Il ruolo delle icone: tra storia dell'arte, teologia e storia delle immagini
Tesina/Riassunto per corso universitario di Storia dell'Arte Bizantina. Settore disciplinare: S.S.D. L-ART/01
Scaletta
- Introduzione
- Note introduttive su uso, diffusione e tipologie diverse di icone a Bisanzio
- La percezione dell'icona nella storia
- Per una storia dell'icona
- L'icona come portatrice di mutevoli significati
- Un approccio teologico allo studio delle icone
- Conclusioni
- Bibliografia
Introduzione
Questo lavoro intende tracciare una panoramica generale sull'uso e il significato delle icone nell'impero Bizantino, approfondendo iconografie specifiche e confrontando diversi approcci metodologici a questo fenomeno. Verranno solo accennate, al fine di una necessaria circoscrizione del tema in esame, le questioni relative all'iconoclastia e verrà del tutto tralasciata la produzione di icone post bizantine pur non eliminando del tutto utili confronti con il contesto russo.
Per iniziare ad introdurre il tema del ruolo dell'icona a Bisanzio ritengo utile partire dall'analisi dell'approccio metodologico dello studioso tedesco Hans Belting, il cui apporto al dibattito iconografico e storico sul tema dell'icona è stato importante, proprio perché si è addentrato nell'analisi del ruolo sociale e del significato religioso dell'icona stessa, oltre ad analizzarne le caratteristiche specifiche in quanto manufatto o, se vogliamo posticipare il termine, opera d'arte. Belting appartiene infatti al contesto di studi storico artistici tedeschi che si andava ricostruendo in Germania dopo l'esodo provocato dal nazismo. Tale ambiente risentiva dell'influenza degli studi di Erwin Panofsky e vedeva l'affermarsi del metodo iconologico. Belting ampliò il suo campo di ricerca, spostando l'analisi dalle forme, alla funzione dell'immagine nella storia. Si concentrò in particolare sulle figure devozionali, analizzandone i cambiamenti iconografici in rapporto a diversi elementi quali: il variare della liturgia, le trasformazioni sociali e la specializzazione del culto nelle varie sedi. Belting si pone metodologicamente sul piano della storia culturale dell'arte con la finalità di rintracciare nelle immagini le condizioni che hanno determinato la loro funzione e le loro forme figurative.
In questo senso si inserisce la premessa e l'intero corpo de "Il culto delle immagini". La controversa distinzione tra storia dell'arte e storia delle immagini fa da premessa a tutte le riflessioni di Belting, che per "immagine" intende l'imago, ovvero il ritratto personale, essa infatti rappresentava una persona e come tale veniva trattata. E' questo il concetto che sta alla base dell'uso delle immagini che raffigurano una persona precisa. Anche prima della diffusione di immagini a soggetto cristiano, ad esempio presso i tribunali romani, l'immagine dell'imperatore troneggiava nelle aule come se egli fosse realmente presente e autorizzasse il giudizio.1
1 C. Sciolla, La critica d'arte del Novecento, Torino, Utet, 2006, p.346.
Note introduttive su uso, diffusione e tipologie diverse di icone a Bisanzio
La nascita e la diffusione delle icone si ha indicativamente tra il V e il VI secolo, la Russia fu l'ultima a riceverle da Bisanzio, della cui chiesa fu inizialmente diocesi. Le icone non sono solo dei semplici oggetti d'arte e pertanto non sono da analizzare solo come tali, il loro studio mette in campo competenze interdisciplinari che vanno dalla storia dell'arte alla teologia. E' proprio la grande varietà di discipline messe in campo a dare l'idea della complessità di questo oggetto di studio: le icone sono state sottratte dalle controversie di cui sono sempre state oggetto, solo in epoca moderna, quando iniziarono ad essere considerate come “opere d'arte”, tuttavia, lo storico dell'arte che si limitasse ad analizzarle formalmente non riuscirebbe a venirne a capo, come del resto un teologo avrà sempre il limite di non considerare l'immagine in quanto tale ma di analizzarla con le chiavi di lettura che di essa hanno dato i teologi del passato. L'icona non è solo un'immagine, al contrario si può dire che il suo essere immagine sia una sua caratteristica accessoria e piuttosto marginale. Ciò che è importante nell'icona è ciò che rappresenta, evoca, o addirittura incarna, ovvero il mistero di Dio che attraverso l'arte dell'icona viene espresso.
L'icona si configura quindi come sacramentale partecipe della sostanza divina, luogo in cui Dio diviene esperibile. Il settimo concilio ecumenico di Nicea del 787, definisce la natura e il valore delle icone affermando che a fondamento di esse sta l'incarnazione stessa del figlio di Dio. Al concilio in questione parteciperanno moltissimi padri della Chiesa, tra cui Giovanni Damasceno, che contribuì più di ogni altro a definire i fondamenti teologici dell'uso delle immagini. Altro padre della Chiesa le cui speculazioni teologiche furono fondamentali per giustificare e incoraggiare il culto delle immagini era San Germano patriarca di Costantinopoli, egli afferma che in memoria dell'incarnazione di Cristo l'uomo ha il diritto di rappresentarlo in forma umana, cioè nella sua Teofania visibile. Prima della nascita di Gesù, Dio non possedeva né corpo né forma e di conseguenza non era rappresentabile in alcun modo, ma da quando ha vissuto tra gli uomini questo divieto è andato naturalmente a cadere, nella consapevolezza che nell'immagine non sia la materia da venerare, bensì il suo Creatore.
Anche i Padri conciliari di Efeso avevano definito l'icona con la parola "tempio", ovvero luogo in cui chi è raffigurato è misteriosamente presente e partecipe del mistero dell'incarnazione. Altro importante apporto al dibattito teologico sul tema delle icone è rintracciabile nelle osservazioni di San Teodoro Studita, secondo cui il Verbo di Dio incarnandosi ha assunto fattezze umane dai tratti inconfondibili che l'icona rappresenta solo simbolicamente e non realisticamente come farebbe un ritratto. Sergij Bulgakov nel suo testo Ortodossia, afferma la necessità essenziale dell'icona per il culto, sostenendo che pregare di fronte all'icona di Cristo fosse espressione dell'esigenza di avere un contatto diretto di vicinanza con la sua entità, dando vita ad un misterioso incontro tra colui che prega e Cristo stesso. Questo avviene sia quando le icone rappresentano direttamente un personaggio specifico, sia quando raffigurano momenti significativi della sua esistenza, come per esempio le icone delle Feste. Tutte le icone sono intrinsecamente “icone di Cristo”, sia quando rappresentano la Theotokos, nel cui corpo...
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