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La lingua italiana di Claudio Marazzini

Parte prima. L'italiano e gli strumenti del linguista

Capitolo 1. L'italiano

L'italiano tra le lingue d'Europa

L'italiano appartiene alla famiglia linguistica indoeuropea, in cui vi rientrano quasi tutte le lingue d'Europa e di molte regioni dell'Asia meridionale (da qui il nome di indo + europeo). I tre grandi gruppi linguistici sono indoeuropei; essi sono: il romanzo, il germanico e lo slavo. L'italiano è al XV posto nel mondo per numero di parlanti madrelingua. Il prestigio e il fascino di una lingua non dipendono solo dal numero dei parlanti, ma anche dalla storia, dal patrimonio culturale e dalla forza economica e produttiva della nazione che la parla.

Dove si parla italiano

Esso si parla nello Stato del Vaticano (anche se la lingua ufficiale resta il latino), nella Repubblica di San Marino, in alcuni cantoni della Svizzera, in piccole aree di italofoni in Slovenia e in Croazia (dovuto all'antico dominio veneziano), nel Principato di Monaco, in Albania (grazie alla televisione) e nei territori delle ex colonie italiane (Corno d'Africa).

Alloglotti d'Italia

Parliamo delle minoranze linguistiche. Innanzitutto va menzionato il fatto che sono presenti gruppi alloglotti (dal greco allos + glotta, "altra lingua") di origine romanza e non romanza. In maniera più precisa, parliamo inoltre di propaggini o penisole di alloglotti quando aree linguistiche più grandi, situate al di fuori del nostro territorio nazionale, si estendono in parte anche all'interno dei nostri confini. Usiamo il concetto di isole linguistiche per indicare comunità di alloglotti che sono molto piccole e isolate (greci e albanesi). Oggi la legge 482 del 1999 tutela le minoranze albanesi, catalane, greche etc. Molti alloglotti parlano lingue del gruppo romanzo.

In Piemonte occidentale si hanno propaggini provenzali, in Valle d'Aosta franco-provenzali. Nello Statuto speciale per la Valle d'Aosta, l'art. 38 stabilisce: "Nella Valle d'Aosta la lingua francese è parificata a quella italiana". Nelle valli alpine dolomitiche che fanno corona al Gruppo del Sella, si trovano le parlate della cosiddetta sezione centrale dell'area ladina. Lo Statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige, nell'art. 87, decreta che l'insegnamento del ladino è garantito nelle scuole elementari delle località dove è parlato. Accanto al ladino, anche il sardo può essere considerato dal punto di vista glottologico una lingua vera e propria, per le sue particolari ed uniche caratteristiche all'interno del gruppo romanzo (basti pensare alla derivazione degli articoli so, sa). Coloro che parlano il sardo sono circa un milione.

Si parla di isole linguistiche quando ci si trova in presenza di comunità caratterizzate da una loro specifica diversità, ma numericamente molto ridotte, isolate e geograficamente circoscritte a un territorio piccolissimo. Ad Alghero, in Sardegna, ad esempio, la popolazione è catalana in seguito alla conquista militare della città da parte di Pietro IV d'Aragona (1354). Per la ribellione della città, la popolazione originaria fu allontanata e sostituita da un contingente di catalani. A Guardia Piemontese (CS) ci sono i resti di una antica colonia valdese di lingua provenzale.

Accanto ai gruppi alloglotti romanzi, abbiamo quelli non romanzi. Ci sono propaggini tedesche, che hanno grande importanza, come nel Sud Tirolo e in special modo nella provincia di Bolzano. Il tedesco ha qui lo status di lingua ufficiale accanto all'italiano e viene insegnato a scuola come prima lingua agli appartenenti alla comunità tedesca, i quali imparano l'italiano come lingua seconda. In provincia di Bolzano la toponomastica è attualmente bilingue. Al gruppo vallese (i Walser) appartengono invece le comunità tedesche del Piemonte e della Valle d'Aosta, insediatesi nel Medioevo alla testa delle valli attorno al Monte Rosa: la comunità di Gressoney, di Alagna e di Macugnaga. Grande interesse tra gli studiosi hanno sempre suscitato le due colonie greche presenti nel territorio italiano. L'una è in Calabria, nelle località di Bova, Condofuri e Rogudi, sulle pendici dell'Aspromonte. L'altra è nel Salento. Le propaggini slave erano molto importanti prima dell'ultima guerra, ma si sono ridotte notevolmente quando l'Istria passò a quella che era allora la Jugoslavia. Rimangono in territorio italiano alcuni gruppi sloveni nelle province di Udine, Gorizia e Trieste. Ci sono inoltre alcune antiche colonie slave (serbo-croate) nel Molise.

Vi sono in Italia numerose antiche colonie di albanesi. Sono distribuite tra la provincia di Campobasso e l'estremità settentrionale della provincia di Foggia.

Gruppi alloglotti

  • Romanzi: Provenzale in Piemonte; Franco-Provenzale e Francese in Valle d'Aosta; Ladino nelle Valli alpine dolomitiche e nel Trentino; Ladino orientale o Friulano nel Friuli; Sardo con le sue 4 varietà (gallurese, sassarese, logudorese o nuorese e il campidanese o cagliaritano); Catalano ad Alghero.
  • Non romanzi: Tedesco nel Trentino; Greco in Calabria e nel Salento; Slavo nelle province di Udine, Gorizia, Trieste e Molise; Albanese nelle province di Campobasso, Foggia, Potenza, Pescara, Taranto, in Calabria e in Sicilia; Zingari.

I dialetti d'Italia

L'Italia è la nazione europea più ricca e differenziata per varietà linguistica. Agli inizi del Novecento la maggioranza della popolazione era composta da dialettofoni. In origine l'italiano, ovvero il toscano letterario, non era altro che uno dei tanti dialetti italiani, nati tutti dal latino. La lingua è un dialetto che per cause storiche e abitudini culturali e sociali ha raggiunto uno status superiore. In genere, il dialetto ha un prestigio sociale minore ed è simbolo di un'identità locale, non sempre ha una tradizione scritta. La lingua è simbolo di un'identità nazionale, è strumento della classe dominante, è insegnata a scuola ed è codificata da precise norme grammaticali. In Italia possiamo distinguere 3 aree dialettali: settentrionale, centrale e meridionale; esse sono separate da due grandi linee di confine: la linea La Spezia-Rimini (divide i dialetti settentrionali da quelli centro-meridionali) e la linea Roma-Ancona (divide i dialetti centrali da quelli meridionali). La linea che delimita il confine di un dato fenomeno linguistico nello spazio geografico prende il nome di isoglossa.

I fenomeni linguistici che caratterizzano le parlate dialettali settentrionali, in particolare quelli che possiamo chiamare gallo-italici (piemontese, lombardo, ligure, emiliano, romagnolo) comprendono:

  • Sonorizzazione delle occlusive sorde in posizione intervocalica t > d, k > g, p > b > v; in alcuni dialetti settentrionali capita che dopo la sonorizzazione, le occlusive si indeboliscono fino a scomparire.
  • Scempiamento delle consonanti germinate: spalla > spala.
  • Caduta delle vocali finali, eccetto la a.
  • Presenza delle vocali turbate alla francese.
  • I dialetti veneti conservano le vocali finali (tranne se terminano in N o R) e non hanno le vocali turbate.

Dialetti dell'area centrale, in particolare del fiorentino

  • La prima persona plurale del verbo si forma con il costrutto 'si + terza pers. Sing' noi mangiamo > noi si mangia.
  • La gorgia è l'eredità dell'antico etrusco ed è propria dell'area fiorentina ed è la spirantizzazione delle occlusive sorde intervocaliche per cui amico > amiho.
  • Assimilazione progressiva nd > nn, mb > mm. Le isoglosse che individuano la linea Roma-Ancona sono più numerose e meno compatte rispetto a quelle della Spezia-Rimini.

Dialetti dell'area meridionale

  • Sonorizzazione delle consonanti sorde in posizione postnasale (ancora > angora).
  • Metafonesi delle vocali toniche e ed o per influsso di –i ed –u finali (aceto > acitu).
  • L'uso di tenere per avere.
  • L'uso del possessivo in posizione enclitica (mio figlio > figliomo).

Gli italiani regionali

La caratteristica più evidente e immediata dei vari italiani regionali si ha a livello di pronuncia e di prosodia (intonazione). Le principali varietà di italiano regionale sono la settentrionale, la toscana, la romana, la meridionale e la sarda.

L'italiano popolare

L'interesse per le masse più umili e incolte di regioni i cui dialetti sono diversi da quello toscano, è nato nell'800, con lo sviluppo delle scienze folcloriche e della dialettologia.

L'italiano standard

Il toscano è la parlata regionale che più si avvicina alla lingua letteraria, poiché la lingua letteraria deriva dal toscano trecentesco. L'italiano standard possiamo definirlo come una lingua neutra ed è diffuso a livello scritto: è la lingua insegnata a scuola, usata nei giornali, nelle grammatiche. Resta però poco diffusa la pronuncia standard. L'italiano ha in comune con il fiorentino standard:

  • Anafore, una e tonica si trasforma in i davanti a gn/gli/ng, mentre la o tonica si trasforma in u davanti a ng (LINGUA(M) > lengua > lingua; FUNGU(M) > fongo > fungo).
  • Assenza di metafonesi, presente nei dialetti settentrionali e meridionali.
  • Il passaggio di –ar- atono a –er- nel futuro della prima coniugazione (amarò > amerò) e –rj- intervocalico a –j- (JANUARIUS > gennaro > gennaio).
  • Dittongazione di e ed o brevi del latino in sillaba libera.
  • Passaggio di e atona protonica a i (nepote > nipote).

Oggi vi sono 2 caratteristiche che distinguono il fiorentino dall'italiano: la gorgia (spirantizzazione delle occlusive sorde intervocaliche) e la tendenza alla monottongazione di –uò- (buono > bono). La letteratura dialettale può essere spontanea (se scritta dal popolo) o riflessa (se il dialetto viene usato come strumento d'arte da parte di un autore colto).

Origini e primi documenti dell'italiano

Dal latino all'italiano

Le lingue romanze derivano dal latino volgare. Il latino volgare non è omogeneo e fa riferimento ad uno sviluppo diacronico in cui si mescolano due elementi disomogenei:

  • La componente sociolinguistica sincronica (livelli d'uso diversi nella stessa epoca).
  • Componente diacronica (mutamenti nel corso del tempo).

Essendo una lingua viva, il latino non rimase uguale, ma ebbe vari mutamenti: geografici (centro/periferia); sociali (colti/incolti); di sostrato (la lingua preesistente che influenza l'apprendimento del latino); di superstrato (si intende l'influenza esercitata da lingue che si sovrapposero al latino, al tempo delle invasioni barbariche: goto, lombardo, franco); adstrato (influenza esercitata da una lingua confinante).

Nasce una lingua

Alcuni dati storici: 476 Odoacre depone Romolo Augustolo; 489 Teodorico e gli ostrogoti in Italia, breve periodo dei Goti (termini Goti: meno di 70); 568 Regno Longobardo (oltre 200 termini); Regno Carolingio; latino medievale come lingua scritta e della cultura. Nel caso del passaggio dal latino alle lingue romanze, la trasformazione durò secoli, e il latino continuò a mantenere per molto tempo il dominio della cultura e della scrittura. In questa fase, interamente affidata all'oralità, non furono prodotti documenti. Per scrivere si usava un latino diverso da quello degli autori classici 'aurei'. Questo latino scritto viene designato come "latino medievale".

I più antichi documenti

Un primo problema da affrontare riguarda l'intenzionalità del parlante: chi ha redatto il documento voleva abbandonare il latino oppure adotta un latino scorretto, e quindi non intenzionale? Le più antiche testimonianze italiane di scritture volgari sono documenti d'archivio (carte notarili, verbali processuali). L'indovinello veronese può aiutarci a capire questo problema perché si tratta di un testo in cui non si è certi dell'intenzionalità del parlante. Caso diverso è quello dell'iscrizione della catacomba romana di Commodilla, un anonimo graffito tracciato sul muro.

Indovinello veronese

VIII-IX secolo. Vi sono due noticine: la prima è in volgare e la seconda è in latino corretto. Entrambe le postille sono state aggiunte sopra una ruota in cui compare il disegno di un diavolo dalla lingua lunga. Pare che le due postille siano state scritte da due persone perché l'andamento grafico nelle due frasi non è identico.

  • Se pareba boves alba pratalia araba & albo versorio teneba & negro semen seminaba
  • Gratias tibi agimus omnip(oten)s sempiterne d(eu)s

La seconda noticina, essendo in latino corretto, è di facile interpretazione.

  • Teneva davanti a sé i buoi, arava bianchi prati, e un bianco aratro teneva e un nero seme seminava
  • Ti ringraziamo onnipotente eterno Iddio.

È forse il più antico testo pervenuto che usi lingua romanza e rappresenterebbe un possibile atto di nascita del volgare in Italia, ma non tutti gli studiosi sono concordi e alcuni ritengono che si tratti ancora di latino. Se fosse in volgare, avrebbe diritto alla priorità del Placito capuano del 960 d.C. Il codice originale fu redatto in Spagna all'inizio dell'VIII secolo e giunse a Verona non troppo tempo dopo. Che la mano che lo ha vergato fosse veronese, è stato attestato da un esame filologico che dimostra la presenza di tratti tipici del dialetto veronese (come versorio = aratro e i verbi all'imperfetto indicativo in -eba invece dell'-aba o -ava di altri dialetti). Il testo dell'indovinello è seguito da una breve formula, vergata da un'altra mano (la postilla in latino corretto). Si tratta di un indovinello comune alla letteratura tardo-latina, e rimanda a diverse interpretazioni, delle quali la prima è la più diffusa e condivisa. Le interpretazioni partono dal significato del primo sintagma se pareba:

  • Se da SIBI latino (dativo di vantaggio) e quindi traducibile in davanti a sé e pareba da PARARE latino con un significato più specifico spingere/tirare avanti (significato localizzato nel volgare nord-orientale): "tirava davanti a sé (un paio di) buoi / arava prati bianchi / guidava un aratro bianco /seminava un seme nero."
  • Se da SIC latino: una variante a tale traduzione del Bruni et al. fu presentata da Migliorini, secondo il quale il "se pareba" sarebbe da rendere "ecco, si vede", sul modello di autori medievali come Dante (quando egli dice: "qui si parrà la tua nobilitate" | "qui si vedrà la tua nobiltà" ecc.). Questa interpretazione parte dall'osservazione del se clitico e dall'infrazione della cosiddetta legge Tobler-Mussafia (un testo volgare non presenta mai la successione del clitico al verbo ad inizio periodo): secondo la legge infatti il testo dovrebbe cominciare con Parebase.

L'interpretazione di questo verbo condiziona l'individuazione del soggetto: può essere lo scrittore, la mano, le dita, la penna. Più probabile è lo scrittore, il quale verrebbe paragonato a un aratore che spinge avanti i buoi, reggendo un aratro bianco e seminando un seme nero. In realtà l'indovinello non segna un punto di svolta epocale nella trasformazione del latino in volgare, nonostante la caduta delle desinenze latine e il vocalismo schiettamente volgare. Solo nel Placito capuano e negli altri Placiti cassinesi, che risalgono al 960-963 d.C., la coscienza distintiva tra latino e volgare emerge nitida in una scrittura quasi del tutto libera da declinazioni e condizionamenti della sintassi latina. Nell'indovinello il volgare è certo in gestazione, ma è ancora nella fase embrionale. Responsabili di questi dubbi, avanzati già da Migliorini, sono i caratteri tardolatini che non mostrerebbero ancora un volgare "maturo" affrancato dalla vecchia lingua. Si pensi alla declinazione in -eba e in -aba, in cui la b non è ancora diventata v, al semen che è un nominativo/accusativo latino. Ciò che induce a guardare al volgare è la mancanza della -t finale nei verbi (si dice appunto pareva, arava ecc. in italiano), l'aggettivo negro (e non nigrum come vorrebbe il latino), in pratica già italianizzato per la -o finale e la trasformazione di i breve > e (é chiusa), mentre la –es di boves sarebbe da attribuire non direttamente al latino, bensì ad influenze ladine, data la collocazione geografica di Verona. Albo è precedente all'introduzione del Germ. blank > it. bianco fr. blanc ecc. nel mondo tardo-latino e può essere considerato un volgare molto arcaico. Notiamo ancora albo versorio in -o, come appunto vuole l'italiano ovvero il dialetto. L'indovinello istituisce forse un'analogia tra l'azione del contadino con l'aratro in un campo e quella dell'amanuense con la scrittura sulla carta.

Testo, Traduzione, Soluzione

Testo: Se pareba boves, alba pratalia araba, et albo versorio teneba, et negro semen seminaba.

Traduzione: Teneva davanti a sé i buoi, arava prati bianchi, e un bianco aratro teneva e un nero seme seminava.

Soluzione: Le dita della mano, le pagine bianche di un libro, la penna d'oca con cui si era soliti scrivere, l'inchiostro con cui si scrivono le parole.

Il graffito della catacomba di Commodilla

È un breve testo inciso nella cornice di un affresco nella cripta dei santi Felice e Adautto, all'interno delle catacombe di Commodilla, a Roma. Il graffito occupa un posto importante nella storia della lingua italiana, dal momento che rappresenta la testimonianza di una lingua intermedia tra latino e volgare. Il testo dell'iscrizione è il seguente:

« Non dicere ille secrita a bboce »

« Non pronunciare i segreti a voce (alta) »

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher de.laviola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Basilicata o del prof Del Puente Patrizia.
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