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Riassunto esame Introduzione allo studio della storia, prof. Buonopane

Riassunto di Introduzione allo studio della storia per l'esame del professor Buonopane. Gli argomenti trattati sono: storia locale e storia universale, storia e storie, fonti per il mondo antico, motivo per cui viene creata una fonte, i problemi delle fonti.

Esame di Introduzione allo studio della storia docente Prof. A. Buonopane

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ESTRATTO DOCUMENTO

Lo fa perché gli interessa avere un popolo di soldati. È convinto che come

ha funzionato con Augusto, funzioni anche con lui, ma il contesto non è lo

stesso e lui non ne tiene conto.

La storia non è maestra di vita. C’è sempre questa tendenza a pensare

che noi non commettiamo gli errori degli altri.

Nel ’27 la propaganda è fortissima. L’ideale era quello di Augusto: “ho

dato un impero senza fine”.

Tutto è enfatizzato con ogni mezzo (perfino nei francobolli e i

calendarietti da barbiere). Fa costruire un intero quartiere nuovo, l’Eur.

Viene inaugurata la grande mostra augustea a Roma: fa costruire un

grandissimo museo per questa grande mostra della romanità.

Augusto, quando prende il potere, fa erigere in numerosi punti (Piazza

Navona, Piazza San Pietro, Piazza del Popolo, …) degli obelischi che ha

portato via dall’Egitto. Mussolini non può fare lo stesso, perché in Egitto

ci sono gli inglesi, ma sono gli anni della conquista dell’Etiopia e lui fa

togliere da lì una stele e la fa mettere all’Eur.

Fa fare uno sbancamento per creare la via dei Fori Imperiali, facendo

abbattere il quartiere medievale che c’era, demolendo interi monumenti

per poi cementare i fori: la via taglia li taglia a metà. Così come l’Altare

della Patria ha distrutto il Foro di Augusto.

Il richiamo con Augusto, infatti, non è ideale, ma strumentale. Nel ’37

sale al Quirinale portando le fronde d’alloro proprio come fece Augusto

prima di lui. MITO DI ROMA

Sono 3 le grandi civiltà che hanno dato una forte impronta: l’Egitto, la

Grecia e Roma. Miti.

Il mito di Roma nasce nel Medioevo, intorno all’anno 1000, con Carlo

Magno, per una serie di fattori:

L’Europa esce da una situazione molto difficile. Si perdono le

• conoscenze scientifiche, tecniche, e in certi campi si torna indietro,

anche di molto.

Ci si trova a vivere in mezzo a testimonianze grandiose di cui non si

conoscono le spiegazioni.

Tale è lo scollamento che talvolta queste opere vengono chiamate

“del demonio”, perché non si hanno più le capacità di produrle.

C’è un patrimonio incredibile di conoscenze perdute, perciò si

comincia a vedere Roma come una civiltà passata, che però

dovrebbe rivivere: sembra quasi che dall’anno 1000 tutto ruoti

intorno a questo. Diventa un mondo ideale che si vuole e si cerca di

riproporre.

Rapporto sempre più stretto tra potere materiale e Chiesa, perché

• Roma è capitale di entrambi: la Chiesa è il regno di Dio e Roma il

regno degli uomini.

La Chiesa riesce a diventare garante del potere: Romano

Imperatore sì, ma sacro. L’investitura, infatti, deve darla il Papa.

Riscoperta dei classici. Quel che ci resta è il frutto di una selezione

• operata dai copisti, pochissimo. Vengono scelti quegli autori che più

sembrano rispondere alle necessità (ad esempio, Tito Livio che

canta la grandezza di Roma e di cui abbiamo quasi tutto). Questo

modo di concepire il mito è anche un modo di giustificarne il

potere.

Roma è la città del pellegrinaggio. I viaggi dei pellegrini aumentano

• sempre di più e non guardano solo le cose religiose, ma anche la

città (in parte in rovina).

→ I mirabilia erano delle specie di guide e da queste sappiamo

che alcune costruzione erano ancora in piedi.

Chi tornava, raccontava un’immagine che poi non era neanche

veritiera: nasce il mito di Roma. La si considera potenza eterna e

c’è questo senso di inferiorità verso una civiltà di cui gli ammiratori

si sentono incapaci di riprodurne la grandezza (non è che non lo

sapessero fare, non si sentivano in grado).

Erano cristiani, ma ammiravano le cose pagane. Pagani e cristiani

hanno convissuto per 400 anni (i problemi iniziano con Teodosio

che mette come culto ufficiale il cristianesimo).

Si è risolta con “erano pagani, ma li ha voluti Dio”: l’impero romano

è visto come provvidenzialistico. È stato voluto per facilitare la

diffusione del cristianesimo.

A PARTIRE DAL 1300

Da quando gli intellettuali riscoprono Roma anche dal punto di vista

intellettuale, questo li porta a vederla con un’ottica distorta, come un

modello da imitare, anche a livello politico. Uno dei primi che se ne

occupa è Petrarca (convinto che Roma sia un modello da seguire per

ottenere una politica di pace): crea questo mito andando incontro a

Sant’Agostino (che adorava, perché si rivedeva nella sua vita dissoluta).

Avviene una totale deformazione della storia romana e i tribuni sono visti

come i capi del popolo (i tribuni della plebe come capi del popolo).

Questa convinzione, totalmente sbagliata, deriva da Tito Livio, che viene

riscoperto proprio in questi anni.

Con lui, si accorgono che c’è una specie di filo conduttore. Ad esempio, la

paura dei Galli che Petrarca associa alla Francia dell’epoca (si deve a lui il

termine cattività avignonese).

Petrarca appoggiò Cola di Rienzo nei suoi scritti.

In questo periodo la città di Roma è un comune guidato da dei gruppi di

baroni (uno di questi formato dai Colonna, che spesso divenivano papi).

Petrarca vorrebbe il ritorno di Roma anche a costo di una dittatura,

purché si torni a un impero di pace.

È in questi anni che scrive l’Africa (poema con cui pensava di diventare

famoso) e usa Scipione per raffigurare questa figura.

Quando vede che Cola di Rienzo fallisce per sua stessa colpa (il potere gli

da alla testa), l’esperimento fallisce, la Repubblica italiana dura

pochissimo e c’è in lui un cambiamento di prospettiva: bisogna tornare a

una visione imperiale. È da questo momento che comincia ad appoggiare

la politica di Carlo IV (occorre un imperatore).

Cola di Rienzo è un popolano, che però studia i classici, conosce bene

Tito Livio e Virgilio e forma dentro di sé l’idea di una grande Roma,

rimpiangendo i fasti antichi.

Pian piano contrappone la Roma a lui contemporanea a quella del

passato.

Sa parlare molto bene in pubblico, ha carisma e si accorge che riesce a

far leva sul popolo. Riesce ad arrivare al potere e si oppone ai baroni.

Fonda la Repubblica romana e dice di essere il nuovo tribuno

(fraintendendone il ruolo che aveva in passato).

È molto bravo ad usare quelli che erano i mass-media dell’epoca e a

sfruttare il mondo antico. Vuole riproporre la Roma repubblicana.

Il Papa sulle prime lo appoggia e lo finanzia, perché è contro ai baroni.

Quelle che traggono in inganno Cola di Rienzo sono le 4 tavole

(probabilmente) che facevano da piano d’altare di una chiesa e di cui da

un’interpretazione errata, ma lui sapeva bene il latino. È forse il primo

caso di manipolazione della storia documentato.

ERRORI:

Il Senato di Roma è l’espressione dei patrizi.

- A Roma il Tribuno della plebe non aveva potere esecutivo e

- deliberativo; inoltre, non era da solo (ad un certo punto erano 30).

Ha un unico grande potere: quello di intercessione (porre, cioè, il

suo veto alle leggi, senza spiegarne il perché).

Negli anni si rivela un dittatore violento e spietato. Viene bruciato.

Sulla spinta dell’Umanesimo, cambia completamente l’atteggiamento nei

confronti di Roma: si rivuole quella imperiale.

Da questo momento si cominciano i restauri di alcuni grandi monumenti

e arrivano grandi artisti.

Il mito di Roma non è più politico e basato sulla letteratura, ma basato

sull’arte e su una concezione della libertà. Diventa il mondo della

bellezza che non si trova e non corrisponde alla realtà. Si crea un ideale

di bellezza che si vuole riprodurre.

Da questo momento i nobili, i papi, gli imperatori si fanno costruire

palazzi simili a quelli degli antichi. Roma deve diventare bella, come

rigenerazione spirituale. Deve diventare simbolo. Città più bella del

mondo, perché città di Dio.

Nella storia di Roma ci sono continui sbalzi dalla grandezza alla caduta

verticale, ma la città rinasce sempre dalle sue ceneri.

Roma rinasce dopo il sacco, ma il mito si perde fino quasi al 1700, anche

perché – durante l’Illuminismo – il mito è spostato alla Grecia, anche lì

idealizzando realtà che sono diverse.

RIVOLUZIONE FRANCESE

Due dei simboli della Rivoluzione Francese derivano dall’iconografia

romana:

Il berretto frigio (il pilleo), molto usato dagli abitanti della regione

• Frigia (messo sulla testa degli schiavi, a Roma, una volta liberati),

diventa il simbolo della liberazione. Berretto di lana a punta, di

colore rosso, che si allacciava sotto ed era tipico del mondo

orientale (è rappresentato anche su l capo dei magi).

Tutto nasce da un famoso rilievo in cui si vede la liberazione di uno

schiavo (che lo indossava per parecchi giorni per far capire alla

società che era libero), ma non è il berretto frigio, bensì il pilleo

(che indossava persino il Doge di Venezia). I francesi mescolano

tutto e appare nel manifesto della rivoluzione.

Il fascio che era, a Roma, il simbolo del magistrato. È un fascio di

• verghe stretto da cinghie di cuoio, che può essere o meno

sormontato da un’ascia (il magistrato poteva infliggere anche la

pena di morte, cioè la decapitazione) o da un ramo d’ulivo (il

magistrato poteva infliggere punizioni solo corporali).

La Francia riprende questo simbolo anche per un valore simbolico di

unità, perché si rifà ad un famoso aneddoto riportato da Plutarco e

che riguarda gli spartani: “una canna da sola si può rompere, un

fascio di canne no. Diventa il simbolo della coesione, sormontata

dal berretto frigio.

Riprende, poi, altri motivi della storia romana. In particolare i due Bruto

(uno è quello che attua la cacciata dei re e considerato per questo

liberatore; l’altro, forse il più famoso dei due, è uno dei congiurati

uccisori del re Cesare), che diventano simboli di ogni liberta, perché

uccidono i tiranni.

Va molto di moda Plutarco, scrittore greco insegnato moltissimo nelle

scuole, perché ha una visione morale della storia. Questo porta a un

travisamento della storia antica, perché non è sempre attendibile (tende,

appunto, a manipolare la storia per fini moralistici) e perché tende a dare

molto più spazio ad alcune figure rispetto ad altre.

Altro personaggio famosissimo è Spartaco, simbolo del liberatore degli

schiavi (ma il suo sogno è solo quello di tornare a casa, infatti fallisce).

Poi i fratelli Gracchi (che nel 133 e nel 123 a.C. sono stati tribuni della

plebe; sono figli di Cornelia, figlia a sua volta di Scipione l’Africano).

Tiberio Gracco attraversa l’Italia e si rende conto della povertà dei

contadini e fa una riforma agraria (per non perdere la base dell’esercito),

che fallisce, perché blanda (Roma inglobava le terre conquistate al

nemico, che affittava e poi dovevano tornare allo Stato: lui propone di

ridistribuirle), e che suo fratello poi ripropone. Da qui, mitizzati come idoli

che volevano ridare le terre ai contadini, invece volevano solo persone

per l’esercito.

L’altro mito che rispolvera, e che non c’entra con Roma, è il mito di

Sparta (che, per assurdo, era una tirannia ingiusta, spietata e terribile),

che viene manipolato.

Infine, Bonaparte di atteggia ad Augusto, ha una buona cultura classica e

vuole portare la Roma antica a Parigi: confisca tutte le opere

greco-romane da tutti i musei italiani e da ogni parte in cui va; fa

costruire palazzi stile impero (ma prende modelli vuoti, solo esteriorità).

Prende un fatto storico, lo manipola e ci ritorna continuamente;

funziona perché la gente non va alla radice a controllare.

Nasce come rivoluzionario e finisce come tiranno.

Napoleone III, in contesa col suo predecessore, decide di rivalutare il

mondo gallico e crea un mito intorno al capo gallico Vercingetorige,

ultimo ad opporsi a Roma. È un mito perdente, perché Vercingetorige

perde (ma negli anni del Romanticismo, l’eroe che perde va bene).

QUESTIONE GIBBON

Scrive un libro, in 6 volumi ancora oggi letti, sulla storia della decadenza

romana e cerca di individuarne le cause. La soluzione più ottimale la

ritrova nel cristianesimo:

CRISTIANI PAGANI

Prima Dio, poi lo Stato. Prima lo Stato, poi l’uomo.

Risente della cultura illuministica, però richiama l’attenzione sul mito di

Roma, che ricomincia.

NAZISMO

Il nazismo cerca di contrapporre il mito di Roma a quello germanico,

introducendo anche il rapporto con l’esoterismo a un certo punto

(convinzione di essere inviati dalle divinità).

FASCISMO

Dal ’21, Mussolini rispolvera i fasci, ma non è più segno di liberazione,

bensì di coesione.

→ “Littorina” dai littori, i treni veloci degli anni ’30.

LUTTWAK

Grande studioso di economia, applica le sue conoscenze di strategia

all’Impero romano. L’esamina non da specialista della storia romana,

perciò porta una ventata di novità.

Diche che è un impero egemonico, fatto cioè a cerchi concentrici (zona di

controllo diretto: cerchio centrale; poi stati clienti e infine popoli clienti,

che fanno da fascia di sicurezza con l’esterno, come gli stati cuscinetto).

Luttwak poi lo applica all’Unione Sovietica in 3 punti:

Forte potere centrale che controllava i governi di tutti gli stati

- satelliti.

Interferenze nella politica interna degli alleati, anche militarmente.

- Espansione territoriale (perché c’è bisogno di un getto continuo di

- denaro).

Quest’analisi è applicabile a tutti i grandi imperi odierni. Non funziona

perché ha bisogno di una quantità enorme di denaro (in primis, per

pagare i soldati e il grano da distribuire alle persone gratuitamente).

Si aumentano le tasse e quindi i malumori e forse l’inflazione.

L’Impero romano è caduto perché non ha retto, così come l’Impero

Sovietico è entrato in crisi.

TRA ‘800 E INZIO ‘900

Il mito di Roma un po’ decade. Emergono due grandi potenze (Prussia e

Francia), nessuno dei quali vuole rifarsi a Roma, anche perché quel mito

mirava a unificare l’Europa, loro no.

I movimenti che spingono a prendere Roma come punto centrale, come

capitale, vi si ispirano invece. La prima cosa da fare è distruggere la

Roma antica: doveva nascere la terza Italia.

COSTA RESTA DEL MITO DI ROMA OGGI


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AUTORE

Krikee

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Krikee di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Introduzione allo studio della storia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Buonopane Alfredo.

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