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MICROBIOLOGIA (15/11/2006) prof. Galdiero Dottore

Diciannovesima lezione: “I Micobacteri 2”

La volta scorsa ci siamo fermati al tubercolo. Tra le varie forme di infiammazione cronica quella più frequente è

l’infiammazione granulomatosa, ove la lesione patologica fondamentale è rappresentata dal “granuloma”. Il

granuloma può presentare caratteri istologici semplici (es. generica infiltrazione cellulare nel caso del corpo estraneo

inerte) oppure specifici (es. cellule epitelioidi nel caso della Tubercolosi). Il granuloma tubercolare presenta tutti gli

stadi evolutivi del granuloma a partire da quelli semplici (generica infiltrazione cellulare) a quelli altamente

differenziati (tubercolo specifico), per finire alla necrosi o alla fibrosi.

I caratteri istologici del granuloma consistono nella infiltrazione del tessuto colpito di macrofagi, linfociti T,

plasmacellule, cellule epitelioidi e cellule giganti, nonché nella proliferazione di cellule già presenti nel tessuto

colpito come fibroblasti e istiociti (reazione connettivale). Dunque, la intensa proliferazione cellulare rappresenta la

caratteristica che differenzia l'infiammazione cronica da quella acuta, ove sono preminenti fenomeni vascolari,

formazione di essudato e infiltrazione neutrofila.

Nel granuloma tubercolare i macrofagi derivano dai monociti circolanti. Essi, arrivati in loco, rapidamente

proliferano ed iniziano a svolgere attività di fagocitosi verso il corpo estraneo. Tuttavia, alcuni macrofagi muoiono,

altri non riescono a digerire il materiale fagocitato. Questi perdono i caratteri degli pseudopodi e del reticolo

endoplasmico ben evidente e, quindi, si trasformano in cellula epitelioide, di forma poliedrica, così chiamata per la

vaga rassomiglianza alle cellule epiteliali. Le cellule epitelioidi, a loro volta, tendono a fondersi tra loro, formando le

cellule giganti, ossia cellule polinucleate. Probabilmente le cellule giganti rappresentano il tentativo delle cellule

epitelioidi di unirsi per affrontare insieme la carica batterica. Dunque, le cellule giganti rappresentano lo stadio

terminale di quello che inizialmente era un monocita circolante.

Tuttavia, le cellule epitelioidi assumono funzione diversa a seconda dei tipi di granulomi: quelli immunologici e

quelli non-immunologici. Nei granulomi immunologici, dovuti ad ipersensibilità verso antigeni (es. Tubercolosi), si

assiste ad un ampio turnover dei macrofagi. Precisamente, i macrofagi, che muoiono sono rimpiazzati dall’arrivo

continuo di nuovi monociti circolanti, mentre quelli in loco si moltiplicano. Invece, nei granulomi non-

immunologici, dovuti a corpi estranei (es. Silice), il turnover dei macrofagi è assente. La cellula epitelioide è di tipo

terminale, ossia non si moltiplica, né arrivano nuove cellule di rimpiazzo dal sangue, per cui dopo che si è formato il

granuloma la crescita del granuloma stesso si arresta. Per capire il tipo di granuloma si ricorre alla Timidina

Triziata. Essa non è incorporata nel granuloma non-immunogeno, mentre è incorporata in quello immunogeno,

dimostrando nei macrofagi l’attivazione di DNA, necessario sia per mitosi sia per sintesi proteica. Altro segno è

l’enzima beta-galattosidasi, che è una secrezione propria dei macrofagi, quando sono attivati.

Altri tipi cellulari del granuloma sono le plasmacellule e i linfociti T, responsabili rispettivamente di reazione

anticorpale (ma di scarsa importanza) e di ipersensibilità ritardata. Invece, sono scarsi i neutrofili, che, pur essendo i

primi ad intervenire in loco (entro 24 h), vanno incontro a “morte”: sono sufficienti 5 micobatteri per far morire un

neutrofilo !!!

Infine, nel granuloma si assiste alla proliferazione di fibroblasti con produzione di fibre di collagene e sostanza

fondamentale (mucoplisaccaridi). Le fibre di collageno formano una specie di “capsula” intorno al corpo estraneo

(sequestro). Dunque, il corpo estraneo è segregato, ma non eliminato. La fibrosi rappresenta il tentativo dell’ospite

di isolare il corpo estraneo. Ad esempio, per il micobatterio l’ospite cerca di creare un ambiente di anaerobiosi, ove il

germe sopravvive, ma non si moltiplica (batteriostasi). In altri termini, il micobatterio giace murato in uno stato di

quiescenza, anche se non è stato eliminato.

Nel caso specifico della tubercolosi, il granuloma può andare incontro alle seguenti evoluzioni, che possono essere

favorevoli o sfavorevoli all’ospite. Non si conosce il motivo, per cui si ha una evoluzione piuttosto che un altra:

1. Necrosi caseosa = Il granuloma va in necrosi, che è denominata “caseosa” a causa del suo aspetto che ricorda il

“formaggio grattugiato”. La necrosi delle cellule epitelioidi è dovuta alla obliterazione del lume arteriolare con

conseguente assenza di ossigeno (ischemia).

2. Necrosi colliquativa = Il granuloma può andare incontro a liquefazione ad opera di enzimi idrolitici contenuti

nei pochi neutrofili presenti oppure ad opera di abbondanti citochine. La “capsula” fibrosa si rompe con apertura

del focolaio. Il materiale liquefatto contiene un grande numero di bacilli acido-resistenti, capaci di riprodursi. Il

materiale liquefatto - in caso di infezione polmonare – può riversarsi all’esterno mediante l’espettorato con

d

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Scienze biologiche BIO/19 Microbiologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microbiologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Campania "Luigi Vanvitelli" o del prof Galdiero Massimiliano.
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