Metodologie 2 – Analisi di bilancio
Prof. Paolo Russo
La dimensione economico-finanziaria nel governo dell’impresa
Capitolo 1
L’analisi economico-finanziaria ha la funzione di offrire un supporto per le decisioni di gestione. È importante distinguere fra i concetti di gestione da una parte e i concetti di operazioni sui mezzi propri e operazioni di rivalutazione dall’altra.
Il concetto di gestione esclude gli interventi sui mezzi propri come ad esempio: i conferimenti in denaro o in natura da parte dei soci, le operazioni di distribuzione degli utili ai soci o di rimborso del capitale, l’acquisto di azioni proprie, le rivalutazioni.
La gestione e le altre operazioni possono essere articolate secondo i seguenti criteri:
- Per natura delle operazioni svolte: sulla base di questo criterio le operazioni di gestione sono distinte da quelle di rilevazione e di organizzazione. Le operazioni di gestione a loro volta possono essere distinte in: operazioni di acquisto, operazioni di trasformazione fisico-tecnica, operazioni di commercializzazione e operazioni di ricerca e sviluppo.
- Per oggetto delle operazioni svolte: questo criterio consente di distinguere fra la gestione tipica, la gestione patrimoniale, la gestione finanziaria e la gestione tributaria. La gestione tipica riguarda tutte quelle operazioni svolte in modo reiterato da parte della società conformemente al proprio oggetto sociale (la gestione tipica di un’acciaieria prevede per esempio operazioni di vendita dell’acciaio; la gestione tipica di una banca prevede ad esempio l’erogazione di prestiti). La gestione finanziaria riguarda le operazioni di finanziamento come ad esempio le operazioni di provvista, di rimborso e di remunerazione dei mezzi di terzi acquisiti a titolo di capitale di prestito. Non rientrano nella gestione finanziaria le operazioni di investimento dal momento che esse rientrano nella gestione patrimoniale o in quella tipica.
- Per appartenenza o estraneità delle operazioni alla gestione corrente: è fondamentale la distinzione fra operazioni correnti e operazioni non correnti. Sono operazioni correnti: l’acquisto di materie prime e componenti, la loro trasformazione fisico-tecnica e la loro commercializzazione, le operazioni di sviluppo di nuovi prodotti, tutte quelle operazioni che trovano espressione nei componenti di reddito di competenza di uno solo esercizio ivi incluse le imposte sul reddito di competenza, i pagamenti e gli incassi connessi a operazioni di competenza di un solo esercizio, le decisioni relative ai dividendi da corrispondere ai soci e il pagamento dei dividendi medesimi. Sono operazioni non correnti: gli investimenti e i disinvestimenti, gli aumenti e i rimborsi dei mutui e degli altri debiti a medio-lungo termine unitamente al sostenimento degli oneri finanziari correlati, le operazioni sui mezzi propri fatta eccezione per la deliberazione e la distribuzione dei dividendi. Va infine precisato che il concetto di gestione corrente non è assimilabile al concetto di gestione reddituale: infatti le operazioni di investimento-disinvestimento rientrano nella gestione reddituale ma non in quella corrente.
- Per appartenenza delle operazioni alla gestione economica o alla gestione monetaria: la gestione economica comprende la gestione economico-produttiva in senso stretto e la gestione finanziaria. La gestione tributaria secondo questo criterio è considerata come separata dagli altri rami di gestione: ciò significa che la gestione tributaria potrebbe essere ricondotta a ciascuno dei tre rami di gestione (tipica, finanziaria, patrimoniale).
Capitolo 2
L’analisi di bilancio è finalizzata a valutare l’impatto che la gestione e le altre operazioni sortiscono sull’assetto economico-finanziario dell’impresa. Prima di effettuare tale analisi è importante procedere alla riclassificazione dello stato patrimoniale che può avvenire secondo due metodologie:
- La prima sostiene che attività e passività devono essere distinti in due grandi categorie, a seconda dell’orizzonte temporale di esigibilità o di scadenza delle poste patrimoniali considerate. In questo caso il CCN risulta dalla differenza tra le attività a breve termine e le passività a breve.
- La seconda sostiene invece che la distinzione tra attività e passività debba essere effettuata in base alla pertinenza gestionale. In questo caso il CCN risulta dalla somma algebrica di tutte le attività e passività della gestione corrente (definizione di gestione corrente: insieme delle attività di acquisto-produzione-vendita attraverso le quali l’impresa realizza ogni giorno la sua funzione economica).
È importante sottolineare che la scelta di una riclassificazione piuttosto dell’altra deve essere effettuata in base alle esigenze conoscitive e operative che bisogna soddisfare. Nell’analisi di bilancio che effettuiamo noi gli scopi sono i seguenti:
- Esigenza di disporre di una struttura di valori patrimoniali che agevoli la comprensione della dinamica delle risorse di tesoreria e in particolare la comprensione del rapporto tra la dinamica delle risorse di tesoreria e il reddito di esercizio.
- Esigenza di esaminare la struttura patrimoniale sotto il profilo della liquidità e della solidità patrimoniale.
Dati tali obiettivi la prima metodologia risulta inadeguata perché non consente di integrare nell’attivo e nel passivo breve alcune poste del CCN del ciclo operativo tipico, quali i crediti e i debiti aventi scadenza superiore all’anno. La seconda invece risulta adeguata per la determinazione del CCN, tuttavia risulta inadeguata per effettuare lo studio dei flussi di tesoreria degli altri rami di gestione.
Sulla base di quanto detto risulta evidente che l’accettazione univoca di un solo obiettivo di analisi porta a sacrificare inevitabilmente l’altro. Per questo è necessario una via di mezzo in cui la nozione di CCN è effettuata in base alla seconda metodologia con l’accortezza di mantenere distinti l’uno dall’altro i seguenti elementi:
- L’insieme dei conti di tesoreria
- L’insieme delle poste che compongono il CCN della gestione tipica corrente
- L’insieme delle poste che compongono il CCN delle operazioni diverse dalla gestione tipica corrente
Questa distinzione consentirebbe di individuare due nozioni di CCN: la prima in cui sono ricomprese tutte le operazioni di gestione tipica corrente, la seconda in cui sono ricomprese tutte le operazioni diverse dalla gestione tipica corrente.
A questo punto c’è da affrontare il problema relativo all’inclusione o esclusione dei fondi passivi dal CCN:
- Fondo imposte: può essere incluso nel CCN della gestione tributaria dal momento che esso esprime un debito a breve termine pagabile quindi entro 12 mesi.
- Fondo trattamento di fine rapporto: se l’esigenza è di valutare la liquidità dell’azienda, è preferibile accoglierlo nelle passività correnti; se il fine è effettuare un’analisi della dinamica finanziaria, è preferibile accoglierlo tra le passività di medio lungo termine.
- Fondo svalutazione: anche in questo caso se l’esigenza è di valutare la liquidità dell’azienda allora è preferibile l’inclusione nel CCN; se l’obiettivo invece è effettuare un’analisi della dinamica finanziaria è preferibile l’esclusione dal CCN.
I fondi di ammontare limitato o trascurabile è preferibile includerli nel CCN per rendere immediato il collegamento tra essi e le poste di CCN; i fondi di ammontare elevato è invece preferibile non includerli poiché renderebbe complicato l’interpretazione dei flussi di tesoreria che risulterebbero sensibilmente ridotti per effetto degli elevati accantonamenti.
Capitolo 3
Per la redazione di un preventivo economico-finanziario bisogna porre delle ipotesi di base. Tali ipotesi di base sono articolate in sei gruppi:
- L’evoluzione reddituale prevista per la gestione tipica dell’impresa articolata nelle singole aree strategiche di affari: tale analisi prende solitamente il via dall’esame dei dati consuntivi rispetto ai quali vi sono una serie di variazioni. Tali variabili che sono oggetto di determinazione possono essere:
- Il saggio di inflazione: è una variabile esogena rispetto all’azienda.
- Le quantità prodotte/vendute: è una variabile fondamentale in sede di pianificazione. Tali quantità possono basarsi su previsioni pessimistiche, neutre oppure ottimistiche. Basarsi su previsioni pessimistiche può esporre al rischio di non disporre in futuro della capacità produttiva necessaria per fronteggiare eventuali aumenti di domanda. Basarsi su previsioni ottimistiche può invece esporre al rischio di previsioni di vendita eccessivamente euforiche. Dunque per determinare la quantità di produzione/vendita si può operare nel seguente modo: per prima cosa si determina la dimensione del mercato, successivamente si determina la quota di mercato raggiungibile in virtù delle politiche commerciali programmate, in seguito si determina il volume di produzione su base annua considerando le scorte iniziali. Infine dopo aver fatto tutto ciò si effettua il confronto tra volume di produzione necessario e la capacità produttiva annuale.
- I prezzi di vendita previsti: sono una variabile endogena. Nel definire i preventivi commerciali (prezzi di vendita futuri) è opportuno considerare le previsioni delle vendite e la propensione all’acquisto da parte dei clienti. Una possibile complicazione è rappresentata dai tassi di cambio che possono modificare i ricavi di vendita e il risultato d’esercizio.
- La struttura del margine di contribuzione per ogni combinazione di prodotto/mercato: è una variabile complessa perché in essa convergono molte variabili come: prezzi di vendita, prezzi di costo, coefficienti di trasformazione fisico-tecnica.
- L’evoluzione dei costi fissi: per la determinazione preventiva dei costi fissi ci sono molte metodologie di calcolo: si possono utilizzare i costi sostenuti in passato, le previsioni a base di zero etc.
- L’evoluzione reddituale prevista per le aree della gestione patrimoniale ed eventuali eccedenze di liquidità: le eccedenze di liquidità concorrono alla formazione dei risultati patrimoniali. L’eccedenza di liquidità è presa in considerazione dal fatto che il profilo reddituale di tale gestione influenza in maniera notevole l’equilibrio finanziario dell’impresa.
- La dimensione e la distribuzione temporale degli investimenti e dei disinvestimenti: occorre considerare le seguenti voci:
- Le poste di capitale circolante netto relative alla gestione tipica: si distingue fra le poste di CCN della gestione tipica corrente e le poste di CCN della gestione tipica non corrente. Le poste della gestione tipica corrente sono le variabili di maggior rilievo per la definizione di un preventivo economico finanziario. Una delle variabili della gestione tipica corrente sono i crediti commerciali che sono una variabile di difficile quantificazione preventiva. Per la definizione del calcolo dei crediti può essere opportuno esplicitare la distribuzione temporale del fatturato nel corso dell’anno. Occorre dunque tenere ben distinti i termini di pagamento dai termini di incasso che possono essere anche sensibilmente diversi tra loro. Anche le rimanenze d’esercizio risultano una variabile difficile da determinare in quanto esprimono cicli economici in corso di compimento. Anche per i debiti ci sono problemi analoghi a quelli dei crediti. Le altre poste di CCN della gestione tipica corrente riguardano i ratei attivi e passivi per fatture da emettere. Per quanto riguarda le poste della gestione tipica non corrente in essa si hanno i debiti di fornitura per acquisto di cespiti e altre operazioni originate per effetto di operazioni di gestione tipica non concorrente.
- Le poste dell’attivo fisso netto della gestione tipica: hanno un impatto notevole sulla dinamica finanziaria dell’impresa. Le operazioni d’investimento sono pianificate cercando di adeguare la capacità produttiva al fabbisogno. Per quanto riguarda gli effetti reddituali dei disinvestimenti si può decidere preventivamente quali saranno dismessi.
- Il fondo TFR: la quota di accantonamento può essere calcolata sulla base delle retribuzioni previste tenendo conto del relativo fondo.
- Le poste di CCN della gestione patrimoniale: sono un numero limitato di voci.
- Le poste dell’attivo fisso netto della gestione patrimoniale: in alcune aziende acquisiscono proporzioni di rilievo nella forma degli investimenti immobiliari o finanziari.
- Aumenti/rimborsi di debiti a medio lungo termine: tale voce rappresenta una variabile di agevole determinazione. I rimborsi dei debiti a medio-lungo termine posso essere definiti in modo agevole sulla base di piani di ammortamento.
- Aumenti/riduzioni di capitale a pagamento: tali variazioni derivano da versamenti di risorse effettuati da parte di soci a favore dell’impresa o da parte dell’impresa a favore dei soci. Vi rientrano, dunque, tutti i trasferimenti di risorse monetarie tre soci e l’impresa che modificano la misura del capitale netto.
- Saggi degli interessi attivi e passivi e imposizione fiscale: sono definibili con relativa facilità. Gli interessi attivi sono definiti sulla base degli interessi dei titoli di stato a breve termine o di titoli dalle caratteristiche paragonabili. Gli interessi passivi per debiti a medio-lungo termine sono definiti sulla base del piano di ammortamento del medesimo.
Un preventivo economico finanziario può essere redatto annualmente oppure trimestralmente. Un preventivo dovrebbe essere redatto con entrambi gli orizzonti temporali: con un orizzonte pluriennale/annuale in modo da proiettare il preventivo nel futuro; con un orizzonte mensile in modo da monitorare costantemente le variabili finanziarie. La metodologia di calcolo/rappresentazione dei flussi reddituali-finanziari e delle correlate situazioni patrimoniali seguono la seguente logica:
- Determinazione del preventivo in un tempo pluriennale attraverso l’analisi dei flussi annuali.
- Determinazione del preventivo nell’orizzonte annuale attraverso l’analisi dei flussi mensili.
- Revisione del preventivo al punto 1) sulla base del preventivo al punto 2).
Quando il periodo di tempo è l’anno o il semestre la determinazione degli elementi precedenti segue la seguente logica:
- Preventivo dei flussi di reddito e dei flussi finanziari derivanti dalla gestione tipica.
- Preventivo dei flussi di reddito e dei flussi finanziari derivanti dalla gestione patrimoniale.
- Preventivo dei flussi di reddito derivanti dalla gestione finanziaria.
- Preventivo dell’evoluzione dei costi di tesoreria (sulla base dei punti precedenti).
- Preventivo dei proventi finanziari derivanti dall’investimento delle eccedenze temporanee di liquidità.
Capitolo 4 - Osservazioni metodologiche
Nelle determinazioni preventive che si estendono su un orizzonte temporale pluriennale, l’unità di tempo elementare è solitamente l’anno. L’analisi economico-finanziaria in questo scritto contempla l’analisi reddituale, finanziaria e patrimoniale e si incentra in particolare sulla rappresentazione delle quantità flusso (variazioni nel conto economico, nell’analisi finanziaria e nella situazione patrimoniale di previsione). In questo scritto la metodologia di analisi assume la prospettiva tipica delle analisi preventive. Ciò non esclude le analisi consuntive.
Differenza:
- Per quanto riguarda il conto economico, l’analisi preventiva non conferisce ad esso particolari peculiarità, se non quella derivante dalle metodologie di determinazione approssimata degli oneri e dei proventi finanziari in ragione dell’evoluzione dell’assetto economico-finanziario complessivo e in particolare dei debiti a breve termine verso le banche e le eccedenze temporanee di liquidità.
- Per quanto riguarda la dinamica finanziaria, l’analisi preventiva presuppone una metodologia di calcolo radicalmente diversa da quella impiegata nell’analisi della dinamica finanziaria consuntiva. Infatti in quella consuntiva si ricostruiscono i flussi finanziari muovendo i passi dall’analisi di due situazioni patrimoniali successive e delle relative variazioni grezze, dalle quali, attraverso l’identificazione delle “rettifiche”, perviene alla determinazione delle variazioni effettive. L’analisi preventiva della dinamica finanziaria, si sviluppa nel senso opposto. Data una serie di flussi di CCN e di variazioni nelle poste di CCN, si procede a determinare le variazioni intervenute nella situazione patrimoniale e la situazione patrimoniale di previsione (risultato ultimo). I saldi finali dei conti di tesoreria e i proventi e gli oneri finanziari ad essi correlati, si determinano congiuntamente.
Operazioni metodologiche:
- Evidenziazione dei contributi apportati alle variazioni di capitale netto, CCN, e di tesoreria da ognuno dei 5 rami da cui sono state articolate le operazioni:
- Gestione tipica (corrente – non corrente)
- Gestione patrimoniale (corrente – non corrente)
- Gestione finanziaria (corrente – non corrente)
- Gestione tributaria (corrente- non corrente)
- Operazioni sui mezzi propri
- L’enfasi sul flusso di capitale circolante netto come anello di congiunzione tra flussi di reddito e flussi di tesoreria. Il CCN movimentato è composto dalla somma dei saldi dei conti di tesoreria e dei saldi dei conti di CCN specifici della gestione in oggetto.
Per ogni gestione analizzata il preventivo del flusso di tesoreria può essere ottenuto attraverso le seguenti fasi:
- Determinazione del flusso di CCN prodotto dalla gestione in esame (flusso di CCN che si traduce in una variazione del CCN movimentato dalla singola gestione).
- Determinazione delle variazioni intervenute nelle poste del CCN specifiche della gestione.
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Appunti di Metodologie 2 (bilancio consolidato e analisi di bilancio)
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