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lavoratori di mettersi in salvo. Possono essere ad attivazione manuale o automatica.

• Impianti di spegnimento: sono obbligatori, anche in locali piccoli, perché non è possibile escludere

totalmente il rischio d'incendio. Possono agire per:

• soffocamento: riduzione afflusso di comburente al combustibile (es. polveri)

• raffreddamento: riduzione temperatura sotto il punto di accensione (es. acqua)

• separazione: divisione tra combustibile e comburente (es. schiuma)

E si dividono in:

• mezzi portatili estintori (idrici, schiuma, polvere, CO2): gli estintori devono essere

raggiungibili a una distanza < 30m; ve ne deve essere almeno 1 per piano; devono essere

selezionati in base al rischio incendio

Tipo di estintore Superficie protetta da 1 estintore

Rischio basso Rischio medio Rischio alto

2

13A - 89B 100 m - -

2 2

21A - 113B 150 m 100 m -

2 2 2

34A - 144B 200 m 150 m 100 m

2 2 2

55A - 233B 250 m 200 m 200 m

• mezzi fissi:

• impianti a idranti

• impianti a pioggia

• CO

2

• schiuma meccanica

• clean agent

¨ Differenze tra un impianto a idranti ed uno a sprinkler; pro e contro.

Lo sprinkler è un impianto a pioggia. Un sistema sprinkler comprende un'alimentazione idrica e una rete di

tubazioni, solitamente posizionate a livello del soffitto o della copertura, alla quale sono collegati, con

opportuna spaziatura, degli ugelli erogatori chiusi da un elemento termosensibile. In caso d'incendio, il calore

sviluppato provoca l'apertura degli erogatori che si trovano direttamente sopra l'area interessata e

conseguentemente la fuoriuscita di acqua in goccioline che permette il rapido controllo dell'incendio con il

minimo dei danni.

E' usato nei locali per protezione elevata e dove è difficile arrivare con un idrante.

Quando si attiva, non c'è modo di fermarlo continua a “piovere” finché non finisce l'acqua.

Il vantaggio è che si attiva in maniera automatica quando si verifica il fenomeno velocità d'azione,

purtroppo però sono anche soggetti a falsi allarmi.

Gli idranti possono essere interni (muro e NASPO) oppure esterni (sottosuolo e soprasuolo).

• idrante a muro: costituito da un contenitore, una manichetta flessibile (lunghezza) e una lancia

(gittata).

• pro manichetta flessibile ha portata più ampia

• contro affinché l'acqua scorra, la manichetta deve essere interamente srotolata e libera

• NASPO: simile all'idrante a muro con la differenza che è costituito da una tubatura rigida avvolta su

di una bobina.

• pro l'acqua può scorrere senza dover srotolare tutta la tubatura

• contro minor portata

• idrante sottosuolo: particolare tipo di idranti che viene installato sotto il livello del terreno, dotato di

un dispositivo antigelo e i pozzetti che contengono questo tipo di idrante hanno la forma di ellisse e

riportano la dicitura "idrante".

• pro non costituisce fisicamente un ingombro all'esterno

• contro può risultare inservibile perché qualcuno ci parcheggia sopra o perché invisibile

• idrante soprasuolo

• pro visibile e più semplice e veloce da usare

• contro ingombrante

ad alta pressione: costoso ma indicato in quei locali dove gli altri estinguenti creerebbero

Impianti a CO 2

più danni che altro (es. biblioteche, banche, mg di sistemi elettrici,...). Per renderlo più economico lo uso per

locali di piccole dimensioni, anche perché il principio è quello di eliminare l'ossigeno e sostituirlo con CO 2

(SOFFOCAMENTO) il personale deve prima essere evacuato!!!

¨ Quali requisiti di sicurezza devono rispettare le macchine e le attrezzature di lavoro? Le

disposizioni normative previste e la loro cronologia. Illustrare inoltre, gli adempimenti principali

previsti dalle citate disposizioni normative in merito alla messa in servizio e messa sul mercato

delle macchine e attrezzature di lavoro.

Requisiti di sicurezza delle attrezzature, art. 70 D. Lgs. 81/08

1. Salvo quanto previsto al comma 2, le attrezzature di lavoro messe a disposizione dei lavoratori devono

essere conformi alle specifiche disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive

comunitarie di prodotto.

2. Le attrezzature di lavoro costruite in assenza di disposizioni legislative e regolamentari di cui al comma 1,

e quelle messe a disposizione dei lavoratori antecedentemente all’emanazione di norme legislative e

regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto, devono essere conformi ai requisiti

generali di sicurezza di cui all’allegato V.

3. Si considerano conformi alle disposizioni di cui al comma 2 le attrezzature di lavoro costruite secondo le

prescrizioni dei decreti ministeriali adottati ai sensi dell’articolo 395 del decreto Presidente della Repubblica

27 aprile 1955, n. 547, ovvero dell’articolo 28 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626.

D.P.R. 24 luglio 1996, n. 459 In vigore dal 21 settembre 1996

In ambito europeo: NUOVA DIRETTIVA MACCHINE 2006//42//CE In vigore dal 29 dicembre 2009

In ambito nazionale: D. Lgs. 27 gennaio 2010, n. 17 In vigore dal 06 marzo 2010

¨ Le diverse tipologie di ripari per la protezione degli elementi mobili delle macchine; fornire

esempi.

¨ Caratteristiche ed esempi dei dispositivi di protezione degli elementi mobili delle macchine.

Gli elementi mobili della macchina devono essere progettati e costruiti per evitare i rischi di contatto che

possono provocare infortuni oppure, se i rischi persistono, essere muniti di ripari o dispositivi di protezione.

Gli elementi mobili possono essere:

• elementi mobili di trasmissione (del moto) in un'automobile sono motore e componenti interni

della macchina (essi non sono “toccati” direttamente dall'operatore, ma trasmettono il moto e sono

oggetto di manutenzione). Tali elementi devono essere il più possibile nascosti e lontani dal contatto

del lavoratore. Se ciò non è possibile, devono essere protetti da:

• ripari fissi

• ripari mobili interbloccanti

• elementi mobili che partecipano alla lavorazione in un'automobile sono volante, pedali,

cambio (l'utilizzatore li muove per far eseguire alla macchina determinate azioni). Tali elementi

devono essere più resistenti e più sicuri perché usati direttamente dall'operatore. Devono essere

protetti da:

• ripari fissi (preferibili)

• ripari mobili interbloccanti

• dispositivi di protezione

• una combinazione di quanto sopra

Riparo: elemento della macchina utilizzato specificatamente per garantire la protezione tramite una barriera

materiale; inoltre, se possibile, i ripari devono proteggere dalla caduta e dalla proiezione di materiali od

oggetti e dalle emissioni provocate dalla macchina.

Dispositivo di protezione: dispositivo (diverso da un riparo) che riduce il rischio, da solo o associato ad un

riparo.

Requisiti Generali ripari e dispositivi di protezione. Devono essere:

• di costruzione robusta;

• fissati solidalmente;

• non devono provocare pericoli supplementari;

• non devono essere facilmente elusi o resi inefficaci;

• situati ad una distanza sufficiente dalla zona pericolosa;

• non devono limitare l’osservazione del ciclo di lavoro;

• devono permettere gli interventi per l’installazione e/o la sostituzione utensili e la manutenzione.

Requisiti Particolari Ripari Fissi:

• il sistema di fissaggio deve richiedere l’uso di utensili per apertura o smontaggio

• i sistemi di fissaggio devono rimanere attaccati ai ripari o alla macchina quando i ripari sono rimossi

• se possibile, i ripari non devono poter rimanere al loro posto in mancanza dei loro mezzi di fissaggio

Requisiti Particolari ripari mobili interbloccanti:

• devono restare uniti alla macchina quando siano aperti

• progettati e costruiti in modo che la regolazione richieda un intervento volontario

• devono essere associati a dispositivo di interblocco che:

• impedisce l’avviamento di funzioni pericolose della macchina fin quando i ripari sono chiusi

• dà un comando di arresto non appena non sono più in posizione di chiusura

• se necessario, in aggiunta deve essere previsto un dispositivo di bloccaggio che:

• impedisca l’avviamento di funzioni pericolose della macchina fin quando il riparo non sia

chiuso e bloccato

• tenga il riparo chiuso e bloccato fin quando è cessato il rischio di lesioni dovuto alle funzioni

pericolose della macchina

• i ripari mobili interbloccati devono essere progettati in modo che la mancanza o il guasto di uno dei loro

elementi impedisca l’avviamento o provochi l’arresto delle funzioni pericolose della macchina.

Requisiti Particolari Protezioni Regolabili

Sono protezioni che non proteggono totalmente gli operatori (es. lama segatrice della motosega è lasciata

libera so che è la parte pericolosa del macchinario, ma se la coprissi non potrei usarla!).

I ripari regolabili che limitano l’accesso alle parti degli elementi mobili indispensabili alla lavorazione devono:

• potersi regolare manualmente o automaticamente a seconda del tipo di lavorazione da eseguire

• devono potersi regolare facilmente senza l’uso di un attrezzo

¨ Se un macchinario immesso sul mercato, provoca un infortunio ad un lavoratore che lo sta

utilizzando, a chi viene addebitata la responsabilità?

Se anche c'è marcatura CE e dichiarazione di conformità, non è detto che la macchina sia sempre conforme

ai requisiti di sicurezza perché il costruttore può decidere di assumersi le sue responsabilità facendo solo

controlli interni. Ma potrebbe sbagliarsi!!! In ogni caso, ci dovesse essere un problema, il costruttore

→ →

sarà chiamato a risponderne in prima persona.

Inoltre, anche se c'è marcatura CE e dichiarazione di conformità, una volta che la macchina è inserita

nell'ambiente di lavoro si possono creare rischi ulteriori rispetto a quelli che aveva previsto il costruttore il

DL deve fare comunque una valutazione dei rischi considerando la macchina come un'entità fisica inserita

nel contesto lavorativo il DL si baserà sul manuale di istruzioni ed eventualmente sul fascicolo tecnico per

fare la sua valutazione dei rischi, e magari dovrà aggiungere anche qualcosa di suo.

Tenendo conto di ciò, il manuale d'istruzioni deve essere nella lingua dell'utilizzatore, perchè sarà usato per

valutazioni in materia di salute e sicurezza e non si possono far tradurre le istruzioni rischiando errori!

¨ Distanze di Sicurezza. {*}

Servono per impedire il raggiungimento di zone pericolose con gli arti superiori e inferiori.

CALCOLO DELLA DISTANZA DI SICUREZZA

La barriera deve essere posizionata ad una distanza maggiore o uguale alla minima distanza di

sicurezza S, in modo che il raggiungimento del punto pericoloso sia possibile solo dopo l’arresto dell’azione

pericolosa della macchina.

Il posizionamento deve essere tale da:

• Impedire il raggiungimento del punto pericoloso senza attraversare la zona controllata dalla barriera;

• Non consentire la presenza di una persona nella zona pericolosa senza che essa sia rilevata.

FORMULA GENERALE PER IL CALCOLO DELLA DISTANZA DI SICUREZZA

S = K x T + C

dove:

S = Distanza minima di sicurezza tra la protezione e il punto pericoloso espressa in m

K = Velocità di avvicinamento del corpo o delle parti del corpo espressa in mm al secondo

T = Tempo totale di arresto macchina formato da

T1 = Tempo di risposta del dispositivo di protezione in secondi

T2 = Tempo di reazione della macchina in secondi, per l’arresto dell’azione pericolosa

C = Distanza aggiuntiva basata sulla possibilità di introduzione del corpo o parte del corpo nella zona

pericolosa prima dell’attivazione del dispositivo di protezione espressa in mm

¨ Comando a due mani di Sicurezza. {*}

Il doppio comando a mano di sicurezza è un dispositivo che impegna entrambe le mani durante tutta la fase

di accostamento dell’elemento mobile.

Il rilascio anche di un solo azionatore deve interrompere la fase di accostamento dell’elemento mobile.

La macchina non deve poter funzionare se tra un ciclo e l’altro non vengono rilasciati ambedue gli azionatori.

Il comando a due mani deve agire positivamente e cioè deve trasmettere l’energia al sistema di

azionamento.

Gli organi di azionamento del doppio comando a mano devono essere conformati, dislocati o provvisti di

ripari in maniera tale da non consentire l’azionamento:

• accidentale; (a volte i pulsanti sono posizionati dietro ghiere/coperchi)

• con una sola mano; (due pulsanti non devono essere troppo vicini)

• con altre parti del corpo.

¨ Selezione del modo di comando. {*}

Se la macchina è stata progettata e costruita per consentire diversi modi di comando o di funzionamento che

necessitano di misure di protezione e/o di procedure di lavoro diverse, essa deve essere munita di un

selettore di modo di comando o di funzionamento (selettore modale) che possa essere bloccato in ogni

posizione.

A ciascuna posizione del selettore, che deve essere chiaramente individuabile, deve corrispondere un solo

modo di comando o di funzionamento.

Se per alcune operazioni la macchina deve poter funzionare con un riparo spostato o rimosso e/o con il

dispositivo di protezione neutralizzato, il selettore del modo di comando o di funzionamento deve

simultaneamente:

• escludere tutti gli altri modi di comando o di funzionamento;

• autorizzare l’attivazione delle funzioni pericolose soltanto mediante dispositivi di comando che

necessitano di un’azione continua;

• Autorizzare l’attivazione delle funzioni pericolose soltanto in condizioni di minor rischio, evitando i

pericoli derivanti dal succedersi delle sequenze;

• Impedire qualsiasi attivazione delle funzioni pericolose mediante un’azione volontaria o involontaria

sui sensori della macchina.

Se queste quattro condizioni non possono essere soddisfatte simultaneamente, il selettore del modo di

comando o di funzionamento deve attivare altre misure di protezione progettate e costruite per garantire una

zona di intervento sicura.

¨ Arresto di emergenza. {*}

Ogni macchina deve essere munita di uno o più dispositivi di arresto di emergenza che consentano di

evitare situazioni di pericolo. Detto dispositivo deve:

• comprendere dispositivi di comando chiaramente individuabili, ben visibili e rapidamente accessibili

• provocare l’arresto del processo pericoloso nel tempo più breve possibile senza creare rischi

supplementari;

• quando necessario avviare, o permettere di avviare, alcuni movimenti di salvaguardia

Quando si smette di azionare il dispositivo di arresto di emergenza dopo un ordine di arresto, detto ordine

deve essere mantenuto da un blocco del dispositivo di arresto di emergenza, sino al suo sblocco; non deve

essere possibile ottenere il blocco del dispositivo senza che quest’ultimo generi un ordine di arresto; lo

sblocco del dispositivo deve essere possibile soltanto con una apposita manovra e non deve riavviare la

macchina, ma soltanto autorizzarne la rimessa in funzione.

¨ Tipi di attuatori. {*}

• pulsanti a forma di fungo migliori perché a rilievo, più visibili e accessibili

• cavi, funi, barre per macchine complesse e ingombranti: lungo il perimetro della macchina o

dell'area inserisco dei cavi tali per cui, se si oltrepassa la linea, la fune va in tensione e aziona dei

dispositivi di sicurezza

• pedali senza coperchio di protezione (per applicazioni particolari) si tratta di pedali non racchiusi

in una custodia ma liberi: prima si incastra il piede e poi si schiaccia il pedale

¨ Tipologia, requisiti e indicazioni normative della segnaletica di sicurezza utilizzata nei luoghi di

lavoro.

TIPOLOGIE DI SEGNALI

• DIVIETO forma rotonda; colori: bianco, rosso, nero

Significato: vietano un comportamento che altrimenti potrebbe arrecare danno

• AVVERTIMENTO forma triangolare; colori: giallo, nero

Significato: avvertano di una possibile situazione di rischio

• PRESCRIZIONE forma rotonda; colori: azzurro, bianco

Significato: prescrivono/obbligano ad adottare un determinato comportamento ai fini della sicurezza

• SALVATAGGIO forma quadrata / rettangolare; colori: verde, bianco

• ANTINCENDIO forma quadrata / rettangolare; colori: rosso, bianco

• SEGNALAZIONE OSTACOLI strisce a 45°; colori: giallo / nere, bianco / ross o

• SEGNALAZIONE VIE CIRCOLAZIONE strisce continue a pavimento; colori: bianco o giallo

CARATTERISTICHE DEI CARTELLI 2

• dimensioni A > L / 2000 dove:

• 2

A = superficie del cartello (espressa in m )

• L = distanza alla quale il cartello deve essere ancora visibile (espressa in m)

• buona visibilità e comprensione

• leggibili per almeno 15 min. in caso di incendio

Altri tipi di segnaletica

• segnali luminosi, es. dispositivo sui mezzi di sollevamento e carrello elevatore, spie e indicatori

luminosi

• segnali acustici, es. avvisatore metta in moto di una macchina, avvisatore retromarcia carrello

elevatore, segnale antincendio ed evacuazione

• segnali verbali, per la comunicazione tra un emettitore e un ascoltatore (si impiega ad esempio nei

lavori svolti da più di un operatore che devono tra loro coordinarsi)

• segnali gestuali, per la comunicazione tra un segnalatore ed un operatore (si impiega per es. nei

cantieri per le istruzioni di manovra alle gru)

¨ Che cosa si intende per “esposizione di un lavoratore al rumore” e come si misura?

Il rumore è una delle principali cause di malattia professionale (IPOACUSIA DA RUMORE): provoca deficit

nelle capacità uditive di un individuo. Non si tratta della perdita fisiologica dell'udito che si verifica con

l'aumentare dell'età anagrafica.

Il nostro orecchio percepisce solo suoni compresi tra 20µPa/20Hz/0dB (percettibilità umana) e

100Pa/20000Hz/100dB (soglia del dolore).

Il livello di pressione sonora si misura in decibel [dB].

La sensibilità uditiva varia sia con il livello di rumore sia con la frequenza dei segnali.

¨ Valutazione del rischio rumore ai sensi del D. Lgs. 81/08: valori di azione e valori limite e le

differenti misure di prevenzione e protezione previste.

Il livello equivalente L rappresenta il livello di un ipotetico fenomeno costante della stessa durata ed

eq

energeticamente equivalente al fenomeno in esame; il altre parole è il livello energeticamente medio di un

fenomeno acustico.

Gli strumenti che calcolano direttamente il livello equivalente sono detti fonometri integratori.

T 2

t 

p

1 ∫

=10  

L log dt

eq T p

0 0

La normativa ci fornisce una valutazione quantitativa del rischio:

(L ,8h) [dB(A)], livello di esposizione giornaliera al rumore: valore medio, ponderato in funzione del

EX

tempo, dei livelli di esposizione al rumore per una giornata lavorativa nominale di otto ore. Espresso in

dB(A).

(L ,w) [dB(A)], livello di esposizione settimanale al rumore: valore medio, ponderato in funzione del

EX

tempo, dei livelli di esposizione giornaliera al rumore per una settimana nominale di cinque giornate

lavorative di otto ore. Espresso in dB(A).

Pressione acustica di picco (p ): valore massimo della pressione acustica istantanea ponderata in

peak

frequenza “C”. Espressa in dB(C).

La normativa fornisce i seguenti valori di riferimento:

• Valori inferiore di azione: LEX = 80 dB(A) ppeak = 135 dB(C)

• Valori superiore di azione: LEX = 85 dB(A) ppeak = 137 dB(C)

• Valore limite di esposizione: LEX = 87 dB(A) ppeak = 140 dB(C)

Per quanto concerne il solo rispetto dei valori limite di esposizione, il datore di lavoro tiene conto

dell’attenuazione prodotta dai dispositivi di protezione individuale dell’udito indossati dal lavoratore.

In ogni caso, il datore di lavoro:

• elimina i rischi alla fonte o li riduce al minimo;

• adotta altri metodi di lavoro;

• sceglie attrezzature di lavoro adeguate che emettano il minor rumore possibile;

• progetta la struttura dei luoghi e dei posti di lavoro;

• fornisce adeguata informazione e formazione;

• adotta misure tecniche per il contenimento del rumore;

• programma la manutenzione delle attrezzature di lavoro, del luogo di lavoro e dei sistemi sul posto di

lavoro;

• misure organizzative;

riduce il rumore mediante

• fornisce DPI dell’udito verificando l’efficacia dei medesimi.

¨ Descrivere le principali misure tecniche e organizzative di riduzione del rischio rumore.

Misure di Prevenzione Tecniche

Interventi sulle Sorgenti:

• sostituzione oppure modifica del macchinario

• isolamento

• materiali e strutture antivibranti

Interventi sull’Ambiente:

• barriere

• trattamento fonoassorbente

• studio del lay-out

• materiali di costruzione idonei

Interventi sui Lavoratori:

• DPI

• isolamento

Misure di Prevenzione Organizzative

• riduzione durata turni

• aumento numero pause

• rotazione personale controindicazione: maggior numero di esposti

Misure di Prevenzione Mediche

• sorveglianza sanitaria

Altre Misure di Prevenzione

• corretta progettazione

• manutenzione sistematica

¨ Che cosa si intende per “esposizione di un lavoratore al rischio vibrazioni” e come si misura o

valuta?

I lavoratori possono essere esposti a rischi derivanti da vibrazioni meccaniche:

• Vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio: le vibrazioni meccaniche che comportano disturbi

vascolari, osteoarticolari, neurologici o muscolari.

• Vibrazioni trasmesse al corpo intero: le vibrazioni meccaniche che comportano lombalgie e traumi

del rachide.

Livello di esposizione mano-braccio: valore di esposizione giornaliero normalizzato a un periodo di

riferimento di 8 ore, A(8) [m/s2], calcolato come radice quadrata della somma dei quadrati (A ) dei valori

(w)sum

quadratici medi delle accelerazioni ponderate in frequenza, determinati sui tre assi ortogonali (x, y, z).

 T

2 2 2 e

a a a  

A8= hwx hwy hwz 8

dove: T = durata complessiva giornaliera di esposizione a vibrazioni (ore)

e

Livello di esposizione corpo intero: valore di esposizione giornaliero A(8) [m/s2] espresso come

accelerazione continua equivalente su 8 ore, calcolata come il più alto dei valori quadratici medi delle

accelerazioni ponderate in frequenza, determinati sui tre assi ortogonali (1.4awx, 1.4awy,1awz per un

lavoratore seduto o in piedi).  T e

A8= A

 wmax 8

dove: A = valore massimo tra 1.4xa ; 1.4xa ; a

(wmax) wx wy wz

¨ Valutazione del rischio vibrazioni ai sensi del D. Lgs. 81/08: valori di azione e valori limite e le

differenti misure di prevenzione e protezione previste.

Valori limite

• 2 2

mano-braccio: A(8) = 5 m/s periodi brevi 20 m/s

• 2 2

corpo intero: A(8) = 1,0 m/s periodi brevi 1,5 m/s

Valori di azione

• 2

mano-braccio: A(8) = 2,5 m/s

• 2

corpo intero: A(8) = 0,5 m/s

Valutazione del rischio

1. Valutazione dell’esposizione utilizzando informazioni relative a livelli di vibrazione disponibili presso:

• banche dati (es. ISPESL) Reperibilità di dati riferiti a macchinari comunemente utilizzati in ambito

industriale

• produttori / fornitori certificazione dei livelli di vibrazione emessi da un macchinario in condizioni di

impiego standardizzate

UTILITA’ COMUNE: individuazione dei macchinari a minor rischio.

2. Misurazione dei livelli di vibrazioni (impiego di attrezzature specifiche e metodologia appropriata).

Misure di Prevenzione e Protezione

Livelli di esposizione superiori al valore limite:

• attuazione di misure immediate

• ricerca cause superamento

Livelli di esposizione superiori al valore d’azione:

• altri metodi di lavoro

• attrezzature che producano il minor livello

• fornitura di attrezzature accessorie

• programmi di manutenzione

• limitazione della durata e dell’intensità dell’esposizione

• orari di lavoro / periodi di riposo

• non esistono DPI

¨ Il rischio amianto negli ambienti di lavoro; descriverne gli elementi principali per la gestione e il

controllo del rischio.

La consistenza fibrosa dell’amianto gli conferisce una notevole resistenza meccanica ed un’alta flessibilità; di

qui il suo largo impiego nell’industria, nel tessile, nell’edilizia (coperture, controsoffitti, canne fumarie,

tubazioni di scarico, pavimentazioni, coibentazioni, guarnizioni, ecc.).

La consistenza fibrosa però è anche alla base delle proprietà di rischio essendo causa di patologie

dell’apparato respiratorio (asbesto, carcinoma polmonare, mesotelioma della pleura).

Valutazione del rischio

• misura della concentrazione delle fibre di amianto aerodisperse all’interno dell’edificio (monitoraggio

ambientale)

• esame delle condizioni del materiale per stimare il pericolo di rilascio di fibre:

• Materiali integri non suscettibili di danneggiamento: basso pericolo di rilascio, controllo

periodico e manutenzione.

• Materiali integri suscettibili di danneggiamento: esiste pericolo di rilascio, eliminare le cause

del possibile danneggiamento, controllo periodico e manutenzione.

• Materiali danneggiati: esiste pericolo di rilascio ed è necessario attuare una bonifica del

sito.

Valore limite: 0,1 fibre / cm3 di aria misurato come media ponderata nel tempo di riferimento di 8 ore

In ogni caso, il datore di lavoro deve garantire:

• esposizione ridotta al minino

• valore limite

esposizione comunque al di sotto del

Mediante le seguenti misure:

• minor numero possibile di lavoratori esposti;

• nessuna produzione di polvere di amianto o, in alternativa, nessuna emissione nell’aria;

• pulizia e manutenzione di locali e attrezzature;

• materiali stoccati e trasportati in imballaggi chiusi;

• rifiuti raccolti e rimossi tempestivamente e chiusi in imballaggi riportanti chiara indicazione del

contenuto.

Misure di Prevenzione Tecniche

• rimozione completa del materiale contenente amianto

• incapsulamento del materiale con una pellicola che impedisce il rilascio di fibre

• confinamento del materiale all’interno di un’area chiusa

Altre misure di Prevenzione/Protezione

• misure igieniche

• sorveglianza sanitaria ispezione una volta all’anno e invio rapporto all’ASL

• registro di esposizione

¨ Il rischio nei mezzi meccanici di sollevamento dei carichi; descriverne gli elementi principali.

Cause e circostanze di incidenti e/o infortuni

Cause tecniche:

– progettazione e costruzione in violazione delle norme di buona tecnica con conseguenti cedimenti;

– avviamento o arresto inatteso della macchina causato da disfunzioni o guasti;

– urti tra gru scorrenti sulle stesse vie di corsa;

– insufficiente visibilità nel luogo di lavoro e/o nel posto di comando con possibili incidenti/infortuni a


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria gestionale
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher KEP di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Manutenzione e sicurezza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Torino - Polito o del prof Delprete Cristiana.

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