Lezione della professoressa Bignami
Henri Matisse e "Lo studio rosso"
Henri Matisse, con il suo dipinto "Lo studio rosso" del 1911, esposto al Moma di New York, esplora il tema dell'atelier. Qualsiasi quadro raffigurante lo studio di un pittore è una riflessione sull'arte. In questa opera, c'è una forte concentrazione di strumenti e prodotti inerenti al suo lavoro di artista.
Storia espositiva
Viene esposto per la prima volta nel 1912, alla seconda mostra post-impressionista a Londra. Nel 1913, viene esposto all’Armory Show di New York, una mostra di un mese che si tenne nella sala d’armi del sessantanovesimo reggimento. È la prima occasione in cui molti artisti europei, come P. Cézanne, P. Gauguin, V. Van Gogh, O. Redon, H. Matisse, M. Duchamp, C. Brancusi, hanno l’occasione di esporre le loro opere in America.
Il manifesto della mostra riprese la bandiera con l’albero della rivoluzione. Il quadro più criticato alla mostra fu il "Nudo che scende le scale" di Marcel Duchamp (1912), che, secondo la critica, viene esposto nella "camera degli orrori". La rivista American Art News offre 10$ a chiunque avesse individuato, nel quadro, la donna nuda. Duchamp nel dipinto riprende le tematiche cubiste, con l’aggiunta della messa in moto del soggetto. Ancora non conosceva la ricerca sul movimento cui stavano lavorando i futuristi. Probabilmente anche la novità della fotografia, che riusciva a immortalare le sequenze di un movimento, influì sulle scelte rappresentative di Duchamp in questo quadro, il quale divenne famoso perché se ne parlava molto, anche attraverso vignette satiriche come quella di Griswold, "Il villano che scende le scale".
All’Armory Show furono esposte 13 opere di Matisse. Il quadro "Lo studio in rosso" viene criticato perché brutto e troppo semplificato. In realtà, l’artista stava portando avanti una ricerca riguardante il distacco dalla realtà, come in "Lusso, calma e voluttà" del 1904, in cui la pittura è antimimetica, il colore è fondamentale e viene steso come fossero tessere di un mosaico. Le bagnanti rappresentano un recupero all’età dell’oro. La bagnante che si strizza i capelli è un riferimento ad una Venere. La barca riprende il titolo della poesia "Invito al viaggio", e anche il viaggio degli argonauti.
"La gioia di vivere" e altri lavori di Matisse
"La gioia di vivere" del 1905, conservata presso la Barnes Foundation, presenta un girotondo al centro che verrà sviluppato meglio nel successivo quadro "La danza", di cui l’artista ha eseguito due versioni, 1909 (Moma) e 1931 (Ermitage). Nel "La gioia di vivere", quadro che rappresenta i fauve (bestie), nome dato dalla critica inizialmente come spregiativo (come gli impressionisti), il colore è stridente ed antimimetico, dando uno shock visivo. Non c’è prospettiva, la figurazione si basa su linee e colori. Nella rivista "Illustration" del 1905 vengono criticati i fauve, come Matisse, Cézanne, Rossau.
"Donna con cappello", 1905, San Francisco Museum of Modern Art: il soggetto è la moglie di Matisse, che faceva la modista, cioè realizzava cappelli e viene omaggiata in questo quadro.
Tornando a "Lo studio rosso", si può dire che è la riduzione della pittura a sé stessa, in quanto lo spazio è più suggerito che determinato dai quadri presenti nel dipinto. L’artista si autorappresenta e autocita, includendo quadri già eseguiti da lui in passato. C’è un concatenamento di richiami, un quadro nel quadro, l’immagine nell’immagine. I rispecchiamenti e continui rimandi sono una caratteristica di Matisse.
All’artista interessano i valori formali, a dispetto del contenuto. Per lui è importante la stesura e la costruzione del quadro, anche se è famoso per il quadro "la gioia di vivere". Si ritrae nelle mura del suo studio come fosse dentro ad un acquario.
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