Metodologia e tecniche della ricerca sociale (8 cfu)
Capitolo 1: Una definizione di ricerca sociale
La ricerca sociale si occupa della raccolta e dell’interpretazione di dati per rispondere a domande concernenti aspetti diversi della società, al fine di comprenderla. Descrivere, spiegare e prevedere rappresentano gli obiettivi della ricerca sociale, che vengono perseguiti attraverso l’applicazione del metodo scientifico. L’esigenza di una maggiore comprensione della realtà sociale è intimamente connessa con le profonde trasformazioni avvenute nella società industriale e con la conseguente accelerazione dei processi di mutamento.
La realtà sociale è problematica e contraddittoria, poiché fondata su relazioni fra individui consapevoli, che interagiscono attraverso forme di mediazione simbolica complesse e in continua trasformazione. Il comportamento sociale richiede che l’individuo apprenda il proprio ruolo sociale e sia persuaso ad aderire a certe regole, che solo in minima parte sono iscritte nel suo codice genetico, e che per lo più devono invece essere fissate culturalmente in base a convenzioni.
La ricerca sociale studia scientificamente i fenomeni sociali, applicando una metodologia accurata e tecniche differenziate. Alcune tecniche proprie della ricerca sociale sono entrate nell’attualità della vita quotidiana: giornali e televisioni pubblicano assiduamente sondaggi riguardanti la vita politica, i consumi, le abitudini, i comportamenti sociali e così via. L’utilizzazione diffusa degli strumenti propri della ricerca sociale in ambiti diversi manifesta in certi casi evidenti limiti derivanti dalla scarsa consapevolezza metodologica e dell’uso delle tecniche.
Le diverse tecniche d’indagine possiedono vantaggi e svantaggi e limiti che occorre conoscere e valutare attentamente prima di deciderne l’utilizzazione. Raccogliere dati su un determinato problema, interpretarli e presentarli in forma sintetica non è affatto sufficiente a fornire un quadro soddisfacente del problema di ricerca, poiché ognuna delle fasi attraverso cui si svolge la ricerca presenta passaggi delicati che vanno affrontati in modo appropriato.
In sintesi, la ricerca sociale non si esaurisce nell’utilizzo delle tecniche, ma è guidata da una metodologia e da un intenso rapporto con la teoria. Il contesto generale in cui essa opera è molto ampio: dal livello macro dello studio delle società globali, al livello micro dei segmenti sociali o dei gruppi.
Capitolo 2: Conoscenza comune e conoscenza scientifica
La sociologia spesso contraddice quello che tutti sanno, ma altrettanto spesso fornisce conoscenze che diventano patrimonio comune: “le conoscenze sociologiche disturbano e nello stesso tempo contribuiscono alle nostre credenze di senso comune”. Ogni individuo possiede una conoscenza della realtà sociale che è frutto della socializzazione e gli permette di essere membro della società cui appartiene.
Questa conoscenza di senso comune si sviluppa attraverso l’esperienza e porta non solo a una comprensione delle regole che governano l’interazione interpersonale e il funzionamento dei meccanismi sociali, ma anche all’acquisizione di una cultura, cioè dell’insieme dei valori, delle norme e delle credenze più largamente condivise all’interno della società di appartenenza. Anche se ogni individuo è unico e il suo comportamento largamente imprevedibile, è comunque possibile individuare delle uniformità e regolarità nei fenomeni e nei comportamenti sociali, poiché il funzionamento di ogni struttura sociale si fonda su reciproche aspettative.
Per esempio, si passa col semaforo verde confidando che gli altri rispettino il rosso. È proprio in riferimento ai ruoli sociali che il comportamento diventa più prevedibile: per esempio, se qualcuno nota l’attività di uno spacciatore di droga, chiama la polizia perché si aspetta che gli agenti lo arrestino e non che si mettano a contrattare sul prezzo; in altre parole, devono fare i poliziotti. Le nostre aspettative si formano sia in base alla conoscenza delle norme formali che regolano la vita collettiva, sia sull’esperienza dell’effettiva condotta altrui.
Infatti l’individuo in quanto membro della società sarebbe paralizzato se non avesse un certo grado di fiducia e di aspettative sulla prevedibilità dei comportamenti degli altri, poiché ciascun sistema sociale ha bisogno di riprodurre continuamente un livello sufficiente di aspettative e fiducia reciproca. La conoscenza scientifica, tuttavia, non coincide con ciò che tutti sanno, ma deriva da un sapere specialistico che pur non essendo esoterico come nell’antichità poiché in linea di principio è accessibile a tutti, resta in qualche modo iniziatico, proprio perché basato su procedimenti definiti e logicamente connessi fra loro.
La differenza fondamentale fra la conoscenza comune e la conoscenza scientifica: la conoscenza soggettiva può essere valida per un individuo, ma non vi sono elementi per ritenere che valga anche per gli altri, poiché può essere negata in base a un diverso criterio soggettivo. Invece la conoscenza scientifica, ponendo il criterio di validità al di fuori della sfera individuale, può essere accettata come valida al di là delle convinzioni individuali, a volte contro la stessa apparenza dei fenomeni, purché sia il risultato di un procedimento correttamente eseguito e controllabile.
Sebbene appaia spesso confermato dalla propria esperienza personale, il senso comune può condurre ad affermazioni errate perché fondato su informazioni incomplete, pregiudizi e stereotipi. Nei manuali di sociologia si trovano spesso esempi di affermazioni di senso comune che si dimostrano false, come le seguenti. La maggior parte della gente, dovunque, dà importanza alla ricchezza materiale e quando le è possibile farlo, tenta di primeggiare. Ciò non significa che le affermazioni di senso comune siano sempre errate o inattendibili, tuttavia non se ne può verificare la validità se non ricorrendo a un diverso approccio conoscitivo, che è appunto quello scientifico.
Quindi, la conoscenza scientifica tende a superare i limiti dell’interpretazione soggettiva, applicando criteri rigorosi per l’analisi sistematica di dati verificabili e integrando l’osservazione empirica con la riflessione teorica. Individuando le regolarità osservate nei fenomeni la scienza costruisce dei modelli descrittivi ed esplicativi basati sull’analisi sistematica dei dati controllabili.
Capitolo 3: La ricerca sociale nel contesto scientifico
La riflessione sui fondamenti della ricerca sociale, inserita nel più ampio contesto della scienza, si articola a tre questioni di fondo, di natura ontologica, epistemologica e metodologica. Per la questione ontologica potremmo dire che si solleva il problema dell’esistenza della realtà sociale: esiste veramente o è una costruzione del pensiero? Si tratta di un problema irrisolto. Tuttavia la scienza si basa sul postulato che il mondo esiste ed è un mondo fisico. Per le finalità di questo lavoro ci soffermiamo in particolare sulla questione epistemologica e su quella metodologica.
La questione epistemologica
La questione epistemologica riguarda la possibilità effettiva di conoscere la realtà sociale e la validità di questa conoscenza, dunque il rapporto il ricercatore e la realtà studiata. I quadri di riferimento che hanno orientato storicamente la ricerca sociale fin dal suo nascere sono due: la visione oggettivista e quella soggettivista che rappresentano due visioni in sé coerenti, ma contrapposte, della realtà sociale e dei modi per conoscerla.
Wilhelm Dilthey considera unica e irripetibile l’esperienza individuale, che può essere conosciuta solo attraverso una comprensione fondata sulla capacità dell’osservatore di rivivere e riprodurre l’esperienza vissuta in quella stessa situazione. Partendo da questi assunti di Dilthey si possono individuare i fondamenti dell’interpretativismo, secondo il quale la realtà non può essere semplicemente osservata, ma va interpretata.
Secondo questa prospettiva la realtà oggettiva non esiste o comunque è relativa; sono conoscibili soltanto le costruzioni individuali della realtà, cioè i significati attribuiti dagli individui alle situazioni. L’interpretativismo rifiuta l’applicazione alle scienze sociali del metodo scientifico classico poiché il fondamento del processo conoscitivo risiede nell’interazione empatica fra lo studioso e gli attori del fenomeno studiato.
Perciò le tecniche di ricerca non possono che essere qualitative, soggettive e poco o nulla formalizzate, variando secondo la forma assunta dall’interazione. Durkheim affermava l’esistenza di criteri oggettivi che governano la società. La società, in altre parole, è una realtà che non si riduce semplicemente all’aggregato dei suoi componenti, ma possiede caratteri propri e forgia gli individui secondo modelli culturali determinati storicamente. Questi principi, che affermano la realtà sociale come esistente al di fuori dell’individuo e conoscibile oggettivamente con gli stessi metodi delle scienze naturali, rappresentano la base dell’oggettivismo.
Max Weber afferma che la libera volontà degli individui non implica che il loro comportamento debba sempre risultare imprevedibile; ciò in contrasto con la posizione interpretativista che fa riferimento a Dilthey. Nello stesso tempo considera inappropriata l’applicazione dei metodi delle scienze naturali allo studio dei fenomeni sociali, in opposizione al positivismo espresso da Durkheim.
Secondo Weber, nelle scienze sociali può emergere una comprensione diretta dovuta al fatto che lo studioso è egli stesso un membro della società e ne condivide linguaggi ed esperienze. Weber attribuisce particolare importanza all’agire intenzionato degli individui, cioè l’azione finalizzata al raggiungimento di determinati scopi, largamente condizionata dal contesto sociale e che può essere descritta e interpretata.
Da quanto detto deriva una corrente epistemologica, la teoria realista, che si pone in alternativa sia alle più recenti revisioni del positivismo, sia all’interpretativismo. La teoria realista presume l’esistenza di una realtà esterna all’uomo (il mondo delle cose), che può essere interpretata dalle teorie scientifiche (il mondo dei concetti) solo mediante congetture, cioè in modo imperfetto. Il compito della scienza consiste nell’elaborare delle rappresentazioni del mondo.
La questione metodologica
La questione metodologica concerne i modi in cui la realtà sociale può essere conosciuta e le condizioni per cui le tecniche utilizzate possono essere considerate appropriate agli obiettivi di conoscenza. Anche qui si ritrova l’opposizione di fondo fra oggettivismo (per cui la realtà sociale è esterna all’individuo e essendo costrittiva lo determina) e interpretativismo (per cui il significato dell’agire sociale è costruito dagli individui e dunque l’unica interpretazione possibile è quella del punto di vista dell’attore sociale).
La ricerca sociale si svolge attraverso attività che possono essere riferite a due ambiti ben distinti: il contesto della scoperta e il contesto della giustificazione. Questi sono logicamente conseguenti l’uno all’altro, poiché il percorso della ricerca consiste dapprima nel trovare una possibile risposta al problema in questione, quindi nel controllare la sua validità (cioè giustificare i motivi per cui la risposta risulta soddisfacente).
Il contesto della scoperta è dominato dalla soggettività e dall’intuizione del ricercatore e non ha perciò importanza epistemologica dato che non si può affermare alcun metodo logico per avere buone idee. Invece il contesto della giustificazione è di interesse epistemologico perché ricade pienamente nel processo della razionalità intersoggettiva. Esso prevede il controllo delle risposte e delle interpretazioni formulate sulla base dei dati empirici e deve essere guidato da regole esplicite e ben definite che consentano alla comunità scientifica la più ampia possibilità di controllo intersoggettivo e quindi di confutazione.
Occorre sottolineare che il controllo delle teorie scientifiche è tuttora ispirato al modello positivista: osservazione, formulazione delle ipotesi, convalida attraverso la verifica sperimentale delle ipotesi stesse, teorizzazione.
Critica e riaffermazione del sapere scientifico
Con Karl Popper si è affermato il principio che il confronto tra teoria e risultati empirici non può avvenire in positivo, poiché i dati empirici che confermano una determinata teoria potrebbero essere coerenti anche con teorie differenti; ma solo in negativo, cioè mediante la constatazione che i dati non contraddicono l’ipotesi. Secondo il classico esempio di Popper, l’aver osservato fino a oggi soltanto cigni bianchi non giustifica la conclusione che tutti i cigni sono bianchi, infatti non si può escludere che prima o poi si possano osservare cigni di altri colori.
Sempre secondo Popper una teoria scientifica deve essere considerata valida finché risulta confermata dai risultati empirici e resiste ai tentativi di falsificazione. Si tratta dunque di una validità provvisoria. Ecco quindi che il sapere scientifico possiede una logica e un metodo che tende al superamento delle sue stesse acquisizioni, attraverso il rigoroso controllo degli asserti.
Thomas Kuhn parla di scienza normale in riferimento ai risultati della scienza del passato che la comunità scientifica considera ormai acquisiti. Una rivoluzione scientifica avviene invece quando si accumulano quesiti che la scienza normale non riesce a spiegare e che trovano una soluzione in un modello teorico alternativo. In tal modo si afferma un nuovo paradigma scientifico, che soppianta il sapere scientifico, privandolo del carattere deterministico attribuitogli dal positivismo.
Nelle scienze sociali le generalizzazioni, cioè l’individuazione di regolarità e quindi le possibilità di previsione, sono di tipo diverso perché diversa è la natura dei fenomeni cui si riferiscono. Nelle scienze fisiche il comportamento dei singoli oggetti studiati è uniforme. Invece nelle scienze sociali i singoli oggetti di studio variano sensibilmente l’uno dall’altro, in relazione al tempo e al luogo.
Il comportamento sociale è molto meno prevedibile perché l’azione dei singoli individui resta improntata, per così dire, dal libero arbitrio, mentre si assume che nelle stesse condizioni la materia si comporti in modo uniforme: un chimico sovietico non ha dubbi che il suo atomo di azoto si comporti come l’atomo di azoto del collega giapponese o francese. Un uomo non è automaticamente rappresentativo di tutti gli uomini, né una famiglia di tutte le famiglie, un gruppo di tutti i gruppi, una città di tutte le città.
La scienza fa astrazione dalla realtà, limitandosi a considerare certi aspetti dei fenomeni non i fenomeni tutti interi. La semplificazione avviene in tutte le scienze, attraverso un’attenta selezione degli elementi significativi e astraendo dalle individualità.
Capitolo 4: Gli elementi del metodo scientifico
Metodo, tecniche, metodologia
Il metodo sta a indicare l’insieme dei processi mentali che bilanciano mezzi e fini o scelgono fra tecniche preesistenti in vista di un obiettivo cognitivo. Per tecnica di ricerca si intende invece un procedimento preconfezionato, codificato e relativamente generale volto a risolvere uno specifico problema di raccolta o di analisi dei dati. La metodologia è quindi definita come l’insieme delle riflessioni sul metodo e sulle tecniche utilizzate in una data disciplina accademica per conoscere l’oggetto della disciplina stessa.
Le tecniche sono gli strumenti della ricerca e come tali rappresentano una componente essenziale del saper fare del ricercatore. Attiene invece alla metodologia la definizione dei criteri per la corretta applicazione delle tecniche e delle procedure interpretative dei dati empirici. Ciò non vuol dire che la metodologia sia di rango superiore alle tecniche, e il fatto che queste siano oggetti tangibili e disponibili non implica una loro minore nobiltà o rilevanza per il lavoro scientifico.
La metodologia occupa una posizione intermedia fra la riflessione epistemologica e le pratiche operative delle tecniche di ricerca: se trascura la riflessione epistemologica si appiattisce su pratiche e procedure povere di contenuto teorico e intellettuale; ma se si allontana dalle tecniche e dalla ricerca empirica diventa pura filosofia della scienza sociale. Illuminante in proposito è l’insegnamento di Wright Mills, che polemizza sia con i grandi teorizzatori che con gli empiristi astratti: i primi hanno un atteggiamento sostanzialmente non verificabile scientificamente poiché nessuna teoria può essere controllata senza il ricorso alla ricerca empirica; i secondi finiscono con l’applicare le tecniche in maniera raffinata ma rischiano di dimenticare “perché”, cioè le riflessioni metodologiche e teoriche che giustificano sia la scelta, sia le condizioni di applicabilità delle tecniche.
Come già detto, il sapere scientifico adotta procedure logiche e operative chiare ed esplicite. Per questo è necessario un linguaggio composto da termini univoci e ben definiti, poiché le ambiguità di significato dei termini renderebbero la comunicazione scientifica molto difficoltosa, se non impossibile. Il linguaggio della ricerca scientifica è formalizzato non solo nei termini utilizzati, ma al livello più astratto degli elementi dell’indagine: concetti, proposizioni, teorie e paradigmi.
Concetti
I concetti sono astrazioni usate dagli scienziati per formulare...
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