Meccanica lagrangiana
Cambiando coordinate, generalmente le equazioni di Newton cambiano forma, mentre le lagrangiane no. Un'idea alla base della meccanica lagrangiana è quella di cercare di caratterizzare con un principio di minimo o stazionarietà la soluzione dell'equazione del moto.
Mi = &del;/&del;xi (x), x(t) ∈ ℝn per cui un'opportuna funzione A[x(t)] assume minima o stazionaria tra tutte le leggi orarie x(t) definite su [t1, t2] e tali che x(t1) = s1, x(t2) = s2. Sono assegnate la posizione iniziale e finale, mentre nel problema di Cauchy avevo posizione iniziale e velocità.
A[x] = Ψ*At,1,t2[x] = ∫t1t2ℒ(x(t), x(t)) dt, funzionale definito in termini di densità lagrangiana (* densità lagrangiana (ℒ definita in ℝ6)).
Nel caso delle equazioni di Newton, la giusta ℒ è: ℒ(x,v) = 1/2 v·Mv - V(x), lagrangiana meccanica.
A è una funzione che va dallo "spazio dei movimenti possibili" tra s1 e s2 ai reali:
A: C&supinfin;, [(t1 → s1), (t1 → t2) x(t1) = ŝ3, e x(t2) = ŝ3
Spazio dei movimenti
Cambiando coordinate in maniera conveniente, le equazioni di Newton cambiano forma, mentre le lagrangiane no. L'idea alla base della meccanica lagrangiana è quella di cercare di caratterizzare con un principio di variazione o stazionarietà le soluzioni delle equazioni del moto.
Mx = per cui un'opportuna funzione A[x(t)] assume minima o stazionaria fra tutte le leggi orarie x(t) definite su [t1, t2] e tali che x(t1) = s1, x(t2) = s2. Sono assegnate la posizione iniziale e finale, mentre sul problema di Cauchy avevo posizione iniziale e velocità.
A[x] = At1,t2[x] = L(x(t), ẋ(t))d*t (* densità lagrangiana definita in R2).
Nel caso delle equazioni di Newton, la giusta L è: L(x, v) = 1/2 v · M v - V(x), lagrangiana meccanica.
A è una funzione che va dallo "spazio di tutti i movimenti possibili" ai reali; spazio dei movimenti.
Lo chiamano Ms1,s2 spazio dei moti x(t1) = j1 ÷ x(t2) = s2
Quindi A ∈ Hs1,s2t1,t2 ⇔ A è una funzione γε in C °∞ (Rm).
Proprietà stazionarie
RICORDA: Data F: Rm → R derivabile almeno una volta in Rm, F è stazionaria in xo ⇔ 2 x F(xo) = 0 (i.e. tutte le derivate direzionali nulle di F in xo).
A è stazionaria su un moto x(t) ∈ Hs1,s2t1,t2⇔ ∃ Aiv variabile del γ(ε(t)) dei γε(t) di x(t), d/dε A[γε(t)]ε = 0 analogo alla derivata direzionale:
d/dε F(xo + εz)ε=0=0 ε = parametro di deformazione.
Definizione delle variazioni
Dico che yε(t, ε) = (x(t), ε) è sua variazione di x(t) di infinitesimi se:γε(t) è derivabile nei suoi argomenti (ovvero ε ∈ (-εo, εo), t ∈ [t1, t2]) ∀ ε ∈ (-εo, εo), |ε|→0+ - γε(t) ∈ Ms1,s2t1,t2 (dove γε(t) percorre curve ben formate di t a ε fissato), ovvero |γε(t)de = s1| |γε(t2)de = s2| Se ε=0 ⇒ γε(t) = x(t).
Quindi le varianti sono famiglie di deformazioni di x(t). Lo spazio delle variazioni è Vx = {γε(t)} = γε(t, ε) ∈ C ° ∞ su (-εo, εo) x [t1,t2] tale che γε(t) ∈ Ms1,s2t1,t2, ε=0 &gamma(t)=x(t).
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