Virus influenzali
L'influenza è un'infezione acuta dovuta a virus che si manifesta con una serie di segni generali quali: febbre, mal di testa, dolori articolari, e poi con una serie di segni localizzati che possono interessare le parti più alte dell'apparato respiratorio (rinofaringite), oppure scendere più in basso e generare laringotracheiti fino ad arrivare in corrispondenza dell'albero bronchiale e causare bronchiti e polmoniti. Quindi, una sintomatologia generale ed una localizzata. Le complicanze derivanti da questa infezione dipendono dalla sede anatomica interessata. Ad esempio, per quanto riguarda le parti più alte dell'apparato respiratorio si possono avere delle otiti, mentre per quanto riguarda i tratti più bassi si possono generare delle sindromi più complesse, come la polmonite (in particolare la polmonite II batterica su quella di tipo I virale), e poi un interessamento del sistema cardiovascolare (possono esserci anche lesioni alle cellule del muscolo cardiaco), oltre alle sindromi particolari proprio dovute ad influenze di tipo acuto legate a ceppi altamente influenti.
Questa malattia è sempre stata presente nell'umanità intera anche se prima veniva indicata con il termine "catarro". Infatti, nel Medioevo ci sono stati diversi episodi conosciuti col nome di catarro russo (perché veniva dalla Russia). I russi a loro volta parlavano di catarro cinese (infatti essi sostenevano che la malattia proveniva dall'estremo Oriente). Ancora oggi sappiamo che i focolai più imponenti sono di origine orientale (ad es. il virus H5N1). Però ci sono altri ceppi che derivano dalle Americhe, in particolare da quella del Nord (H9N1). Quindi, non sono ceppi di origine euro-asiatica.
Il termine influenza risale al 1830-1840 e fu attribuito a questa malattia dagli inglesi. I francesi la definirono ……(non si capisce). L'epidemia classica, quella che noi ricordiamo per prima, anche se non si conosce molto sul ceppo al quale si deve l'eziologia, è la famosa "spagnola" che risale dopo la I guerra mondiale e che forse influenzò anche l'esito della stessa (fece 40 milioni di morti tra il 1918-1920).
Epidemie e trasmissione
Varie epidemie sono dovute a questo virus che si presenta come: ENDEMICO EPIDEMICO. Ogni anno abbiamo delle epidemie da influenza che partono in genere da pochi focolai endemici, legate a ceppi a bassa virulenza e ad alta virulenza. In genere i ceppi ad elevata virulenza sono di origine "aviaria", colpiscono i mammiferi, tra cui l'uomo. In particolare essi colpiscono uccelli acquatici come le anatre. Gli uccelli acquatici sono serbatoi dai quali i virus sono trasmessi ai mammiferi acquatici e infine all'uomo, al cavallo, uccelli, ecc. In genere questi virus non sono letali perché si sono adattati nell'ospite e non conducono a morte. Tranne alcuni casi, come in questo periodo (virus dei polli), in cui si verifica la trasmissione della patologia; però il virus porta già a morte l'animale acquatico. Però in questo periodo vi è un allarmismo infondato perché non ci sono prove anche se l'attività epidemiologica sta cambiando.
Caratteristiche del virus influenzale
Come si presentano? Sono virus che al microscopio elettronico hanno un atteggiamento di particelle dove quello è caratteristico è l'espressione di alcune strutture di superficie particolarmente interessati. I virus influenzali possono avere forme tondeggianti o a bastoncino. Sono particelle che più o meno oscillano su un centinaio di millimicron. Al M.E. si vede che c'è un involucro che avvolge (nucleocapside) e dall'interno l'RNA e le proteine della matrice più la nucleoproteina indicata NP (legata all'acido nucleico) e poi vi sono delle polimerasi. I virus influenzali vengono distinti in tipi, in base alla struttura antigenica della proteina NP e delle polimerasi (PP), che sono delle proteine interne all'involucro e ve ne sono vari tipi sierologici (o antigenici) che consentono una suddivisione in tre tipi: tipo A, tipo B, tipo C. Tipo A e tipo B sono patogeni per l'uomo. Tipo C non dà in genere patologie nell'uomo. I ceppi più virulenti appartengono al tipo A (influenza classica). RNA è diviso in questi virus in 8 frammenti (ognuno codifica per una proteina). Però in totale le proteine sintetizzate sono 10. Questo perché vi sono fenomeni di splicing. Vi sono due varianti per la proteina M (che è la proteine della matrice) e che sono M1 ed M2 ed altre due varianti di una proteina non strutturale che sono NS1 e NS2. NS1 è importante perché blocca la produzione di interferone gamma che interviene nei meccanismi di difesa dai virus e quindi anche dai virus influenzali.
Le proteine non strutturali si trovano al di fuori del virus, cioè nella cellula parassitata. Le proteine PB1, PB2, PGA sono associate all'RNA all'interno del virus. La NP ha una sua funzione ed è legata anch'essa all'RNA. Le proteine della matrice (M1 e M2) sono associate al complesso formato dall'RNA con le proteine suddette e si trovano tra questo complesso e l'involucro esterno e sono le maggiori componenti. Poi vi sono le proteine NS1 ed NS2 che si trovano nel citoplasma, nel nucleo e nel nucleolo dell'ospite. Altre due proteine sono l'emoagglutinina (HA) e la neuraminidasi (NA) e sono le proteine su cui si basa la patologia virale. Esse furono messe in evidenza già quando si sapeva poco di biologia molecolare. Furono messe in evidenza con tecniche usate a scopo diagnostico. Il virus influenzale cresce bene nel liquido amniotico. Proprio per questo veniva inoculato nel sacco amniotico di uovo di pollo fecondato. Il virus influenzale era capace di generare un "emoagglutinato" di emazie di pollo (le cellule formavano unioni dovute a p