Papillomavirus
Papillomavirus sono piccoli virus a DNA (55 nm) sprovvisti di peplos e perciò molto resistenti nell'ambiente esterno. Sono forniti di un DNA bicatenario circolare (8000 pb). Sono dotati di uno spiccato tropismo per gli epiteli malpighiani e provocano selettivamente patologie neoplastiche (benigne e/o maligne). La replica virale è possibile solo nelle cellule allo stadio di differenziazione terminale.
Classificazione e genotipi
La loro classificazione può essere fatta solo in genotipi e non in sierotipi in quanto esiste un antigene comune a tutti i papillomavirus umani o animali. Fino ad oggi sono stati identificati più di 50 genotipi: si parla di un nuovo genotipo quando l'isolato virale presenta meno del 50% di omologia di sequenza con i genotipi già repertoriati.
Patologie provocate dai papillomavirus
I papillomavirus provocano soprattutto patologie cutanee (verruche) o patologie dei tessuti della sfera anogenitale (condilomi, displasie epiteliali, carcinomi). I ceppi responsabili di patologie cutanee non sono coinvolti nello sviluppo delle patologie anogenitali. Queste ultime devono perciò essere considerate e trattate come malattie sessualmente trasmissibili.
Genotipi e patologie correlate
- I genotipi 6 e 11 (HPV6 e HPV11) sono isolati nel 90% dei condilomi acuminati e nel 30% dei papillomi orali.
- I genotipi HPV16 e HPV18 sono isolati rispettivamente nel 50% e nel 20% dei carcinomi anogenitali, mentre i genotipi HPV33, HPV31 e HPV11 sono isolati in un ulteriore 10% di questi carcinomi.
- L'HPV16 è stato anche isolato in rari casi di carcinomi orali, faringei o del polmone.
Lesioni istopatologiche
L'HPV16 e 11 provocano una lesione istopatologica caratteristica definita koilocitosi che corrisponde all'accumulo endocellulare del prodotto del gene E4. L'HPV16 e 18 provocano invece una lesione istopatologica definita di tipo bowenoide caratterizzata da marcata atipia nucleare ed immagini di carcinoma in situ. In tutte le linee cellulari derivate da questo tipo di tumori si isolano i genotipi HPV 16 e 18.
Forme episomiali e integrate
In vivo, i ceppi HPV 6 e 11 sono sempre in forma episomiale. Nelle lesioni precoci di tipo bowenoide e nei carcinomi in situ, l'HPV 16 e 18 sono presenti come forme episomiali, mentre nei tumori primari la presenza di forme integrate è la regola. Nelle linee cellulari i papillomavirus sono sempre in forma integrata.
Trasmissione e replica virale
L'HPV 6 e 11 in vivo sono sempre in fase di attiva replica virale e sono perciò facilmente trasmissibili per via sessuale, mentre l'HPV 16 e 18, dato che spesso provocano il blocco della differenziazione, sono raramente in fase di attiva replica virale. Ciò nonostante, la possibilità di contagio sessuale esiste in quanto sono stati effettuati ripetuti isolamenti di uno stesso clonotipo sul pene di partner sessuali.
Meccanismi molecolari di trasformazione
La prima tappa è quella del passaggio da forma episomiale a forma integrata. Per integrarsi, il genoma deve linearizzarsi, e il punto di rottura è nel gene E2 che regola l'espressione dei geni E6 e E7. Nelle forme integrate, quindi, si osserva trascrizione incontrollata e continua produzione nel tempo dei prodotti dei geni E6 e E7.
Il genoma dei papillomavirus contiene tre geni a potenziale azione trasformante: E5, E6, E7. Schematizzando si può dire che:
- E5 stimola la proliferazione cellulare
- E6 blocca la differenziazione
- E7 immortalizza