Estratto del documento

L'Europa tra Otto e Novecento: belle époque, società di massa e imperi transnazionali

Con la fine della lunga depressione, l'Europa dà avvio a una nuova fase di sviluppo e di prosperità che durerà fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Questo periodo è caratterizzato da enormi progressi tecnico-scientifici e da benefici visibili nella vita quotidiana, che determineranno un profondo ottimismo e una rinnovata fiducia verso il nuovo secolo. Si verrà a creare il consumismo di massa e si svilupperà la pubblicità.

Le persone hanno fiducia nel progresso e le guerre per l'Europa sono ancora lontane, poiché sembra avere dinnanzi a sé un avvenire di pace e di benessere; è per questo motivo che si parla di belle époque. Nonostante tutto, si deve anche guardare il lato negativo di questo periodo; la società, posta di fronte ai continui cambiamenti, perde il senso della propria identità e le certezze del passato.

In questo modo la situazione di crisi esistenziale, fa sì che le persone troveranno il loro senso di identità tramite:

  • Nazionalismo: dove le persone difendono gli ideali, le idee e la dottrina della propria nazione (nei casi più estremi si parla di imperialismo);
  • Genere: in particolare riferito alle donne e al fatto che nascono dei movimenti (suffragette in Francia) che le riuniscono o alla loro volontà nell'ottenere il voto;
  • Classe: movimenti politici che raggruppavano gruppi di persone aventi idee comuni.

Il 1900 è visto anche come il periodo delle grandi migrazioni verso l'America, dove le persone portavano con sé i loro usi e costumi. Dal 1870 al 1914 si viene a sviluppare l'imperialismo, ossia la massima espansione territoriale. È un dominio forte che afferma il desiderio degli stati di cercare terre vergini non ancora sfruttate per poter imporre la propria egemonia e per assumere il pieno controllo.

L'impero è una forma organizzativa dello spazio politico, militare, economico, sociale e culturale secondo un rapporto tra centro egemone e periferia. Può essere classificato in:

  • Continentale tradizionale: parte da un centro e poi si allarga (zarista);
  • Transcontinentale tradizionale: fondato sulle colonie e sullo sfruttamento;
  • Transcontinentale moderno: il controllo politico è indiretto, poiché si ha fiducia nelle élite locali;
  • A rete, contemporaneo: il controllo politico viene sostituito con basi militari (USA).

Alla fine dell'Ottocento e all'alba del Novecento, gli interessi delle potenze hanno raggiunto una scala planetaria. Ha così inizio una globalizzazione, che però è anche caratterizzata da elementi di sgretolamento. In Estremo Oriente, il Giappone approfitta della debolezza cinese per dare avvio a un'espansione imperialistica, ma le sue volontà di conquista danno origine a una guerra contro la Russia (1904-1905) che vede il suo zar sconfitto.

La Prima guerra mondiale

Negli anni dell'imperialismo (1870-1914), gli eventi bellici in Europa sono rari e di breve durata, non mobilitando mai un grande numero di soldati. Nonostante ciò, l'equilibrio si va disgregando per diversi motivi:

  • Le ostilità e conflitti tra le potenze europee si accumulano sempre di più, sia in campo economico che politico:
    • La Germania è contro l'Inghilterra;
    • L'Italia mira all'unificazione dei territori austro-ungarici (Trento e Trieste) per completare l'unità nazionale.

Inoltre, a causa del modo di pensare si credeva che con la guerra si potesse risolvere la questione sociale:

  • Incoscienza: si pensava che l'andare in guerra fosse positivo e che sarebbe stata una guerra lampo, di solo un inverno, ma non si dava importanza al fatto che in guerra si porta ciò che si era prodotto nella seconda rivoluzione industriale;
  • Mito cavalleresco: il mito della belle époque, in cui il cavaliere aiuta la società e ripristina la giustizia;
  • Mito della buona sorte: la guerra è necessaria, poiché vista come l'unico modo per purificare il mondo.

Nel 1914 la situazione è talmente tesa che basta poco per far scoppiare il disastro. Con il 28 giugno, giorno nel quale viene assassinato a Sarajevo l'erede al trono d'Austria Francesco Ferdinando, si dà l'avvio alla Prima Guerra Mondiale. È un conflitto mondiale che vede farne parte Serbia, Francia e Impero russo; Germania, Austria, Bulgaria e Belgio. L'Italia interverrà nel 1915, USA nel 1917 e Giappone nel 1918.

Le tappe della guerra sono riassumibili in 5 punti:

  • 1914 - Guerra lampo: a seguito dell'uccisione a Sarajevo di Francesco Ferdinando, l'impero austro-ungarico dichiarò guerra alla Serbia. In nome della Triplice Alleanza (Germania, impero austro-ungarico), la Germania entrò a fianco dell'impero austro-ungarico, contro Russia e Francia (schieratesi con la Serbia), mentre l'Inghilterra a fianco della Francia poiché legate dalla Triplice Intesa (Russia, Francia, Inghilterra, Italia). L'esercito tedesco cercò di ottenere una rapida vittoria attaccando alle spalle la Francia, passando dal Belgio (neutrale), ma la sorprendente resistenza di quest'ultimo infranse le illusioni della guerra-lampo.
  • 1915 - Guerra di posizione: è una guerra nuova, poiché combattuta con nuove tecnologie, ad esempio l'uso da parte della Germania di sottomarini. Allo scoppio della guerra, l'Italia nel 1914 si dichiara neutrale. Nonostante la sua neutralità, nel paese inizia uno scontro tra neutralisti ed interventisti, che porterà il ministro degli esteri Sonnino a firmare un patto segreto (il patto di Londra) che permetterà all'Italia di entrare in guerra il 24 maggio 1915 al fianco della Triplice Intesa. Questo patto prevedeva l'entrata in guerra dopo 30 giorni dalla stipulazione, garantendo agli alleati, il proprio intervento. D'altro canto all'Italia, alla fine della guerra sarebbe stata permessa l'estensione del proprio territorio all'Istria, Dalmazia e Venezia.
  • 1916-17 - La grande carneficina: il comandante dell'esercito italiano Luigi Cadorna, si diresse verso Trentino e Gorizia, in cui l'avanzamento del fronte costò enormi perdite soprattutto nelle battaglie dell'Isonzo, di Somme, Verdun e Caporetto;
  • 1917-18 - La Rivoluzione e poi la pace: il quarto inverno fu caratterizzato dal logoramento della popolazione civile. Lenin, con la rivoluzione di ottobre creò un governo rivoluzionario con il quale chiese la cessazione della guerra stipulando l'armistizio di Brest-Litovsk con l'impero austro-ungarico e con la Germania. Nell'aprile del 1917 entrano in guerra gli Stati Uniti, al fianco della Triplice Intesa, dichiarando guerra alla Germania, in nome degli ideali di libertà di Woodrow Wilson. L'aiuto americano fornito all'Intesa, mise in crisi Germania e Austria che scatenarono due offensive: una contro gli italiani e l'altra contro gli Anglo-Francesi. Una volta sconfitte, l'impero tedesco e quello austro-ungarico dichiararono decaduti i rispettivi regnanti e si trasformarono in repubbliche.
  • 1918 - I 14 punti di Wilson: una volta scoppiata la guerra, Wilson non fa nulla, osserva solo; poi nel 1918 pronuncia i 14 punti basati su 4 logiche fondamentali:
    • Liberalizzazione dei traffici marittimi: due paesi che hanno un rapporto difficilmente andranno a scontrarsi;
    • Più importanza all'opinione pubblica (segue una politica moderna);
    • Principio di autodeterminazione dei popoli (fallisce);
    • Creazione della Società delle Nazioni per gestire i problemi internazionali. Segue un modello liberal-democratico inglese sulla realtà americana.

Nel gennaio del 1919 gli stati vincitori, USA, Francia, Inghilterra ed Italia, si ritrovano a Versailles, dove non vi parteciperà la Russia poiché impegnata nella guerra civile. Durante la Conferenza di pace a Parigi, Vittorio Emanuele, che rappresenterà l'Italia, abbandonerà la seduta poiché si affermava che le rivendicazioni italiane, riguardavano essenzialmente l'Austria.

Come previsto dai 14 punti di Wilson, nel 1919 venne fondata a Ginevra la Società delle Nazioni, un organismo, che aveva il compito di regolare le controversie tra gli Stati in modo pacifico. Seppur dai principi positivi, si rivelò alquanto inefficace.

Dalla conferenza di pace, si stabiliranno 4 trattati, tra cui il più famoso, il trattato di Versailles, in cui si affermava che la responsabile della guerra fu la Germania, alla quale verranno attribuite tutte le spese. Le ultime le pagherà nel 2010. Si pensava che la punizione inflitta pesasse solo alla Germania, invece si rivelerà una perdita per tutti i paesi europei, essendo che si perderà un indirizzo politico importante:

  • Francia, Italia ed Inghilterra dovranno restituire i prestiti datigli dagli USA.

Essendo la prima guerra mondiale in una società di massa, non vi erano le conoscenze per sfruttare al meglio mezzi e territori:

  • 65 milioni di persone si ritrovano a dover occupare spazi troppo ristretti, a causa dei quali non potevano arrivare neppure i mezzi di guerra, poiché le strade erano usate sia dagli animali che dai mezzi a motore;
  • Uso di mitragliatrici, carri armati, mezzi di aviazione, gas tossici;
  • Essendo una guerra molto impegnativa, si stampa più carta moneta e si richiedono prestiti internazionali.

Dati: Tra febbraio e luglio, muore più di una persona al minuto, infatti vi è la perdita di una generazione. In 4 anni vengono richieste più di 65 milioni di persone, rimangono mutilate 6 milioni e mezzo e ne muoiono 8/9 milioni, di cui 650 mila in Italia. Moltissime le persone che avranno problemi psichici.

La rivoluzione russa

Lo zar Nicola II intraprese una politica imperialistica in direzione dell'Estremo Oriente, scontrandosi con il Giappone, dal quale fu clamorosamente battuto. A seguito della sconfitta della Russia, nascono le prime rivolte popolari, che sotto forma di moto rivoluzionario, richiedevano maggior libertà e migliori condizioni di vita.

Tramite una rivolta popolare, lo zar Nicola II si ritrova privato del suo potere e così si viene a formare un governo provvisorio, costituito dai membri della Duma (=parlamento), con a capo L'vov e affiancato dal segretario Kerenskji. Essendoci pochi soldati, poiché impegnati nella guerra contro il Giappone, nascono i soviet (=consiglio) ossia degli organismi spontanei rivoluzionari, espressi dai lavoratori, che si uniscono al potere provvisorio della Duma, formando così un dualismo di potere che rende instabile la situazione.

Rivoluzione di febbraio - Nel 1917 scoppia una seconda rivolta, più capillare della prima. Le istituzioni non riescono a reprimerla e così, sconfitto e offeso dalla sua nazione, lo zar è costretto ad abdicare in favore del fratello Michele, il quale rifiuta e mette fine alla dinastia Romanov. Nell'aprile dello stesso anno, Lenin (esponente bolscevico) viene prelevato dalla Svizzera e fatto rientrare in Russia, dove pubblicherà le Tesi d'aprile, formate da 103 punti, dove si affermavano le intenzioni di uscire dalla guerra, dare più potere ai soviet e il controllo della terra ai contadini.

A seguito della caduta del governo di L'vov, la presidenza viene data a Kerenskji, più rivoluzionario, che continua il processo iniziato da L'vov, con l'intenzione di perseguitare i soviet e i bolscevichi. Con un colpo di mano Kornilov cercò di riportare alla normalità la Russia, abbattendosi sia il governo provvisorio sia i soviet, così che Kerenskji trovatosi in un momento di debolezza, perde il controllo, chiede aiuto ai soviet e fa capire a Lenin che è un momento in cui il potere non è di nessuno.

Rivoluzione di ottobre - Il 25 ottobre 1917 Lenin occupa il Palazzo d'Inverno, la sede del governo e emana due decreti: dà la terra ai contadini e avvia le trattative di pace con la Germania. Nel novembre del 1917, alle elezioni per l'Assemblea Costituente, i bolscevichi di Lenin non vincono (175/707 seggi), ma nel gennaio dell'anno seguente, attraverso le guardie rosse, egli fa sciogliere l'assemblea e con un colpo di stato dà avvio alla dittatura proletaria. Nel marzo del 1918 firma la pace di Brest-Litovsk con Austria e Germania, uscendo così dal conflitto mondiale.

Nel 1918 scoppia la guerra civile tra Trotskij, capo dell'armata rossa, e i nobili, ossia coloro che erano contrari alla rivoluzione di ottobre. Questa terminerà con la vittoria di Trotskij.

Dal biennio rosso al regime fascista

Il dopoguerra in Italia

Nel dopoguerra, l'Italia trascorre un periodo che passa alla storia come il biennio rosso (1919 al 1920), in cui dovette affrontare difficoltà economiche, tra cui la disoccupazione e la crisi finanziaria, che causarono l'aumento dei prezzi. Si propagarono così numerosi scontri, lotte sociali, che coinvolsero sia città che campagne, sia operai che contadini. In un primo momento, nel mondo industriale vi furono scioperi e manifestazioni, dove i lavoratori occuparono le fabbriche (es. Torino la Fiat) per i loro diritti, così facendo, gli operai del nord riuscirono ad ottenere, a parità di salario una riduzione dell'orario lavorativo settimanale (da 62-70 a 48). Dalle fabbriche la lotta si estese alle campagne, dove i contadini cercavano di ottenere ciò che gli era stato promesso durante la guerra.

Il regime fascista

In Italia, si diffusero forti tendenze autoritarie e antidemocratiche, in primo luogo negli organi fondamentali dello Stato. In questo contesto crebbe la forza del sindacato e da 19 mila persone del '18 si passò a 1 milione e mezzo del '19, per arrivare alla fine degli anni '20 a più di 2 milioni di adesioni.

In questo clima di rivolta sociale, l'ex socialista Benito Mussolini diede vita ai Fasci di combattimento, un'organizzazione politico-militare con la quale mise le basi del fascismo. All'interno del movimento fascista, vi erano già alcuni elementi chiave, come ad esempio l'esaltazione della violenza, il nazionalismo e la volontà di imporre il fascismo come unico movimento e unica politica da seguire.

Vennero introdotte alcune riforme riguardo alle elezioni, come ad esempio il sistema proporzionale e l'allargamento del suffragio: potevano votare anche i minori di 21 anni (solo uomini) se avessero combattuto in precedenza, nonostante fossero analfabeti. Nelle elezioni del 1919 i socialisti ottennero il 30.7%, il partito liberale il 19% e i cattolici il 49.3%, portando così all'affermazione di socialisti e cattolici. Per quanto riguarda i partiti, quello liberale, punto cardine della storia dell'Ottocento, si andava disgregando, mentre il Partito socialista si stava dividendo al suo interno in tre linee: riformista, massimalista e rivoluzionaria (tipo quello di Lenin in Russia), la quale quest'ultima staccatasi completamente dalla sua matrice, si trasformò nel 1921 in Partito comunista italiano.

Con le nuove elezioni del 1921, vennero meno le aspettative dei cattolici, poiché consacrarono l'ascesa del fascismo e permisero la creazione del Partito nazionale fascista, che una volta ricevuta la patente di rispettabilità, fece ancora più intimidazioni e soprusi con le squadre d'azione o squadracce, che avevano lo scopo di reprimere scioperi e manifestazioni, in modo da soffocare ogni tipo di rifiuto da parte del popolo per istituire una nuova unica politica.

Una volta ottenuto un grande supporto economico e morale da ceti medi e dall'esercito, Mussolini si fece rendere conto che fosse il momento di riprendere il potere, così fece intraprendere a Facta la Marcia su Roma nel 26 ottobre 1922, mentre lui sarebbe rimasto a Milano, poiché nel caso in cui qualcosa fosse andato storto, sarebbe potuto scappare in Svizzera. Facta si presentò al sovrano Vittorio Emanuele III proclamando lo stato d'assedio. Il re scavalca il Parlamento, - colpo di stato - chiama Mussolini e gli ordina di formare un nuovo governo. Il re si comporta in questo modo poiché oltre ad aver paura che altrimenti sarebbe scoppiata una guerra civile, credeva che il fascismo sarebbe stato in grado di dare ordine al paese. In questo modo Mussolini, passa per vie legali, senza ricorrere alla violenza.

Una volta a capo del governo, Mussolini crea un governo di coalizione, non solo formato da fascisti, ma anche da ex esponenti liberali e da cattolici ed inoltre consolida il suo potere attraverso 3 punti:

  • Nel dicembre del '22 istituisce il Gran Consiglio del Fascismo, l'organo supremo del fascismo, che aveva lo scopo di togliere potere al Parlamento;
  • Nel gennaio del 1923 diede un esercito al partito che trasformò le squadre d'azione in Milizia volontaria per la sicurezza nazionale;
  • Il 13 novembre 1923 attua una riforma elettorale; per assicurarsi la maggioranza parlamentare istituisce la legge Acerbo, di tipo maggioritario che assicurava i 2/3 dei seggi (si vinceva con il 25% dei voti) in modo che il suo partito vincesse nelle elezioni successive.

Nelle elezioni dell'anno successivo, per racimolare voti, Mussolini fece in modo che gli incaricati nello spoglio delle urne facessero dei brogli elettorali cosicché avrebbe vinto con il 66% dei voti. Riguardo ai brogli e alle violenze commesse pur di vincere le elezioni, Giacomo Matteotti, ne era venuto a conoscenza e per non rovinare tutto il lavoro fatto, Mussolini lo fece rapire e uccidere e ritrovare il suo corpo il 10 giugno 1924 lungo il Tevere. Oggi si dice che forse aveva scoperto che la Standard Oil cercava di entrare nel mercato europeo attraverso accordi segreti con il governo italiano.

Anteprima
Vedrai una selezione di 11 pagine su 47
Appunti di Storia contemporanea, prof. Maccarini Pag. 1 Appunti di Storia contemporanea, prof. Maccarini Pag. 2
Anteprima di 11 pagg. su 47.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia contemporanea, prof. Maccarini Pag. 6
Anteprima di 11 pagg. su 47.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia contemporanea, prof. Maccarini Pag. 11
Anteprima di 11 pagg. su 47.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia contemporanea, prof. Maccarini Pag. 16
Anteprima di 11 pagg. su 47.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia contemporanea, prof. Maccarini Pag. 21
Anteprima di 11 pagg. su 47.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia contemporanea, prof. Maccarini Pag. 26
Anteprima di 11 pagg. su 47.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia contemporanea, prof. Maccarini Pag. 31
Anteprima di 11 pagg. su 47.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia contemporanea, prof. Maccarini Pag. 36
Anteprima di 11 pagg. su 47.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia contemporanea, prof. Maccarini Pag. 41
Anteprima di 11 pagg. su 47.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia contemporanea, prof. Maccarini Pag. 46
1 su 47
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Katendless di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Maccarini Roberto.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community