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Europa tra Otto e Novecento

Il periodo che va dalla fine dell'800 e l'inizio della grande guerra (1914) può essere definito Belle Époque, il cui fulcro è Parigi che diventa il centro culturale europeo. Dalla fine dell'800 le invenzioni e i progressi nella scienza furono grandiosi e i benefici che essi portarono furono notevoli; l'illuminazione elettrica, la radio, l'automobile, il vaccino per la tubercolosi e molte altre comodità contribuirono a migliorare le condizioni di vita e al diffondersi di un senso di ottimismo.

È anche l'epoca del tempo libero: la cinematografia, soprattutto quella americana del cosiddetto cinema muto, assunse una grande importanza nella vita di tutti i giorni. Il termine "Belle Époque" viene usato per indicare un periodo caratterizzato da un senso di benessere generale, una fiducia nel progresso, un ottimismo tali che fecero sorgere nelle generazioni successive un senso di nostalgia per il passato.

Si riscoprono i giochi olimpici e vi è una rinnovata possibilità di muoversi (trans nazionalità): l’uomo comincia a portare al di fuori del proprio paese le proprie conoscenze per poi tornare indietro con un nuovo bagaglio culturale e nuove conoscenze (processo di ibridazione).

Modernizzazione e conflittualità sociale

Se da una parte però quest'epoca può essere collegata al processo di modernizzazione in tutti i campi da quello politico (monarchie costituzionali: sistemi politici con una costituzione di riferimento e un parlamento; tranne la Francia in cui vi è una Repubblica e la Russia zarista; stato di diritto con diritti e doveri uguali per tutti) a quello economico (sviluppo di tipo industriale), dall’altra è accompagnata da una forte conflittualità sociale (questione sociale).

Il problema sorse soprattutto a causa della concentrazione di ricchezze solo per alcuni ceti privilegiati a scapito di una maggioranza che invece viveva nella povertà più assoluta. Le classi dirigenti, l’alta borghesia e l’aristocrazia (entrambe ancora di matrice agraria), non sempre furono in grado di dare risposte all’altezza del problema e questo sfociò nella ricerca di un senso di identità, ossia nella ricerca non solo di se stessi come individuo ma anche come collettività, come membri di una comunità con un suo futuro e una sua storia.

Senso di identità e movimenti sociali

  • Senso di identità attorno alla nazione: Nazionalismo. Si afferma così il concetto di autodeterminazione dei popoli e si identificano con l’esterno le cause dei problemi interni. Legato al nazionalismo vi è poi l’imperialismo, ossia l’espansione dell’Europa fuori dai confini europei che portò poi alla nascita di forti tensioni tra i vari stati.
  • Affermarsi del movimento socialista e del marxismo: il cui pensiero si rifaceva ai filosofi Marx e Engels, il quale collegarono la rivoluzione economico-sociale del XIX secolo con il concetto di capitalismo (un modello di politica economica basato sul massimo sfruttamento del prodotto, fonte di guadagno ma nello stesso tempo generatore di una nuova classe legata al prodotto, quella proletaria). Tutto questo però non riuscì a contrapporsi al nazionalismo.
  • Senso di identità di genere: o femminile legato al nascere del femminismo, della lotta da parte della donna per ottenere pari diritti politici come ad esempio la possibilità di votare. Il movimento femminista nasce in Francia (suffragette). Si avrà il suffragio esteso alle donne prima in Francia e in Inghilterra e solo successivamente in Italia (si dovrà attendere la fine della seconda guerra mondiale nel 1945).

Esistono tre tipo di diritti: civili, come il proseguimento della felicità (risultato dell’illuminismo del ‘700), politici come il diritto di voto (attivo o passivo frutto dell’800), sociali come il diritto alla salute, alla scuola, al lavoro (frutto del ‘900).

Massa e politiche di massa

Massa: il concetto di massa si afferma con la scoppio della seconda rivoluzione industriale e si intende una moltitudine di uomini indifferenziata, nel quale il concetto di singolo tende a scomparire rispetto al gruppo. Per la civiltà moderna esistono due tipologie di massa: quella negativa, ossia la moltitudine di persone passive e pericolosa, nel quale vi si trovano soggetti potenzialmente rivoluzionari se stimolati.

Mentre fino all’inizio del ‘900 i problemi, gli avvenimenti interessano, in genere, solo determinate classi sociali, nel XX secolo essi investono tutta la società.

Politica, economia e cultura di massa

  • Politica: in campo politico nascono i primi grandi partiti di massa e i sindacati. I partiti saranno i soggetti politici principali del ‘900 e si baseranno sul consenso di larghe masse; analogamente i sindacati si struttureranno come organizzazioni, anch’esse composte da milioni di aderenti, capaci di condizionare la vita economica delle nazioni e l’operato dei governi.
  • Economia: lo sviluppo industriale determina la nascita del taylorismo e dei consumi di massa. Il taylorismo è una dottrina economica dell’organizzazione scientifica e quindi razionale del lavoro, fondata sul principio che la migliore produzione si determina quando ad ogni lavoratore è affidato un compito specifico, da svolgere in un determinato tempo e in un determinato modo, secondo un ben preciso ciclo produttivo.
  • Cultura: l’alfabetizzazione di massa, la diffusione della stampa, delle riviste e dei giornali illustrati sono gli elementi che caratterizzano la nascita di una cultura di massa, così come la cinematografia e lo sport.

Massificazione: con questo termine si tende soprattutto a sottolineare gli aspetti negativi della società di massa, ossia la tendenza all’omologazione dei gusti e delle idee.

Esito della società di massa

Con l’avvento della società di massa nascono però anche molti problemi, come ad esempio problemi nella legittimazione e del funzionamento delle istituzioni, creazione di sfasature tra domanda sociale e funzionalità dei meccanismi socio-politici. Si crea così una forte tensione interna alla società che si identificherà, dopo la prima guerra mondiale, nei totalitarismi.

Conseguenza di tutto questo sono le grandi migrazioni transcontinentali: masse ingenti migrano dal vecchio continente al Nord America o all’America Latina durante tutta la fine del XIX secolo; quasi 2 milioni di persone provenienti dall’Italia si stabiliscono oltreoceano, rafforzando così il nazionalismo, la classe sociale e l’identità di genere.

L'imperialismo

Gli anni che vanno dagli ultimi decenni dell’Ottocento alla prima guerra mondiale sono stati definiti l’età dell’imperialismo: è il periodo in cui le politiche espansionistiche delle potenze europee negli altri continenti conoscono un’accelerazione senza precedenti; nascono così i grandi imperi coloniali moderni, in primo luogo quello britannico. Per quanto riguarda il contesto socio-economico si parla della Grande depressione degli anni 1873-96 e la successiva ripresa ed espansione degli anni 1900-14.

Fondamentali per questa nuova spinta sono gli effetti della seconda rivoluzione industriale ma anche motivazioni di carattere ideologico, politico, culturale e persino religioso: il nuovo sentimento nazionalista, la diffusione di teorie razziste sulla superiorità dell’“uomo bianco”, il grande fascino dell’“esotico” ma anche la prospettiva di evangelizzare popoli a cui il cristianesimo era sconosciuto (missione civilizzatrice dell’Europa), come ad esempio le culture africane.

Gli europei si ritenevano in diritto di guidare il mondo intero, secondo i propri interessi, come dimostra l’andamento della Conferenza di Berlino del 1884 e la spartizione dell’Africa che ebbero conseguenze importanti sulla storia del mondo contemporaneo. L’occupazione dei territori asiatici, africani ma anche dell’America latina da parte degli europei, condotta per affermare la propria volontà di potenza, la propria ricchezza e il proprio prestigio si trasformarono in un pesante e spietato sfruttamento di interi popoli e delle loro risorse.

Nel periodo della maggiore espansione delle potenze europee si manifestarono tuttavia anche i primi segni di declino dell’eurocentrismo. All’inizio del Novecento gli Stati Uniti avevano raggiunto e superato lo sviluppo industriale, commerciale e finanziario della Gran Bretagna (per raggiungere poi in breve tempo il ruolo di maggior potenza economica mondiale alla fine della prima guerra mondiale nel 1918). Negli stessi anni, il Giappone, dopo una grande trasformazione dei propri apparati politici ed economici, stava a sua volta avviandosi a diventare una grande potenza (guerra russo-giapponese 1904-1905 in cui la Russia zarista viene vinta).

Cause principali della nascita dell'imperialismo

  • Ricerca di nuovi mercati e controllo delle materie prime
  • Ricerca del prestigio nei rapporti internazionali
  • Necessità di nuovi spazi per l’emigrazione
  • Necessità del consenso nella politica interna
  • Sfogo e incanalazioni delle tensioni sociali: nazionalismo

Impero: forma di organizzazione dello spazio, politico in primis, ma anche militare ed economico e culturale, secondo un rapporto gerarchico tra un centro egemone (metropoli) e una periferia. Vi sono 4 tipi d’impero:

  • Continentale di tipo tradizionale: centro che senza soluzione di continuità si allarga (zarista, cinese, ottomano).
  • Transcontinentale di tipo tradizionale: impero che si fonda sulle colonie e sul loro sfruttamento (spagnolo e portoghese).
  • Transcontinentale di tipo moderno: il dominio coloniale ed il controllo politico sono indiretti, ossia avvengono attraverso elite locali (britannico).
  • Impero della civiltà: impero di età contemporanea, messo in piedi dagli Stati Uniti nel quale non vi è nessun controllo politico, solo piccole basi militari (Cuba, Filippine) e viene lasciata l’autonomia alle popolazioni autoctone. Vi è una vocazione all’espansione commerciale e finanziaria.

La prima guerra mondiale

Tra il 1870 e il 1914 si ha un periodo di pace basato sull’equilibrio di potenza, inaugurato 100 anni prima con il congresso di Vienna che poneva fine al dominio napoleonico (1824-15). Tuttavia vi erano diversi motivi di tensione, non solo nei continenti extraeuropei a causa delle lotte per la spartizione delle colonie ma anche e soprattutto in Europa. Questo sistema di relazioni internazionali, infatti, crolla dopo la crisi che si sviluppa a seguito dell’uccisione a Sarajevo dell’erede al trono austroungarico Francesco Ferdinando il 28 giugno del 1914.

Elementi che minano l'equilibrio di potenza

  • La concorrenza economica tra le grandi potenze europee per prevalere nei mercati esteri e la concorrenza quindi anche di tipo politico-militare.
  • Gli impulsi nazionalistici sempre più forti, conseguenza di una volontà di risolvere i problemi interni riflettendo all’esterno i problemi. Un esempio è il revanscismo francese, ossia uno spirito di rivalsa che rivendicava l’Alsazia e la Lorena conquistate dalla Germania nel 1870 durante la guerra franco-prussiana.
  • La mancata risoluzione della questione sociale: la classe dirigente spera che la guerra possa risolvere il problema.

In questo periodo l’idea di nazione, che fino ad allora aveva seguito un’ispirazione liberal-democratica, assume i caratteri di un nazionalismo aggressivo, carico di volontà di affermare la propria potenza oltre i confini nazionali. Questi eccessi d’impulsi nazionalistici sfociano nella corsa agli armamenti (la Francia ad esempio allunga il periodo di leva obbligatoria) e nell’aumento della produzione di armi; inoltre a causa dell’aggressività della Germania di Guglielmo II, i rapporti fra Germania e Inghilterra cominciarono a deteriorarsi soprattutto a causa della concorrenza tedesca sempre più pressante che minacciava l’economia britannica (costruzione di una flotta tedesca).

In un periodo in cui vi è una mancata comprensione in una società profondamente cambiata dalla rivoluzione industriale e dallo sviluppo industriale, molti sono favorevoli alla guerra senza però rendersi conto non sarebbe stata una guerra di intermezzo ma sarebbe stata diversa e molto più devastante di qualunque altra guerra si fosse combattuta prima di allora, una guerra che si può definire industriale che influenzò la guerra civile americana ma anche quella russo-giapponese.

Il consenso nacque anche dal ritorno in auge, nella mentalità dell’epoca, del mito cavalleresco, nel quale il cavaliere era in grado di ripristinare la giustizia morale; legato a questo vi è anche il mito della buona morte: non si ha paura di morire per una buona causa, anzi la guerra diventa uno strumento di purificazione in contrapposizione alla pace che viene vista come un compromesso per mantenere un certo tipo di condizioni. Si va in guerra per scappare dallo stress della società industriale causa di un’alienazione del mondo moderno rispetto alla realtà industriale. Ma questa esaltazione sarebbe durata poco.

Questa guerra, figlia della II rivoluzione industriale, segnò la fine dell’egemonia europea sul mondo a favore degli USA: scompariranno gli imperi tedesco, russo, austro-ungarico e anche quello ottomano e anche le potenze vincitrici si ritroveranno con delle limitazioni (l’Inghilterra mantenne il suo impero ma a costi altissimi ad esempio). Le conseguenze della guerra saranno devastanti: milioni di morti e milioni di mutilati, senso di smarrimento e di instabilità psichica.

Religioni e conflitti

  • Cattolica: da nord a sud, portata avanti dall’impero austro-ungarico.
  • Ortodossa: da est ad ovest, Serbia e Russia.
  • Musulmana: proveniente da Sud.

L'inizio della guerra

La guerra scoppia a seguito dell’uccisione a Sarajevo dell’erede al trono austroungarico Francesco Ferdinando per mano di Gavrilo Princip il 28 giugno del 1914. L’impero austro-ungarico dichiara allora guerra alla Serbia, ritenendola colpevole dell’attentato. Il sistema delle alleanze (triplice intesa = Inghilterra, Francia e impero russo; triplice alleanza = Italia, Germania e Austria) allargò dunque il conflitto: la Germania entrò in guerra a fianco dell’Austria contro la Russia e la Francia schieratasi con la Serbia. La Germania, che si ritrovò in mezzo ai due fuochi, dovette dunque mettere in moto un piano militare per sconfiggere la Francia; per fare ciò violò la neutralità del Belgio (legato da un trattato di protezione alla Gran Bretagna), nell’agosto del 1914 si aggiunse il Giappone, nel maggio successivo l’Italia e nell’aprile del 1917 gli USA. La guerra finì tra il 4 e l’8 novembre del 1918.

Cronologia essenziale del conflitto

  • 1914: La guerra delle illusioni (conclusasi in poche settimane o qualche mese)
  • 1915: La guerra di posizionamento e stallo
  • 1916-17: La grande carneficina con le battaglie di Somme e Verdun e in Italia Caporetto
  • 1917-18: Rivoluzione e pace

Questa guerra fu una guerra “nuova” poiché fu la prima ad essere combattuta all’interno di una società di massa. Si basa su cinque elementi principali:

  • Veri eserciti di massa (tanti uomini in spazi ristretti)
  • Armi in grado di distruggere le masse (mitragliatrici, carri armati, gas tossici, fucili)
  • Mobilitazione di massa delle nazioni (la guerra comincia ad affacciarsi sulla popolazione civile attraverso l’uso massiccio della propaganda)
  • Integrazione sociale (inserimento delle donne nel mondo del lavoro, allargamento dei poteri dello stato con un occhio più attento verso le esigenze della società – anche solo per il razionamento del cibo)
  • Finanza di guerra (aumento della pressione fiscale, maggior stampa di carta-moneta, complesso sistema di prestiti internazionali)

Gli USA allo scoppio della guerra erano debitori verso l’Europa ma i ruoli si capovolgono già dopo solamente quattro anni a causa degli ingenti prestiti dati alla Gran Bretagna, alla Francia e all’Italia (vantando 12 miliardi di entrate).

L’impatto emotivo che la guerra ebbe sui soldati fu devastante: la convivenza quotidiana con la violenza cambiò radicalmente la loro personalità, il modo di pensare e di comunicare con le persone, tali da ripercuotersi poi sulle generazioni successive.

Il ruolo dell'Italia nel conflitto

Per quanto riguarda il ruolo dell’Italia nel conflitto, inizialmente essa rimase neutrale grazie anche all’alleanza siglata con Germania e Austro Ungheria (alleanza militare di tipo difensivo). Le cause che portarono l’Italia ad entrare nel conflitto il 24 maggio del 1915 furono:

  • I nazionalisti
  • Le spinte da parte dei settori industriali legati al mondo militare (industrie come la FIAT o ANSAUTO capiscono che la guerra sarebbe potuta diventare un grande business)
  • Le spinte da parte del ceto medio conservatore, il quale vedeva nella guerra la possibilità di un ritorno all’autoritarismo (anche per risolvere la questione sociale)
  • Le spinte da parte dei gruppi repubblicani democratici, i quali vedevano nella guerra la possibilità di togliere all’Austro Ungheria Trento e Trieste.

L’entrata in guerra dell’Italia si può considerare come un vero e proprio colpo di stato e la vittoria del ceto medio contro il politico Giovanni Giolitti; infatti nonostante ci fossero un parlamento e un re che avrebbero dovuto trovare degli accordi che soddisfacessero entrambe le parti, il re Vittorio Emanuele III decise di siglare segretamente un patto (il patto di Londra) nell’aprile del 1915 che obbligò l’Italia ad entrare in guerra.

Da un certo punto di vista la guerra per gli italiani fu anche un momento di unificazione nazionale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher yasmina.sharafeldin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Maccarini Roberto.
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