Fondamenti di sociologia
Che cos'è la sociologia?
La sociologia è lo studio scientifico della vita umana, dei gruppi sociali, di intere società e del mondo umano in quanto tale.
L'immaginazione sociologica
Il sociologo deve essere capace di liberarsi dai condizionamenti della situazione personale, collocando le cose in un contesto più vasto. Il lavoro sociologico dipende dallo sviluppo dell'immaginazione sociologica (espressione di Charles Wright Mills), la quale richiede la capacità di riflettere su se stessi fuori dalle abitudini familiari della vita quotidiana, per arrivare a vederle da un nuovo punto di vista (esempio: bere il caffè).
Lo studio degli individui e della società
Società = gruppo di persone che vivono in un determinato territorio condividendo caratteristiche culturali comuni quali la lingua, i valori e le norme fondamentali di comportamento, ma comprende anche una serie di istituzioni (ad esempio il governo, il sistema educativo, la famiglia) e le relazioni relativamente stabili tra esse. I modelli persistenti delle relazioni tra persone, gruppi e istituzioni formano la struttura sociale.
La sociologia esplora le connessioni tra quello che la società fa di noi e quello che noi facciamo di noi stessi e della società. Le nostre attività strutturano il mondo sociale attorno a noi e nello stesso tempo sono strutturate da esso. Esistono delle regolarità nel nostro modo di comportarci e nei rapporti che intratteniamo gli uni con gli altri.
La struttura sociale non equivale a una struttura fisica che, una volta costruita, esiste indipendentemente dalle azioni umane; esse sono in continuo divenire (esempio: crollo URSS). Le società umane passano attraverso un interminabile processo di strutturazione, vengono continuamente ricostruite dagli esseri umani.
Lo sviluppo del pensiero sociologico
Teorie e prospettive teoriche
Elaborare teorie significa costruire interpretazioni astratte impiegando una serie di affermazioni logicamente correlate tra loro, tali da spiegare un’ampia varietà di situazioni empiriche o “fattuali”. Possiamo sviluppare valide spiegazioni teoriche solo se siamo capaci di verificarle attraverso la ricerca empirica. I fatti devono essere interpretati, non parlano da soli. Si elaborano teorie anche per rispondere a questioni di carattere generale concernenti il modo di studiare la vita sociale.
I fondatori della sociologia
Fino all’avvento della scienza moderna nella maggior parte delle comunità umane dominavano gli usi tradizionali tramandati. Le origini di studi sistematici della vita sociale risalgono a una serie di grandi cambiamenti che stravolsero i modi di vita tradizionali introdotti dalla rivoluzione francese del 1789 e dalla rivoluzione industriale europea della metà del XIX secolo.
- Auguste Comte (1798-1857): È solitamente attribuito a lui il merito di aver sviluppato per primo il pensiero sociologico, anche perché è stato lui a coniare la parola “sociologia” attorno al 1840 per definire la disciplina che voleva fondare e per differenziarsi dalla “fisica sociale”, espressione usata dai suoi antagonisti intellettuali. Comte ambiva a creare una scienza della società che potesse spiegare le “leggi” del mondo sociale, inoltre era convinto che esistesse una logica e un metodo scientifico comune e applicabile a tutte le discipline scientifiche, anche alla sociologia (voleva che divenisse una “scienza positiva”). Il positivismo è una dottrina secondo cui la scienza si applica solo a fenomeni osservabili, direttamente attingibili attraverso l’esperienza, sulla base dei quali possono essere dedotte le leggi che spiegano i rapporti tra i fenomeni osservati. Adottare un approccio positivista in sociologia significa mirare alla produzione di conoscenza sociale basata sull’evidenza empirica ricavata dall’osservazione, dal confronto e dalla sperimentazione. Gli sforzi umani per comprendere il mondo sono passati attraverso 3 stadi (legge dei tre stadi):
- Stadio teologico: Il pensiero viene guidato dalle idee religiose e dal concetto di società come espressione della volontà di Dio.
- Stadio metafisico: La società viene vista in termini naturali e non più soprannaturali.
- Stadio positivo: Applicazione del metodo scientifico al mondo sociale. Comte considerava la sociologia come l’ultimo prodotto dello sviluppo scientifico e come la scienza più importante e complessa.
- Émile Durkheim (1858-1917): Egli pensava che si dovesse studiare la vita sociale con la stessa oggettività con cui gli scienziati studiano la natura → “studiare i fatti sociali come cose”. Con ciò egli intendeva dire che le istituzioni sociali possiedono una concretezza e un'oggettività che consentono di analizzarle con lo stesso rigore riservato agli oggetti o agli eventi naturali. Durkheim spiega che i fatti sociali sono tutte quelle istituzioni e regole dell’agire che determinano, condizionano, modellano e incanalano il comportamento umano e che esistono indipendentemente dall’individuo e danno forma alle sue azioni. Nel suo La divisione del lavoro sociale Durkheim scrive che con l’avvento dell’era industriale si afferma anche un nuovo tipo di solidarietà; era preoccupato dei cambiamenti che stavano trasformando la società. Secondo Durkheim, le società tradizionali sono caratterizzate dalla solidarietà meccanica, dedicandosi a occupazioni simili, gli individui sono legati da esperienze comuni e credenze condivise. Mentre l’industrializzazione, la specializzazione delle mansioni e la crescente differenziazione sociale, portano a una nuova solidarietà: la solidarietà organica. Gli individui sono sempre più dipendenti gli uni dagli altri, poiché ha bisogno di beni e servizi prodotti da altri. Nel mondo moderno il cambiamento è rapido e continuo e i vecchi valori vanno perduti senza che altri ne prendano il posto, secondo Durkheim, il quale definiva questa condizione di disagio col termine anomia, cioè un senso di inutilità, timore e disperazione. Egli fece anche uno studio sul suicidio (1897) per spiegare come mai in alcuni paesi è più ricorrente che in altri. Secondo lui, questo gesto o fatto sociale, benché sembri un atto puramente individuale, è influenzato da fatti sociali, come la religione, la classe sociale, il divorzio. Esaminando statistiche ufficiali in Francia, Durkheim affermò l’esistenza di forze sociali, esterne all’individuo, che influenzano i tassi di suicidio. Egli ricollegò la sua spiegazione al concetto di “solidarietà sociale” e a due tipi di legami presenti nella società: l’integrazione sociale e la regolazione sociale. Sulla base della carenza o dell’eccesso di questi due elementi identificò 4 tipi di suicidio.
- Suicidio egoistico: Determinato da una carenza di integrazione sociale, l’individuo è isolato. I bassi tassi di suicidio tra i cattolici possono essere spiegati dalla solidità della loro comunità religiosa, mentre i protestanti si sentono più soli di fronte a Dio. Il matrimonio protegge il suicidio perché l’individuo è in una relazione sociale stabile. I bassi tassi di suicidio in tempo di guerra possono essere visti come un sintomo di rafforzata integrazione sociale contro un nemico.
- Suicidio anomico: Determinato da una carenza di regolazione sociale, l’individuo è privo di norme a causa di rapido cambiamento o instabilità sociale (come il divorzio o in tempi di rivolgimenti economici).
- Suicidio altruistico: Determinato da un eccesso di integrazione sociale, l'individuo attribuisce alla società più valore che a se stesso (come i kamikaze giapponesi, gli uomini bomba islamici). Questo prevale nelle società tradizionali.
- Suicidio fatalistico: Determinato da un eccesso di regolazione sociale, l’individuo è sottoposto a oppressione che produce in lui un senso di impotenza di fronte al fato o alla società.
- Karl Marx (1818-1883): In esilio in Inghilterra, Marx fu testimone diretto dello sviluppo industriale e delle diseguaglianze che ne derivavano. I suoi scritti riflettono in particolare l’interesse per il movimento operaio e per le idee socialiste. Marx si concentrò soprattutto sullo sviluppo del capitalismo. In esso Marx individuava due elementi costitutivi:
- Il capitale, ovvero i mezzi di produzione utilizzati per produrre merci;
- Il lavoro salariato, cioè l’insieme dei lavoratori che devono cercare occupazione presso i detentori del capitale.
- Max Weber (1864-1920): Weber individuò alcune caratteristiche fondamentali delle società industriali e identificò alcune problematiche, ma attribuì meno importanza al conflitto di classe. La sua opera L’etica protestante e lo spirito del capitalismo si basa sulla tesi che i valori religiosi siano stati di fondamentale importanza per la creazione di una mentalità capitalista. Egli riteneva che i sociologi dovessero studiare l’agire sociale, ovvero le azioni significative che il soggetto compie nei confronti degli altri. La sociologia ha dunque il compito di comprendere il significato nascosto delle azioni individuali. Un elemento importante per Weber è il concetto di tipo ideale, cioè un modello utilizzabile per indagare un fenomeno sociale che ci aiuta a comprendere il mondo (esempio: tipo ideale di gruppo terroristico basato sugli aspetti osservati nell’Ira nordirlandese, ETA spagnola, brigate rosse e al-Qaeda). I tipi ideali sono forme monodimensionali di fenomeni reali. Weber era convinto che la società moderna si stesse liberando dalla superstizione, dalla religione, dalle tradizioni e stesse al loro posto subentrando il calcolo strumentale razionale e si stesse configurando un processo di razionalizzazione, cioè di organizzazione della vita sociale secondo i principi di efficienza e sulla base di conoscenze tecniche. Weber era però preoccupato di un possibile dominio della burocrazia (tendente a regolamentare ogni sfera della vita sociale) e dello stesso programma illuministico settecentesco.
Tradizioni teoriche in sociologia
I fondatori della sociologia classica impiegarono approcci diversi: Durkheim sottolineava il potere di coercizione delle forze sociali che generavano valori condivisi e consenso sociale, per Marx il conflitto e disuguaglianza erano caratteristiche costanti della società e Weber si concentrò sul significato della vita sociale e dell’agire individuale.
Queste differenze hanno dato vita a tre tradizioni di ricerca: il funzionalismo (Comte e Durkheim), la teoria del conflitto (Marx) e gli approcci dell’agire sociale o interazionisti (Weber).
- Funzionalismo: La società è un sistema complesso in cui le parti cooperano per produrre stabilità e si sviluppano in stretto rapporto le une con le altre, come le parti del corpo umano. La sociologia dovrebbe indagare le relazioni che le varie parti intrattengono tra loro. Il funzionalismo mette in risalto l’importanza del consenso morale nella conservazione dell’ordine e della stabilità. Il consenso morale esiste quando la maggior parte degli individui di una società condividono gli stessi valori. Robert Merton (sociologo statunitense) distingueva tra:
- Le funzioni manifeste sono quelle note e volute dai partecipanti a un tipo determinato di attività sociale.
- Le funzioni latenti sono conseguenze dell’attività delle quali i partecipanti non hanno consapevolezza. E tra funzioni e disfunzioni. Guardare alle disfunzioni del comportamento sociale significa concentrarsi sugli aspetti della vita sociale che contraddicono l’ordine esistente delle cose.
- Teorie del conflitto: I sociologi sottolineano l’importanza delle strutture sociali, ma respingono l’accento funzionalista sul consenso, per privilegiare l’importanza delle divisioni sociali, concentrandosi sui temi del potere, della disuguaglianza e del conflitto. Non tutte le teorie del conflitto sono di stampo marxista (ad esempio il femminismo si concentra sulla disuguaglianza di genere). La combinazione di livello macro e micro ha dimostrato che tracce di disuguaglianza strutturale si possono individuare sia nella sfera privata della vita sociale, sia nelle grandi strutture sociali → “il personale è politico”.
- Interazionismo simbolico: Deve molto, oltre che a Weber, anche a George Herbert Mead. Esso nasce dall’interesse per il linguaggio e il significato. Il linguaggio ci consente di diventare autocoscienti, cioè consapevoli della nostra individualità e capaci di vederci dall’esterno. Il simbolo è “qualcosa che sta per qualcos’altro” (esempio: parole). I sociologi si concentrano sull’analisi delle interazioni dirette nei contesti della vita quotidiana e ne sottolineano il ruolo nella creazione della società e delle sue istituzioni. Weber sosteneva che le strutture sociali erano state create dalle azioni degli individui. Critiche: aver ignorato il nesso tra potere e strutture sociali e la loro capacità di limitare l’azione individuale, mentre lo studio di Hochschild (The managed heart: commercialization of human feelings) prende in considerazioni tali tematiche. La sua ricerca mise in luce la necessità di comprendere lo stile emozionale del lavoro che svolgiamo. La scoperta fu che spesso i lavoratori dei servizi avvertono un senso di distacco o alienazione dall’aspetto particolare di sé che devolvono al lavoro, si sentivano separati dalle loro stesse emozioni.
- Tradizioni e teorie: Queste tre descritte sono tradizioni teoriche. È possibile distinguere tra queste ampie tradizioni teoriche e le particolari teorie che ne derivano. Le teorie sono più focalizzate, cercano di spiegare particolari condizioni, eventi o cambiamenti sociali. Nello studio degli esseri umani l’eterogeneità delle teorie ci salva dal dogma e dalla stagnazione. Il comportamento umano è multiforme ed è improbabile che un’unica prospettiva teorica possa coprirne tutti gli aspetti.
Livelli di analisi: microsociologia e macrosociologia
Microsociologia: Studio del comportamento quotidiano nelle situazioni di interazione diretta (base di ogni forma di organizzazione sociale). Essenziale per comprendere il contesto istituzionale della vita quotidiana e per portare alla luce i dettagli di questi grandi apparati istituzionali.
Macrosociologia: Analisi delle grandi strutture sociali e dei processi di cambiamento di lungo periodo. L’esistenza quotidiana viene condotta in famiglia, in gruppi sociali, in comunità e quartieri. A questo livello sociale intermedio è possibile scorgere gli effetti dei fenomeni sia micro che macro, ma gli individui si adattano ai mutamenti sociali ed economici in modo creativo (esempio: crisi 2008).
A che cosa serve la sociologia?
- La sociologia ci conferisce una consapevolezza delle differenze culturali che ci permette di guardare il mondo da prospettive diverse. Se comprendiamo come vivono gli altri, comprendiamo meglio i loro problemi (esempio: operatore sociale con immigrati).
- La ricerca sociologica fornisce un aiuto pratico alla valutazione delle politiche. Un programma di riforme può semplicemente fallire oppure portare con sé sgradite conseguenze (esempio: condomini dopo 2 gm).
- Molti sociologi si dedicano allo svolgimento professionale di funzioni pratiche (esempio: consulente aziendale, think tanks).
- La sociologia può contribuire all’accrescimento dell’autocomprensione. Tuttavia, i risultati della ricerca sociologica sono neutrali, possono dirci com’è la società, come funziona e come cambia, ma non come dovrebbe essere.
Sociologia pubblica e sociologia professionale
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