MICROBIOLOGIA ALIMENTARE
Microbiologia degli alimenti
La microbiologia alimentare è un settore della microbiologia che si occupa in maniera specifica delle
relazioni che intercorrono tra alimento e microrganismo, ovvero la relazione che c’è tra ciò che si mangia e
i microrganismi. Quando un alimento va a male è colpa dei microrganismi ma questo non era noto intorno
alla metà del 1600 quando un monaco ipotizzò che la carne va a male perché vi cresce qualcosa; non
esistendo il microscopio, egli decise di descrivere dei vermi visibili a occhio nudo che davano le alterazioni,
(no dimostrazione, solo ipotesi). Grazie all’avvento del microscopio si ebbe l’inizio della microbiologia
alimentare che viene attribuito a Pasteur, il quale scoprì che il latte va a male per la presenza di
microrganismi e che per eliminarli è necessario scaldare il prodotto, ovvero con la pastorizzazione.
Un alimento è ciò che si mangia, è un ecosistema molto complesso dinamico che possiede delle
caratteristiche fisiche chimiche e strutturali che permettono lo sviluppo di microrganismi diversi;
sull’alimento i microrganismi che crescono variano nel tempo perché variano le caratteristiche
dell’alimento stesso in quanto è un ecosistema dinamico. La variazione dei microrganismi è determinata da
fattori che dipendono dall’alimento stesso, intrinseci, e da fattori esterni, estrinseci, o da relazioni che si
vengono a creare nell’ecosistema nei vari microrganismi.
Il processo
La microbiologia studia i microrganismi, e quindi il loro habitat, le esigenze, i parametri chimico-fisici e il
comportamento al variare dei parametri, ma anche gli alimenti, ovvero come prodotti sono realizzati, il
processo. Una delle prime cose che in un’azienda alimentare si deve fare quando si studia un alimento
nuovo/modifica già noto è vedere il processo; il prodotto che si ottiene, l’alimento è il risultato di un
processo che prevede serie di passaggi anch’essi complessi che sono tra di loro strettamente correlati. Si
ha sempre una materia prima che si recupera in natura e che viene presa a livello industriale e sottoposta
a una lavorazione che può essere di tipo diverso (grano macinato in un mulino, frantumazione senza
modifica); si ha quindi un intervento umano per ottenere un prodotto finito che è confezionato quindi si ha
anche un’operazione di confezionamento che diventa una fase importante che contribuisce a dare delle
caratteristiche particolari al prodotto e influisce sul suo ecosistema. L’imballaggio ha una funzione di
conservazione e di influenza sulla tipologia di prodotto. La distribuzione avviene svolgendo un ruolo
importante sulla popolazione microbica di un alimento; inoltre, la lavorazione comporta anche dei rischi:
dalla materia prima si svolgono operazioni diverse che portano al prodotto finito dove però si hanno tanti
momenti in cui il prodotto va incontro alla contaminazione.
La contaminazione
Esistono vari tipi di contaminazione: quella più immediata è quella chimica, non biologica data da sostanze
diverse che possono essere ritrovate nell’alimento anche volontariamente o accidentalmente. Si parla
quindi di sostanze come pesticidi (per lo sviluppo di animali), antibiotici, estrogeni, metalli pesanti,
composti radioattivi, residui di lavaggio (detergenti). La contaminazione non biologica è rappresentata
anche da materiali estranei come il vetro, le fibre sintetiche, capelli, pezzi di plastica, fibre metalliche,
frammenti estranei, infestanti come frammenti di insetti.
La contaminazione biologica è dovuta a forme microbiche microscopiche ma anche ad animali superiori; si
parla quindi di microrganismi come batteri, lieviti, muffe (eumiceti) e dei protozoi; gli animali superiori, i
residui di piante, le sostanze tossiche prodotte dai microrganismi e i virus. Gli alimenti sono ricchi
naturalmente di microrganismi quindi la presenza è una contaminazione; segue poi una verifica per cercare
di capire il loro ruolo: alcuni sono voluti altri no (patogeni). Per controllare la contaminazione biologica
bisogna sapere l’origine della contaminazione e l‘azione che i microrganismi svolgono sugli alimenti; la
contaminazione biologica può essere controllata conoscendo le fonti di contaminazione, la materia prima,
il metabolismo dei microrganismi, le loro caratteristiche, come si sviluppano e come il processo che porta
alla produzione dell’alimento ne influenza la crescita.
FONTI DI CONTAMINAZIONE MICROBICA
La contaminazione primaria è rappresentata dai microrganismi residenti, naturalmente presenti, autoctoni
che sono presenti sempre e naturalmente sulla materia prima che si trova in natura; si tratta di
microrganismi che caratterizzano la materia prima e che danno informazioni proprie su di essa; è una
microflora non tanto eliminabile. Quella che conta di più è la contaminazione secondaria che si somma a
quella residente; avviene in un secondo momento e contribuisce maggiormente a danneggiare o
conservare un determinato prodotto. La contaminazione secondaria è legata a tutto ciò che avviene dopo
che la materia prima è stata raccolta: si parla quindi dell’ambiente di lavorazione, delle modalità in cui
viene trasportata, di come viene elaborata e commercializzata. I fattori che più influiscono sulla
contaminazione secondaria sono l’aria, la terra, il suolo e l’acqua, i vegetali, gli animali (particolarmente
l’uomo), gli agenti infestanti e l’attrezzatura di lavoro.
-L’aria non è un ambiente ideale allo sviluppo microbico: è una fonte di contaminazione perché trasporta i
microrganismi in quanto vi sono disperse infinite particelle di polvere a cui è potenzialmente adeso almeno
un microrganismo; quando una particella va a finire in un alimento può dare origine a una cultura
microbica. Inoltre, le particelle continuano a muoversi: si muovono 10^5 particelle di 0,3 micron in 1
minuto quando l’aria sta ferma; con tutti movimenti che si fanno si muovono tantissime particelle. Quando
si parla di aria in un’azienda alimentare si parla di aria confinata o in-door in quanto è chiusa in un
ambiente interno; l’aria confinata viene dall’esterno e grazie a movimenti e minime correnti sposta le
particelle che vanno dappertutto (muri, pavimenti, piani, nastri trasportatori e quindi sul prodotto) creando
tantissime possibilità di contaminazione in una realtà industriale.
-Il suolo e l’acqua possiedono un ruolo importante per la contaminazione e sono strettamente correlati; il
suolo è il principale serbatoio di microrganismi, si trova una quantità di microrganismi elevatissima con
biodiversità elevata e che possono essere vivi e vitali (in grado di duplicarsi) ma anche vivi e non vitali. Le
forme microbiche che si trovano nel suolo e nell’acqua dipendono dalle pratiche di raccolta e concimazione
che influiscono sulla popolazione microbica che si trova nell’acqua. L’acqua può essere quella di coltura,
quella che viene utilizzata per il lavaggio delle materie prime e dei macchinari, per l’irrigazione, l’agente
solvente, l’ingrediente base dell’alimentazione.
I vegetali possiedono una popolazione microbica estremamente elevata (anche 10^8 per grammo di
prodotto); la contaminazione dipende dal tipo di prodotto, dalla modalità di coltivazione e dal tipo di
crescita.
-L’uomo è colui che contribuisce maggiormente alla contaminazione: le persone che lavorano possono
causare una contaminazione attraverso le loro mani, la pelle, l’apparato respiratorio, l’apparato gastro-
intestinale, le unghie. La pelle presenta una microflora indigena presente naturalmente con forme
patogene o saprofite ma anche una microflora transitoria non tipica e quindi le mani svolgono il ruolo di
veicolo di trasporto. L’apparato digerente vincola i batteri gram negativi, gli enterococchi, i lattici e i
bifidobatteri; mentre l’apparato oro-faringeo è legato a cocchi, bastoncini di gram positivi.
Importanti sono quindi le procedure operative: nelle aziende sono presenti cartelli che spiegano come deve
avvenire il lavaggio delle mani con figure rappresentative, GHP; spesso è indicato il tempo di
strofinamento. L’operazione deve essere svolta ogni volta che ci si allontana dal luogo di lavoro; molte
aziende presentano regole che devono essere rispettate come l’utilizzo di un copricapo, di guanti e di
mascherine in modo da prevenire le fonti di contaminazione non biologica dai materiali esterni.
-Le infestazioni da parte di animali sono una fonte di microrganismi anche patogeni che non stanno in
ambienti puliti; si tratta di una contaminazione che deve essere solo prevenuta grazie all’utilizzo di ostacoli
all’ingresso dell’attività lavorativa.
-Le superfici sono una fonte di contaminazione e possono essere pulite o sporche: una superficie sporca
attira i microrganismi; una superficie liscia e pulita è comunque fonte di attrazione per microrganismi
anche se in misura minore. Lo sporco grossolano è dovuto a residui di lavorazione che sono difficili da
allontanare: i grassi, le proteine coagulate, gli zuccheri carammelizzati sono difficili da rimuovere. I residui
di lavorazione devono essere allontanati il più velocemente possibile; i microrganismi si sviluppano anche
su una superficie pulita di qualsiasi natura (legno, plastica inossidabile). L’adesione è un processo
complesso dovuto alle forze di attrazione e di repulsione che si esplicano tra le varie superfici (piano-
microrganismo) e questo sta alla base del biofilm, ovvero il problema più grosso dell’industria alimentare in
quanto si cerca di prevenirlo ma c’è sempre.
L’adesione microbica La contaminazione dovuta a un processo che
porta alla formazione di biofilm è un film di
natura biologica e si identifica come una patina.
In passato si pensava che i microrganismi
vivessero liberi nei liquidi, solo nella forma
planctonica; ma in realtà i microrganismi si
trovano sotto forma sessile, vivono adesi a
qualcos’altro o una superficie (qualunque) e in
comunità tra di loro. Il 99% dei microrganismi di
interesse alimentare vive nella forma sessile non
libera ma adesa a qualcosa; il meccanismo di
adesione di una cellula è importante: il processo avviene in modo ciclico e c’è sempre una superficie
solida. L’adesione microbica avviene con tre step: una fase iniziale di adsorbimento molto rapida che
avviene grazie a fenomeni di repulsione e attrazione che si vengono a creare tra la superficie e quella
esterna del microrganismo; segue la fase successiva di fissazione in cui il microrganismo cerca di non
spostarsi perché si trova in condizioni ideali, lavora per attaccarsi e si tratta quindi di una fase più lenta
perché il tempo è dato dal metabolismo microbico relativo alla capacità di produrre qualcosa che permetta
di fissarsi alla superficie, in genere sostanze mucillaginose. Dopo di che il microrganismo inizia a
moltiplicarsi e a colonizzare formando il biofilm. Inizialmente si ha un microrganismo che fluttua in forma
planctonica quindi le cellule sono indipendenti e vicino alla superficie con una propria carica; la parte
esterna della cellula possiede una carica e ha quindi la possibilità di svolgere un’attrazione, in caso di
cariche opposte, oppure una repulsione. Avviene una sorta di lotta e i microrganismi si appoggiano su di
essa; è una fase estremamente rapida: le cariche si attirano o si respingono. Una volta che i microrganismi
si sono attaccati avviene la produzione di sostanze per l’attacco; è una fase più lenta perché il tempo è
dettato dal metabolismo. Inoltre, la fase di adsorbimento è reversibile quindi se interviene qualcosa più
forte delle forze attrattive il microrganismo si stacca; mentre quella di fissazione è irreversibile, una volta
iniziata non si ferma più e il microrganismo continua a produrre sostanze, svolge una continua attività. A
questo punto il microrganismo inizia a moltiplicarsi formando colonie sempre più grandi fino a quando
diventano visibili: biofilm. Si tratta di una comunità microbica racchiusa in una matrice polimerica che
prende il nome di EPS sostanza eso poli saccaride; una volta che le cellule si trovano nella matrice le cellule
incominciano a comunicare tra di loro. Le cellule possono tornare in forma planctonica e ogni cellula è in
grado di produrre un nuovo biofilm; se microrganismi decidono di rompere biofilm; altrimenti esiste la
possibilità di formazione di un consorzio di molte specie microbiche in quanto conviene per la loro vitalità.
I fattori che influenzano la formazione di biofilm sono la cellula e la superficie; inoltre, la presenza di acqua
è importante in quanto in un ambiente privo non si ha biofilm, tuttavia gli alimenti non sono mai privi
totalmente di acqua. Intervengono poi fattori ambientali come la temperatura; la presenza di materiale
organico che attira i microrganismi per chemioattrazione. Potenzialmente tutti i microrganismi sono in
grado ma c’è chi ne produce di più in base alla tipologia; Pseudomonas è un microrganismo Gram negativo
perché è a forma di bastoncino, è aerobio e quindi sempre presente nei prodotti freschi; esso costituisce il
problema più grosso nell’industria dell’acqua, ovvero nell’imbottigliamento e nelle tubazioni. Il biofilm è un
fenomeno molto naturale come ad esempio la carie dei denti; Listeria monocytogenes trova possibilità di
formazione di biofilm soprattutto nel settore della carne e dei derivati con caratteristiche di patogenicità.
La tipologia della superficie è fondamentale, ovvero il tipo di materiale, ma anche la presenza di sporco, la
reattività chimica dello sporco, la geometria della superficie. Sulla base di questo si è sviluppato un altro
aspetto: la progettazione igienica è un argomento di base nella messa a punto dell’impiantistica
alimentare. Lo scopo della pastorizzazione è di trattare termicamente un prodotto quindi si hanno sostanze
che scorrono che non devono creare residui; il pastorizzatore deve essere facilmente pulito. Le superfici
idrofiliche tendono a respingere biofilm anche se si forma lo stesso; un altro fattore è l’usura, ovvero la
presenza di fessure piccole che anche dopo una pulizia estrema si trovano comunque 2 x10^4
microrganismi. Tutti le cellule microbiche penetrano nelle fessure e non possono essere esportate; la
rugosità può essere misurata per diverse tipologie di superfici come ad esempio l’acciaio inox e il PVC. La
presenza della rugosità favorisce la formazione di biofilm; se è meno profonda il microrganismo si riesce a
rimuovere più facilmente.
Se un alimento è contaminato si riduce la sua shelf life; ci sono poi forme patogene di microrganismi. Il
biofilm nelle tubazioni può provocare un danno meccanico perché quando è tanto restringe il diametro
delle tubazioni. La rottura del biofilm causa una dispersione da cui una cellula dà poi origine ad altri
biofilm; vi è la possibilità che un problema non si risolva con la pulizia perchè si causa una distribuzione
dappertutto: in questo caso cambiare le tubazioni è l’unica soluzione. I microrganismi possono contribuire
alla bio-corrosione all’interno della ruggine accelerando il processo della sua formazione.
I microrganismi possono rallentare la crescita a seconda della loro necessità; con il biofilm non è possibile
contare cellule perché sono protette, sono vive ma no vitali. È necessario rompere il biofilm che si
caratterizza come una massa esterna mucillaginosa co funzione protettiva: se si va a pulire è necessario
romperla. Un sistema è l’utilizzo di enzimi che hanno lo scopo di rompere la parte esterna e favorire
l’entrata del disinfettante. All’interno della massa possono cambiare le informazioni genetiche; il
fenomeno della comunicazione va sotto il nome di quorum sensis: le cellule comunicano tra di loro ciò che
è meglio fare grazie alla produzione di sostanze chimiche. Non sempre le sostanze sono recepite da altri
microrganismi, ma solo quando raggiungono una certa concentrazione, il quorum, per cui hanno prodotto
tante sostanze chimiche con cui emettono le informazioni e le cellule provvedono alla raccolta di esse.
L’informazione può essere di produrre una tossina o biofilm, di moltiplicarsi, di produrre una sostanza
chimica con un meccanismo di informazione genetica; esistono microrganismi che emettono una
fluorescenza, ad esempio sulla superficie dei pesci, che viene prodotta solo quando la concentrazione è
abbastanza elevata. La regola più importante quando si producono alimenti è lavorare in un ambiente
pulito; la pulizia è data da due operazioni distinte: la detergenza, ovvero l’allontanamento dello sporco
grossolano con detergenti; la disinfezione, la quale è successiva alla detergenza e consiste nella riduzione
numerica dei microrganismi. La disinfezione è tanto più efficace quanto meno sostanza organica è
presente, è necessario allontanare lo sporco grossolano; l’insieme di queste due operazioni che stanno alla
base nella produzione di un prodotto alimentare sono costose e consentono di ottenere un prodotto
migliore e insieme costituiscono la sanificazione.
RUOLO DEI MICRORGANISMI SULL’ALIMENTO
Per capire il ruolo dei microrganismi, è necessario tenere conto dell’attività metabolica, delle caratteristiche
fisiologiche e delle attività metaboliche coinvolte dei microrganismi coinvolti. È possibile fare una divisione
funzionale dei microrganismi rispetto agli alimenti:
-I microrganismi pro-tecnologici sono utili, aiutano la tecnologia, senza di essi non si ottiene il prodotto;
essi si trovano nello yogurt, nel formaggio, nel pane, nel vino, nel panettone e nei salami. Essi consentono
di ottenere il prodotto e sono detti starter, possono e
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