Introduzione: cambiamento e continuità, potere e creatività.
Una panoramica su alcuni cambiamenti. L'importanza della continuità.
Le industrie culturali hanno subito negli anni '80 modificazioni di rilievo. Le trasformazioni: le industrie
culturali si sono progressivamente avvicinate al centro della scena economica; le società più grandi non sono
specializzate in un singolo ambito dell'industria culturale, operano invece trasversalmente in numerose,
differenti industrie culturali; i prodotti culturali circolano in misura crescente al di là dei confini nazionali; si
attribuisce maggiore importanza alla ricerca sull'audience, al marketing e alla conquista di pubblico di
nicchia; la politica culturale e la sua regolamentazione hanno subito trasformazioni rilevanti; si è verificato un
forte incremento nelle somme di denaro che le industrie destinano alla pubblicità; i gusti e le abitudini
culturali delle audience sono divenuti più complessi; i testi (= l'insieme delle “opere” prodotte dalle industrie
culturali) hanno subito trasformazioni radicali. In concomitanza con tali cambiamenti, sussistono molte
importanti continuità. La televisione continua a giocare un ruolo significativo nella vita quotidiana come
fonte di informazione e di intrattenimento; le star rimangono il principale meccanismo mediante il quale le
società operanti nell'industria culturale promuovono i loro prodotti; gli Usa sono ancora percepiti come il
centro planetario della cultura popolare; il copyright rimane essenziale.
Perché le industrie culturali sono importanti? (A seguire tre motivazioni che spingono l'autore a
incentrare la sua ricerca sul cambiamento e la continuità nelle industrie culturali.)
1) Le industrie culturali producono e mettono in circolazione testi. → Le industrie culturali partecipano alla
produzione e alla distribuzione di prodotti che influenzano la nostra comprensione del mondo effettivamente.
La notevole quantità di tempo spesa nella fruizione è sufficiente a rendere le industrie culturali un fattore imp.
delle nostre vite. La maggior parte dei testi che consumiamo è messa in circolazione da potenti corporation,
interessate a realizzare profitti. Per evitare risposte semplicistiche, è bene dire che in questo studio si sosterrà
una concezione delle industrie culturali come complesse, ambivalenti e contraddittorie. In società nelle quali
le industrie culturali rappresentano un grosso business, le imprese operanti nell'industria culturale tendono a
favorire le condizioni in cui grandi gruppi industriali e i loro alleati politici possono realizzare profitti. Nelle
società contemporanee, molti dei testi prodotti e distribuiti non favoriscono univocamente tali condizioni.
Molto spesso, essi tendono a orientare le loro audience verso modi di pensare che non coincidono con gli
interessi del capitale. Ciò accade perché: 1) le industrie culturali tendono a superarsi a vicenda soddisfacendo
la domanda dell'audience anche per ciò che è scandaloso; 2) a causa di fattori socio-culturali interiorizzati in
molte società, relativi a quel che ci si attende dall'arte e dallo spettacolo.
2) Le industrie culturali organizzano e mettono in circolazione creatività → Le industrie culturali si occupano
dell'organizzazione e della vendita di un particolare tipo di lavoro. Nell'area di creatività, spesso detta “arte”,
v'è un nucleo distintivo. L'invenzione e/o l'esecuzione di storie, canzoni, immagini comporta uno specifico
tipo di creatività: la manipolazione di simboli allo scopo di intrattenere, informare e forse anche illuminare.
Anziché il termine arte, si preferisce “creatività simbolica” e invece di artisti “creatori di testi”; questi ultimi
sono i principali operatori nella produzione di prodotti culturali. L'interesse che qui si indirizza ai creatori di
testi deriva dalla percezione che la creatività simbolica può arricchire la vita quotidiana, anche se spesso ciò
non accade. Altri suggeriscono modi migliori di storicizzare la creatività simbolica, mostrando come essa sia
stata una presenza quasi costante nella storia dell'umanità. In Europa, alcune forme di mecenatismo diedero
origine, nell'800, all'organizzazione di mercato della creatività simbolica; in quel momento le industrie
culturali iniziarono ad emergere. Ma insistiamo ancora sulla natura ambivalente delle industrie culturali. Il
modo in cui esse organizzano e fanno circolare la creatività simbolica rispecchia le ingiustizie visibili nelle
società capitalistiche contemporanee. Esistono profonde disparità d'accesso alle industrie culturali. Ma poiché
la creatività simbolica è altamente apprezzata, e le industrie culturali non la possono controllare interamente,
proprietari e dirigenti elargiscono concessioni ai creatori e agli ideatori di prodotti culturali, garantendo loro
un'autonomia, che può operare come forma di controllo. Le società di questo settore devono affrontare anche
un'altra difficoltà: trovare un'audience per i testi prodotti; gran parte del loro compito consiste nell'adattare i
testi alle audience, nel trovare i modi appropriati per far circolare i testi – è un business ad alto rischio.
3) Le industrie culturali sono fattori di cambiamento economico, sociale e culturale → Le industrie culturali
soni fonti sempre più imp. di profitto e occupazione in molte economie; ciò ha conseguenze sul modo in cui
comprendiamo i rapporti tra cultura, società ed economia. Molte delle discussioni si sono concentrate sulle
“teorie della transizione”, che introdotte tra i '60-'70 del '900, annunciano la trasformazione degli assetti
industriali dalle prassi moderne (legate all'industria pesante) alla produzione di beni di natura effimera e
frammentaria. Negli anni Novanta, l'avvento di tecnologie informatiche e di internet parrebbe dare maggior
credito a questo approccio valutativo, ed al contempo introducono nuovi beni di consumo, quali ad esempio
quelli legati ai valori del brand, che è al contempo prodotto e promotore di creazione di prodotti culturali.
Questioni di definizione.
Il termine “industrie culturali” è stato impiegato in un'accezione ristretta, implicitamente basata su una
definizione di cultura come “il sistema significante attraverso il quale un sistema sociale viene trasmesso,
riprodotto, sperimentato e esplorato”. Le industrie culturali sono state concepite come quelle istituzioni che
sono implicate nella produzione di significati socialmente condivisi. Le definizioni di industrie culturali
includeranno attività il cui scopo primario è comunicare con un'audience e creare testi. Tutti i materiali
culturali sono testi, nel senso che sono aperti all'interpretazione. Le principali industrie culturali sono centrali
perché hanno essenzialmente a che fare con la produzione e la circolazione industriale di testi. [Le industrie
elencate operano nella produzione e nella circolazione industriale di testi: broadcasting (industrie radio-tv);
industrie cinematografiche; elementi di contenuto dell'industria di internet; industrie musicali; editoria a
stampa e elettronica; videogame; pubblicità e marketing. Le industrie culturali hanno complesse interazioni e
interconnessioni; ciò dipende in larga misura dalla reciproca concorrenza per le stesse risorse, le più
importanti sono: una quantità ristretta di reddito disponibile del consumatore; una quantità limitata di entrate
pubblicitarie; un tempo limitato da dedicare alle attività di consumo; forza-lavoro specializzata, sia creativa
sia tecnica.] Le industrie culturali periferiche sono dedite alla produzione di testi; la produzione impiega in
questi casi metodi semi-industriali o non industriali. Le industrie centrali e quelle periferiche interagiscono in
maniera significativa. Casi limite sono: lo sport, l'elettronica per il consumo/hardware dell'industria culturale,
software, l'industria della moda. Per comprendere i n modo adeguato la produzione culturali dobbiamo
puntare sulla specificità delle industrie culturali. Il che significa valorizzare la differenza tra attività
strutturalmente connesse alla fabbricazione di prodotti che constano prioritariamente di simboli, e attività
sociali di altro genere.
Termini alternativi.
“Industrie culturali” è un termine controverso e difficile, l'alternativa è “industrie creative”. Tuttavia il primo
è preferito, in quanto non fa solo rifermento a un tipo di attività industriale, bensì rimanda a una precisa
tradizione di studi sulla predetta attività e sulle relazioni tra cultura ed economia, testi e industria, significato
e funzione.
Dall'industria culturale alle industrie culturali.
La storia del termine prende le mosse da un testo di Adorno e Horkheimer. Nella loro concezione, la cultura
ha quasi completamente perduto la capacità di agire come critica utopica, giacché è mercificata. Cultura e
industria sono pensate come opposte; ma nella moderna democrazia capitalistica, esse sono naufragate
insieme. Il termine industria culturale divenne di largo impiego nelle polemiche contro le avvertibili
limitazioni della moderna vita culturale. Esso fu ripreso da alcuni sociologi francesi, che lo usarono al
plurale. Il loro intento era mostrare quanto complesse siano le industrie culturali, e di individuare le differenti
logiche in atto nei diversi tipi di produzione culturale. I sociologi delle industrie culturali respingevano
l'approccio di Adorno e Horkheimer anche per diversi motivi, come dice il rappresentante della scuola
francese, Miège. Egli argomentava il passaggio della produzione culturale all'industrializzazione e alle nuove
tecnologie ha sì condotto a una crescente mercificazione, ma anche a nuovi, stimolanti sviluppi e innovazioni.
I sociologi delle industrie culturali hanno studiato la natura parziale e incompleta dei tentativi di estendere
all'ambito della cultura il modo di produzione capitalistico. L'uso del termine industrie culturali indica sia la
consapevolezza dei problemi dell'industrializzazione della cultura, sia il rifiuto di banalizzarne valutazione e
spiegazione.
Industrie che producono testi: tratti distintivi.
Alla luce dei lavori di Miège e altri è possibile enucleare i tratti distintivi delle industrie culturali in relazione
ad altre forme di produzione capitalistica. [Problemi specifici affrontati dalle industrie culturali: attività
rischiosa; creatività vs commercio; alti costi di produzione e bassi costi di riproduzione; beni semi-pubblici: il
bisogno di creare la scarsità. Comuni risposte e tentativi di soluzione: compensazione di mancati successi
mediante creazione di un repertorio; concentrazione, integrazione e aggregazione della pubblicità; scarsità
indotta artificialmente; ricorso ai format: star, generi e serializzazione; controllo debole sui creatori di
prodotti culturali, controllo forte sulla distribuzione e il marketing.]
attività rischiosa → Tutte le attività industriali comportano un certo grado di rischio, ma le industrie culturali
sono un tipo di attività particolarmente rischiosa, poiché si basano sulla produzione di testi da comprare e
vendere. Per Garnham il rischio dipende dal fatto che le audience usano le merci culturali in modi volatili e
imprevedibili. Tali rischi sono aggravati da due ulteriori elementi connessi alla produzione. Le società
operanti nell'industria culturale sono impegnate in una lotta incessante per il controllo di quel ci si attente i
creatori producano. Una singola società operante nell'industria culturale, si appoggia su altre società onde
comunicare all'audience l'esistenza di un nuovo prodotto. Ma non è possibile controllare il tipo di accoglienza
che il testo potrà ricevere. Ciò significa che le società operanti nell'industria culturale affrontano problemi
peculiari di rischio e imprevedibilità; tuttavia il rischio è affrontato con successo dalle società di maggiori
dimensioni.
Creatività vs commercio → Per dubbia che possa essere la mossa romantica di opporre l'arte e la creatività al
commercio, essa ha sortito nel lungo periodo l'effetto di produrre acute tensioni, nodali per la comprensione
delle industrie culturali. L'opposizione creatività/commercio concorre a produrre la relativa, provvisoria,
autonomia di cui godono molti creatori di prodotti culturali.
Alti costi di produzione, bassi costi di riproduzione → La maggior parte dei prodotti culturali ha elevati costi
fissi e bassi costi variabili. Realizzata la prima copia, le successive hanno costi relativamente modesti. Il
punto cruciale è qui il rapporto fra costi di produzione e di riproduzione. Una volta che il costo di produzione
è stato recuperato attraverso un certo livello di vendite, il profitto realizzato dalla vendita di ciascuna unità
addizionale può essere considerevole. Ciò induce un forte orientamento a massimizzare l'audience.
Beni semi-pubblici: il bisogno di creare scarsità → Raramente le merci culturali si distruggono con l'uso.
Esse tendono a comportarsi come quelli che gli economisti chiamano “beni pubblici”, beni cioè il cui
consumo da parte del singolo non riduce l'altrui possibilità di consumo. Inoltre, i mezzi industriali di
riproduzione dei beni culturali hanno costi bassi. Ciò significa che le imprese devono indurre la scarsità che
conferisce valore ai beni, limitando con mezzi artificiali l'accesso a beni e servizi culturali.
Compensazione di mancati successi mediante costruzione di repertori → Nelle industrie culturali, le società
tendono a compensare i mancati successi mediante una sovrapproduzione, tentando cioè di allestire un vasto
catalogo o repertorio culturale.
Concentrazione, integrazione, aggregazione della pubblicità → Le compagnie operanti nell'industria culturale
amministrano il rischio e il bisogno di assicurare la massimizzazione dell'audience mediante strategie che
trovano riscontro anche in altri settori. Integrazione orizzontale: si acquistano altre compagnie del settore, per
ridurre la concorrenza per la conquista dell'audience. Integrazione verticale: si acquistano altre compagnie
operanti in fasi diverse del processo di produzione e distribuzione. Internazionalizzazione: acquistando e
associando altre compagnie estere, le corporation posso vendere massicce quantità di copie eccedenti di un
prodotto di cui hanno già coperto le spese di produzione. Integrazione multisettoriale e multimediale:
acquistando in aree diverse ma correlate della produzione dell'industria culturale, puntano ad assicurarsi una
promozione incrociata. Importante è anche il tentativo di cooptare critici, dj, ecc. tali forme di integrazione
hanno condotto alla formazione di società più grandi e potenti.
Scarsità indotta artificialmente → Esiste una pluralità di modi in cui si può indurre la scarsità nell'ambito dei
beni culturali. Il più importante è l'integrazione verticale; egualmente importanti sono: pubblicità, copyright,
limitazione di accesso ai mezzi di riproduzione.
Ricorso ai format: star, generi e serializzazione → Un altro modo per ammortizzare gli elevati livelli di
rischio del settore, consiste nel minimizzare i danni degli insuccessi mediante il ricorso ai format nei prodotti
culturali. Uno dei metodi più imp. nella costruzione di format è lo star system. Un altro metodo essenziale è il
ricorso ai generi, che funge da etichetta e suggerisce all'audience il tipo di piacere che potrà ricavare dalla
fruizione del prodotto. Infine, c'è la serializzazione, usata da musica, cinema e editoria.
Controllo debole sui creatori di prodotti culturali, controllo forte sulla distribuzione e sul marketing → I
creatori di prodotti culturali godono di una notevole autonomia nel processo di produzione. I manager
reputano l'originalità un requisito dei grandi successi e della creazione di nuovi generi, star e marchi di serie.
Coloro che divengono star ottengono compensi enormi, ma la maggioranza dei lavoratori dell'industria
culturale vive in una vasta riserva di talenti sottoimpiegati e sottopagati. In molti casi, la produzione sarà
affidata a una società separata e indipendente. Al fine di controllare i rischi, i senior manager esercitano un
controllo sulla circolazione. Le società operanti dell'industria culturale reagiscono in modi peculiari a
difficoltà percepite nella realizzazione del profitto, e che tali dinamiche distintive giocano un ruolo imp. nella
spiegazione del cambiamento e della continuità.
Parte prima. I fondamenti.
1. Approcci alla cultura.
I mezzi di comunicazione e l'economia della cultura.
L'economia della cultura e l'economia dei media hanno conosciuto in anni recenti una sorta di boom. Ciò si
può spiegare col profondo influsso esercitato dall'austera scienza economica sui mezzi di comunicazione e
sulle politiche culturali. L'economia neoclassica si concentra sul modo in cui i bisogni individuali trovano la
soddisfazione più efficace. Gli economisti dei mezzi di comunicazione e della cultura hanno riconosciuto la
specifica natura dei media e della cultura, includendola nelle loro analisi. L'economia come disciplina ha
giocato un ruolo strategico nel generare forme di intervento pubblico. La scienza economica dominante ha
contribuito a alimentare un approccio neoliberista alla cultura, che svolge una parte importante nelle vicende
di cambiamento e continuità narrata. Presupposto dell'approccio è l'idea che una concorrenza libera e non
regolamentata produrrà mercati efficienti. La formazione di questi ultimi deve essere l'obiettivo prioritario
del
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