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Medicina del

Lavoro

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C 1 F

AP ATTORI DI RISCHIO E PREVENZIONE DELLE MALATTIE PROFESSIONALI

1.1 O

BIETTIVI E GENERALITÀ

Gli obiettivi della medicina del lavoro secondo l’International Labour Office sono:

• Identificare ed eliminare i rischi di infortunio e malattia professionale

• Eliminare i fattori che nell’ambiente di lavoro aggravano o favoriscono malattie non professionali

(ad esempio l’asma non occupazionale, ma favorita comunque da un ambiente di lavoro polveroso)

• Promuovere l’adattamento del lavoro alle caratteristiche psicofisiche dell’uomo

• Prendere misure per proteggere la salute dei gruppi vulnerabili come anziani, handicappati

lavoratori.

• Migliorare le caratteristiche del lavoro per far si che l’incidenza delle malattie dei lavoratori sia

paragonabile a quella della popolazione sana

• Assicurarsi l’informazione degli addetti all’igiene e alla sicurezza nel lavoro

• Assicurare la formazione e l’informazine dei lavoratori e svolgere programmi di promozione della

salute all’interno delle fabbriche.

I corsi in fabbrica permettono di raggiungere più persone. La medicina del lavoro si configura come una

disciplina preventivo-clinica, che si occupa anche di inserimento lavorativo.

Branche della medicina del lavoro:

• Igiene industriale: tecniche per identificare ed eliminare gli inquinanti dell’ambiente di lavoro, dopo

averli misurati e confrontanti con valori standard.

• Fisiologia del lavoro ed ergonomia

• Clinica del lavoro (sorveglianza, diagnosi, terapia, riabilitazione)

• Tossicologia industriale: studio delle sostanze chimiche dell’ambiente di lavoro (assorbimento,

metabolismo ed escrezione), dei loro effetti precoci e degli effetti a lungo termine.

• Psicologia del lavoro

• Informazione, formazione e promozione della salute Un uomo, un mito….

Infortuni sul lavoro e MP

(INAIL, 2001) Bernardino Pancrazi (1633-1714): considerato il padre della

medicina del lavoro moderna, scrive per primo nella storia un

Gen-Ago Gen-Ago trattato sui rischi e i problemi sanitari degli artigiani dell’epoca.

1999 2000 Nella sua opera sancisce i principi della tutela dei lavoratori

12341 12951

PG come interesse dello Stato, del vantaggio della prevenzione sulle

cure riabilitative.

2505 2508

TR Stabilisce inoltre l’importanza della visita dei luoghi di lavoro

onde poter comprendere meglio i rischi e le malattie ad essi

Nel nostro paese ogni anno vengono correlate, definire criteri per la diagnosi e la terapia, individuare

denunciati oltre 1 milione di infortuni sul le misure di prevenzione da prendere. Ha inventato il detto

prevenire è meglio che curare

lavoro. Dal 1995 al 1999 ci sono stati più

di 6000 incidenti mortali all’anno, e oltre

60.000 persone che hanno subito un danno permanente.

Dati che però non possono tener conto della situazione, anche peggiore, del:

• Lavoro minorile e in nero

• Patologie non tabellate e non indennizzate

• Difficoltà delle diagnosi di MP

• Tumori professionali non riconosciute

• Patologie emergenti sottostimate

Questi aspetti complicano il problema e rendono impossibile l’inserimento nelle statische di molti casi che

invece ci dovrebbero rientrare.

Le malattie non inserite nella tabella non sono considerate malattie professionali a meno che non sia il

malato a dimostrare il nesso causa effetto con il lavoro. Anche i tumori professionali n on sono facili da

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riconoscere, perché spesso non hanno caratteristiche diverse dagli altri, nemmeno epidemiologiche, e

l’insorgenza può essere anche molto tardiva.

Malattie professionali in Italia:

• Ipoacusia 54.2 %

• Patologia osteoarticolare 12.6%

• Malattie respiratorie 13.5 %

• Malattie cutanee 7.8 %

• Tumori 3.1 %

• Altre 8.8 %

→ La frequenza dell’ipoacusia dipende dalla diffusione delle fonti di rumore, dalla esposzione dell’orecchio,

e dalla diagnosi che è facile dato che l’ipoacusia da rumore ha un tracciato audiometrico caratteristico.

→ Le malattie respiratorie risentono invece della esposizione diretta dei polmoni all’ambiente esterno

tramite le vie aeree. Possono essere acute e croniche, e a volte il polmone è solo la porta d’ingresso per

sostanze come ad esempio il Pb, che si diffonde e agisce in molti organi. Altre volte può essere sia ingresso

che bersaglio, come avviene per il Mn.

→ La cute è anch’essa molto esposta, e le dermatiti allergiche dirette sono molto comuni. Le massime

La situazione attuale in Italia: le cause di una

strage Abbritti: “è la dose che fa il tossico”

Spiegazione: i lavoratori sono esposti a dosi

E’ difficile fare una panoramica sui problemi che sono normali di certi tossici nella vita di tutti i giorni, e

responsabili di una situazione del genere. in più hanno una esposizione lavorativa che vi si

I problemi possono essere divisi in “vecchi” e “nuovi”, somma, quindi la loro dose complessiva è

intendendo con questo evidenziare i fattori emergenti maggiore di quella della popolazione generale.

nelle problematiche della medicina del lavoro.

Questi vecchi problemi riguardano:

• Edilizia

• Agricoltura (difficile da raggiungere perché gli operai sono pochi e sparsi)

• Autotrasporto

• Sanità

• Cancerogeni (che fino ad ora sono individuati solo dopo decenni dalla loro utilizzazione)

• Patologia della colonna vertebrale (che è difficile da valutare e può interessare tutti, e non è riconosciuta

dall’ente assicurativo perché troppo comune e quindi impossibile da indennizzare).

Questi problemi sono dovuti anche all’organizzazione del lavoro, che spesso è rivolta esclusivamente a

raggiungere l’obbiettivo della massima produttività con il minor costo.

Salvo poche eccezioni, in questo viene tenuto in scarsa considerazione l’uomo, e il risultatoè una serie di

fattori di rischio del tipo:

• Ambienti di lavoro inadatti e carenti dal punto di vista igienico

• Sovraffollamento degli ambienti

• Scarso ricorso agli strumenti che possono ridurre l’inquinamento e la frequenza degli infortuni

• Poca cura nella manutenzione degli impianti

• Ritmi di lavoro elevati e mansioni ripetitive

Un altro aspetto fra quelli ormai “vecchi” è la crescente chimicizzazione del lavoro, ossia l’uso sempre più

diffuso di sostanze chimiche dannose per la salute del lavoratore nei processi industriali e agricoli. Ogni anno

vengono immesse in circolazione 500 nuove sostanze, e circa 5000 sono di uso comune nelle industrie. La

sperimentazione tossicologica che viene fatta su questi composti è minima, con la conseguenza che gli effetti

e la cinetica di assorbimento di molte sostanze resta sconosciuta. Inoltre spesso né il lavoratore né il medico

sono a conoscenza della composizione delle sostanze usate nel lavoro.

Questo rende per il medico enormemente difficile poter stabilire precocemente gli effetti delle sostanze

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utilizzate, cosa che potrebbe permettere una prevenzione efficace e una terapia tempestiva delle patologie

legate a questo gruppo di fattori di rischio.

Problemi emergenti

il lavoro d’ufficio, con l’incremento del settore terziario e dei servizi, è oggi il lavoro più frequente

L

(Italia, oltre 13 milioni di lavoratori, contro 6,8 milioni dell’industria e 1,2 milioni dell’agricoltura). In

questo quadro si hanno in genere malattie professionali (difficilmente infortuni) in genere non

particolarmente gravi, ma che hanno una grande importanza per il numero di lavoratori coinvoliti.

Un’idea dei possibili problemi:

• Rischio eletterico

• Incendio

• Rischio legato alla postura

• Uso del computer

• Fumo di sigaretta

• Condizionamento dell’aria (Sick Building Sindrome)

• Infezioni

• Asma e alveoliti allergiche

• Stress e insoddisfazione, sindrome di burnout, mobbing, e altri problemi dovuti all’organizzazione del

lavoro.

Fra i problemi emergenti sono da segnalare quelli legati alla globalizzazione, un processo che con le sue

L

molteplici sfaccettature incide non poco nel mondo del lavoro.

Questa liberalizzazione mondiale del lavoro aumenta la circolazione di risosrse, mezzi, capitali, servizi e

lavoratori, con sfruttamento di nuove tecnologie di comunicazione; provoca la nascita di grandi aziende

sovranazionali (multinazionali), introducendo criteri diversi di organizzazione del lavoro e una maggiore

(spesso forzata) flessibilità, con l’introduzione di nuove forme lavorative come il part-time, telelavoro,

lavoro temporaneo.

Il lavoro nelle multinazionali, ad esempio, porta con se inevitabilmente alcuni problemi spesso drammatici:

• Difficoltà di applicare, nelle molteplice realtà lavorative connesse con la multinazionale, le norme sulla

sicurezza e sulla prevenzione

• La formazione e l’informazione del lavoratore sulla salute e sui rischi risulta quasi impossibile

• La sorveglianza sanitaria è difficile, soprattutto è difficile avere un unico modo di agire perché l’azienda

si trova a operare in più paesi, ognuno con le sue norme, e i suoi fattori di rischio, le sue caratteristiche di

popolazione e di cultura.

• Ruolo molto più complesso dei sindacati dei lavoratori

• Introduzione di nuove patologie (mobbing, stress, sick building sindrome…)

• Anche il decentramento produttivo, con le ditte in subappalto che spesso agiscono in vera e propria

aperta violazione dei diritti dei lavoratori e degli elementari diritti umani, è un fenomeno antico che

provoca notevoli danni ai lavoratori. Questo riguarda in prima linea le multinazionali e la

globalizzazione del lavoro, ed è un fenomeno ancora emergente.

Un ulteriore gruppo di problemi deriva dell’utilizzo, sempre crescente, dei videoterminali e delle nuove

L

tecnologie di comunicazione:

• Indispensabilità di queste tecnologie nel mercato globalizzato

• Patologie: Vista

o Stress e problematiche psicologiche

o Radiazioni

o Ergonomia

o ƒ Patologia spinale

ƒ Sindrome del tunnel carpale

Difficoltà di adattamento (specie dei lavoratori più anziani)

o

• Aumento dell’opportunità di inserimento lavorativo dei soggetti più giovani, ma diminuzione per quelli

anziani.

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• Influenza negativa sull’organizzazione del lavoro

La politica sanitaria e la formazione del medico

Una parte delle cause che provocano una così elevata

patologia da lavoro in Italia (fra le più elevate in Europa) La tutela della salute degli operai: una

vanno analizzate anche le motivazioni di ordine evoluzione culturale.

sanitario. Stringendo al massimo, si può dire che ci Fino agli anni ’60 gli operai avevano delegato ad

troviamo difronte ad una inadeguatezza strutturale e altri (in genere il datore di lavoro) i compiti

culturale del mondo medico davanti ad un quadro dell’organizzazione del lavoro e della salute.

nosologiche che sempre di più sta cambiando. Accettavano il rischio lavorativo come qualcosa

La malattia oggi è un fenomeno complesso a carattere di strettamente collegato al lavoro, considerando

multifattoriale, incentrato prevalentemente su fenomeni normale la pratica di risarcire gli infortuni e i

cronico-degenerativi che derivano dalle abitudini danni personali con una modica somma

alimentari, voluttuarie, lavorative e individuali del (monetizzazione del rischio), senza che fossero

paziente, con varie modalità di associazione complesse messi in atto gli interventi preventivi.

e difficilmente valutabili. Alla fine degli anni ’60 ci sono stati però

Le principali carenze del mondo sanitario sono significativi cambiamenti, che partono dal rifiuto

della monetizzazione secondo il principiop che

indubbiamente: la salute va tutelata e che i rischi vanno eliminati,

• La mancata decentralizzazione delle prestazioni non indennizzati.

sanitarie, ancora in massima parte legate agli Nasce dunque la “non delega” dei problemi di

ospedali e al massimo al distretto sanitario, dove salute e gli operai si avvicinano ad un concetto di

risulta difficile cogliere gli aspetti associativi fra la partecipazione attiva all’organizzazione del

vita di tutti i giorni del paziente e le sue malattie lavoro, con il gruppo operaio omogeneo.

• Privilegio di diagnosi e terapia su eziologia ed Questo è il gruppo dei lavoratori che hanno

epidemiologia la stessa manzione, e che permette la

• Scarsa attenzione alla prevenzione primaria validazione consensuale da parte del gruppo

• Scarsa conoscenza dei problemi lavorativi e di qualsiasi intervento preventivo.

ambientali da parte dei medici

• Formazione degli studenti frammentaria, con scarse nozioni epidemiologiche, e soprattutto formazione

culturale del medico incentrata sulla patologia e sulla clinica, senza alcuna attenzione alla persona nella

sua interezza.

• Mancanza di preparazione pratica del medico negli ambienti di lavoro non ospedalieri.

1.2 I ’

FATTORI DI RISCHIO NELL AMBIENTE DI LAVORO

Per avere uno schema di analisi da seguire durante il sopraluogo o la valutazione dell’ambiente lavorativo

sono divisi in 4 gruppi

→ Primo gruppo

Sono i fattori di rischio comuni a tutti gli ambienti, lavorativi ed extralavorativi, e che fanno parte di

qualsiasi ambiente di vita. Sono anche detti fattori del microclima. Per ognuno di essi c’è un range ottimale

al di sopra e al di sotto del quale l’organismo non ha più la sensazione di benessere e possono insorgere

patologie permanenti o transitorie.

• Umidità

• Temperatura

• Pressione

• Illuminazione

• Ventilazione

• Rumore

→ Secondo gruppo

Sono fattori specifici per i vari ambienti di lavoro. E’ molto difficile individuare con esattezza la presenza di

specifiche sostanze e le loro concentrazioni. Per conoscerne la reale pericolosità è indispensabile effettuare

delle misurazione e analizzare qualitativamente di cosa si tratta.

• Polveri

• Gas

• Radiazioni ionizzanti

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• Fumi

• Vapori

• Vibrazioni

• Elettricità

→ Terzo gruppo

Fatica e sforzo fisico. Il lavoro muscolare può essere misurato in termini di dispendio di calorie. La fatica

può essere fisiologica o patologica, ed è difficile quantificare il limite fra esse. In genere quella fisiologica

scompare con il riposo notturno, mentr quella patologica non scompare completamente e quindi si accumula

(fatica residua) ed è detta anche fatica cronica. Oggi questi problemi sono in diminuzione, ma la

conseguenza è sempre la patologia osteoarticolare.

→ Quarto gruppo

Fatica psicologica e difficoltà di adattamento all’ambiente lavorativo. Comprendono una moltitudine di

fattori di rischio emergente e di grande interesse. Ritmi eccessivi, monotoni, lavoro parcellizzato con

mansioni invariate.

Questi problemi possono in genere essere superati con una maggior attenzione all’organizzazione del lavoro,

ma vi sono implicati anche fattori più profondi della psiche umana e quindi difficili da valutare.

In genere il lavoratore non è esposto ad un solo fattore di rischio. Molti fattori inoltre (come lo stress e la

fatica, ma anche il rumore e l’illuminazione) possono già di per sé favorire il verificarsi di un infortunio oltre

che la comparsa di malattie professionali.

Distinzione:

• Malattie da lavoro: tutte le patologie correlate in qualsiasi modo (causa o concausa) al lavoro

• Malattie professionali: le malattie da lavoro indennizzate come tali dall’INAIL nella tabella delle

malattie professionali o perché addotte di prova certa di causa lavorativa dal lavoratore.

Esistono degli strumenti che permettono la registrazione dei rischi corsi da ogni individuo. Questi devono

avere un carattere di continuità per essere significativi:

• Registro dei dati ambientali: uno strumento che memorizza tutti i valori connessi con un particolare

fattore di rischio (ad esempio un igrometro, un termometro che lascia traccia sulla carta eccetera). Ce ne

devono essere per tutti i fattori di rischio connessi con la particolare lavorazione.

• Registro dei dati biostatici: riporta tuttti i dati connessi con il gruppo omogeneo dei lavoratori. Vi

devono confluire:

Le assenze dal lavoro

o Gli infortuni

o Le malattie sia professionali che non

o Le visite preventive periodiche con i loro risultati

o

• Libretto personale di rischio: di ogni lavoratore, e vi vegnono annotati tutti i dati riguardanti i rischi ai

quali il lavoratore è esposto:

Mansioni svolte

o Caratteristiche dell’ambiente di lavoro, con dati sui FR e sulle misurazioni disponibili

o Risultati delle visite preventive svolte

o

• Libretto sanitario personale: riporta l’anamnesi familiare e lavorativa del soggetto.

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C 2 L

AP A PREVENZIONE DELLE MALATTIE DA LAVORO

Si tratta di tutta una serie di azioni di informazione, modifica dell’ambiente di lavoro e attività sanitarie volte

alla riduzione del rischio e alla prevenzione primaria e secondaria delle malattie professionali.

2.1 A

TTIVITÀ DI PREVENZIONE

Provvedimenti volti a limitare la formazione e diffusione nell’ambiente di fattori nocivi

→ Ambiente di lavoro idoneo, scelta delle tecnologie più sicure, disposizione delle macchine, attivazione di

idonee strutture igieniche, scelta dei materiali da

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Scienze mediche MED/44 Medicina del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Medicina del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Costa Chiara.
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