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Manfredini - linguistica italiana Appunti scolastici Premium

• Varietà diacroniche (nel tempo): lingue parlate nel presente e nel passato a cui si rifà la storia della lingua italiana.
• Diatopiche (spazio geografico): lingue che includono anche le minoranze linguistiche, le lingue straniere e i vari dialetti.
• Diastratiche (nella società): che comprendono i gerghi e le lingue speciali/sottocodici, ossia quelle lingue... Vedi di più

Esame di Linguistica italiana docente Prof. M. Manfredini

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ESTRATTO DOCUMENTO

ɼɼ

• La /r/ all’inizio della parola è molto forte  la roba [la’ bba];

• /r/ seguita da consonante si assimila;

ʎʎ

• [ ] diventa [jj]  famiglia [fa’mIjja];

• /ddz/ diventa [tts]  azzurro [a’ttsurro];

• /s/ preceduta da /r l n/ diventa [ts]  penso [pentso];

Gli italiani regionali

Le varietà regionali di italiano costituiscono la realtà linguistica più evidente e più radicata nella

coscienza dei parlanti e se i dialetti sono in netto regresso, gli italiani regionali stanno, anzi,

avanzando anche nei settori in cui solitamente veniva utilizzato un registro linguistico più formale,

come ad esempio la radio e la televisione.

Ciò che caratterizza la varietà regionale è senza dubbio la pronuncia e l’intonazione: per ognuna

delle varietà regionali presenti nel territorio italiano, circa l’80% dei parlanti presenta un accento

tipico della pronuncia della propria regione e il restante 20% presenta un accento composito (ossia

composto da più e vari accenti) oppure semiregionale (ossia con presenza di elementi regionali e

non). La pronuncia standard dell’italiano è usata oggi solo dai professionisti di dizione e da persone

che abbiano un particolare iter personale di contatti linguistici (vissute in più regioni/con genitori di

provenienza regionale diversa).

Inoltre, a differenza dell’inglese in cui la pronuncia standard si differenzia in base alle classi colte

del sud-est dell’Inghilterra, in Italia le pronunce regionali non connotano socialmente chi le usa ma

anzi vengono utilizzate in tutti i contesti linguistici (privati/pubblici); tuttavia vi è una tendenza ad

associare un certo prestigio alle pronunce settentrionali.

Morfosintassi

Varietà settentrionali

I tratti delle varietà settentrionali sono quasi privi di marcatezza diastratica:

• Uso di mia mamma, mio papà senza l’uso dell’articolo determinativo;

• Articolo determinativo davanti ai nomi propri (La Giovanna);

• Assenza del passato remoto, soppiantato dal passato prossimo;

• Utilizzo pronomi enclitici (devi telefonarMI) al posto di quelli proclitici (MI devi

telefonare);

• Rafforzamento congiunzioni temporali con CHE (mentre che torna);

• Aggiunta di su e giù a certe forme verbali (fa su i mestieri/togliere giù);

• Utilizzo di questo e quello senza codesto;

• Pronome personale oggetto in funzione di soggetto (Ci penso me);

• Mica e no usati nella formazione delle frasi negative nel lombardo (so mica);

• Rafforzamento di pronomi e aggettivi dimostrativi con particelle avverbiali locative (quella

ragazza qui).

Varietà toscane

Le varietà toscane sono prive di marcatezza diastratica:

• Uso del pronome personale della II persona singolare complemento oggetto al posto del

pronome soggetto corrispondente (vieni te? Al posto di vieni tu?);

• Uso frequente del si impersonale (noi si va via al posto di noi andiamo via);

• Uso del passato remoto e del passato prossimo per differenziare azioni passare finite che non

hanno legami col presente e azioni passate finite che hanno ancora legami col presente;

• Uso di questo, codesto,quello;

• Troncamento dell’infinito nel parlato più trascurato o colloquiale (andà, vede’);

• Uso di stassi e dassi anziché stessi e dessi;

• Uso di dasti anziché desti.

Varietà centro-meridionali

Le varietà centro-meridionali hanno tratti quasi privi di marcatezza diastratica:

• Costruzione dativale (ho chiamato a lui anziché ho chiamato lui);

• Utilizzo dell’indicativo al posto del congiuntivo;

• Preferenza dei nomi proclitici (mi devi telefonare anziché devi telefonarMI);

• Utilizzo di CI al posto di GLI/LE;

• Utilizzo di tenere al posto di avere;

• Utilizzo di stare al posto di essere;

• Voi come forma di cortesia al posto del Lei;

• Troncamento dell’infinito, dei nomi propri (Giova’), degli appellativi (Professo’ anziché

Professore);

• Imperfetto congiuntivo al posto del presente (che la smettesse al posto di che la smetta);

• Uso transitivo di alcuni verbi intransitivi (ti imparo l’inglese);

• Inversione tra congiuntivo e condizionale nel periodo ipotetico (se diresti la verità, mi

facessi contento).

Le minoranze etnolinguistiche

L’Italia è caratterizzata da varie componenti linguistiche, non solo per la compresenza di italiano e

dialetto ma anche per le numerose altre lingue che entrano a far parte comunque del repertorio

linguistico di molti parlanti residenti in Italia.

In Italia si può dire che le lingue parlate sono 31 di cui una (il latino) è estinta: 12 sono lingue di

minoranza come albanese, bavarese, catalano, cimbro, franco-provenzale, francese, tedesco, greco,

ladino, occitano, serbo-croato, sloveno; 4 sono parlate da comunità minotarie nazionali come

friulano, sardo-campidanese, sardo-gallurese, sardo-logudorese); 7 sono classificate come lingue

anche se si tratta in realtà di dialetti italiani come emiliano, ligure, lombardo, napoletano, calabrese,

piemontese, siciliano e veneto); 3 sono lingue di comunità nomadi come rom-balkan, romani-sinte,

romani-vlach) a cui poi si aggiungono il linguaggio dei sordi, l’italikan (misto italiano/ebreo) e

l’italiano standard.

Lingue diverse dall’italiano in Italia

Vi sono lingue nel territorio italiano che appartengono solamente ad alcuni gruppi etnici che non

fanno parte del sistema linguistico italo-romanzo. Si tratta perlopiù di comunità di immigrazione più

o meno antica come greci, albanesi, sloveni, serbi, croati e zingari e di comunità autoctone nelle

aree che confinano con la Germania o la Francia. Possiamo fare un primo tipo di classificazione di

queste lingue nel modo seguente:

• Lingue di tipo romanzo: sardo(Nord,Sud e centro), catalano (Sardegna), occitano (o

provenzale), franco-provenzale (Valle d’Aosta, Piemonte, in due paesi della Puglia), ladino

(Trentino e Veneto) e friulano;

• Lingue di tipo germanico: dialetti tirolesi (Alto Adige,Veneto), alemannico (Valle d’Aosta,

Piemonte), cimbrico (Trentino e Veneto);

• Lingue di tipo slavo: sloveno (Friuli) e croato (Molise);

• Lingue di tipo albanese: albanese (Campania, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Puglia

e Sicilia);

• Lingue di tipo greco: grico, grecanico (entrambi in Puglia e Calabria);

• Lingue di tipo zingaro: romanes (Italia settentrionale e centro-meridionale).

Lingue diverse dall’italiano in Italia

L’Italia, soprattutto a partire dell’ultimo quarto del XX secolo, è diventata obiettivo di

immigrazione; conseguenze non sono solo quelle della nascita di una società multilingue ma anche

e soprattutto multiculturale, in cui non vi sono solo lavoratori stranieri ma anche artisti e

intellettuali, esuli politici stranieri. Il prestigio italiano come lingua legata alla cultura sia del

passato che dell’attualità e il fatto che l’Italia sia una delle mete turistiche più amate a livello

mondiale, fanno sì che ci sia un considerevole numero di stranieri che soggiornano più o meno a

lungo nel paese, anche solo per studiare la lingua o iscriversi all’università.

L’italiano degli stranieri in Italia

L’italiano parlato dagli stranieri è legato sia dalla provenienza stessa dei soggetti che lo parlano sia

alla loro effettiva permanenza nel territorio e studi hanno messo in evidenza alcuni degli aspetti più

particolari di questo italiano che viene visto come una vera e propria varietà:

• innanzitutto il parlante tende a trasferire le categorie fonetiche della lingua uno a suoni

equivalenti o simili a quelli della lingua due;

• non sempre è in grado di riprodurre i suoni della lingua due, i quali sono assenti nella

propria lingua madre;

• anche nel campo della sintassi stessa la lingua uno ha una forte influenza, come ad esempio

l’ordine delle parole;

• inoltre non va dimenticato che l’italiano, forte e complesso dal punto di vista morfologico (a

causa di suffissi, prefissi, genere, numero, persona e tempo) è particolarmente difficile da

apprendere per parlanti di lingue di tipo isolante come il cinese.

L’italiano fuori dall’Italia

L’italiano non viene parlato solamente nello stato italiano ma vi sono alcuni stati esteri in cui è la

lingua ufficiale per diversi fattori, i quali possono essere un retaggio coloniale o commerciale,

oppure viene vista come lingua di prestigio grazie anche ai programmi televisivi, inoltre è la lingua

di molti italiani trasferitisi all’estero in modo permanente oppure per motivi di studio o lavoro ed

una delle lingue ufficiali delle relazioni internazionali legate a particolari settori come la politica

(come ad esempio gli organismi della comunità europea o l’Organizzazione delle Nazioni Unite), il

commercio (soprattutto per quanto riguarda la tecnologia e il petrolio) e il turismo (Canarie,

Maldive,Caraibi, Kenya e istituti italiani di cultura, ambasciate e consolati).

L’italiano si parla attualmente come lingua ufficiale in:

• Repubblica di San Marino (varietà affine al romagnolo);

• Città del Vaticano (varietà romana);

• Nella Svizzera italiana del Canton Vicino (varietà simile al lombardo):

Si parla anche in alcuni paesi territorialmente vicini all’Italia come:

• In Corsica;

• In Istria e nelle città della costa dalmata;

• A Nizza;

• Nel Principato di Monaco;

• A Malta (come lingua essenzialmente di cultura);

• Nei paesi balcanici e nei paesi arabi attorno al Mediterraneo (Albania, Grecia, Tunisia

ecc…) .

Per quanto riguarda invece il dialetto parlato dagli italiani all’estero,si tratta di dialetti originari

depurati delle loro caratteristiche più importanti per diventare una lingua veicolante fra persone

provenienti da diverse parti dell’Italia che diventa poi anche coniatrice di nuove tipologie di

espressioni come il Broccolino (parlanti italiani di Brooklyn), l’australitalian (parlanti italiani in

Australia) o il cocoliche (parlanti italiani in Argentina).

L’italofonia degli emigranti va comunque classificata come NON standard, in quanto la loro varietà

più alta è l’italiano popolare oppure a complicare la situazione vi sono casi in cui lo stesso paese ha

oltre alla lingua ufficiale anche un dialetto e quindi l’uso dell’italiano viene limitato essenzialmente

ad alcuni specifici ambiti o abitudini:

• Viene usato maggiormente dalla generazioni che è nata in Italia, rispetto a quella che è nata

all’estero;

• Viene parlato dai bambini prima che si inseriscano nelle scuole locali e dagli anziani della

prima generazione;

• Viene parlato dalle donne in una piccola percentuale maggiore rispetto agli uomini;

• Viene utilizzato in ambito familiare, dell’amicizia o del tempo libero;

• Viene parlato con i genitori, con il coniuge oppure con fratelli e cugini.

Vi è inoltre un’altra tipologia di italiano che è quella usata essenzialmente in ambiti pubblici

stranieri che possono essere la produzione di mass media italofoni, quindi giornali e riviste,

programmi radio-televisivi (soprattutto in paesi come Canada, Stati Uniti, America Latina e

Australia).

Riassumendo…

• Lingua ufficiale: lingua in cui vengono fatti leggi e atti, ossia la lingua della burocrazia;

• Lingua di cultura: lingua presente soprattutto per il suo prestigio per varie cause che siano

coloniali, commerciali o di scambi culturali (come Malta, Nizza Monaco);

• Lingua coloniale: lingua italiana parlate nelle colonie che hanno ancora legami con l’Italia

(Eritrea, Etiopia, Somalia e Libia).

Inoltre per quanto riguarda le generazioni di emigrati italiani all’estero:

• La prima generazione di immigrati ha come prima lingua il dialetto italiano e sa meno della

lingua del paese ospitante;

• La seconda generazione di immigrati è caratterizzata da una forte DIGLOSSIA, in quanto

parla il dialetto dei genitori ma allo stesso tempo la lingua del paese;

• La terza generazione di immigrati capisce il dialetto ma parla solo nella lingua

d’accoglienza.

Le varietà diastratiche

Sono le varietà dell’italiano influenzate dalla società e dalle caratteristiche del parlante, quindi dal

gruppo sociale, dal livello di istruzione, dalla professione ma anche dall’età, dal sesso, dalle

specifiche conoscenze (mediche, tecniche o informatiche ad esempio).

Rispetto agli anni Cinquanta, in cui si riteneva che ci fosse uno stretto legame tra la classe sociale e

la conoscenza dell’italiano, Oggi con l’istruzione disponibile a tutti e con la presenza di mestieri

molto ben retribuiti (che garantiscono dunque un alto livello sociale) ma che non richiedono

particolari livelli d’istruzione, la classe sociale da sola non ha più quasi alcuna corrispondenza con

la conoscenza dell’italiano. Inoltre appartenere ad un certo gruppo professionale, garantisce la

nascita di gerghi, ossia di espressioni e parole strettamente collegate alla professione svolta.

Le varietà diastratiche sono:

• Italiano popolare;

• Italiano colto;

• Gerghi;

• Linguaggi giovanili;

• Italiano delle donne e degli uomini (ad esempio la denominazione femminile di alcuni

mestieri);

• Lingue speciali o sottocodici (lingue di specializzazione che riguardano ambiti disciplinari

specifici e molto tecnici come la fisica o la medicina) che non vanno però confuse con le

lingue settoriali, come ad esempio la lingua dei giornali, in cui vi sono dei termini tecnici ma

non abbastanza per poter essere considerata un lingua speciale vera e propria.

L’italiano popolare

L’italiano popolare non va da considerarsi come l’italiano parlato dal popolo ma piuttosto l’italiano

di un incolto che si esprime nella lingua nazionale senza però saperla padroneggiare (De Mauro)

oppure l’italiano imperfettamente acquisito a scuola da chi ha per madrelingua il dialetto

(Cortelazzo). La differenza tra queste due definizioni è che nella seconda il parlante userà l’italiano

solo in situazioni ufficiali mentre in famiglia e con amici parlerà dialetto ma ovviamente la

situazione dell’uso dell’italiano-dialetto si è ridotta con la riduzione dell’utilizzo del dialetto stesso;

si può dire dunque che l’italiano popolare è oggi tipico più che altro di coloro che hanno interrotto

gli studi presto e si sono dedicati a lavori o attività che non prevedevano la lettura o la scrittura: ad

esempio ci si può imbattere in persone che scambiano gli ausiliari ( ci abbiamo conosciuti invece di

ci siamo conosciuti) o che scrivono parole straniere all’italiana (fusò anziché fuseaux, briosc

anziché brioche). L’italiano popolare ha dunque dei tratti morfosintattici e testuali che deviano dalla

norma dell’italiano standard, oltre che improprietà lessicali, errori ortografici, morfologici e

sintattici.

I tratti tipici dell’italiano popolare sono ad esempio:

Grafici

• Uso di maiuscole e punteggiatura a caso;

• L’uso errato della H (o comprato il pane; sono andato ha casa) e dell’apostrofo (l’aradio,

d’avanti);

• Semplificazione di nessi consonantici (tennico anziché tecnico);

Fonetici

• Accentuazione delle parole nel modo sbagliato (rùbrica al posto di rubrica);

• A presenza di vocali epitetiche (ossia aggiunte) dentro a nessi consonantici difficili

(pissicologo anziché psicologo, arittimetica anziché aritmetica);

Morfosintattici

• Aggettivo invariabile usato con funzione avverbiale (gli voglio bene uguale anziché di

ugualmente);

• La semplificazione del paradigma dei possessivi (suo per loro);

• L’accusativo preposizionale (a me mi);

• Il periodo ipotetico doppio condizionale (se avrei saputo te l’avrei detto);

• La deformazione di forme del congiuntivo (venghi pure);

• Il che polivalente (una scatola che c’era qualcosa dentro);

• L’errato uso delle concordanze di senso (tutto lo studio lo applaudivano, la gente lo

chiamavano);

Lessicali

• Uso di parole generiche come roba, cosa, affare, fare, dire e dare;

• Espressioni derivate dalla lingua della burocrazia o tecnicismi (conseguire un titolo di

studio);

• Uso di paraetimologie e malapropismi (decente invece di degente, tic per ticket, vene

vanitose anziché varicose).

L’italiano colto

Questa varietà di italiano va associata all’italiano standard; è legata anch’essa all’istruzione anche

se in minor scala rispetto all’italiano standard, ma in particolare è legata alla variazione geografica:

Sebbene un accento regionale marcato indica un livello sociale piuttosto basso, dall’altra parte

troviamo una varietà regionale che va a configurarsi come italiano regionale colto medio (Berruto).

Il gergo

Quando l’appartenenza ad un gruppo specifico influenza direttamente sulla lingua usata dai membri

di quel determinato gruppo, si parla di gergo, ossia di lingua che, utilizzata senza sostituirsi al

dialetto o alla lingua madre ha:

• Come utenti ha un gruppo di persone particolarmente omogeneo e unito da un’attività

(artigiani, giostrai, artisti), un interesse (scout), una condizione stabile o temporanea

(carcerati, studenti), uno stile di vita (tossicodipendenti, malfattori) a cui si associa anche la

frequentazione di un luogo comune (scuola, carcere, caserma);

• Come scopo ha l’affermazione e l’autoaccentuazione del senso di unità del gruppo rispetto

agli estranei, il divertimenti o la segretezza;

• Come caratteristica l’uso di un linguaggio particolare da parte degli utenti e la sua continua

trasformazione e rapidità.

I gerghi sono un fenomeno linguistico molto antico, infatti sono nate nel Medioevo e si diffondono

soprattutto nel XVI e XVII secolo ed erano perlopiù le lingue dei mendicanti e dei vagabondi. Colui

che parla un gergo di dice gergante e la parola deriva dal francese antico Jergon che in origine

significava “cinguettio” per poi divenire dal XV la lingua dei malfattori.

Tra i gerghi storici italiano vanno ricordati:

• Furbesco (dei malviventi italiano tra il ‘400 e il ‘500);

• Lengua furbesca (dei ladri milanesi);

• Rungin (dei calderai ambulanti di Como);

• Taròm (degli spazzacamini ticinesi);

• Tarüsc (degli ombrellai ambulanti di Novara);

• Gaì (dei pastori di Bergamo).

Alcune parole provenienti dai gerghi sono giunte all’italiano dell’uso:

• Spina (recluta);

• Caramba (carabiniere);

• Angelo custode (poliziotto);

• Pula (polizia);

• Nisba (niente, dal ted. Nichts).

Linguaggi giovanili

I linguaggi giovanili non vengono considerati dei veri e propri gerghi ma sono piuttosto

“generazionali” e varie sono le caratteristiche di cui è disposto:

• Innanzitutto la rapidità con cui cambia il linguaggio, dovuto al continuo ricambio di utenti e

spesso e volentieri alcune neoconiazioni spariscono poi con l’andare avanti delle

generazioni (come la parola matusa per indicare i genitori). Anche se ve ne sono alcune che

sono rimaste tutt’oggi come il termine gasato o casino.

• Eterogeneità: non esiste un linguaggi giovanile unico e identico per tutti i giovani ma vi

sono degli usi particolari, utilizzati per finalità diverse e variano in base all’età, al luogo di

socializzazione, all’esperienza culturale e all’atteggiamento verso la musica, la TV, il

cinema, le mode, ma anche lo sport, l’auto, le modo o i computer.

Lingua delle donne e lingua degli uomini

In Italia esistono delle diversità anche per quanto riguarda il sesso, innanzitutto per quanto riguarda

la struttura stessa della lingua, quindi genere grammaticale, necessità di concordare aggettivi e

participi con il soggetto e vi sono però ancora oggi dei punti di crisi dal punto di vista della

discriminazione dei sessi come:

• Nomi di professioni e cariche onorifiche: alcuni termini sono marcati per il sesso senza però

una connotazione negativa o positiva (professore, professoressa), altri invece sono connotati

negativamente nella forma femminile (presidentessa/direttrice) o vengono unificati al

maschile (rettore). Inoltre per molti incarichi prestigiosi che in passato erano solo e

unicamente maschili, non vi è ancora un corrispettivo femminile (sindaco, pretore, giudice);

• Uso dei vocaboli uomo/uomini in senso generico (diritti dell’uomo, corpo dell’uomo, misura

d’uomo);

• Accordo al maschile riferito a più nomi, anche se vi è un solo nome al maschile;

• Soggetto generico unificato al maschile;

• Nomi di popoli e di gruppi omogenei unificati al maschile (gli inglesi, gli italiani, gli

impiegati, gli insegnanti);

• Diverso trattamento nella citazione di persone per cognome: se si tratta di un uomo si

utilizza solamente il cognome (Agnelli), se invece si tratta di una donna si usa anche

l’articolo (la Pivetti).

Nonostante vi sia una maggiore unificazione nella lingua fra i due sessi, studi mettono in rilievo

alcune caratteristiche delle peculiarità dell’italiano al femminile:

• L’intonazione diversa ad esempio una minore aggressività, determinatezza oppure

disponibilità;

• Alla lingua delle donne sono stati attribuiti eufemismi, iperboli per diminutivi e appellativi

affettuosi (gioia, tesoro) e minor uso di bestemmie e imprecazioni ma anche di termini

tecnici;

• Lo stile dell’interazione femminile è più orientati sugli aspetti interpersonali e sulle relazioni

tra i parlanti con maggior uso di formule di cortesia, di esitazione e attenuazione.

Lingue speciali

Una lingua speciale è una varietà che dipende da un settore di conoscenze o da una sfera di attività

specialistici, utilizzata da un gruppo di parlanti più ristretto; inoltre dipende dall’argomento, il

contesto e le modalità d’uso della lingua (linguaggio dei politici/ cronaca sportiva). L’esempio più

corretto di lingua speciale, è quella utilizzata da specialisti esperti in un settore quando parlano o

scrivono del proprio lavoro: si tratta di un linguaggio da esperti per esperti, incomprensibile da chi

non è nel campo (medicina, giurisprudenza ecc… ).

Molti vocaboli delle lingue speciali sono entrati a far parte dell’italiano standard, senza però

snaturarlo; ad esempio:

• Carburare come far funzionare;

• Dribblare come aggirare un ostacolo;

• Fobia come terrore per qualcuno o qualcosa;

• Boom come grande diffusione;

• Paralisi come blocco.

Le varietà diafasiche

Le varietà diafasiche dipendono dal mutamento del contesto in cui si usa la lingua e riguarda i

singoli parlanti, i diversi momenti di produzione, la modalità espressiva e il grado di formalità.

I fattori da cui dipendono le varietà diafasiche sono:

• Situazione –contesto (il fattore principale): il nostro linguaggio è pesantemente condizionato

dalla situazione in cui ci troviamo; ad esempio se siamo con amici oppure con degli

sconosciuti ecc … ;

• Argomento: il linguaggio cambia a seconda di ciò di cui stiamo parlando; ad esempio si

pensi alle lingue speciali;

• Funzione: si pensi al fatto che il messaggio abbia la funzione ad esempio di informare,

convincere, descrivere ecc … .

Varie sono le tipologie:

Registri: che possono essere alti (formale, colto) e sono i registri utilizzati in situazioni che

1. richiedono una maggiore formalità, ad esempio contesti di natura culturale in cui viene

utilizzato l’italiano standard; oppure bassi (informale, popolare) utilizzati in situazioni di

ambito familiare in cui non bisogna prestar troppa attenzione alla forma e alla correttezza

della lingua e in cui vengono usati modi di dire, termini gergali ecc … .

Varietà funzionali-contestuali:

2. • Italiano dell’uso medio: è la varietà nazionale usata in contesti comuni o di media

formalità, il quale presenta alcuni tratti che si sono mantenuti invariati da secoli nella

lingua parlata. La sua morfologia e sintassi prevede l’uso del pronome gli come

unica forma del dativo, sia al maschile che al femminile (a Carla gli ho detto; ai tuoi

genitori gli ho chiesto dov’eri); l’uso di lui/lei come sostituti di egli, ella, esso, essa

quando ci si riferisce a persone; la dislocazione a destra o a sinistra (il caffè,l’ho

bevuto; l’ho bevuto, il caffè); l’impiego del che polivalente; la costruzione riflessiva

con valore intensivo (mi bevo una birra); la predominanza del passato prossimo

rispetto ad altre forme di passato; l’uso del presente al posto del futuro; l’uso del

futuro per esprimere possibilità (mah, non risponde, sarà uscito).

• Italiano colloquiale: non è legato a particolari strati sociali e si trova spesso anche in

scritti non formali come lettere fra conoscenti. Prevedere ad esempio una pronuncia

veloce e trascurata che porta a troncamenti quali abbiam, venir, finir (Nord), mangià,

fa’ (Sud); verbi pronominali con doppio pronome come mettercela, infischiarsene;

largo impiego di diminutivi (fa caldino eh?); uso del che polivalente; estensione del

suffisso –issimo (è un filmissimo, mi è piaciuto proprio); uso degli aggettivi al posto

e con valore dell’avverbio (guida tranquillo, per favore); preferenza di un utilizzo di

verbi semplici (sta giocando). Inoltre è molto espressivo e colorito ed è spesso

affiancato dalla gestualità e dalla mimica espressiva.

• Lingua della pubblicità: è legata a scopi funzionali e oggi sfrutta al massimo il

rapporto che il video le offre, con codici iconico, fonico e scritto e unisce lingua

comune, volgarizzazione dei sottocodici e crea espressioni che rientrano poi nel

parlato (un diamante è per sempre, ad esempio).

• Foreigner talk e baby talk: il primo è quello degli stranieri e dei bambini mentre il

secondo è quello costituito da coloro che ad essi si rivolgono. Si tratta di varietà

determinate dalla situazione in cui avviene la comunicazione e dalla consapevolezza

che il destinatario non è in grado di comprendere appieno il significato del

messaggio. Il foreigner talk si caratterizza per la massima semplificazione della

lingua a tutti i livelli, con utilizzo di forme verbali semplici, scarsa concordanza nel

numero e nel genere e abbondanti ripetizioni. Il baby talk, invece, è utilizzato per

rivolgersi ai bambini ed è caratterizzato da motivazioni ed espressioni affettive e ha

un lessico speciale (fai nanna; la mamma ora ti dà il latte) caratterizzata

essenzialmente da suoni onomatopeici (imjau = gatto) e nessi consonantici ripetuti.

• Linguaggio giovanile.

• Italiano degli italiani all’estero.

Sottocodici

3.

Teoria di Jackobson sulle funzioni del linguaggio

Questo modello afferma che a seconda che il punto focale della comunicazione sia posto sul codice,

sul messaggio, sull’emittente, sul destinatario, sul contatto o sul contesto si hanno diverse funzioni

della lingua:

• Referenziale: punta sull’informazione;

• Emotiva: punta a suscitare emozioni;

• Fàtica: o funzione di contatto, punta a stabile un contatto con l’interlocutore;

• Conativa: funzione persuasiva, punta a convincere qualcuno di qualcosa;

• Funzione poetica: specifica della poesia, punta sulla forma e sugli intenti di stile;

• Metalinguistica: quando la lingua viene usata per riflettere sulla lingua stessa, ad esempio

nei libri di grammatica e/o di linguistica.

Le varietà diamesiche

Le varietà diamesiche si basano sul mezzo che viene utilizzato per la comunicazione, che sia scritta

o parlata e come le varietà diafasiche sono strettamente collegate al livello sociale di appartenenza;

dunque l’uso della lingua scritta e della lingua parlata dipende dalla situazione in cui avviene la

comunicazione.

Una delle caratteristiche principali dell’italiano è l’essere vario, sia per quanto riguarda l’uso del

parlato e di registri piuttosto bassi, sia per quanto riguarda le grosse differenze tra lingua scritta e

lingua parlata e anche lingua trasmessa.

Lingua scritta


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DESCRIZIONE APPUNTO

• Varietà diacroniche (nel tempo): lingue parlate nel presente e nel passato a cui si rifà la storia della lingua italiana.
• Diatopiche (spazio geografico): lingue che includono anche le minoranze linguistiche, le lingue straniere e i vari dialetti.
• Diastratiche (nella società): che comprendono i gerghi e le lingue speciali/sottocodici, ossia quelle lingue legate ad un determinato settore (fisica/biologia/scientifica).
• Diafasiche (nel contesto comunicativo): che comprendono dunque anche i linguaggi settoriali, come ad esempio quello giornalistico.
• Diamesiche (canale comunicativo/mezzo): esse comprendono anche il canale endofasico, ossia il parlare da sé e sé


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture moderne
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher yasmina.sharafeldin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Manfredini Manuela.

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