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Storia locale e storia universale

Fino a pochi anni fa la storia era divisa in grande storia (guerre, avvenimenti importanti) e piccola storia (di tutti i giorni):

  • Storia locale (era vista con disprezzo, come piccola storia; spesso era fatta da storici dilettanti).
  • Storia universale (storia dei grandi uomini, delle grandi imprese).

Già Catone scrisse un libro di storia (Origini), in cui non fece il nome di neanche un comandante, perché diceva che la storia è fatta dagli uomini e non dai capitani. Oggi questa divisione non si accetta più tanto. La storia locale si è trasformata in microstoria: è vista come la storia che fa parte di una grande storia. La storia è fatta di piccoli fatti, per questo si va dalla microstoria alla storia universale, perché spesso ci aiuta a capirla e la influenza (per esempio: se il cuoco di Cesare avesse preparato una cattiva cena e lui si fosse sentito male per tutta la notte, come sarebbe andata la battaglia il giorno dopo?).

Storia e storie

  • Storia evenemenziale (termine coniato intorno agli anni ’30 da un gruppo di studiosi francesi), degli avvenimenti (quella che si fa a scuola insomma)
  • Storia sociale (cioè dei gruppi sociali)
  • Storia economica
  • Storia del costume
  • Storia delle idee

La storia è concepita come una serie di fatti, alle volte non ci si sofferma neanche sulle cause scatenanti. È un sistema di fare storia, non è necessariamente sbagliato, ma questi studiosi volevano più ampi aspetti e questo tipo di polemica è ancora in voga. Il limite è la mancanza di analisi delle cause e, a volte, della concatenazione degli eventi.

Il primo a individuare 3 tipi di cause – ancora oggi valide – è Polivio, che vive durante le guerre puniche, in età ellenica:

  • Il pretesto: motivo per cui si scatena un avvenimento, quasi sempre antefatto; è palese, si vede.
  • La causa vera e propria: è quella che deve individuare lo storico. Non è facile, perché mancano gli strumenti per farlo (di solito è economica).
  • Il principio, l’inizio: l’elemento che fa scatenare (per esempio un referendum o un’invasione).

Molto spesso il primo viene spacciato per il secondo. Assassinio dell’arciduca. Esempio con la Prima Guerra Mondiale: desiderio di espansione. Attacco.

Le fonti

Le fonti sono di due tipi:

  • Dirette (o primarie): quando contemporanee agli avvenimenti. Ha più elementi perché chi le produce è immerso nel periodo di cui parla. Per esempio Guicciardini che parla della Firenze a lui contemporanea.
  • Indirette (o secondarie): quando non contemporanee agli avvenimenti. Per esempio Tito Livio che scrive la storia di Roma, ma racconta delle battaglie puniche 300 anni dopo.

Questo vale sempre, per qualsiasi periodo. E diretto non significa obiettivo, anzi. La fonte non è mai obiettiva, soprattutto quella letteraria, perché passa attraverso il filtro di chi scrive, e non vuol dire che ci racconti la verità. E viceversa con le indirette.

Fonti per il mondo antico

  • Letterarie (vale per tutti i periodi e si tratta di qualsiasi opera scritta, non solo quelle pubblicate o i romanzi)
  • Epigrafiche (scritte su pietra o su altri materiali)
  • Archeologiche (fonti normalmente dirette, ma può anche trattarsi di restauri)
  • Numismatiche
  • Papirologiche

Niente accade in modo spontaneo, c’è sempre un motivo per cui viene creata una fonte.

Problemi delle fonti

  • Veridicità (non obiettività che indica un giudizio):
    • Prospettiva, perché c’è il punto di vista di chi espone (essenzialmente d’élite e di parte: si pensi alla storia romana che è scritta tutta dai senatori o la storia medievale scritta quasi tutta dai prelati).
    • Distanza temporale: più una fonte è lontana e meno è veritiera.
    • Convinzioni politiche e credenze religiose (non è malafede, spesso sono radicate nel subconscio e influenzano senza che ce ne accorgiamo).
  • Manipolazioni (propaganda):
    • Enfatizzazioni: si caricano alcuni fatti. Non esiste quasi mai storia che non sia manipolata, quasi sempre consciamente. Le cose positive si aumentano, anche se minime, spesso sulle cifre (il 30% diventa 50%, e chi va a controllare?).
    • Omissioni: sistema più usato per falsificare la storia (sistema del non dire).
    • Falsificazioni (l’atto più famoso è l’atto con cui Costantino aveva donato terre alla Chiesa). Il falso si fa inventando i documenti (come i quaderni del Duce, per esempio). Si può fare anche con dei fini buoni (lo facevano gli antichi, lo racconta anche Cicerone).

A volte non riusciamo a districarsi nelle manipolazioni. Soprattutto con omissioni e falsificazioni, e soprattutto se è fatto bene (la donazione di Costantino è andata avanti per centinaia di anni) e incrementato da internet.

Fondamenti per lo studio della storia

  • Cronologia (serve a collocare il fatto nel tempo):
    • Relativa (reciprocità in due o più fatti, fatti messi in relazione)
    • Assoluta (distanza dall’osservatore)
  • Geografia (quanto l’ambiente – o le risorse ambientali – incide/incidono sulla vita dell’uomo e sui fatti umani):
    • Storia del paesaggio.
    • Fenomeni naturali (spesso considerato un fatto decisivo negli avvenimenti umani).
    • Reciprocità tra ambiente e scelte politiche (in teoria sarebbero influenzate dall’ambiente, ma in Italia è successo sempre tutto il contrario).
  • Antropologia (è la scienza che studia l’uomo, va di moda dal secolo scorso):
    • Formazione
    • Società
    • Economia
    • Spostamenti
    • Cultura

Una delle possibili definizioni della storia: studio delle azioni umane. Non è solo raccontare ciò che è accaduto, ma anche tutto il tessuto che lo ha contenuto.

Questione delle terminologie

Quando parliamo di storia usiamo sempre un sacco di termini: è convenzionale, ma spesso questi sono usati in modo sbagliato.

  • La borghesia è nata nel ‘700, ma nei libri di storia è usata per parlare dell’età romana.
  • Il proletariato in età romana equivale a descrivere quella parte di popolazione che non ha niente se non i figli, cioè la prole; ma lo si associa spesso a Marx.

Bisognerebbe specificare che un termine “è corrispondente a…”. Questo ci fa associare termini moderni a fatti antichi: è manipolazione (per esempio, i plebei non erano poveri; era un’appartenenza di sangue: si nasceva plebei e certi nascevano anche ricchissimi).

Problema della trasmissione dell’errore

Qualcuno dice una cosa errata, inconsciamente o consciamente (e magari si tratta anche di una fonte autorevole). → L’errore viene ripreso e portato avanti. → È molto difficile fermarlo, smentirlo. → Il fatto viene preso per vero. → Il fatto viene consolidato e nasce la convinzione per cui le cose scritte sono sacre (si pensi all’affermazione “è scritto sul giornale”, che asserisce che il fatto è vero). Il mito di Roma è così radicato in noi perché è stato manipolato in tutte le sue parti.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Krikee di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Introduzione allo studio della storia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Buonopane Alfredo.
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