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CARATTERI DISTRIBUTIVI E TIPOLOGIA DEGLI EDIFICI
INTRODUZIONE AI CONTENUTI DEL CORSO
Modalità d’esame: lettura dei 3 testi e approfondimento di un argomento da costruire in autonomia.
3 testi: “Gli elementi del fenomeno architettonico” – (1961), “Progettare un edificio” –
Rogers Quaroni (1977)
e “Storia e caratteri degli edifici” – Pevsner (1985)
Questi tre testi sono stati scritti nella seconda metà del ‘900 e riflettono il tema principale di quel periodo
storico ovvero la “Ricostruzione”, senza però parlarne specificatamente.
“GLI ELEMENTI DEL FENOMENO ARCHITETTONICO” – ROGERS (1961)
ERNESTO NATHAN ROGERS (1909-1969)
Nasce da una famiglia della colta borghesia nel 1909 a Trieste, dove è sepolto,
e muore nel 1969. Il padre è un cittadino inglese ma Ernesto, formatosi alla
cultura italiana, rinuncia alla cittadinanza britannica. Dopo aver completato gli
studi di architettura al Politecnico di Milano, nel 1932 insieme con Gianluigi
Banfi, Lodovico Belgiojoso ed Enrico Peressutti costituisce lo studio di
architettura BBPR, simbolo di un metodo e di una logica professionale basta
sulla discussione e il coinvolgimento collettivo ed inizia la sua attività nella
Al Politecnico insegna «Caratteri stilistici dell’architettura»
stessa Milano.
(1952-1962), «Elementi di composizione» (dal 1962).
L’opera architettonica di Rogers è molteplice e dislocata in Italia e all’estero,
basti ricordare la celebre Torre Velasca di Milano, la sistemazione dei musei del castello sforzesco e la Chase
dell’Olivetti a Barcellona.
Manhattan Bank, sempre a Milano ed inoltre la sede Personalità di grande prestigio,
E. N. Rogers nel dopoguerra diventa uno dei protagonisti del dibattito architettonico internazionale.
La sua curiosità intellettuale e il piacere della divulgazione della sua disciplina lo portano ad avere una grande
influenza teorica sulla cultura architettonica italiana del tempo, anche come direttore delle riviste “Domus”
e “Casabella” (1953-1964).
(1946-1947) Un impegno che integra armonicamente il suo compito di docente
universitario, con il quale acquisisce, nei fatti, il carisma di vero “maestro”.
Un tema importante che caratterizza la visione di Rogers è relativo al rapporto con la storia. Infatti negli anni
30, periodo delle avanguardie, l’allontanamento dalla storia era visto come il metodo migliore per la
formazione di artisti e architetti. Nel dopoguerra invece si ritorna all’idea che la storia sia fondamentale per
la formazione degli architetti e degli artisti.
MUSEI DEL CASTELLO SFORZESCO (1956)
Alla fine degli anni 40/50 lo studio BBPR viene incaricato da Ludovico Baroni di riprogettare i Musei del
Castello Sforzesco di Milano. La richiesta nacque nel dopoguerra dalla convinzione che la storia della città
fosse raccontata all’interno dei musei urbani e che
rappresentasse un tema molto importante e significativo.
La nuova tecnica di allestimento utilizzata dallo studio
prevedeva un processo di allestimento di uno spazio
preesistente attraverso la trasformazione dello spazio
stesso. La costruzione dello spazio architettonico dentro
allo ad uno spazio anch’esso architettonico viene ritenuta
Nell’allestimento la pietà
una grande invenzione.
Rondanini era posta all’interno di un “cilindro” e la
scultura aveva la caratteristica di essere svelata piano
piano all’occhio dell’osservatore. lOMoARcPSD|3075439
LA TORRE VELASKA (1958)
Il tema della storia all’interno del progetto della Torre Velaska è dirompente. Il
progetto prevedeva la costruzione di un grattacielo in un punto drastico della
città di Milano ovvero il centro. Si aprì un dibattito relativo alla non presenza al
tempo all’interno della città di edifici che si sviluppavano in altezza. Era perciò
necessario domandarsi che tipo di edificio bisognava proporre.
Lo studio BBPR decise di confrontarsi con la città storica di Milano che al suo
interno possedeva un carattere relativo all’altezza caratterizzato dalle chiede e dai campanili storici. In più
venne aggiunto un carattere simbolico relativo all’utilizzo del mattone, materiale caratteristico lombardo.
della Torre Velaska non accetta perciò l’International Style ma presenta una nuova idea
Il progetto
caratterizzata dal legarsi al tema del passato rinterpretandolo.
Rogers infatti affermava che “anche l’architettura moderna può recuperare il tema del rapporto con le
preesistenti ambientali”.
–
Capitolo 1 GLI ELEMENTI DEL FENOMENO ARCHITETTONICO
«La parola ha due significati che occorre chiarire per intendere il discorso di questi scritti: vuol dire
elemento elemento
ciò che entra, come parte, nella composizione di un fatto unitario e concorre a formarlo; ma, nella nomenclatura,
vuol dire anche principio, fondamento della teoria di una determinata disciplina.
elemento
Nel campo dell’architettura l’uso antico e la conseguente interpretazione accademica di questi due concetti sono stati
condotti separatamente: da un lato, si elencavano i termini costitutivi della composizione come un’aggregazione
–
meccanica ed esterna al processo storico in cui è bene dirlo subito -tutti i termini via via acquistano diverso significato
trasformando sé stessi e le loro interne relazioni; dall’altro, si sviluppavano i canoni, i quali, partendo dalla
considerazione meccanica dei termini costitutivi, enunciavano delle regole finalisticamente predeterminate e cioè
altrettanto meccanicistiche.
L’azione pedagogica si limitava alla compilazione manualistica o, tutt’al più, all’arricchimento dei principi, ma non
poteva considerarli come energia interna al processo architettonico, né individuare la loro continua mutevolezza.
La sistematizzazione dei termini, considerati come autonomi e separati in senso atomistico, contribuiva a stabilire delle
cristallizzazioni del processo nella più diffusa e durevole permanenza di certe figurazioni. (Si devono riconoscere, tuttavia,
anche certi vantaggi di tale posizione culturale perduti nella nostra).»
«Né è da credere naturalmente che i trattatio, comunque, le normesiano stati usati come stampi entro i quali colare
l’opera architettonica, ché gli artisti hanno sempre saputo fare opera di interpretazione dei concetti traducendo le
teorie nella vitale espressione dell’immagine: riducendole alle originali condizioni di partenza, e cioè fuori da ogni
feticizzazione, per poi ricostituirle ed esprimerle. Ciò non pertanto si deve riconoscere che una costante lessicale ha
accompagnato il processo architettonico ed ha continuato a permanere, anche se meno consapevole e perciò meno
denunciata, durante lunghi periodi della storia che si svolge attorno alla cultura mediterranea (e segnatamente attorno
agli influssi greco-romani).
Risulta, dunque, dalla storiografia architettonica una costanza nell’uso di un certo lessico, ma anche una fondamentale
capacità inventiva da parte degli artisti, per conferire ai mezzi dei significati altamente espressivi con indipendenza dai
loro limiti semantici e perfino dai loro caratteri formali, in modo che essi acquistano in ogni epoca, per ogni autore e
perfino per le diverse opere di un medesimo autore l’accento caratterizzante.»
L’Architettura è composta da elementi ma allo stesso tempo è anche il principio fondamentale (elemento)
della Teoria. È però importante rendersi conto che c’è una mutevolezza nel processo architettonico e non
bisogna considerare le due definizioni di “elemento” separate come si faceva nell’antichità all’interno delle
accademie.
Nel 700 entrano in gioco nuovi temi dominanti su cui si fondano i trattati che hanno il compito di offrire dei
musei, biblioteche, teatri…). In seguito inizia
modelli tipologici per la costruzione di edifici (scuole, università,
il processo di industrializzazione che ha come protagonista la creazione della Metropoli. Iniziano perciò a
nascere nuove tipologie di edifici come: le stazioni, i mercato, i macelli… e a svilupparsi l’utilizzo dell’acciaio
e del cemento armato. Il cambiamento epocale che mise in crisi le tradizioni accademiche però avviene
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durante l’Eclettismo (In architettura l'eclettismo definisce lo stile nato dalla mescolanza dei migliori stilemi
ripresi da diversi movimenti architettonici, storici e anche esotici. Le prime manifestazioni si verificarono
nell'Inghilterra settecentesca e perdurarono per tutto l'Ottocento e parte del Novecento), chiamato anche il
“momento della confusione delle lingue”.
LA SOCIETA’ COME ELEMENTO
–
Capitolo 2 DEL FENOMENO ARCHITETTONICO
«Se il disegno è lo strumento per rappresentare l’invenzione integrale di un’opera nelle determinazioni più profonde delle
dalla quale l’opera emerge.
sue forme, è chiaro che uno degli elementi costitutivi è la società
In conseguenza l’architetto deve rendersi consapevole della propria relazione con la società e bisogna che nella totalità
degli elementi dell’architettura egli conosca la società stessa e la incorpori nel processo creativo.
La conoscenza della società presente implica la conoscenza della storia della quale il presente è un momento di sviluppo:
senza questa conoscenza la considerazione di ogni fenomeno resta indeterminata e gli oggetti non riescono ad essere
localizzati entro le coordinate dello spazio e del tempo.
La puntualizzazione è l’atto sintetico che ci consente poi di considerare il fenomeno in sé, nella sua vera essenza.
Il rapporto della società verso gli oggetti dell’arte è sempre stato mutevole e ha denunciato, in ogni epoca, le particolari
di ciascuna cultura, di cui l’arte non è che uno degli aspetti: sia pure l’aspetto più significante perché
accentuazioni
esprime la contingenza per quella parte destinata a restare come valore permanente (sub specie aeternitatis).»
entità distinte si relazionano intorno al fenomeno architettonico: l’artista, l’opera, il
«Internamente alla società quattro
critico, il pubblico e, nei diversi periodi storici, le loro interne relazioni, i reciproci influssi e l’accento della loro valutazione
si sono posti in diverse posizioni, che ne caratterizzano il tono.
La cultura precipita nella disintegrazione man mano che l’umanità acquista consapevolezze distinte nei diversi rami dello
scibile, fino a non essere più in grado di ricomporlo in unità. Forse Leonardo fu l’ultimo uomo capace di riassumere in sé,
nell’immaginazione, nelle gioie, nei dolori, i dati culturali della propria epoca, identificando il grande
nel suo ingegno,
sapere con le molteplici creazioni.
(…) Dal basso o dall’alto, oggi, ogni unità è impossibile, perché non siamo in grado di partecipare a un coro e d’altra parte
dobbiamo rifiutarci a imposizioni totalitarie: la sola certezza si deve trovare negli individui ma neppure possiamo isolarci
nella solitudine delle torri d’avorio. L’unica possibilità è nella consapevolezza che ogni individuo deve elaborare in se
stesso, come membro di una collettività da rispecchiare: si tratta di potenziare nel medesimo tempo una forza centrifuga
che da ciascuno individuo vada a tutti gli altri e che da tutti vada a ciascuno individuo: le forme architettoniche debbono
esprimere con una vigorosa interpretazione personale la rappresentazione del mondo di cui siamo parte.»
Il tema che caratterizza il secondo capitolo del libro di Rogers è relativo al Rapporto con la società, ovvero
come di interpretano le architettura rispetto al tempo e alla sua società.
Secondo Rogers la società crea un rapporto dialettico con l’architettura perciò quest’ultima deve avere al
fondo una base razionale pur essendo un’arte.
“La conoscenza della società implica la conoscenza della storia”. Le coordinate del tempo e dello spazio
diventano degli elementi fondamentali poiché lo spazio è creato da delle preesistenze ambientali e l’innesto
trasforma un paesaggio che a una stratificazione millenaria. La storia è perciò un elemento fondamentale
se le discipline sono cambiate, si afferma infatti che Leonardo è l’ultimo uomo che probabilmente è
anche
riuscito a riassumere in se i dati culturali della propria epoca. Nei nostri giorni nella frammentazione è
necessario riconoscere il ruolo dell’individuo e della collettività senza imposizioni totalitarie.
L’ELEMENTO DELLA TRADIZIONE
–
Capitolo 3 1933; CB 237, pag. 28): «…L’Istituto di Weimar fu la prima
«Così scrive Henry van de Velde (La Zonte,
voiesacrée,
esperienza in Europa di una scuola d’arte il cui programma sistematicamente lo studio degli ripudiò ogni
proscrisse stili;
richiamandosi senza altra preparazione all’innata facoltà di invenzione,
modello diretta dalla logica della più razionale
concezione di ogni cosa».
(…) È chiaro che la rottura con l’insegnamento «stilistico» accademico, caldeggiato dall’EcoledesBeauxArts, è un atto
positivo, perché corrisponde all’evoluzione storica. Ma lo studio degli stili, che del resto lo stesso van de Velde aveva fatto
durante i suoi viaggi, è ben altra cosa se è sentito come conoscenza della loro ragione d’essere: escluderne gli allievi è
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soltanto un atto negativo dovuto a una interpretazione nominalistica degli stili stessi, intesi nella loro forma esteriore e
non nella loro essenziale figuratività unificatrice. Simile atteggiamento si ritrova in van de Velde pedagogo e in van de
Velde artista.
(…) Nella realtà la stessa (entropatia, simpatia) non riesce a distaccarsi completamente dalla memoriae le
Einfühlung
figurazioni, pur volendo essere autonome, come rivelazione di ciò che è recondito, da un lato sono affidate alla sensibilità
personale, dall’altro risentono di quelle forme che vivono in essa.
L’invenzione, nella determinazione di nuove forme, influenza e trasforma i dati della memoria: quando diverse opere
trovano una consonanza di espressione e di intendimento, esse si apparentano in uno stile.»
Henry van de Velde, pioniere dell’architettura moderna, afferma che il Bauhouse rappresentava una nuova
scuola d’arte non legata ai temi e agli insegnamenti tradizionali. La storia non veniva più insegnata e non
venivano identificati dei modelli tipologici. Era un luogo di sperimentazione all’interno del quale la rottura ha
portato ad una evoluzione. Viene perciò definita come un atto positivo anche se rimane la consapevolezza
che la storia deve essere studiata come conoscenza della ragione dell’essere.
Dopo il momento di rottura la consapevolezza prende il sopravvento. Non si devono confondere gli stili,
bisogna capirne il significato e ne sono l’esempio e la descrizione le figure che ci circondano.
“PROGETTARE –
UN EDIFICIO” QUARONI (1977)
LUDOVICO QUARONI (1911-1987)
Nasce nel 1911 a Roma, dove compie studi classici e universitari,
laureandosi nel 1934 e rimanendo nell’Università come docente (a Roma e
Napoli). Partecipa alla campagna di Libia del 1940, restando nei campi
P.O.W. inglesi, in India, per cinque anni. Dal 1955, insegna urbanistica nella
Facoltà di Architettura di Firenze fino al 1964 e Composizione
Architettonica a Roma dove dirige l’istituto fino al1982. È stato Visiting
professor al M.I.T., responsabile delle relazioni culturali fra le Università di
e di Teheran (Architettura). Si è occupato attivamente dell’I.N.U. al
Roma
fianco di Adriano Olivetti, ricoprendo anche cariche direttive; è stato
membro del Consiglio Superiore dei LL.PP., del Consiglio Nazionale dei Beni
Culturali, presidente all’accademia Nazionale di S. Luca. Ha ottenuto
numerosi premi e riconoscimenti, fra i quali il premio Olivetti per l’Urbanistica (1956), la medaglia d’oro della
Triennale di Milano (1961), la medaglia d’oro alla cultura dell’Università di Sana’a (1987). Ha pubblicato
articoli su riviste specializzate; i suoi libri più importanti sono: “La Torre di Babele” (1996),
moltissimi
“Immagine di Roma” (1970), “Progettare un Edificio” (1977), “La città fisica” (1981). Ha fatto parte del
comitato scientifico per numerose riviste e ha esposto le sue opere in molte mostre di architettura.
Progettista per numerosi Piani Regolatori e vincitore di molti concorsi di architettura. Muore a Roma nel
1987.
Quaroni scrive questo libro che è un testo scritto per gli studenti.
Questo architetto progettò il Quartiere Tiburtino a Roma
del 1947-55, durante gli anni della Ricostruzione. Il tema
dei nuovi quartieri era un tema molto importante al tempo.
Vengono infatti costruiti in quel periodi molti nuovi
quartieri (a Milano ad esempio QT8) senza però mai
abbandonar il tema dello stile e della figurazione. Ridolfi e
Quaroni decidono di progettare un quartiere con una
figurazione particolare molto legata al tema della Borgata
Romana tradizionale. Perciò il tema è relativo al recupero
di elementi tradizionali e della tradizione.
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PREMESSA
«Le otto lezioni che costituiscono il testo del presente volume rappresentano il tentativo di raccogliere sistematicamente,
con riferimento a un edificio, le principali «attenzioni» che deve sempre avere chi voglia «progettare un edificio» col
metodo tradizionale. Tal
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