Mantegna e il periodo alla corte dei Gonzaga
Uno dei periodi più fiorenti per Andrea Mantegna fu quello alla corte dei Gonzaga. Mantegna, che si formò alla corte di Squarcione a Padova, apprese la caratteristica della prospettiva da Donatello, e la sua arte fu caratterizzata soprattutto per il disegno delineato e per la forma monumentale delle figure. Mantegna può considerarsi l'esempio del classicismo archeologico. Furono queste le motivazioni per cui Ludovico II, signore di Mantova, volle a tutti i costi l'artista alla sua corte.
Ludovico II fu educato da Feltre e crebbe leggendo i classici greci e latini, perciò fu molto radicato da questo punto di vista, sognando un'arte che ripercorresse il classicismo monumentale. Per poter portare Mantegna alla sua corte dovette attendere, poiché l'artista in quegli anni era impegnato nella realizzazione della pala di San Zeno a Verona, commissionata da Gregorio Correr, amico di Ludovico II. Con la pala e il San Giacomo, opere fatte a Padova.
La pala di San Zeno
La pala raffigura la Madonna con il bambino al centro sul trono, all'interno di una loggia costernata da santi Pietro, Paolo e Giovanni. La profondità della pala è sottolineata dal pavimento a scacchiera e dalle finestre da cui è visibile il cielo. San Giacomo in giudiziosi si trova nella Cappella Ovetari a Padova insieme a un ciclo di affreschi del Mantegna. Le armature, i costumi e le architetture classiche, a differenza dei pittori "squarcioneschi", non erano semplici decorazioni di sapore erudito, ma concorrevano a fornire una vera e propria ricostruzione storica degli eventi.
San Sebastiano
San Sebastiano è rappresentato legato a una colonna di un monumento romano in rovina, poggiante su una piattaforma con pavimento a scacchiera, oltre la quale si apre un lontano paesaggio di sfondo. Il santo è ritratto nudo con il solo perizoma, secondo la consuetudine del secondo Quattrocento che offriva agli artisti l'occasione di dare un talentuoso saggio di conoscenza anatomica. Il santo è trafitto dalle frecce del martirio, che stanno conficcate nel corpo in profondità. Il fisico del giovane è asciutto e somigliante a una statua greca.
Un tipico confronto è con l'analogo San Sebastiano di Parigi, più grande e probabilmente successivo (di alcuni anni o anche, se legato al matrimonio di Chiara Gonzaga come si crede, databile al 1481), con un'impostazione generale simile, ma alcune differenze nell'atteggiamento del santo (più contorto nella tavola viennese) e nell'uso del colore (più morbido e sfumato nella tavola parigina).
Sul pilastro a destra del santo corre una scritta in greco (TO.EPΓON.TOY.ANΔPEOY, "Opera di Andrea") che attribuisce la paternità dell'opera al Mantegna. Nella città sullo sfondo è forse riconoscibile Verona, città alla quale rimanda anche la curiosa presenza di una nube a forma di cavaliere in alto a sinistra, legata alla leggenda di re Teodorico, descritta sui rilievi della basilica di San Zeno a Verona. L'estraneità di Teodorico con la storia di San Sebastiano ha fatto pensare che si potesse anche trattare di un accenno a un cavaliere dell'Apocalisse, come simbolo della peste contro cui San Sebastiano veniva implorato. La stessa città era stata investita da un'epidemia di peste nel 1456-1457 e la figura di San Sebastiano è il più diffuso protettore dalle epidemie. L'opera potrebbe quindi essere stata un segno di devozione e un ringraziamento per la fine del contagio.
L'impatto di Mantegna su Ludovico II
Le caratteristiche che colpirono Ludovico furono diverse, come la durezza di Mantegna che risiede nell'oggettiva presa del reale degli elementi, ma la cosa che colpisce di più Ludovico II è sicuramente l'abilità di Mantegna nel rendere verosimile l'antichità romana, sfruttando la prospettiva. Nel 1459, Ludovico manda una lettera a Mantegna nella quale stabiliva il grosso salario e tutte le agevolazioni che Mantegna avrebbe avuto a Mantova.
I progetti di Mantegna per Ludovico II
Nello stesso anno, Pio II convoca una dieta per poter mettere insieme i principati italiani contro i turchi che intanto avevano preso Costantinopoli nel 1453. È l'anno in cui Mantegna costruisce e decora il primo progetto per Ludovico, il trittico degli Uffizi composto da Adorazione dei Magi, Circoncisione, Ascensione, Monte della Vergine. Le differenze tra i tre dipinti sono evidenti anche guardando a elementi stilistici. Ad esempio, ognuno di essi presuppone una fonte luminosa diversa e l'ambientazione in esterno dell'Ascensione e dell'Adorazione dei Magi differisce dal ricco interno della Circoncisione. La forma leggermente concava dell'Adorazione ha fatto pensare a una sua collocazione entro una nicchia o un'absidiola centrale.
Nella grotta sono posizionati, la Vergine il Bambino e San Giuseppe, insieme a fichi e un albero che germoglia, simbolo della passione di Cristo. Da sinistra un corteo e...
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