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Attraverso un´attenta presentazione dei materiali linguistici ritenuti di volta in volta pertinenti, gli studenti vengono guidati a scoprire alcune delle regole dell´italiano che essi hanno introiettato fin dall´infanzia, ma di cui non hanno ancora una conoscenza pienamente consapevole, articolata ed esplicita. Tali percorsi di scoperta sono resi possibili dalle più recenti... Vedi di più

Esame di Grammatica e didattica dell'italiano docente Prof. R. Sardo

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far un esempio pratico la TECINCA DI “RISPECCHIAMENTO” attraverso cui un insegnante

tradizionale ripete l'enunciato dell'allievo per incoraggiarlo a produrne altri, viene modificata con

una riformulazione della tecnica che prevede non la riformulazione fedele dell'enunciato

dell'allievo, ma una modifica dello stesso con l'aggiunta d' informazioni e interpretazioni.

Es: durante l'esperimento 14 un alunno si rende conto di alcune proprietà dell'imperfetto e del

passato remoto e quando si chiede alla classe di spiegare la differenza c'è uno scambio di battute tra

alunno e insegnante:

- che differenza c'è tra passato remoto e imperfetto?

- l'imperfetto non ci dice se un fatto è finito o continua; il passato remoto si.

- Vuoi dire che l'imperfetto non ci da informazioni sulla conclusione dell'azione?E il passato R ?

- è più preciso e ci dice che l'azione è finita.

- hai ragione, infatti si dice che il passato remoto ha un aspetto perfettivo mentre l'imperfetto ha un

aspetto perfettivo.

Infine una qualità importate che deve possedere l'insegnante è quella della flessibilità, intendendo

con essa la disponibilità a rispondere a prospettive e domande inattese senza dare risposte

semplicistiche e preconfezionate.

Un aspetto importante di questa forma d'insegnamento è l'utilizzo da parte degli alunni di un

quaderno di grammatica. In tale quaderno deve essere trascritto in forma ordinata e chiara il

lavoro della classe e i risultati a cui la discussione ha condotto. Essendo che il lavoro che la classe

fa sulla grammatica è in PROGRESS si consiglia l'uso di quaderni ad anelli che permettono

aggiunte future. Il lavoro dell'insegnante è di supervisore e di facilitatore e chiarificatore delle

problematiche affrontate.

LA VERIFICA: gli studiosi di valutazione scolastica suddividono la fase valutativa in 3 fasi:

la 1° FASE ha come scopo la VERIFICA dei PREREQUISITI COGNITIVI E LINGUISTICI

per poter svolgere il lavoro e le conoscenze grammaticali possedute dagli allievi

la 2° FASE cioè quella della VALUTAZIONE PROCEDURALE, permetterà di rilevare le

difficoltà e gli ostacoli che l'allievo incontra nell'apprendimento. Per far ciò si farà attenzione al

quaderno personale dello studente e a come egli si comporta nella discussione collettiva. Per quanto

concerne il QUADERNO bisognerà valutare l'ordine nella presentazione degli argomenti , nella

organizzazione dei contenuti, la correttezza e chiarezza linguistica, la legibilità …per quanto

riguarda la REGISTRAZIONE DEI COMPORTAMENTI TENUTI NELLA DISCUSSIONE

COLLETTIVA, l'insegnante terrà conto della partecipazione e del coinvolgimento nella

discussione, della comprensione del problema, della qualità dell'intervento( ripete idee già espresse da

), chiarezza delle formulazioni linguistiche, precisione nel linguaggio e un

altri o ne introduce di nuove?

uso adeguato della terminologia tecnica. Tutti questi aspetti andrebbero quanto più fedelmente

appuntati in tempo reale, o quantomeno subito dopo la discussione.

La 3° FASE, avrà come scopo quello di verificare le capacità dell'allievo di usare quanto ha

appreso e se è in grado di trasferirlo in contesti e problematiche nuove. Importante è infine la

disponibilità da parte dell'insegnante di valutare criticamente il proprio operato correggendolo se

opportuno e trasferire questa qualità agli alunni che dovranno col tempo acquisire capacità

autocritiche e autovalutative del lavoro svolto.

Secondo la psicologia cognitiva, LE COSE INUSUALI SONO Più INTERESSANTI DELLE COSE USUALI .

Introdurre un tema grammaticale con un'affermazione che contraddice e mette in crisi un sistema di

conoscenze consolidate, vìola le aspettative/conoscenze stimolando l'interesse degli alunni.

Per questo gli esperimento n° 11, 12 e 13 sul TEMPO IMPERFETTO

quando si usa l'imperfetto?

11) alla Domanda :

Gli studenti risponderanno sicuramente che l'imperfetto si usa per

a) Esprimere un'azione che si è svolta o s'immagina si sia svolta nel passato!

Ma cosa s'intende per passato quando si parla di morfologia e semantica verbale? Il concetto di

passato è sempre relativo poiché per definire il Passato assumiamo implicitamente un punto di

riferimento temporale, rispetto al quale l'evento in questione ci appare come avvenuto prima.

Per l'imperfetto il punto di riferimento è il presente: stanotte qualcuno piangeva.

È chiaro che al MOMENTO dell'ENUNCIAZIONE (ME), cioè il momento in ci ha luogo la

formulazione linguistica del parlante,il MOMENTO dell'AVVENIMENTO (MA), in cui si

colloca l'atto del piangere, è già avvenuto(potrebbero essere le 8.00) se consideriamo il tempo come

un'asse orizzontale che va da sinistra a destra potremmo rendere l'idea : tempo

MA ME

una prima regola potrebbe dire che L'imperfetto esprime un'azione passata rispetto al ME.

Ma Cosa distingue l' IMPERFETTO dagli altri tempi del passato in primis Passato prossimo e

remoto?

Non possiamo escludere che qualcuno avanzi subito l'ipotesi che la differenza sta nella durata nel

tempo; e infatti in: 1) Mentre Maria leggeva suo fratello guardava la televisione

2) Quando è arrivato/arrivò il telegramma Maria faceva il bagno

tutti gli imperfetti usati possono essere spiegati in termini di durata: per un tempo indeterminato i

protagonisti hanno svolto un'azione. Ma nella frase 2) il passato prossimo/remoto ci fa

pensare,invece, ad un'azione avvenuta in un preciso momento.

Entrambi gli esempi hanno in comune – che le azioni si svolgono al passato

− che avvengono 2 eventi simultaneamente

tuttavia in 1) la simultaneità dei due eventi è espressa con l'imperfetto, per cui si colloca nello

stesso indefinito arco temporale presentandosi come “COINCIDENZA” di eventi.

mentre in 2) l'evento reso all'imperfetto occupa un arco temporale più ampio ,

(faceva il bagno)

all'interno del quale si colloca l'evento reso al passato prossimo/remoto (è arrivato/arrivo)

presentandosi come “INCLUSIONE” nel senso che l'evento all'imperfetto è iniziato prima di

quello al passato e non sappiamo per quanto si sia protratto, ma sappiamo che è durato almeno fino

all'arrivo del telegramma. Se nelle 2 frasi sostituiamo l'imperfetto col passato remoto/prossimo :

3. Mentre Maria ha letto suo fratello ha guardato la tv

4. Maria fece il bagno quando arrivò il telegramma

In 3. chi si esprime vuol sottolineare che Maria e suo fratello facevano cose diverse non certo la

simultaneità e lo stesso vale per la 4. in cui ansi quello che emerge dall'uso del passato remoto è una

successione degli eventi: prima arriva il teleg. poi Maria fa il bagno. Quindi in 3 e 4 nel passaggio

dall'imperfetto al passato prossimo/remoto non si perde la caratteristica della DURATA NEL

TEMPO, ma quella della SIMULTANEITà NEL PASSATO (dell'imperfetto). Quindi

b) L'imperfetto esprime un rapporto di simultaneità tra eventi del passato

Per verificare : Maria mangiava e telefonava a suo padre → simultaneità/ coincidenza

Mentre Maria mangiava telefonò a suo padre → simultaneità/inclusione

Maria mangiò e telefonò a suo padre → successione

quando abbiamo una congiunzione temporale come MENTRE che di per sé instaura un rapporto di

simultaneità tra due eventi, l'uso dell'imperfetto è obbligatorio;

12) chiediamo agli studenti se la simultaneità dell'imperfetto è valida anche in frasi come:

− Maria fumava, mangiava e guardava la tv

− Maria si truccava, si vestiva e correva a prendere il bus.

Mentre nel primo caso la simultaneità è valida, nel secondo caso( nonostante manchino espliciti

indicatori di successione :prima poi, in seguito, infine... )non c'è dubbio che gli eventi descritti dagli

imperfetti saranno visti come successivi. Come mai? Tutti sappiamo che l'atto di truccarsi, vestirsi e

correre fuori a prendere il bus non possono umanamente avvenire simultaneamente e in questi casi

l'uso dell'imperfetto indica successione.

− mio padre si alzava e andava a messa (eventi successivi)

− mio padre faceva colazione e leggeva il giornale (eventi simultanei)

E in frasi come:

− Maria mi ha detto che partiva il giorno stesso

− mi dissero che Maria si sposava il giorno stesso

− non avevo capito che Maria veniva oggi

In questi casi l'imperfetto è usato al posto del condizionale passato ( sarebbe partita; si sarebbe

sposata; sarebbe venuta) ed esprime un tempo futuro rispetto al tempo nel quale si colloca

l'evento espresso dalla frase;ma si tratta di futuro nel passato: → tempo

MA 1 (ha detto) MA 2 (partiva) ME

pur restando sempre passato rispetto al ME il MA2(partiva) descrive un evento che avverrà dopo

cioè futuro rispetto al MA1(ha detto). Un uso di questo tipo può addirittura mettere in crisi la

caratteristica dell'imperfetto come tempo del passato. Una frase come

− Maria ieri mi ha detto che oggi alle 4 andava dal parrucchiere

può essere pronunciata prima delle quattro,avendo dunque un caso in cui l'imperfetto (andava)

descrive un'azione futura rispetto al ME che potrebbe essere alle 3. → tempo

MA1 (ha detto) ME MA2 (andava)

In tal modo salta quella che avevamo detto essere la caratteristica principale dell'imperfetto,cioè

quella di un tempo del passato. Sulle grammatiche la nostra scoperta è ristretta ai casi in cui l'evento

principale è espresso da verbi “di parola” (mi ha detto,mi avvertirono) o “di pensiero” (non avevo

capito); insomma secondo la grammatica si tratterebbe di casi marginali. Ma vanno per questo

ignorati? Tanto più che esistono altri usi dell'imperfetto come tempo futuro:

bambini che giocano “ tu eri un ladro e mi rubavi la bicicletta ma io ti vedevo e mi mettevo a

gridare” “no tu non gridavi cercavi solo di prendermi,così...” imperfetto ludico.

oppure “vieni al cinema stasera?” “veramente andavo fuori a cena”

oppure “l'estate prossima volevo andare in Sardegna”.

In questi casi l'imperfetto descrive degli eventi che nel ME non si sono ancora verificati. Se

proviamo a manipolare le frasi insieme agli studenti scopriremo che l'imperfetto usato dai

bambini ,chiamato ludico,serve a stipulare un patto,a fissare ruoli e modalità di gioco,a descrivere

sequenze,personaggi ed eventi immaginari che dovranno essere simulati subito dopo. E dunque un

imperfetto che sul piano temporale corrisponde ad un futuro e potrebbe essere sostituito dal

futuro semplice “tu sarai un ladro e mi ruberai la bicicletta...”. Negli altri casi si tratta di un

imperfetto usato al futuro,ma sono futuri attenuati non perentori,cortesi,e in qualche caso

leggermente dubitativi; potremmo dunque sostituirli con dei condizionali presenti:

-“vieni al cinema stasera?” “veramente andrei fuori a cena”,

- “l'estate prossima vorrei andare in Sardegna”.

E che dire in fine di questi altri casi?:

-“ Volevo un etto di prosciutto”

- “come mai sei qui?” “venivo per parlare con te”;

questi imperfetti in realtà sono temporalmente dei presenti,per cui possono essere sostituiti con il

presente “ voglio un etto di prosciutto” e “ vengo per parlare con te”. Confrontando le sequenze

all'imperfetto con quelle al presente ci accorgeremo che in questi usi l'imperfetto è più cortese

quasi che il parlante volesse dire “voglio per favore un etto di prosciutto”.

Possiamo dunque dire che

L'IMPERFETTO è NORMALMENTE USATO PER DESCRIVERE EVENTI PASSATI. MA IN alcuni CASI,

PERLOPIù LIMITATI A CONTESTI INFORMALI E COLLOQUILAI, L'IMPERFETTO VIENE USATO

ANCHE PER ESPRIMERE EVENTI PRESENTI ED EVENTI FUTURI

13)Dopo aver ragionato sulle caratteristiche temporali dell'imperfetto possiamo individuare altre

caratteristiche. Dovrebbe essere chiaro che l'evento reso al passato remoto/prossimo (arrivò/è

arrivato) è presentato come qualcosa di già compiuto e concluso nel momento in cui il parlante lo

descrive, mentre l'evento reso dall'imperfetto (faceva) è invece presentato come

INDETERMINATO quanto alla conclusione; non sappiamo infatti se dopo l'arrivo del telegramma

Maria continuò a fare il bagno o meno; l'uso dell'imperfetto giustifica entrambe le soluzioni:

− Quando arrivò il telegramma Maria faceva il bagno in piscina, non si scompose e continuò.

− Quando arrivò il telegramma Maria faceva il bagno in piscina; smise subito perché...

ma se usassimo nelle stesse frasi il passato remoto il discorso non avrebbe senso:

− Quando arrivò il telegramma Maria fece il bagno; non si scompose e continuò

− Quando arrivò il telegramma Maria fece il bagno; smise subito perché...

Se Maria fece il bagno non può restare in acqua né smettere di nuotare perché il passato remoto ci

dice non solo che l'evento di fare il bagno è stato successivo all'arrivo del telegramma ma anche che

quell'azione si è già conclusa.

Quindi possiamo dire che

c) una delle differenze cruciali tra l'imperfetto e il passato prossimo o remoto

sta proprio nell'indeterminatezza/ imperfettività del primo e nella

determinatezza/ perfettività del secondo relativamente alla visualizzazione della

conclusione dell'evento.

Tuttavia se prendiamo in esame frasi del tipo:

− l'anno scorso Giorgio scriveva una lettera al giorno;

− In vacanza Francesco si alzava e faceva colazione,poi andava a fare il bagno.

Non possiamo certo dire che questi eventi siano indeterminati quanto alla loro conclusione

nonostante l'uso dell'imperfetto chi si esprime in tal modo ci comunica che parecchie lettere sono

state scritte e che Francesco in vacanza ha compiuto portandole a termine certe azioni.

Se invece analizziamo frasi del tipo :

− Quel giorno Giorgio scrisse una lettera che poi stracciò

− Francesco si alzò e fece colazione e poi si precipitò in stazione

l'uso del passato prossimo o remoto suggerisce che si tratti di un evento singolo che ha avuto

luogo una volta sola. Possiamo allora concludere che quando l'imperfetto è usato in un contesto

abituale e si riferisce ad un'azione iterata la caratteristica dell'indeterminatezza viene sospesa poiché

si dà per scontato che le azioni rese all'imperfetto,purché ripetute siano state a suo tempo concluse.

Tuttavia è legittimo parlare di indeterminatezza anche nel caso dell'imperfetto abituale ad esempio

1) - Da giovane mangiavo solo pasta;

2) - la settimana scorsa mangiavo tutti i giorni pasta *.

La sostituzione delle indicazioni di tempo generiche della 1 con altre più precise e determinate della

2 hanno reso discutibile quest'ultimo esempio che ridiventa accettabile se reso col passato prossimo

− La settimana scorsa ho mangiato tutti i giorni pasta.

Risulta ovvio che più un'espressione è indeterminata quanto al numero di volte si sia verificato

l'evento più l'imperfetto diventa obbligatorio,e viceversa, più sono precise tali indicazioni più forte

diventa l'obbligo di un tempo perfettivo,sia esso il passato prossimo o remoto.

Possiamo allora concludere che:

nel caso dell'imperfetto abituale la caratteristica dell'indeterminatezza non riguarda

la conclusione dell'evento ma il numero di volte in cui l'evento si è ripetuto.

ESPERIMENTO n° 14 sul PASSATO PROSSIMO E REMOTO

Fino ad ora abbiamo parlato di passato prossimo e passato remoto come se si trattasse di due

tempi che possono presentarsi negli stessi contesti opponendosi entrambi all'imperfetto. E'

veramente così? Ed è vero che la scelta dell'uno o dell'altro tempo dipende solo dalla regione nella

quale viviamo essendo il nord il regno del passato prossimo e il sud quello del passato remoto?

Insomma è possibile individuare una norma?

Una delle più radicate convinzioni grammaticali nasce da un'interpretazione troppo letterale della

denominazione tradizionale dei due tempi sotto osservazione.

Tale denominazione sembra in effetti alludere ad una diversa distanza temporale tra il MA

(momento dell'avvenimento) e il ME (momento dell'enunciazione):

• il passato remoto sarebbe il tempo usato per narrare eventi avvenuti in tempi lontani o

lontanissimi al ME;

• il passato prossimo sarebbe al contrario il tempo di un passato vicino o vicinissimo al ME

Per verificare questa ipotesi dovremmo prima di tutto accordarci su una questione preliminare:

Quand'è che un evento può dirsi lontano o vicino dal ME? In altre parole,quanto tempo deve essere

trascorso perchè il parlante possa classificare come lontano un certo evento e quindi usare come

adeguato il passato remoto?

Per chiarire questo punto proponiamo agli studenti una serie di contesti divisi per genere.

All'interno del “testo narrativo” abbiamo individuato tre casi classici riguardo alla predilezione

del passato prossimo e remoto.

1 caso: LA FAVOLA

− Un giorno la mamma chiamò cappuccetto rosso e le disse...

− C'era una volta un re ed una regina che non potevano avere figli,finalmente dopo tanto

tempo la regina riuscì ad avere una bambina.

In contesti di questo tipo è pressoché unanime: il Passato Remoto è senz'altro preferito.

Infatti se usassimo il passato prossimo sembrerebbe a tutti un po' strano.

La stessa predilezione per il Passato Remoto si trova in tutti i testi narrativi scritti,racconti e

romanzi,senza differenza tra scrittori del nord e del sud.

2 caso: LA STORIA

a)La fuga di Maometto dalla Mecca a Medina avvenne /è avvenuta nel 622

b)Nel 1939 la Germania e L'unione Sovietica hanno firmato un patto di non aggressione.

Se dovessimo solo ragionare in termini di “distanza temporale” dovremmo per a) considerare

corretta solo la versione al Passato Remoto.

Per il secondo esempio invece possiamo considerare il 1939 abbastanza lontano da approvare l'uso

del PR? Magari per chi è nato nel 1990 esso è sentito come irrimediabilmente lontano ma non

sicuramente per chi invece ha vissuto quell'evento che ha sconquassato il mondo.E' dunque

evidente quanto sia labile e poco sicuro il criterio della distanza temporale.

Se arriviamo ad vere dei dubbi anche sul tempo grammaticale da usare nel caso di un evento

risalente al 622 d.C. , vuol dire che nella definizione di partenza c'è qualcosa che non funziona.

I cenni alla diversa rilevanza psicologica che lo stesso lasso di tempo può avere per parlanti diversi

per discutere di passato prossimo e remoto dovremmo

è stato fatto per dire che forse

sostituire il concetto di “distanza temporale” con quello di “distanza psicologica” .

Avanzeremo quindi l'ipotesi che sia il grado di coinvolgimento del parlante all'evento del quale

parla o scrive ad avere il ruolo centrale nella scelta del tempo verbale:

• un evento sentito lontano sarà reso preferibilmente al passato remoto;

• un evento sentito vicino sarà reso al passato prossimo .

Verifichiamo: abbiamo già visto il caso della favola e della narrativa in genere: qui possiamo dire

che i fatti di cui si narra sono completamente lontani al narratore essendo del tutto fittizi. L'uso del

passato remoto servirebbe,a questo punto,a sottolineare la loro distanza psicologica.

Allo stesso modo possiamo spiegare l'uso del passato remoto visto nel secondo caso,quindi,fatto dai

manuali di storia in genere:lo storico deve assumere nei confronti degli eventi che tenta di

descrivere e spiegare,un atteggiamento il più possibile obiettivo e distaccato. Dunque nel contesto


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DESCRIZIONE APPUNTO

Attraverso un´attenta presentazione dei materiali linguistici ritenuti di volta in volta pertinenti, gli studenti vengono guidati a scoprire alcune delle regole dell´italiano che essi hanno introiettato fin dall´infanzia, ma di cui non hanno ancora una conoscenza pienamente consapevole, articolata ed esplicita. Tali percorsi di scoperta sono resi possibili dalle più recenti sistemazioni grammaticali dell’italiano oltre che dalle indicazioni della moderna glottodidattica. Il libro si rivolge non solo agli insegnanti di italiano, ma anche agli studenti universitari di materie linguistiche e letterarie.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher clara7891 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Grammatica e didattica dell'italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Sardo Rosaria.

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