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pluralismo della legge Mammì non possono considerarsi soddisfacenti, infatti la sentenza n. 420/1994 la

dichiara costituzionalmente illegittima.

Nel 1996 il ministro Maccanico presentò al Senato due disegni di legge che nel 1997 si trasformarono

nella legge n. 249/1997 riguardante l’Istituzione dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni

AGCOM e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo. Per la prima volta viene istituita

un autorità che esercita le proprie funzioni sia sulla radiotelevisione che sulle telecomunicazioni ma

soprattutto vengono stabilite nuove norme antitrust: limiti in riferimento sia al numero massimo di reti

controllabili da un solo soggetto (limite dimensionale da 3 a 2, 20% reti) sia ai tetti di risorse acquisibili

da un solo soggetto (limite economico 30%).

Sul finire degli anni ’90 sarà l’apertura al nuovo mercato digitale a caratterizzare le successive vicende

legislative del settore radiotelevisivo. Il legislatore con la legge n. 66/2001 sancisce il passaggio

definitivo dal sistema di trasmissione analogico a quello digitale (“switch off”) entro la fine del 2006;

viene fissato il termine del 31 dicembre 2002 per l’approvazione del Piano nazionale di assegnazione

delle frequenze da parte dell’AGCOM.

Con la sentenza n. 466/2002 la Corte sancisce l’illegittimità costituzionale della legge Maccanico e

attraverso una sentenza di tipo “additivo”, la Corte viene ad individuare nella data 31 dicembre 2003 il

termine utile per il trasferimento al digitale.

Il Presidente della Repubblica Ciampi, richiama all’attenzione del Parlamento le indicazione fornite dalla

Corte nel corso egli anni; egli ritiene che occorre una legge di sistema che provveda: alla difesa dei

diritti fondamentali degli individui e delle imprese adeguati alle nuove caratteristiche della

comunicazione e dell’informazione, e alla previsione di una disciplina antitrust in linea con le nuove

tecnologie e le nuove dimensioni dei mercati.

A seguito di un iter travagliato, nel 2004 il Senato da via libera alla legge sul riordino del sistema

radiotelevisivo con la legge n. 112/2004 conosciuta come Legge Gasparri. La legge opera una distinzione

tra: -“operatori di rete” (titolari del diritto di installazione, esercizio e fornitura delle reti di

comunicazione elettronica e di impianti di messa in onda) -“fornitori di contenuti” (soggetti che hanno la

responsabilità editoriale dei programmi televisivi e radiofonici) –“fornitori di servizi” (soggetti che

forniscono servizio al pubblico mediante l’abilitazione alla visione dei programmi).

Una seconda parte della legge ha oggetto il servizio pubblico generale radiotelevisivo, puntando ad una

privatizzazione delle società pubbliche: il consiglio di amministrazione della RAI dovrà in futuro essere

nominato dall’assemblea di soci.

Una terza parte introduce una serie di principi in materia radiotelevisiva in ambito locale, la legge fissa

una serie di obblighi per l’acquisto di spazi di comunicazione sulle reti locali.

Una quarta parte riguarda la tutela della concorrenza e del mercato, in cui sono contenute limitazioni e

divieti per evitare la formazione di situazioni di concentrazione e abusi nel mercato radiotelevisivo: uno

stesso fornitore di contenuti non può essere titolare di autorizzazioni che consentono di diffondere più

del 20% del totale dei programmi televisivi; in più i soggetti tenuti all’iscrizione nel registro degli

operatori di comunicazione non possono conseguire ricavi superiori al 20% dei ricavi complessivi del

sistema integrato delle comunicazioni.

Una parte specifica della legge riguarda la tutela dei minori nella programmazione televisiva ed infine la

legge Gasparri contiene una serie di disposizioni riguardanti la transizione al digitale.

Attraverso il d. lgs. n. 177/2005 si arriva alla stesura del “Testo unico della radiotelevisione”: uno

strumento attraverso il quale vengono raccolte tutte le normative del settore. Il nuovo Codice, che si

aggiunge a quello sulle comunicazioni elettroniche, mette ordine 30 anni di interventi legislativi, di

giurisprudenza costituzionale e di delibere dell'Autorità per le Comunicazioni. Il Testo unico è

composto di dieci titoli: il provvedimento definisce anzitutto i principi della materia, vengono poi

indicati i soggetti che costituiscono gli organi di governo della materia della radiodiffusione: Ministero

delle Comunicazioni, Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, Presidenza del Consiglio dei Ministri,

Commissione parlamentare per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, Garante per la protezione dei dati

personali, Autorità garante per la concorrenza, ed infine le Sanzioni previste.

Alla luce del Nuovo testo Unico 2010 appaiono gli obblighi dei fornitori dei servizi media-audiovisivi,

caratterizzato da:

- Diritto di rettifica (Chiunque si ritenga leso nei suoi interessi morali, ha diritto di chiedere al

fornitore di servizi media audiovisivi lineari, che sia trasmessa apposita rettifica. La rettifica è

effettuata entro quarantotto ore dalla ricezione della relativa richiesta, trascorso questo termine

senza che la rettifica sia stata effettuata, l'interessato può trasmettere la richiesta al Garante.

Nel caso in cui l’emittente, televisiva o radiofonica, ritengano che non ricorrono le condizioni per la

trasmissione della rettifica, sottopongono entro il giorno successivo alla richiesta la questione al

Garante che si pronuncia nel termine di cinque giorni).

-Tutela dei minori (Sono vietate le trasmissioni e messaggi pubblicitari che, anche in relazione all'orario

di diffusione, possono nuocere allo sviluppo fisico, psichico o morale dei minori o che presentano scene

di violenza gratuita o pornografiche)

- Quote europee (Obbligo per i fornitori di servizi media audiovisivi, di riservare alle opere europee la

maggior parte del loro tempo di trasmissione, tutte le emittenti tv, compresa la pay-per-view, riservano

ogni anno almeno il 10 % del tempo di diffusione a opere europee, incluse opere cinematografiche

italiane RAI 20%)

- Limiti alla pubblicità [ -Revisione comunitaria (La direttiva SMAV conferma i seguenti principi in

materia pubblicitaria:vincoli relativi a riconoscibilità e distinguibilità del messaggio pubblicitario

rispetto al resto della programmazione e uso “eccezionale” degli spot pubblicitari e di televendita

isolati) –Modalità di inserimento della pubblicità nel TU (Il principio della separazione, dei blocchi, limiti

alle interruzioni e di affollamento)].

Le telecomunicazioni (VIII cap.)

Il punto di partenza da cui avviare una trattazione sulle telecomunicazioni è l’art. 15 cost. in cui si

afferma la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione. A

differenza dell’art. 21, dove le espressioni si riferiscono a una generalità di soggetti indeterminata,

l’art. 15 fa riferimento a destinatari individuati e specifici. Per telecomunicazioni il diritto

internazionale intende ogni emissione, trasmissione o ricezione di segnali, scritti, immagini o di

informazioni di qualsiasi natura per mezzo di filo, ottica o qualsiasi altro sistema elettromagnetico.

L’attività delle telecomunicazioni soddisfa un bisogno essenziale della collettività, favorendo il

miglioramento delle condizioni fisiche, economiche e intellettuali delle persone; si assiste alla piena

coincidenza tra servizio pubblico e gestione pubblica. A partire dai Lavori pubblici del 1881 e 1883,

proseguendo con la disciplina del Codice postale e delle telecomunicazioni del ’36, fino alla

regolamentazione del nuovo Codice postale del ‘73, i servizi di telecomunicazione sono considerati

appartenenti in via esclusiva allo Stato. Ciò non ha comunque impedito che nel nostro paese l’attività di

telecomunicazione sia svolta attraverso una gestione diretta e forme di gestione indirette attraverso

l’affidamento in concessione (come la SIP, in questo caso le concessioni venivano attribuite dal

Ministero delle poste e delle telecomunicazioni in base a procedure abbastanza complesse).

La prima stagione di liberalizzazione si apre con la direttiva 88/301 del ’88 con cui vengono aboliti i

diritti speciali ed esclusivi relativi all’importazione e commercializzazione delle apparecchiature di

telecomunicazione.

Si prosegue con le direttive 90/387/388 del ’90 in cui il legislatore fissa la fondamentale separazione

tra gestione delle reti di telecomunicazione ed erogazione dei contenuti; con la distinzione tra servizi

di base (riservati) e servizi a valore aggiunto (liberalizzati).

Sul piano nazionale le leggi del ’96 e ’97, introducono un nuovo regime di libertà di accesso e

concorrenza nelle reti e nei servizi di telecomunicazione attraverso i criteri di obbiettività,

trasparenza, non discriminazione e proporzionalità.

All’inizio del 21esimo sec. i destini giuridici delle telecomunicazioni e della radiotelevisione tornano ad

incrociarsi: da un punto di vista economico questo fenomeno si spiega con l’innovazione della fibra ottica

con una notevole riduzione dei costi della trasmissione a lunga distanza. Nasce così con il d. lgs. n.

259/2003 il “Codice delle comunicazioni elettroniche”, attraverso la convergenza tra i settori della

telecomunicazione, radiotelevisione ed informatica.

In questo contesto si inserisce la Communications Review ’99, con l’intenzione di stabilire un nuovo

quadro normativo del settore; con obiettivi politici quali: promuovere e mantenere un mercato europeo

aperto e competitivo dei servizi di comunicazione e consolidare il mercato europeo. Alla base di questo

progetto si pone la “neutralità tecnologica”: non si deve imporre, ne favorire l’uso di un particolare tipo

di tecnologia, ma garantire che uno stesso servizio sia soggetto a norme equivalenti. Questo progetto è

costituito da 5 direttive comunitarie:

- Direttiva quadro (n. 21/2002): è rivolta a creare un quadro normativo comune per le reti e i servizi di

comunicazione elettronica. Le principali caratteristiche sono: “Snellimento regolazione pubblicistica ex

ante” (Definizione di nuovi mercati e procedure per l’analisi e Notificazione degli operatori con notevole

forza di mercato), “Separazione delle funzioni di regolamentazione dalle funzioni operative” (viene

imposto agli Stati membri di garantire l’indipendenza dalle autorità nazionali), “Regole per la gestione

delle risorse scarse” (gestione delle radiofrequenze e numerazioni).

- Direttiva accesso (n. 19/2002): disciplina l’accesso alle risorse, ai servizi e alle reti di altre imprese a

determinate condizioni, al fine di fornire servizi di comunicazione elettronica. La finalità di questa

normativa è quindi, quella di fissare un quadro normativo che stimoli la concorrenza tra i soggetti che

operano nel settore.

- Direttiva autorizzazioni (n. 20/2002): intende realizzare una regolazione dei titoli e delle procedure

che consentono l’accesso al mercato delle comunicazioni elettroniche (diritti d’uso di frequenze e di

numeri e contributi per i diritti d’uso).

- Direttiva servizio universale (n. 22/2002): individua una lista di servizi che gli stati devono mettere a

disposizione di tutti i loro cittadini ad un prezzo abbordabile (accesso alla rete telefonica pubblica da

postazione fissa, elenco per gli abbonati e misure per utenti disabili).

- Direttiva trattamento dati personali (n. 58/2002): bisogna fornire pari livello di tutela dei dati

personali e della vita privata degli utenti dei servizi di comunicazione elettronica, indipendentemente

dalle tecnologie impiegate.

La disciplina di Internet (IX cap.)

L’innovazione fondamentale che ha dato il via alla rivoluzione tecnologica, è rappresentata dalla

cosiddetta telematica, ossia l’applicazione dell’informatica alle telecomunicazioni. Ci troviamo quindi di

fronte ad un fenomeno che ha una dimensione transnazionale e delocalizzato, che presenta contenuti

perennemente in evoluzione, un fenomeno fortemente pluralista, aperto e libero nell’accesso.

Internet rompe tutte le convenzioni che consentono una sua regolamentazione, costringe i giuristi a

mettere da parte le categorie tradizionali e a costruire una disciplina specifica opportunamente

ritagliata alle sue esigenze multiformi.

Una protezione indiretta di Internet deriva sia dall’art. 21 (“ogni altro mezzo di comunicazione”) e sia

dall’art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà

fondamentali. In linea generale possiamo affermare che ricadranno all’interno della protezione dell’art.

21 tutte le forme di espressione (compresa la navigazione) caratterizzate dalla volontà dell’autore di

comunicare apertamente il proprio pensiero ad un numero indeterminato di destinatari.

Accanto a queste questioni fondamentali, vanno ricordate le numerose forme di comunicazione

utilizzate in rete dai non giornalisti (news group e blog). In questi casi si prevede la presenza di

“moderatori” che analizza i messaggi in arrivo e cancella quelli non coerenti per forma o contenuto;

l’accesso ai news group è reso possibile dal news server (un computer collocato al centro della rete che

mette a disposizione degli utenti internet, uno spazio di discussione).

Internet, non è uno spazio sottoposto alla sovranità territoriale di uno Stato in particolare; ciò richiede

criteri condivisi e accettati dagli ordinamenti:

- Diritto nazionale applicabile: il caso Yahoo (aste di materiale nazista in Francia) testimonia

efficacemente la difficoltà di individuare il diritto nazionale applicabile e la necessità di avviare

accordi e patti tra Stati.

- Il giudice competente: individuazione di un giudice territorialmente competente verso quei reati

commessi mediante Internet.

- Il giudice interno competente in tema di diffamazione

I soggetti sui quali tradizionalmente viene fatta ricadere la responsabilità sono:

- “Access providers”: (fornitori di accesso alla rete, coloro che mettono a disposizione l’accesso ad una

rete)

- “Service providers”: (fornitori di servizi, coloro che procurano al pubblico servizi di comunicazione)

- “Content providers”: (fornitori di contenuto, coloro che garantiscono al pubblico informazioni che

attraversano la rete).

La giurisprudenza europea parte da una posizione equilibrata in tema di responsabilità soggettiva, che

tende a preservare la figura dell’Internet service provider ISP, escludendone la responsabilità sulla

base dell’impossibilità di controllare i materiali in circolazione in rete. Nel corso degli anni, tuttavia la

giurisprudenza manifesta un atteggiamento più vigoroso nei confronti del provider nel caso non

intervenga per prevenire o evitare l’illecito. La direttiva europea sul commercio elettronico ritiene

infatti che la responsabilità dei prestatori di servizi nelle società d’informazione, dovrebbe essere

limitata, allo scopo di evitare che costoro diventino il punto di convergenza di innumerevoli richieste di

risarcimento.

Riservatezza e privacy (X cap.)

Nella nostra Carta costituzionale, non esistono riferimenti espliciti verso questo diritto, ma è possibile

trarre alcune indicazioni dalla lettura in particolare degli artt. 14 (protezione del domicilio), 15

(segretezza della corrispondenza) e 13 (libertà personale). La riservatezza ha la caratteristica di

essere uno tra i diritti più difficili da definire: appare da un lato come diritto del singolo al controllo

sulle informazioni che lo riguardano, dall’altro come diritto di auto-escludersi dagli altri e da ogni sorta

di informazione.

I concetti di riservatezza e privacy non sono sovrapponibili: per privacy si intende la possibilità di

decidere se portare o meno alla conoscenza degli altri i pensieri e le opinioni personali.

Questo tema è infatti stato affrontato in più occasioni, specialmente a partire dagli anni ’50; i primi

casi giudiziari di violazione della privacy riguardano persone note (il film di Enrico Caruso, il grande

amore tra il Duce e Claretta Petacci). Solo nel 1975 anche la Corte di cassazione ammette l’esistenza

nel nostro ordinamento di un diritto alla riservatezza: la tutela di quelle situazioni e vicende

strettamente personali le quali non hanno per i terzi un interesse socialmente apprezzabile.

A livello europeo il nostro paese è stato il penultimo a dotarsi di una normativa sulla riservatezza. Gli

ultimi anni hanno visto individui, beni e servizi circolare rapidamente diviene quindi cruciale la

protezione dei dati che viaggiano insieme ad essi. L’UE si occupa dell’argomento con la direttiva 95/46

riguardante il trattamento dei dati personali e la libera circolazione degli stessi.

In Italia occorre aspettare il 1996 per vedere codificati i principi relativi alla riservatezza attraverso

la legge n. 675/1996, intitolata “Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamenti dei dati

personali”. La legge italiana 675/1996 è una tra quelle modellate sul paradigma della direttiva europea:

la peculiarità del caso italiano risiede proprio nell’essere passato da uno stato di completa assenza di

norme del settore ad una tutela praticamente onnicomprensiva. Questa legge permette al cittadino di

sapere quali sono le informazioni che lo riguardano e in quali banche dati sono custodite; alcune

modifiche sono state apportate contenute nella legge 676/1996. Queste modifiche sono state recepite

nel Testo unico entrato in vigore nel 2004.

Il Testo Unico, denominato “Codice per la protezione dei dati personali”, rappresenta la prima

esperienza di codificazione e coordinamento delle innumerevoli disposizioni riguardanti la privacy. Il

Codice è articolato in tre parti: -disposizioni generali, -specifici settori e –tutela amministrativa e

giurisdizionale. Il Codice garantisce che il trattamento dei dati personali si svolge nel rispetto dei

diritti e delle libertà fondamentali, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale

e al diritto di protezione dei dati personali.

L’art. 4 del d. lgs n. 196/2003 specifica ciò che rappresenta l’oggetto del trattamento (dove per

“trattamento” si intende qualunque operazione, effettuati anche senza l'ausilio di strumenti elettronici,

concernenti la raccolta, la registrazione, l'organizzazione, la conservazione e la distruzione di dati) :

- “dato personale": qualunque informazione relativa a persona fisica, ente od associazione, identificati o

identificabili anche indirettamente

- “dati identificativi”: si fa riferimento ai dati personali che permettono l’identificazione diretta

dell’interessato

- “dati sensibili”: i dati idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche

o di altro genere, le opinioni politiche, nonché lo stato di salute e la vita sessuale.

Infine è importante ricordare, in relazione al trattamento, la differenza tra due modalità di

divulgazione dei dati: - “comunicazione”: consiste nel dare conoscenza dei dati personali a uno o più

soggetti determinati in qualunque forma e -“diffusione”: si produce nel portare a conoscenza di

soggetti indeterminati i dati personali.

L’art. 23 del Codice fa riferimento al “consenso” dell’interessato al trattamento dei dati che lo

riguardano. Il consenso deve essere prestato liberamente, in forma specifica e documentato per

iscritto, inoltre devono essere fornite adeguate spiegazioni sulla raccolta dei dati, il tipo di

informazioni raccolte e i fini dell’utilizzazione.

I soggetti che intervengono nel trattamento dei dati sono:

- "titolare": la persona fisica, la pubblica amministrazione e qualsiasi altro ente, cui competono le

decisioni in ordine alle finalità, alle modalità del trattamento di dati personali e agli strumenti

utilizzati, compreso il profilo della sicurezza

- "responsabile": la persona fisica, la pubblica amministrazione e qualsiasi altro ente, preposti dal

titolare al trattamento di dati personali

- "incaricati", le persone fisiche autorizzate a compiere operazioni di trattamento, dal titolare o dal

responsabile

- interessato": la persona fisica, l'ente o l'associazione cui si riferiscono i dati personali

- “Garante per la protezione dei dati personali”: opera in piena autonomia con indipendenza di giudizio e

valutazione le sue funzioni spaziano dalla vigilanza e controllo fino alla regolazione.

Di particolare interesse è la deroga per il trattamento effettuato nell’esercizio dell’attività

giornalistica. Con l’approvazione del “Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali

nell'esercizio dell'attività giornalistica”, l’operatore che raccoglie informazioni dovrà limitarsi a

rendere nota la propria identità, la propria professione e le finalità della raccolta. Il giornalista quindi

non è tenuto a fornire altri elementi ed è espressamente previsto che egli possa conservare i dati

raccolti per tutto il tempo necessario.

L’informazione e la comunicazione delle pubbliche amministrazioni (XI cap.)

Lo Stato è un gigantesco sistema di informazioni e comunicazioni che raccoglie, immagazzina ed elabora

dati; le pubbliche amministrazioni (territoriali, funzionali o indipendenti) detengono, diffondono e

trattano dati e informazioni di ogni genere.

Le finalità per cui le informazioni sono diffuse si differenziano tra:

- Comunicazione pubblica: ci si riferisce a quella attività che intende indurre comportamenti, far i

modo che la diffusione di determinate informazioni produca azioni conseguenti; la comunicazione mira a

condizionare la realtà e le condotte dei soggetti a cui si rivolge, essa innesca un rapporto bidirezionale

di scambio informativo tra emittente e ricevente.

- Informazione pubblica: mira a dare forma alla realtà, attraverso la rappresentazione che di essa

viene data mediante una notizia.; si basa sulle diffusioni di informazioni di pubblico interesse per

creare conoscenza nei destinatari. Consiste nella trasmissione di conoscenza dall’amministrazione

pubblica al cittadino, quindi si istaura un rapporto unidirezionale tra amministrazione e privati.

L’informazione pubblica si divide in:

-Informazione strumentale: è il fine assegnato alla PA, si basa sul perseguimento di una diversa finalità,

per la realizzazione della quale è necessario disporre di determinate informazioni che vengono raccolte

ed organizzate dall’amministrazione

-Informazione non strumentale: è il fine della PA, si basa sulla raccolta delle informazioni.

Comunicazione e informazione, hanno in comune il carattere di “Funzione pubblica”: attività mediante la

quale si persegue un fine pubblico, per cui sono richieste -funzioni specialistiche (richiedono

professionalità e strutture specifiche) e –“Funzioni diffuse”.

Esistono informazioni diffuse alla collettività per creare una certezza o presunzione legale di

conoscenza come nel caso della “Pubblicità”: la conoscibilità di un determinato dato da parte di chiunque

vi abbia interesse (Gazzetta ufficiale in bollettini, l’affissione nell’albo pretorio e pubblicazione

on-line).

Esistono altre informazioni non diffuse, ma messa a disposizione per gli interessati, a quei soggetti

portatori di un interesse giuridicamente tutelato; è il caso del “Diritto di accesso” ai documenti

amministrativi.

La crescente attenzione al tema della comunicazione e informazione pubblica, è favorita

dall’affermazione delle nuove tecnologie e dallo sviluppo della Società dell’informazione. Il ruolo delle

pubbliche amministrazioni varia a seconda di una posizione -“astensionista” da parte dei soggetti

pubblici (Diritto di accesso), -volta a sviluppare una diffusione attiva delle informazioni (in questo caso

le informazioni devono avere criteri di: qualità, affidabilità e integrità).

Il valore della comunicazione tra PA e privati, viene posta in risalto a partire dagli anni ’90, con

l’affermarsi del principio di trasparenza:

Le norme sulla “Partecipazione procedimentale” non sono altro che una specifica attuazione di questo

principio; infatti attraverso questa partecipazione il cittadino è in grado non solo di conoscere l’azione

dell’amministrazione, ma anche di modificarne lo sviluppo e quindi l’esito.

Un altro principio della comunicazione tra PA e privati, risulta essere l’istituzione degli “Uffici per le

relazioni con il pubblico” URP; strutture all’interno delle quali vengono svolti importantissimi compiti

come: informazione amministrativa, realizzazione del principio di partecipazione, verifiche e ricerche

tra i cittadini in modo da migliorare l’organizzazione pubblica e promozione di iniziative rivolte al

miglioramento dei servizi.

Infine troviamo il “Codice di comportamento dei pubblici dipendenti” caratterizzato dai doveri di

collaborazione con i cittadini, del loro adeguato ascolto e massima chiarezza nella comunicazione scritta

e orale.

Le funzioni di informazione e comunicazione sono disciplinate dalla legge n. 150/2000: per informazione

e comunicazione si intende ogni attività svolte dalla PA che sia finalizzata a illustrare e favorire: la

conoscenza delle disposizioni normative, le attività delle istituzioni e il loro funzionamento e diffondere

conoscenze sui temi di rilevante interesse pubblico; tutte queste attività possono essere con ogni

mezzo di trasmissione idoneo e con ogni modalità ritenuta necessaria. Ricordiamo che spetta al

Consiglio dei Ministri determinare messaggi di utilità pubblica che vengono trasmessi a titolo gratuito.

Bisogna distinguere quindi che al concetto di “informazione” viene ricondotta l’attività di trasmissione

di notizie attraverso stampa e altri mezzi di comunicazione di massa :[le attività di informazione si

realizzano attraverso il “Portavoce” (soggetto che opera in collaborazione con il vertice

dell’amministrazione, curando i rapporti politici-istituzionali con gli organi di informazione) e attraverso

l’ “Ufficio Stampa” (svolge un’attività comunicativa indirizzata prevalentemente ai mezzi di

informazione di massa, la scelta di costituire o meno questo ufficio spetta all’organo deliberativo

dell’amministrazione)]; mentre al concetto di “comunicazione” ci si riferisce a tutte le restanti attività

informative rivolte ai cittadini e agli altri enti; le attività di comunicazione vengono svolte dal “Ufficio

per le relazioni con il pubblico” URP ( è necessariamente presente in ogni amministrazione pubblica, i

suoi funzionari devono avere una qualifica dirigenziale o comunque titoli di studio idoneo.

Con il termine E-government si fa riferimento all’ammodernamento del AP sotto il profilo tecnico e

giuridico, grazie all’introduzione e applicazione delle nuove tecnologie. I suoi principi quindi risulteranno

essere: -fruibilità (le informazioni e i servizi devono essere organizzati in maniera da garantire

massima fruibilità) e –accessibilità (qualunque utente può accedere ai suoi servizi).


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AUTORE

Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto dei mezzi di comunicazione. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Fonti del diritto (Premessa), Libertà di manifestazione del pensiero e diritti della persona (I cap.), Le libertà di informazione nel quadro costituzionale e i limiti alle libertà di manifestazione del pensiero (II-III cap.), ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Scannicchio Nicola.

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