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Ospite: Davide Colombo

Yves Klein, Piero Manzoni e Emilio Villa

Emilio Villa è un poeta nato nel 1914 e morto nel 2003. Negli ultimi 15 anni c’è stato un lavoro di riscoperta sia per quanto riguarda la sua attività poetica, sia per quanto riguarda quella critica. Si è formato all'interno dei seminari milanesi, dal ’36 al ’38 vive a Roma e all’università studia le lingue antiche interessandosi molto delle culture antiche. Ha tradotto la Bibbia considerandola un testo culturale e letterario, più che religioso. Ha tradotto l’Odissea e vari altri testi.

Nel 1934 esce la sua prima raccolta di poesie intitolata Adolescenza. Nel corso degli anni ‘30 è vicino all’ambiente ermetico, nel secondo dopoguerra è caratterizzato da uno sperimentalismo linguistico molto forte: cercherà di fondere diverse lingue, soprattutto il francese misto a inglese, portoghese, latino, greco… A partire da metà anni ’30 cerca di entrare in contatto con tutto il panorama poetico e letterario italiano. Pubblica articoli su varie riviste.

Interesse per l'arte e collaborazioni

Parallelamente inizia il suo interesse per l’arte, Fontana è da subito uno degli artisti su cui pone maggior attenzione. La seconda monografia dedicata a Fontana è scritta da Villa che lo mette a confronto con Leonardo. Nel secondo dopoguerra incontra Alberto Burri con il quale ha un rapporto molto intenso negli anni ’50. Punto di partenza fu il Gruppo Origine del 1951 (che ebbe di fatto la durata di una sola mostra) formato da quattro artisti: Ballocco, Capogrossi, Colla e Burri. Ideatore è il milanese Ballocco che coinvolge Colla, il quale sarà molto importante per l’ambiente romano. I due ebbero forti contrasti che sfociarono nell’abbandono di Ballocco e nell’appropriazione del nome “origine” da parte di Colla che fondò prima la Fondazione Origine e successivamente la rivista Arti Visive.

La fondazione e la rivista Arti Visive divennero punto di unione a Roma in nome dell’arte astratta. La rivista fu fondata da Colla, dal quarto numero fu affiancato da Villa. Fino al 1956 codirezione Colla-Villa, poi fino al 1958 viene diretta dal solo Colla. All’interno della rivista si legge un grande sostegno per l’arte astratta, soprattutto per quella non solo di carattere geometrico ma anche con elementi testuali e materici. È molto aperta all’ambiente internazionale, soprattutto americano; crea infatti una sorta di redazione newyorkese.

Dalla collaborazione Burri-Villa escono i volumi 17 variazioni su temi proposti per una pura ideologia fonetica e Saffo in cui compaiono i testi poetici di Villa e le opere di Burri. Villa dedica poi a Burri dei testi, ci concentreremo su due di questi legati alla mostra di Burri alla Fondazione Origine nel 1953. Questa mostra è fondamentale in quanto considerata la prima mostra di soli sacchi. Nel catalogo la grafica è quella tipica delle pubblicazioni dedicate a Burri. In concomitanza alla mostra su Arti Visive viene pubblicato da Villa un testo molto importante con un apparato iconografico piuttosto ricco, è un testo poetico, una poesia dedicata all’artista in cui Villa interpreta il suo lavoro.

Critica e concezioni artistiche

Villa concepisce la critica non come spiegazione a posteriori dell’opera d’arte ma come lavoro parallelo e creativo, al pari di quello dell’artista. Fontana e Burri sono i due punti di riferimento per l’arte italiana del dopoguerra. Villa è uno dei primi a rendersene conto e a sottolineare la loro dimensione mentale e concettuale (e non solo quella materica).

Nel ’59 Villa pubblica due testi importanti, uno sulla pittura e uno sulla scultura italiana, su una rivista francese chiamata Aujourd’hui. La rivista, fondata nel ’55 e durata fino al ’67, è la successione di Art d’aujourd’hui che durò dal 1949 al 1954. Entrambe posero grande attenzione sugli sviluppi dell’arte italiana anche attraverso studi monografici. Nel ’58-’59 attraverso molti critici si cerca di dare punti di vista diversi; tra essi c’è anche Villa che ha uno sguardo diverso dagli altri. Villa dà un giudizio sostanzialmente duro e negativo dell’arte italiana; da un lato afferma che l’Italia dopo la guerra si è trovata in una situazione di mancanza di basi solide, dall’altro sostiene che c’è anche un ritardo rispetto al resto d’Europa e degli Stati Uniti. Nonostante ciò Villa identifica Fontana e Burri come punti di riferimento, come innovatori.

Da Burri e Fontana, la generazione successiva (come Manzoni) prenderà il concetto di riduzione e di sintesi concettuale. Nel 1960 Villa scrive anche un testo dedicato ai giovani artisti del panorama italiano oltre che un omaggio e un approfondimento su Burri in cui sceglie di sottolineare le sue opere monocromatiche. Il testo sui giovani artisti di Aujourd’hui è una riproposizione di un suo testo di presentazione della mostra di Bologna del ’60. Villa non parla solo degli artisti che avevano esposto a Bologna ma anche di Manzoni e Castellani (coinvolge quindi Roma e Milano).

Tra il ’60 e il ’61 Villa scrive un testo su Manzoni che verrà pubblicato nel ’70. Parla di ‘geometria monocroma difensiva frontale e irrisoria…’ vuole sottolineare la voglia di superare il soggettivismo del processo. Questo è possibile attraverso un’azione operativa. In questo testo Villa parla infatti di questi artisti come di operai o operatori. Manzoni arriverà ad esempio a una riduzione del gesto fino all’annullamento, ma riconosce alla pratica il legame con l’essere artista; fa personalmente le sue opere, non le affida ad altri.

Opere, idee e influenza

Nel testo sulla pittura italiana Villa partiva da Fontana, nelle immagini non c’erano però opere di quest’ultimo. C’erano concetti spaziali ma in ambiente esterno. Quel numero di Aujourd’hui era conosciuto da Klein. Anche Klein è caratterizzato dal processo di smaterializzazione. In brevissimo tempo attraverso questo processo di riduzione giunge fino ad esporre il vuoto: svuotò la galleria, dipinse le pareti di bianco e i vetri di blu per cercare di ricreare un clima pittorico. Per trasformare lo spazio e le persone che lo attraversano.

Nel giugno del ’59 in una famosa conferenza alla Sorbona Klein aveva affermato di voler creare un ambiente pittorico invisibile ma presente. La critica ha analizzato la sua tensione verso l’assoluto anche attraverso alcuni aspetti autobiografici, come la sua spiritualità o la sua appartenenza ai RosaCroce.

Nel 1961 Villa scrive un nuovo testo per Fontana poi pubblicato nel ’70, è un testo ben strutturato in cui emerge tutta l’esplosione verbale di Villa, scritto in francese giocando con le assonanze fonetiche tra quella lingua e il dialetto milanese. Vengono utilizzati anche espedienti grafici che ricordano il futurismo. Il titolo è una finta citazione. Villa attinge anche a sfere religiose: il testo è anticipato da una citazione biblica in latino cui aggiunge il riferimento ai fori/buchi; vuole dare l’idea della creazione del buco come emissione dello spirito. Nel testo si va dalla sfera concettuale dell’abisso, del nulla; a quella dell’origine. Ci sono connotazioni sessuali: il buco diviene vagina, utero. Vi è un tutto-buco dove convivono ordine e disordine.

Questa idea di tutto c’è anche in Fontana che proprio mentre parla delle sue nature nel ’61 in una lettera scrive “si tratta di gruppi di palloni in terracotta con tagli e buchi. Io li amo molto, essi sono il nulla e il principio di tutto.” Il buco viene visto come una rottura improvvisa, una devastazione di sé, un ‘troncare’. Negli anni ’50 dalla critica lo spazio pittorico viene interpretato come campo energetico in cui si agisce. Il buco e il taglio aprono una ferita sullo spazio oltre il quale si può andare; Villa parla di “oltre il buco”. C’è legame tra il buco e l’azzeramento ma anche l’idea del buco come capacità di generare un altro mondo che è quello dell’arte.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

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