Estratto del documento

Storia della politica internazionale

Alcune scelte di Obama in Medio Oriente

e la reazione europea.

Tre casi studio

Indice

Introduzione

Capitolo I. Dalla no-fly zone al rovesciamento di Gheddafi: il caotico caso libico

1. Premessa. Lo scoppio della primavera araba in Libia.

2. Una risoluzione ONU trasformata in un regime change

3. Reazioni internazionali: Obama vs Europa

Capitolo II. Obama e le armi chimiche in Siria: la sottile linea rossa e

l’inaspettato dietrofront

1. Siria, la rivolta e la repressione

2. Le posizioni internazionali e la “sottile linea rossa” di Obama

3. L’escalation di Assad e l’inatteso non-intervento USA: il punto di vista

europeo

L’accordo sul nucleare e il limbo tra USA e Iran

Capitolo III.

1. L’Iran tra dinamiche geopolitiche internazionali e programma nucleare

2. Il nuclear deal e le reazioni europee

Conclusioni

Bibliografia e sitografia 1

Introduzione

Uno dei pilastri della dottrina Obama è stato sin da subito un rinnovato focus sul

teatro dell’Asia/Pacifico, dove è maggiore e più profonda la rete

d’interdipendenze strategiche ed economiche che coinvolgono gli Stati Uniti,

anche per contenere la Cina in quanto rising power potenzialmente revisionista.

Nonostante la propensione per questo pivot to Asia, che doveva comportare il

graduale disimpegno da un Medio Oriente ingestibile e comunque meno

importante oggi per gli USA alla luce del loro parziale affrancamento dalle

risorse petrolifere della regione, gli Stati Uniti hanno tuttavia interessi ancora

forti nell’area del Greater Middle East.

Inevitabilmente le scelte di un presidente statunitense influenzano nel bene e nel

male, e in maniera più o meno diretta, l’intero panorama politico internazionale.

paesi europei sono, dunque, sempre molto attenti nell’analizzare le

I principali consapevoli dell’incidenza

posizioni d’oltreoceano, delle stesse sui meccanismi

della world politics, e le loro reazioni non si fanno attendere.

Le domande di ricerca di questo paper hanno a che fare tanto con le decisioni

– –

prese da Obama quali sono state in ogni circostanza presa in esame e perché

quanto con l’immediata risposta di capi di Stato, capi di governi, ministri, analisti

e giornalisti europei, soffermandosi sulle loro posizioni e riflessioni.

L’obiettivo è quello di ricostruire la situazione vigente in tre realtà del Medio

Oriente e il degenerare di alcune questioni problematiche, analizzare le scelte

dell’amministrazione Obama, rintracciandone la motivazione che c’è dietro e le

circostanze in cui esse sono maturate, ed esaminare l’atteggiamento dei governi e

della stampa europei dinanzi a decisioni capaci di incidere sulla politica

internazionale. 2

Il primo capitolo ripercorre innanzitutto le tappe fondamentali della primavera

araba in Libia che, sulla scorta della recentissima esperienza tunisina, è

deflagrata a partire dal febbraio 2011. La durissima repressione dei ribelli da

parte di Gheddafi ha indotto le Nazioni Unite a intervenire con una risoluzione

del Consiglio di sicurezza, trasformata però in un regime change.

Difficilmente l’intervento in Libia sarebbe stato possibile senza l’appoggio

statunitense, e le risposte europee dinanzi a questa inattesa scelta di Obama non

si sono fatte attendere, sia pur palesandosi attraverso posizioni differenti.

Nel secondo capitolo viene analizzata una situazione simile a quella libica,

rappresentata dall’ondata di proteste contro il regime di Assad in Siria.

Obama da buon realista tende a non gettarsi a capofitto in un contesto in cui non

sono in gioco gli interessi e la sicurezza degli Stati Uniti, per cui la sua decisione

di condizionare l’intervento americano all’utilizzo di armi chimiche da parte del

dittatore siriano era del tutto inattesa. Ma ciò che maggiormente ha spiazzato il

mondo intero e l’Occidente in particolare, scatenando un susseguirsi di dure

reazioni, è stato poi il dietrofront del presidente americano nonostante quella

“sottile linea rossa” fosse stata più che superata.

di far fronte alla minaccia nucleare

Il terzo capitolo, infine, è dedicato all’urgenza

iraniana. Non essendoci valide alternative, Obama ha guidato il gruppo dei P5+1

a raggiungere un accordo necessario per gran parte della comunità internazionale

in generale e per il balance of power regionale in particolare. Si prevedeva che il

con l’Iran avrebbe costituito uno

nuclear deal shock inizialmente e che solo a

posteriori sarebbe stato giudicato efficace e necessario, e così fu, registrando poi

un consenso bipartisan in Europa.

Nel presentare le dinamiche del nuclear deal, questo percorso si ripropone di

mostrare l’entusiasmo e al tempo stesso la prudenza dei leader europei dinanzi a

un risultato storico della politica estera di Obama.

3

Capitolo I.

Dalla no-fly zone al rovesciamento di Gheddafi: il caotico caso libico

1. Premessa. Lo scoppio della primavera araba in Libia

L’espressione “primavera araba” viene utilizzata con riferimento alle rivoluzioni

e all’ondata di proteste che hanno attraversato i regimi arabi nel corso del 2011.

In base alle categorie illustrate da esperti di world politics e di relazioni

1 –

internazionali ricorrendo dunque, per uno studio del fenomeno, ai tre livelli di

2 –

analisi teorizzati da Kenneth Waltz la primavera araba può essere interpretata

come reazione alle politiche dispotiche attuate dai vari decision-makers negli

(dai paesi dell’Africa bianca fino alla Siria e alle

stati teatro delle rivolte

monarchie del Golfo), come prodotto di fattori interni di natura politica, sociale

ed economica, tra cui vecchi retaggi del travagliato processo di decolonizzazione,

assenza di coesione sociale e grave sperequazione economica, e infine come

risultato di mutamenti sistemici quali l’instabilità nella sponda Sud del

Mediterraneo accresciuta dalla scomparsa dell’ordine bipolare, dalla conseguente

crisi delle politiche regionali dei due principali attori esterni Stati Uniti e

Unione europea e dalla ridefinizione degli equilibri di potere regionali post 11

settembre.

Come quasi tutti i paesi coinvolti, la Libia ha risentito dell’effetto domino delle

rivolte dei paesi vicini in quanto, complice anche l’utilizzo da parte delle giovani

generazioni di mezzi di informazione come Internet e di strumenti di

comunicazione immediata come i social network, le notizie degli avvenimenti in

Tunisia ed Egitto superarono rapidamente non solo i confini territoriali ma anche

1 F. Mazzei, Relazioni Internazionali, Milano, Egea, 2012, pp. 60 ss.

2 K. Waltz, Man, the State and War: A Theoretical Analysis, New York, Columbia University

Press, 1959. 4

3

un’eventuale riluttanza al dissenso. Nel paese, che tra quelli del Nord Africa

4

sembrava forse il meno adatto a una rivolta popolare , la scintilla è derivata

proprio da un invito alla sollevazione diffuso in rete dai blogger per il 17

febbraio 2011, cui i giovani libici aderirono in gran numero.

Il primo focolaio delle proteste contro il regime di Mu’ammar Gheddafi fu

Bengasi, e in tutta la Cirenaica cominciarono a sventolare i primi tricolori rossi,

neri e verdi, bandiera libica prima del rovesciamento della monarchia nel 1969,

mentre nel resto del paese si tenevano manifestazioni a sostegno del governo. La

ribellione e le sommosse popolari si trasformarono molto rapidamente in

insurrezione armata con l’adesione di ufficiali dell’esercito e di molti reparti

militari: un vero e proprio conflitto armato contrapponeva le forze fedeli al

l’organismo

colonnello agli insorti del Consiglio nazionale di transizione (Cnt),

politico che controllava i territori in mano ai ribelli autoproclamandosi unico

legittimo rappresentante della repubblica libica.

Nel mese di marzo i ribelli avanzarono verso ovest conquistando la città di

Brega, sul golfo della Sirte, allargando i disordini verso Tripoli e imbattendosi

nelle controffensive del regime.

2. Una risoluzione ONU trasformata in un regime change

La risposta delle forze di Gheddafi alla rivolta civile fu particolarmente violenta.

Il diffondersi di notizie circa la recrudescenza del conflitto a causa della brutalità

3 L. Caracciolo, Libia: il colonnello nel labirinto, in http://www.limesonline.com/rubrica/libia-

il-colonnello-nel-labirinto, 19/02/2011.

L’asserzione è motivata da diversi fattori. Innanzitutto la Libia non raggiunge neppure i 7

4 quasi sei volte l’Italia. Le due città principali, la capitale

milioni di abitanti su un territorio vasto

Tripoli e la ribelle Bengasi sono lontane non solo geograficamente, ma per storia, tradizioni e

rapporto con il potere. Per i parametri del Maghreb, inoltre, la Libia è un paese benestante, con

un reddito pro capite abbastanza elevato grazie alla strategica redistribuzione delle rendite

energetiche. 5

dell’esercito regolare e delle milizie filogovernative e dell’elevato numero di

5 costò a Gheddafi l’appoggio di alcuni dei suoi

vittime tra la popolazione civile

più importanti diplomatici libici in Europa e nel mondo, tra cui gli ambasciatori

e i diplomatici presso l’Unesco e

in Italia, Francia, Inghilterra e Germania

l’ONU.

Il 28 febbraio l’Unione europea decise di procedere all’attuazione di una serie di

sanzioni contro il regime di Gheddafi “in considerazione della situazione in

Libia”: il Consiglio europeo stabilì, tra le altre cose, l’embargo su tutti quegli

strumenti che il regime avrebbe potuto utilizzare nella repressione della rivolta in

Libia, il congelamento dei beni e le restrizioni sui visti per lo stesso Gheddafi e

6

per i suoi familiari. Misure severe furono scelte anche dagli Stati Uniti, dove il

7

presidente Obama firmò una serie di sanzioni analoghe.

Nei giorni della presa del golfo di Sidra la Francia fu il primo paese a riconoscere

l’autorità del Cnt e proprio le pressioni francesi furono determinanti nel giungere,

17 marzo, all’approvazione della risoluzione 1973 da parte del Consiglio di

il

sicurezza dell’ONU con la quale si autorizzavano gli stati membri a prendere

qualsiasi iniziativa necessaria per proteggere i civili, si disponeva la creazione di

8

e si rafforzava l’embargo sulle armi.

una no-fly zone

In realtà l'intervento si concretizzò nel bombardamento sistematico delle truppe

governative che cercavano di riconquistare Bengasi, nell’attacco a infrastrutture

civili e militari e nell'appoggio logistico alle truppe antigovernative; il 31 marzo

5 T. Cartalucci, N. Bowie, Obiettivo Siria, Bologna, Arianna Editrice, 2012, pp. 50-51.

6 Decisione 2011/137/PESC del Consiglio del 28 febbraio 2011 concernente misure restrittive

in considerazione della situazione in Libia, Brussels, 28/02/2011.

7 U.S. Department of the treasury, Blocking Property and Prohibiting Certain Transactions

Related to Libya (Effective Date - February 25, 2011).

8 th

Security Council, Resolution 1973 (2011) Adopted by the Security Council at its 6498

meeting, on 17 March 2011. 6

la Nato assunse il comando delle operazioni contribuendo al successo

9

dell’avanzata degli insorti in Tripolitania.

Nel mese di aprile anche l’Italia entrò nel conflitto, mentre iniziava il

drammatico conteggio delle vittime collaterali dei bombardamenti e i ribelli

conquistavano Misurata. Una lunga fase di stallo caratterizzò le operazioni di

guerra tra giugno e luglio. Intanto nel mese successivo i ribelli, sostenuti dalle

tribù berbere, entrarono a Tripoli. Le truppe lealiste e Gheddafi, ricorso a più

10

riprese all’impiego di mercenari centrafricani, ripiegarono a Bani Walid e Sirte.

Tra settembre e ottobre entrambe le città furono teatro di bombardamenti e di un

lungo assedio che misero a dura prova la capacità di sopravvivenza della

popolazione, come più volte sottolineato da alcune organizzazioni umanitarie

11 All’alba del 20 ottobre Sirte venne liberata e Gheddafi tentò

internazionali.

un’ultima disperata sortita lanciandosi contro le linee dei ribelli con un convoglio

formato da settantacinque automobili che vennero però colpite ripetutamente:

prima un drone pilotato dal deserto del Nevada sparò un missile Hellfire, poi fu

la volta di due cacciabombardieri francesi guidati da un aereo radar americano.

Gheddafi, ferito e zoppicante, fu rapidamente nascosto dai suoi uomini in una

condotta di drenaggio. Lì i ribelli trovarono nascosto colui che era stato il loro

12

dittatore per quarantadue anni e lo uccisero con un colpo di pistola.

L’attacco al convoglio di Gheddafi fu l’ultimo atto di Unified Protector,

l’operazione aerea con cui la NATO aveva appoggiato per duecentoventidue

giorni la rivoluzione libica, dal 23 marzo al 31 ottobre 2011. L’intervento fu

definito un modello da replicare in futuro e una delle operazioni di maggior

successo nella storia della NATO. –

9 North Atlantic Treaty Organization, Operation UNIFIED PROTECTOR Protection of

civilians and civilian populated areas, Fact Sheet, March 2011.

10 P. Sensini, Libia 2011, Milano, Jaca Book, 2011.

11 Human Rights Watch, World Report 2012: Libya, Events of 2011.

12 P. Sensini, op. cit. 7

Oggi, alcuni anni dopo, il giudizio su quell’operazione sembra essere cambiato

molto.

3. Reazioni internazionali: Obama vs Europa

Difficilmente l’intervento in Libia sarebbe stato possibile senza l’appoggio degli

Stati Uniti e il presidente Barack Obama, non-interventista, non avrebbe dato il

suo assenso senza le pressioni di quelli che sono stati soprannominati

13

“interventisti liberali” : tra essi citiamo l’allora ambasciatrice alle Nazioni

gli nazionale all’epoca del

Unite Susan Rice, già consigliera della sicurezza

genocidio in Ruanda e molto segnata dal mancato intervento americano in

quella circostanza Hillary Clinton, segretario di Stato dal 2009 al 2013, e

Samantha Power, che era stata appena nominata consigliere per la sicurezza

nazionale ma era già molto ascoltata e tenuta in gran considerazione da Obama.

Gli statunitensi non erano comunque gli unici a spingere per un intervento in

Libia. In Europa il più deciso a intervenire era un avvocato, il presidente francese

Nicolas Sarkozy, reduce proprio in quei giorni da uno dei più gravi tonfi della

politica estera della sua presidenza: nel gennaio 2011, infatti, Sarkozy era stato

l’unico politico in tutto l’occidente a schierarsi con il dittatore tunisino Zine El

14 di Ben Ali, poche settimane dopo l’inizio

Abidine Ben Ali. Dopo la caduta

della rivolta, e il conseguente imbarazzo, il presidente francese era ansioso di

rifarsi un’immagine internazionale. Un mese dopo, con una guerra civile

scoppiata a poca distanza dalla Tunisia, Sarkozy era fermamente intenzionato a

non ripetere l’errore.

13 Stephen M. Walt, What intervention in Libya tells us about the neocon-liberal alliance, in

http://foreignpolicy.com/2011/03/21/what-intervention-in-libya-tells-us-about-the-neocon-

liberal-alliance, 21/03/2011.

La diplomatie française à défendu jusqu’au bout le régime tunisien,

14 Natalie Nougayrède, in

http://www.lemonde.fr/international/article/2011/01/15/la-diplomatie-francaise-a-defendu-

jusqu-au-bout-le-regime-tunisien_1466021_3210.html, 15/01/2011.

8

In seguito alle pressioni di americani e francesi, a cui si unirono quasi subito

risoluzione ONU e all’intervento della

anche gli inglesi, si arrivò alla citata

NATO come guida della coalizione. Al termine delle operazioni la

rivista Foreign Affairs descrisse la strategia adoperata in Libia come «il modo

15

giusto di condurre un intervento» , e la stessa NATO, nel suo rapporto di fine

16

anno, esaltò in termini autocelebrativi l’intervento e le sue conseguenze.

Dietro alle fanfare del successo, tuttavia, si nascondevano molte critiche e molte

– –

altre ne sarebbero arrivate in seguito. Ed è qui ragionando a posteriori che si è

aperto un dibattito sull’intervento in Libia, con accuse reciproche tra Obama e i

principali stati europei e un giudizio negativo molto duro da parte del Vecchio

continente nei confronti delle scelte della Casa Bianca. –

In una serie di interviste rilasciate al giornalista Jeffrey Goldberg raccolte in un

nell’aprile 2016 –

lungo articolo pubblicato sulla rivista The Atlantic il presidente

Obama ha usato un’espressione diretta e colorita dipingendo l’intervento in Libia

17 . In precedenza, nel maggio 2011, nell’atteso discorso al

come uno «shit show»

Dipartimento di Stato americano sulla politica statunitense in Medio Oriente

Obama aveva paragonato i manifestanti delle primavere arabe a personaggi

fondamentali nella storia delle lotte per la giustizia, l’uguaglianza e i diritti umani

come Rosa Parks e i patrioti di Boston, affermando:

Gli Stati Uniti sostengono una serie di diritti universali. Questi diritti

comprendono la libertà di parola, la libertà di manifestare pacificamente, la

libertà di religione, l’uguaglianza per uomini e donne nello stato di diritto e

NATO’s victory in Libya: the right way to run an

15 Ivo H. Daalder, James G. Stavridis,

intervention, in https://www.foreignaffairs.com/articles/libya/2012-02-02/natos-victory-libya,

March/April 2012. Secretary General’s Annual Report 2011,

16 North Atlantic Treaty Organization, 26/01/2012.

17 J. Goldberg, The Obama Doctrine. The U.S. president talks through his hardest decisions

about America’s role in the world, in

http://www.theatlantic.com/magazine/archive/2016/04/the-obama-doctrine/471525/,

05.04.2016. 9

il diritto di scegliere i prop

Anteprima
Vedrai una selezione di 11 pagine su 50
Alcune scelte di Obama in Medio Oriente e la reazione europea. Tre casi studio Pag. 1 Alcune scelte di Obama in Medio Oriente e la reazione europea. Tre casi studio Pag. 2
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Alcune scelte di Obama in Medio Oriente e la reazione europea. Tre casi studio Pag. 6
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Alcune scelte di Obama in Medio Oriente e la reazione europea. Tre casi studio Pag. 11
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Alcune scelte di Obama in Medio Oriente e la reazione europea. Tre casi studio Pag. 16
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Alcune scelte di Obama in Medio Oriente e la reazione europea. Tre casi studio Pag. 21
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Alcune scelte di Obama in Medio Oriente e la reazione europea. Tre casi studio Pag. 26
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Alcune scelte di Obama in Medio Oriente e la reazione europea. Tre casi studio Pag. 31
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Alcune scelte di Obama in Medio Oriente e la reazione europea. Tre casi studio Pag. 36
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Alcune scelte di Obama in Medio Oriente e la reazione europea. Tre casi studio Pag. 41
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Alcune scelte di Obama in Medio Oriente e la reazione europea. Tre casi studio Pag. 46
1 su 50
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MarcoPassero di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della politica internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Wulzer Paolo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community