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Microbiologia - sifilide

Appunti di Microbiologia del professor Galdiero sulla sifilide e sui seguenti argomenti: l’agente eziologico, forma elicoidale, divisione cellulare, l’antigene lipidico, trasmissione sessuale, manifestazione infiammatoria, la sintomatologia, trasmissione nel feto, trattamento antibiotico, diagnosi sierologia.

Esame di Microbiologia docente Prof. M. Galdiero

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Nonostante la sifilide sia una malattia a trasmissione sessuale molto conosciuta e nonostante si può

prevenire l’infezione, c’è ancora un focolaio “vivo” di diffusione dell’infezione.

Se il feto s’infetta dalla XVI sett di gestazione in poi, può accadere che:

- 25% il feto muore in utero

- 25% il bambino muore dopo la nascita

- 50% il bambino sopravvive, manifestando i segni dell’infezione (nel 40% dei casi queste

manifestazioni possono essere tanto compromettenti da provocare la morte del bambino, che

non riesce a superare l’infezione)

le indicazioni diagnostiche per la sifilide congenita richiedono la ricerca di Igm specifiche nei

confronti degli antigeni triponemici ed individuazione del microrganismo, prelevato dalle ulcere,

tramite il test dell’immunofluorescenza.

In maniera preventiva i neonati di madri sieroreattive vengono trattati con penicillina,

indipendentemente dalla fase in cui si trova la madre.

La sieronegatività al parto non è indice certo di non infezione materna per quanto riguarda il

neonato, per cui è importante effettuare un’analisi di quelle che sono state le abitudini sessuali della

mamma e un’analisi del luogo in cui la mamma vive, dato che il contagio può essere anche cutaneo.

Nel caso in cui il bambino presenti febbre o sintomi sospetti è necessario allertarsi, sulla base di

quelli che sono stati i vissuti della mamma.

Prevenzione

Essendo una malattia a trasmissione sessuale è ovvio che l’uso di profilattici è fondamentale per la

prevenzione di tale malattia, così limitare il numero dei partner è essenziale per contenere quelle

che possono essere le probabilità d contrarre l’infezione.

Se si è infertti da sifilide è necessario monitorare la situazione e seguire quelle che possono essere

le cure o i trattamenti per evitare la disseminazione della malattia.

Per la prevenzione è anche importante lo screening seriologico, soprattutto in caso di adulti ed

adolescenti ad alto rischio.

Contro la sifilide non esiste un vaccino, per cui la prevenzione è il metodo principale per evitare

l’infezione o comunque per contenerla. Bisogna quindi sensibilizzare e permettere a tutti di poter

utilizzare i test sierologici; è inoltre importante far conoscere a tutti come si diffonde la malattia, in

modo tale da limitare il contagio.

Nel caso in cui la sifilide viene diagnosticata in fase primaria è necessario monitorare quelli che

sono stati i contatti sessuali dell’individuo nei tre mesi precedenti all’insorgenza del sintomo.

Nel caso di sifilide secondaria è necessario monitorare tutti i contatti avuti nei 6 mesi precedenti;

mentre nel caso di sifilide latente quelli relativi ai 12 mesi precedenti.

Nel caso di sifilide congenita è importante fare test sui parenti e sui familiari del bambino affetto da

sifilide.

Si procederà allora al trattamento con antibiotico di questi individui, anche se non presentanti la

sintomatologia o la presenza di anticorpi (individui sieronegativi).

Da un punto di vista epidemiologico è chiaro che l’infezione ha una maggiore espansione nei paesi

in via di sviluppo, così come nell’Europa dell’est, proprio a causa di un’educazione sessuale

inadeguata e di scarse condizioni igienico – sanitarie.

Nel mondo ci sono ancora più di 12 milioni di individui affetti da questa malattia, che si sviluppa

più frequentemente negli individui di età compresa tra i 15 e i 20 anni.

Un fatto importante da notare è l’incremento dei casi di sifilide tra i bambini e le donne.

È possibile per la sifilide effettuare una diagnosi batteriologica: è possibile fare indagini sulle

lesioni e sulle ulcere che compaiono in fase primaria, procedendo prima con il prelievo e poi con

un’analisi al microscopio in campo oscuro.

È inoltre possibile l’individuazione del microrganismo attraverso raggi UV, grazie all’utilizzo di

anticorpi fluorescenati, ed effettuare una conta, dando una valutazione quantitativa del grado di

infezione immunofluorescenza.

Per la diagnosi sierologia esistono due tipi di esami:

- esami non triponemici

- esami triponemici

Gli esami non triponemici sono esami non specifici: non si fa altro che andare a cercare particolari

anticorpi contro l’antigene, che non è presente solo sul treponema, ma lo possiamo trovare anche in

altri tessuti del corpo (L’antigene del treponema è costituito da tre molecole di glicerolo tenute

insieme da due gruppi fosfato) dopo tali test si possono avere dei falsi positivi.

Questi test permettono poi di procedere alla ricerca di anticorpi specifici nei confronti di antigeni

esclusivamente triponemici.

Si procede quindi all’utilizzo di altri test, come il treponema pallidum emoagglutination.

Altro test è il fluorescent treponemal antibibody ABSorption: il siero del paziente viene messo in

contatto con treponemi non patogeni, per cui gli eventuali anticorpi non specifici per gli antigeni

triponemici vengono eliminati si ha una selzione degli anticorpi presenti nel siero del paziente. Si

procede poi a diluire il siero e ad incubarlo con soluzioni di antigeni.

Questa soluzione si incuba per 30 min a 37°C, si adsorbe l’eccesso e viene ripetuta questa

operazione.

Dopodiché il preparato si lava e si procede poi all’analisi.

Se il paziente è affetto da sifilide si osserva l’interazione tra l’antigene, l’anticorpo anti-treponema e

l’anti-anticorpo fluorescenato.

Da un punto di vista legislativo i test non triponemici devono essere sempre affiancati dai test

triponemici (specifici), proprio per avvalorare, con la presenza di anticorpi specifici, la positività di

screening iniziale.

I test non triponemici, comunque dopo alcune settimane dall’infezione già evidenziano positività al

batterio, però, man mano che evolve la malattia, decresce la concentrazione degli anticorpi (la

stessa cosa accade anche in caso di utilizzo di antibiotici sierocompressione) usati con tale test: è

allora necessario confermare questa positività con anticorpi specifici.

I test triponemici permettono l’agglutinazione del siero, utilizzando però anticorpi specifici.

Nel caso in cui i test non triponemici siano negativi non abbiamo mai la certezza che l’individuo sia

sano: è proprio per questo che i test vengono ripetuti a distanza di alcune settimane.

Nel caso di positività ai test, bisogna eseguire test di conferma per verificare lo stadio della malattia.

La penicillina è l’antibiotico maggiormente usato contro la sifilide, mentre in caso di allergia si può

utilizzare una terapia a base di tetracicline: è possibile usare tali antibiotici anche nella madre

infetta, durante il primo trimestre di gravidanza.


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DETTAGLI
Esame: Microbiologia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - durata 6 anni) (CASERTA, NAPOLI)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microbiologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Seconda Università di Napoli SUN - Unina2 o del prof Galdiero Massimiliano.

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