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Morbelli, “Sogno e realtà”

Morbelli è legato alla tradizione verista, indaga

questioni sociali, soprattutto gli ambienti, come gli

ospizi per i vecchi. Dispone nelle ali, una figura

maschile a destra, una femminile a sinistra che si

sono addormentate (che simboleggiano la realtà).

Queste figure sono revocate nel pannello centrale

(il sogno). Il trittico di Boccioni ­Veneriamo la

madre­ rappresenta il lavoro manuale e

intellettuale, racconta anche il vissuto personale

molto probabilmente. LA MADRE: RUOLO

CENTRALE, MODELLO PRIVILEGIATO.

“Materia”, 1912

Già il titolo rimanda alla figura materna ­ mater ­ Figura della madre al centro del

quadro, eletta a simbolo di vita ed energia universale.

“La sorella Amelia al balcone”,

1909

Sullo sfondo la città che sale,

pennellata non ancora futurista

ma divisionista, filamentosa.

(Balla, Previati) Lettera con Nino

Barbantini (critico che organizza

la prima personale di Boccioni a

Ca’ Pesaro): desiderio di

restituire tramite linee e colori

ricorrendo il meno possibile alla forma.

Tre quadri preparatori al trittico degli stati d’animo.

1. Il lavoro (o La città sale), 1910­11, New York, MOMA

2. Il lutto, 1910

3. La risata, 1911, MOMA ​

“La città sale (Il lavoro)”

, Moma di New York

Opera radicalmente nuova, sintesi del lavoro, della

luce e del movimento.

Il virtuosismo del mestiere viene sacrificato

all’emozione (due bozzetti, uno a Brera, uno della

collezione Mattioli in deposito al Guggenheim di

Venezia)

L’opera viene realizzata da casa sua in Via Adige a

Milano, da cui si vede la centrale idroelettrica e la

città che, appunto, sale. Non è uno stato d’animo ma

coinvolge emotivamente lo spettatore. Il titolo ­ La

città sale ­ è stato dato nel 1912 da Marinetti.

“Elasticità”, 1912, collezione Juker, Milano

Dinamismo, sfondo della città, quadro già futurista

“Il lutto”, 1910

Stato d’animo del dolore, pietà laica, opera più

espressionista di Boccioni, forte riferimento a Munch.

Non vi è la scena descrittiva del funerale, ma vuole

descrivere il dolore, mostrare questo stato d’animo: colore

acceso, corpi scomposti, volti con espressione grottesca.

Racconta di aver partecipato al funerale di un’anziana e di

essere stato colpito dalle reazioni dei parenti.

Le persone sono la rappresentazione del dolore. (riferimento

a: Kollwitz, Bauernkrieg, 1909)

“La risata”

Cambia modo di dipingere. Calvesi scrisse che questo

quadro è il rovesciamento futurista della poetica del lutto.

Scena all’interno di un caffè, donna con un grande

cappello, risata scrosciante.

All’interno del catalogo della mostra, Boccioni conferisce

un significato psicologico agli andamenti lineari dei quadri

facenti parte del trittico degli stati d’animo, ambientati

all’interno di una stazione ferroviaria. 1) Gli addii, prima versione (Museo del Novecento

Milano), 1911

­ Linee confuse, sussultanti, rette e curve che si

fondono con gesti abbozzati di richiamo e di fretta.

Esprimeranno una dimensione caotica dei sentimenti.

Ricorda il sogno di Paolo e Francesca.

Tonalità rosso, rosa, toni bruni ad indicare un

sentimento drammatico

2) Quelli che vanno, prima versione, 1911, Museo del

Novecento, Milano

­ Linee orizzontali, fuggenti, rapide e convulse, che

tagliano bruscamente visi dai profili vaghi e lembi di

campagne balzanti, danno l’emozione plastica che

suscita in noi colui che parte.

3) Quelli che restano, prima versione, 1911, Museo

del Novecento, Milano

Certe linee perpendicolari, ondulate e come

spezzate, qua e là attaccate a forme di corpi vuoti, possono facilmente esprimere il languore e lo

scoraggiamento. Infinita tristezza, malinconia di colore che non ce l’hanno fatto (vedi: Il ritorno delle donne

pie, Previati)

Nella seconda versione degli stati d’animo reintroduce l’oggetto attraverso la scomposizione cubista, mentre

le tonalità rimangono le stesse: 1) Gli addii, seconda versione, 1912, Moma di New York

La sagoma della locomotiva è al centro della

composizione con il fumo.

Un numero è impresso come sorta di stampigliatura

(Braque), rimane la scelta cromatica, sicuramente

Boccioni ha visto e riprende i quadri futuristi a Parigi.

2) Quelli che vanno, seconda versione, 1912,

Moma di New York

Lembi di campagna pi evidenti così i volti,

presenza di stampigliature. 3) Quelli che restano seconda versione, 1912, Moma

di New York

Non vi sono linee vuote, le persone sembrano vestite

alla moda del tempo, nuova presenza dell’oggetto.

Nel 1968 viene pubblicato “Arte futurista e teoria”, in cui si parla del trittico come trasposizione della sonora

in Mi bemolle maggiore di Beethoven (Sonata 81), che aveva scritto in occasione della partenza

dell’arciduca da Vienna, suddivisa in tre momenti: l’addio, l’assenza e il ritorno.

È possibile vederci un legame, in quanto si era tenuta in quegli anni a Milano una lettura delle sinfonie di

Beethoven presso la sede della Famiglia Artistica milanese, dal musicologo Macchi. (probabile

partecipazione di Boccioni, il quale è anche amico di molti musicologi) 24 marzo 2015

Gustave Courbet, “L’origine del mondo”, 1866, 46x55,

Parigi, Musée d’Orsay

Non è una delle opere più importanti di Courbet, nemmeno

la più impegnata dal punto di vista sociale. È un’opera

pornografica. Rimarrà nascosta anche dopo la sua

immediata realizzazione, Courbet non ne parla mai, viene

esposta in una sala buia, nera, il cui ingresso era vietato ai

minorenni, fin dall’inizio suscita un certo scandalo. Invece,

una volta acquisita dallo Stato, i conservatori del museo

d’Orsay non la nascosero o separarono, ma la inserirono

nella sala di Courbet, insieme ai suoi capolavori. Entra a

far parte della collezione del museo nel 1995 per

donazione dei due ultimi proprietari dell’opera, Jacques Lacan e la moglie Silvia Bataille, che la lasciarono

allo Stato francese. L’ inaugurazione del 26 giugno 1995 fu presieduta dal nuovo Ministro della cultura,

Blasì, cattolicissimo, il quale si trovava in un certo imbarazzo, creando così una situazione particolare.

Gustave Courbet (1819­1877) è innanzitutto pittore del popolo​

.

Era un ragazzo molto avvenente e bello da giovane (nella foto di Nadar ormai ingrassato, 1865 circa)

Nei suoi oggetti umani il suo realismo è simbolo di polemica ­ il pittore non deve rappresentare epoche

storiche lontane, ma rappresentare ciò che vede, essere del proprio tempo.

“L’atelier dell’artista”, 1854­55, Parigi, Musèe

d’Orsay

Compaiono personaggi del suo tempo, Alfred

Bruyas, Proudhon, Champfleury, Baudelaire.

Altri due elementi sono da notare: Courbet è

nel suo atelier, non in un bosco a dipingere

direttamente la natura sommerso nella

natura, intento appunto a dipingere un

paesaggio, la natura così come è, attraverso

la sua conoscenza. Inoltre c’è la presenza di

figure emblematiche; al suo fianco una

modella non nuda ma spogliata, che si è tolta

i vestiti, disordinatamente buttati sul pavimento, si copre con una parte di panneggio, questa nell’allegoria

della sua pittura realista è la nuda verità. Allo stesso modo anche i suoi bambini sono allegorici, uno guarda

il pittore, l’altro è intento disegnare, simboleggiano lo sguardo ingenuo sulla realtà che il pittore deve avere.

Forte interesse per la fotografia, dagli anni ’50, infatti, molti maestri producono

una serie di album di modelle/modelli. Per risparmiare lanosa della modella gli

artisti compravano le fotografie di questi fotografi commerciali; per esempio,

Julien Vallou de Villeneuve, studio dal vero, nudo n. 1930, 1854

In questi anni ’50, dopo l’insuccesso del Salone del Realismo, dal ’55 Courbet si

concentra su aspetti sensuali a partire dall’uso del colore con ­ ricchezza della

materia pittorica studiando alcuni elementi della tradizione del Seicento

(barocco) grazie anche al consenso che riceve dalla nuova borghesia, attratta

dalla sua abilità di pittore.


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nana707

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nana707 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Zanchetti Giorgio.

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