METODOLOGIE BIOCHIMICHE
- Unità di misure delle concentrazioni: mole, molarità, ecc.
- Acidità e basicità, pH, soluzioni tampone
- Nozioni basi di chimica organica: gruppi di sostanze organiche, gruppi
funzionali
- Nozioni basi di biochimica strutturale: molecole di interesse biologico e
macromolecole biologiche: struttura proprietà e funzioni
Lez. 1b
ExPASy (Expert Protein Analysis System) server per analisi di sequenze proteiche
da cui si possono ricavare molte informazioni
Nuove discipline approccio olistico: approccio che tende a guardare nell’insieme un
determinato aspetto degli organismi genomica, trascrittomica, proteomica,
metabolomica. Queste discipline vengono chiamate anche “omics”. Anche
epigenomics: microbiomics:
come le molecole modificano l’attività genica; studio dei
genomi complessivi di tutti i microrganismi.
Scelta del metodo analitico: diverse scelte bisogna considerare parametri quali
precisione, accuratezza e limite di rilevamento dei vari metodi analitici; presenza nel
campione di altri componenti che possono interferire con l’analisi; costo potenziale del
metodo; possibili pericoli e rischi; metodo di riferimento riportato in letteratura o
preferenza personale.
Come si esprime la CONCENTRAZIONE
- Peso [massa] per unità di volume (p/v o w/v; [m]/v);
- se la sostanza è un solido in una massa solida si usa Peso [massa] per unità di
peso [massa] (p/p; [m]/[m];
- se si tratta di un liquido in una soluzione si usa volume per unità di volume
(v/v);
- percentuale in peso o in volume:
10% p/v= 10g in 100 mL di soluzione
10% v/v = 10mL in 100 mL di soluzione (questa è ad esempio la misura della
gradazione alcolica delle bevande alcoliche)
- molarità M = mol/L o i suoi sottomultipli mM = mmol/L; μM = μmol/L
-6
1μM = 0,001 mM = 10 M
1mM = 0,001 M
Molto spesso i biochimici hanno a che fare con concentrazioni molto diluite,
come gli enzimi o i loro substrati, vengono definiti da concentrazioni
micromolari (μM) o millimolari (mM)
- massa molecolare (u.m.a., Da, kDa, g/mol) vs massa molecolare relativa
(M , adimensionale)
r
- Parti per milione (ppm) e parti per miliardo (ppb):
Significa il n° di parti presenti in una miscela, rispetto a un milione o miliardo di
parti della stessa miscela espressi nella stessa unità di misura. Quindi:
1 ppm = 1 mg/kg
1 ppb = 1 mg/t = 1μg/kg
Per soluzioni acquose, se la densità è circa 1 kg/L o circa 1 mg/mL (nel caso di
soluzioni diluite!):
1 ppm = 1 mg/L
1 ppb = 1 μg/L
Queste unità di misura si usano particolarmente nelle sostanze inquinanti aeree
disperse, in queste:
3aria
1m = 1kg 3aria
1ppm = 1mg/m
3aria
1ppb = 1μg/m
Preparazione di soluzioni
Se noi abbiamo delle sstanze solide, la domanda di solito è quanti grammi devo
pesare per preparare un volume noto di una soluzione avente un cerca
concentrazione?
L’equazione da usare è:
quantità da pesare = (concentrazione) x (volume) x (peso molecolare)
grammi (g) = M (moli/L) x L x g/mole
(se dobbiamo preparare una soluzione diluita potremmo avere a che fare con
milligrammi) milligrammi (mg) = mM (millimoli/L) x L x mg/millimole
(se devo preparare un volume molto basso) milligrammi (mg) = M (millimoli/mL) x mL
x mg/millimole
Un altro sistema per preparare le soluzioni è quello di avere già delle soluzioni
“stock” o “madri” hanno una concentrazione maggiore di quella che si deve
utilizzare, è quindi necessario diluirla come effettuare le diluizioni:
C x V = C x V = quantità di materia (moli, grammi)
iniz iniz fin fin
Di solito l’incognita è il volume iniziale, cioè quel numero che risponde alla domanda
quanti mL (o L) di una soluzione 5M di NaCl devo utilizzare per preparare 1L di una
soluzione 1M?
FATTORE DI DILUIZIONE = F = C /C = V /V è sempre un numero
d iniz fin fin iniz
maggiore di 1
La FORZA IONICA: dipende dalla concentrazione, ma è qualcosa di differente è
definita come la sommatoria di tutte le contrazione di tutti gli ioni presenti in una
soluzione, ciascuna moltiplicata per la carica dello ione elevata al quadrato, il tutto
diviso 2.
È importante perché dalla forza ionica dipendono le interazioni di tipo ionico
un’elevata forza ionica sfavorisce le interazioni ioniche e favorisce le interazioni
idrofobiche (importante nei processi di purificazione delle proteine e per l’effettuazione
di esperimenti in campo isochimico, esempio la funzionalità degli enzimi può essere
influenzata dalla forza ionica). La forza ionica non è la stessa cosa della
concentrazione perché dipende dalla carica degli ioni e dagli ioni stessi, non dalle
molecole.
Esempio: calcolare la forza ionica di una soluzione 1M di NaCl (sale ionico che si
+ -
dissocia completamente in acqua a dare Na e Cl , entrambi ioni con una carica singola
+ -
e che hanno una concentrazione pari a quella del sale, quindi 1M Na e 1M Cl )
in questo caso corrisponde alla concentrazione, ma
non è sempre così
Se analizziamo un sale come l’ammonio solfato (NH ) SO , questo si scinde
4 2 4
4+ 42-
completamente in H O a dare ione ammonio 2NH e ione solfato SO , ma il rapporto
2
stechiometrico tra ione ammonio e sale è 2, quindi
vuol dire che a parità di concentrazione un sale come l’ammonio solfato fornisce
una forza ionica molto maggiore rispetto all’NaCl
Differenza tra attività e concentrazione attività e coefficienti di attività
Quando abbiamo a che fare con soluzioni diluite la differenza tra attività e
concentrazione è trascurabile dal pdv pratico. Però, in alcuni casi, come ad esempio
negli acidi concentrati (acidi deboli) c’è una gamma (coefficiente di attività) che
può discostarsi da 1 e quindi l’attività, che è la concentrazione attiva della sostanza
in soluzione, non corrisponde proprio alla sua concentrazione, perché c’è il coefficiente
di attività che è sempre minore di 1 e a volte può essere significativamente minore di
1.
Lez. 2a
pH e SOLUZIONI TAMPONE
ionizzazione dell’acqua e pH
Il pH indica il grado di acidità di una soluzione, la definizione deriva dall’equilibrio
acido base dove si ha che in acqua un donatore di protoni cede il suo protone
all’acqua (si dissocia) e diventa una base coniugata. Questo equilibrio è regolato dalla
costante di equilibrio (costante di dissociazione).
Soluzione tampone una soluzione tampone ha la capacità di “tamponare” le
variazioni di pH di una soluzione in seguito all’aggiunta di un acido o di una base forte.
Una soluzione tampone è composta da:
- Un acido debole in presenza di un suo sale con una base forte
- (oppure) Una base debole in presenza di un suo sale con un acido forte -
Esempio 1: CH COOH e CH COONa (acido acetico e acetato di sodio) [HA] e [A ]
3 3
Esempio 2: NH OH e NH Cl (idrossido di ammonio e cloruro di ammonio) [A] e
4 4
+
[H A]
Equazione di Henderson-Hasselbalch
Si ottiene rimaneggiando l’equazione della costante di dissociazione, definendo il pH e
il Pk .
a
Quindi per un tampone basato su un acido debole. La base
coniugata è la forma ionizzata, mentre la forma acido debole è quella non
ionizzata.
per un tampone formato dall’acido coniugato di una
base debole. la forma non ionizzata è la base coniugata, mentre l’acido
indissocciato è forma ionizzata.
acidi e basi di uso comune come soluzioni tampone: sul valore di pK si basa
a
la capacità tamponante del tampone; in alcuni casi c’è più di un valore perché hanno
più di 1 protone dissociabile. Più la pK è bassa più la sostanza è acida e viceversa.
a
Il valore di pK è così importante perché se guardiamo il grafico che ci mostra la
a +
variazione del pH in funzione degli ioni H aggiunti alla soluzione, vediamo che
l’intorno della zona del pK è quello dove la curva risulta meno pendente e ciò vuol dire
a
che nella zona del punto intermedio (del valore di pK ), è massima la capacità
a
tamponante della soluzione in questo caso all’aggiunta di una quantità pari di acido
(se andiamo verso sx) o di base (se andiamo verso dx), si ha una minore variazione di
pH e vuol dire che quando scegliamo un tampone dobbiamo sceglierne uno tale per
cui il pH desiderato sia più vicino possibile al valore di pK del tampone stesso.
a
Se, ad esempio, vogliamo un tampone con pH=4,9 possiamo selezionare un
acido debole con pK più vicino possibile a tale valore. Il valore di 4,9 si
a -
ottiene poi cambiando il rapporto tra [CH COOH] e [CH COO ], perché 4,9 è
3 3
un pochino più basico di 4,74, quindi bisogna che cambi il rapporto tra le
concentrazioni. In questo caso, il valore di 4,74 indica che il suo intervallo di pH in
cui è efficacie è compreso circa tra 4,2/4,3 e 5,2/5,3.
Metodi di preparazione di un tampone: -
Un tampone è sempre costituito da un acido debole HA e dalla sua base coniugata A
+
oppure da una base debole B e dal suo acido coniugato B . In pratica può essere
preparato in vari modi:
- Si può partire da una soluzione pura dell’acido debole (esempio acido acetico) e
titolare con NaOH (vuol dire che una parte di questo acido viene man mano
salificato a dare acetato di sodio che costituirà la forma indissociata base
debole fino a quando il rapporto dà un pH identico a quello che si vuole
ottenere).
- Posso partire da una soluzione di base debole (esempio idrossido d’ammonio) e
titolare con HCl, in modo da salificare quella parte di base debole necessaria a
far sì che il pH arrivi al valore giusto.
- Se si ha a disposizione una soluzione di acido debole e del suo sale, si possono
mescolare le due soluzioni in modo tale da arrivare al pH desiderato.
- Si procede nello stesso modo se si ha a disposizione una soluzione di base
debole e il suo sale con l’acido forte.
In realtà non si mescola in modo da arrivare esattamente al pH desiderato, ma
si mescola per far sì che si arrivi a circa il pH desiderato e poi il pH finale viene
aggiustato titolando con una componente forte (acido o base a seconde del
tampone che stiamo utilizzando) fino ad arrivare al pH finale corretto.
“Aggiustamento” finale del pH di una soluzione tampone: avviene con l’utilizzo
di un “piaccametro” o “pHmetro”.
Caratteristiche/proprietà che deve avere un tampone utilizzabile nella
ricerca biologica:
- Deve avere una adeguata capacità tamponante nell’intervallo di pH desiderato;
- Deve essere commercialmente disponibile ad un elevato grado di purezza;
- Deve avere un’elevata solubilità in acqua;
- Deve essere chimicamente stabile (non deve essere soggetto a idrolisi o a
degradazione enzimatica);
- Il valore di pH del tampone non deve essere influenzabile da variabili ambientali
o di lavoro (temperatura, concentrazione, forza ionica, composizione del
mezzo). Un tampone molto usato che è il tris ha un pK influenzabile dalla
temperatura;
- Non deve formare complessi insolubili con cationi, importante perché ci sono
alcuni sali che precipitano se vengono messi in presenza con cationi bivalenti
(esempio tampone fosfato messo con Mg, Ca, ecc.);
- Non dovrebbe presentare assorbimento nella regione dell’UV/Vis;
- Non deve essere tossico o nocivo.
Lez. 2b
TECNICHE ELETTROCHIMICHE: si basano sulla misurazione di una differenza di
potenziale o di una corrente elettrica (parametri elettrici), generati grazie a delle
reazioni di ossidoriduzione.
Applicazione di queste tecniche per due scopi specifici: la misura del pH (tramite il
pHmetro) e la misura della concentrazione di ossigeno (tramite l’ossimetro o
ossigrafo).
Cosa sono le reazioni di ossidoriduzione sono reazioni chimiche in cui sono
coinvolte due semi coppie redox. Ognuna di queste è formata da due forme: una
-
forma è l’accettore di e (agisce da ossidante) e una forma è il donatore (agisce da
riducente). Ogni semi coppia redox è definita dal pdv elettrochimico, termodinamico
da un potenziale di ossidoriduzione (potenziale redox, E) = tendenza di un donatore
di elettroni a ridurre il suo accettore coniugato. Per convenzione le semi coppie redox
Ossidante + ne -
vengono scritte sempre verso la direzione della riduzione quindi
Riducente. 0
È importante definire il potenziale redox in condizioni standard E in cui le
due concentrazioni delle forme della semi coppia sono uguali 1M e a 25°C. Di solito si
0 0’
utilizzano i dati tabulati a pH = 7 e in questo caso E diventa E .
Una reazione redox quando due semi coppie reagiscono e trasferiscono gli elettroni
dall’una all’altra. Affinché ciò avvenga una delle due semi coppie deve trovarsi nella
sua forma ridotta e l’altra nella sua forma ossidata la prima deve fungere da
donatore (riducente, che si ossida) e la seconda è l’accettore (ossidante, che si
riduce). Cambiano i numeri di ossidazione.
Per la reazione scritta come sopra (verso direzione della riduzione di B) il potenziale
redox della semi coppia B deve essere maggiore del potenziale redox della semi
coppia A, perché il potenziale redox può essere visto come una tendenza della semi
coppia a rimanere nella sua forma ridotta, quindi la semi coppia B tende di più a
rimanere nella sua forma ridotta che non la semi coppia A. Mettendo insieme A e B, B
che ha una tendenza a ridursi maggiore rispetto ad A, viene ridotta dalla forma ridotta
di A (E > E ). In generale, in una reazione redox gli elettroni passano sempre
B A
dalla semi coppia a potenziale MINORE verso la coppia a potenziale
MAGGIORE.
EQUAZIONE DI NERNST definisce il potenziale di ogni singola semi cella. Il
potenziale reale è definito come E’ (se siamo a pH 7) ed è uguale a:
F = 96480 C (carica di una mole di
elettroni)
n = n° di elettroni scambiati durante la
reazione redox
Relazione tra ΔE e ΔG:
Tutto questo viene sfruttato grazie al fatto che con le reazioni redox possono essere
costruiti due tipi di dispositivi che sono le celle elettrochimiche, a loro volta
suddivise in due categorie: cella galvanica e cella elettrolitica.
Cella galvanica cella in cui l’energia chimica di una reazione redox spontanea
viene sfruttata per generare energia elettrica. Comunemente una serie di celle
galvaniche messe in serie viene definita pila (la prima fu la pila di Volta). Esempio di
ottimazione della pila di Volta una pila Daniel è una cella galvanica basata sulla
reazione redox fra lo zinco e il rame. Le due semi coppie sono zinco/zinco ossidato e
rame/rame ossidato. Funziona sfruttando il fatto che spontaneamente, lo zinco
funziona da donatore di elettroni (si ossida) e il rame funziona da accettore (si riduce).
Se colleghiamo due celle contenenti in una un filamento di zinco e nell’altra un
filamento di rame, immersi in una soluzione con una concentrazione di un sale dello
stesso ione, si forma un flusso di elettroni (dallo zinco al rame). Uno dei due elettrodi si
chiama anodo (elettrodo negativo), mentre l’altro si chiama catodo (elettrodo
positivo). All’anodo avviene sempre una reazione di ossidazione (da zinco metallico
passiamo a zinco ossidato), mentre al catodo sempre una reazione di riduzione (il
rame ossidato prende gli elettroni lasciati dallo zinco e diventa rame metallico).
Cella elettrolitica è una cella galvanica che funziona all’opposto: utilizzo di
energia elettrica per far avvenire una reazione redox che non è spontanea. Abbiamo
un generatore di tensione collegato ai due elettrodi, che si chiamano sempre anodo e
catodo, ma in questo caso il catodo è caricato negativamente perché adesso si
scaricano i cationi (vuol dire che il catione positivo migra verso il catodo negativo e
acquista gli elettroni, cioè avviene riduzione al catodo) e al contrario all’anodo
(positivo) si scaricano gli anioni (nell’esempio l’anione cloruro negativo va verso
l’anodo positivo, cede i suoi elettroni e avviene così la reazione di ossidazione).
Come viene applicato tutto ciò per scopi analitici di laboratorio? Viene applicato in due
gruppi di tecniche principali:
- Potenziometria: usa celle galvaniche, in esso si misura il potenziale tra gli
elettrodi della cella quando l’intensità di corrente all’interno della cella è I=0.
- Voltammetria: usa celle elettrolitiche. Qui c’è un’ulteriore suddivisione: si può
misurare la corrente che passa applicando un potenziale costante
(amperometria), o si può misurare la corrente che passa quando il potenziale
varia ma in modo controllato attraverso un potenziostato, si parla di
polarogradia/voltammetria.
Noi ci concentreremo su: la misura del pH (tecnica di tipo potenziometrico), il pHmetro
misura il potenziale di una cella galvanica quando la corrente è 0;
il consumo di O , la concentrazione di ossigeno (che però visto che varia nel tempo
2
viene misurato il suo consumo), viene misurato tramite una tecnica amperometrica,
cioè andando a misurare la corrente che passa in una cella elettrolitica sottoposta ad
un potenziale esterno costante.
Lez. 2c01
pHmetro: si basa su una tecnica potenziometrica, si usa una cella galvanica in cui
si misura il potenziale tra gli elettrodi quando la I=0 (corrente = 0).
Misurare il potenziale
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