Citrohan", ideate fin dal 1920 ma realizzate compiutamente a Stoccarda nel 1927:

s'intuisce l'assonanza con la 'Citroen' → le case non sono altro che nuove realizzazioni a catena di montaggio.

«Occorre creare lo spirito della produzione in serie, lo spirito di costruire case in serie, lo spirito di concepire

case in serie», è l'idea di Le Corbusier, già presente nel 1910 con lo studio delle case a "Domino", basate su

una struttura portante su cui può venir costruito qualsiasi edificio.

"Domino": sistema in cemento (con inerti e ferro che portano a buone prestazioni di compressione dei

pilastri) che si basa su una struttura portante su cui può essere costruito qualsiasi edificio.

L'utilizzo del sistema porta a notevoli vantaggi dal punto di vista progettuale della pianta → grande libertà di

gestione della planimetria e notevole economia di tempo e materiali.

Modello base → idea del modulo come per le costruzioni in Lego → cotruzioni come fossero una catena di

montaggio.

Può essere aggregato in più modi o formare edifici in linea e a schiera o può essere semplicemente inteso

come elemento singolo.

Tra il 1945 e il 1952 Le Corbusier edifica la prima delle sue "Unités d'Habitation" (unità di abitazione) a

Marsiglia. Più che semplici abitazioni, si tratta di veri e propri edifici-città. Su diciassette piani costruisce più di

trecento appartamenti di diversa tipologia (singoli, coppie, famiglie da 3, 4, 5, 6 persone) e, al posto dei

corridoi tra gli appartamenti, ben sette "strade interne" dove sono presenti negozi di ogni tipo. Il tetto

diviene un'immensa piazza-terrazza dove viene restituito il verde tolto dal cemento e una grande piscina.

Si tratta di una città-edificio per il proletariato, dove i bambini possono giocare nel parco sul tetto quando il

padre è a lavoro e le madri fanno la spesa nelle strade interne.

«Le risorse sensazionali della nostra epoca sono messe a servizio dell’uomo», afferma orgoglioso Le

Corbusier, che replica le unités anche a Berlino e in alcune città francesi.

L'edificio – è l'idea di Le Corbusier – è una macchina da abitare.

Villa Besnos, Vaucresson del 1922.

Progetto che a quel tempo sembrava un’astronave, assolutamente fuori dall’idea del costruire dell'epoca.

Caratterizzato da forti sbalzi e la struttura della facciata svincolata da elementi formali.

Il tema dominante si sposta sull’irraggiamento solare e sul rapporto che deve avere l’esterno con l’interno.

Al primo piano l'unica stanza definita è la cucina, mentre al piano superiore troviamo un bagno e il resto è

trattato come open space.

Le forme curve della pianta vogliono favorire la fluidità della percorrenza.

La planimetria implica un modo di vivere speciale → non ci sono compartimentazioni nette ma solo divisori.

Sezione: i solai sono legati al corpo scale, non ci sono travi sotto il solaio → obiettivo: avere una sorta di

piastra.

Oggi si presenta completamente diverso perché l’edificio, troppo moderno per l'epoca in cui è stato

progettato, non è stato accettato e ha subito delle modifiche sostanziali (così come accade anche per altri

architetti degli anni ‘20).

Vi è una sfrenata esibizione di materiali moderni, non collaudati e quindi non presenti nella normalità e nel

senso comune, che viene rifiutata e trasformata.

Casa "La Roche-Janneret", Parigi, 1923: abitazione con giardino dall'orientamento scomodo (Nord), diviso in

due parti per i due abitanti.

Continua compenetrazione spaziale di più elementi, allo stesso livello ma anche a livelli diversi.

Leggere una pianta di Le Corbusier è complicato.

In questo edificio gli elementi cardine sono: nella facciata la finestra a nastro, il tetto (valorizzato e che non è

un elemento di copertura ma qualcosa di pregiato che merita attenzione), gli interni con un'attenta ricerca e

una differenziazione dei materiali di pavimentazione.

La casa esatta è organizzata come una macchina (che sia un’automobile, un macchinario, una nave o altro).

Diventerà una casa-museo, sede della fondazione Le Corbusier.

Le avanguardie di quegli anni cercano di legarsi alla tecnologia per essere in sintonia col proprio tempo →

necessità di riuscire a controllare il progetto secondo criteri oggettivi.

Modulo → elemento di controllo e dominio del progetto, in linea con il concetto di modernità e ripetitività.

Progetta il quartiere abitativo Fruges , a Pessac, nel 1925: una serie di edifici in Francia.

Una delle case ha la scala che porta all’alloggio vero e proprio esternamente rispetto all'alloggio.

Anche qui riproposizione della linea curva, degli angoli smussati.

Il mercato immobiliare però ancora non è in grado di reggere questo spirito d’avanguardia

Edificio esemplare dei cinque punti teorizzati da Le Corbusier (pilotis, tetto giardino, pianta libera, finestra a

nastro, facciata libera) è la residenza che costruisce per il Weissenhof (a Stoccarda → la progettazione del

quartiere diventa una specie di esposizione per l’architettura avanguardistica dell'epoca): non ci sono più i

muri portanti e quindi i vincoli che bloccavano sia le piante che le facciate, la finestra a nastro non ha

interruzioni perché i pilastri sono arretrati e non interferiscono con le aperture, il prospetto è portato in

avanti e interrotto all’ultimo tratto.

Le fotografie fatte all'edificio hanno accanto dei veicoli, per accentuare l’aspetto di forte modernità degli

edifici.

All'interno troviamo sedie Thonet e una stanza da letto che riordinata lascia il posto a un grande open space,

un ballatoio molto stretto, i letti che scompaiono negli armadi per avere più spazio.

Carta millimetrata del progettista → mattonelle quadrate (che si ritrova anche nella pavimentazione del

tetto).

Casa Stein, a Garches, del 1927: villa di ampie dimensioni, con molte stanze da letto.

Vi si ritrovano i cinque punti.

Le sporgenze sembrano i cassetti sporgenti di una cassettiera.

Nell'ingresso troviamo una sorta di "ponte levatoio rovesciato" che attira l'attenzione verso l'entrata

dell'edificio.

Tutto è riconducibile al modulo → nulla è casuale → 4 moduli si dividono 3 volte e sono intervallati da 2

moduli tra loro uguali.

L'alloggio diventa un elemento unitario dal punto di vista orizzontale e verticale.

Le superfici vetrate sono rivolte verso il giardino.

La scala (l'elemento architettonico) dienta quasi la passerella di una nave o la scaletta di accesso all’aereo.

Troviamo inoltre una "bucatura" che permette dal primo piano, di vedere la hall d’ingresso del piano

sottostante.

I servizi sono raggruppati nello stesso blocco, vicino alla scala interna.

Ci sono dei caratteri affini a qulli di Palladio (o Le Corbusier ha seguito il maestro, o è arrivato per altre vie alla

stessa conclusione).

La struttura portante di Le Corbusier rispetta un ritmo preciso, che corrisponde a determinati elementi

planimetrici e a seconda delle dimensioni delle campate formate dai pilastri

Ville Savoye, a Poissy, del 1929 (anche qui si ritrovano i cinque punti).

E’ stata abbandonata per parecchio tempo e poi ristrutturata. Adesso è un monumento nazionale.

Al piano terra, una volta entrati, troviamo le scale che salgono passando dal primo piano e arrivando fino alla

copertura.

Si è molto deteriorata, per la condensa, la trasmittanza termica scarsa e in generale l’abbandono al degrado.

Compenetrazione interno-esterno visibile soprattutto in copertura.

Gli arredi sono disegnati da Le Corbusier e i dettagli sono di grande pregio per il tempo (vedi le maniglie delle

porte).

Grande contrasto di materiale bianco-nero.

Lez. 29/10

BERLINO

Obiettivo città: meno strade possibili, in modo da lasciare spazio al verde

Importante anche per ragioni di inquinamento acustico e atmosferico

Traffico di attraversamento mantenuto lungo i bordi

ALEXANDER KLEIN (1879-1961)

Russo, di origini ebree, nasce ad Odessa e vive prima in Germania per poi spostarsi in America, a New York,

luogo in cui morirà.

Si laurea a Pietroburgo nel 1904, si dedica alla progettazione realizzando (in collaborazione) l'ospedale

pubblico della città (1908-16).

Nel 1920 si trasferisce a Berlino, dove, a contatto con gli ambienti d'avanguardia del primo razionalismo, si

volge allo studio tipologico-distributivo residenziale.

Causa l'avvento del nazismo, nel 1933, lascia Berlino e si trasferisce in America (passando prima per la

Francia e per la Palestina -la terra promessa sarà per lui il campo ideale per applicare, verificare e affinare le

sue teorie-).

Klein studia le piante con l’idea che la pianta è la generatrice e senza pianta ci può essere solo disordine.

Sostiene inoltre che il rigore della planimetria non può derivare solo dal buonsenso o dall'intuizione ma deve

necessariamente trovare un metodo scientifico su cui fondarsi.

In quel periodo si iniziavano gli studi per i minimi d'abitazione che allora veniva visto in due modi:

rivendicazione contro il sovraffollamento e un punto d'arrivo per un necessario risparmio economico.

Die Gartenstadt Kirjath Bialik B

per quanto riguarda la sistemazione dei lotti: essendo fatti ad "L" si possono posizionare le strade ogni tre

lotti perché si riesca ad accedere a tutte le abitazioni disposte con angolazioni diverse.

Molta attenzione viene data dal modo di vivere la natura → percorsi ciclabili e pedonali separati dalla viabilità

carrabile.

HEINRICH TESSENOW (1876-1950)

Viaggia molto (come anche Klein) → in generale è una caratteristica dell’architetto.

Tessenow, assieme a Taut, Behrens, May, Gropius e Mies, rappresenta una delle figure professionali più

significative ed importanti del panorama architettonico tedesco nel periodo della repubblica di Weimar.

A lui ed agli architetti Muthesius e Riemerschmid sono attribuiti i giardini pubblici e un complesso

residenziale vicino a Dresda che furono il primo tangibile risultato dell'influenza del movimento inglese delle

"città giardino" in Germania.

In queste abitazioni, commissionate nel 1906 dall'industriale Schmidt per i suoi operai, Tessenow ripropone

l'archetipo di casa, che riprende ad esempio l'elemento caratteristico della pergola sopra l'ingresso

principale.

I nazisti, nel 1926, gli toglieranno la cattedra al Politecnico di Berlino. Curiosamente tra gli architetti tedeschi

maggiormente influenzati dal lavoro di Tessenow rientra anche l'architetto del Fürer (Albert Speer).

Tessenow predilige un'architettura dalle forme semplificare ed essenziali, da ricordare la sua celebre frase:

"La forma più semplice non è sempre la migliore, ma quella migliore è sempre semplice".

La sua casa è situata in un quartiere di Berlino, risale al 1930.

Molto bella e semplice, nella cui forma si riconosce il pensiero dell'architetto.

La pianta è quadrata, si entra subito nel soggiorno senza passare da filtri e perdite spaziali.

Tutto l’alloggio è organizzato su due fasce: una in cui si vive e l'altra riservata alle stanze di servizio (bagno e

cucina) e alle scale.

Al primo piano → bagno, corrispettivo alla cucina al piano inferiore per ottimizzare i costi di allacciamento, e

due stanze da letto.

Al secondo piano → il tetto a falde inclinate determina il solaio del piano, le fasce laterali sono troppo basse

per essere agibili nella vita normale e quindi utilizzate come ripostigli.

L'intero edificio è formato da corpi molto semplici ed elementari.

Case a schiera a Hellerau, vicino a Dresda, dal 1909.

Estrema semplicità delle piante, non ci sono particolari materiali innovativi.

Tutto l'edificio si regge sui muri perimetrali e su un muro di spina intermedio.

L’architettura tradizionale che Tessenow riprende sopravvive anche oltre le avanguardie perché è capita →

chi progetta con materiali e idee troppo innovativi, finisce per vedere decadere i propri edifici dopo appena

20 anni, per l’incomprensione di fondo da parte dei contemporanei.

Ancora oggi, la famiglia modello tedesca abita in case a schiera del tipo di quelle di Tessenow.

Sul retro → giardino, eventualmente con pergolato, per tenere un orto.

Città giardino di Hohensalza, in Polonia, del 1911.

Progetto fortemente caratterizzato da un senso privato della vita e da un forte senso di comunità e serenità

→ conoscenza e reciproco aiuto tra abitanti dello stesso isolato.

Si ripresentano anche qui gli elementi tipici del lavoro di Tessenow: i pergolati.

Siedlung

la tipologia proposta da Tessenow è molto diversa da quelle già viste e da quella a ferro di cavallo → formata

da abitazioni in linea.

La cucina e il bagno sono aggregati, sempre per il risparmio sull’allacciamento.

Il soggiorno è posto come ultima stanza non per esigenze distributive particolari ma per ottimizzare la

superficie di pavimento a disposizione, evitando corridoi inutili. Da esso si può accedere ad altre due stanze.

Il prospetto su strada è molto semplice, severo, con finestre tutte uguali (per un risparmio generale).

Il fronte sul giardino è la parete più forata, più aperta verso l’esterno.

JACOBUS JOHANNES PIETER OUD (1890-1963)

Architetto e urbanista olandese.

Fondò, assieme a Mondrian e Eesteren, la rivista "De Stijl".

Realizzò alcuni quartieri popolari che costituiscono uno dei momenti più alti dell'impegno etico-estetico del

Movimento Moderno. Esempi significativi sono i blocchi di case operaie Spagen, del 1918-1919, a Rotterdam;

i qurtieri operai di Holland del 1924 e le case minime in serie per il quartiere Weissenhof a Stoccarda del

1927.

Queste opere, che affondano le loro radici nell'evoluta tradizione abitativa olandese, sono caratterizzate da

una composizione armonica di spazi interni ed esterni in volumetrie dalle superfici intonacate di bianco, dove

spiccano i riquadri delle porte e delle finestre, dipinte con i colori puri di Mondrian.

Tali esiti sono il risultato di studi → aveva studiato la lezione dell’architettura domestica inglese e gli

esperimenti condotti in questo senso da Wright.

Aggregazione di alloggi a schiera

Le singole unità vengono trattate in un modo ancora più rigoroso e semplificato di quanto non abbia fatto

Tessenow.

Le piante sono organizzate su linee perfette, senza zigzag o rientranze.

La zona giorno e i servizi sono sue zone distinte → grande sforzo estetico-compositivo.

Quartiere Spangem, a Rotterdam, del 1919.

Densamente abitato.

Il progetto prevede una serie di edifici che corrono lungo tutto il perimetro e cortili interni come aree verdi.

Si tratta di edifici in linea a più piani che fanno emergere ancora i retaggi dell’architettura storica.

Vengono proposti dei tetti piani sugli edifici del lato lungo del perimetro.

I vani scale che portano agli appartamenti si ferma al terzo piano, per arrivare al quarto c’è una scala interna

Alcuni sono organizzati diversamente: zona filtro prima di entrare nell’alloggio vero e proprio, di ridotte

dimensioni, dove c'è solo un WC, per evitare troppe dispersioni di calore.

Al primo piano troviamo un altro alloggio, formato da soggiorno, cucina e due stanze da letto, e dal

cosiddetto “bagno minimo” olandese.

Si può accedere al primo piano passando da una porta vicina a quella della zona filtro e prendendo le scale.

Trucco olandese: mettere le porte in diagonale, per stringere al massimo il disimpegno, a 45 gradi, e riuscire a

far stare i 70-80 cm di porta sulla diagonale, più lunga del lato.

Casa su due piani, 1925-1929.

Organizzata al piano terra con zona giorno e al primo piano con zona notte e disimpegno a lati obliqui.

Wiesenhof: Oud realizza un edificio di abitazioni a schiera.

Architettura cubista, articolazione interessante della facciata, tipicamente olandese come genere.

La planimetria prevede due ingressi: su lato giardino ( da un cortile si entra in cucina e poi nel soggiorno) e su

lato strada.

Al piano di sopra troviamo distribuita la zona notte.

Abbiamo la proposizione dei servizi igienici privi di finestra, oggi molto diffusi.

Il prospetto Nord è più introverso di quello a Sud, per motivi di orientamento.

Il fonte strada è scandito dalla presenza di torrioni → zona di servizio, con lavanderia e asciugatoio.

Si denota un grande rigore geometrico a livello urbanistico, miglior orientamento igrotermico, nessuno

scrupolo nei confronti degli isolati storici.

Estrema pulizia delle piante, prospetti simili a quelli della casa in linea di Mies.

Nel contesto della progettazione del quartiere di Wiesenhof si ha la possibilità di scambi di pareri e influenze

tra architetti che lavorano allo stesso progetto globale.

GERRIT RIETVELD (1888-1964)

Associato a Mondrian, è dello stesso movimento De Stijl (neoplasticismo).

Sostiene che gli elementi non devono essere necessariamente simmetrici, la composizione è particolare e

bella grazie alla disposizione degli elementi funzionali.

Negli arredi si vede il background da falegname di Rietveld.

Casa a Utrecht

Modernissima, è una composizione che ricorda il padiglione di Mies a Barcellona (anche se ha qualche anno

di anticipo).

Riporta i colori primari di Mondrian, non propone nessun elemento curvo, ostenta un linguaggio prettamente

ortogonale. La planiimetria, grazie alle pareti mobili, può assumere diversi connotati. Gli elementi di arredo

utilizzano lo stesso linguaggio compositivo dell'edificio.

Sedia "red and blue", 1918.

costituita di elementi facilmente aggregabili, senza particolari incastri.

Lez. 05/11

LE CORBUSIER E L’URBANISTICA

Aforismi di Le Corbusier:

“L’arte del decoratore consiste nel fare nelle case altrui quello che non si sognerebbe mai di fare nella

propria”

“Ogni frastuono, ogni fragore di macchina dovrebbero essere banditi come profanazioni esecrabili”

“L’Architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi sotto la luce”

“Una casa è una macchina per abitare”

“L’architettura è un fatto d’arte, un fenomeno che suscita emozione, al di fuori dei problemi di costruzione, al

di là di essi. La Costruzione è per tener su, l'Architettura è per commuovere"

"L’esprit nouveau" (in italiano "il nuovo spirito") è stata un'importante rivista di arte e architettura francese,

publicata dal 1920 al 1925. Il termine “esprit nouveau” era stato coniato da Guillaume Apollinaire nel

191clima culturale di quegli anni a Parigi

La rivista fu fondata nel marzo del 1920 a Parigi da Le Corbusier, nata con la pubblicazione del manifesto

Après le Cubisme, fu organo e strumento di diffusione del movimento purista.

In questa Le Corbusier riesce a esplicare i concetti di base su cui si fonda tutta la sua carriera.

Secondo Le Corbusier nell'urbanistica mondiale ci sono degli esempi obsoleti da non seguire, come: New

York, Buenos Aires e Parigi.

Inoltre ritiene che il modello della strada-corridoio non funziona, c’è troppo inquinamento e congestione

nelle vicinanze delle abitazioni.

Le ardite teorie architettoniche di Le Corbusier giungono a una loro razionale compiutezza nei suoi

avveniristici progetti urbanistici.

Già nel 1922, nel presentare al Salon d'Autumne il suo progetto sulla Città per Tre Milioni d'Abitanti (primo

progetto per una città ideale), Le Corbusier illustrava i punti principali della sua città modello. Essa si basa

essenzialmente su una attenta separazione degli spazi: nella zona centrale trovano posto gli edifici cruciformi

per uffici e residenze, sono divisi gli uni dagli altri da ampie strade e lussureggianti giardini.

Le Corbusier destina alle grandi arterie viarie il traffico automobilistico privandolo della presenza dei pedoni,

garantendo così alte velocità sulle strade. Ai pedoni è restituita la città attraverso percorsi e sentieri tra i

giardini e i grandi palazzi. La viabilità principale raccorda con quella diagonale.

Fondamentale la separazione tra traffico veicolare e traffico ciclabile/pedonale.

Il grande maestro vuole non solo realizzare la casa secondo i canoni del Le Modulor, ma anche un nuovo

Ambiente costruito che sia nella sua interezza a misura d'uomo.

I principi ideologici che emergono sono totalmente diversi da quelli che si sviluppano nello stesso periodo in

Germania con Gropius.

Nel 1925, nell'esposizione internazionale di Parigi, espone una proposta urbanistica per il centro della città.

Mentre il progetto per i 3 milioni di abitanti era staccato dalla realtà, questa volta c’è un’azione concreta nel

Plan Voisin per Parigi: viabilità a 90 gradi, organizzazione su stecche, un sistema simmetrico di grattacieli

cruciformi, avendo cura di conservare solo i monumenti storici più significativi.

Gli assi principali della viabilità non si incrociano, ma sono comunque comunicanti attraverso uno svincolo,

per velocizzare il traffico.

Problema di incomunicabilità con il momento storico: era mentalmente troppo avanti per l’epoca.

Nel 1933 queste sue idee vengono meglio sviluppate nel capolavoro teorico del progetto della Ville Radieuse:

"La città di domani, dove sarà ristabilito il rapporto uomo-natura!".

Risulta essere il punto massimo raggiungibile nella progettazione urbanistica.

Il nucleo dell’élite urbana si sposta e viene immerso come zona di pregio dentro un parco.

Dal parco si passa progressivamente ai luoghi di rappresentanza, poi alle abitazioni e alle fabbriche →

successione gerarchica.

Si fa più marcata la separazione degli spazi: a nord gli edifici governativi, università, aeroporto e stazione

ferroviaria centrale; a sud la zona industriale; al centro, tra i due lati, la zona residenziale. Il centro viene

decongestionato dall'odiata giungla d'asfalto e solo il 12% di superficie risulta coperta dagli edifici

residenziali, che si sviluppano in altezza destinando al verde tutte le altre zone. La ferrovia circonda ad anello

la città, restando in periferia, mentre le arterie viarie hanno uscite direttamente alla base dei grattacieli

residenziali dove sono situati i parcheggi; le autostrade sono rialzate rispetto al livello di base dai pilotis; i

trasporti urbani si sviluppano in reti metropolitane sotto la superficie.

Il grande sogno di poter realizzare la città ideale si concretizza nel 1951. Il primo ministro indiano, Nehru

incarica Le Corbusier (il "più grande architetto del mondo") di edificazione la capitale del Punjab.

Iniziano i lavori per Chandigarh (la "città d'argento"), la divisione degli spazi nel progetto chiude

definitivamente il divario tra uomo e costruzione: la città segue la pianta di un corpo umano; gli edifici

governativi e amministrativi rappresentano la testa, le strutture produttive ed industriali le viscere, gli edifici

residenziali (qui molto bassi, vere e proprie isole autonome immerse nel verde) la periferia del tronco.

Si concretizza anche la sua grande innovazione del sistema viario, con la separazione delle strade dedicate ai

pedoni e quelle dedicate al solo traffico automobilistico: ogni isolato è circondato da una strada a

scorrimento veloce che sbocca nei grandi parcheggi dedicati; un'altra strada risale tutto il "corpo" della città

fino al Campidoglio ospitando ai lati gli edifici degli affari; una grande arteria pedonale ha alle sue ali negozi

della tradizione indiana, con in più due strade laterali automobilistiche a scorrimento lento. Una grande

strada, infine, giunge fino a Delhi.

La città di Chandigarh fonde tutti gli studi architettonici compiuti da Le Corbusier nei suoi viaggi giovanili per

l'Europa e le sue innovazioni del cemento e della città a misura d'uomo. Simbolico il monumento centrale

della città, una grande mano tesa verso il cielo, la mano dell'uomo del Modulor, «una mano aperta per

ricevere e donare».

Fra i progetti di pianificazione urbanistica elaborati da Le Corbusier merita di essere ricordato anche quello di

Algeri (iniziato nel 1930), il Plan Obus.

L'obiettivo era quello di sanare le situazioni precarie della città: Algeri è cresciuta su sé stessa e la densità del

costruito è tale da non garantire neppure più gli standard minimi di igiene.

Il progetto prevede un'autostrada urbana sospesa su una struttura in cemento nella quale sono stati ricavati

alloggi per 180.000 abitanti.

La planimetria complessiva contiene l'idea di demolire i quartieri degradati vicino al porto sostituendoli con

una zona per uffici di rappresentanza.

Per motivi geografici non c’è la possibilità di usare una maglia ortogonale, per questo l’idea cambia

completamente.

Si arriva dunque al progetto di un edificio in linea sotto il viadotto stradale che collega il centro ai sobborghi.

Il ragionamento che porta Le Corbusier ad una scelta progettuale così drastica è quello di prendere un

quartiere residenziale ampio, organizzato con case con giardino (quindi con relativo spreco di territorio), e

pensa di poter fare rientrare tutte le persone che vi abitano in un unico edificio alto e stretto, lasciando il

posto così liberato intorno per servizi sportivi ed aree verdi: è l’Unité d’Habitation (appartamenti, quasi come

se fossero stati costruiti in serie e poi assemblati, a testimoniare la sua idea, secondo la quale la casa si

sarebbe dovuta trasformare in una “macchina per abitare”, adeguandosi al periodo storico rivoluzionato

dall’invenzione delle macchine).

L’edificio ha quasi le sembianze di una nave, è formata da alloggi duplex serviti in mezzeria da una galleria

cieca e da altri servizi che lo rendono un vero e proprio quartiere, autonomamente efficiente.

Il "corridoio" in mezzeria è una fascia di due piani con negozi e servizi vari.

Grandi pilotis che la sostengono e la sollevano dal terreno, come se l’edificio fosse appoggiato su un ponte.

Sul tetto, come per gli altri edifici di Le Corbusier, la vita continua.

Nella zona adiacente si trova un parco.

Gli alloggi sono incastrati a due a due e, nel lato corto, prende l’ultimo tratto e lo ruota di 90 gradi, in modo

da evitare alloggi completamente ciechi.

Nel punto di incrocio di due alloggi accoppiati c’è un corridoio stretto e lungo, una sorta di ballatoio, che

porta agli ingressi dello stesso livello.

La pianta è caratterizzata da pareti mobili, soluzione che garantisce la maggiore vivibilità possibile

compatibilmente con le dimensioni dell’alloggio.

L’aspetto all’interno è molto moderno per il tempo: Le Corbusier progetta anche tutti gli arredi secondo

regole relative alla funzionalità.

Unité di Marsiglia (tra il 1945 e il 1952).

Anche qui ogni unità abitativa è di tipo duplex.

Gli ingressi sono disposti lungo un corridoio-strada situato ogni due piani.

Al settimo e ottavo piano sono presenti una parte dei servizi generali necessari alla popolazione (asilo-nido,

negozi, lavanderia, ristorante, ecc.), che dovrebbe eliminare, secondo la teoria di Le Corbusier, il salto

dimensionale tra il singolo edificio e la città.

Per lui non esiste una sostanziale distinzione tra l’urbanistica e l’architettura e la sua attenzione si è rivolta a

studiare un sistema di relazioni che, partendo dalla singola unità abitativa, intesa come cellula di un insieme,

si estende via via all'edificio, al quartiere, alla città, all'intero ambiente costruito.

L’Unité è un edificio nave del tutto autosufficiente, completo di tutto quello che serve per vivere.

Innovazione: il tetto abitabile (o tetto giardino) che può essere adibito a diverse funzioni sociali. Ricopre un

ruolo pregiato e non è assolutamente abbandonato a sé stesso.

Utilizzo dei pilotis a forma di tronco di cono rovesciato che separano le abitazioni dal terreno e quindi

dall'umidità., abbandona totalmente l'idea di setto portante dando al pilastro la totale portanza dell'edificio.

Fondamentale diventa l'uso del colore → ravviva le zone cieche che altrimenti sarebbero ostili.

Arretramento dei pilastri rispetto al filo dei solai → sviluppo dalla facciata indipendente dalla composizione

interna e utilizzo finestre a nastro.

Questa fu la prima delle cinque unità progettate da Le Corbusier, prima di esse, però, l’architetto incontrò

molte difficoltà nel realizzare queste sue idee "rivoluzionarie". Quel nuovo modo di concepire l’architettura

suscitò spesso accesi dibattiti e subì violente stroncature.

Nel realizzare piani urbanistici, i suoi progetti si rivelarono avanzati, rispetto al corso dei tempi, di almeno

trent’anni.

Lez. 08/11

ROMA

Nel 1870 Roma ha 200.000 abitanti.

Nello stesso anno i Savoia la scelsero come capitale d'Italia sottraendola allo Stato della Chiesa, ma era ben

lontana dal possedere le qualità di una capitale europea.

In trent'anni, fino al 1900, la popolazione raddoppiò (arrivando a 520.000 abitanti), insieme con la città

costruita → problemi dovuti alla speculazione edilizia esagerata → immagini urbane che Le Corbusier rifiuta

profondamente.

Gli abitanti crescono fino a un milione e continuano ad aumentare anche nel dopoguerra.

Il nuovo ruolo di capitale, con il primato politico e istituzionale che ne conseguì, diede nuova spinta alla città,

permettendo a Roma di entrare nella civiltà moderna e tornare a crescere socialmente, demograficamente

ed economicamente.

Tra gli ampliamenti e le migliorie viene implementato il sistema ferroviario.

La nuova condizione di capitale comporta una serie di rivisitazioni a livello tipologico.

Quartiere Prati → residenze per i dipendenti dei vari ministeri. Viene utilizzata una tipologia a blocco con

sette piani con all'interno dei parchi, la planimetria generale presenta una geometria a scacchiera che deriva

dallo schema di Torino. Inoltre vengono inseriti dei portici → modus operandi dettato dai Savoia.

Quartiere Esquilino → prevede blocchi più densi con una quasi assenza di verde (oggi è diventato il quartiere

cinese) e strade ampie ma congestionate.

Quartiere EUR → i primi anni della seconda guerra mondiale furono per Roma di relativa tranquillità; in

questo periodo venne attuata la bonifica delle paludi pontine che infestavano il basso Lazi procedendo così

alla costruzione di un nuovo quartiere romano, chiamato EUR (Esposizione Universale Roma 1942).

L'architettura dell'Eur è di tipo razionalistico e con denominazioni delle vie dal sapore futuristico. Aveva lo

scopo di dare lustro al fascismo e alla capitale dell'Impero, ma anche avvicinare Roma al mare. Lo sbocco di

Roma sul mare infatti avrebbe dovuto inaugurare l'epoca della Terza Roma: una nuova Urbe, dopo quella

degli antichi romani e quella dei papi. Ma questi progetti furono accantonati per il sopraggiungere delle

sconfitte in guerra, e della caduta del fascismo.

Estensione della città a macchia d’olio: ogni borgata si estende verso le altre ed entra a far parte del tessuto

urbano.

Tentativo di sanare la città durante il fascismo per far emergere il carattere imperialista della città →

sventramenti abbattendo tutto ciò che non è imperiale.

Vengono rasi al suolo dei quartieri e create delle strade larghe e imponenti per connettere i punti

fondamentali della città. Le persone sfollate venivano mandate nelle borgate, in periferia, questo comporta

un aumento del fenomeno del pendolarismo (grande spostamento di persone che cercano di raggiungere il

centro ogni giorno).

Palazzo Venezia → residenza del Duce → "ombelico del mondo".

Nuova concezione urbanistica: asse attrezzato ad Est → nuova autostrada urbana su cui vengono posizionati

degli uffici.

Svuotamento del borgo nelle vicinanze di San Pietro per metterla in comunicazione con il Tevere.

Il nuovo corso Vittorio Emanuele II deve collegare rapidamente piazza Venezia e San Pietro: nuovo asse viario

che nn risparmia niente, neanche palazzi di un certo pregio.

Un altro sventramento all’interno del quartiere Rinascimento (Piazza Navona, Pantheon).

Via dei Fori imperiali: mette in stretta relazione la piazza con il Colosseo.

MARIO DE RENZI (1897-1967)

Case convenzionate Federici a viale XXI Aprile (1931);

Intervento fine anni venti → edifici residenziali per gli abitanti di Roma che erano stati sfollati → enorme

blocco composto da più palazzine con anche il cinematografo → particolarmente importante per la

propaganda fascista.

Il progetto presenta segni molto marcati che accentuano la verticalità di ascensori e scale.

In pianta (vedi pianta ad angolo) a ogni piano ci sono le entrate per due alloggi, ogni scala porta a due alloggi.

L'ingresso è un disimpegno che porta a tutte le altre stanze.

Risolve il problema dell’angolo svuotandolo → viene fuori una grande terrazza e le pareti sono bucate per

dare aria e luce all’interno.

TIPOLOGIA DELLA PALAZZINA

Tipologia molto diffusa a Roma → ricopre il 70% del piano regolatore.

Favorisce la speculazione edilizia → spazi ridotti molto sfruttati in altezza (si possono ottenere edifici di

diciannove piani) → densità edilizia elevata e quasi totale assenza di verde.

Sfruttamento massimo dei terreni, edificati secondo regole molto distanti dai parametri della città ideale di

Le Corbusier.

Palazzina Furmanik al lungotevere Flaminio (1938-40).

Furmanik pare sia l'inventore del paracadute.

Il fronte sul lungotevere è costituito da balconatee.

Ogni piano serve due appartamenti.

Il soggiorno è ripartito in tre zone: pranzo, living e studio.

Gli ambienti si fanno meno curati man mano che ci si allontana dal Tevere.

I domestici hanno un mini appartamento all'interno dell'appartamento patronale con un ingresso separato

dal principale, si trovano sul lato opposto rispetto al Tevere.

De Renzi introduce le persiane scorrevoli che si muovono sul bordo delle balconate per proteggerle in caso di

forte soleggiamento.

L’ordine casuale delle persiane ai vari piani doveva creare un motivo decorativo → l'unico concesso.

Utilizzate delle finestre a nastro. Le finestre hanno cornici in travertino.

Gli alloggi sono molto grandi → il committente è facoltoso.

Il prospetto lungo non è sufficiente per areare l’intero alloggio, per questo vengono utilizzati dei cortili

interni.

Le murature esterne sono "squadrettate" → peculiarità di De Renzi (soffriva di insonnia, di notte disegnava le

facciate: per questa palazzina progetta una quadrettatura, con finestre incorniciate da travertino).

ADALBERTO LIBERA (1903-1963)

Lavora con De Renzi ma è più aggiornato di lui sul lavoro europeo dell'epoca.

Per i suoi lavori parte dalla forma geometrica pura del quadrato.

Negli anni ’30: vengono banditi una serie di concorsi per gli uffici postali.

Palazzo delle Poste in via Marmorata a Roma (1933), in collaborazione con De Renzi.

("poste e telegrafi")

Grande lucernario curvilineo del salone.

Compone il progetto secondo la giustapposizione di pezzi studiati singolarmente che però non sono fusi ma

separati come identità.

Libera vince il concorso per il quartiere Aventino: edificio innovativo, senza decorazione.

Portico di marmo scuro che porta l’utenza verso la hall principale,

Corpo di fabbrica a "c" rivestito in travertino, con il corpo scala segnalato in facciata.

Sul retro troviamo l’ingresso degli addetti al lavoro delle poste.

Villini ad Ostia Mare (1932-34):

villino di tipo "a"

In questo periodo il modo di progettare di Libera e De Renzi si

scambiano: Libera, solitamente molto razionale, qui opta per elementi

curvilinei, molto insoliti per il suo modo di operare.

Solitamente è De Renzi quello razionale, dalle soluzioni più

"quadrate".

Terrazzi circolari → si rifà alla matrice barocca della città.

Equilibrio nella facciata.

In tutte le palazzine di Ostia il vano scale serve due alloggi.

La palazzina, a pianta rettangolare generata da una composizione di quadrati e forme circolari, è un chiaro

volume dalle proporzioni “auree”, scandito agli angoli dai balconi a pianta circolare il cui centro è lo spigolo

delle due fronti. Tale soluzione angolare trova corrispondenza nel retro della facciata con il volume cilindrico

del corpo scala, in posizione baricentrica rispetto agli alloggi

Villino di tipo "b"

Richiami ad elementi navali → terrazzi come pontili che sbalzano stretti

ma lunghi.

A pianta quadrangolare ha affinità con la palazzina di tipo “A” per

le proporzioni “auree” e per l’organizzazione planimetrica.

Severa la simmetria del prospetto principale, gli elementi orizzontali ( balconi con

ringhiere) rendono più leggera la compattezza del volume che si svuota al piano ultimo

con un ampio loggiato eliminando i muri d’ angolo. Il cilindrico corpo scala è in

posizione mediana rispetto alla pianta.

Villino di tipo "c"

L'intero fabbricato è stretto e lungo probabilmente a causa di vincoli urbanistici che lo hanno condizionato, la

forma è l'accostamento di due quadrati ed un

rettangolo “aureo”.

Le stanze hanno il lato più lungo parallelo alla facciata,

in questo modo il corpo di fabbrica diventa più

profondo.

Il modo corretto prevede che invece il lato più lungo

della facciata sia perpendicolare ad essa → condizione vantaggiosa sotto l'aspetto energetico → si diminuisce

la dispersione termica.

Altro accorgimento: mette le porte non attaccate ai muri ma al centro della parete in modo da poter arredare

anche dietro.

Il corpo scala cilindrico è allineato alla facciata.

LUIGI MORETTI (1907-1973)

Non si schiererà dalla parte di nessuna aggregazione politica del tempo.

Palazzina Girasole ai Parioli (1950).

È uno dei progetti più noti del periodo, ed è considerata un esempio precoce di architettura postmoderna, un

esempio di architettura ambigua, in bilico tra tradizione ed innovazione.

Costruita su un viale in forte pendenza.

E’ condizionata dall'avere poca distanza dalle altre palazzine ma, nonostante questo, ha la possibilità di avere

un fronte di più largo respiro.

Sistema a nastro schermato da frangisole, dietro agli elementi opachi ci sono delle vetrate.

Sul lato, fasce di facciata ruotate per schermare parte della palazzina dal sole (da qui il nome).

Basamento: sorta di natura morta del travertino, marmo che fuoriesce senza una forma regolare,

semplicemente pietra.

Il taglio della facciata porta luce alla scala interna, che a sua volta si affaccia su un cortile.

Le singole stanze da letto inglobano un bagno e sono messe in corrispondenza delle ali ruotate.

Prospetto-piastra: si vede dal dettaglio di aggancio inferiore che la piastra è più lunga del filo sel solaio che

sporge.

Lez. 12/11

ROMA

Borgate: nuovi quartieri costruiti fuori dall’urbe che dovevano accogliere le famiglie sfollate in seguito agli

smembramenti

Case molto semplici, senza tante pretese

Alla fine della seconda guerra mondiale avviene l’impostazione dell’EUR

1942: gli americani arrivano a Roma e si ritrovano con delle cattedrali nel deserto

Quartiere che va a chiudere un ciclo dell’architettura romana fascista che nasce dal Futurismo e si conclude

con un linguaggio classicista

Palazzo dei Congressi di Adalfonso Libera, detto il “Colosseo quadrato” (1938)

Il direttore dei lavori, la mente è ancora una volta Piacentini.

Neorealismo: Roma diventa centrale, anche attraverso il cinema.

Anni ’50: look romano che andava molto di moda, moda esportata in tutto il mondo.

La realtà è un po’ meno felice: la forte immigrazione comporta la carenza degli alloggi e nascono immense

bidonville ai piedi delle rovine degli acquedotti romani.

Pasolini: riesce a spiegare bene la situazione di Roma in quel periodo.

E’ molto presente la tipologia della palazzina, che invade completamente i quartieri che si snodano intorno al

centro storico.

Piano Ina Casa (edilizia pubblica): nuovo quartiere affidato a De Renzi e Saverio Muratori, attorno al 1950

Modo di progettare nn particolarmente razionale e lineare, commistione di tipologie diverse di edifici.

Ritorna di moda il tetto a falde.

Dopo la guerra, si tiene più conto dell’approccio realista all’architettura, che si lega alla storia e alle usanze

italiane.

Case a torre di De Renzi appartenenti al quartiere: pianta a tre punte.

Introduce angoli non ortogonali, l’aspetto centrifugo della pianta è una novità.

Non c’è più il rigore del vecchio De Renzi, anche se la logica di distribuzione viene sostanzialmente

mantenuta.

La pianta è simile a una vite, il perno centrale è il corpo scale e attorno si "svitano" quattro alloggi posti su

diverse altimetrie.

Alloggi: elemento base che si ripete quattro volte per ogni piano.

La zona notte è separata dalla zona giorno.

Privacy garantita dallo smusso del corpo di fabbrica che aiuta a diminuire l’introspezione.

Case in linea del quartiere → tentativo di rompere la regolarità della pianta attraverso terrazze non

ortogonali, una sorta di boomerang.

Sorta di aggregazione di più unità che sembrano quasi fosse frutto di una sedimentazione progressiva.

Edifici "a boomerang" progettato da Muratori del quartiere → si tratta di un edificio in linea, nel prospetto è

ben visibile il telaio portante in calcestruzzo, con tamponamento in arenaria.

Gli elementi decorativi ricordano i fienili → forte tentativo di legarsi alla tradizione.

Edificio a ballatoio: importanza all’apparato strutturale, ricerca di un’estetica della struttura

Particolarità: 3 gradini all’ingresso per ovviare un po’ al problema della privacy.

TIPOLOGIA A PATIO

Libera la propone accanto al quartiere di De Renzi e Muratori, si tratta di case chiuse che prendono aria e

luce da un patio interno.

La singola unità abitativa ruota intorno al vano centrale, potendo usufruire di aria e luce.

Tipologia molto introversa, ma sensazione di essere in un ambiente domestico a misura d’uomo.

Situazione attuale: grande degrado, si tratta di edifici ai limiti della città, vicino agli acquedotti.

Anni ’60: abusivismo, dovuto alla mancanza di case.

Le borgate si estendono, questa volta in modo abusivo, senza permessi, allacci fognari ed elettrici.

“Case della domenica”: gli operai di domenica lavoravano per costruire la propria casa.

Vengono attuate procedure coercitive: molti edifici vengono abbattuti.

La risposta a questo problema poteva essere solo una ricostruzione.

Proposta di un edificio in grado di ospitare 8000 persone.

Si tratta di un edificio in linea lungo 1 km che ripete n volte l’idea dell’Unité di Le Corbusier e organizzato

secondo la tipologia a ballatoio.

L’orientamento è calcolato in base all’asse geotermico, quindi l’edificio è abbastanza vivibile.

Costituisce una specie di barriera oltre la quale si estende la campagna.

Successivamente sono stati costruiti intorno altri edifici adibiti a servizi (scuole, centri sociali, negozi) ma

risulta detestato dagli abitanti per il degrado generale.

Tutto l’alloggio è mono affaccio verso l’esterno, per evitare di aprire verso il ballatoio.

Facciata a nastro, elemento tipico delle tapparelle ribaltabili, paramenti di facciata costituiti da pannelli

prefabbricati.

Chiesa di Dio Padre Misericordioso, progettata da Richard Meyer (1998-2003): anche con l’introduzione di un

elemento di pregio, il danno del degrado nn si riesce a recuperare più di tanto.

Lez. 15/11

GIUSEPPE TERRAGNI (1904-1943)

Giovane architetto che si laurea, in tempo record (a 22-23 anni), a Milano, opererà in Lombardia.

Morirà a 39 anni, dopo aver anche fatto il soldato, per un forte esaurimento nervoso dovuto ai traumi della

guerra.

Terragni si occupa anche di design interno: progetta degli elementi di arredo con tubolari di acciaio cromato.

Nel 1927 stende il suo primo progetto: Novocomum, a Como: progetto costruttivista e nonostante la giovane

età, si azzardò a costruire un progetto diverso dal disegno → ne risulta un’architettura moderna, che non sarà

capita a fondo. Per questo motivo viene radiato dall'albo e l'edificio richia di essere demolito.

La planimetria prevede un gioco di pieni-vuoti in corrispondenza dell’angolo con degli smussi arrotondati,

l'ingresso in asse porta ad un corridoio che a sua volta porta alle quattro scale.

Le scale sono sistemate in corrispondenza degli angoli, che sono le zone più difficili da gestire.

Elemento di pregio: colonna vetrata nella zona del vano scale che può così usufruire di una zona vetrata per

avere luce in corrispondenza dei pianerottoli.

La struttura portante è costituita da muri portanti e non calcestruzzo. (Le Corbusier era già avanti di 10 anni)

Casa del Fascio di Como (1932-1936): traduce in architettura tutti gli idealismi fascisti → trasparenza del

partito, efficenza dei burocrati fascisti.

Si tratta di un'architettura dirompente nel tessuto urbano di Como, ultramoderna e aggiornata sul modo di

fare delle avanguardie dell’Europa centrale.

Fascismo: doveva eliminare la burocrazia dei governi precedenti

lastruttura portante è composta da un'intelaiatura in calcestruzzo che racchiude spazi vuoti e vetrati, che

mette in vetrina il fascismo.

Tridimensionalmente, è un parallelepipedo a base quadrata con il lato di base doppio dell’altezza

Continuo gioco di trasparenze, mitigato solo dalle poche murature piene, continuo contrasto pieno-vuoto.

Inoltre, la parte muraria non forata, viene utilizzata come elemento comunicativo tra regime e popolazione

→ utilizzata per la propaganda fascista.

L'mpostazione planimetrica è molto classica e pulita, è una pianta modulata che restituisce una notevole

flessibilità di uso → telaio strutturale che può essere riempito o svuotato a proprio piacimento.

Al piano terra troviamo una piazza coperta → continuazione della piazza esterna.

Gli uffici si sviluppano intorno alla corte interna.

1933: Terragni decide, come dice lui, di “sprovincializzarsi” → si trasferisce a Milano e apre uno studio.

Casa Rustici, a Milano (1933-1935): sono due unità parallele collegati tra loro da ponti-balconi.

Si tratta di un edificio molto permeabile verso l'esterno, grazie anche all'uso del vetrocemento.

Anche qui risulta molto importante il telaio strutturale.

I solai sono lasciati bene a vista, costituendo anche un elemento decorativo in facciata, e vengono utilizzate

ampie vetrate.

Le zone di rappresentanza sono poste verso l’esterno mentre le zone più private verso il cortile interno.

L'elemento di mediazione tra i due fabbricati è la balconata, elemento che mitiga i due elementi diversi tra

loro.

Anche il cortile è molto permeabile verso l’esterno.

Casa Ghiringhelli, Milano (1933): facciata trattata come fosse il risultato di una giustapposizione di singoli

elementi diversi tra loro.

La pianta è molto rigida, facente parte di un contesto urbano molto ben definito.

Il fabbricato è composto da tre parti: una centrale e due laterali, a formare una sorca di "c" leggermente

aperta.

I due corpi scale cono rotondeggianti consentendo di poter sfruttare l’apertura minima dell’angolo e portare

aria e luce al resto.

Casa Lavezzari, a Milano (1934): il modo di comporre la facciata è simile al precedente (giustapposizione di

elementi singoli) mediante logge e terrazze.

Più l’angolo tra i due elementi diventa acuto, più è difficile gestire le piante e riuscire a dare una corretta

illuminazione ed aerazione a tutte le parti.

Per dare luce e aria al corpo scale pone un'apertura minima in prossimità del vertice dell'angolo tra le due

pareti, riusciendo così ad areare una superficie ampia.

I pilastri portanti sono inglobati nella disposizione planimetrica.

La planimetria si fonda sul riconoscimento di fasce pulite che inquadrano le varie stanze, i servizi igienici e i

corridoi.

Nel prospetto laterale troviamo la reinterpretazioni delle bow-window berlinesi.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in architettura
SSD:
Università: Ferrara - Unife
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FreeWind di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Caratteri distributivi degli edifici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ferrara - Unife o del prof Saponaro Giuseppe.

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