Titolo del corso: Yves Klein, il blu e l'immateriale
Unità didattica A: Introduzione allo studio della storia dell'arte contemporanea
Unità didattica B: Esercizi di lettura
Unità didattica C: Yves Klein. Il blu e l'immateriale
Autore, titolo, data, luogo, descrizione → Per analizzare un'opera d'arte bisogna seguire questa gerarchia, la mancata conoscenza di tale gerarchia comporta il non superamento dell'esame.
Théodore Gericault, "La zattera della Medusa", 1818-'19 Parigi, museo del Louvre
Il quadro prende spunto da un fatto di cronaca avvenuto nel 1816 al largo dell'Africa occidentale: l'affondamento della nave francese Medusa, con il conseguente naufragio di 150 persone su una zattera che andò alla deriva per molti giorni. Dalla nave si salvarono i borghesi e il comandante, grazie alle poche scialuppe. Il resto dell'equipaggio fu lasciato morire. Le persone sulla zattera vissero un'orribile esperienza: molti morirono, altri furono spinti ad episodi di cannibalismo. Argo, una nave di passaggio, riuscì a tirar su dalla zattera 15 sopravvissuti.
Gericault rimase molto colpito da questo fatto di cronaca e si mise subito al lavoro, per creare quello che ad oggi è uno dei suoi quadri più conosciuti. Scelse di immortalare il momento culminante e drammatico in cui i naufraghi avvistano una nave in lontananza, ma non riescono a farsi individuare.
Periodo storico in cui è nata questa tela: la Francia era appena uscita da un'esperienza storica che l'aveva segnata: prima la Rivoluzione e poi l'impero napoleonico. Napoleone, nel 1815, a Waterloo era stato definitivamente sconfitto e confinato nell'isola di Sant'Elena. Con il Congresso di Vienna, gli stati europei avevano ripristinato la situazione geo-politica antecedente la Rivoluzione Francese.
Lo stato d'animo dei francesi, in quegli anni, era soprattutto di sconforto e di delusione. Sentimenti originati dalla constatazione che ciò che essi avevano fatto non era servito a nulla. Il senso di disagio e di deriva finiva per rispecchiarsi direttamente in un quadro che rappresentava appunto un naufragio. Così, volutamente o casualmente, la zattera della Medusa divenne la metafora di un naufragio che, simbolicamente, vedeva coinvolta tutta la nazione francese. Se «Il giuramento degli Orazi» di David rappresenta la Francia prima della Rivoluzione, «La zattera della Medusa» dà l'immagine psicologica della Francia dopo che la Rivoluzione si è conclusa con il fallimento dell'impero. Il quadro di Gericault, dunque, usa un episodio di cronaca quotidiana per esprimere un contenuto preciso: la vita umana in bilico tra speranza e disperazione.
Nella fase di preparazione del dipinto, Gericault si documentò con cura leggendo i resoconti della vicenda, interrogando i sopravvissuti, frequentando gli obitori per rappresentare dal vero le membra dei defunti. Nel dipinto l'artista rappresentò "tutte le sfumature del dolore fisico, dell'angoscia morale" nella massa di persone sulla zattera, dal padre in primo piano, inebetito dal dolore per il figlio morto, ai moribondi tutt'intorno, fino al grappolo umano che si protende dalla zattera in balia delle onde verso la nave lontana. Tutto questo attraverso un gioco di luci drammatiche tipiche di Caravaggio.
La scena è costruita su un sistema di diagonali che convergono verso due apici, uno rappresentato dall'albero della zattera che sorregge la vela (che parte dalle onde del mare, movimento opposto rispetto alla direzione delle speranze umane), l'altro dalla camicia agitata da un naufrago (che parte dall'uomo morto in basso a sinistra, rappresenta la direzione umana che va dalla disperazione, di coloro che sono morti, alla speranza di chi ha ancora la forza di agitarsi per farsi notare dalle diverse imbarcazioni).
Riferimenti alla storia dell'arte. Il braccio abbandonato nell'acqua, dell'uomo morto in basso a sinistra, è copiato da Caravaggio. Lo stesso braccio che copiò David nella «Morte di Marat». Le figure hanno una tensione muscolare, e una torsione, che rimandano immediatamente a Michelangelo. Le figure in basso a sinistra, del ragazzo morto e del padre che lo sorregge pensoso, sembrano due statue greche. Da notare il particolare del ragazzo che, benché nudo, ha le calze arrotolate ai piedi. Questo particolare, di crudo realismo, sgombera il campo da qualsiasi lettura mitologica o idealizzata. Quelle calze danno il senso tragico dell'umanità violata, ossia della morte.
L'immenso dipinto venne presentato al Salon del 1819, suscitando reazioni contrastanti. Il pubblico ammirò la potenza della rappresentazione, ma la critica restava perplessa davanti alla presunta mancanza di ordine della scena e davanti alle tonalità, sentite come eccessivamente cupe. Il quadro venne interpretato come un'allegoria politica. Soltanto dopo la morte del pittore il quadro venne acquistato dallo stato francese, salvandolo dall'acquisto inglese o peggio dallo smembramento.
Giuseppe Grandi, "Monumento alle cinque giornate di Milano", 1881-1894, Milano
Nel 1879 viene indetto un concorso a Milano rivolto agli architetti per ridisegnare urbanisticamente la piazza di Milano, per ricordare i caduti delle cinque giornate di Milano. A questo concorso prevale il progetto di Luca Beltrami che rinuncia a favore del progetto di Giuseppe Grandi, un monumento scultoreo in memoria dell'evento storico delle cinque giornate.
Questa scultura rappresenta uno dei monumenti più importanti e celebrativi dell'Ottocento. Scultura pubblica con maggiore incidenza rispetto ad altre, destinata al pubblico, straordinaria per la sua dinamicità (data dalle vesti e dalle movenze muscolari) che si contrappone con l'unico elemento statico, l'obelisco.
Giuseppe Grandi appartiene alla scuola anti accademica della Scapigliatura, sarà l'unico scultore a dare libertà alle sue statue. Dedicherà tutte le sue energie a questo progetto, studiando anatomie umane del corpo.
Grande obelisco circondato da cinque figure femminili che rappresentano le cinque giornate, con l'aggiunta di due animali: il leone (simbolo della forza) e l'aquila; più una campana che "suona" per gli insorti.
Grandi ha incarnato le Cinque storiche giornate in un'allegoria di cinque donne disposte dinamicamente intorno alla base da cui si alza un obelisco che sale al cielo coi nomi dei caduti incisi nel bronzo. Come avrebbe detto Courbet, si trattava comunque di una "allegoria realista", e in tale senso ogni figura è modellata. Alla base, il leone si risveglia e ruggisce, scavato nei banchi, guizzante per ogni muscolo sotto la pelle, con la giubba scardassata e selvaggia, immagine-simbolo del popolo che si sveglia e si solleva contro la tirannia.
Quindi, ecco la donna che rappresenta la prima giornata: una donna dalle forme poderose, una «vera Dea delle barricate»: con un sasso batte l'allarme su di una campana, a ricordo di tutti i campanili che in quel giorno fatidico suonarono a martello da un capo all'altro della città, mentre sulla schiena nuda le guizza una folta treccia come una serpe furente.
Ed ecco la seconda giornata: una donna che piange sulle stragi perpetrate contro la popolazione inerme il giorno dopo l'insurrezione. Con le mani nel volto per richiamare la disperazione e un panno che copre la nudità del corpo.
Ma è da questo stesso dolore che si genera l'impeto travolgente. È per questo che Grandi ha modellato la donna della terza giornata più grande delle altre, come se in lei si raccogliessero tutte le energie della riscossa popolare. Con le braccia tese, gli occhi furibondi, i capelli scarmigliati, uscenti di sotto una benda che le copre la fronte ferita, questa donna chiama alla lotta, interpretando istintivamente la parola d'ordine di Cattaneo: «Meglio morire di ferro che di forca».
Modellate vicine sono invece le due donne della quarta e della quinta giornata, avvolte insieme dall'ampio e palpitante drappo della bandiera. La prima appare come sollevata dalla speranza della vittoria, la seconda dà fiato alla tromba perché la vittoria è ormai compiuta. Accanto, con le ali aperte in atto di spiccare il volo per recare al mondo la notizia, le sta l'aquila che unisce il suo grido agli squilli vittoriosi.
Per Grandi, il monumento non era soltanto l'opera a cui aveva dimostrato di tenere maggiormente come alla prova più impegnativa della sua carriera, quella a cui affidava la memoria del suo nome d'artista. Per lui, il Monumento alle Cinque Giornate costituiva anche un segno specifico del suo impegno civile, un modo per ricordare che i valori del Risorgimento avrebbero dovuto continuare ad essere presenti come motivo ispiratore del nuovo Stato unitario. È per questo ch'egli volle incidere sulla campana un'epigrafe di non dubbio significato: «Quamvis immota loquor»: cioè: "Anche se ora sto immobile, io parlo perché non dimentichiate le ragioni della nostra storia".
Giuseppe Pellizza (Da Volpedo), "Il quarto stato", 1898-1901, Milano Museo del Novecento
Il dipinto è considerato il manifesto dell'impegno sociale e umanitario del pittore, convinto che nella società del tempo l'artista avesse il compito di educare la popolazione, elevandola spiritualmente e culturalmente tramite l'arte. L'opera, risultato di anni di duro lavoro, e preceduta da numerosi bozzetti e disegni preparatori, rappresenta una folla di contadini e lavoratori che avanza verso l'osservatore, emergendo dallo sfondo di un paesaggio indefinito dominato da tonalità cupe.
In primo piano, dove si concentra una luce piena e calda, troviamo due uomini e una donna con un bambino in braccio, che guidano il corteo. La scena è ambientata probabilmente nella piazza di Volpedo e i protagonisti del dipinto sono gli stessi abitanti, che fungono da modello per l'artista.
Questo dipinto si distacca dalle precedenti versioni per quanto riguarda il significato: mentre prima ciò che Pellizza voleva comunicare era una sorta di protesta sociale, qui intende celebrare l'affermazione di una nuova classe sociale, il proletariato. La parola "stato" nel titolo rimanda appunto ad una classe sociale. Dopo la rivoluzione francese c’erano 1.nobiltà 2.clero 3.borghesia 4.proletariato.
Nella composizione notiamo quindi due blocchi differenti: le tre figure in primo piano e la massa di lavoratori alle loro spalle. La donna con il bambino in braccio ha il volto della moglie di Pellizza, Teresa, e con il suo gesto sembra invitare la folla a seguirla; il movimento del corpo è sottolineato dalle pieghe svolazzanti della veste, che si avvolgono intorno alle gambe. Al centro domina la scena quello che probabilmente è il leader della massa, un uomo che avanza tranquillo, con una mano in tasca e la giacca buttata sulle spalle, ed attira la nostra attenzione per il vivido colore rosso del suo panciotto, in netto contrasto con il bianco candido della camicia. Alla sua destra un altro uomo, con la giacca appoggiata sulla spalla sinistra, procede silenzioso e concentrato.
I contadini sullo sfondo formano una specie di quinta teatrale, poiché sono disposti per la maggior parte sul piano frontale, ma ai lati sono leggermente avanzati; tutti i soggetti discutono tra di loro e compiono gesti molto naturali, come proteggersi gli occhi dal sole, portare un bambino in braccio, o semplicemente volgere avanti lo sguardo: tutto ciò dimostra il grande studio dal vero che ha compiuto l'autore prima di realizzare quest'opera.
In questo dipinto la tecnica divisionista di Pellizza trova la sua più alta espressione. Nel tentativo di ottenere la massima luminosità possibile, egli concentra nel primo piano una gamma cromatica chiara, con una netta prevalenza di toni caldi, ocra e rosati, che rendono più vivo il riflesso della luce attraverso l'accostamento di colori, stesi attraverso i piccoli tocchi della tecnica divisionista. In questo quadro tutto contribuisce a rendere l'idea di compattezza e di unione di questa nuova classe sociale, che attraverso numerose lotte per i suoi diritti, otterrà una posizione politica di importante peso nella società moderna.
La compattezza dei personaggi, gli atteggiamenti decisi e l'imponente procedere in avanti verso lo spettatore, sono efficaci espedienti espressivi atti a creare l'effetto di una massa unica che avanza inesorabile, con chiare allusioni sia al valore di solidarietà sociale, sia alla presa di coscienza della propria forza politica da parte di tanti individui che si sentono sempre più una "classe sociale" capace di rivendicare i propri diritti. Il quadro ha grandi dimensioni, e costituisce una sorta di architettura umana. Altro riferimento fondamentale già apparso in Fiumana, è l'evocazione della Scuola d'Atene di Raffaello, soprattutto per l'armonia d'insieme e per quella particolare ricerca di naturalezza e semplicità a cui l'artista si è tanto dedicato, evidente anche nei bellissimi disegni preparatori.
Strutturare lo spazio pittorico in modo architettonico, tramite le figure umane: il pavimento dà la percezione che continui al di fuori del quadro. Ciascun personaggio è identificato dal proprio abbigliamento: vestiti umili, da contadini, unica figura di nudo realistico è un infante. Il pittore utilizza la tecnica del puntinismo, accostando più colori rendendo luci e ombre più forti e brillanti.
Sebbene all'inizio "Il quarto stato" suscitò parecchie perplessità, sia nei critici che negli amici stessi di Pellizza, successivamente ha incontrato una enorme fortuna, grazie anche al messaggio sociale di cui è portatore.
Henri Matisse, "Lusso, calma e voluttà", 1904, Parigi, Musée d'Orsay
Le tinte non si mescolano, il quadro è fatto da grandi tacche di colore ottenute con un pennello piatto. La forma del corpo umano è stilizzata e ha un contorno chiuso, marcato. Le tonalità delle carni hanno colori antirealistici, violacei. Le forme che danno il senso del volume attraverso un insolito chiaro-scuro non tradizionale sono rese grazie a contrasti tra colori diversi (giallo-verde / blu-rosa). Le forme sono anche plastiche. I colori vibrano, sono estremamente vivaci. All'epoca si riscoprì il piacere di allontanarsi dalla città per passare del tempo in armonia con la natura, in questo quadro Matisse rappresenta il mediterraneo visto dal sud-est della Francia. Lui fece anche molti viaggi in Africa, che lo ispirarono molto per quanto riguarda i colori.
Il titolo del quadro, "Lusso, calma e voluttà", riprende un verso della poesia di Baudelaire "Invito al viaggio". Questo quadro segna la chiusura dell'epoca post-impressionista e l'apertura di quella espressionista. Al pittore interessa la libera espressione del proprio stato d'animo. Usa i colori puri dell'arcobaleno, c'è una dominanza di colori primari.
Fauvismo→ da "fauve" = belva → quadri dipinti con tinte piatte dove il protagonista è il colore. 1905→ Inizia ufficialmente l'espressionismo. Dal 1905 al 1905 si ha la stagione delle avanguardie storiche. Dal 1955 al 1967 si ha la stagione delle seconde avanguardie, una seconda generazione di avanguardie che riprende quelle storiche e fanno proposte artistiche fuori dal comune (Yves Klein è un esempio).
Pablo Picasso, "Les Demoisselles d'Avignon", 1907, New York, MoMA (Museum of Modern Art)
Sembra una natura morta, le tinte sono piatte e i contorni sono neri e chiusi, gli elementi naturali, come la frutta, vengono trasformati in elementi quasi scultorei, che ricordano il gesso. Questi elementi sono ravvivati da un biancore quasi accecante. Le pieghe hanno forme geometriche elementari. Il primo viso a partire da sinistra ricorda l'arte egizia, un'arte arcaica. Il viso è strano, sembra quasi una scultura ed è rivolto di profilo con l'occhio frontale.
Le superfici sono grandi e tinte con colori piatti, l'ombra sul primo volto è innaturale ma contrasta con lo sfondo bianco e mette in risalto il viso. Questa prima figura tende il braccio e scosta una tenda rossa, come a voler rivelarci la scena, anche questo può essere considerato un rimando all'arte egizia. La seconda donna ha il volto in posizione frontale e il naso di profilo. Vuole rappresentare ciò che sa dei soggetti e non ciò che vede, è la tipica rappresentazione di chi disegna senza aver studiato, come ad esempio i bambini. Le tinte sono così piatte che le figure ricordano sagome di cartoncino ritagliate. Studio di armonizzazione.
Gli ultimi due personaggi hanno il volto coperto da maschere primitive, che ricordano l'arte africana e pongono l'accento sull'importanza delle culture non occidentali per Picasso.
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