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quale per ciò stesso può definirsi operativa. Tali famiglie costituiranno in termini tecnici,

l’universo di popolazione.

La definizione operativa dell’oggetto fa dunque costitutivamente parte della formulazione e della

concettualizzazione del problema di ricerca.

1.2.3 Progettazione della base empirica

La realizzazione pratica di un progetto di ricerca richiede innanzitutto:

 l’individuazione della dell’informazione che si reputa più adeguata alla circostanza;

fonte

 la scelta della tecnica-procedura di rilevazione idonea;

 la messa a punto degli strumenti di raccolta delle informazioni;

Esistono due tipi diversi di fonti:

 Fonti dirette: da queste fonti si traggono solo informazioni di prima mano, che non

sarebbero disponibili altrimenti che in seguito alla progettazione e raccolta da parte del

ricercatore. Sono costituite dal linguaggio e dal comportamento degli individui o gruppi

sociali;

 Fonti indirette: sono quelle presso le quali sono già disponibili le informazioni che

occorrono al ricercatore, in quanto già raccolte da altri. Sono costituite da documenti (scritti

orali, visivi), da banche dati statistiche e amministrative, da reperti già codificati di

precedenti ricerche empiriche.

L’investigazione controllata di un problema viene progettata non solo riguardo a che cosa si intende

investigare ma anche come si intende farlo.

le politiche per l’educazione interculturale potremmo avere

Ad esempio se volessimo studiare

interesse per l’analisi documentale dei POF ( piani di offerta formativa ) elaborati dalle scuole di

una determinata area; oppure potremmo intervistare, in ogni scuola della medesima area, gli

destinatari di politiche di educazione all’interculturalità, o i docenti.

studenti

La fonte dell’informazione sarebbe nei due casi diversa: indiretta nel primo caso, diretta nel

secondo.

È evidente che l’unità di analisi è costituita dalla scuola e dunque l’universo di popolazione sarà

costituito da tutti gli istituti scolastici presenti nell’area d’indagine. Nell’esempio proposto però, la

rilevazione sarà effettuata su unità diverse dall’unità di analisi: i POF, o gli studenti, oppure gli

insegnanti. Questa esemplificazione ci consente perciò di introdurre una distinzione tra unità di

analisi ( le scuole ) e unità di rilevazione ( i documenti da esse prodotti, gli studenti, gli insegnanti

), le quali non sempre e non necessariamente coincidono.

Anche all’universo di rilevazione il ricercatore può applicare criteri di selezione, usando le

strategie di campionamento. Esse consistono in un insieme di procedure che orientano il

ricercatore nella selezione dei casi che deve studiare relativamente ad una più generale popolazione:

i casi selezionati costituiscono una porzione detta campione.

Il ricercatore può ricorrere a tecniche di campionamento diverse, riconducibili a due famiglie:

 Campioni probabilistici: assicurano ad ogni unità di una popolazione di consistente

numerosità una probabilità nota di entrare a far parte del campione. Sono caratterizzati dal

ricorso a specifiche formule per la determinazione della numerosità che rispondono alla

domanda: quanti casi di una determina popolazione devo osservare per avere un campione

che sia “sufficiente”? i campioni probabilistici sono inoltre caratterizzati dal ricorso a

procedure che assicurano che l’estrazione dei casi campionari sia casuale. Le procedure di

estrazione rispondono alla domanda: quali casi devo osservare per avere un campione

capace di rappresentare la popolazione di cui esso costituisce una porzione?

 Campioni non probabilistici: vengono utilizzati quando non si può ricorrere ad un

campionamento probabilistico. Le situazioni di ricerca in cui vi si ricorre possono essere

caratterizzate da:

 Assenza di una lista di campionamento della popolazione universo

d’indagine, e dunque, impossibilità di rintracciare le unità di analisi in base

ad un elenco di esse e di applicarvi le procedure di estrazione casuale;

 Necessità od opportunità di condurre la rilevazione su un numero ridotto di

casi, di cui il ricercatore può, o no, predeterminare alcune caratteristiche di

base.

La varietà degli elementi che entrano in gioco nella progettazione di un campione fa si che si possa

parlare di disegni campionari o disegni di campionamento.

1.2.4 Costruzione della base empirica

Il ricercatore deve materialmente costruire una base empirica, mediante la raccolta di informazioni

funzionali ai propri interessi e obiettivi cognitivi. La rilevazione sarà effettuata mediante le

procedure, le tecniche e gli strumenti scelti in sede di progettazione.

Nel campo della ricerca sociale empirica, si è solito distinguere tra:

 sono caratterizzate dall’intento di rilevare

Tecniche quantitative: molte informazioni su

numerosi casi e di produrre informazioni adeguate ad un trattamento quantitativo.

 sono caratterizzate dall’intento di acquisire informazioni adeguate ad

Tecniche qualitative:

analizzare ambiti problematici interessanti, in ragione degli approfondimenti specifici cui

possono dar luogo nella loro peculiarità. Alcuni esempi sono l’intervista in profondità e

l’osservazione diretta della realtà studiata.

Le differenze salienti fra le due tecniche saranno meglio chiarite considerando la tecnica

dell’intervista:

Intervista quantitativa : è realizzata tramite questionario. Facendo ricorso a questa tecnica, si

assume come fonte di informazioni il comportamento verbale di individui; per la relativa raccolta ci

si avvale di uno strumento costituito da una serie di domande, precisamente formulate e disposte

secondo una sequenza ragionata. L’intervista con questionario si caratterizza per il fatto che sono

già predisposte dal ricercatore le diverse possibilità di risposta. Le alternative precodificate sono

volte a registrare in modo uniforme le varie risposte fornite ad una medesima domanda da numerosi

intervistati. Tale tecnica di rilevazione viene detta strutturata o standardizzata. La standardizzazione

proprietà dell’oggetto cui l’indagine è interessata, e

corrisponde ad una definizione operativa delle

assicura un certo grado di comparabilità alle informazioni rilevate, necessaria ad un loro trattamento

aggregato (quantitativo). La locuzione di definizione operativa in questo contesto è applicata alle

proprietà dell’oggetto a cui la ricerca è diretta.

Il paradigma procedurale elaborato da Lazarsfeld si articola in quattro fasi:

1. Rappresentazione figurata del concetto;

2. Analisi dimensionale del concetto;

3. Individuazione e scelta degli indicatori;

4. Costruzione degli indici empirici;

Le fasi 2 e 3 coprono l’area del processo lungo la quale si istituisce il rapporto di indicazione. Nello

svolgimento di questa fondamentale operazione di ricerca è necessario considerare la “natura

situata” del rapporto di indicazione, nel quadro teoretico in cui il concetto si colloca e in relazione

alla situazione d’indagine in cui se ne determina l’applicabilità ( contesto e unità d’analisi ).

Tra le fasi 3 e 4 vengono messi a punto le variabili, attraverso i quali il ricercatore rileva e registra

informazioni elementari in merito agli stati che le varie proprietà dell’oggetto assumono nei casi

osservati.

Nella fase 4 si realizza una sintesi di tali informazioni e si costituisce una sorta di supervariabile

Queste due fasi costituiscono l’operativizzazione in senso proprio e

detta indice empirico.

coincidono con l’accezione ristretta della definizione operativa, limitata alla “natura delle

operazioni”.

Facciamo un esempio. Siamo interessati a classificare per livello di status sociale familiare un

campione di studenti di scuola media superiore. Definiamo lo status in termini di posizione che un

gruppo familiare occupa nel sistema della stratificazione sociale, in funzione del suo livello di

benessere economico e del suo livello culturale; cosi facendo verrebbero precisamente ad

individuarsi due dimensioni: una economica e una culturale ovvero, lo status economico e lo status

culturale.

Per ciascuna delle due dimensioni il ricercatore potrebbe individuare ulteriori concetti ad un livello

di maggiore approssimazione; i concetti approssimativi potrebbero essere, la capacità di spesa per la

dimensione economica dello status e il livello di istruzione per quella culturale. A questi concetti il

ricercatore può collegare referenti empirici come il reddito e il titolo di studio, che vengono a

costituire il contenuto specifico delle informazioni per poter classificare gli intervistati secondo il

livello di status socio familiare. Cosi il ricercatore potrà elaborare un indice empirico del loro

complessivo status familiare e classificarli in base a questa misura sintetica.

Questo esempio costituisce un’applicazione di un procedimento detto analitico, caratterizzato dalla

scomposizione logica del significato dell’idea/immagine associata ad un dato concetto di proprietà

del quale viene data un’interpretazione empirica.

Si può procedere oltre che per via analitica-deduttiva, anche per via empirica. Questa logica

procedurale, detta diagnostica o indiziaria, parte da osservazioni empiriche che, grazie a una loro

unione (correlazione), vengono interpretate come tracce, indizi, sintomi, manifestazioni di una

proprietà non direttamente osservabile.

definizione operativa dell’oggetto

La consente una classificazione estensionale e denotativa, e

dunque di determinare la classe degli oggetti.

definizione operativa delle proprietà dell’oggetto

La consente una classificazione intensionale e

connotative.

La questione della comparabilità delle risposte fornite a interviste condotte tramite questionario è

assai complessa e va ben oltre la semplice unificazione/standardizzazione degli stimoli di domanda

e delle modalità di risposta.

L’intervista con questionario è considerata l’esemplare caratteristico dei sistemi di rilevazione

atomisti, rivolti cioè ad un oggetto scomposto nelle sue componenti elementari.

L’ , a differenza di quella quantitativa che agisce sul piano dell’estensione

intervista qualitativa

ed è volta a rilevare informazioni in merito a molte caratteristiche di numerosi esemplari, agisce sul

della profondità o meglio dell’approfondimento di alcune generali tematiche inerenti al

versante

problema d’indagine. Per tale ragione si tratta di un’intervista guidata, per la quale ci si avvale di

una griglia flessibile, articolata in funzione agli obiettivi secondo uno schema concettuale che

orienta in merito al contenuto generale delle informazioni richieste. Per tali caratteristiche è detta

semistrutturata o semistandardizzata.

Quando l’intervista qualitativa è condotta in assenza di qualsiasi voglia traccia si tratta di

un’intervista non strutturata o libera.

Un’ulteriore differenza rispetto all’intervista strutturata è che, mentre la prima può essere realizzata

solo individualmente, l’intervista qualitativa può anche essere rivolta a gruppi (focus groups). La

fonte dei dati è quella dell’osservazione, che è costituita eminentemente dal comportamento non

verbale, la più caratteristica è quella detta dell’osservazione partecipante. Essa consiste

nell’inserimento diretto del ricercatore all’interno di una situazione sociale naturale, che comporta

l’interazione con i componenti del gruppo sociale interessato, con l’obiettivo di descriverne e

interpretarne le azioni e di comprenderne le motivazioni. Per queste caratteristiche, l’osservazione

indicata come l’esemplare più rappresentativo di un sistema di rilevazione

partecipante viene

cioè rivolto alla situazione d’indagine come a un tutto.

olistico,

1.2.5 Trattamento, elaborazione e analisi della base empirica

Possiamo distinguere tra:

 Analisi primaria, relativa ad informazione ricavate da fonti dirette;

 Analisi secondaria, relativa a informazioni ricavate da fonti indirette;

La distinzione più importante è però quella riconducibile alle tecniche utilizzate per la raccolta della

base empirica della ricerca e di conseguenza, alla forma e al contenuto di tipo di informazione che

la costituisce.

All’utilizzo di tecniche quantitative corrisponde un’informazione ad alto grado di

formalizzazione, capace di rappresentare immediatamente e precisamente le modalità o i valori

secondo cui certe proprietà si presentano in determinati oggetti e dunque tale da identificare il

preciso stato di casi su variabili. Ciò permette di attribuire ad ogni informazione registrata su un

l’inserimento in un sistema di

caso analizzato un codice identificativo, che ne consente

la matrice di dati “casi per variabili”.

organizzazione specifico: Essa consiste in una sorta di

tabella, le cui colonne sono variabili cioè la proprietà dell’oggetto e le righe i casi stessi. Il

contenuto della matrice è il dato. La lettura della matrice nella direzione delle righe (vettori di riga)

consentirà di esplorare i profili dei casi studiati; la lettura nella direzione delle colonne (vettori di

colonna) consentirà di esplorare l’andamento di ciascuna variabile relativamente ai casi osservati.

Le informazioni raccolte per tale matrice devono avere omogeneità e completezza, ovvero che per

tutti i casi siano state raccolte le stesse informazioni. Grazie a tale sistema di organizzazione, le

informazioni raccolte acquisiscono la natura di dati in senso stretto e possono essere sottoposte a

procedure di elaborazione. Per tale ragione la ricerca quantitativa viene anche detta ricerca Mat,

ovvero ricerca con matrice di dati, e viene caratterizzata come orientata alle variabili.

Ricadono nell’area delle tecniche quantitative anche le procedure di analisi secondaria di dati

statistici, anagrafici, amministrativi.

All’utilizzo di tecniche qualitative corrisponde la produzione di u materiale empirico eterogeneo e

complesso, nel quale si intrecciano le diverse dimensioni di analisi degli oggetti indagati, dove

l’informazione raccolta si presenta quasi sempre ad un basso livello di formalizzazione. Il

trattamento e le procedure utilizzate per l’analisi di materiale empirico di questa natura fanno capo a

diverse strategie, data la varietà della base empirica, e sono in genere non formalizzati.

1.2.6 Esposizione del risultati

L’esito di un lavoro di ricerca è sempre un rapporto, in cui il ricercatore illustra il complessivo

dell’indagine svolta, trae conclusioni, formula un giudizio.

disegno

In qualche misura, l’esposizione dei risultati di una ricerca empirica, impone il ricorso ad un lessico

specialistico costituito da termini tecnici.

La struttura standard di un testo scientifico prevede:

 Un’introduzione;

 La presentazione del problema

 I modi secondo cui se ne è ricercata la soluzione;

 La conclusione;

l’esposizione dei risultati di una ricerca empirica può comunque essere fatta secondo diverse

esigenze comunicative. In essa va dato ampio spazio al problema metodologico della qualità dei

dati, con riferimento a tutti gli aspetti del procedimento. I risultati di una ricerca sono sempre il

prodotto di una serie di operazioni o procedimenti che devono essere illustrati.

Gli assunti e le condizioni devono essere esplicitati, cosi da fornire criteri e indicare precauzioni per

una corretta valutazione dei dati.

Nell’ambito della ricerca sociale, la redazione del rapporto di ricerca può differire nel contenuto e

strategia cognitiva che ha orientato il percorso d’indagine.

nello stile, a seconda della

1.3 Ricerca macrosociologia e microsociologica

In base al livello al quale si colloca l’unità di analisi/oggetto di indagine, è stata operata la

distinzione fra ricerche:

 dove l’oggetto di indagine è rappresentato da unità di analisi costituite

Macrosociologiche,

da collettivi (aree territoriali, popolazioni, istituzioni)

 Microsociologiche, dove l’oggetto di indagine è rappresentato da unità di analisi costituite

da un numero limitato di individui o piccoli gruppi.

Questa distinzione rinvia a quella più generale fra macrosociologia e microsociologia, due

prospettive teoriche in contrapposizione tra collettivismo/olismo e individualismo, alle quali

teorie dell’azione.

vengono riferite le teorie sociali strutturali o sistemiche e le

Nella prospettiva macrosociologica si assume che:

 L’agire individuale sia determinato dalla natura sociale. I fenomeni sociali interessanti in

questa prospettiva sono collocati al livello macro (collettivismo/olismo metodologico)

Nella prospettiva microsociologica si assume che:

 La struttura sociale deriva dall’azione di attori individuali (individualismo metodologico)

Molti tentativi sono stati fatti, in tempi relativamente recenti, per ricomporre la dicotomia, e diversi

sono i modelli di legame micro-macro che sono stati proposti.

Si può individuare un livello di prospettiva intermedio che potremmo chiamare mesosociologico. In

tale prospettiva, l’agire individuale viene analizzato in termini di rapporto fra l’azione e i

condizionamenti che le vengono posti dal contesto.

l’unità di analisi è l’individuo,

Nel caso in cui le relative proprietà descrittive possono essere

classificate in:

 Assolute: ovvero ottenute indipendentemente da tutte le informazioni concernenti i collettivi

o le relazioni tra un determinato membro e gli altri membri. Ad esempio sesso o l’età;

 Relazionali: ovvero se sono ricavate sulla base dei dati concernenti le relazioni tra i

membri. Ad esempio la popolarità;

 Comparative, ovvero ottenute paragonando il valore caratteristico di un determinato

membro con una proprietà assoluta. Ad esempio il rango di nascita;

 Contestuali: ovvero relative a proprietà caratteristiche dei collettivi applicate ai loro

membri. Ad esempio la classe sociale;

l’unità di analisi è un collettivo,

Nel caso in cui le relative proprietà descrittive possono essere

classificate in:

 Analitiche: quando sono derivabili da proprietà degli individui che ne sono membri. Ad

esempio il livello di scolarizzazione;

 Strutturali: quando sono derivabili da proprietà relazionali di ciascun membro. Ade

esempio la coesione di un gruppo;

 quando sono riferite a caratteristiche proprie dell’unità di analisi. Ad esempio il

Globali:

livello di offerta di servizi sociali in un’area territoriale.

L’analisi quando il collettivo è un’unità territoriale.

basata su variabili collettive è detta ecologica

CAPITOLO 2 PARADIGMI, TRADIZIONI E STRATEGIE DI

RICERCA

2.1 Sistemi di riferimento per la ricerca sociale

L’elaborazione di un progetto d’indagine comporta l’assunzione di scelte e decisioni.

Il disegno della ricerca è dunque una strategia, ovvero un complesso di azioni indirizzate

razionalmente ad uno scopo.

Il tipo di strategia che è rilevante nel contesto dell’indagine empirica è al cognitivo e operativo.

Le strategie vengono a loro volta rinviate a paradigmi, approcci, metodi, modelli cognitivi,

tradizioni di ricerca. Con queste locuzioni si tende a fare riferimento alle prospettive di carattere

generale che hanno storicamente orientato lo sviluppo della conoscenza sociologica.

Proprio perché cosi pervasi rispetto alla conoscenza sociologica empirica, a tali sistemi di

riferimento si dà il nome di paradigmi.

Il termine paradigma rinvia alla nozione di modello, di cui si segnalano due diverse accezioni:

 Quella elaborata da Thomas Kuhn, secondo cui il paradigma è una cornice di riferimento

per il lavoro dello scienziato che gode di una sorta di monopolio all’interno di una comunità

scientifica, tanto da definire il paradigma come “ciò che i membri di una comunità

scientifica condividono”;

 secondo cui il paradigma è l’esito del processo di

Quella utilizzata da Robert Merton,

codificazione del lavoro di studio e ricerca realizzato in un determinato settore.

Esistono diversi paradigmi:

 Paradigma positivista, fa capo al positivismo. Gli oggetti di studio delle scienze sociali

sono costituiti da fatti sociali (reali, empirici, “dati”). Il compito del ricercatore è spiegarli e

definire le cause che li determinano. Il metodo di studio è quello della scienza sperimentale.

Il fine di questo paradigma è pervenire a spiegazioni del fenomeno che è oggetto di studio.

L’atteggiamento del ricercatore è quello dell’osservatore distaccato. Maggior esponente di

questo paradigma è Durkheim;

 la corrente epistemologica. In base ad esso, l’oggetto

Paradigma interpretativo, richiama

di studio delle scienze sociale non sarebbe un fatto, bensì una realtà costruita non distinta dal

ricercatore. Compito dell’indagine sarebbe la ricerca del significato del fenomeno oggetto di

studio. Il metodo considerato appropriato è ben lontano dal modello delle scienze sociali

sperimentali, anzi è considerato prossimo alle pratiche cognitive del senso comune.

L’obiettivo dello studio è la comprensione dell’oggetto, senza alcuna pretesa di

dei risultati della ricerca, ma tutt’al più di tipizzazione, cioè di sintesi

generalizzabilità

caratteristica delle proprietà dell’oggetto che lo rendono un esemplare rappresentativo di una

classe. L’atteggiamento del ricercatore nei riguardi del proprio oggetto sociale richiede un

coinvolgimento forte, fondato sull’interazione. Il maggior esponente è Max Weber;

In contrapposizione a questi due paradigmi ci sono:

 Paradigma misurativo: si richiama agli ideali di precisione della scienza naturale e alla

convinzione che la conoscenza scientifica si realizzi attraverso attività di misurazione di tipo

metrico-quantitativo;

 Paradigma narrativo: assume la letteratura piuttosto che la scienza a pratiche di ricerca

basate sull’assunto che descrive una realtà complessa;

2.2 Il dibattito qualità vs quantità nelle scienze sociali

Il dibattito è stato affrontato su diversi piani:

 riguarda le procedure dell’argomentazione;

Logico:

 Epistemologico: concerne i criteri di validità della conoscenza;

 Metodologico: riguarda le modalità procedurali del lavoro di ricerca;

 Tecnico: riguarda i mezzi utilizzati nel corso delle operazioni pratiche di indagine;

2.3 Strategia di ricerca QUANTITATIVA

2.3.1 Formulazione e concettualizzazione del problema

La strategia di ricerca quantitativa è adeguata alle circostanze in cui il fabbisogno informativo

dell’indagine riguarda numerose proprietà di un oggetto sociale concepito come categoria o

aggregato. Esso viene indagato attraverso gli stati che tali proprietà presentano in numerosi

dell’unità di analisi. L’indagine è rivolta alle relazioni che intercorrono tra le proprietà.

esemplari

2.3.2 Progettazione e costruzione della base empirica

L’oggetto d’indagine è sempre costituito da una popolazione, intesa come insieme definito, che può

essere di diversa natura.

L’interesse dell’indagine è rivolto a determinare quanti esemplari della classe possiedano certe

caratteristiche, secondo quale intensità e come le diverse caratteristiche siano associate tra loro.

Ad esempio, si è interessati ad esplorare quanti giovani studenti di scuola superiore del Lazio

nutrano un pregiudizio nei confronti degli stranieri immigrati.

L’indagine mira a stimare l’estensione del fenomeno e la sua distribuzione attraverso gli stati che

esso presenta all’interno di quella data popolazione, e a caratterizzarlo nelle sue diverse

configurazioni.

Per realizzare questo obiettivo è necessario determinare un numero di esemplari da osservare che

sia sufficiente e rappresentativo della popolazione nella sua interezza. Dovendo raccogliere le stesse

informazioni su numerosi esemplari dell’unità di analisi è necessario che esse siano il più possibile

comparabili.

La rilevazione operata mediante strumenti e procedure standardizzate, garantisce l’uniformità di

rilevazione da parte di ricercatori diversi e in diversi contesti. In tal caso si parla di osservazione

mediata.

2.3.3 Trattamento, elaborazione e analisi della base empirica

La base empirica sarà costituita da informazioni organizzate in dati.

L’elaborazione sarà di tipo quantitativo e a tal fine sarà necessario un supporto tecnologico di tipo

informatico capace di elaborare in forma aggregata le informazioni raccolte.

È necessario quindi organizzare la matrice dei dati “casi per variabili”.

Essa consente di analizzare:

 l’andamento di ogni singola variabile (analisi monovariata). Tale analisi risponde ad

interrogativi circa il modo in cui ciascuna variabile è distribuita tra i casi osservati. Ad

esempio quale frequenza di diversi gradi di pregiudizio etnico si presentano tra i casi

osservati.

 l’andamento congiunto di due variabili (analisi bivariata). Tale analisi consente di esplorare

l’andamento congiunto di due variabili allo scopo di stimare l’incidenza delle loro possibili

combinazione sul totale dei casi osservati e di indagare la loro relazione. Ad esempio qual è

la relazione che possiamo osservare tra il livello di pregiudizio e contesto di residenza.

 l’andamento simultaneo di più di due variabili (analisi multivariata). Tale analisi ha lo

scopo di esplorare la complessiva struttura delle associazioni di più di due variabili. Ad

esempio, il ricercatore può essere interessato a indagare quale rappresentazione sociale dello

straniero sia compresa all’insieme delle credenze, delle conoscenze e delle cognizioni che il

campione degli intervistati ha dichiarato di possedere sugli stranieri.

Se, oltre che a voler descrivere un oggetto in funzione dell’andamento di alcune variabili, il

ricercatore è interessato anche a stimare in che misura i risultati siano generalizzabili a tutta la

popolazione della stessa categoria, dovrà preliminarmente aver selezionato la porzione degli

esemplari, mediante procedure di campionamento probabilistico.

2.3.4 Natura dell’inferenza

Con il termine inferenza si designa, il processo mentale attraverso il quale si ricava una conclusione

su alcune premesse.

L’inferenza può essere di vari tipi:

 Deduttiva: si parte da premesse costituite da generalizzazioni, che vengono impiegate come

ipotesi che orientano aspettative nell’osservazione di fatti particolari;

 Probabilistica: quando al carattere di necessità della conclusione si sostituisce quello della

probabilità;

 consiste nel pervenire a generalizzazioni a partire dall’osservazione di fatti

Induttiva:

particolari, i quali ne costituiscono le premesse;

 Abduttiva: dà luogo ad una conclusione che consiste in una possibilità

2.3.5 Esposizione dei risultati

Nell’esporre i risultati del proprio lavoro, il ricercatore dovrà fare riferimento ai diversi tipi di

elaborazione cui ha sottoposto i dati e avvalersi delle forme di rappresentazione più adeguate ad

essi.

Relativamente al tipo di analisi è possibile produrre affermazioni impersonali.

Nell’effettiva pratica dell’indagine, le tecniche consentono di evidenziare nessi significativi: sta al

ricercatore darne conto e può farlo solo interpretando o spiegando la relazione che

“impersonalmente” gli viene restituita dall’elaborazione dei dati, ricorrendo alle proprie conoscenze

personali. l’impegno

Quanto detto contrasta con un tratto distintivo della ricerca quantitativa, ovvero

sistematico verso l’eliminazione, o almeno il contenimento, delle caratteristiche soggettive del

ricercatore, sia nella fase di costruzione sia in quella di analisi.

Tuttavia si è visto come tutto il percorso di ricerca, anche quando di stampo quantitativo, consista in

un processo di decisione e di scelta altamente soggettivo.

In ogni caso la comunicazione dei risultati di un tale tipo d’indagine si presta ad un’esibizione della

base empirica sulla quale l’analisi è stata sviluppata che può essere controllata.

2.3.6 Strutturazione del disegno di ricerca

Il complessivo disegno della ricerca che intenda richiamarsi ad una strategia quantitativa è

strutturato nell’articolazione delle sue parti ed è rappresentato nella forma della linearità

discendente. Concettualizzazione

Predisposizione degli strumenti di rilevazione

Costruzione della base empirica

Elaborazione e analisi dei dati

Tale rappresentazione de processo della ricerca quantitativa se, da un lato, dà conto alla

delle varie fasi operative dell’indagine, dall’altro è inadeguata a rappresentare la

consequenzialità

forte interconnessione che sussiste fra il livello della progettazione e quello della costruzione del

dato.

Se dunque la progettazione del disegno della ricerca ha un carattere di strutturazione e rigidità,

l’esecuzione comporta la necessaria flessibilità richiesta dal fatto stesso di concepire l’attività di

indagine empirica come esperienza teorico-concettuale, procedurale e tecnica.

2.3.7 Ruolo del ricercatore

quantitativa l’attore di indagini non è quasi mai il ricercatore isolato, bensì il gruppo

Nella strategia

di ricerca.

2.4 Strategia di ricerca QUALITATIVA

La strategia qualitativa viene caratterizzata per l’approccio naturalistico all’oggetto di indagine,

a “rispecchiare” il più possibile l’oggetto nella sua naturalità. Delle ricerche si mette in

volto cioè

risalto l’orientamento cognitivo centrato sui casi, anziché sulle variabili, con intenti eminentemente

idiografici.

2.4.1 Formulazione del problema

di un problema d’indagine per il quale sia specificamente appropriata una strategia

La natura

qualitativa si colloca ad un livello micro.

Ad esempio, un’indagine sul pregiudizio etnico di studenti di scuola media superiore potrebbe avere

l’obiettivo di indagare in profondità le dinamiche di interconnessione tra le diverse componenti del

pregiudizio stesso attraverso la scelta di pochi casi di soggetti portatori di diversi gradi di

pregiudizio. sociale.

Si considera che tale approccio miri alla scoperta del punto di vista dell’attore

Con gli approcci qualitativi si studiano solitamente i seguenti aspetti nell’ambito dell’esperienza

personale:

 Atteggiamenti;

 Comportamenti;

 Valori

 Credenze

2.4.2 Concettualizzazione del problema

Lo studio si concentrerà su macroaree problematiche, orientative rispetto a varie dimensioni

dell’oggetto di studio.

Il linguaggio costituito da concetti ad elevato livello di generalità, aventi la funzione di indicare la

direzione verso cui indagare.

I concetti che orientano l’osservazione non devono essere tradotti in precisi strumenti di rilevazione

(le variabili), ma hanno piuttosto una funzione di guida e di avvicinamento al piano osservativo, nel

cui ambito il ricercatore si muoverà con un ampio margine di libertà nella direzione indicata dai

concetti “sensibilizzanti”. Tali concetti possono anche non risultare tra loro connessi entro un

definito sistema di ipotesi e dunque entro un modello di analisi.

2.4.3 Progettazione e costruzione della base empirica

Quando la ricerca riguarda casi individuali esemplari (qualitativa) e la ricerca prevede il ricorso

all’intervista, il ricercatore può procedere secondo diverse modalità. I casi possono essere

selezionati con procedure “ragionate” in funzione degli obiettivi e delle ipotesi di ricerca.

La costruzione della base empirica sarà costituita da nastri di registrazione di interviste in

profondità, oppure da appunti di osservazioni, da immagini di testi documentali.

In ogni caso si tratterà di materiale eterogeneo, di dati soft, non formalizzati ma formalizzabili.

2.4.4 Trattamento, elaborazione e analisi della base empirica

Il materiale sarà sottoposto a procedure di classificazione manuale; le relazioni indagate fra i diversi

aspetti del fenomeno andranno “narrate”; il ricercatore non tenderà a generalizzazioni, ma semmai a

classificazioni.

A questo proposito, Lazarsfeld e Barton hanno introdotto la locuzione “sistemi descrittivi”, per

designare una specifica modalità di organizzazione di una serie di osservazioni qualitative.

2.4.5 Esposizione dei risultati

Nella ricerca qualitativa si fa ricorso a trascrizioni di brani di interviste individuali o di discussioni

di gruppo, a montaggi di note etnografiche, ad altri materiali variamente organizzabili che vengono

perlopiù sottoposti ad “analisi narrativa”

Nei resoconti d’indagine, l’approccio narrativo valorizza il linguaggio come medium del senso

dell’agire, e il linguaggio naturale, nella forma della citazione, contribuisce con il linguaggio

sociologico alla costruzione del testo.

Considerando le procedure di trattamento si è segnalato un duplice orientamento, fra quanti

praticano una strategia qualitativa di ricerca: da un lato, a mantenere carattere informale delle

procedure, dall’altro a praticare modalità appropriate di formalizzazione delle stesse.

Questa duplicità si riflette sulla redazione del rapporto di ricerca. Da un lato si assiste al rifiuto di

fornire giustificazione degli asserti prodotti, dall’altro si tende ad assicurare almeno la

ripercorribilità cognitiva dell’itinerario di ricerca attraverso un “resoconto riflessivo”.

Alla scrittura del rapporto di ricerca, Miles e Huberman, avevano segnalato come il format di

rapporto di ricerca convenzionalmente adottato dai ricercatori quantitativi sia troppo schematico e

costrittivo per la ricerca qualitativa. Per essa rivendicavano invece proprio la mancanza di canoni

condivisi di analisi ed interpretazione dei dati.

2.4.6 Natura dell’inferenza

Il rapporto con la teoria che la “tipica” ricerca qualitativa intrattiene è caratterizzato dall’insistenza

con la quale i ricercatori che la praticano assegnano alla ricerca il compito di far emergere

progressivamente la teoria.

Muovendo dall’assunto che la relazione fra teoria e ricerca sia interattiva, il ricercatore qualitativo

respinge la formulazione di teorie prima di cominciare il lavoro sul campo.

Si rimarca infine che nell’itinerario qualitativo è difficile pervenire a sintesi generali ed efficaci a

partire da articolazioni della realtà descritte narrativamente; la formulazione di sintesi è stata

considerata una funzione caratteristica dell’analisi qualitativa.

2.4.8 Ruolo del ricercatore

In una prospettiva qualitativa si assume che il ricercatore si astenga da qualsivoglia interferenza,

manipolazione, disturbo.

L’enfasi posta sulla competenza soggettiva del ricercatore, sul suo intuito, sulla necessità della sua

interazione con il soggetto/oggetto d’indagine, sulla sua immersione nella stessa situazione di

studio, intende far risaltare la radicale diversità tra il ruolo del ricercatore in questa strategia

cognitiva e in quella di tipo quantitativo, sì da considerare la prima praticabile, in via pressoché

esclusiva, dal ricercatore isolato.

2.5 Della pari dignità e della necessaria integrazione

La distinzione radicale tra ricerca quantitativa e ricerca qualitativa tende sempre ad una

rivendicazione di graduatoria, di relativa superiorità dell’una sull’altra. Essa ha portato al formarsi

di due schieramenti, quasi due comunità scientifiche: scienziati sociali qualitativi e quantitativi.

Esistono diverse tesi a riguardo

 Una tesi forte che afferma la distinzione, separatezza e inconciliabilità tra le due prospettive

di analisi, concludendo che siano incompatibili e che una sola di esse sia quella “giusta”;

 Una tesi debole che assumendo la rilevanza della distinzione, nega legittimità alla pretesa di

superiorità avanzata dall’una o dall’altra prospettiva;

 l’incerta distinguibilità;

Una tesi che sostiene

Contro la tesi forte, si assiste alla combinazione di tecniche qualitative e quantitative, che rinviano

ad esigenze cognitive sotto molti aspetti diverse, ponendo necessità operative rispettivamente

pertinenti.

Fra i sostenitori della tesi della compatibilità è possibile distinguere tra quanti assegnano

all’approccio qualitativo una funzione complementare, funzionale alla fase di esplorazione del

problema e alla migliore formulazione delle ipotesi, e quanti sostengono invece la piena legittimità

ed utilità dei due approcci, ponendo la questione della scelta sul piano dell’adeguatezza dell’uno o

dell’altro a rispondere alle esigenze poste da un particolare problema di ricerca.

Ciò non toglie che alcuni ricercatori si siano cosi specializzati in settori e aree di ricerca da voler

sempre occuparsi di problemi della stessa natura.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Metodologia della ricerca sociale, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dal docente Fasanella, Il disegno della ricerca sociale, Agnolli. Gli argomenti trattati sono: argomenti base della ricerca sociale, anche la differenza tra ricerca quantitativa e qualitativa, i vari disegni di ricerca descrittiva, esplicativa, previsionale, multifinalizzata


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dariozzolo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Fasanella Antonio.

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