Micobatteri
Gli streptococchi hanno una serie di meccanismi di virulenza e di risposta da parte dell’ospite, che si complicano con risposte autoimmuni in modo molto vario. I micobatteri rappresentano una variabilità maggiore di interazione con l’ospite, che va dalla più semplice (come quella realizzata su un corpo estraneo, quale il legno) ai gradi più elevati di risposta immunitaria che hanno permesso di scoprire la risposta immunitaria cellulare.
Risposta immunitaria di tipo tubercolare
Fino a una trentina di anni fa si parlava solo di risposta umorale; c’era un tipo di risposta immunitaria, però, che variava rispetto a quella umorale e presentava delle caratteristiche particolari che venne chiamata risposta immunitaria di tipo tubercolare. Questa si manifestava nella tubercolosi e si riteneva fosse limitata a quel tipo di microrganismo e a quell’infezione, tanto è vero che in un riscontro anatomopatologico qualora venga trovato un tubercolo con caratteristiche legate alla tubercolosi esso viene definito di tipo specifico. Successivamente si capì che era un tipo di risposta ampio e generale, che interessava tutti i tipi di risposta immunitaria e che anche in altre malattie batteriche e virali è quella fondamentale per la risposta protettiva.
Evoluzione storica della tubercolosi
La tubercolosi è una malattia che ha colpito l’umanità dalle origini, è perciò possibile costruire una paleomicrobiologia che annovera tutte le tipologie di tubercolosi fino ad oggi. Un esempio ne è la malattia di Bort (non garantisco per il nome… dalla registrazione non si capisce nulla!), particolare forma di tubercolosi che attacca le ossa e prevalentemente la spina dorsale. (C’è da dire che inizialmente varie forme di tubercolosi assumevano nomi diversi perché non era ancora chiaro che potessero essere ricondotte tutte allo stesso agente eziologico). Questa tubercolosi delle ossa porta alla rottura delle vertebre, a una curvatura della colonna vertebrale con formazione di gobba; molte volte è una forma classica di lesione che rimane nel tempo infatti negli scheletri delle mummie è possibile riscontrare lesioni ossee dovute a tale malattia.
Probabilmente 2000/3000 anni fa la tubercolosi si manifestava in piccoli focolai endemici che colpivano sia gli uomini che gli animali; possiamo dire che ogni specie ha il suo micobatterio che presenta determinate caratteristiche, però quelli nocivi per l’uomo sono il micobacterium tuberculosis e il micobacterium bovis. Esistono poi altri tipi di micobatteri che causano lesioni abortive di tipo granulomatoso ma che non sono la vera e propria tubercolosi.
Diffusione della tubercolosi
La tubercolosi è andata diffondendosi fino all’800 in cui si è registrata la massima espansione in Europa e nelle Americhe. Successivamente, a causa della colonizzazione da parte di questi paesi, si è estesa anche in Africa, in Asia, nell’America del sud (probabilmente la scomparsa dei pellerossa fu dovuta all’alcolismo ampiamente diffuso che ha incrementato la tubercolosi).
Attualmente in Europa e negli USA la tubercolosi è scomparsa ma a causa dell’immigrazione di popoli ampiamente soggetti ad essa (asiatici, africani, iraniani, indiani) se ne registra la ripresa. Oggi 1/3 della popolazione mondiale, rispetto ai 2/3 dell’800, è soggetta alla tubercolosi, in particolare quelle popolazioni e quegli stati socialmente ed economicamente poco sviluppati, con un tasso di mortalità che si aggira intorno ai 2 milioni di persone all’anno.
Tubercolosi in immunodepressi
Nelle nostre zone la tubercolosi colpisce prevalentemente gli immunodepressi, sia a causa dei micobatteri classici (m. tuberculosis, m. bovis), sia a causa di altri tipi di micobatteri, detti atipici o di tipo tubercoloide. Questi microrganismi vanno ad attaccare un’infezione già esistente dando luogo a un’infiammazione di tipo granulomatoso che porta a un accenno di tubercolo ma che non progredisce negli stadi successivi della malattia (cateificazione del tubercolo, coliguazione del tubercolo, [sul nome di queste due fasi sono leggermente incerta…!], formazione di caverne e quindi lisi consuntiva del paziente che lo porta a quello stato definito tisico, cioè consunto. [Tisi è il nome che Ippocrate dava alla tubercolosi perché la consunzione era l’effetto terminale immediatamente osservabile]).
Manifestazioni e classificazioni
C’erano molte tipologie diverse e differenti manifestazioni di questa malattia, come ad esempio la miliaria acuta, che è una generalizzazione dell’infezione che si manifesta con la formazione di piccoli granuli, come chicchi di grano, che colpiscono tutti gli organi, specialmente le meningi rendendo tale malattia mortale.
Chi si occupò nell’800 della tubercolosi e riuscì ad unificare tutte le forme chimiche alle quali attribuì come agente eziologico un micobatterio fu Linnek (famoso per la “cirrosi di Linnek”, negli alcolizzati cronici), il quale a sua volta morì di tubercolosi. Osservati al microscopio ottico questi micobatteri appaiono come dei bastoncini che non sono nettamente separati, ma tendono a formare strutture ad L, ad X o più allungate. Talvolta i batteri assumono una struttura più ramificata a micelio; per questo i micobatteri non appartengono agli eubatteri, ma sono una forma intermedia tra i miceti e batteri.
Caratteristiche dei micobatteri
La capacità di aggregarsi in miceti è più accentuata in alcuni micobatteri (es. m. avium, di cui esistono anche forme coccoidi), mentre è più ridotta nei batteri che causano la forma tubercolare umana e bovina.
Specie di micobatteri
Quante specie di micobatteri conosciamo oggi? “Sono parecchie, ma non sono comunque assai…!” I criteri per distinguere le varie specie rinvenute fino ad ora sono:
- Proprietà biochimiche
- Proprietà biologiche
- Tipo di crescita
- Produzione di pigmento
Sono così perlomeno 12 i caratteri che, incrociati in vario modo, danno origine alle varie specie di micobatteri raggiungendo un totale di 30, 40 al massimo. Il Runion ha classificato i micobatteri distinguendo il complesso della tubercolosi dove troviamo il m. tuberculosis ed il m. bovis, il m. ulcera ed il m. lepre (che causa la lebbra, malattia granulomatosa che presenta le stesse caratteristiche, le stesse evolu...