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Mod A Filologia romanza

Appunti di filologia romanza basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Bensi dell’università degli Studi di Bergamo - Unibg, della facoltà di Lettere e filosofia, del Corso di laurea in lettere. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Filologia romanza docente Prof. M. Bensi

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Sono le prime parole, in cui si rivolge direttamente al nemico fingendo sia davanti a lui pronto ad ascoltare le sue

invettive.

L’ordine delle parole avrebbe richiesto che il verbo abuteris fosse collocato alla fine della frase, ma Cicerone, che non

solo conosce la buona norma latina ma, in quanto maestro della lingua, ne ha anche padronanza, trasforma l’ordine

delle parole nel latino volgare, al fine di suscitare clamore.

La fibula praemestina e la celebre orazione mostrano come le tracce dell’ordine delle parole risalgano

eccezionalmente a ritroso, fino all’epoca più antica della latinità.

FONETICA

Rapporto tra latino volgare e latino classico nello sviluppo del vocalismo

Le tracce del vocalismo romanzo risalgono sino al latino più antico.

Nel periodo classico, erano presenti le 5 vocali: a, e, i, o, u, ciascuna di esse con una forma lunga e una breve.

ă ā

↵ ↵

Es. ros soggetto Vs ros ablativo.

In alcuni casi a seconda della lunghezza varia anche il significato:

ă

Es. p lus palo

ā

p lus palude

Sistema vocalico

ā ē ī ō ū

a lunga e lunga i lunga o lunga u lunga

ă ĕ ĭ ŏ ŭ

a breve e breve i breve o breve u breve

Sino al I secolo d.C. questo sistema rimane inalterato, poi si verifica un primo spostamento significativo: le vocali

brevi iniziano ad essere pronunciate aperte, di conseguenza il senso della brevità e della lunghezza (importante per la

versificazione latina, basata sulla disposizione calcolata tra sillabe contenenti vocali lunghe e sillabe contenti vocali

brevi) viene meno.

• la -a perde le sue distinzioni.

• e breve e aperta.

• o breve o aperta.

• i lunga i aperta.

• u lunga u aperta.

Il sistema vocalico affermatosi con il latino volgare presenterà il seguente mutamento:

· la i breve e la u breve, pronunciate aperte, si approssimano nella pronuncia sino al punto di identificarsi con altre

vocali vicine più aperte, dando origine a un solo suono, che si presenta all’orecchio come una e chiusa.

· la u breve si approssima nella pronuncia con la o lunga dando luogo a un solo suono vocalico, corrispondente alla o

chiusa. Questo sistema forma la base del vocalismo per la maggior parte delle lingue romanze:

Sistema del vocalismo tonico del latino volgare e delle aree romanze:

I mutamenti si sono sviluppati in epoche diverse, ma razionalizzabili:

il mutamente di u breve in o chiusa si è diffuso più lentamente e più tardi rispetto al mutamento della i breve che ha

dato luogo alla e chiusa.

Questione sociale: questi due mutamenti si sono entrambi sviluppati prima nella campagna intorno a Roma, in

contrapposizione tra il carattere cittadino Urbanitas e il carattere rurale Rusticitas.

· Sebbene la pronuncia di e chiusa e o chiusa si affermino dopo il I secolo d.C., esse erano già presenti nella

dimensione della rusticitas, ovvero in un latino più campagnolo e antico.

· Lo stesso fenomeno vale per il dittongo -ae che si chiude in e aperta.

Es. il complemento di specificazione e il complemento di termine nel

caso di rosa presentano la stessa forma Rosae ≅aperta.

ma… la pronuncia ae viene sostituita in e

· Invece il dittongo -au si chiude in o chiusa

La riduzione del dittongo latino -au compare a partire dal VI-V sec. a.C, utilizzato in ambiente rustico; infatti, per

esempio, la o chiusa veniva pronunciata dagli abitanti dell’Umbria laddove invece i romani pronunciavano ancora il

dittongo au.

La pronuncia rustica o chiusa giunge anche a Roma nel II sec. a.C. e comincia a diffondersi, prima, tra gli strati

inferiori della popolazione.

Es. Claudio il bello o Claudius pulcher (nemico di Cicerone):

Il nome Claudius deriva dall’illustre famiglia Claudia, una delle più antiche e nobili famiglie romane. Cicerone,

conservatore, avrebbe potuto provare simpatia per la gens Claudia, ma Claudio sceglie di far carriera politica tra le

classi umili, approfittando di essere di famiglia nobile. Secondo Cicerone, infatti, Claudio sarebbe riuscito a vincere le

elezione come difensore politico dei plebei grazie a un espediente demagogico. Ne è prova il suo escamotage

pubblicitario: Claudio si fece conoscere con la pronuncia rurale del nome Claudius, ovvero Clodius (“il tribuno

Clodio”), utilizzata negli ambienti plebei verso la fine dell’epoca repubblicana.

La pronuncia in o chiusa, oltre ad essere plebea, era considerata anche come arcaica infatti derivava dall’antica

pronuncia dialettale umbra.

Es. il commediografo Plauto, nato nel III sec. a.C., era un plebeo di umili origine umbre, ma al fine di far carriera a

Roma si fece chiamare Plautus, mantenendo la pronuncia di Roma, e non quella rustica di ‘Plotus’ (come pronunciato

dai suoi compaesani). Infatti…anche all’interno della sua produzione teatrale farà uso della pronuncia romana au,

rinunciando a certe forme che avrebbero fatto riconoscere la sua origine umbra:

Ola Aula

Copona Caupona

Coponius Cauponius

Plostrum Plaustrum

Diffusione del latino volgare

Catone e Varrone, nelle loro opere, presentano parole contenenti il dittongo “au”, così come Cicerone nelle opere nelle

quali non vuole esibirsi come grande linguista, ad esempio nelle epistulae ad familiares:

Es. olla pentola

oricula orecchio

Il dittongo au del latino volgare viene utilizzato anche da Catullo nelle poesie d'amore per la sua amante, che

nell'intimità chiama Clodia (Claudia), pronuncia intima, più schietta e meno impegnativa.

Diffusione di volgarismi: le contadine e le cuoche, dirette dalle campagne alla capitale, portarono nel latino classico le

forme de latino volgare con le quali chiamavano le verdure: caulis, cauliculus colis coliculus (cavolo)

Inoltre, passando le giornate anche a contatto con le stanze dei bambini che accudivano, introdussero le loro pronunce

anche nelle famiglie più illustri.

La forma “au o”, introdotta primariamente a Roma, si estese nelle varie regioni dell'Impero e ebbe influenza nella

formazione delle parole in molte lingue romanze:

romeno ureche portoghese orella francese oreille spagnolo oreja italiano orecchia

Es. Epistulae ad Atticum - Cicerone

Atticum, amico con il quale Cicerone aveva la maggiore confidenza, è il destinatario delle lettere, nelle quali si

ritrovano dei pochi passi in avanti nella prassi dei volgarismi: pronunce, grafie, modi di esprimersi, risultano insoliti

rispetto alla norma.

Es. Orazio

Nell’alternanza tra musa satirica e epistola, soprattutto nelle loro parti dialogate, la lingua parlata compare,

diversamente, invece, è molto rara nelle Odi, nelle quali persegue un linguaggio più letterario, elevato, solenne.

La tripartizione del latino

Lo studioso olandese Benjamin Videos ha proposto una terna di termini:

• latino aristocratico

• latino polare

• latino volgare

Gli esempi da lui proposti permettono di approfondire il concetto di latino volgare.

Il latino popolare e volgare rappresentano il gradino più basso mentre il latino aristocratico corrisponde al latino

classico.

1. Latino aristocratico:

verbo mangiare “edere”

aggettivo bello “pulcher/a”

comparativo di maggioranza desinenza “-ior” (grado comparativo sintetico)

Es. calidus calidior (più caldo)

2. Latino popolare:

 “comedere”

 “formosus”

 perifrasi “magis + aggettivo + quam”

Es. magis calidus quam

3. Latino volgare:

 “manducare”

 “bellus”

 perifrasi “plus + aggettivo + quam”

1. “edere”, “pulcher” e il grado comparativo con la desinenza “-ior” appartengono ad un uso linguistico elevato perché

sono quasi assolutamente estranei agli sviluppi successivi che hanno portato questi concetti ad essere usati nelle lingue

romanze. Queste forme sono pressoché sconosciute nelle lingue di oggi in quanto sono state giudicate dai parlanti

come espressioni troppo ricercate.

Edere o vescor: non ha avuto successo nelle lingue romanze.

Pulcher: si ritrova in qualche poeta che utilizza latinismi.

Comparativo in –ior: è un tipo di latino sintetico (contrapposto all’ analitico o al perifrastico).

Alcuni aggettivi passati nelle lingue romanze sono ad esempio maior, minor, meior, peior…

ma la maggioranza degli aggettivi di livello aristocratico ha cambiato sistema nelle lingue

romanze e ha dato l'accesso alla formazione perifrastica o analitica.

2. “comeredere” rimanda alla formulazione aristocratica e di fatti è soltanto un composto di edere.

“formosus” è un'espressione più vivace rispetto a pulcher e si riferisce soprattutto all'aspetto esteriore (ha soprattutto a

 

che fare con le forme): concetto/ idea pulcher vs aspetto esteriore formosus.

3. “manducare”, in origine, si riferiva, non semplicemente a mangiare, ma all'atto nei suoi aspetti più bruti

(rosicchiare, masticare), e compariva in forma scritta soltanto nei commediografi e negli autori satirici.

Quest’espressione colorita si introdusse nella lingua colta e comune soltanto alla fine dell'era repubblicana.

“bellus”, in origine, non significava propriamente bello (apprezzamento estetico), ma piuttosto bellino, gentile, carino:

termine, quindi, più affettivi che estetici.

Gli strati socialmente più bassi pensavano che pulcher, ma anche formosus, potessero apparire troppo enfatici e

solenni, infatti iniziarono ad essere evitati nella conversazione quotidiana: bellus si originò a partire dalla fusione

dell'avverbio “bene” e del suo aggettivo con forma diminutiva.

Es. “benulus” “bellus”

Il comparativo magis quam era, nel latino aristocratico, il mezzo per formare normalmente il comparativo perifrastico

per certi aggettivi per i quali non si poteva usare, o era sconsigliabile usare (per motivi fonetici) il comparativo in-ior

Es. “strenuus” (valoroso) “strenuuior” : cacofonico, per cui si rinuncia alla forma in -ior e si utilizza la forma

perifrastica.

Lo stesso concetto vale per aggettivi come “idoneus”, “dubius”, che prediligono la forma magis +…+ quam.

Il comparativo plus quam apparve più tardi e si presentava di rado nella lingua scritta.

Rapporto con le lingue romanze

• Le forme aristocratiche non lasciano tracce nelle lingue romanze.

• Le forme del latino popolare del verbo “comedere”: comer in spagnolo e in portoghese.

Le forme del latino volgare “manducare”: tale e quale in antico italico, manicare nell’italiano di Dante,

manger in francese, mangiare in italiano (modellato su manger), manca in rumeno.

• Aggetivi derivati da formosus: lo spagnolo “hermoso”, il portoghese “formosu”, il rumeno “frumos”.

Aggettivi derivati da bellus: l'italiano “bello”, il francese “beau”, il provenzale “bel”, il romancio engadinese

“bel”, il dalmatico “bial”.

• Le forme del comparativo di maggioranza in magis quam: màs in spagnolo, màis in portoghese, mas in

guascone, mai in rumeno.

Il comparativo in plus quam si trova: nell'italiano “più”, nel francese “plus”, nel retoromanzo engadinese

“piü”.

Sfumature sociali dell'uso linguistico del latino parlato

Nella penisola iberica si mantiene la forma del latino popolare, poiché le lingue ibero-romanze prediligono un tipo di

latino leggermente più elevato.

La Romania, per una questione di comunicazione ed essendo stata conquistata tardi (107 d.C.), accoglie la forma

volgare di manducare ma non utilizza le forme plus quam e bellus (mai e frumos).

Espressività

Gli usi linguistici di cui ci parla Videos, però, non sono determinati soltanto da fattori sociali.

Nei livelli popolari e volgari si ha una maggiore espressività rispetto al livello aristocratico; di fatti la lingua parlata

tende maggiormente all'espressività che non alla formalizzazione.

• Innanzitutto, essa viene ottenuta per mezzo di costruzioni analitiche anziché di costruzioni sintetiche.

Latino volgare lingua analitica.

Le forme “magis quam” e “plus quam” sono tendenti a una maggiore espressività.

• Il futuro analitico o perifrastico delle lingue romanze deriva dalle forme del verbo avere:

Es. io amerò deriva da “amare habeo”

“dicere habeo” dirò

Il futuro perifrastico compare già nel latino classico (es. in Cicerone, in Seneca il Vecchio, in Lucrezio) al fine

di indicare il concetto di possibilità o necessità.

Dopo Tertulliano, autore cristiano vissuto tra il II e il III sec. d.C., si fa sempre più presente l'uso del futuro

perifrastico con i Padri della Chiesa (fondamento teologico delle dottrine cristiane),vissuti dopo il V secolo,

con i quali viene integrato il concetto di tempo futuro.

Perché il latino rifiuta il proprio futuro sintetico?

Nel latino classico dicere habeo era usata raramente rispetto alla forma del futuro sintetico, ma quest’ultimo poteva

dar luogo a confusione in seguito a certi sviluppi fonetici.

Esempi di futuro:

amare “amabo” (amabis, amabit...)

dicere “dicam” (dices, dicet...)

Le forme del futuro e del perfetto tendono ad assomigliarsi sempre più dal momento in cui si verifica il passaggio

della bilabiale intervocalica a fricativa:

• La “p”, occlusiva bilabiale sonora, tra vocali tende a somigliare alla bilabiale intervocalica sonora “b”, la

quale è portata a diventare fricativa labiovelare sonora “v”, per cui si arriva ad avere una pronuncia uguale.

Il futuro “amabi” era pressoché uguale al perfetto “amavi”.

• La i breve, confondendosi con la i lunga, ha dato luogo alla i chiusa.

“dicis” diventata uguale a “dices”.

Al fine di evitare fastidiose omonimie si fa ricorso alle costruzioni analitiche, per cui:

“amare habeo, amare habes, amare habit…”

“dicere habeo, dicere habes, dicere habet…”

Inoltre, il futuro può essere espresso meglio attraverso le perifrasi “habeo + verbo”:

Es. futur proche francese je vais chanter (sto per cantare).

spagnolo voy a cantar (sto per cantare)

L’interferenza linguistica

• Sostrato

Un sostrato o substrato è una lingua indigena, non più parlata su un territorio, che prima di sparire ha influenzato

quella da cui è stata soppiantata.

Es. La lingua del popolo vincitore si impone sino a fare in modo che la lingua del popolo sconfitto, nel giro di un certo

periodo di tempo, si vada ad estinguere, lasciando, però, qualche traccia: è il caso dell’etrusco latino.

• Superstrato

Un superstrato è una lingua che cerca di imporsi su un'altra senza riuscirci. Il fenomeno implica 2 fasi:

la coesistenza dei due idiomi e la scomparsa della lingua più recente, dopo aver lasciato un'impronta sulla lingua

indigena.

In questo caso, il popolo vincitore prevale sull'altro solo dal punto di vista politico-militare e economico, ma non dal

punto di vista linguistico: la lingua del popolo sconfitto resiste per motivi di carattere culturale.

Es. Caso delle popolazioni germaniche: I germani, o franchi, penetrarono all'interno del territorio governato da Roma,

sconfissero le legioni romane, sottraendo determinati territori al potere politico di Roma, ma le popolazioni

germaniche, talvolta, non riuscirono ad imporsi dal punto di vista linguistico.

Con il passare dei secoli, le popolazioni germaniche abbandonarono le loro lingue e iniziarono a esprimersi in lingua

latina. Nonostante tutto, qualche parola e qualche abitudine fonetica penetrò all'interno del latino, andando a generare

influenze di sostrato germanico.

Il fenomeno del bilinguismo implica quindi una fase di sovrapposizione alla lingua indigena, e una fase successiva di

estinzione dello strato linguistico più recente a vantaggio del più antico.

Nonostante, le lingue indigene cedano nei confronti del latino, in alcune eccezioni non scompaiono del tutto, infatti

alcune parole del lessico e alcuni usi fonetici si ritrovano nelle lingue di oggi.

Es. Durante la fase di bilinguismo o adstrato, nel caso dell’invasione romana nelle Gallie e nella penisola iberica, si

hanno influenze reciproche tra latino e gallico e tra latino e iberico, periodo in cui queste lingue hanno convissuto

l'una accanto all'altra.

Sostrato iberico (soprattutto in ‘–rro/a’ e ‘–rdo/a’)

LATINO FRANCESE SPAGNOLO

Canis Chain Perro

Cochon

Maialis Marrano

Goupil

Vulpis Zorro

Butyrum Beurre Mantequilla* [*Da qui il verbo mantecare]

Lo strumento utilizzato dalla filologia nello studio di queste lingue è il “Romanisches

Etymologisches Wörterbuc”o REW (Dizionario Etimologico delle Lingue Romanze).

L’influenza del sostrato coinvolge soprattutto la toponomastica (nomi di luoghi) e il lessico, invece, si hanno vari

motivi di incertezza circa le influenze nel campo della fonetica a causa della conoscenza difettosa dei moderni studiosi

nei riguardi del sostrato preromanzo (gallico e iberico).

Inoltre, alcuni fenomeni attribuibili al sostrato si manifestino nelle lingue romanze diversi secoli dopo la scomparsa

della lingua di sostrato.

Es. la pronuncia della ‘u’ francese, palatalizzata (o la ü dei dialetti dell'Italia del nord) è probabilmente

ū

attribuita a un’abitudine gallica nella pronuncia di quella che sarebbe stata la ‘ ’ lunga latina.Il mutamento di

ū

‘ ’ in ‘ü’ palatalizzata, attribuito a una tendenza fonetica propria della popolazione gallica, si può collocare

intorno VII secolo d.C. nell'area galloromanza e nell'Italia settentrionale (tre / quattro secoli dopo l’estinzione

e sostituto dal latino).

Sostrato gallico

Elementi lessicali che sono penetrati nel latino generale o nel latino di alcune regioni sono:

1. Una serie limitata di parole celtiche penetrate nel latino e diffuse in tutte le lingue romanze.

2. Una serie più nutrita di parole rimaste nel latino regionale dell'antico territorio dei celti e

sopravvissute nelle lingue romanze che hanno avuto a che fare con popolazioni galloromanze.

Es. 1: Braies bracas, bragas, braghe.

Chemise camisa, camicia, camasa.

Chemin Camminus, cammino, camino.

Changer Cambiar, cambiare.

Alouette Alauda, allodola, alondra.

Es.2 180 voci che appartengono per di più alla tipologia domestica o terminologia agricola, diffuse soprattutto tra i

vari dialetti francesi

Berz (diminutivo) Berçuel (fr.) Berceau ( Bertium

*) (*non attestato in alcun testo latino, ma attestati nelle lingue romanze.)

Cerevisia (antico fr.) cervoise, (antico it.) cervogia, (provenzale) cerveza (sp.) cerveza e (port.) cerveja.

Charrue Carruca

Soc Soccus

Glener Glenare

Nomi di animali attribuiti al sostrato celtico (forse) Mouton, Bouc, Cochon

Toponomastica:

Derivati dai nomi delle tribù:

Lutetia, più estesamente Lutetia Parisiorum (tribù gallica dei Parisi) Parigi

Renis (tribù di galli del Reno) Reins

Formati a partire da suffissi celtici:

Suff. Dunum (fortezza) Verdunum Verdun

Lugdunum Lyon

Sostrato germanico

L’influenza della lingua germanica sul latino a partire dal IV secolo:

I Germani dal predominio politico arrivarono a ottenere anche quello linguistico, infatti il francese è una lingua più

ricca di elementi germanici perché più forte fu il loro stanziamento.

1. Germanismi del fondo comune, ovvero germanismi penetrati nel latino e diffusi nelle lingue.

Germanismi apportati dalla lingua dei franchi o da altre popolazioni germaniche che hanno interessato soltanto la

Francia. Prestito da lingue germaniche al latino parlato

Es. 1: Sapo savòn, sapone, javòn SAPO SAPONEM

I tre modi di derivazione delle parole:

• Derivazione diretta il latino si evolve e la maggior parte delle parole vengono trasmesse nelle lingue romanze.

• Prestito parole assunte in prestito (per esempio dall'inglese).

• Calco parola che deriva dal latino ma, che a loro volta si sono originate attraverso una costruzione ricalcato da un'altra lingua.

Es. Companio, companionis Compagno : colui che mangia lo stesso pane.

Dalla costruzione composta del gotico ga-hlaiba

GA [Con] + HLAIBA [Pane]

Ga [CUM] + Hlaiba [PANIS] CUMPANIS

(fr.) copain, (antico sp.) compano, (sp.) companero

1. Germanismi normalmente impiegati concernono il colore (capelli):

Es. Blank (it.) bianco, (fr. provenz. cat.) blanc, (sp.) blanco.

*Blund (it.) biondo, (fr.) blond, (provenz.) blom, (sp.) blondo [o “rubìo”]

*Brun (it.) bruno, (fr. Provenz.) brun, (sp. port.) bruno.

Grisi (it.) grigi, (fr. provenz. cat.) gris.

1. /W/ germanica suono ‘GU’ nelle lingue romanze

Es. *Warjan Guerir (fr.), guarir (sp. port. cat.), guarire (it.).

Werra guerra, guerre

2. Alcuni termini specifici dal francone al francese

I termini legati, soprattutto, alla sfera della personalità, con riferimento a caratteristiche personali o spirituali, hanno

una presenza non trascurabile (viceversa, i termini domestici e agricoli), come conseguenza di un’influenza culturale

significativa delle popolazione germaniche nei territori romanzi.

Es : '*Busk' francese antico 'bois', provenzale 'bosc', spagnolo 'bosque'.

'*Blatum' è una parola che è rimasta soltanto nel francese 'blé'.

'Gardo' francese 'jart' e diminutivo in 'jardin', spagnolo 'jardìn' e italino 'giardino'.

'Faldestol' 'sedia pieghevole' ('faldestoine'), francese moderno 'fautein' (poltrona).

'Want' francese 'gant', provenzale 'gan', catalano 'guant', italiano 'guanto', spagnolo 'guante'.

'*Helm' italiano 'elmo', francese 'heume' e spagnolo 'yelmo'.

‘Blao’ ant. francese ‘blou’, francese ‘bleu’, provenzale/catalano ‘blau’, ant. italiano ‘biavo’, italiano ‘blu’.

‘*Haunitha’ francese ‘honte’, italiano ‘onta’, spagnolo ‘fonta’.

‘*Urgoli’ francese ‘orgueil’, provenzale ‘orgolh’, italiano ‘orgoglio’, spagnolo ‘orgullo’.

‘*Hardjan’ francese ‘hardi’, italiano ‘ardito’, spagnolo ‘ardido’.

‘*Riki’ francese ‘riche’, italiano ‘ricco’, spagnolo ‘rico’.

Le comunicazioni

Le comunicazioni sono importanti nella nascita delle lingue romanze sia dal punto di vista del loro mantenimento, sia

per ciò che concerne le loro interruzioni.

Anche se, solo, temporanee possono dar luogo a fenomeni sensibili, per esempio tra la madrepatria e i territori a essa

collegati:

es. la Romania, anche se, meno strettamente imparentata con Roma, adotta più frequentemente parole derivate dal

latino rispetto, invece, a quelle imparentate con le lingue slave (per lo più termini tecnologici).

Teoria di Morf o delle diocesi

Fu formulata nel 1909, ripresa e approfondita da numerosi studiosi, la teoria si

proponeva di spiegare l'origine dei confini linguistici o dialettali all'interno del territorio Diocesi circoscrizione di carattere

galloromanzo. Morf si occupò del francese, mentre altri studiosi estesero la teoria al di religioso, sottoposta all'autorità

fuori di questo territorio. spirituale e religiosa di un vescovo, il

quale aveva anche funzioni di carattere

Secondo Morf le differenze dialettali sono strettamente imparentate ai confini delle temporale.

diocesi francesi.

In Francia, i confini delle diocesi, tolte poche eccezioni, corrispondevano a quelli dell’epoca precristiana, delineatisi ai

tempi della romanizzazione; infatti, i romani, a seguito della conquista della Francia, imposero una rete di

circoscrizioni amministrative, analoghe a quelle costituite dalle tribù galliche preromane. Esse erano frammentante

anche linguisticamente. I cristiani giunti a configurarsi anche come forza politica, ricalcarono questa frammentazione

attribuendo ai confini amministrativi il ruolo di nuovi confini diocesani.

=

confini tra diocesi confini tra dialetti

Influenza della diocesi nella nascita delle lingue

Es. Le diocesi di Lyon e di Vienne, le più importanti in Francia, sono le dirette continuazioni delle tribù galliche di

Lugdunum e Allobrogorum. Queste divennero, ben presto, civitas e diocesis lugdunensis e viennensis, all’interno delle

quali si configurano differenti caratteristiche dialettali nel campo della fonetica e del lessico. Infatti, i confini delle

diocesi di Lione e Vienna coincidono anche con i confini occidentali del francoprovenzale:

Un insieme di dialetti, parlato in Francia a partire da Lione, occupa le regioni della Franche-Comté ,

del Delfinato e della Savoia. Oltre che in queste antiche regioni storiche, il francoprovenzale è

parlato in tante piccole località svizzere, ai confini con la Francia, in Valle d'Aosta e in alcune zone

settentrionali del Piemonte.

Es. Miranda, diocesi ai confini Spagna-Portogallo, è una antica cittadina che nel XII secolo fu strappata

politicamente al leonese. Sebbene si trovi in Portogallo, a Miranda si parla il mirandese, una derivazione

della lingua leonese, come conseguenza della sua appartenenza alla diocesi di Astorga, nell'alto medioevo.

sorprende quanto possa essere diversa la terminologia ecclesiastica/religiosa

Es. Diocesi di Como-Milano e di Coira:

in due vallate quando esse appartengono a due diverse diocesi, per esempio la diocesi di Coira (Svizzera, cantone dei

Grigioni) e la diocesi di Como e Milano.

'Carnevale' → giorno prima dell'inizio della quaresima:

scheiver dall’etimo latino incipere, “iniziare” ≠carnava da carnem levare, “dare sfogo agli istinti

carnali”.

'Pentecoste' → cinquanta giorni dopo la Pasqua:

tschunqueismas (ciunkeismas) dal latino quiquagesima ≠pentecost dall’etimo greco.

'Settimana' → termine non solo laico, ma fa riferito anche alla settimana santa, pasquale, etc.:

emda dall’etimo greco hebdomas ≠s(e)mana.

'Chiesa' → nel senso materiale, edificio:

baselgia dal latino basilica (“edificio importante”) ≠gesa dal latino ecclesia, modellato sul greco

(“assemblea”).

'Campana' → serve a chiamare al rapporto i fedeli:

zen dal latino signum (“segnale”) ≠campana.

'Padrino' → persona:

padrín dal latino patrino ≠güdaz dal longobardo godazzo (“padrino”).

Es. Natale nelle diocesi francesi

Noël deriva dal tardo latino Notalis, in quanto essendo giorno di festa si annota sul calendario, quindi più

propriamente da notabilis (“notabile”). Noël corrisponde al francese da vocabolario, ma dialettalmente è confinato al

settentrione della Francia. Nel sud-est, più precisamente nel territorio francoprovenzale, alcune parlate locali

designano la festa con termini derivanti da calendas (“primi giorni del mese”). I confini tra queste due differenze

linguistiche coincidono ai confini tra le diocesi di Besançon e Basilea e le diocesi di Losanna, Ginevra e Lione.

Diocesi e feste laiche

La diocesi era un centro di animazione cristiana, ma non soltanto; infatti, il vescovo svolgeva la funzione di animatore

o guida spirituale della comunità cristiana, organizzando le attività religiose. Tra queste, erano note le feste patronali,

nelle quali il vescovo assumeva anche funzioni non prettamente religiose. Durante la festa, organizzata nella

cattedrale, situata nel luogo della diocesi, vi era uno spazio dedicato alla funzione religiosa e uno al divertimento e

allo svago. In occasione di questa festa accorrevano, per distrazione e per fede, uomini e donne da tutte le parrocchie.

Apprendevano così le novità linguistiche che si generavano nel capoluogo della diocesi e che andavano trasmettendosi

verso le località situate agli estremi confini. L’attività centralizzatrice di una diocesi è assimilabile a quella di un’altra

diocesi confinante. Con il passare del tempo si differenziarono sempre più termini e pronunce da diocesi a diocesi:

esse furono centro propulsivo dell’evoluzione linguistica e dialettale.

Il Cristianesimo

Il Cristianesimo ha esercitato due influenze nei confronti della lingua latina e nell’origine delle varie lingue romanze.

L'importanza immediata del cristianesimo consiste in due manifestazioni:

1. →

Influenza dissolutrice dell'assetto linguistico tendente al particolarismo, sembra aver avuto il maggior peso

nel sorgere delle lingue romanze (storicamente più importante, dal punto di vista dell’efficacia dei suoi

risultati).

2. →

Influenza centralizzatrice dell'assetto linguistico è evidente che la chiesa anche dal punto di vista

linguistico fin dai primi secoli di vita, abbia adempiuto a una funzione centralizzatrice e unificatrice. La

giovane chiesa, della sede di Roma (agevolata in quanto la città costituiva già di per sé un centro di

organizzazione e di espansione), si è espansa e ha portato a compimento la conversione delle popolazioni

barbariche. L'organo linguistico di questa espansione fu il latino, lingua unificatrice e universale della Chiesa.

Il latino è dunque debitore nei confronti della chiesa.

Al successo della forza unificatrice ha contribuito il fatto che la chiesa cattolica non abbia mai fatto uso di

altra lingua, se non del latino (in opposizione con il mondo orientale, in cui sebbene il cristianesimo abbia

avuto successo, si è servito di una serie di altre lingue: greco, gotico, slavo, copto, etc.).

Dopo la caduta dell'impero romano d'occidente, la lingua di Roma, grazie al cristianesimo, adempì ancora alla

funzione unificatrice. Alla romanizzazione seguì la cristianizzazione, ovvero una nuova romanizzazione o

latinizzazione.

Nel regno dei franchi, il latino volgare, durante il suo sviluppo verso il mondo romanzo andò deteriorandosi,

aumentando la propria distanza dal latino classico. Questo fattore motivò la Chiesa a intervenire sul processo di

imbastardimento della lingua del popolo e degli uomini di chiesa.

1. A questo intervento si ricollega l’episodio avvenuto sotto il papato di Zaccaria (VIII secolo): il papa ricevette

notizie che nel regno dei franchi il latino volgare stava ulteriormente degenerando. In alcune località del nord

della Francia si stava diffondendo l’abitudine di celebrare battesimi in un latino più inconsistente, secondo una

formula non più latina: “In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti” era stata trasformata da alcuni preti in “In

nomina de patria et filia et spiritua sancta”. Il problema poteva essere risolto dichiarando nulli i battesimi, ma

per consentire di riconoscere la validità di questi battesimi papa Zaccaria decise nel modo più opportuno di

impegnarsi affinché venissero incoraggiate delle riforme linguistiche all'interno della chiesa (es. studio del

latino, apprendimento a memoria delle formule).

2. Molto più noto è il cosiddetto Rinascimento carolingio o carolino. Centrale in questo processo è la figura di

Carlo Magno, il quale pur non essendo grande intellettuale, ha sempre avuto un interesse politico per la

diffusione della cultura. Il Rinascimento carolingio è una riforma attuata su incoraggiamento di Carlo Magno,

il quale riconosce la crisi profonda subita dal latino e desidera riaffermare le buone ragioni della lingua latina

grammaticale. A questo proposito, viene chiamata alla corte di Aquisgrana un élite intellettuale, che possa

rimandare il proprio insegnamento. Due personalità importanti furono Paolo Diacono (longobardo) e Alcuino

di York (Bretagna), entrambi latinisti. Il tentativo di riforma della lingua latina operato da Carlo Magno ebbe

buon esito: per anni, dalla sua corte, continuarono ad uscire opere di autori importanti, ma anche leggi e

provvedimenti scritti in ottimo latino. Tali riforme producono un rinvigorimento della lingua latina ma

soltanto a livello della corte; infatti, si accentua il divario tra lingua latina praticata a corte e lingua latina

lasciata allo sbando tra le classi umili.

3. Il famoso concilio di Tours, avvenuto nell' 813 riunì i vescovi provenienti dai territori delle due rive del reno,

franchi e tedeschi, che si impegnarono a comunicare in latino. Importante fu l'articolo 17 delle deliberazioni,

nel quale venne prescritto ufficialmente l'esercizio della lingua popolare da parte del clero, perché più

facilmente comprensibile per il popolo. La lingua popolare venne definita nel testo come rustica lingua

(lingua rurale) e, allo stesso tempo, romana lingua (→ romanica romanza).

“Chiunque, tutti i preti devono preoccuparsi di tradurre apertamente, senza esitazioni, ciò che dicono in

rusticam romanam linguam aut tihotiscam (tedesco)”.

La chiesa di Roma, con questo articolo, consacrò ufficialmente l’uso del romanzo all'interno del servizio

religioso, riconoscendo la lingua volgare universalmente (infatti, dalla fine dell'VIII secolo, il francese

cominciò a essere distinto dal latino.

4. Anche in Spagna la Chiesa diede un potente influsso all'accettazione e al trionfo finale della lingua spagnola

(X-XI secolo). In Spagna, si generò una riforma della chiesa a carattere culturale sulla lingua grazie

all’influsso della cosiddetta riforma di Cluny (centro culturale cristiano di grandissimo rilievo nel medioevo).

Vi aderì il re Alfono VI (1072-1109), il quale era anche frate laico dell'abbazia di Cluny. Dall'abbazia, la

riforma si irradiò sull'intero occidente cattolico, dando anche impulso al rinascimento Benedettino. La riforma

prevedeva l’eliminazione del rito visigotico e della grafia visigotica, sostituita dalla minuscola

carolina. Bernard de Sederac, frate francese, e una spedizione di monaci, provenienti da Cluny, occuparono

alcune importanti sedi vescovili in Spagna (Siguenza, Segovia, Palencia, Santiago de Compostela). Costoro

venivano appellati “viros onestos et literatos” perché uomini di provata fede e letterati ai quali si deve la

purificazione del latino del clero spagnolo che pose fine all'uso del cosiddetto “latìn arromanzado” (latino

romanzato).

Il protestantesimo

Il romancio svizzero e il rumeno, nati nel Medioevo, non subito trovarono espressione scritta. Ma, il protestantesimo,

nel condurre la sua battaglia nel Canton dei Grigioni contro la chiesa Cattolica e in Romania contro la Chiesa


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Docente: Bensi Mario
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silde1972 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Bensi Mario.

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