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Storia delle relazioni internazionali: 13/14/15 maggio 1967

La guerra che cambia il Medio Oriente

Il 1967, anno della guerra dei sei giorni, fu il momento in cui fu conclamato che il conflitto arabo-israeliano era diventato un conflitto della guerra fredda. Tutte le crisi nel mondo non sono mai delle crisi per procura, delle guerre per procura; non ci sono mai degli attori locali che agiscono per qualcun altro, ma sono molto spesso supportati dal conflitto bipolare ed influenzati dalle due grandi potenze. Nel 1967 arriva a completamento l’allineamento USA/Israele e Paesi Arabi/URSS cominciato negli anni ’50.

Già nel 1957 con la dottrina Eisenhower gli Usa cominciano ad agire in contrasto con i paesi arabi che guardano con libertà al Cremlino. Dal punto di vista del mondo arabo, la nascita di Israele si manifesta come ultimo atto di colonizzazione europea viste le forti migrazioni ebree-europee che si impadroniscono del territorio con sostegno politico ed economico. La decisione dell’Onu, presa contro i voti arabi, sottolinea una sovrapposizione di significati che tende a spingere contro i critici del colonialismo (neocolonialismo o postcolonialismo).

Fra 1967 e 1978: accordi di Camp David

Fra 1967 e 1978 (accordi di Camp David) questo allineamento sarà più decisivo. Da un punto di vista territoriale, l’occupazione israeliana dei territori del Sinai, del Golan, della Cisgiordania sono punti strategici per la politica ma anche per la religione e l’identità di un popolo.

Stallo 1969-1974

Il partito che governava era socialista ma laico (ante 1967); per i partiti conservatori invece questi territori sono essenziali per rafforzare la propria posizione, cosa che accadrà dal 1967. La restituzione di queste terre diventa non negoziabile perché pezzo fondamentale dell’identità di Israele. Il Sinai è ricco di risorse petrolifere ma è anche un territorio di scambio per la pace con l’Egitto.

Tutto questo si manifesta fra 1969 e 1974, anni in cui il potere è nelle mani del PM Golda Meir ed è la figura centrale di questo periodo. Nel suo passaggio a capo di Israele si affermano i partiti più tradizionali che pretendono i territori. Dopo la guerra dei sei giorni si assiste ad una mobilitazione di massa di ebrei dai paesi arabi e dall’Europa verso Israele. Con il ’67 la tensione arabo-israeliana diventa tale da acuire questa mobilitazione. Gli ebrei presenti nei paesi arabi sono maggiormente tradizionalisti e conservatori e il baricentro politico israeliano sarà spostato verso destra.

Golda Meir è la figura che vuole mantenere una politica pragmatica pensando che bisogna arrivare a delle modifiche territoriali per maggior sicurezza per lo stato ebraico disincentivando gli arabi ad attaccare Israele. Questa però era contraria ad annettere la Cisgiordania perché lo si può realizzare dando uno statuto paritario a chi abita in questo paese senza annetterlo per imporre un controllo che strozzerebbe la libertà dei cisgiordani. Si rifiuta inoltre la prospettiva di creare un’entità politica palestinese indipendente. Il suo partito è oramai indebolito ed Israele è a punto di uno stallo politico. Questo stallo politico e continuo ruolo fondamentale della necessità di sicurezza, porta ad un aumento della presenza di militari in Israele e via via con il tempo questi trovano un appoggio nei partiti più conservatori. Mentre in un primo tempo si condivideva l’obiettivo della pace, poi si sposta verso destra alleandosi con gli Usa di Reagan. La forza e la superiorità militare che Israele ha sarà appoggiata dall’amministrazione USA.

Verso la guerra dello Yom Kippur 1973

La guerra di attrito arabo-israeliana viene avviata dall’Egitto ma Israele risponde prontamente con la rappresaglia. La conflittualità è endemica con picchi e ricadute, ma la tensione è costante. Il conflitto aumenta perché si incomincia a costruire delle colonie ebraiche nei territori occupati, in particolare nella Giudea e nella Samaria. Questi territori vengono conquistati in modo illecito secondo la ONU. Israele non dà importanza a ciò e costruisce queste colonie. Vi è inoltre un conflitto tra paesi arabi più radicali e più aperti al conflitto. Nel 1967 la leadership di Nasser viene messa in discussione e nel 1970 diventa PM Sadat che chiede maggior aiuto militare all’URSS per una rivincita contro Israele.

Il declino della leadership egiziana aumenta la frammentazione all’interno del mondo arabo e la presenza dei palestinesi diventa un problema sempre crescente che anche questo al suo interno è frammentato in differenti alleanze. Questa frammentazione induce Egitto e Siria a condividere l’idea anche si debba avviare un’operazione militare che riprenda l’iniziativa in mano per non lasciare spazio ai palestinesi per riuscire a sconfiggere in tempi brevi Israele per ridimensionare il senso di sicurezza inducendolo ad accettare il negoziato. Con questa operazione circoscritta si vuole uscire dallo stallo; questo interesse è anche quello degli USA. Durante la festa ebraica dello Yom Kippur, Egitto e Siria attaccano Israele di soppiatto e gli Usa tardano nel fornire alleanza. Gli statunitensi aspettano perché sono dichiaratamente intenzionati a far capire che anche loro sono a rischio e che quindi devono cedere all’obiettivo statunitense della stabilizzazione del Medio Oriente. Ad ogni modo Israele riesce a contenere l’attacco arabo e poco dopo gli Usa inviano aiuti ad Israele.

Conferenza di Ginevra e gli accordi di Camp David

Si arriva ad una tregua mediata da Usa ed URSS attraverso il consiglio di sicurezza della ONU ed in questa fase si stende l’obiettivo bipolare della distensione. Dopo la guerra, nella conferenza di Ginevra della ONU si vuole raggiungere un compromesso israeliano come condizione necessaria per spegnere questo conflitto che sta infiammando il mondo. Questa conferenza sarà un fallimento e la vera risoluzione sarà data negli accordi di Camp David del 1978-79. Sarà un accordo parziale dove si raggiungerà una pace di Israele/Egitto. Questo perché secondo Sadat bisogna smettere di finanziare armamenti per ottenere una pace per lo sviluppo economico e modernizzatore.

Questi accordi sono facilitati da Europa ed Usa per la ricostruzione di questi due paesi. La via della pace viene scelta dall’Egitto in isolamento dal mondo arabo restante tanto da essere espulso dalla Lega Araba. Lo stesso Sadat viene messo sotto processo politico dall’opinione pubblica e sarà assassinato dai musulmani per aver riconosciuto Israele abbandonato la causa palestinese. Questo accordo stabilizza il conflitto arabo sebbene dentro l’accordo vengano inseriti degli obblighi per Israele di dover continuare a cercare la pace con gli altri paesi arabi. Questa clausola sarà rifiutata da Israele.

Per Israele, l’OLP sono solo dei terroristi e con gli altri paesi arabi questo non vuole avere a che fare. Si apre una fase di pace duratura con l’Egitto ma il conflitto si apre in altri paesi soprattutto in Libano dove nel 1970 lì si trasferisce la Leadership dell’OLP.

Crisi del Libano

Il Libano era fortemente composto da cristiani ed era stato ritagliato dalla dissoluzione dell’impero ottomano. In Siria invece prevalevano i musulmani. Questa separazione non viene accettata dai siriani. È un paese quindi che vive in cronica instabilità che con l’arrivo dell’OLP porta il paese in crisi. Il Libano del sud sarà governato dall’OLP dove da qui si scaturiranno le azioni offensive contro Israele.

Dal 1981 Begin con il sostegno di Reagan avvia delle offensive contro l’Iraq dove si stavano costruendo delle armi nucleari. Nel 1982 lancia un’operazione di conquista del Libano del Sud dove si reprime la comunità palestinese; avrà luogo anche un genocidio contro dei campi profughi. La capacità che il mondo esterno ha di influire sulla politica israeliana è molto limitata.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

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