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Filosofia ed estetica musicale I modulo: la filosofia della musica nel Rinascimento

Il Rinascimento: caratteri generali

Il Rinascimento è un periodo artistico e culturale della storia d'Europa, che si sviluppò tra la fine del Medioevo e l'inizio dell'età moderna, in un arco di tempo che va all'incirca dalla seconda metà del XIV secolo fino al XVI secolo e spesso viene fatto iniziare nel 1492 con la scoperta dell’America.

Il Rinascimento è l’epoca delle nuove scoperte che vengono fatte grazie ad un ritorno al passato. Si assiste infatti alla nascita di una nuova cultura in cui il nuovo è l’antico, riprendendo una cultura che sembrava ormai sepolta: quella classica. Con il ritorno all’antico si assiste sorprendentemente alla nascita della cultura moderna, in cui le capacità dell’uomo sono rivalutate e si arriva ad una vera e propria rinascita dell’uomo, da qui nasce il termine Rinascimento.

Il Rinascimento è un fenomeno tipicamente italiano, infatti principalmente nel nostro paese si trovano le prove di questo fiorente periodo. Si parla in questi anni di concordia rinascimentale ovvero l’unione armonizzata di culture diverse fra loro. Un concetto fondamentale del Rinascimento è l’ideale di armonia: parti tra loro contrastanti si accordano e creano armonia, l’armonia viene definita una discordia concorde.

Nelle nuove opere, soprattutto pittoriche, tornano come protagonisti gli dèi pagani dei greci che nel Medioevo erano stati banditi. Questa nuova cultura rinascimentale ha grande sviluppo a Firenze presso la corte dei Medici, in particolare alla corte di Lorenzo il Magnifico. Alla corte di Lorenzo c’erano artisti di grande spicco come Brunelleschi e Botticelli. Tuttavia questa nuova cultura che esaltava gli dèi pagani non venne accettata da tutti, in questo gruppo emerge la figura di Savonarola. Egli critica aspramente gli artisti che rappresentavano gli dèi pagani e alla fine del Quattrocento, grazie a discorsi tenuti nelle piazze, Savonarola aizza il popolo contro i Medici che si ritrovano costretti a fuggire. A Firenze, sotto il potere di Savonarola, torna a dominare il Dio inflessibile e spietato del Medioevo. Egli verrà poi condannato al rogo da papa Alessandro VI per la sua fanatica intransigenza.

Un’altra città ricca di opere rinascimentali è Bologna, dove si possono ritrovare alcuni dei capolavori di Raffaello. Il Rinascimento si può ritrovare a Bologna nella sua architettura, come ad esempio la Basilica di San Giacomo, o nella sua pittura con l’oratorio di Santa Cecilia o ancora con il compianto di Nicolò dell’Arca.

Personaggi del giorno

  • Lorenzo il Magnifico (Firenze, 1449 – Firenze, 1492): scrittore, politico mecenate italiano, signore di Firenze dal 1469 alla morte, appartenente alla dinastia dei Medici.
  • Raffaello Sanzio (Urbino, 1483 – Roma, 1520): pittore e architetto italiano, tra i più celebri del Rinascimento italiano.
  • Girolamo Savonarola (Ferrara, 1452 – Firenze, 1498): religioso e politico italiano. Appartenente all'ordine dei frati domenicani, profetizzò sciagure per Firenze e per l'Italia propugnando un modello teocratico per la Repubblica fiorentina instauratasi dopo la cacciata dei Medici. Nel 1497 fu scomunicato da papa Alessandro VI, l'anno dopo fu impiccato e bruciato sul rogo come eretico.

Glossario del giorno

  • Armonia: è una discordia concorde, nella musica rinascimentale l’armonia viene concepita come il prodotto di suoni diversi che si accordano causando piacere nell’animo umano. Nella mitologia greca Armonia è difatti la figlia di Marte (Dio della guerra) e Venere (Dea dell’amore).
  • Compianto: opera artistica il cui soggetto è il Cristo morto.
  • Concordia rinascimentale: è l’unione armonizzata di culture diverse fra loro.

Il Rinascimento musicale e la musica del Rinascimento

Che significato ha in musica il “ritorno dell’antico”? Per capire la cultura del Rinascimento bisogna tenere presente il ritorno dell’antico, anche in ambito musicale. Un testo che illustra questo fenomeno è Istitutioni harmoniche di Gioseffo Zarlino. È uno dei massimi testi di cultura Rinascimentale musicale perché esplica il ritorno dell’antico in musica per un uomo del Rinascimento. Zarlino fu definito il principe dei musici del Rinascimento perché scrisse molti libri riguardanti la musica, infatti egli era principalmente un musicologo.

Le Istituzioni harmoniche sono state scritte nel 1558 in volgare italiano, e furono pubblicate a Venezia, che all’epoca era una città molto fiorente ed era considerata una capitale europea della musica. Il termine istituzioni deriva dal latino e significa manuale. Le istituzioni erano infatti dei manuali dove gli studiosi raggruppavano tutto il sapere della loro epoca su una determinata disciplina, in particolare Zarlino opera un riassunto oggettivo della conoscenza musicale dell’epoca.

Nel Proemio l’autore spiega il progetto della propria ricerca e i motivi che l’hanno spinto a intraprenderla. Zarlino si chiede da dove abbia avuto origine la musica e inizia la ricerca delle radici culturali della musica del suo tempo e analizza come si è sviluppata nel corso dei secoli. L’autore inizia parlando di Dio dicendo che la mente umana è fatta a sua immagine, e di conseguenza l’uomo deve cercare di assomigliare il più possibile a Lui. Rivolgendosi a Dio Zarlino Lo ringrazia per aver donato all’uomo la voce articolata (ovvero la capacità di fare dei discorsi), che lo distingue dagli animali.

Secondo l’autore il principio di tutto è la parola, ovvero il logos e il dominio dell’uomo sugli altri animale parte proprio da esso. Zarlino concepisce la musica come musica vocale dà un’elevata importanza alla voce: grazie alla voce articolata gli uomini si sono inciviliti, creando la società umana e le prime civiltà. Il primo linguaggio è rozzo ma successivamente degli individui cercano di parlare e scrivere bene, volendo così provare piacere e dare piacere.

Tuttavia non rimasero soddisfatti di ciò e così cercarono di raggiungere un altro grado di perfezione iniziando a fare musica, dando così piacere all’anima. Secondo Zarlino il canto è l’evoluzione della voce articolata grazie alla quale si può lodare Dio, questo è l’unico compito affidato ad un musicista. Il Proemio prosegue affermando che l’ideale della vita onesta per gli uomini del Rinascimento è il temperamento, ovvero l’uomo deve essere equilibrato, non deve perciò avere eccessi.

Infine l’autore afferma che nell’Età classica i musicisti erano riveriti quasi come se fossero dèi ma successivamente, nel Medioevo, l’uomo regredisce e tutto il sapere viene dimenticato causando la decadenza della cultura umana. All’inizio del Rinascimento la musica è in uno stato pietoso, perché non ha più quella onorabilità che le spetta. Zarlino afferma che da questa decadenza bisogna rinascere e per farlo c’è bisogno di uomini come Wilaert.

Zarlino chiama il suo Maestro Willaert "Novello Pitagora", ovvero egli promuove la rinascita della musica grazie alle sue composizioni che riproducono l’idea della musica di cui Pitagora è stato fondatore. Così elogiando un compositore chiamandolo un “Pitagora rinato” vuole attribuirgli un grande onore in quanto Pitagora era considerato l’archetipo della razionalità matematica. Il Rinascimento musicale è la rinascita delle menti contemporanee attraverso i modelli antichi.

La favola di Orfeo

Le favole sono racconti mitologici e il testo per accedervi è Le metamorfosi di Ovidio, che ha raccolto in esso tutte le favole della mitologia greca. I miti sono dei raccolti favolosi dove gli uomini hanno proiettato la loro anima. Uno dei principali miti ripresi nel Rinascimento è la Favola di Orfeo, diventando un elemento fondamentale e importantissimo: Orfeo ha la capacità di commuovere e incivilire l’uomo attraverso la sua musica, facendo rinascere pensieri che si credevano ormai morti. Se Rinascimento significa rinascere allora Orfeo è l’emblema del Rinascimento perché dà vita a ciò che è morto.

Nella mitologia Orfeo è il figlio di Apollo ed è grazie a questa parentela che Orfeo ha un potere tanto forte. Apollo era il Dio delle arti e della medicina. Le arti e la medicina venivano accostate perché fin dall’antichità si è pensato che l’arte abbia un potere curativo e terapeutico sulla mente dell’uomo. In particolare per gli antichi le arti servivano a consolare gli uomini dall’infelicità della vita, erano considerate quindi delle medicine dell’anima. Apollo, con le sue nove muse, curava le anime dei miseri mortali.

Grazie a questo Orfeo nel Rinascimento diventa il simbolo della musica perché, come il padre, cura le anime degli uomini, riuscendo a ridargli vita. Due esempi della devozione che gli uomini del Rinascimento avevano per Orfeo sono: Harmonie universelle di Marin Mersenne e L’Orfeo di Monteverdi. In Harmonie universelle si può ritrovare un’immagine simbolica di Orfeo: egli suona la sua lira e tutta la natura, comprese le bestie più feroci, rimane affascinata dalla sua melodia. Questa immagine è un’allegoria secondo la quale gli uomini sono diventati civili grazie alla musica, senza di essa non si sarebbero differenziati delle più comuni bestie. Orfeo grazie a questo potere viene considerato uno dei padri fondatori della civiltà umana.

L’Orfeo di Monteverdi è un’insieme di poesia e musica e in esso viene raccontata una favola in musica, tratta dallo scritto di Ovidio. Quest’opera è stata rappresentata nella Mantova dei Gonzaga ed è stata dedicata ad uno dei signori.

Questa musica rappresenta un’antica favola su Orfeo. Il semidio ha appena perduto la moglie, Euridice, e devastato dal dolore decide di andare agli Inferi per riportarla nel mondo degli umani. La musica comincia con l’addio di Speranza (Dea della speranza) ad Orfeo perché sono ormai giunti alle soglie di Tartaro e la Dea oltre non può proseguire. Orfeo continua fino all’entrata della città dove si legge una scritta ben poco rassicurante “Perdete ogni speranza o voi che entrate” e lì vi trova Cerbero che non è disposto a farlo entrare. Nella musica Cerbero intona un canto gelido dove afferma che solo le anime dei morti possono entrare. Orfeo dopo aver preso coscienza di sé intona un canto magnifico nel quale si presenta e spiega perché è lì. Inizia con un discorso retorico nel quale elogia Cerbero, ma poi il suo canto diventa così appassionato che Cerbero cullato dal suono si addormenta. Così Orfeo entra e gli Dèi infernali, che si erano inteneriti al suo canto, decidono di derogare le leggi infernali e di concedergli di portare via Euridice ma ad una condizione: mentre si allontana con la sua sposa non dovrà mai voltarsi per guardarla. Orfeo accetta ma sul limitare degli Inferi si volta e perde per sempre sua moglie.

Gli Dèi avevano posto questa condizione ad Orfeo perché si supponeva che il poeta (o musicista) sia un ascoltatore, perché gli artisti venivano visti come degli intermediari tra gli Dèi e gli uomini, e quindi Orfeo avrebbe dovuto solo ascoltare, come sempre ascolta le voci delle Muse. Ma Orfeo voltandosi per guardare Euridice cade nell’inganno dello sguardo che vuole possedere la realtà e viene meno al suo compito di poeta, cade nel desiderio di guardare e non di continuare ad ascoltare i passi della sua amata.

La favola di Pitagora

La favola di Pitagora è speculare a quella di Orfeo, dato che entrambi sono i capisaldi del Rinascimento. Da una parte Orfeo con il potere emozionale della musica (l’affetto, l’emozione), dall’altra Pitagora con il numero e la misura (la simmetria, l’armonia). Su queste due figure si sviluppa tutta la cultura musicale europea del Rinascimento.

La filosofia di Pitagora si differenziò da quella della sua epoca perché affermava che il principio di tutte le cose è il numero. Nella sua epoca infatti i filosofi andavano alla ricerca di ciò che tiene unito il cosmo e la mente dell’uomo, e fino a quel momento la maggior parte dei filosofi avevano trovato il principio di tutte le cose negli elementi naturali (fuoco, acqua, terra e aria).

Pitagora si differenziò da essi principalmente perché aveva una concezione scientifica e matematica. Secondo lui tutte le cose erano numeri e la musica non era altro che un’aritmetica sonora, la musica era dunque fondata sui numeri. La favola di Pitagora si può ritrovare in un’incisione nella Teoria della musica del 1494 di Franchino Gaffurio, dove viene esposta la grammatica e le regole della musica, e in un Trattato sulla musica di Boezio, il De musica.

La favola di Pitagora non ha il carattere emotivo di quella di Orfeo, ma narra come Pitagora scoprì che i numeri sono alla base della musica. Questa incisione ha quattro illustrazioni diverse dove viene descritta a tappe la scoperta di Pitagora. La prima illustrazione rappresenta Iubal, maestro di fabbri, circondato dai suoi allievi che picchiano i martelli su un’incudine. Iubal viene definito il capostipite della musica perché si dice che l’abbia scoperta ascoltando i martelli battere sulle incudini. Pitagora assiste a questa scena e si rende conto che certi martelli producono un suono dissonante mentre altri producono un suono consonante, e cerca di andare alle radici del piacere acustico, cerca cioè di capire perché i suoni consonanti causano piacere nell’animo umano. Conclude affermando che i diversi suoni non sono causati dalla forza applicata dei fabbri ma bensì sono causati dalle diverse grandezze dei martelli.

Nella seconda illustrazione Pitagora fa degli esperimenti acustici con delle campane di dimensioni diverse e con dei bicchieri riempiti con quantità diverse di acqua. Nella terza illustrazione Pitagora per i suoi esperimenti usa delle corde tirate, alle cui estremità ci sono dei pesi con diversi carichi. Infine nella quarta utilizza delle canne di lunghezza diversa. In tutte queste illustrazioni, sui martelli, sulle campane, sui bicchieri, sui pesi e sulle canne sono disegnati dei numeri che si ripetono. Questi numeri sono i numeri che secondo Pitagora sono alla base della musica. Secondo Pitagora gli oggetti che producono un suono consonante sono costituiti da numeri semplici e da rapporti di numeri interi. Quando questi numeri non sono semplici i suoni che ne derivano sono dissonanti. Il piacere e l’armonia per Pitagora consistono nell’ordine con cui gli elementi componenti si uniscono tra di loro.

Pitagora vuole misurare i suoni, pesarli, per poterli concettualizzare. I suoni diventano così dei numeri e l’armonia è definita dai primi quattro numeri (1, 2, 3, 4) e tutti i suoni piacevoli (le consonanze musicali) si costruiscono con essi. Le note, che verranno create in seguito, non sono altro che la traduzione dei rapporti tra questi numeri. La cultura rinascimentale a questi quattro numeri ne aggiungerà altri due (5, 6) aumentando la varietà e la ricchezza della musica.

Conclusioni

Il Rinascimento musicale è un concetto culturale che si basa sul ritorno dell’antico e sul suo conseguente impatto sulla cultura rinascimentale, mentre la musica del Rinascimento è la musica che gli uomini del Rinascimento componevano e suonavano. Le due cose non coincidono, perché il Rinascimento musicale si collega alla storia del Rinascimento e all’influenza del ritorno all’antico su questo periodo, mentre la musica del Rinascimento è l’oggetto della storia della musica, ovvero le vere e proprie opere musicali dell’epoca.

L’esempio della favola Orfeo è un’intersezione tra un concetto e l’altro, per quanto riguarda il concetto di Rinascimento musicale la favola fa parte del ritorno alla cultura antica e alla favole mitologiche greche, invece per quanto riguarda il concetto di musica del Rinascimento ne è un esempio perché la favola diventa il soggetto di un’opera musicale di Monteverdi.

Conoscendo Orfeo e Pitagora si conoscono i due principi fondamentali della cultura musicale occidentale: il numero (Pitagora) e l'affetto (Orfeo). Orfeo e Pitagora si armonizzano tra di loro perché l’uno senza l’altro non sussiste, il numero senza l’affetto è troppo razionale e l’affetto senza il numero può risultare devastante. Essi si armonizzano per raggiungere l’ideale di armonia che caratterizza il Rinascimento: l’armonia è una discordia concorde, non è la cessazione del conflitto tra parti diverse ma è il contenimento della lotta. Su questi parametri si svolge la storia della musica europea fino alle soglie dell'Ottocento.

Personaggi del giorno

  • Anicio Manlio Torquato Severino Boezio (Roma, 475 – Pavia, 525): filosofo romano, noto semplicemente come Boezio, le sue opere influenzarono notevolmente la filosofia cristiana del Medioevo, tanto che alcuni lo collocano tra i fondatori della Scolastica. Scrisse il “De musica”.
  • Franchino Gaffurio (Lodi, 1451 – Milano, 1522): teorico musicale e compositore italiano, il suo scritto più importante è “Teoria della musica”.
  • Marin Mersenne (Oizé, 1588 – Parigi, 1648): teologo, filosofo, matematico e musicologo francese e viene ricordato per essere stato il “padre dell’acustica”, la sua opera più famosa è “Harmonie universelle”.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher calime di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia ed Estetica Musicale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Gozza Paolo.
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