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Thompson

Capitolo 1: Comunicazione e contesto sociale

Azione, potere e comunicazione: l'idea che la comunicazione sia una forma di azione è diventata un luogo comune. Il parlare è un'attività attraverso cui gli individui stabiliscono e modificano le loro relazioni. I fenomeni sociali possono essere considerati come azioni intenzionali eseguite in contesti sociali strutturati. La vita sociale è costituita da individui che perseguono scopi e obiettivi di vario tipo; essi agiscono sempre all'interno di insiemi di circostanze date che dotano individui differenti di inclinazioni e opportunità diverse. Gli individui occupano differenti posizioni a seconda del tipo di qualità di risorse a loro disposizione. La posizione di un individuo all'interno di un campo è legata al potere che possiede.

Il potere indica la capacità di agire in vista dei propri obiettivi, capacità di intervenire sul corso degli eventi e di influire sui loro esiti. Gli individui che occupano posizioni dominanti all'interno di grandi istituzioni dispongono spesso di molte risorse e ciò consente loro di prendere decisioni le cui conseguenze sono di grande importanza. Il potere è un fenomeno sociale pervasivo, caratteristico di diversi tipi di azione.

Diverse forme di potere

  • Economico: deriva dall'attività produttiva, attività che si preoccupa di procurare agli esseri umani i mezzi di sussistenza. Possono accumulare tali risorse nell'intento di espandere le proprie attività produttive individui e organizzazioni.
  • Politico: deriva dall'attività di coordinazione degli individui e dalla regolamentazione dei modelli d'interazione.
  • Coercitivo: consiste nell'uso della forza fisica per sottomettere o conquistare un avversario. Le istituzioni per l'accumulazione di questo tipo di risorse sono quelle militari.
  • Simbolico: attività che consiste nel produrre, trasmettere e ricevere forme simboliche dotate di significato. Le persone esprimono se stesse in forme simboliche e interpretano le altrui impressioni.

L'uso dei mezzi di comunicazione: la comunicazione è un genere di attività sociale che comporta la produzione, la trasmissione e la ricezione di forme simboliche e presuppone l'utilizzo di risorse di vario tipo. Nel produrre forme simboliche e nel trasmetterle ad altri, gli individui impiegano in genere un mezzo tecnico. Tale mezzo consente un grado di fissazione delle forme simboliche, che siano fissate o conservate su mezzi caratterizzati da diversi gradi di resistenza nel tempo. Dipende dal mezzo utilizzato, un messaggio scolpito sulla pietra durerà più a lungo di quello scritto sulla pergamena. La riproducibilità delle forme simboliche è una delle caratteristiche chiave alla base dello sfruttamento commerciale dei mezzi tecnici. Le forme simboliche possono essere mercificate, trasformate in merci da vendere sul mercato.

Un altro aspetto dei mezzi tecnici è il grado di distanziazione spazio-temporale. I tipi di capacità, competenze e forme di conoscenza coinvolte nell'uso dei mezzi tecnici presuppongono un processo di codificazione. Quando codificano messaggi, gli individui impiegano non solo le capacità richieste dal mezzo tecnico, ma anche diverse forme di conoscenza di base che comprendono parte delle risorse culturali che essi applicano nel processo di scambio simbolico.

Caratteristiche della comunicazione di massa

Una serie di fenomeni emersi nel corso della storia, grazie allo sviluppo di istituzioni che hanno cercato di sfruttare nuove opportunità per raccogliere informazioni e produrre forme simboliche. La prima caratteristica è che comporta certi mezzi tecnici e istituzionali di produzione e diffusione (sviluppo delle comunicazioni di massa legato allo sviluppo delle invenzioni tecnologiche). La seconda è la mercificazione delle forme simboliche (tipo di valorizzazione, simbolica è il processo attraverso il quale le forme simboliche si vedono attribuito valore simbolico; economica, processo attraverso il quale le forme simboliche ricevono valore economico. Le forme simboliche si trasformano in merci, diventano oggetti che è possibile vendere).

La terza istituisce una separazione strutturale tra la produzione delle forme simboliche e la loro ricezione; il flusso dei messaggi è unilaterale, è un flusso strutturato in cui la capacità dei riceventi di intervenire al processo di produzione è limitato. La quarta estende l'accessibilità delle forme simboliche nello spazio e nel tempo, i messaggi sono accessibili in ambienti lontani da quelli in cui li hanno prodotti. La quinta è la circolazione pubblica delle forme simboliche, disponibile ad una pluralità di individui purché dispongano dei mezzi tecnici e delle risorse necessarie.

Riorganizzazione di spazio e tempo: mettendo gli individui in condizione di comunicare attraverso lunghe distanze consente loro di superare i limiti dell'interazione faccia a faccia. La vera e propria rivoluzione avviene con i primi sviluppi nel campo delle telecomunicazioni. Tale avvento ha prodotto lo sganciamento di spazio e tempo, ciò aumenta la distanziazione spaziale ed elimina la dilatazione temporale. Simultaneità despazializzata: l'esperienza della contemporaneità si è separata dalla condizione spaziale di un ambiente comune. La crescente disponibilità di forme simboliche ha modificato i modi in cui la maggior parte delle persone acquista un senso del passato. Ma oltre a ciò plasmano sempre più la nostra conoscenza dell'universo che si trova al di là della sfera di ciò che sperimentiamo personalmente. Modificando la nostra percezione dello spazio e del passato, lo sviluppo dei mezzi di comunicazione ha mutato anche il nostro senso di appartenenza.

Capitolo 2: I media e lo sviluppo delle società moderne

L'economia del primo medioevo era agricola e basata su unità produttive di piccole dimensioni. Era un'economia di sussistenza, i contadini erano legati alla terra. Essi lavoravano ma non la possedevano, e cedevano una parte del prodotto al signore feudale. A partire dall'11º secolo i commerci hanno cominciato ad estendersi e i borghi sono cresciuti di dimensione e prestigio. I mercanti della città, gli artigiani si sono scoperti in grado di accumulare capitali, e di utilizzarli per estendere il commercio. Nei borghi e nelle città e poi nelle campagne cominciarono ad emergere nuove relazioni economiche, caratterizzate da un uso più frequente del denaro e da reti di scambio più estese.

Verso il 1450 era emerso nell'Europa un sistema di produzione e scambio particolare. Le caratteristiche sono: singoli individui, accumulato un certo capitale, lo utilizzano per procurarsi i mezzi e le materie prime necessari alla produzione di merci e per pagare i lavoratori assunti; il prodotto finale viene venduto ad un prezzo maggiore, ciò consente ai capitalisti di ottenere un profitto. Lo stato moderno è costituito da un complesso di istituzioni la cui forma è emersa grazie a un lungo processo. Dal punto di vista politico l'Europa medievale era frammentata; fino al 1490 erano 500 le unità politiche europee, cifra ridotta a soli 25. Secondo Tilly i sovrani e signori si sarebbero dotati di mezzi per combattere i nemici esterni e difendersi dalle loro minacce e questa esigenza li costrinse a trovare il modo per procurarsi le risorse utili, attingendo dalle stesse popolazioni. L'organizzazione politica interna è mutata nel corso del tempo e da regione a regione. Tra il 15º e il 18º secolo Francia, Austria, Prussia e Spagna furono governati da un regime assolutista. La sua caratteristica era la crescente concentrazione di potere nelle mani del sovrano, potere che si impegnava ad esercitare in modo uniforme su tutto il territorio.

Nell'Europa medievale la chiesa era un'istituzione centrale del potere simbolico, deteneva il monopolio della produzione e diffusione dei simboli religiosi. In seguito al crollo dell'impero romano fu la chiesa a continuare a fornire una cornice normativa. Nelle prime fasi del processo di formazione degli stati europei le alleanze tra elite religiose e politiche erano tutt'altro che rare. I vescovi aiutavano i signori a mantenere sotto controllo i loro territori e questi si appellavano alla dottrina religiosa per rafforzare la propria autorità. Il papato contribuiva a regolare i rapporti tra gli stati. Con l'inizio del protestantesimo il monopolio della chiesa cominciò a sfaldarsi.

Comunicazione e nascita della stampa

La nascita dell'industria dei media come base del potere simbolico nasce nel 15º secolo. Lo sviluppo delle tipografie rientra nel processo di crescita dell'economia capitalistica nell'Europa. La nascita dell'industria editoriale ha rappresentato la nascita di nuovi centri e nuove reti di potere simbolico, fuori dal controllo diretto della chiesa e dello stato. I primi tipi di carta e le prime tecniche di stampa furono sviluppati in Cina, per scrivere si usava un pennello di capelli, intinto di un inchiostro ricavato dal nerofumo. Nell'8º secolo vennero fondate alcune cartiere a Baghdad e Damasco. Furono i mercanti a portare la carta in Europa. Tra il 1268 e 1276 è stata fondata a Fabriano la prima cartiera italiana. Gutenberg compì i primi esperimenti di stampa nel 1440, sfruttando la tecnica di fusione del metallo mise a punto un metodo che consentiva la produzione di una notevole quantità di caratteri. Egli adottò il tradizionale torchio. La maggior parte dei libri prodotti erano scritti in latino e di contenuto religioso. Le prime tipografie erano imprese commerciali organizzate secondo modelli capitalistici. Le imprese editoriali che nacquero in Europa erano anche istituzioni culturali, luoghi d'incontro per ecclesiastici e studiosi. La nascita dell'industria editoriale aveva creato nuovi centri di potere simbolico che restavano indipendenti dal potere politico esercitato dalla chiesa e dallo stato. La chiesa non poté controllare l'attività editoriale come faceva con gli amanuensi e alla fine del 15º secolo tentò di distruggere parte dei materiali stampati. Poiché crebbe il numero dei libri banditi la chiesa decise di compilare un indice, l'Index librorum prohibitorum. Con la diffusione della stampa comparvero molte edizioni delle opere classiche e ciò incoraggiò un crescente interesse per l'antichità. Ha inoltre consentito la diffusione dei dati relativi al mondo naturale e sociale, come la medicina, anatomia, geografia, ecc. Gli editori orientarono la loro produzione verso la popolazione nazionale in grado di leggere lingue volgari; per un certo periodo il francese divenne la lingua degli studiosi, ma nel ventesimo secolo prese il sopravvento l'inglese.

La nascita del commercio delle notizie

Lo sviluppo della stampa ha consentito la nascita di una varietà di pubblicazioni di carattere politico e commerciale. Prima della stampa funzionavano diverse reti di comunicazione tra cui la rete creata dalla chiesa che consentiva al papato di mantenere un contatto con le autorità ecclesiastiche e le elite politiche. Reti create da autorità politiche che consentivano la comunicazione sia all'interno del territorio sia tra stati diversi legati da rapporti diplomatici. Altre reti costituite grazie all'espansione delle attività commerciali, infine quelle create dai mercanti e venditori ambulanti.

Due sviluppi importanti: alcuni stati si dotarono di un servizio postale ordinario; l'utilizzo della stampa per la produzione e diffusione di notizie. Con la stampa apparirono volantini e opuscoli che venivano pubblicati su richiesta di particolari individui e uscivano irregolarmente; ciò assicurava agli individui una fonte di informazioni preziosa su eventi accaduti in luoghi lontani. Il primo giornale uscì ad Amsterdam nel 1620, usciva di frequente assicurando una informazione regolare sulla guerra dei trent'anni. Nel 1586 un decreto del tribunale della corona aveva istituito delle censure che limitavano il numero di stampatori. Nel 1641 apparvero 3 settimanali di politica, era un periodo di libera attività editoriale. Le autorità politiche hanno cercato di esercitare un controllo sui giornali attraverso le tasse. Gli Stamp Acts furono oggetto di dure contestazioni e si trasformarono nel bersaglio delle lotte per la libertà di stampa.

La teoria della sfera pubblica

Habermas sostiene che lo sviluppo del capitalismo mercantile ha creato un nuovo tipo di sfera pubblica. Cominciò a mutare il significato dei termini autorità pubblica (attività del sistema statale, sistema caratterizzato dalla separazione dei poteri e dal monopolio). Emerse anche la società civile, ambito delle relazioni economiche private. Secondo Habermas nello spazio di queste due categorie si formò una nuova sfera pubblica, composta da privati cittadini riuniti per discutere le regole della società civile. Critiche a Habermas: concentrando l'attenzione sulla sfera pubblica borghese si trascura l'importanza delle altre forme di attività come i movimenti popolari della prima modernità. Non solo la stampa periodica fu importante per la sfera pubblica ma anche i manifesti e i libri. Anche se la sfera pubblica aveva il principio dell'accesso universale, ne facevano parte solo individui.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Amoon di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Buonanno Milly.
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