Spartaco di Vincenzo Vela (1847-51)
Introduzione e realizzazione dell'opera
Inizialmente sono stati fatti molti schizzi e bozzetti, un grande modello in scala 1:1 in creta, ma viene fatto anche un calco in gesso perché la creta si sfalda e sgretola. Alla fine o si va verso la realizzazione di una fusione in bronzo, oppure un marmo. Lo Spartaco sarà poi realizzato in marmo entro il 1851. Ci rimane anche il modello in gesso. È la cronologia dell’opera nel suo insieme.
Biografia di Vincenzo Vela
Vincenzo Vela nasce nel 1820, ed è figlio di agricoltori di Ligornetto. Si formerà in Italia fino al 1867 a Brera negli anni 1830-1840. Comincia a lavorare nelle cave di pietra e poi probabilmente nel cantiere di Milano. Riesce ad affermarsi grazie alla sua abilità e al fratello Lorenzo, uno scultore di Ornato molto importante che aveva lavorato sempre a Milano fino a fine 800.
Al termine della sua formazione milanese vincerà un concorso delle accademie del lombardo veneto con un basso rilievo, per poi lanciarsi in una carriera individuale che lo porta, alla metà degli anni 1840, ad essere riconosciuto dalla critica romantica come rappresentante a Milano di caposcuola di una nuova scultura. Questo nuovo tipo di scultura ha assimilato dalla pittura l’interesse per il romanticismo storico che attraversa i pittori dell’epoca di Vela.
Nasce anche un interesse per il realismo da parte di Vela simile a quello di Courbet. Vela diventa il capo di una nuova scuola. È implicato nei patti risorgimentale del ‘48 e a causa di ciò, nel ‘52 sarà allontanato dagli stati del lombardo veneto e costretto a tornare nel Canton Ticino. Costretto quindi a lasciare tutto nel suo studio. A Torino avrà la cattedra di scultura nell’accademia Albertina. Rimane a Torino, dove fa numerosi monumenti pubblici, fino al ‘67. Ritorna al suo paese d’origine e il figlio, Spartaco, lascerà tutto alla confederazione elvetica.
Lo Spartaco in marmo
Lo Spartaco in marmo si trova nell’atrio del palazzo municipale di Lugano, pur essendo della fondazione Gottfried Keller.
Genesi e significato dell'opera
Spartaco è un gladiatore che si pone a capo della rivolta. Fuggono brandendo coltelli da cucina e scappano. Fisionomia quasi ferina (che è propria di belva) sul volto. Non è l’eroe romantico. Si vede il diaframma contratto all’interno (studio fatto sull’uomo mentre corre). Busto in avanti che sembra venire verso lo spettatore e piede destro mentre scende il gradino che si piega ad afferrare il gradino per dare slancio alla persona che corre. Viene accusato di essere un piede quasi scimmiesco. Ha bisogno di un grande telo alle spalle che tiene la statua bilanciata, perché è molto spostata in avanti. È un unico blocco di marmo molto sbilanciato in avanti.
La preghiera del mattino
"La preghiera del mattino" 1846, Ligornetto, Museo Vela. Ispirata ad un episodio dei Promessi sposi, Lucia nel castello dell’Innominato. Può anche essere considerata un’allegoria dell’Italia oppressa dagli austriaci che prega per la sua liberazione, infatti viene implicitamente letta in questo modo, perché se si fossero espressi liberamente avrebbero rischiato. Il gusto di questa opera è analogo ad altre figure meditabonde. È una scultura molto nuova, infatti Vela viene accusato di avere usato calchi dal vero, cosa inaudita nel Romanticismo. In realtà la figura è estremamente deformata nel corpo, le cosce sono spropositamente lunghe e le braccia, se in piedi, sarebbero più lunghe del normale.
Reazioni alle critiche
I suoi detrattori diranno che copre la statua con la veste perché non è capace di fare il nudo. Abbiamo quindi da una parte una critica malevola e ingiusta. Se la confrontiamo con due dipinti di Hayez, “Meditazione” e “Pensiero Malinconico” sono molto simili le figure femminili. Vela, per reagire alle critiche malevole dei suoi detrattori, inizia a smentirli affrontando in maniera grandiosa il genere superiore della scultura così come definita dai canoni accademici, ovvero fa il grande nudo eroico maschile. Il nudo maschile era considerato simbolo della forza, mentre quelli femminili simboli solo della bellezza.
Influenze e ispirazioni
Inizia quindi a pensare a quale personaggio rappresentare e nell’anno in cui inizia la sua opera, fa il suo viaggio a Roma. Qui ha la possibilità di vedere le statue nel contesto dell’architettura e degli scavi archeologici che non vengono mostrati nelle accademie. Vela è a Roma nel 1847. La tradizione vuole che abbia realizzato il modello dello Spartaco a Roma, anche se è molto difficile che abbia potuto fare un grande modello della statua. Di certo non aveva la disponibilità economica di mandarla a Roma. È possibile invece che abbia fatto degli studi e dei modelli minori.
Contesto storico e lettura dell'opera
Dopo un precipitoso rientro in patria, partecipa alla fine del ‘47 alla guerra civile svizzera che vede contrapposti alcuni cantoni scissionisti cattolici che volevano rientrare nell’impero asburgico ad altri cantoni liberali. Entro il ‘50 il duca Antonio Litta gli commissiona di scolpire in marmo lo Spartaco che aveva già in creta. A fine ‘800 lo Spartaco viene spostato sullo scalone del castello del barone Von Derwies a Canton Ticino. Comprò lo Spartaco da Litta, dopo la sua morte. Il figlio di Von Derwies, che portò lo Spartaco a San Pietroburgo e poi venne messo sul mercato, dove la fondazione Keller di Ginevra lo compra e quindi rientra in Svizzera, dove rimane fino alla seconda guerra mondiale. Poi ritorna al castello di Trevano e dopo passerà al municipio, dove si trova ora.
Altre influenze e significati
Possibile lettura contenutistica dell’opera da parte di Vela. Non sceglie la mitologia ma un personaggio della storia di Roma. Sceglie un condottiero barbaro, anche se la tradizione storica vuole che fosse un principe della Tracia. Era quindi un rappresentante di quello che nel 1847 viene definito il proletariato da Marx. Questa è anche la data della pubblicazione del partito comunista a Londra nel 1848. In una lettera privata ad Hengels, Marx dice che Spartaco è la figura storica che più gli sta a cuore, un anti eroe che può essere visto come rappresentante dell’antico proletariato.
Un’altra fonte di Vela per lo Spartaco è Manzoni. Dopo l’Adelchi e il Carmagnola era indeciso se fare un’altra tragedia su Spartaco o un romanzo. La scultura esprime un forte dinamismo, nonostante non sia la riproduzione di un’anatomia reale. Riprende il passato (ma è sbagliato dire di modelli classici, perché Vela va a cercare nella tradizione classica gli episodi più anticlassici, ovvero contro i canoni di calma, grandezza e bellezza).
Per lo sbilanciamento e la torsione della figura vediamo la ripresa accennata del Laocoonte, soprattutto nelle gambe, che non sono mai collocate sullo stesso piano. Vedi diaframma del fanciullo di destra che potrebbe essere un modello per lo Spartaco. Il piede sinistro del Laocoonte è molto simile come taglio e modo di appoggiarsi al suolo a quello dello Spartaco. Il piede destro è totalmente diverso, perché il Laocoonte rimane distinto.
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