Renato Leoni: Algebra lineare per le applicazioni statistiche
Università di Firenze - Dipartimento di Statistica "G. Parenti"
Questo lavoro riproduce, con alcuni cambiamenti di forma e contenuto, il volume: Algebra lineare per le applicazioni statistiche, Renato Leoni, Dipartimento Statistico della Università degli Studi di Firenze, Serie Didattica n.13, 1994. Il lavoro è destinato a un uso personale e ne è vietata la commercializzazione.
Indice
- Prefazione - Pag. 7
- Cap. I - Spazi vettoriali
- Generalità sui vettori - Pag. 11
- Addizione e moltiplicazione scalare. Sottrazione - Pag. 13
- Combinazioni lineari. Dipendenza e indipendenza lineare - Pag. 16
- Spazi vettoriali - Pag. 23
- Basi e dimensione di uno spazio vettoriale - Pag. 29
- Sottospazi vettoriali - Pag. 35
- Varietà lineari - Pag. 43
- Complementi - Pag. 46
- Cap. II - Matrici
- Generalità sulle matrici - Pag. 51
- Addizione e moltiplicazione scalare. Sottrazione - Pag. 53
- Moltiplicazione di matrici - Pag. 56
- Inversione - Pag. 61
- Trasposizione - Pag. 63
- Elevazione a potenza - Pag. 66
- Traccia - Pag. 68
- Matrici a blocchi - Pag. 69
- Complementi - Pag. 73
- Cap. III - Determinanti
- Funzione determinante - Pag. 77
- Esistenza e unicità di una funzione determinante - Pag. 80
- Calcolo di un determinante - Pag. 84
- Alcuni teoremi sui determinanti - Pag. 87
- Inversa di una matrice - Pag. 89
- Complementi - Pag. 92
- Cap. IV - Sistemi di equazioni lineari
- Generalità sui sistemi di equazioni lineari. Il teorema di Cramer - Pag. 96
- Rango di una matrice - Pag. 98
- Soluzione dei sistemi di equazioni lineari - Pag. 103
- Alcuni teoremi sul rango di una matrice - Pag. 115
- Cambiamenti di base in uno spazio vettoriale - Pag. 119
- Complementi - Pag. 121
- Cap. V - Trasformazioni lineari
- Generalità sulle trasformazioni lineari - Pag. 124
- Trasformazioni lineari e basi - Pag. 125
- Nucleo e immagine di una trasformazione lineare - Pag. 130
- Trasformazioni lineari di uno spazio vettoriale in se stesso - Pag. 135
- Autovalori e autovettori - Pag. 136
- Trasformazioni idempotenti. Proiettori - Pag. 150
- Complementi - Pag. 156
- Cap. VI - Forme bilineari e quadratiche
- Forme bilineari - Pag. 163
- Forme bilineari e basi - Pag. 163
- Forme bilineari simmetriche e forme quadratiche - Pag. 168
- Complementi - Pag. 180
- Cap. VII - Spazi euclidei
- Generalità sugli spazi euclidei - Pag. 184
- Ortogonalità - Pag. 185
- Angoli. Lunghezze. Distanze - Pag. 197
- Trasformazioni autoaggiunte - Pag. 201
- Proiettori ortogonali - Pag. 203
- Matrici ortogonali. Trasformazioni ortogonali - Pag. 207
- Autovalori e autovettori di una trasformazione autoaggiunta - Pag. 210
- Forme quadratiche in uno spazio euclideo - Pag. 215
- Complementi - Pag. 220
- Bibliografia - Pag. 236
Prefazione
Questo volume è principalmente rivolto agli studenti delle Facoltà di Economia e di Statistica e ai partecipanti ai Corsi di dottorato in Statistica. In esso sono presentate quelle nozioni di Algebra lineare correntemente impiegate nelle applicazioni statistiche.
Allo scopo di non appesantire eccessivamente l'esposizione e nel tentativo di conferirle semplicità e concretezza, abbiamo evitato di trattare aspetti e problematiche, anche rilevanti, ma che ci avrebbero inevitabilmente portati a dare al volume un taglio che non riteniamo del tutto adatto alle esigenze di coloro ai quali il volume stesso è rivolto.
È ovvio che, nella scelta degli argomenti e nel modo di proporli, ci è stata di guida l'esperienza acquisita in molteplici anni di insegnamento universitario. Ma è anche naturale che il volume rifletta, almeno in parte, gli interessi culturali e di ricerca in cui al momento ci sentiamo maggiormente impegnati. Il lettore troverà così, in aggiunta ai consueti argomenti di Algebra lineare, la presentazione di temi che sono di interesse prevalente, anche se non esclusivo, di specifici ambiti della Statistica.
In particolare, sono state introdotte di solito nella parte riservata ai Complementi che accompagna ciascun capitolo nozioni che hanno larga applicazione nel campo della cosiddetta Analisi statistica multidimensionale. A quest'ultimo tema sono dedicati altri lavori che ci offrono tra l'altro l'opportunità di trattare, nella sede adatta e in modo non superficiale, alcuni tra i principali e significativi impieghi dell'Algebra lineare in ambito statistico. Desideriamo infine rivolgere un caldo ringraziamento ai numerosi amici e colleghi che ci hanno aiutato fornendoci preziosi consigli e suggerimenti.
Spazi vettoriali
Cap. I - Spazi vettoriali
1. Generalità sui vettori
1.1 Chiamiamo vettore di ordine n ogni n-pla ordinata di numeri reali. Tali numeri sono detti elementi o componenti del vettore. Possono essere disposti secondo una linea verticale (detta colonna) od orizzontale (detta riga) e sono racchiusi tra parentesi quadre. Più precisamente, nel primo caso si parla di vettore colonna, nel secondo di vettore riga. Per esempio,
3 , 5 6 4 sono due vettori – rispettivamente, colonna e riga – di ordine 2. Seguendo una notazione assai diffusa, denoteremo i vettori colonna con lettere minuscole in grassetto (y , ...) e i vettori riga con lettere minuscole in grassetto e munite di apice (z , w , ...).
Rappresenteremo, inoltre, simbolicamente un generico vettore colonna x di ordine n con x1 ... xn e un generico vettore riga z di ordine n con z1 ... zn, dove a ciascun elemento xi e zi (i = 1, ..., n) è associato un indice che designa la sua posizione, rispettivamente, nella colonna o riga di appartenenza.
Talvolta, i vettori x e z di cui sopra sono rappresentati, più compatta-'x e z. Nel seguito di questo capitolo faremo esclusivo riferimento ai vettori colonna – denominati, senza ulteriori aggettivazioni, vettori – avvertendo tuttavia che quanto diremo a questo proposito vale anche per i vettori riga.
1.2 Uguaglianza di vettori
Due vettori x = xi(n, 1) e y = yi(n, 1) sono uguali, e si scrive x = y, se e soltanto se xi = yi per i = 1, ..., n. In altri termini, due vettori dello stesso ordine sono uguali se e soltanto se gli elementi corrispondenti sono uguali.
1.3 Vettori ricorrenti
Alcuni vettori ricorrono assai spesso nella trattazione che segue e conviene indicarli esplicitamente fin da questo momento. Il vettore di ordine n le cui componenti sono tutte nulle è chiamato vettore zero o vettore nullo ed è indicato con il simbolo 0. Per esempio,
0 0 = 0 è il vettore nullo di ordine 2. Il vettore di ordine n le cui componenti sono tutte eguali a 0 tranne la i-esima (1 ≤ i ≤ n) posta eguale a 1 è chiamato vettore canonico ed è indicato con il simbolo ui. Per esempio,
1 0 u1 = , u2 = 0 1 sono i vettori canonici di ordine 2.
Osservazione
Fissato nel piano un sistema di assi carte-O 1. Si viene a istituire una corrispondenza biunivoca tra i vettori di ordine 2 e i punti del piano, e anche tra i vettori di ordine 2 e i segmenti orientati del piano aventi come punto di applicazione l'origine degli assi. Analogamente, nello spazio, una corrispondenza biunivoca tra i vettori di ordine 3 e i punti dello spazio, e anche tra i vettori di ordine 3 e i segmenti orientati dello spazio aventi come punto di applicazione l'origine degli assi. La possibilità di effettuare una rappresentazione grafica dei vettori di ordine 2 o 3 sarà talvolta utilizzata nel corso di questo volume, senza ulteriori commenti, nell'intento di illustrare il significato geometrico dei concetti di volta in volta introdotti.
2. Addizione e moltiplicazione scalare. Sottrazione
2.1 Addizione di vettori
Dati due vettori x = xi(n, 1) e y = yi(n, 1), si chiama somma di x e y il vettore, che indichiamo con x + y, i cui elementi sono espressi ordinatamente dai numeri xi + yi per i = 1, ..., n. Si ha, cioè,
x1 + y1 x + y = ... xn + yn
Esempio 1
Dati i vettori
3 1 x = , y = 1 2
si ha
3 1 4 z x + y = + = . 1 2 3
Proprietà dell'addizione
Come si può facilmente verificare, essa è commutativa e associativa; vale a dire, qualunque siano i vettori x, y, z di ordine n, (i) x + y = y + x; (ii) (x + y) + z = x + (y + z). Quest'ultima proprietà consente di indicare, senza possibilità di equivoci, la somma di x, y, z con x + y + z, evitando l'uso delle parentesi, e di estendere l'addizione a un numero qualsiasi, purché finito, di vettori di ordine n.
2.2 Moltiplicazione scalare
Dati un numero reale c e un vettore x = xi(n, 1), si chiama prodotto di c per x o di x per c il vettore, che indichiamo con cx o xc, i cui elementi sono espressi ordinatamente dai numeri cxi per i = 1, ..., n. Si ha, cioè,
cx1 cx = = xc. cxn
Esempio 2
Dati il numero reale c = 2 e il vettore
2 4 2 x = 1
risulta
2 4 2 z cx = 2 = = 2 = xc.
Proprietà della moltiplicazione scalare
Come si può facilmente verificare, essa gode, qualunque siano i vettori x e y di ordine n e i numeri reali a e b, delle seguenti proprietà: (i) (ab)x = a(bx); (ii) a(x + y) = ax + ay; (iii) (a + b)x = ax + bx.
2.3 Sottrazione di vettori
Dati due vettori x = xi(n, 1) e y = yi(n, 1), posto −y = −1 y, si chiama differenza di x e y il vettore x − y = x + (−1)y che scriviamo, più semplicemente, x − y. Si ha, cioè,
−x y1 −x y = . −x yn
Esempio 3
Dati i vettori
3 1 , y = x = 1 0
risulta
3 1 2 − z = . x − y = 1 0 1
Proprietà della sottrazione
L'operazione ora definita, ovviamente derivata dalle operazioni fondamentali di addizione e di moltiplicazione scalare, riceve la denominazione di sottrazione e consente di stabilire, qualunque siano i vettori x, y, z di ordine n e i numeri reali a e b, alcuni utili risultati di immediata verifica: (i) x − x = 0; (ii) −(−x) = x; (iii) −(x − y) = y − x; (iv) x − (y − z) = (x − y) + z; (v) a(x − y) = ax − ay; (vi) (a − b)x = ax − bx.
3. Combinazioni lineari. Dipendenza e indipendenza lineare
3.1 Combinazioni lineari
Dati p vettori x1, ..., xp di ordine n e p numeri reali a1, ..., ap, si chiama combinazione lineare di x1, ..., xp con coefficienti a1, ..., ap il vettore
x = a1x1 + ... + apxp.
Esempio 4
Dati i vettori
1 3 0 x1 = , x2 = , x3 = 1 2 3
e i numeri reali a1 = 2, a2 = 1, a3 = 1, il vettore
x = 5 8 z è combinazione lineare di x1, x2, x3 con coefficienti a1, a2, a3.
Dipendenza e indipendenza lineare
Dati un vettore x e p vettori x1, ..., xp di ordine n, se x può essere espresso come combinazione lineare di x1, ..., xp vale a dire se esistono p numeri reali a1, ..., ap tali che
x = a1x1 + ... + apxp,
si dice che x è linearmente dipendente da x1, ..., xp; altrimenti, si dice che x è linearmente indipendente da x1, ..., xp.
Esempio 5
Dati i vettori
0 1 2 x = , x = , x = 1 2 3 2 1
x risulta linearmente dipendente da x1, x2 poiché esistono due numeri reali a1 = 2, a2 = −1 tali che x = a1x1 + a2x2.
Osservazioni
Osservazione 1: Qualunque siano i p vettori x1, ..., xp di ordine n, il vettore 0 di ordine n risulta linearmente dipendente da x1, ..., xp.
Osservazione 2: Ogni vettore x di ordine n è linearmente dipendente dagli n vettori canonici u1, ..., un di ordine n, potendosi scrivere
x = x1u1 + ... + xnun.
In particolare, il vettore u di ordine n le cui componenti sono tutte eguali a 1 risulta linearmente dipendente dagli n vettori canonici u1, ..., un di ordine n (u = u1 + ... + un).
3.2 Insiemi linearmente dipendenti
Dati p vettori x1, ..., xp di ordine n, si dice che essi sono linearmente dipendenti oppure che formano un insieme linearmente dipendente se è possibile trovare p numeri reali a1, ..., ap non tutti nulli tali che
a1x1 + ... + apxp = 0.
Invece, qualora la relazione precedente sia soddisfatta soltanto se aj = 0 per j = 1, ..., p, si dice che x1, ..., xp sono linearmente indipendenti oppure che formano un insieme linearmente indipendente.
Esempio 6
I vettori
2 1 x = , x = 1 2
sono linearmente dipendenti poiché, posto a1 = 1 e a2 = −2, risulta che
a1x1 + a2x2 = 0.
Osservazioni
Osservazione 5: Gli n vettori canonici u1, ..., un di ordine n sono, come facilmente si verifica, linearmente indipendenti.
Osservazione 6: Dati p vettori x1, ..., xp di ordine n, se questi sono linearmente indipendenti, allora xj ≠ 0 per j = 1, ..., p.
Osservazione 7: Dati p vettori x1, ..., xp di ordine n, il problema di accertare se esistono p numeri reali a1, ..., ap non tutti nulli tali che a1x1 + ... + apxp = 0 sarà esaminato nel Cap. IV, nell'ambito della teoria dei sistemi di equazioni lineari. Si noti esplicitamente che le definizioni di dipendenza e indipendenza lineare qui sopra introdotte si applicano anche al caso in cui si consideri un unico vettore x. In questa circostanza, dire che x è linearmente dipendente significa affermare che esiste un numero reale a ≠ 0 tale che a x = 0 e ciò si realizza se e soltanto se x = 0. Analogamente, dire che x è linearmente indipendente significa affermare che la relazione a x = 0 si verifica se e soltanto se a = 0 e ciò equivale a dire che x ≠ 0.
3.3 Teoremi sulle combinazioni lineari
Teorema 1
Si considerino p ≥ 2 vettori x1, ..., xp di ordine n. Se uno di essi è combinazione lineare dei rimanenti, allora x1, ..., xp sono linearmente dipendenti. Viceversa, se x1, ..., xp sono linearmente dipendenti, allora almeno uno di essi è combinazione lineare dei rimanenti.
Dimostrazione
Posto che sia, per esempio,
x1 = a2x2 + ... + apxp,
poiché l'espressione precedente può essere scritta nella forma
a1x1 + a2x2 + ... + apxp = 0
dove almeno uno dei coefficienti è diverso da zero (a1 = −1), la prima parte del teorema è dimostrata. Per quanto riguarda la seconda parte del teorema, si osservi che, per ipotesi, esistono p numeri reali a1, a2, ..., ap non tutti nulli tali che
a1x1 + a2x2 + ... + apxp = 0.
Posto che sia, per esempio, a1 ≠ 0, ne consegue che
x1 = −(a2/a1)x2 − ... − (ap/a1)xp,
e cioè che almeno uno dei vettori, in questo caso x1, è linearmente dipendente dai rimanenti.
Teorema 2
Si considerino p+1 vettori x1, ..., xp, xp+1 di ordine n linearmente dipendenti. Se x1, ..., xp sono linearmente indipendenti, allora xp+1 si può esprimere come combinazione lineare di x1, ..., xp.
Dimostrazione
Per ipotesi, esistono p+1 numeri reali a1, ..., ap, ap+1 non tutti nulli tali che
a1x1 + ... + apxp + ap+1xp+1 = 0.
Ora, ap+1 non può essere nullo altrimenti la relazione precedente potrebbe scriversi
a1x1 + ... + apxp = 0
con qualche aj (1 ≤ j ≤ p) diverso da zero, contro l'ipotesi che x1, ..., xp siano linearmente indipendenti.
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