01/04/2015 - Lezione della prof. Bignami
Robert Rauschenberg e il New dada
Artista americano R. Rauschenberg. Opera più importante: “Bed”, 1955, Moma di New York.
Combine-paintings = combinazione di pittura ed oggetti. Opere miste in cui si ricorre sia a tecniche pittoriche tradizionali che ad oggetti del mondo reale, quindi si unisce pittura e scultura.
Clima culturale che ogni artista sviluppa in modo diverso, a partire dal secondo dopoguerra.
C’è un continuo sovrapporsi, senza gerarchia, di “arte alta” e “arte bassa”.
Corrente “New dada” (definita così nei manuali): è la ripresa, agli inizi degli anni ’50 a New York, dei modi che hanno caratterizzato il dadaismo storico degli anni ’10 del 1900 (x es. Duchamp), c’è una nuova attenzione verso l’oggetto di uso quotidiano.
Il termine “New dada” viene usato per la prima volta sulla rivista Art News nel 1958, sulla quale vengono inseriti Rauschenberg, Jasper Johns, Cy Twombly. Il New dada si configura come un movimento di passaggio tra Action painting (Pollock) e la Pop Art (recupero dell’oggetto).
Formazione e prime opere
Rauschenberg nasce il 22/10/1925 a Port Arbur (Texas). Studia farmacia nell’università di Austin, poi molla gli studi. Va a studiare a Parigi nel 1948.
Verso la fine degli anni ’40 e all’inizio degli anni ’50, il centro dell’arte inizia ad essere New York.
Rauschenberg torna in USA e studia al Black Mountain College di Asheville, scuola all’avanguardia che prendeva ispirazione dal Bauhaus europeo. Si affeziona molto alle lezioni di Josef Albers. In inverno inizia a frequentare l’Arts Students League di New York.
Conosce il musicista John Cage, il quale sperimentava musica d’avanguardia.
Rauschenberg esegue i primi “white painting”, che vengono esposti nella galleria a New York di Betty Parsons (che prima esponeva Pollock).
1951, white painting.
I white painting di Rauschenberg furono definiti da John Cage un orologio dell’ambiente, e gli ispirarono la composizione 4’ 33” di silenzio, nella quale il pianista apre e chiude per 3 volte il pianoforte.
I white painting sono tele modulari, la disposizione cambia a seconda della composizione (per esempio, 4 quadrati formano 1 quadrato).
In seguito ragiona sull’idea di inserire qualcosa nei monocromi, per contrapporre e derivare una compulsiva composizione di oggetti e foto.
1952-53 black painting.
Stende il colore su una base di giornali, i quali movimentano il piano pittorico, forzando l’arte più formalista. Dei giornali lascia alcuni caratteri leggibili, permettendo ai materiali prosaici, quindi non artistici, di fondersi nella tela.
Il viaggio in Europa e i collage
Nel 1952 fa un viaggio con l’amico Cy Twombly in Europa e Nord Africa. “Bob e Cy”, Venice, 1952 → foto che propone un montaggio di momenti diversi.
Roma fu una tappa importante. Rauschenberg fece visita all’amico Alberto Burri, che era malato, gli portò in regalo un feticcio terapeutico. Burri ricambiò con una piccola opera.
Burri fece nel 1952 i primi grandi sacchi, che consistevano in composizioni fatte con sacchi di iuta, ricuciti con punti grossolani di spago. Fu interessante il recupero di una materia assunta come materiale visivo, l’espressività era visiva e cromatica.
Sempre nel 1952 Rauschenberg in Italia, inizia a creare dei collage utilizzando camicie, materiali trovati in strada e nei mercatini delle pulci. Realizza i “feticci personali”, composti da vari oggetti. Realizza anche le “scatole personali”, perlopiù in legno o metallo, che contengono oggetti trovati in giro.
Il passaggio successivo fu la creazione dei combine painting.
Una fonte visiva per la creazione delle scatole potrebbe essere Joseph Cornell, che a partire dagli anni ’30 espose scatole come fossero vetrine, incollando materiali diversi, come fossero teatrini in miniatura.
Rauschenberg espone le sue opere nella Galleria dell’Obelisco a Roma, gestita da Irene Brin e Gaspero Del Corso. Anche Burri espose in quella galleria.
1952 “Monna Lisa” → anche qui è presente la suddivisione simile a quella delle scatole, il supporto era di tela o di carta, ogni quadratino riportava un soggetto diverso. Collage con materiali diversi, elementi sia figurativi che astratti.
Schwitters, Duchamp e Jasper Johns
Riguardo alle prime opere di Rauschenberg, la critica si riferisce a Kurt Schwitters, artista tedesco dadaista che a partire dal 1919 eseguì collage.
Schwitters, “Merzbild 32A” ovvero “Il quadro con la ciliegia”, 1921, Moma di New York.
Dentro il collage si nota l’utilizzo di materiali pittorici ed urbani (come ad esempio, biglietti del tram).
Rauschenberg aveva visto le opere di Schwitters, a New York, infatti si dichiarò lui stesso che aveva avuto la sensazione che la mostra di Schwitters fosse stata allestita appositamente per lui.
In sostanza, Rauschenberg si ispirò sia a Schwitters che a Duchamp. In particolare riguardo a Duchamp, fu importante la decontestualizzazione dell’oggetto dalla sua funzione comune. Ma Rauschenberg inizia anche ad accostare materiali che non hanno caratteristiche comuni tra loro.
Rauschenberg conosce Duchamp, esponente del dadaismo storico, attraverso John Cage. Ci fu un allestimento nella Galleria di Sidney Janis che riprese il tema del dadaismo storico, con assemblaggi di materiali diversi. Di Duchamp, Rauschenberg vide in particolare la ruota di bici.
Alcune retrospettive riaccendono l’interesse degli artisti verso movimenti del passato.
Nel 1958 Rauschenberg si reca al Philadelphia Museum, dove c’è un’ampia collezione di opere di Duchamp, il quale costituisce un precedente importantissimo per gli artisti del New dada.
Jasper Johns, “Tiro a segno”, 1958. Johns costruisce gli oggetti che usa nelle sue opere a mano, a differenza di Rauschenberg, il quale prende oggetti preesistenti. Johns dipinge su una base di giornali con oggetti rimodellati a mano, fusi in bronzo e dipinti in un secondo momento.
Il recupero dell’oggetto fu caratteristica anche della Pop Art.
Rauschenberg fa ritorno a New York dopo il 1953 e conosce Johns nel 1954. Prende uno studio in Pearl Street, per stare vicino al nuovo amico. Per mantenersi fanno i vetrinisti.
Red paintings e combine paintings
Nel 1953, inizia i red paintings.
Rauschenberg, “Red Import”, 1954.
Uso di giornali, stoffe, oggetti che assumono maggior rilievo. Uso massiccio di collage con giornali e tessuti. Si evolveranno poi verso i combine painting.
Lo stimola cimentarsi con i colori che ritiene più difficili.
Rauschenberg collabora con il danzatore Merce Cunningham, realizzando per lui scenografie caratterizzate dall’essere montaggi di immagini diverse. Questa sua esperienza di scenografo gli serve per il progredimento verso i combine painting.
Rauschenberg, “Man with white shoes”, 1954.
È presente un tacchino impagliato, molte fotografie, soprattutto di famiglia.
Anche i ritagli di giornali presenti nell’opera parlano tutti della sua famiglia.
Ci sono anche disegni fatti da alcuni amici. L’opera è colma di materiali autobiografici. I primi combine painting di Rauschenberg sono composti da materiali autobiografici.
La critica Rosalinda Krauss pubblica nel 1997 un saggio sulla rivista October, “Perpetual Inventory”, dedicato al lavoro di Rauschenberg. Il saggio inizia con la disamina degli archivi d’immagine.
L’artista aveva un archivio nel suo studio, che lei chiama inventario perpetuo. Nell’archivio i materiali erano catalogati in base ai colori, alla materia e ai soggetti. Quest’ansia di catalogazione non si vede nelle sue opere, nelle quali gli oggetti venivano rimescolati.
Gli archivi oggi diventano un atto pubblico di memoria collettiva.
Documentazione di archivi immagine. Rauschenberg, “Rebus”, 1955.
Appartiene alla serie “Pedestrian” (quelli che vanno a piedi).
I materiali non sono più autobiografici, ma di diversa natura.
Voleva mostrare il colore del passante, quello che le persone intravvedono quando vanno di fretta.
Usa la pittura come una sorta di legante.
Lo sgocciolamento della vernice riprende l’espressionismo astratto, con un po’ di ironia.
Bed, 1955
Rauschenberg, “Bed”, 1955, Moma di New York.
L’opera consiste in una tavola di legno su cui l’artista costruisce un letto ad una piazza con lenzuolo, cuscino e coperta veri. Ha issato il tutto su una parete, come se si trattasse di una qualunque tela dipinta.
Si dice che la coperta gli era stata regalata da Dorothea Rockburne, sua compagna di corso al Black Mountain College.
Ha dipinto il letto nella sua parte superiore, come se si trattasse di un quadro.
Il letto si presenta sfatto, la sensazione è di un’azione appena trascorsa, come se qualcuno ci avesse dormito. Quindi rappresenta una dimensione intima e privata, dai risvolti drammatici. Infatti la critica lo interpreta come un sudario.
Idea di dimensione privata che viene violata dallo sguardo dello spettatore.
La parte superiore del letto presenta ampie pennellate dai colori accesi, che sembrano richiamare il dripping dell’espressionismo astratto. È stato usato anche del dentifricio. Sul cuscino ci sono dei segni a matita, probabilmente per omaggiare l’amico Twombly, il quale faceva opere con segni simili.
L’opera sorprende perché contrappone sullo stesso piano 2 registri diversi.
C’è una divisione tra il sopra (caos, gestuale) e il sotto (ordine delle trame della coperta, geometrico).
L’opera destò molto scalpore quando entrò a far parte della collezione del Moma, nel 1989.
Nel 1992 James Leggio scrive il saggio “Il letto di Rauschenberg, il simbolismo del corpo”, nel quale propone diverse interpretazioni dell’opera.
Storia espositiva
- 1958: Viene esposta per la prima volta, nella galleria di Leo Castelli. Rauschenberg espone 20 combine-painting, “Bed” desta scalpore. Solo Robert Rosemblum ha interesse critico a riguardo, perché individua una preziosa continuità tra il dadaismo storico e le opere di Rauschenberg. L’opera è concettuale.
- 1958: Viene esposta al festival dei 2 mondi di Spoleto. Oltre a quelle di Rauschenberg, vengono esposte opere di altri 12 artisti americani. Bed fa scalpore e il giorno dopo l’inaugurazione viene rimossa e posta in un ufficio. In un articolo del Newsweek, viene paragonata ad una foto segnaletica di un letto con cadavere. “Murder bed”, letto dell’omicidio.
- 1968: Viene esposta al Moma, ad una mostra riguardante la continuità del dadaismo storico. Viene definita una caverna dell’omicidio sessuale. Fu l’unica opera ad essere venduta, acquistata da Leo Castelli che nel 1989 la donerà al Moma, in onore di Alfred Barr, fondatore del Moma.
Rauschenberg è contrario alle critiche negative, la sua visione era più positiva e conviviale. Si crea una discrasia tra le intenzioni dell’artista, le opinioni della critica e le ricezioni del pubblico.
Viene anche paragonata al sangue mestruale, al dirty sex (James Leggio).
Secondo Steinberg il pian
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