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Microbiologia - Helicobacter Pylori/Sifilide

Appunti di Microbiologia del professor Galdiero sulla sifilide Helicobacter Pylori: il triponema pallidum, batterio Gram, l’antigene lipidico, evento diagnostico di screening, i sintomi, manifestazione infiammatoria, l’accrescimento del batterio, antibiotico, Helicobacter Pylori (Gram -).

Esame di Microbiologia docente Prof. M. Galdiero

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- 50% il bambino sopravvive, manifestando i segni dell’infezione (nel 40% dei casi queste

manifestazioni possono essere tanto compromettenti da provocare la morte del bambino, che non

riesce a superare l’infezione)

le indicazioni diagnostiche per la sifilide congenita richiedono la ricerca di IgM specifiche nei confronti

degli antigeni triponemici ed individuazione del microrganismo, prelevato dalle ulcere, tramite il test

dell’immunofluorescenza.

In maniera preventiva i neonati di madri sieroreattive vengono trattati con penicillina,

indipendentemente dalla fase in cui si trova la madre.

La sieronegatività al parto non è indice certo di non infezione materna per quanto riguarda il neonato,

per cui è importante effettuare un’analisi di quelle che sono state le abitudini sessuali della mamma e

un’analisi del luogo in cui la mamma vive, dato che il contagio può essere anche cutaneo.

Nel caso in cui il bambino presenti febbre o sintomi sospetti è necessario allertarsi, sulla base di quelli

che sono stati i vissuti della mamma.

Prevenzione

Essendo una malattia a trasmissione sessuale è ovvio che l’uso di profilattici è fondamentale per la

prevenzione di tale malattia, così limitare il numero dei partner è essenziale per contenere quelle che

possono essere le probabilità d contrarre l’infezione.

Se si è infetti da sifilide è necessario monitorare la situazione e seguire quelle che possono essere le cure

o i trattamenti per evitare la disseminazione della malattia.

Per la prevenzione è anche importante lo screening sierologico, soprattutto in caso di adulti ed

adolescenti ad alto rischio.

Contro la sifilide non esiste un vaccino, per cui la prevenzione è il metodo principale per evitare

l’infezione o comunque per contenerla. Bisogna quindi sensibilizzare e permettere a tutti di poter

utilizzare i test sierologici; è inoltre importante far conoscere a tutti come si diffonde la malattia, in

modo tale da limitare il contagio.

Nel caso in cui la sifilide viene diagnosticata in fase primaria è necessario monitorare quelli che sono

stati i contatti sessuali dell’individuo nei tre mesi precedenti all’insorgenza del sintomo.

Nel caso di sifilide secondaria è necessario monitorare tutti i contatti avuti nei 6 mesi precedenti; mentre

nel caso di sifilide latente quelli relativi ai 12 mesi precedenti.

Nel caso di sifilide congenita è importante fare test sui parenti e sui familiari del bambino affetto da

sifilide.

Si procederà allora al trattamento con antibiotico di questi individui, anche se non presentanti la

sintomatologia o la presenza di anticorpi (individui sieronegativi).

Da un punto di vista epidemiologico è chiaro che l’infezione ha una maggiore espansione nei paesi in

via di sviluppo, così come nell’Europa dell’est, proprio a causa di un’educazione sessuale inadeguata e

di scarse condizioni igienico – sanitarie.

Nel mondo ci sono ancora più di 12 milioni di individui affetti da questa malattia, che si sviluppa più

frequentemente negli individui di età compresa tra i 15 e i 20 anni.

Un fatto importante da notare è l’incremento dei casi di sifilide tra i bambini e le donne.

È possibile per la sifilide effettuare una diagnosi batteriologica: è possibile fare indagini sulle lesioni e

sulle ulcere che compaiono in fase primaria, procedendo prima con il prelievo e poi con un’analisi al

microscopio in campo oscuro.

È inoltre possibile l’individuazione del microrganismo attraverso raggi UV, grazie all’utilizzo di

anticorpi fluorescerati, ed effettuare una conta, dando una valutazione quantitativa del grado di infezione

( immunofluorescenza).

Per la diagnosi sierologia esistono due tipi di esami:

- esami non triponemici

- esami triponemici

Gli esami non triponemici sono esami non specifici: non si fa altro che andare a cercare particolari

anticorpi contro l’antigene, che non è presente solo sul treponema, ma lo possiamo trovare anche in altri

tessuti del corpo (L’antigene del treponema è costituito da tre molecole di glicerolo tenute insieme da

due gruppi fosfato) dopo tali test si possono avere dei falsi positivi.

Questi test permettono poi di procedere alla ricerca di anticorpi specifici nei confronti di antigeni

esclusivamente triponemici. 3

Si procede quindi all’utilizzo di altri test, come il treponema pallidum emoagglutination.

Altro test è il fluorescent treponemal antibibody ABSorption: il siero del paziente viene messo in

contatto con treponemi non patogeni, per cui gli eventuali anticorpi non specifici per gli antigeni

triponemici vengono eliminati, si ha una selezione degli anticorpi presenti nel siero del paziente. Si

procede poi a diluire il siero e ad incubarlo con soluzioni di antigeni.

Questa soluzione si incuba per 30 min a 37°C, si adsorbe l’eccesso e viene ripetuta questa operazione.

Dopodiché il preparato si lava e si procede poi all’analisi.

Se il paziente è affetto da sifilide si osserva l’interazione tra l’antigene, l’anticorpo anti-treponema e

l’anti-anticorpo fluorescerato.

Da un punto di vista legislativo i test non triponemici devono essere sempre affiancati dai test

triponemici (specifici), proprio per avvalorare, con la presenza di anticorpi specifici, la positività di

screening iniziale.

I test non triponemici, comunque dopo alcune settimane dall’infezione già evidenziano positività al

batterio, però, man mano che evolve la malattia, decresce la concentrazione degli anticorpi (la stessa

cosa accade anche in caso di utilizzo di antibiotici siero-compressione) usati con tale test: è allora

necessario confermare questa positività con anticorpi specifici.

I test triponemici permettono l’agglutinazione del siero, utilizzando però anticorpi specifici.

Nel caso in cui i test non triponemici siano negativi non abbiamo mai la certezza che l’individuo sia

sano: è proprio per questo che i test vengono ripetuti a distanza di alcune settimane.

Nel caso di positività ai test, bisogna eseguire test di conferma per verificare lo stadio della malattia.

La penicillina è l’antibiotico maggiormente usato contro la sifilide, mentre in caso di allergia si può

utilizzare una terapia a base di tetracicline: è possibile usare tali antibiotici anche nella madre infetta,

durante il primo trimestre di gravidanza.

Helicobacter Pylori (Gram -)

Tale batterio ha una lunghezza di circa 5 micron e presenta flagelli.

Ha un particolare trofismo per l’epitelio gastrico, grazie anche alla sua resistenza al pH acido dello

stomaco.

L’infezione è di tipo oro-fecale, oppure oro-orale, e perlopiù avviene nella prima infanzia.

L’incidenza della malattia aumenta con l’età.

Il microrganismo cresce in 24/72 h in ambienti in cui la concentrazione di anidride è del 10%, ad una

temperatura di 37°C.

In origine, per le caratteristiche di coltivazione e morfologiche, era stato identificato come un

campylobacter, da cui differisce in base a delle particolari reazioni biochimiche.

(La caratteristica delle colonie di helicobacter in vitro è quella di essere abbastanza trasparenti.)

Il campylobacter, a differenza di helicobacter pylori, è un microrganismo nitrato positivo: è cioè in

grado di ridurre i nitrati.

Helicobacter pylori è invece in grado di scindere l’urea, attraverso la produzione di ureasi.

L’organismo reagisce all’infezione gastrica di helicobacter producendo enzimi digestivi (lisozima) e

fattori chemioattraenti per i macrofagi, la cui produzione è attivata proprio dall’infezione.

Tutto ciò non fa altro che favorire il processo infiammatorio e quindi la persistenza del batterio stesso.

Una volta che il batterio è penetrato nella mucosa gastrica è anche in grado di scindere le tight junction

tra le cellule epiteliali e, anche grazie ad una serie di proteine e antigeni specifici del batterio stesso,

rimanere in situ e quindi non essere eliminato dal flusso che si crea nell’apparato digerente.

L’infezione da helicobacter coinvolge essenzialmente lo stomaco.

I fattori di virulenza dell’helicobacter sono: LPS (lipopolisaccaride), che dà l’effetto infiammatorio; i

flagelli, che permettono al microrganismo di replicarsi e di invadere la mucosa gastrica; le adesine, che

impediscono al microrganismo di essere portato via dal flusso del cibo; le ureasi, che, grazie alla

produzione di ammoniaca dall’urea, permettono di neutralizzare il pH acido dello stomaco; la catalasi,

che non permettono la distruzione del microrganismo, anche quando questo sia stato ingerito dai

lisosomi; e due particolari che proteine (CAGA e VACA) che permettono al batterio di indurre danno

tissutale. 4


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flaviael

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DETTAGLI
Esame: Microbiologia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - durata 6 anni) (CASERTA, NAPOLI)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microbiologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Seconda Università di Napoli SUN - Unina2 o del prof Galdiero Massimiliano.

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